12 agosto 2009

ANSELMO CADELLI : RICORDANDO UN MILITANTE GAY DELLA SECONDA GENERAZIONE

Fondatore della prima associazione omosessuale, Ompo’s, Anselmo Cadelli viene ricordato per la sua militanza, una delle prime militanze assidue e costanti in difesa dei diritti degli omosessuali, dei diritti civili, delle pari opportunità, della tutela della dignità umana a prescindere dal proprio orientamento, negli anni 70. La sua viene definita attività di un omosessuale di seconda generazione nel campo dell’agire per l’eguaglianza sostanziale tra cittadine e cittadini, in un’Italia oscurantista, da poco uscita vincente nella lotta per l’aborto e per il divorzio, dai primi referendum che dettero un forte colpo alla permanenza egemonica della cultura oscurantistica delle aree vaticaniste e curialiste e dei loro riferimenti politici, detenenti il potere governativo nel Paese.

Nel 1978, il 12 luglio, Anselmo occupa uno stabile a Roma, nel quartiere popolare del Testaccio, e lo denomina "GAY HOUSE OMPO's", ossia la casa gay dell’associazione Ompo’s, pioniera nel Paese nella militanza massiva per la rivendicazione del riconoscimento dei diritti per gli omosessuali. Anselmo è anche un letterato e scrive una commedia, dal titolo “Solo i gay vanno in Paradiso”, che riscuote successo nel campo delle rappresentazioni teatrali sperimentali e di avanguardia, da subito si direbbe, a Roma e non solo. Siamo al 31 dicembre del 1977 e, dopo questo primo passo che ha reso Anselmo protagonista numero uno del movimento GLBT, si può dire Cadelli si prodigasse con la giustizia, anche se in forma embrionale, al tempo, per risolvere casi, tanti ai tempi, come oggi, di omicidi di omosessuali, dichiarati e non. Il primo caso riguarda un 46 enne, Alfredo Garrefa, ucciso con colpi di un’arma contundente simile all’arnese che i macellai usano per affilare i propri coltelli per scuoiare le carcasse bovine. L’autore dell’efferato delitto è un giovane, Jean-Charles Fasulo, 19 enne, che viene preso, il 19 gennaio 1991, dopo che Anselmo lo ha convinto a presentarsi in Questura, dove confesserà il delitto. Arriviamo, poi, al giugno 1997, quando Anselmo informa l’autorità giudiziaria che Mariano Tre-Dita è autore del meditato omicidio contro un cittadino olandese.

Anselmo ha avuto un’infanzia difficile: abbandonato da piccolo dai propri genitori, si trova a trascorrere i suoi primi anni di vita e di giovinezza tra militari, in caserma, in collegi, orfanotrofi, ospedali: questo passato burrascoso, difficile, condiziona fortemente la sua crescita. Si fanno poi via via strada in lui quei sentimenti di giustizia, quella esigenza di libertà, quel bisogno di giustizia che nimeranno le su azioni.

Muore quando cominciano ad avere visibilità le prime lotte del Movimento GLBT, che tante conquiste ha già ottenuto in Europa. di cittadine o di cittadini. Lascia di sè il ricordo di un uomo che ha dedicato la vita alla difesa dei diritti civili e della laicità dello Stato.

Il ricordo di Anselmo è legato ad un patrimonio politico e civile che deve essere costante punto di riferimento per il futuro e per una società di libertà e di giustizia.

Lui non comprendeva il tanto accanirsi di parte della società, che si opponeva alla permanenza della sede dell’associazione nella Palazzina del Testaccio: tante furono le pretestuose querele esposte da residenti vicini. Ma comprendeva che occorreva continuare e perseverare costruendo una forte realtà che potesse, un giorno, come lo è stata in gran parte, essere generatrice di altre realtà che, insieme, avrebbero costituito quel grande movimento di uomini e di donne contro una conservazione troppo moralista e perbenista della cultura italiana, piena e intrisa di pregiudizi emarginanti. Forse qualche successo del movimento glbt, oggi, si deve in parte a lui, ad Anselmo.

Alessandro Rizzo

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