18 agosto 2009

E' MORTA LA SCRITTRICE FERNANDA PIVANO

“Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perche' ho lavorato 70 anni scrivendo esclusivamente in onore e in amore della non violenza e vedo il pianeta cosparso di sangue.”

Fernanda

Questa sera è morta la scrittrice Fernanda Pivano. Scrittrice e figura di rilievo nella scena culturale del nostro paese. Una dei maggiori esperti di musica, amica e collaboratrice di De Andrè.

Nel 2005 è stata protagonista insieme a me nella realizzazione di una mostra dedicata a Pasolini, in occasione del trentennale della morte del poeta friulano. In quella circostanza mi ha permesso di perfezionare la bozza del progetto mettendomi a disposizione con unica generosità tutte le sue competenze e soprattutto accogliendo i miei capricci e le mie stanchezze e il debordante incombere del lavoro sulle sue giornate e il cui sostanziale apporto mi fa pensare a quell’evento nei suoi risultati migliori. Ricordo Fernanda con molto affetto.

Paolo Violi

4 commenti:

AMg ha detto...

Un affettuoso saluto e un bacio a Nanda.
E un grazie di cuore. personale e politico.
Se non fosse stato per le sue stupende traduzioni tante meravigliose opere della letteratura americana, tanta cultura della tolleranza che non è acquiescenza, tante emozioni e tante pulsioni di libertà e fratellanza non avrebbero trovato il posto che hanno ancora, così importante, nella mia vita.
La Gaja Comunità ha perso con la sua morte una mente e un cuore sempre aperto e disponibile, occhi pronti ad osservare e criticare, senza pregiudizi né sconti, ma con grandissimo amore e rispetto.
Mi mancherà, ci mancherà. Ci rimangono i suoi libri preziosi da leggere, rileggere e far leggere alle nuove generazioni: ne hanno un gran bisogno,per diventare finalmente adulti, gay compresi.
alba montori

AMg ha detto...

ARRIVEDERCI NANDA

Quando nel 1971 in Italia si formò il primo movimento di liberazione omosessuale, il Fuori !, Fernanda Pivano ne fu, per affetto, amicizia, intelligenza, solidarietà, sostenitrice appassionata, collaborando ai primi numeri del nostro giornale. Fu lei la prima, nella introduzione a "Jukeboxe all'idrogeno" di Allen Ginsberg, a capire e a rivelare quanto l'identità omosessuale fosse una componente di grande rilievo nella nuova cultura che arrivava dall'America.
Le siamo tutti debitori.


Angelo Pezzana, fondatore del Fuori!, insieme agli amici Enzo Francone, Marco Silombria, Enzo Cucco

AMg ha detto...

CIAO NANDA, INCONDIZIONATAMENTE RADICALE!

Difficile, ma doveroso, spiegare ai giovani internauti d'oggi,
apparentemente emancipati e, invece, terribilmente risucchiati nei mefitici
gorghi di un penoso conformismo di ritorno, appiattiti, livellati, in un
torpore che ha molto di tanatologico, chi sia stata e cosa abbia
rappresentato per una serie di generazioni che negli anni Cinquanta ha il
loro stigma una figura incondizionatamente radicale come quella di Fernanda
Pivano.

E' grazie a lei, in virtù anche dell'intenso, travagliato, rapporto
con Cesare Pavese e sicuramente dell'influenza dell'esistenzialismo di un
grande e adombrato filosofo come Nicola Abbagnano, se la cultura italiana ha
potuto respirare in anni cruciali un'aria diversa, più libera, liricamente
densa di aromi primaverili, infinitamente distante dall'asfittico, bolso,
"strapaesismo" di marcette, messali o tetri pugni chiusi tanto in voga nella
scena letteraria e intellettuale del nostro paese.

E' stata lei a recare alle nostre orecchie la voce, anzi le voci
transoceaniche di Melville, Edgar
Lee Masters, Anderson, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Faulkner
e soprattutto di quella straordinaria congrega di visionari, ribelli
(mai rivoluzionari), invasi sino alle midolla dal pulsare della vita e
dai richiami d'assoluto, che a partire dall'anarchico e salvifico
versificare dell'immaginista William Carlos Williams fu la beat generation
di Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, Burroughs, Snyder, Sanders,
Robert (Bob) Zimmerman (Dylan). La ricordiamo a fianco del mitico Jack - On
the road,
sempre inebriato da vapori etilici o fumi d'erba, da benzedrina o
codeina, in surreali conferenze stampa, o dell'Allen, poeta libertario e
liberatore, vate di una coscienza allargata e lisergica, che, con
gesto provocatoriamente nonviolento, a Spoleto, nel 1967, tenta di regalare
un fiore all'appuntato che lo voleva in galera per oltraggio al pudore
(quale?, di chi?).
E, ancora, non possiamo dimenticare l'esperienza di Pianeta fresco, avviata,
sempre alla fine degli anni Sessanta, insieme ad Ettore Sottsass,
inseparabile compagno di viaggi, follie e marito. Due soli numeri, editi
dalla torinese libreria Hellas di Angelo Pezzana tra 1967 e 1968, subito
esauriti e ormai consegnati ai ricordi degli albori della
cosiddetta controcultura in Italia (dopo sono venuti Fallo! di Angelo
Quattrocchi e Re Nudo di Andrea Valcarenghi ma è un'altra storia).

E' stata radicale in tutto e per tutto, candidata per e con il partito,
sempre a sostegno dei diritti civili e delle battaglie di libertà e amore
che hanno contrassegnato l'ultimo sessantennio della nostra storia.

Controcorrente per indole naturale, non ha avuto mai problemi a mettersi
continuamente in discussione, a varcare senza retaggi confini artistici, a
incontrare e raccontare "i suoi amici" cantautori, da Piero Ciampi al
concittadino De André, da Vasco (da lei incensato) a Jovanotti. Due anni fa,
a novant'anni, scrisse con ineguagliabile e commovente lucidità: "dove c'è
poesia c'è anche Assoluto e ci sono sguardi di poeti rivolti all'eternità
con o senza poesia a renderli immortali".

Ciao Nanda.
Grazie di cuore per quello che hai saputo darci.

Francesco Pullia e gli amici radicali tutti.

AMg ha detto...

Addio Nanda, amica dei poeti (e dei gay)

Milano, 18 agosto 2009. E' morta all'età di 92 anni Fernanda Pivano, dopo una lunga malattia. Era ricoverata da tempo in una clinica privata di Milano. Nata a Genova nel 1917 si trasferì presto a Torino con la famiglia. A lei si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana, da Edgar Lee Masters a Hemingway, da William Burroughs a Richard Wright, da Jack Kerouac ad Allen Ginsberg, fino a Laurence Ferlinghetti e alla generazione che succedette quella "beat", la generazione di Jay McInerney, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace. Nanda era una donna di valore; la sua vita, sospinta dal vento della curiosità, è stata un'avventura appassionante e irripetibile: eterna bambina sempre alla ricerca della novità e non della convinzione. Le parole del suo grande amico Ernest Hemingway, tratte da "Addio alle armi", sono il suo miglior epitaffio: "No. È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti". Conobbi Nanda a Milano, nel 1984, al festival "Milano Poesia". Mi presentò in quell'occasione il poeta americano Gregory Corso, ma mi confidò di preferire Allen Ginsberg e di avere una predilezone per i poeti omosessuali. "Hanno due anime, soffrono di più e spesso posseggono il dono di superare con un solo balzo tutte le convenzioni". Negli anni 1980 avevo creato un gruppo internazionale di poeti impegnati in tematiche civili, che tenne letture in tutta Italia. Ne facevano parte Christopher White, raffinato lirico gallese, e Paola Astuni, poetessa transessuale e straordinaria interprete dei propri versi. A volte partecipava alle nostre serate anche Dario Bellezza. Paola e io davamo vita a duetti intensi, elettrici, pieni di creatività e improvvisazione. Nanda è venuta a vederci in diverse occasioni ed era affascinata dalle nostre esibizioni. "Un gruppo così avrebbe un successo enorme negli Stati Uniti," mi disse dopo una performance all'Entropia di Milano. "La vostra poesia parla di bellezza. I diritti umani sono belli. Le razze, quando si mescolano, sono belle. Il sesso e gli amori omosessuali sono belli. Anche il dolore è bello, se è condiviso con il mondo". Ci perdemmo perché la vita - se pur bella - non sempre è facile per i poeti. Però abbiamo conservato un'affinità e in questo momento dedico a Nanda una lacrima e un sorriso, perché se è vero che la morte porta dolore ai vivi, è anche vero che è piena di bellezza, se giunge alla fine di una vita vissuta bene.

Roberto Malini

"Avere un cuore da bambino non è una vergogna". Ernest Hemingway, da "Vero all'alba".