16 febbraio 2011

SVIZZERA: TRIBUNALE AMMINISTRATIVO FEDERALE DECRETA DEPORTAZIONE

COMUNICATO STAMPA
15 febbraio 2011

SVIZZERA: TRIBUNALE AMMINISTRATIVO FEDERALE DECRETA DEPORTAZIONE GAY IRANIANO. GRUPPO EVERYONE: "INTERVENGANO SUBITO ONU E GOVERNO ITALIANO. GRAVISSIMA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA"

Il Tribunale Amministrativo Federale di Berna, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa svizzera Ats, ha decretato ieri la deportazione in Iran di un omosessuale iraniano di 35 anni, dal 2000 residente nella Confederazione elvetica e unitosi in una partnership registrata con il suo compagno, un cittadino svizzero, nel 2008.

Motivo dell'espulsione sarebbe un precedente penale dell'uomo, ovvero la condanna a due anni di carcere con la condizionale, lo scorso anno, per traffico di eroina (70 grammi).

L'uomo, che abita con il compagno dal 2003, aveva ottenuto un permesso di soggiorno temporaneo, poi non rinnovato proprio a causa della condanna per spaccio: il ministero federale per l'Immigrazione aveva chiesto la sua espulsione e un divieto di ingresso a vita in Svizzera; il giovane, assistito dai suoi legali, era ricorso alla decisione, motivandola con il fatto che in Iran avrebbe rischiato la persecuzione, se non la morte, a causa del proprio orientamento sessuale.

Nonostante questo, il giudice ha respinto il ricorso, decretando la sua imminente deportazione, affermando che in Iran "non vi è discriminazione sistematica per i gay", i quali possono vivere liberamente "nascondendo il proprio orientamento sessuale, evitando così di uscire alla luce in un modo considerato offensivo dalle autorità".

Il giudice ha inoltre motivato la decisione con il fatto che il ricorrente avrebbe compiuto, durante il periodo di permanenza in Svizzera, tre viaggi in Iran, due con il suo compagno e uno con i genitori del partner, senza subire conseguenze.

"La decisione del ministero per l'Immigrazione svizzero prima e del Tribunale Amministrativo Federale poi rappresentano una gravissima violazione della convenzione di Ginevra ed equivalgono a consegnare nelle mani del boia iraniano un uomo che nella migliore delle ipotesi subirebbe minacce, torture e detenzioni illecite, e nell'ipotesi più probabile l'impiccagione.
Dall'ascesa al potere di Ahmadinejad, nel 2005, sono state portate a termine decine e decine di esecuzioni per 'lavat', sodomia, senza considerare le centinaia di casi di torture e violenze e le lapidazioni o i lanci dai dirupi di donne lesbiche verificatisi negli ultimi anni".

Lo dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione umanitaria Gruppo EveryOne.

"Quanto stabilito dalla magistratura svizzera - che, sebbene riconosca che in Iran i comportamenti omosessuali (lavat) siano illegali e che la Sharia prevede al riguardo la pena di morte, ha affermato che la condanna per omosessualità viene emessa solo nell'eventualità che venga reiterata l'ammissione di colpa da parte dell'imputato o la stessa sia confermata da quattro testimoni - altro non è che una condanna a morte, nonché un'offesa inammissibile alla dignità di milioni di omosessuali nel mondo. Affermare infatti che nascondendo la propria condizione di omosessuale non si rischiano persecuzioni significa avallare l'annientamento dell'essere umano, uccidendo il suo diritto fondamentale alla vita e alla libertà".

EveryOne si appella all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay e all'Alto Commissario per i Rifugiati Antonio Guterres, i cui uffici centrali hanno sede per altro in Svizzera, a Ginevra, e al Governo Italiano, affinché la deportazione dell'uomo sia immediatamente sospesa e venga valutata nell'immediato l'ipotesi di concedergli protezione internazionale.

"Chiediamo al Ministro degli Esteri Franco Frattini di adottare ogni procedura atta a scongiurare la deportazione del ragazzo in Iran, attivando ogni linea diplomatica con il Governo Svizzero per far sì che vengano garantiti al giovane gay iraniano i propri diritti fondamentali stabiliti dalle Carte internazionali sui Diritti Umani, ovvero il diritto a permanere stabilmente in territorio elvetico per gravi motivi umanitari".

EveryOne ha inoltre inviato un messaggio urgente all'Ambasciatore svizzero in Italia Bernardino Regazzoni chiedendo di intercedere nell'immediato sul caso col Suo Governo".

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