7 aprile 2008

Lettera aperta al Sindaco diMilano LetiziaMoratti e al Vice Sindaco RiccardoDeCorato

Sono il fondatore della gay street milanese, Felix Cossolo, attualmente direttore di Clubbing, il più diffuso free gay magazine italiano con sede in Milano in via Sammartini 23, proprio nel cuore della gay street. Vi scrivo per rispondere alla vostra richiesta impugnata avanti al Consiglio di Stato per l’annullamento dell’ordinanza del TAR Lombardia n. 30/08 del 15.01.2008 in merito al vostro provvedimento di riduzione dell’orario di attività del pubblico esercizio denominato After Line, via Sammartini 25, nei pressi della Stazione Centrale di Milano.

Secondo la relazione della Questura di Milano che metteva in luce i “particolari problemi che la zona della Stazione Centrale soffre per il comportamento tenuto da avventori di esercizi commerciali e pubblici che costituiscono luoghi di ritrovi di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale, dediti al consumo di stupefacenti, all’abuso di sostanze alcoliche, e soliti a gesti di intemperanza, oscenità e disturbo ai residenti della zona..”. Desidero precisare che il locale storico della comunità gay milanese After Line è nato nel 1993 su mia iniziativa. E’ stato per anni un punto di riferimento importante della nostra comunità, sicuramente il primo e più conosciuto disco bar gay italiano, aperto nelle ore notturne fino alle due di notte.

In tutti questi anni, salvo irrilevanti e rari episodi di ordine pubblico, grazie al successo, al cospicuo investimento pubblicitario, al numero considerevole di ospiti giornalieri e personalità anche gay-friendly del mondo culturale, politico e sociale (alle trasmissioni televisive e numerosi articoli sui mass media) il locale ha contribuito a combattere il degrado della zona Stazione Centrale.

Anni fa fu deciso che la vicina Stazione chiudesse le ‘porte’ di notte per motivi di ordine pubblico e i frequentatori abituali si riversarono nei dintorni compresa via Sammartini creando non pochi problemi ai gestori delle attività notturne della via. Immediatamente scrissi un appello al Sindaco Albertini (pubblicato a pagamento su Repubblica) in cui si chiedeva collaborazione con l’amministrazione. Proposi di intervenire, di rendere la via più gradevole come nelle grandi metropoli di tutto il mondo dove non solo ci sono gay street ma addirittura quartieri gay che sono fiore all’occhiello della città e attirano numerosi turisti e ospiti. Nell’appello sottolineavo che per combattere il degrado, per migliorare il decoro urbano si poteva partire da piccole soluzioni: cestini della spazzatura, fioriere, alberi, panchine; arrivai perfino a sognare una via pedonale.

Raramente c’erano presidi o interventi delle autorità di polizia, l’arredo urbano era inesistente e si notava una scelta voluta per scaricare sui di noi tutti i problemi e le manchevolezza delle varie giunte comunali succedutesi nel corso degli anni.

Voglio precisare che il gestore di un locale pubblico non può selezionare la clientela, non può sapere se un extracomunitario ha o meno il permesso di soggiorno o se un cliente ha precedenti penali. Se di nascosto spaccia droga o se alcuni delinquenti hanno ritenuto utile aggredire e derubare i nostri clienti, purtroppo mai tutelati.

Tutti i miei appelli sono andati a vuoto ed ecco il risultato: ben 4 vostri avvocati pagati dalla cittadinanza fanno ricorso al Consiglio di Stato. Sinceramente mi aspettavo un mea culpa da parte della giunta comunale tutta (destra e sinistra, nessuno escluso). Avete addebitato solo a noi le vostre carenze, la mancanza di un piano preciso per il risanamento della zona Stazione, la vostra latitanza o indifferenza.

Fra sette anni ci sarà l’Expo, complimenti per la vittoria su Smirne. Ma mi auguro anche che interveniate contro il degrado, per la civile convivenza, la non ghettizzazione, non solo con azioni coercitive limitando la libertà imprenditoriale e le attività socio-culturali della comunità gay.

Mai un incontro è stato sollecitato con noi, mai avete accettato una nostra richiesta (ad esempio chiudere la via per un giorno per una festa quale il gay pride), mai siete venuti a visitare i nostri locali che sono sempre aperti a tutti e tutti sono benvenuti. La vostra richiesta di riduzione di orario (chiusura alle dieci di sera) non ha senso a meno che, e allora ditelo chiaramente, volete la ‘morte’ definitiva delle nostre attività, sapendo benissimo che il popolo della notte si riversa nei locali proprio a partire dalle dieci di sera. Il forte allarme sociale di cui parlate, diciamo la verità, deriva da inaccettabili sentimenti omofobici che con il vostro atteggiamento renderebbero ancora più grave la situazione.

Quello che chiedo con questo appello è un cambiamento di rotta. Riconoscete una volta tanto che anche noi siamo cittadini come gli altri, paghiamo le tasse, contribuiamo comunque allo sviluppo della nazione Italia. Con l’Expo sui 30 milioni di turisti previsti si calcola che almeno un 5% siano gay, lesbiche, transessuali e friendly. Potrebbero essere molti di più se si facesse una campagna mirata di disponibilità e accoglienza. Volete che Milano sia una città chiusa nei nostri confronti?

Possibile che a Berlino e Parigi ci siano sindaci dichiaratamente omosessuali che presenziano ai gay pride, che lanciano proposte contro l’omofobia e invece a Milano ci troviamo a combattere una battaglia di libertà? E’ possibile una tregua? Una pausa di riflessione reciproca? Un incontro?

Sono fiducioso.
Felix Cossolo

Via Sammartini 23 - 20125 Milano - +39 339 3876398 +39 02 6693217 [fax]
felix@gayclubbing.it - www.felixcossolo.com www.gayclubbing.it

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