17 maggio 2008

GAY, LA SVOLTA DELLA CALIFORNIA

La Corte Suprema della California ha abolito la legge che proibiva il matrimonio tra persone dello stesso sesso, aprendo la strada alle nozze gay, possibili oggi soltanto in Massachusetts.

Una decisione storica, presa di stretta misura (quattro giudici a favore e tre contro, nonostante sei su sette siano di nomina repubblicana) che promette di scatenare un dibattito accesissimo in tutti gli Stati Uniti e nella campagna elettorale per le presidenziali. La maggioranza degli americani è contraria ai matrimoni omosessuali (solo un terzo dei cittadini Usa si dice favorevole) e questo potrebbe favorire la corsa del senatore repubblicano John McCain che si è sempre schierato contro le nozze tra persone dello stesso sesso. Anche Hillary Clinton e Barack Obama sono contrari ai matrimoni gay ma sono favorevoli alle unioni civili, che sono però approvate dal 54 per cento degli elettori secondo un sondaggio dello scorso anno.

Da ricordare che gli strateghi del partito repubblicano, guidati dal guru della Casa Bianca Karl Rove, presentarono referendum sull'aborto, le nozze gay e la ricerca sulle staminali in molti Stati alle elezioni del 2004, riuscendo così a mobilitare la parte conservatrice e religiosa del Paese portandola a votare per Bush.

La sentenza di oggi è una vittoria storica per i gruppi per i diritti degli omosessuali e delle lesbiche e per il comune di San Francisco che nel 2004 aveva concesso 4.000 licenze di matrimonio a coppie dello stesso sesso prima di venire fermato per legge. Tutto era cominciato nel 2000 quando l'elettorato californiano aveva approvato un referendum con cui si stabiliva che soltanto i matrimoni tra uomini e donne sarebbero stati riconosciuti legalmente.

Ma il sindaco di San Francisco Gavin Newsom nel febbraio del 2004 aveva deciso di sfidare la legge ritenendola non costituzionale e così si erano celebrati i 4000 matrimoni. Un mese dopo la Corte Suprema lo aveva fermato e ad agosto aveva annullato i matrimoni sostenendo che il sindaco non aveva l'autorità per andare contro la legge californiana. Ma ventitré coppie gay e il comune di San Francisco fecero ricorso, promuovendo l'azione legale che si è conclusa ieri mattina.

Nella sentenza dei giudici di Sacramento si afferma che le unioni civili non sono un sostituto accettabile per il matrimonio. "Limitare la definizione di matrimonio a un'unione tra un uomo e una donna - scrive nella motivazione il presidente del collegio, Ron George - è anticostituzionale e questo passaggio deve essere eliminato dal testo legislativo".

I fautori del bando sono però pronti a presentare un emendamento alla Costituzione della California per impedire che i matrimoni gay siano legali e tornino ad essere celebrati. Nonostante la posizione conciliante del governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger, che non appoggia le unioni omosessuali ma ieri ha detto "Rispetto la decisione della Corte e come governatore la farò rispettare", la battaglia intorno ai matrimoni gay rischia di essere ancora lunga. I gruppi "profamily", che si battono per preservare la famiglia tradizionale, hanno infatti raccolto oltre un milione di firme e a novembre, insieme al voto per il presidente, i californiani saranno chiamati a decidere anche su questo tema.

Dal 2004 a oggi ben 26 Stati hanno inserito il bando ai matrimoni gay nelle loro Costituzioni. Fino ad oggi le nozze tra persone dello stesso sesso sono autorizzate e legali solo in Massachusetts, dove la Corte Suprema si espresse in favore nel 2003. Da allora ne sono state celebrate più di diecimila. Vermont, New Jersey, Connecticut e la stessa California garantiscono però alle unioni omosessuali tutti quei diritti che a livello statale sono riconosciuti alle coppie eterosessuali.

Mario Calabresi [www.arcigay.it]

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