24 ottobre 2009

MAURO CIOFFARI RICORDA LUCA RUOCCO

Ho saputo dalla mia amica Celeste e da Giuseppe, che adesso vive a Berlino, della tragica morte di Luca Ruocco, omosessuale e nero, avvenuta alcune settimane fa. Improvvisamente i ricordi si accavallano e, forse un pò confusamente, scrivo questa breve nota per salutare Luca e per ricordare il suo sorriso gentile.

Ho conosciuto Luca il 13 gennaio del 1999 in occasione della manifestazione, indetta dal movimento GLBTQ, per commemorare la morte di Alfredo Ormando, omosessuale siciliano, il quale si era dato fuoco con la benzina l'anno precedente davanti al sagrato di San Pietro.Ricordo ancora il sorriso di Luca. Venne da me, si presentò, ed iniziò a parlare, ascoltato, della difficoltà di vivere, lui come Ormando, l'omosessualità in una città di provincia.

Ha messo fine alla sua vita, lui un nero somalo adottato all'età di due anni, gettandosi dal quinto piano di un palazzo.

Peter Boom (http://www.pansexuality.it) lo ricorda in questo modo: "Adottato da gente caritatevole in una città della provincia italiana. Un bambinello (...) pieno di vita, tutto nero e col pisellino un po' roseo (...). Ma poi il bambinello nero cresce e rimane nero ed è logico, anzi logicissimo che qualcuno cominci a prenderlo in giro. Lui non sembra curarsene troppo e mantiene il suo sorriso accattivante, rimane ottimista, ingenuo, finché non scopre di essere una seconda volta diverso, cioè gay, omosex. Quel che è peggio gli piace anche travestirsi per divertirsi un po' di sera. In città lo sanno oramai tutti (...) e l'opinione pubblica è una brutta bestia, sadica, cattivissima".

Ed ecco il primo tentativo di suicidio: Luca si getta da un altissimo viadotto ma viene salvato da un albero. "Uscito dal coma, una gamba più corta e numerosi altri disturbi (...). La ferita più grave non la portava sul corpo ma nel profondo dell'anima".

Qualche tempo dopo il suo primo lavoro in un garage dove aveva modo, tra un lavoretto e l'altro, di leggere libri e di studiare. "In quel garage", ricorda Peter Boom, "pur conoscendo la sua storia, continuarono a prenderlo in giro per il suo essere nero e frocio, diverso. Un giorno uno di quei signori è venuto a trovarlo, si è denudato una certa parte del corpo e ha detto: dai, brutto frocio negro fammi godere. Luca non ha risposto a quel signore così represso ed è fuggito a Roma".

A Roma, dove molti di noi lo hanno conosciuto, Luca sembrava aver ritrovato l'equilibrio e la serenità perduti. Un nuovo lavoro, in un Ministero, di cui mi aveva parlato numerose volte nelle telefonate che intercorrevano tra di noi. Lavoravamo a poche centinaia di metri. Lui al Ministero degli Interni, io all'Atac in Piazza della Repubblica e spesso prendevamo un caffè in Via Nazionale.
In Luca c'era una voglia di fare e di agire "politicamente" per aiutare quelli che come lui avevano conosciuto la solitudine e la discriminazione in una città di provincia, dove il controllo sociale è maggiore e dove spesso non è possibile sfuggire alle cattiverie altrui.

Proprio in quegli anni, poco dopo il World Pride del 2000, nell'inverno del 2001 se non ricordo male, si avvicinò al "Gruppo di Lavoro GayRoma.it" (e sicuramente anche ad altri gruppi).Un gruppo di "cani sciolti" si direbbe oggi. Senza tessera, senza sede, senza iscrizione. Vicino alla sinistra "radicale". Un movimento fatto di ragazze e di ragazzi che aveva la pretesa di cambiare il mondo, senza mediazioni al ribasso, a partire dal Web. E Luca iniziò, e lo fece con noi per un paio di anni, a fare attività politica. Lui che probabilmente di politica nemmeno si era mai interessato molto, lui che probabilmente nemmeno era di sinistra. Lui che aveva tanta voglia di agire e di fare per evitare alle altre persone la sofferenza e l'angoscia che aveva sperimentato proprio sulla sua pelle. "Ogni tanto", continua Peter Boom nella sua nota, "veniva ricoverato per farsi rimbambolire da potenti sedativi. Poi (…) la vita ricominciava quasi normalmente". Poi la brutta storia con un ragazzo che lo ha sfruttato. Lo picchiava, lo insultava e lo minacciava. Gli chiedeva soldi e ne riceveva.

Da alcuni anni, anche per problemi miei personali che mi hanno portato a concentrare le energie più sulla mia vita privata che sulla militanza gay, avevo perso le tracce di Luca. Ed ecco improvvisamente, come una doccia gelata e inaspettata, la notizia del suo suicidio.

Improvvisamente, come è comparso nella mia vita, Luca, adesso, scompare.

Nel silenzio e nella solitudine che grida, ad ognuno di noi, ad ogni attivista gay impegnato in politica o nell'associazionismo, di non smettere MAI di lottare contro l'omofobia e la transfobia. Ma anche contro la SOLITUDINE ed il PREGIUDIZIO.

Addio Luca!

Il tuo sorriso gentile ci mancherà!

Mauro Cioffari

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