31 luglio 2014

SOS RUSSIA: L’ASSOCIAZIONE LGBTI COMING OUT DICHIARATA «AGENTE STRANIERO» DAL TRIBUNALE DI SAN PIETROBURGO.

Roma, 30 luglio 2014

Lo scorso 21 luglio una Corte di San Pietroburgo ha sentenziato che l’Associazione LGBTI Coming Out dovrà iscriversi al registro degli «agenti stranieri» e definirsi pubblicamente con questo termine che in Russia è connotato in modo fortemente negativo e rimanda ad attività di spionaggio.

L'iscrizione a tale registro, oltre ad implicare che l'omosessualità sia una degenerazione estranea alla tradizione russa e importata dall'Occidente, rende le associazioni soggette a una tale quantità di adempimenti burocratici e controlli governativi da impedire di fatto qualunque attività.

Stampare  « la locuzione agente straniero su tutto il materiale divulgativo dell’associazione confermerà l’idea, già piuttosto diffusa, che proteggere i diritti delle persone LGBTI è qualcosa di straniero e, perciò, superfluo se non dannoso», ha dichiarato l’Associazione su Facebook.

Coming out era stata una delle associazioni beneficiarie della gara di solidarietà SOS Russia volta ad aiutare le associazioni russe a contrastare il giro di vite contro i diritti umani di tutti e il lavoro di tutte le associazioni che tentano di estenderli. Il problema infatti non riguarda solo le associazioni LGBTI: nei giorni scorsi il Ministro della Giustizia ha registrato 5 associazioni per i diritti umani (tra cui i Giuristi per i Diritti Costituzionali e le Libertà) come «agenti stranieri» per il solo fatto di ricevere fondi dall’estero (il che comprende anche i finanziamenti di progetti internazionali). Il contributo di SOS Russia ha aiutato Coming Out nella sua battaglia durata ben 16 mesi, ma che, per ora, è stata purtroppo persa.

Ovviamente Coming Out ricorrerà in appello, ma non vi è garanzia che il Ministro della Giustizia non imponga subito la registrazione.

Le motivazioni della sentenza di Primo Grado sono state che Coming Out violerebbe i diritti delle «persone con orientamento sessuale tradizionale» e che le sue brochure contro le discriminazioni e sui diritti umani delle persone LGBTI sarebbero materiale propagandistico.

Il segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Yuri Guaiana, dichiara: «come abbiamo continuato a ripetere prima delle Olimpiadi invernali, il rischio che l’azione del governo russo contro i diritti umani e le libertà fondamentali dei suoi stessi cittadini aumentasse dopo lo spegnimento dei riflettori olimpici era molto concreto. la notizia che una trentina di persone abbia potuto radunarsi a San Pietroburgo per il Pride senza violenze, ma subendo solo (!?!) il fermo della polizia per chi portava cartelli con slogan e immagini, non fa altro che confermare l’applicazione della legge contro la cosiddetta propaganda omosessuale e che, forse, le frange più estremiste della società russa sono distratte dall’Ucraina. Ci appelliamo alla comunità internazionale (organizzazioni non governative e governi) affinché riprendano a vigilare e a sollevare l’attenzione sulla situazione dei diritti umani in russa».

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