15 giugno 2009

ROMAPRIDE'09 - RASSEGNA STAMPA

Roma è gay [Corriere della Sera]

«Papi Gay» e «Camper Anticiarpame», questi i nomi di due dei venti carri allegorici che sfilano e nel Gay Pride 2009 a Roma. Anche un cartello con scritto «Habemus papi» e l’immagine del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi con la bocca aperta in segno di smorfia. Guidato dallo striscione con lo slogan della manifestazione «Liberi tutti, libere tutte» sostenuto tra gli altri dall’ex parlamentare Vladimir Luxuria, è arrivato in Piazza Navova il corteo del Gay Pride dopo aver traversato il centro della città. In testa al corteo diverse camionette della polizia hanno scortato i manifestanti che secondo gli organizzatori sarebbero 250 mila. «Nel 2011 avremo l’Europride. A piazza Navona stiamo un po’stretti, serve una piazza più grande... Tipo San Pietro, o il Grande raccordo anulare». Così, gli organizzatori del Gay pride intervengono sul palco, a conclusione del corteo. E in piazza Navona la madrina Ornella Muti ha tagliato il nastro inaugurale: «Sono cresciuta con i gay, ho molti amici omosessuali» ha detto «e non credo che sarei la stessa se non li avessi avuti fin da quando ero piccola».

CAMPER ANTICIARPAME E SLOGAN CONTRO LA CARFAGNA - I carri, organizzati dal circolo «Mario Mieli-Muccassassina», prendono spunto, spiegano gli organizzatori «dalla recente attualità, in risposta a una politica che si permette di tacciare il Pride di volgarità e immoralità». Il carro Papi Gay è uno dei primi che apre la parata e rappresenta, con Drag Queens, cantanti vestiti in luccicanti abiti brasiliani, una «Eldorado dei diritti, una sorta di terra promessa dei diritti di gay, lesbiche e transessuali», da qui nel corso del Pride verrà lanciato un messaggio al premier Silvio Berlusconi. Nel «Camper Anticiarpame», sempre organizzato dal «Mario Mieli», vi sono appositi cassonetti dell’immondizia in cui i manifestanti possono gettare foto dei politici e articoli di giornali «con dichiarazioni razziste e omofobiche». Cartelli contro il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna al Gay Pride. Alcuni partecipanti hanno sorretto cartelli con su scritto: «Carfagna dice: gay costituzionalmente sterili. I gay rispondono: cervello della Carfagna sterile ad ogni forma di intelligenza. Carfagna la pari opportunità non sa manco dove sta». Esposto anche un altro cartello con scritte offensive nei confronti del ministro: «Carfagna davanti bigotta...». Dal palco di Piazza Navona gli organizzatori aggiungono: «La Carfagna ha oscurato la parte del sito sulle Pari opportunità dedicata ai movimenti omosessuali, per lei è come se non esistessimo».

LIBERI TUTTI, LIBERE TUTTE - Il popolo di gay, lesbiche, transessuali ed eterosessuali partecipa all’edizione 2009 del Roma Pride «Liberi tutti, libere tutte». In piazza è già iniziata la distribuzione di palloncini rosa con su scritto «Libertà e giustizia, oggi spose». Sono già centinaia le persone di tutte le età, uomini e donne, che stanno ballando tra piazza della Repubblica e piazza dei Cinquecento a Roma, in attesa che parta il corteo. Tra i partecipanti c’è anche chi indossa magliette con scritto «My name is Noemi» in riferimento alle vicende che hanno coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sono centinaia le bandiere arcobaleno dell’Arcigay. Da alcuni camion, su cui già si esibiscono drag queen e uomini vestiti di pelle, viene diffusa a tutto volume musica dance. Tra i partecipanti spicca il grande carro del circolo Mario Mieli e il furgone «No Vat» sul cui cofano è stato applicato il pupazzo di un dinosauro a cui è stato messo il volto di Papa Benedetto XVI. Cappelli di carta giganti sul modello di quelli utilizzati da vescovi e cardinali. Tutti con su scritto: «Azione gay e lesbiche». Un uomo vestito da Papa con il maxi cappello che riporta la scritta «Trans gender interracial pope». Al fianco dei No vat, una carta d’identità formato gigante che recita: «identità negate». Un carro con tre croci, a simboleggiare il luogo dove Cristo è stato crocefisso. Decine di mani rosse che sorreggono un rosario e un uomo vestito da Gesù con i capelli biondi egli occhi truccati. Il carro, che si muove su piazza della Repubblica in attesa della partenza del Gay pride, è preceduto da un centurione con il cappello da boia che trascina uno striscione con su scritto: «Siamo tutti figli dello stesso padre». A seguire la processione, un trans che indossa un lungo abito bianco da Madonna e una aureola, trascinando anch’essa un carro fatto di cotone bianco e celeste, a simboleggiare il viaggio della Madonna tra i cieli. Parecchi gli occupanti dei carri Famiglie arcobaleno- Associazione genitori omosessuali. Molti sono in costume da bagno o in abiti succinti, anche a causa del caldo torrido che, secondo il termometro della piazza, supera i 31 gradi.

PIATTAFORMA POLITICA - «Chiediamo l’applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che prevede di garantire alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali. La piena applicazione di detta Risoluzione rappresenta una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa», si legge nella piattaforma politica della manifestazione. «Chiediamo al Governo e al Parlamento di tornare ad affrontare il tema delle famiglie omosessuali. Consideriamo il livello del confronto tra le forze politiche del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche, gay e transgender/transessuali, comunque escluse dall’accesso al matrimonio e dalla possibilità di unirsi civilmente, non vengono tenuti nella dovuta considerazione - si legge ancora - Chiediamo la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili. Chiediamo di affrontare il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse soprattutto dei minori coinvolti, comprese le migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel Paese».

CARRI ALLEGORICI - Venti carri allegorici a tema con musica, drag queens e go go boys, circa 200.000 partecipanti attesi dagli organizzatori, accomunati dallo slogan: «Liberi tutti, libere tutte». Si presenta così la parata del Gay Pride che sabato 13 giugno superate le polemiche sul percorso, torna nella Capitale. Appuntamento a piazza della Repubblica. Alle 16.30 il corteo parte per arrivare a piazza Navona passando per piazza Venezia. Il carro del Comitato RomaPride 2009 è completamente fasciato con il logo della manifestazione e lo slogan «Liberi tutti, Libere tutte», oltre al riferimento all’EuroPride che si terrà a Roma nel giugno 2011, organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

STONEWALL - Sul carro del Comitato il richiamo a Stonewall, nel quarantennale della rivolta newyorchese che la comunità lgbtq riconosce come il momento di nascita del movimento lesbico, gay, bisessuale, transessuale-transgender e queer. A ricordo di quel momento l’animazione in perfetto stile anni Sessanta-Settanta che condurrà il corteo per le strade del centro di Roma. Il carro Mario Mieli-Muccassassina si ispira al tema «Papi Gay» per ricordare che - hanno ribadito gli organizzatori - «la volgarità è quella dell’attuale politica, non di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti». Per il presidente del Circolo Mario Mieli Rossana Praitano, è importante che «dopo le innumerevoli peripezie tecniche e burocratiche il RomaPride ha finalmente ottenuto un percorso degno della manifestazione. Il Mario Mieli, in nome e per conto del Comitato RomaPride 2009, che raccoglie oltre trenta sigle di associazioni lgbtq, ha saputo tener testa ai dinieghi della Questura, che voleva per noi un percorso brevissimo, risibile ed inaccettabile». Lungo il percorso, che si snoderà per piazza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, piazza Madonna di Loreto, piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele, «il Comune» spiegano gli organizzatori «ha assicurato alla manifestazione bagni, acqua ed un servizio di ambulanze».

LUCCHETTI - «Dopo l’episodio denunciato dai ragazzi americani abbiamo deciso di dedicare il carro del Gay Pride a tutte le coppie di lesbiche e gay, che continuamente devono subire discriminazioni o violenze per il solo fatto di volersi amare. Questo clima invivibile deve cambiare, ’Roma deve tornare città aperta a tutti». Lo dichiara in una nota Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. «Invitiamo, per questo, tutti ad attaccare, sia durante il Pride, che in serata alla Gay Street, un lucchetto in un apposito spazio che verrà allestito, per simboleggiare, come nel celebre film, che l’amore, anche gay, è eterno. Abbiamo rilevato grazie alle segnalazioni ricevute» dichiara Daniele Stoppello legale di Arcigay Roma «che nella zona dove sono accaduti i fatti (via del Biscione) vi sono delle telecamere di videosorveglianza pubblica, invitiamo pertanto l’Amministrazione comunale e/o le autoritá competenti a rendere disponibili i filmati al più presto al fine di poter rilevare eventuali indizi per riconoscere gli aggressori». I ragazzi aggrediti contatteranno, che per motivi di sicurezza hanno scelto di non essere al Pride, hanno consegnato una lettera a Fabrizio Marrazzo, chiedendogli di leggerla per loro ai manifestanti.

ADESIONI E PATROCINI - La Provincia di Roma ha dato come sempre il patrocino. E l’assessore alla Cultura di Palazzo Valentini con l’assessore al Lavoro Massimiliano Smeriglio è in piazza della Repubblica per Roma Pride 2009. «È una grande festa per le Pari opportunità e nonostante tutto Roma dimostra di accogliere sempre bene questa manifestazione. È importante che alla fine sia stato trovato un percorso confacente alla manifestazione, che poi è lo stesso dello stesso anno», commenta. Adesione ufficiale anche da parte del Municipio Roma XI. «La manifestazione quest’anno, come non mai, ha avuto un percorso che è poco definire travagliato: due mesi di trattative, 12 incontri, tre divieti ufficiali ed un ricorso al Tar», ha commentato l’assessore municipale Carla Di Veroli. «Sentiamo» afferma la giunta del municipio Roma XI «l’obbligo di essere presenti a questa manifestazione e di dare la nostra adesione ufficiale perché crediamo che in una società che ambisce a definirsi civile si debbano difendere e promuovere il diritto di tutte e di tutti a vivere liberamente le proprie scelte sessuali. È importante inoltre che in questa città si ribadisca la libertà di manifestare nel rispetto degli articoli 17 e 21 della nostra Costituzione soprattutto in un momento come questo, in cui si moltiplicano gli episodi di violenza e di intolleranza come quello accaduto la notte tra il 6 e il 7 giugno a Campo de’ Fiori ai danni di una coppia gay. Invitiamo i cittadini e le cittadine del municipio Roma XI e della città tutta a partecipare al Gay Pride per ribadire la solidarietà per gli episodi di omofobia accaduti e per sostenere le battaglie per la difesa ed il raggiungimento di pari diritti civili delle persone gay, lesbiche e transgender». La ascelta di aderire è molto apprezzata dall’Arcigay. «È la prima volta che una intera giunta di un municipio aderisce al Gay Pride: è un segnale positivo per tutti i cittadini di Roma», dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma.

[Corriere della Sera]

250,000 grazie [L’Unità]

La musica e tutti che ballano e ridono e si divertono perché oggi è il giorno in cui si rivendicano i diritti negati e però per l’amarezza e la rabbia c’è tutto il resto dell’anno. Gay Pride 2009, da piazza della Repubblica a piazza Navona, dove in attesa di tagliare il nastro c’è la madrina di questa edizione, Ornella Muti. Gli organizzatori dicono che sono in 250 mila. Sono molti di meno, è l’entusiasmo. Vestiti colorati e corpi nudi, carri allegorici e sfoggio di piume e pizzi e paillettes e fascianti abiti d’oro e d’argento. Palloncini rosa con su scritto «libertà e giustizia oggi spose». Volano via insieme ad altri di altri colori e nessun bambino che piange. Stanno sulle spalle dei genitori, o per mano, famigliole a sfilare ai bordi delle strade. Il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori Antonio Marziale ha da ridire ma in piazza nessuno lo sa.

Passa il trenino di un’associazione di genitori di omosessuali. Il Camper anticiarpame, del circolo Mario Mieli, dotato di cassonetti dell’immondizia in cui si possono gettare foto di politici e articoli di giornali «con dichiarazioni razziste e omofobiche». Il bus scoperto con scritto lo slogan della manifestazione: «Liberi tutti, libere tutte». E poi quello di Muccassassina dedicato a «Papi Gay», con ragazzi a torso nudo e ali d’angelo sulle spalle per ricordare - spiegano gli organizzatori - «che la volgarità è quella dell’attuale politica, non di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti». Una ragazza col viso acqua e sapone ha al collo un cartello: «Cerco moglie». Passa un Cristo con croce tutta specchietti e mascara e fard, una Madonna trans accanto. Esponenti dell’Idv parlano di «eccessi inaccettabili» ma in piazza nessuno lo sa. Folte barbe e pancioni, è il carro dei “Wonderbears”, poi quello “No Vat”, «in layca frocessione», con sul cofano un dinosauro col volto del papa, le bandiere del movimento omosessuale sardo con i quattro mori che si baciano, una gigante carta d’identità con al posto del nome la scritta: «Identità negate». Magliette con scritto «My name is Noemi», cartelli contro la Carfagna: «ha detto che i gay sono costituzionalmente sterili, il suo cervello è sterile a ogni forma di intelligenza», «la pari opportunità non sa manco dove sta», «Carfagna bigotta davanti» ecc.

Si legge nella piattaforma politica della manifestazione: «Chiediamo l’applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che prevede di garantire alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali». C’è il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, il segretario Prc Paolo Ferrero, Vladimir Luxuria, la parlamentare del Pd Anna Paola Concia, che parlando a piazza Navona dice: «Mi scuso a nome del mio partito, il Pd, perché ancora non ha fatto la sua parte per i diritti degli omosessuali». Arrivano i fischi. «In politica nessuno chiede scusa, quindi mi prendo volentieri i fischi».

Tanti palloncini rosa con la scritta: «Libertà e giustizia, oggi spose». Cartelli contro la Carfagna. La piattaforma politica: «Chiediamo di rispettare la risoluzione Ue per la parità dei diritti delle coppie omosex».

Nessun commento: