9 luglio 2008

IN MEMORIA DI PAOLO E DI TUTTE LE VITTIME DELL´OMOFOBIA

Venerdì 11 luglio ore 12.00
Largo Paolo Seganti - Parco delle Valli (Montesacro)

DOV´E´: GUARDA LA MAPPA

Nella notte tra l´undici e il dodici luglio 2005, all´interno del Parco delle Valli (Montesacro), Paolo Seganti veniva torturato e ucciso perché gay Aveva 35 anni, operava per gli altri e il suo assassino non è mai stato consegnato alla giustizia.
L´omicidio scosse profondamente la comunità lesbica, gay e trans romana e italiana che reagì contro la violenza omofoba con una fiaccolata in Campidoglio alla presenza delle Istituzioni cittadine. Oggi a Paolo Seganti è dedicato Gay Help Line, il contact center antiomofobia del Comune di Roma sostenuto anche da Provincia di Roma e Regione Lazio.
A tre anni di distanza dalla sua morte vogliamo ricordare ancora Paolo, perché quello che è successo a lui non avvenga mai più e per ricordare, con lui, tutte le vittime dell´omofobia e della transfobia, tutte le persone che subiscono violenze.
Venerdì 11 luglio alle ore 12.00 Arcigay Roma organizza un momento di commemorazione presso Largo Paolo Seganti, il luogo all´interno del Parco delle Valli a lui dedicato.
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Il 26 luglio2005, per "Orgoglio e pregiudizi" di Gaya Cronisti senza Frontiere scrivevo:
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La lista dei morti, ammazzati perchè omosessuali, continua ad allungarsi.
In Italia, civile e democratico paese,come ovunque, in Iran come in Nigeria o in Egitto, o nella civilissima Olanda. o a Roma, città Eterna dalla millenaria tradizione di tolleranza, di chiunque, nel rispetto della lex.
-"Parcere subiectis et debellare superbos."-
ovvero: rispettare e proteggere chi rispetta la legge e mettere in condizione di non nuocere chi non lo fa.

Catanzaro 3 luglio 2005: un uomo, Michele Presta, e' stato ucciso.
Sindacalista molto noto in Calabria, ammazzato da un prostituto eterosessuale sposato e con un figlio. Massacrato con un'ascia che gli ha spaccato la testa.
L'assassino, il 31enne Gianfranco Palermo, ha infierito sulla sua vittima dopo averlo derubato di varie migliaia di euro, avergli sottratto l'auto e minacciandolo di rendere pubblica l'identita' gay del sindacalista se non gli avesse dato piu' soldi.
Michele Presta ha rifiutato il ricatto, ma ha pagato il suo gesto di coraggio con la vita .
I suoi colleghi del sindacato CGIL hanno espresso il loro rammarico per non aver capito il bisogno di aiuto e di solidarieta' di Michele, del loro collega piu' bravo e piu'altruista e piu' impegnato. - "Siamo noi ad aver sbagliato. Avremmo dovuto accorgerci del disagio di Michele.E' stato con noi per due decenni e mai, nessuno, ha saputo, o voluto capire la sua natura".-
-"Lui aiutava noi. E noi? Perche' non siamo riusciti ad aiutare lui?"-
Scrive Massimo Consoli:- "Michele Presta e' un segno dei tempi che cambiano, simbolo di una comunita' che chiede, vuole, pretende i suoi diritti piu' basilari. Gli stessi diritti dei quali godono tutti gli altri cittadini di questa nostra, triste repubblica.
Michele Presta e' un eroe: perche' e' un omosessuale che si e' rifiutato di accettare la logica del silenzio, del sottrarsi, del subire il ricatto. Sono orgoglioso di potermi dire suo amico."-

Nella mia Roma non serve una sentenza del tribunale ( non ci sono leggi scritte al riguardo) nè una sharia, per ammazzare un omosessuale. La nostra è una città civile, una capitale europea e mondiale, faro di civiltà laica e religiosa: uccidere un cittadino è vietato dalla legge laica e da quella religiosa, oltre che dalla morale naturale.
Paolo Seganti era un cittadino modello di virtù umane e civili, e anche religiose, ma non è bastato perchè la legge lo difendesse: era omosessuale e per lui la legge non era la stessa che per tutti gli "altri".
Ha scritto Cinzia Ricci: -Si dice che il Comune di Roma intitolerà a Paolo Seganti un albero o un parco, non so. Chiunque sia sopravvissuto a gesti di violenza e discriminazione diretti o indiretti, chiunque ne abbia consapevolezza, non chiede per sé ed altri targhe o medaglie, parole di circostanza o compassione, ma "solo" l'applicazione della legge e il perseguimento senza sconti di chi compie tali atti (cosa che raramente avviene), il rispetto della Costituzione Italiana (se qualcosa vale ancora), la riaffermazione inequivocabile della laicità dello stato, un adeguamento legislativo che riconosca le persone LGBT* e finalmente le tuteli in modo specifico.
Oppure lo si scriva a chiare lettere, nero su bianco, che questo paese non è uno stato di diritto laico e democratico, che qui le persone con orientamento sessuale e affettivo non eterosessuale non sono gradite, lo si sancisca, dichiari, cosicché possano scegliere se andarsene dove le libertà individuali sono inviolabili, o restare a rischio della vita.
Perché di questo si tratta, casomai qualcuno non l'avesse ancora capito: in Italia non si corre più "solo" il pericolo di essere insultati, vessati, licenziati, emarginati, picchiati, stuprati – qui, ad essere gay, lesbiche e transessuali, si rischia di morire."-

E proprio mentre Paolo Seganti, perchè gay, veniva ucciso, lunedì 11 Luglio, Angelo scriveva tra l'altro alla comunità varia...
-"Vi pongo all'attenzione un recente problema di questi giorni: abusi sugli omosessuali che frequentano luoghi pubblici, sia da parte delle forze dell'ordine sia da parte di alcuni imbecilli, che io ieri sera ho visto con i miei occhi(ne sono testimone DIRETTO). "Te la sei cercata".
Mi hanno risposto così alcuni esponenti di una pattuglia delle Forze dell'ordine avvertiti da me qualche sera fa alla zona portuale di San Benedetto del Tronto. (...) quello che mi ha sconvolto è stata la risposta sprezzante e priva di senso di alcuni responsabili dell'ordine pubblico, come se alla fine il colpevole di certe malefatte fossi io, e come se dopotutto "picchiare i froci" non fosse reato.(...)Certo però che quel "te la sei cercata" sarebbe gravissimo anche se diretto ad una vittima della camorra solo perché si trovava in un posto desolato. (...) Forse non è chiaro a tutti che tali aggressioni, al cui danno si aggiunge la beffa di forze dell'ordine che ti sfottono sopra, sono una doppia condanna per tante persone della comunità gay marchigiana,(...)chi per una semplice scappatella chi per una profonda amicizia…e chi, come i più romantici come me, per un ragazzo da amare.(...)Quella sera mi sono trovato anch'io a passeggiare da quelle parti.
Premesso che sono fatti miei e a nessuno devo rendere conto della mia privacy, nemmeno agli uomini della volante uno dei quali però emetteva giudizi fin troppo insistenti sull'ora tarda in cui mi trovavo lì, è un mio diritto o no transitare in un luogo pubblico come tutti gli altri cittadini, a prescindere dalle ragioni che mi hanno spinto a stare là? Non sono un criminale, sono un onesto cittadino, voglio solo incontrarmi con altre persone, che male faccio di fronte alla legge? Nessuno. (...) perché non è mai stata aperta un'inchiesta dettagliata per reprimere il fenomeno del crimine notturno? No, in questo caso sembra che si vuole reprimere l'omosessualità, intimorita ulteriormente con frasi umilianti "non farti vedere più da queste parti", "che ci fai qui a quest'ora?", "siamo stufi di venire qua tutte le volte"…e dulcis in fundo "te la sei cercata". (...) Eh no, questa non è tutela del cittadino ma omofobia, cioè disprezzare un cittadino e considerarlo di serie b solo per il proprio orientamento sessuale, ed è molto grave alla pari se si dicesse "te la sei cercata" ad una donna stuprata solo perché ama andare in jeans attillati o in minigonna. Anche l'ebreo che va in giro con la kippà se la va a cercare se prende le botte dai naziskin? (...)A proposito farei un appello alla bontà delle Forze dell'ordine: si dia vita ad un'azione di collaborazione con la comunità gay marchigiana per individuare insieme le modalità migliori per combattere e reprimere tali abusi, collaborando con le stesse persone che frequentano il luogo (...) E un appello agli amministratori locali del Comune di San Benedetto, della Provincia di Ascoli Piceno e della Regione Marche: si proponga qualcosa contro il mobbing e le violenze, contro l'omofobia in generale, e al tempo stesso proponete al tempo stesso nuovi luoghi di aggregazione, accoglienza e amicizia per tutti, per cui le persone omosessuali non abbiamo più bisogno di ritrovarsi in posti notturni che appartengono oramai ad un triste passato. In assenza di risposte concrete bisognerà ricorrere ad una raccolta firme per premere sulle istituzioni.(...) Non illudetevi: il tempo della clandestinità è finito, gli omosessuali non si nascondono più e pretendono di vivere il loro amore come tutti gli altri."-

Io non mi illudo, gli omosessuali continuano a nascondersi, la paura è spesso tangibile. E il mio cuore è triste, scusatemi: le parole mi mancano troppo spesso in questi ultimi giorni. La lista si allunga.
Un paese di antica civiltà come l'Iran ha assassinato legalmente, impiccandoli sulla pubblica piazza, due ragazzini giudicati colpevoli di aver "fatto l'amore" tra loro. Omosessuali, gay senza forse neanche saperlo, perchè neanche in Iran a 14/15 anni si è consapevoli della propria identità, neanche sessuale. La tv iraniana ne mostrato in televisione le immagini, estremo sfregio alle loro giovani vite distrutte. E la gente italica, gay più o meno coperti compresi, invece di accorrere in massa davanti alle sedi diplomatiche dell'Iran per testimoniare, gridare forte e chiara tutta la sua esecrazione per questo delitto di stato al quadrato ( due le vittime e assieme due le "pene di morte" ) ha continuato imperterrita a occuparsi di vacanze, di euro, di caldo, a scendere in piazza per rivendicare la serie A o B o c per la propria squadra di calcio del cuore, ad aver paura di attentati a pigliarsela con questo o quel politico...
Eppure sono giorni in cui tutti questi omicidi hanno smosso qualcosa, al di là dei vari Pride più o meno ricchi di presenze colorate e polemiche relative.
Per la prima volta da sempre ci si è ritrovati, noi LGBTQ e non solo, pochi (diciamolo senza sentirci nudi, perchè un centinaio o poco più non sono certo una folla) ma ben decisi, rappresentanze di tutte le associazioni della comunità varia e variegata dei diritti della diversità, di tutti i colori dell'arcobaleno e della politica. Tutti assieme appassionatamente davanti all'ambasciata della "repubblica democratica dell'Iran" a dare testimonianza della nostra indignazione e alla nostra fierezza di essere così come siamo, alla nostra determinazione di impedire ed eliminare situazioni del genere ovunque nel mondo con tutti i mezzi nonviolenti possibili.
Ma non bastiamo, abbiamo bisogno della collaborazione di tutta la gente di cuore e di cervello, di qualunque genere o inclinazione sessuale, disponibile a impegnarsi in prima persona, giorno per giorno, nella sua vita quotidiana e non a parole, per questo.
(Alba Montori 30/07/05)

Aggiungo che, come Ass. Fondazione Massimo Consoli, assieme a tutta la gente di buona volontà e rispetto umano disponibile, non smetteremo di esigere che le indagini per ricercare chi ha assassinato Paolo Seganti, come per individuare gli autori dei tanti altri assassinii, che Massimo chiamò "omo-cidi", non devono e non possono interrompersi prima di esser riusciti ad assicurare i colpevoli alla giustizia.
E ci auguriamo che venga ripristinato il settore della P.S. che fu creato proprio allo scopo non solo di perseguire tali reati, ma anche di prevenirli.



Perciò siete tutt** invitat** ( con preghiera di passare parola)
venerdì 11 luglio alle ore 12.00
in Largo Paolo Seganti - Parco delle Valli (Montesacro) a Roma.
DOV´E´: GUARDA LA MAPPA

Alba Montori

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