25 giugno 2009

IRAN-GAY STREET ROMA SI TINGE DI VERDE PER SOSTENERE VAHID

Il 23 giugno La gay Street romana si è tinta di verde per chiedere la salvezza per questo giovane iraniano.
Della drammatica situazione in cui si è venuto a trovare si è fatta carico in primis la Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli', che appena ne è venuta a conoscenza la sera del 21 giugno scorso ha mobilitato sulla vicenda tutte le migliori energie della Comunità Varia.

Ed ecco una sintesi dei primi risultati ad oggi:

IRAN: PRI "APPELLO BIPARTISAN PER SALVARE VAHID" - ROMA (ITALPRESS)
All'appello del Pri per salvare la vita del giovane omosessuale iraniano, Vahid, hanno gia' aderito Benedetto Della Vedova (Pdl), Anna Paola Concia (Pd) e Daniele Nahum (presidente Ugei). Vahid Kian Motlag, che ora si trova detenuto all'aeroporto di Lione per reato di clandestinita', rischia, se rispedito in Iran, l'impiccagione ("In Iran non vi sono gay",aveva detto Ahmadinejad).

L'appello bipartisan e' indirizzato all'ambasciatore francese, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro degli Esteri Franco Frattini "affinche' si adoperino in ogni modo per il giovane Vahid". "Chiediamo al governo italiano - si legge in una nota del responsabile delle politiche giovanili del Pri Vito Kahlun - di concedere, se necessario, l'asilo politico a Vahid".

Certi Diritti: libertà e asilo per il gay iraniano Vahid, detenuto a Lione

Il 23 giugno 2009 alle 22 performance alla Gay Street di Roma per chiedere la salvezza del profugo omosessuale.

L’Associazione Radicale Certi Diritti si unisce all’appello del Gruppo EveryOne e della Fondazione Massimo Consoli per chiedere l’immediata scarcerazione e sospensione del provvedimento di deportazione in Iran di Vahid Kiani Motlagh, 32enne omosessuale iraniano rinchiuso dal 25 maggio – data in cui è stato fermato mentre transitava clandestinamente in Francia per raggiungere il Belgio con il compagno – nel centro di detenzione dell’aeroporto Saint-Exupery di Lione.

“Se rimandato in Patria, come vorrebbe il giudice del tribunale amministrativo lionense,” dichiara Sergio Rovasio, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti “Vahid verrebbe giustiziato con l’accusa di lavat (sodomia) a causa del proprio orientamento sessuale, così come è stato per il giovane Makwan, cui la nostra Associazione Radicale è dedicata, impiccato nel carcere di Kermanshah nel dicembre 2007. Da Bruxelles” aggiunge Rovasio “il nostro responsabile per le questioni europee, Ottavio Marzocchi, ha mobilitato tutti i membri dell’intergruppo LGBT al Parlamento Europeo, tra cui l’eurodeputato Michael Cashman, affinché si occupino quanto prima del caso e intercedano presso il Governo francese per far sì che Vahid si veda riconosciuto, come sarebbe legittimo in un Paese civile e membro dell’Unione, il diritto fondamentale all’asilo come rifugiato, in linea con le norme europee e internazionali”.

Domani sera, a partire dalle 22, in via San Giovanni Laterano, Certi Diritti, assieme al Gruppo EveryOne, alla Fondazione Massimo Consoli, ad Azione Trans, GayNet e ad Arcigay e Arcilesbica Roma, parteciperà a una performance dove verranno distribuiti ‘green ribbons’, fiocchi verdi, ai passanti e verrà affisso un cartello "VAHID LIBERO".

www.certidiritti.it - certidiritti@radicali.it

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