29 novembre 2014

L’ERGASTOLO PER ATTI OMOSESSUALI DIVENTA LEGGE in GAMBIA


Roma, 25 novembre 2014

L’arresto di 4 giovani omosessuali ieri in Gambia è la prima concreta conseguenza della decisione del presidente del Gambia, Yahya Jammeh, di firmare, il 9 ottobre scorso, la legge che punisce gli atti di «omosessualità aggravata» con la pena dell’ergastolo. L’omosessualità era già punita con 14 anni di prigione, ora elevati alla pena dell’ergastolo per tutti coloro che siano trovati colpevoli di più di un atto di omosessualità, che siano siero positivi o che abbiano avuto un rapporto omosessuale con un minore di 18 anni, un disabile, una persona sotto effetto di stupefacenti o che siano genitori o tutori della persona con cui hanno avuto un rapporto omosessuale.

Il segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Yuri Guaiana, ha  dichiarato: 
«La dizione «omosessualità aggravata», chiaramente mutuata dalla famigerata legge ugandese recentemente abrogata dalla Corte Costituzionale di quel Paese, accomuna indebitamente l’omosessualità all’incesto e alla pedofilia usando il diritto come una clava ideologica contro una parte dei propri cittadini. 
Il presidente Jammeh dovrebbe imparare da Paesi africani come il Botswana la cui Corte Suprema ha recentemente stabilito che la libertà di associazione, assemblea ed espressione non può essere ristretta ad un ristretto gruppo di persone, sostenendo anche i diritti delle persone LGBTI. 

Il presidente Jammeh ha scelto invece di umiliare il suo Paese con una legge che viola apertamente trattati internazionali, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, che pure il Gambia ha sottoscritto».

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