11 dicembre 2010

10 DICEMBRE 2010, PARLA LELLINA, SORELLA MAGGIORE DI LUCIANO MASSIMO CONSOLI

Un grazie di cuore, al Sindaco di Roma, all'Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Umberto Croppi, a tutti gli amici, ed in particolare, poiché ho la possibilità di essere con loro più in contatto, Claudio e Alba di cui conosco il grandissimo amorevole impegno, e a tutti i presenti per aver dedicato questa giornata all'inaugurazione di una targa commemorativa di mio fratello Luciano Massimo.

In questa via, al quinto piano del numero 31 Luciano Massimo nacque nel dicembre 1945, qui mosse i primi passi nella vita, qui ci furono le prime prese di coscienza di una certa condizione, le prime ribellioni, le prime insofferenze, tutto ciò che attraverso un processo di introspezione ha contribuito a una sua profonda maturazione che ha fatto nascere in lui l'impegno di stringere in un abbraccio tutti coloro che si avvicinavano al suo percorso di vita.

Le grandi battaglie socioculturali, le campagne di informazione sull'AIDS, i suoi innumerevoli e faticosi viaggi, per la malattia che cominciava aminacciarne la salute, le hanno procurato soddisfazioni, ma anche tante sofferenze, lo scontro con gli atavici pregiudizi di alcuni, tante porte chiuse.

La morte lo ha colto proprio quando qualcosa cominciava a maturare nella società l'accettare alcune libertà reclamate dall'individuo su cui sempre Massimo ha improntato le sue battaglie, libertà che non intaccano quello che è il senso comune di libertà.

Gli ultimi giorni della sua vita le ero vicina, lui mi disse: "Ho sofferto tante perdite ci persone care, tanti ostacoli sul mio cammino, tante fatiche per dure battaglie, la dolorosa malattia, ma rivendico ogni cosa e ripercorrerei la stessa strada perchè nonostante tutto la mia è stata una vita meravigliosa."

Lellina Consoli

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“ Mio padre diceva sempre che dovevo la vita alla portiera dello stabile di via Galvani, dov’ero nato il 12 dicembre del 1945, un mercoledì, alle 8.00 del mattino […]

Essere nato di mercoledì ha, oggi, un’importanza particolare per me, dopo aver scoperto che in questo giorno fu creata la luce.

Mio padre diceva di avermi battezzato con il primo nome di Luciano perché così si chiamava il più stretto amico della sua giovinezza. Mia madre la pensava diversamente […] avevano optato per il giorno successivo […] in cui ricorreva Santa Lucia […] secondo la Maga di piazza Navona […] mi chiamavo Luciano perché destinato a portare la luce, cioè la verità, alle genti, a illuminare i popoli. I miei erano stati guidati dalla mano di Dio […] mi piaceva scegliere tra le tante spiegazioni possibili del mio nome […]

Mamma […] mi aveva dato a balia a una signora che aveva appena partorito. I miei mi venivano a trovare tutti i giorni […] portavano […] borse piene […] della nostra ditta ai Mercati Generali […]

La portinaia […] li accompagnava […] mi si era affezionata fin dal momento della nascita.

Un giorno […] disse ai miei genitori : ^ Quella mignotta non dà niente al pupo […] er pupo me ce more da quella zozzona là! ^ “

[da “Affetti speciali”, Luciano Massimo Consoli, Massari Editore]

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