2 dicembre 2008

PROVOCAZIONI EDITORIALI

Il 14 dicembre, l’editore Fabio Croce regalerà al pubblico non solo spettacolo, musica, letture, strenne natalizie e una cena a base di specialità cubane, ma centinaia di libri nuovi tra romanzi, saggi e sillogi di poesia a chi parteciperà all’evento. Gli ospiti valuteranno di persona che la casa editrice esiste e fa letteratura di qualità ma che soprattutto, fedele ad una sua filosofia della professionalità, consolidata ma non per questo facile da portare avanti di questi tempi, resiste al manifesto tentativo di alcuni potenti dell’editoria di spazzar via una tradizione culturale che sopravvive ormai da 60 anni a Roma, con la testimonianza di grandi nomi della letteratura che l’hanno sempre amata e sostenuta. A presentare una delle novità editoriali di Fabio Croce (Guida di Cuba, di Franco Costanzi) sarà Gerardo Soler Cedre, Consigliere culturale dell’Ambasciata di cuba in Italia, e il motivo della sua presenza non è legato tanto al volume, quanto al fatto che lo stesso giorno a Cuba – embargo o non embargo - si festeggiano i Lavoratori della cultura. Perché la cultura è un lavoro, e da noi diventa sempre più faticoso.

La provocazione di Fabio Croce - che non nasce a caso, appena dopo la Festa del libro di Roma Più libri più liberi - vuole accentrare l’attenzione su due problemi reali del mondo dell’editoria. Il primo, che la crisi del mercato del libro è molto più profonda di ciò che i media fanno credere: molti operatori del settore chiudono o sono sull’orlo del fallimento, dovuto sì alla contingente crisi economica, ma anche allo strapotere mediatico dei grandi trust italiani che posseggono la filiera del mercato.

Il secondo problema sono i finanziamenti statali prodighi solo con la grande editoria, mai con la piccola, che invece costituisce il grande bacino culturale da cui attingono i grandi. Ultima questione, ma non nel senso dell’importanza visto che esprime quanto sopra in termini di mercato e d’immagine, è l’ignobile organizzazione dei grandi saloni del libro come quello citato di Roma, Più libri più liberi. L’editore Croce si è sentito rispondere un bel “non c’è posto” quando ha chiesto la disponibilità di uno stand e questo avveniva quasi un anno prima dell’evento. Le grandi feste romane, in apparenza dedicate alla letteratura di qualità, badano più a dar spazio alla media editoria, oscurando invece quelle formazioni editoriali che a proprie spese fanno un vero lavoro di ricerca culturale e di settore.

Il metodo è vergognoso: tolti quei 10 ormai celebri marchi come Fazi o Newton Compton, il rimanente spazio a disposizione è assegnato a dei veri e propri fantasmi dell’editoria quali sono i Print on demand, semplici copisterie che stampano prodotti di basso livello sia tipografico che letterario in quantità modeste e a pagamento, privi di alcuna valenza culturale o commerciale. Così facendo si evidenzia lo spazio di coloro che partecipano dell’organizzazione, sostenuta da enti pubblici, e si fanno fuori dal circuito commerciale tutte le realtà editoriali che, come le Edizioni Libreria Croce, lavorano seriamente nella tradizione storica del libro e della cultura italiana.

Silvana Pedrini [ufficio stampa Edizioni Libreria Croce]

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