28 ottobre 2009

LETTERA APERTA DEL CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE 'MARIO MIELI'

Abbiamo riflettuto su quello che sta succedendo, leggendo tutto quello che si può leggere. Si sta ovviamente parlando dell’affaire Marrazzo, di come i media ne hanno parlato, di come la politica abbia reagito, di cosa ne pensino l’opinione pubblica e la gente comune.

I fatti sono noti a tutti: il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, viene ripreso con un cellulare in casa di “una” transessuale, durante un incontro mercenario. Si parla di cocaina, di soldi. Si prefigura non un incontro occasionale, ma una frequentazione di lungo corso, non con una ma con “varie”transessuali.

Chi ha girato il filmato? Poliziotti, che invece di fare il loro dovere, tentano un’estorsione ai danni del Presidente della Regione Lazio. Si legge che Marrazzo usa un’auto blu per recarsi agli incontri, che lì è di casa, che molti e molte lo conoscono, che non è l’unico personaggio Vip a frequentare quelle che vengono definite le “alcove dei trans”.

Al di là del triste accanimento mediatico nei confronti di Marrazzo e delle varie considerazioni politiche, quello che ci preme affrontare subito e in urgenza è l’assordante silenzio rispetto ad una questione di cui nessuno parla: se invece di accompagnarsi ad “una” transessuale, Marrazzo fosse stato colto in flagrante con una donna, avrebbe suscitato tutto questo clamore? O non è per caso che l’essere stato trovato con “una” transessuale è da considerare un’aggravante, con il sollievo di bacchettoni e baciapile? E scusateci per il ripetuto virgolettato ma anche questo è un ennesimo, gravissimo sintomo di come “le” transessuali vengono percepite e conseguentemente trattate.

Per correttezza nei confronti della dignità delle persone transessuali, ci si rivolge a loro al maschile se si tratta di FtM (female to male – da donna a uomo) o al femminile se si tratta di MtF (male to female – da uomo a donna), quindi utilizzando il genere di destinazione.

Il marcio non c’è solo in Danimarca, quindi nessuno pare si stupisca che i quattro Cavalieri del Trionfale spargessero polvere bianca dovunque in Via Gradoli e che forse (ma questo saranno le indagini a dircelo) tenessero sotto scacco le transessuali con il potere proprio del ruolo di forze dell’ordine.Noi ci chiediamo, e lo facciamo con cognizione di causa, se i loschi figuri al momento assicurati alle patrie galere, non tenessero sotto il loro giogo altre transessuali e se questa non sia una rarità ma una norma radicata.

Non finiremo mai di ripetere che non tutte le transessuali si prostituiscono: molte lavorano, molte studiano, molte hanno la fortuna di una famiglia o di un compagno o di una rete amicale che le sostengono nel difficile e lungo percorso di transizione.

Ma anche se si prostituissero per vivere, questo le renderebbe delinquenti tout-court? E più delinquenti in quanto transessuali? E ancora di più se non in regola con il permesso di soggiorno? Su questo poggia la facilità con la quale la comunità transessuale straniera può essere oggetto di folli e incontrollabili prevaricazioni. A questo noi rispondiamo con fermezza con un no assoluto.Rivolgiamo quindi un invito a tutte le transessuali lavoratrici del sesso che sono vessate, minacciate e sfruttate di denunciare abusi e prepotenze, per scardinare questo circolo vizioso che le vede molto spesso vittime.

Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’

Nessun commento: