25 febbraio 2009

WALTER SITI : "SCUSATE MA DIFENDO POVIA"

Scusate, ma difendo Povia. Schiacciato senza pietà dal carro armato di Benigni. Non è questione di livello artistico, naturalmente: la canzone di Povia è di una semplicità un po' ovvia, sia nella musica che nel testo, mentre il carisma di Benigni è il frutto di un talento raro - la maschera o il folletto che tutti conosciamo, capace di insegnare divertendo. La lettera di Oscar Wilde che ha letto l'altra sera era straziantemente bella, nella sua ingenuità disperata e formale. L'ala della poesia, insomma, stava dalla parte di Benigni.

Ma l'Arci-gay, nella polemica di questi giorni, non ne ha fatto una questione di estetica o di poesia: ne ha fatto una questione di contenuti. Che cosa sia l'omosessualità, come nasca, come la si debba valutare. Da questa prospettiva, allora diciamo che il testo di Povia è ortodossamente freudiano e che le idee freudiane per molti di noi, omosessuali sessantenni, o per i nostri fratelli maggiori, sono state un momento importante nella lettura di noi stessi - riportando i comportamenti a un percorso familiare e storico, ci liberavano proprio da quel mito romantico e decadente (alla Proust o anche alla Wilde) che vedeva l'omosessuale come l'appartenente a una «razza» esclusiva e separata, maledetta o sublime.

Che poi Freud fosse condizionato dalla struttura machista e patriarcale della borghesia ottocentesca, e che dunque le sue analisi più sbagliate siano quelle sulla sessualità femminile e sull'omosessualità, anche questo pare ormai assodato. Probabilmente non è vero che l'omosessualità maschile sia per forza legata a un eccessivo amore per la madre (che è la tesi di Povia e di mezza letteratura del 900, per esempio quella splendida poesia di Pasolini che si intitola Supplica a mia madre); gli studi sono andati avanti, il panorama sociale è cambiato ed è giusto dirlo. Quel che mi preoccupa è che l'Arci-gay, presa nel fuoco della battaglia, compia un'indebita estrapolazione logica; che siccome l'omosessualità non è una nevrosi, ne deduca che allora non possono (o non devono) esistere omosessuali nevrotici. E che dunque raccontarne la storia sia una menzogna, o peggio un'offesa. O che l'omosessualità sia una condizione talmente perfetta e autosufficiente che non ci si possa transitare, per sboccare poi in un rapporto eterosessuale. O viceversa. Sarebbe triste, dopo aver passato gli Anni 60 a vergognarci di essere omosessuali, che ora dovessimo vergognarci di essere omosessuali nevrotici. Che dovessimo per forza recitare la felicità, o la coniugalità normalizzata e fedele. Che fossimo obbligati ad escludere dai nostri racconti, per essere politicamente corretti, tutte le ossessioni, i deliri padronali, i terrori infantili; che dovessimo considerare il passaggio all'eterosessualità come un tradimento.

Il progresso maggiore che abbiamo fatto, dai tempi di Freud, è proprio l'aver capito che omo ed eterosessualità non sono compartimenti stagni, che le frontiere si possono attraversare di qua o di là a seconda del nostro cammino psicologico, dipendente da mille fattori, compreso il caso. Se io, omosessuale, posso uscire dal rancore e dalla paura amando una donna, perché no? E se qualcuno mi raccontasse la storia di un etero infelice, che trova il suo equilibrio in un rapporto omosessuale, di nuovo perché no? (Nessuno l'ha ancora raccontato, d'accordo, ma allora è su questo che si dovrebbe lavorare per il prossimo Sanremo). Il testo di Povia non è minimamente offensivo, è solo parziale.

(A questo proposito, se fossi nell'Arci-gay mi sentirei più offeso dalle gag da avanspettacolo di Bonolis e Laurenti, che duettano lepidamente su quanto sia orribile baciare qualcuno che ha la barba, o sull'atroce rischio di essere sodomizzati. Qui sì, siamo all'uomo delle caverne, o delle caserme. Coraggio, Bonolis e Laurenti, provateci con qualcuno dei bonazzi che portate sul palco tutte le sere: vedrete che non è poi così terribile, e i poveretti almeno avrebbero ruolo).

Walter Siti

4 commenti:

Anonimo ha detto...

scusami, Walter, se mi permetto alcune osservazioni: a me sembra che
tu perdi di vista il contesto in cui questa "Canzonetta" era inserita
e le caratteristiche della maggior parte dei suoi fruitori ovvero del
pubblico televisivo. Credo che, se analizziamo questi due elementi,
non possiamo che convenire sulla generalizzata superficialità sia
delle modalità di fruizione delle "canzonette" e dello spettacolo in
genere,sia sulla diffusamente bassa voglia/capacità di fare una
analisi profonda come quella che tu hai proposto. Da questo ne deriva
che per la maggior parte della gente quel messaggio diviene
tristemente molto più banale ovvero : se il povero Luca stava tanto
male era colpa della famiglia che, per le sue caratteristiche,lo aveva
fatto diventare un gay triste e disperato e che la sua"guarigione",
ovvero il superamento delle sue nevrosi, era avvenuto grazie al
terapeutico incontro con il sesso etero. Questo, sinceramente, mi
sembra un messaggio molto negativo e quindi da contrastare, inoltre,
se è pur vero che anche chi non è etero può avere le sue nevrosi,di
cui non si deve certo vergognare, mi sembra che sia importante
discernere le cause di tali problemi, nella canzonetta di Povia (che
prima voleva il... becco.. ed è tutto dire..potremmo ancora scomodare
Freud sul simbolismo fallico di un becco ? ) queste cause sono
:essere gay per colpa di una famiglia sbagliata e qui ci sarebbe da
dirne di cose,sull'affermazione di per se e sui collegamenti di causa
effetto che sottintende,ma mi sembra indubbiamente negativo che , in
quel contesto e verso quel pubblico, si trasmetta questo messaggio
fuorviante e potenzialmente nocivo, ripeto, in considerazione anche
del fatto che una tale indicazione viene recepita a livello epidermico
ovvero nella sua più banale e devastante stupidità.

Tiziana

Anonimo ha detto...

Appunto la "Pansessualità" (non quella di Freud). Freud del resto durante gli ultimi anni di vita aveva già percepito che anche l'omosessualità non fosse un fenomeno anaturale. Per quel che riguarda la "povia", è soltanto una povia condizionata dalla società e dalla religione.
Molti omosessuali ancora oggi soffrono di nevrosi a causa dell'oppressione, del non poter essere se stessi ed in questo la chiesa e la società hanno gravi colpe.
Peter Boom.
http://digilander.libero.it/pansexuality

AMg ha detto...

Ringrazio sentitamente Walter per la sua analisi, che restituisce alla canzonetta povia il posto che gli spetta, quello di un ormai vieto campionario dei luoghi comuni di cui lo psicologismo di massa (propagandato anche ampiamente dalla chiesa, oltre che dai media) ha infarcito gli ultimi cinquant'anni della società, specie quella più acculturata ma non solo e soprattutto nel nostro paese.
Quanto a ciò che scrive Tizzi, le reazioni alla canzone verificate giusto ieri sera in una discopizzeria della periferia romana frequentata da giovani e studenti locali di varia estrazione sociale sono state di totale e assoluta noia e vivace rifiuto per la banalità ( anche musicale) di una canzonetta la cui unica chiave di accesso a Sanremo è evidentemente stata solamente (e volutamente) il titolo.
La cosa mi ha sollevato notevolmente il morale: evidentemente, almeno nella periferia romana i giovani sono meno stupidi e acquiescenti di come sembrano e forse quarant'anni di lotte per la libertà di espressione di ciascuno anche a livello sessuale, non sono passati del tutto invano.
Un salto qualitativo cui evidentemente Bonolis non crede molto, se ha riproposto ludicamente luoghi comuni pecorecci e abusati, soprattutto senza assumersi, assieme al suo Laurenti, almeno sul palcoscenico il ruolo (e l'abito) della dragqueen.
Benigni è un ottimo professionista della mimesi, ragion per cui mi riesce assai difficile capire dalla parte che recita chi sia e quel che pensi e senta l'uomo Benigni.
Quanto alle nevrosi, chiunque non si senta libero di essere com'è ( troppi di tutti i generi sicuramente) è destinato è destinato a vivere nello stress e nelle nevrosi, primi fra tutti preti e monache a tutti i livelli, che da noi abbondano, com'è noto, vero Pansex?
Sono solo canzonette e in questo caso particolare il fatto che la canzonetta sia brutta e poco orecchiabile è un vantaggio per la causa della liberazione sessuale e il fatto che sia noiosa consentirà di dimenticarla rapidamente, se non ci si insiste troppo ;-)
alba

Anonimo ha detto...

appunto ... se non ci si insiste troppo ! PAOLO