23 dicembre 2009

DUE CULLE PER UN PRESEPE

Anche quest'anno , all'EVENT'S di Roma, Massimo Consoli ripropone, a cavallo tra provocazione e rilettura delle scritture e testi antichi delle civiltà pre-indoeuropee, il "suo" presepe. Lontano dalla sacralità delle chiese e dall'ufficialità delle piazze, dal 12 dicembre riprende forma la rappresentazione della natività secondo Consoli, col coraggio della rilettura lontana dalla storia ufficiale. Un coraggio quanto mai attuale in un tempo in cui la cronaca, per emotività e susseguirsi di drammatici eventi, male si presta ad una lettura lontana da condizionamenti e censure.

R. Calafiore

Ci riserva qualche sorpresa il presepe che l'Archivio Massimo Consoli espone durante le feste natalizie: a guardar bene, infatti, notiamo qualche assenza importante e qualche aggiunta che potremmo definire senz'altro originale, se Consoli non chiarisse immediatamente che la nuova disposizione non e' frutto di un suo capriccio, ma il risultato di anni di ricerche che hanno indagato nelle tradizioni delle civilta' pre-indoeuropee e hanno attinto a fonti autorevoli come i Manoscritti del Mar Morto. Un presepe con molti Giuseppe, nessuna Madonna e, soprattutto, due culle che attendono, la notte di Natale, di essere occupate: si', avete capito bene, due culle perche' le ricerche di Consoli hanno portato all'emersione dl due Messia, una figura di autorita' spirituale incarnata da Aronne e un messia temporale incarnato da Davide, scissione poi che ritroviamo nelle successive teorie ereticale monofisite e manichee sulla natura solo umana o solo divina del Cristo.

La vera storia di Gesu' come ce la tramandano questi scritti - spiega Consoli - e' la storia di una comunita' maschile che produce due messia - altre conferme sono fornite dal nome stesso di Barabba - colui che muore sulla croce accanto a Gesu' - che nelle antiche lingue semitiche vuol dire, per l'appunto, figlio del padre. Una rappresentazione storco/religiosa che si vuole dunque filologica: Senza per questo aderire - precisa Consoli - al messaggio di una comunita' che nei Manoscritti si rappresenta idealmente, cancellando le donne e descrivendosi falsamente come dedita esclusivamente allo studio, documenti successivi come «Il rotolo della guerra» ne hanno infatti svelato la componente piu' profonda di violenza e misoginia.

Una provocazione contro le storie ufficiali, devoti mariani permettendo...

Roberta Corbo

[da “TIME OUT”, 23/12/199, n. 51/53, 12/01/2000, anno 111]

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