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PAOLO SEGANTI

PAOLO SEGANTI

sabato 27 giugno 2009

VAHID E' LIBERO !

LIBERO IL RIFUGIATO GAY IRANIANO VAHID. HA RIABBRACCIATO IL SUO COMPAGNO A ROMA. RASSICURAZIONI DA FINI E FARNESINA SULLA PROTEZIONE UMANITARIA.

GRUPPO EVERYONE: “UN CASO CHE SI CONCLUDE POSITIVAMENTE GRAZIE ALL’INTERCESSIONE DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA CON LA FARNESINA E IL MINISTERO DEGLI INTERNI”.


Vahid Kiani Motlagh, il gay iraniano 32enne che era stato fermato in Francia lo scorso 25 maggio e rinchiuso nel centro di detenzione all’aeroporto di Saint-Exupery a Lione, si trova ora di nuovo a Roma, finalmente libero. “Vahid, come era stato anticipato ieri dal nostro Gruppo,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne “è partito da Lione alle 8,40 ed è arrivato all’aeroporto romano di Fiumicino alle 10,15, dove è stato poi trattenuto, fino a poco fa, per le procedure di trattazione alla polizia di frontiera in aeroporto, quindi in Questura di Roma.

Provato, ma felice, Vahid è ora libero, a fianco del suo compagno." "Ieri avevamo inviato un appello urgente al Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, per sollecitare una sua azione di sensibilizzazione con la Farnesina e il ministro Frattini, e già in serata avevamo ricevuto le prime rassicurazioni. Questa mattina" continuano i leader di EveryOne "abbiamo avuto la conferma dal presidente Fini della sua intercessione con la Farnesina e il ministro Frattini affinché venisse accordata immediata protezione umanitaria al ragazzo. La Farnesina ha fatto sapere di stare seguendo con attenzione l'intero caso, nell'interesse di preservare al massimo i diritti fondamentali di Vahid, escludendo da subito una sua futura deportazione in Iran".

"E’ stata una campagna faticosa," contiua il Gruppo EveryONe "ma siamo riusciti a seguire passo dopo passo Vahid attraverso un'azione di diplomazia internazionale con le autorità francesi, l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati, il Parlamento Europeo - grazie all'intercessione di Ottavio Marzocchi dell'Associazione Radicale Certi Diritti - e le istituzioni italiane. Ringraziamo Gianfranco Fini e il consigliere diplomatico Alessandro Cortese, che non solo si sono dimostratidisponibili e interessati alla positiva risoluzione del caso, ma hanno permesso che già dall'arrivo di Vahid in Italia venisse attivata una procedura che ne escludesse a priori la deportazione nel Paese d'origine".

EveryOne ringrazia infine tutte le associazioni che si sono attivate per supportare l'azione per la vita di Vahid, in particolare Certi Diritti e la Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’, che hanno promosso iniziative a sostegno della nostra campagna; Arcigay Roma, che d'ora in poi seguirà Vahid passo dopo passo nelle istanze di protezione umanitaria; Arcilesbica Roma, GayNet, Azione Trans e una rete internazionale di organizzazioni per i Diritti Umani.

Un grazie infine agli on. Concia e Della Vedova; agli eurodeputati Lambert, Romeva, Cashman, In´t Veld, Lunacek, Gröner; a Dirk De Meirleir, direttore di ILGA-Europe; al PRI e ai giovani ebrei d'Italia, che hanno sollecitato il Governo a interessarsi del caso e attivare canali diplomatici per fornire protezione umanitaria immediata a Vahid.

Gruppo EveryOne

LETTERA DEGLI STUDENTI GAY IRANIANI

Lettera aperta dalla rete degli studenti universitari iraniani omosessuali alla comunità internazionale. I dolorosi incidenti degli ultimi giorni, oggi hanno raggiunto il massimo. Sabato 20 giugno il regime islamico è riuscito ad andare oltre con le sue violazioni ai diritti umani che durano oramai da trent’anni. Il desiderio del Popolo di scegliere pacificamente il proprio governo attraverso elezioni giuste è stato frustrato dal Regime e dal Leader Supremo con l’inganno e con l’imposizione della forza. Questo ha condotto ad una protesta silenziosa dopo che i risultati delle elezioni hanno shockato l’intero paese. Una folla lunga miglia ha occupato le strade di Teheran, forte della tolleranza, calma e risolutezza di tre milioni di persone, ha affrontato le elezioni pilotate. Questa protesta, pacifica ma determinata, ha incontrato la forza bruta degli uomini forti del regime che sparavano dai tetti e dalle finestre.

Quello che la gente dell’Iran vuole sono elezioni democratiche e libere, garantite dalla Repubblica Islamica. Ma a quanto pare non è credibile che una Repubblica Islamica conceda la democrazia. I resoconti su morti e feriti negli attacchi ai civili variano, ma la verità è disponibile grazie a testimoni oculari, ad immagini scattate con cellulari e macchine fotografiche e grazie a messaggi digitati on line. La cosa più significativa non è il nostro numero, ma il fatto che ci abbiamo sparato addosso per le strade, di fronte a tutti, o che ci abbiano fatto del male nei centri di detenzione dove hanno portato coloro che protestavano. Filmati e foto che mostrano uccisioni e ferimenti, tagli alla gola o corpi che piangono non hanno bisogno di didascalie.

Gli uomini forti del regime e le forze militari stanno attaccando i civili usando ogni tipo di arma dall’acqua bollente alle pallottole. La Basij, polizia culturale in borghese che era stata reclutata per rafforzare la moralità religiosa, ora attacca le persone la notte nelle loro case. Il Popolo è ancora calmo e determinato, ha giurato di riprendersi i voti che gli sono stati rubati e di porre fine all’imbroglio del governo con i propri corpi. Da quando questo venerdì il Leader Supremo ha annunciato i risultati delle elezioni con la vittoria definitiva e ha imposto di togliere il Popolo dalle strade, da allora le dimostrazioni sono state percepite come una guerra aperta alla legittimità del Regime stesso. Oggi Teheran è un bagno di sangue. Altre grandi città hanno riportato di assalti e attacchi militari ai civili, si registrano molte perdite.

Oggi nelle mani del Governo, le vite dei cittadini sono soggette ad un’orribile violenza così come lo è la loro speranza per la democrazia e per una società giusta. A causa della mano pesante del Regime Islamico sui dormitori universitari, durante le prime tre notti cinque studenti attivisti Mobian Ehterami, Kasra Sharafi, Kambiz Sho’a’ee, Fatemeh Baratee, and Mohsen Eemani, sono stati uccisi. Degli altri studenti che sono morti o sono stati feriti non si conosce il nome. Al momento attuale, tutti quanti fuori dall’Iran hanno avuto modo di vedere le immagini delle grida del Popolo muto e i corpi massacrati e sanguinanti di coloro che protestavano. Quelli che sono stati arrestati o rapiti e rilasciati hanno raccontato gli orrori di cui hanno fatto esperienza.

Ma ancora abbiamo paura che la gravità della realtà non sia stata compresa a fondo da chi sta fuori. Siamo consapevoli che quello che stiamo vivendo può sembrare come una vicenda del mondo orientale. Per questo motivo, gli studenti omosessuali in Iran si sentono obbligati a raccontare al mondo di questi tragici provvedimenti e vogliono esserne testimoni in prima linea. Come piangiamo la perdita di protestanti innocenti e ci preoccupiamo riguardo alla sorte di coloro che sono stati arrestati e di cui si sono perse le tracce, così siamo orgogliosi delle lunghe file di gente paziente e determinata che ha svelato il volto più incredibile di una società che si conserva elegante anche in presenza di circostanze completamente brutali. Siamo una cosa solo in questo e siamo un’unica voce che pretende democrazia.

Quelli che oggi sono vivi, lo sono per caso. Questa folla elegante e pacata è devastata e afflitta oggi. Viviamo nella paura e ci aspettiamo il peggio. Se Ahmadinejad sostenuto dal Leader Supremo ha in mente un colpo di stato contro il presidente iraniano eletto Mir Hosein Musavi e cerca in ogni modo di deviare il corso della democrazia, la nostra speranza ed il nostro obiettivo è di non permettere che questa cosa avvenga. Ora che il Consiglio dei Guardiani non ha appoggiato la richiesta del Popolo di nuove elezioni, il timore è che, se le proteste vengono soppresse, il regime impedirà le libertà individuali ed i diritti civili in modo ancora più duro di quanto già non faccia oggi. Il Regime Islamico dell’Iran, con la sua storia di violazione dei diritti umani, con la soppressione delle minoranze e la minaccia di pena capitale per l’omosessualità, ha scelto di reprimere ogni aspirazione democratica e di demolire le istituzioni civili così da aumentare il proprio controllo sulla vita del Popolo con una velata ma diffusa brutalità. Questo porterà ad una ferita della società iraniana nella sua interezza e da qui comprometterà i simboli dei diritti umani in tutto il mondo.

La comunità omosessuale iraniana sta vivendo in condizioni dure di persecuzione e paura. Noi ci identifichiamo con la sofferenza sopportata del Popolo in questa ultima settimana, quella di ha ricacciato indietro le lacrime ed è rimasto calmo anche di fronte agli attacchi e agli assalti. Il silenzio è stato il più efficace ed unico scudo. In questi giorni il Governo ha smesso di pretendere la giustizia aprendo il fuoco sulle persone o chiamandole come “meno della polvere”, “sporchi”, “froci”.

Gli omosessuali iraniani hanno combattuto per anni contro un Regime oppressivo e spietato: noi lo sappiamo bene cosa significhi sopportare la crudeltà. In questi giorni il Regime Islamico sta trattando le persone come ha fatto con la comunità queer per gli ultimi tre decenni. È con questa consapevolezza nella mente e con la speranza di un futuro libero, giusto e basato sull’uguaglianza che noi combattiamo fianco a fianco, mano nella mano, contro il dittatore.

Esortiamo la comunità internazionale LGBT ad ascoltare la nostra voce e ad ascoltare il Popolo iraniano che pretende nuove elezioni. Noi chiediamo alla comunità internazionale LGBT di assisterci nell’allertare il mondo circa le crudeltà e gli omicidi che succedono in Iran in questi giorni. Abbiamo paura che nei giorni a venire, se vince il dittatore, una generazione – la nostra generazione – verrà semplicemente eliminata.

In questi giorni il movimento queer dell’Iran è accanto al movimento della gente. Siamo certi che la morte della democrazia in Iran vorrà dire, prima o poi, la morte di tutta quanta l’umanità. Siamo sicuri che nella negazione dei diritti civili ed individuali – così come Ahmadinejad ha fatto nel suo discorso prima della salita al potere per la seconda volta riferendosi a coloro che protestavano come a “ladri”, “ruffiani” e “froci” – in quella negazione verrebbero spazzate via tutte le speranze per una società civile. Noi però viviamo ancora con la speranza di poter salvare l’Iran da questo esplosione di fascismo. Il quarto giorno della Resistenza Silenziosa uno di coloro che protestavano portava un cartellone che recitava “non ho paura della morte, mi spaventa la vita”. Questi giorni sono passati.

Uguaglianza, giustizia sociale, rispetto per le diverse etnie, religioni, lingue e minoranze sessuali, se alle persone non vengono impediti i propri diritti nell’ambito della democrazia, sono possibili. Noi chiediamo alla comunità internazionale, alla comunità internazionale LGBT, alle organizzazioni per i diritti umani e al mondo tutto, di vigilare sulle atrocità che oggi avvengono nelle strade dell’Iran, di rispettare il voto della popolazione iraniana e il loro desiderio di vivere in una società democratica, di rifiutarsi inoltre di riconoscere Ahmadinejad come presidente eletto fino a nuove elezioni tenute in presenza di osservatori delle Nazioni Unite.

Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere gli iraniani attraverso la pressione della diplomazia e l’intervento delle Nazioni Unite. Chiediamo alla comunità internazionale di starci a fianco e di spronare i governi a rispettare il Popolo Iraniano e il suo voto, di rifiutarsi di riconoscere Ahmadinejad quale presidente iraniano fino a quando non avremo avuto l’opportunità di eleggere il nostro presidente con i nostri voti. Quello che vogliamo sono nuove elezioni. Il Popolo ha ferma intenzione di riprendersi i propri voti. Per le persone dell’Iran, in particolare per la comunità omosessuale e per tutte le altre minoranze, è l’unica via possibile per andare avanti. Oggi gli iraniani fanno affidamento sulle proprie capacità di resistere e di far valere la propria domanda di giustizia. Questo non accadrà senza il supporto della comunità internazionale.

Sia lodato il giorno in cui l’Iran sarà responsabile e sensibile verso i suoi bambini e cittadini.

In nome della libertà e della giustizia sociale,

gli studenti omosessuali delle università in Iran

giovedì 25 giugno 2009

IRAN-GAY STREET ROMA SI TINGE DI VERDE PER SOSTENERE VAHID

Il 23 giugno La gay Street romana si è tinta di verde per chiedere la salvezza per questo giovane iraniano.
Della drammatica situazione in cui si è venuto a trovare si è fatta carico in primis la Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli', che appena ne è venuta a conoscenza la sera del 21 giugno scorso ha mobilitato sulla vicenda tutte le migliori energie della Comunità Varia.

Ed ecco una sintesi dei primi risultati ad oggi:

IRAN: PRI "APPELLO BIPARTISAN PER SALVARE VAHID" - ROMA (ITALPRESS)
All'appello del Pri per salvare la vita del giovane omosessuale iraniano, Vahid, hanno gia' aderito Benedetto Della Vedova (Pdl), Anna Paola Concia (Pd) e Daniele Nahum (presidente Ugei). Vahid Kian Motlag, che ora si trova detenuto all'aeroporto di Lione per reato di clandestinita', rischia, se rispedito in Iran, l'impiccagione ("In Iran non vi sono gay",aveva detto Ahmadinejad).

L'appello bipartisan e' indirizzato all'ambasciatore francese, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro degli Esteri Franco Frattini "affinche' si adoperino in ogni modo per il giovane Vahid". "Chiediamo al governo italiano - si legge in una nota del responsabile delle politiche giovanili del Pri Vito Kahlun - di concedere, se necessario, l'asilo politico a Vahid".

Certi Diritti: libertà e asilo per il gay iraniano Vahid, detenuto a Lione

Il 23 giugno 2009 alle 22 performance alla Gay Street di Roma per chiedere la salvezza del profugo omosessuale.

L’Associazione Radicale Certi Diritti si unisce all’appello del Gruppo EveryOne e della Fondazione Massimo Consoli per chiedere l’immediata scarcerazione e sospensione del provvedimento di deportazione in Iran di Vahid Kiani Motlagh, 32enne omosessuale iraniano rinchiuso dal 25 maggio – data in cui è stato fermato mentre transitava clandestinamente in Francia per raggiungere il Belgio con il compagno – nel centro di detenzione dell’aeroporto Saint-Exupery di Lione.

“Se rimandato in Patria, come vorrebbe il giudice del tribunale amministrativo lionense,” dichiara Sergio Rovasio, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti “Vahid verrebbe giustiziato con l’accusa di lavat (sodomia) a causa del proprio orientamento sessuale, così come è stato per il giovane Makwan, cui la nostra Associazione Radicale è dedicata, impiccato nel carcere di Kermanshah nel dicembre 2007. Da Bruxelles” aggiunge Rovasio “il nostro responsabile per le questioni europee, Ottavio Marzocchi, ha mobilitato tutti i membri dell’intergruppo LGBT al Parlamento Europeo, tra cui l’eurodeputato Michael Cashman, affinché si occupino quanto prima del caso e intercedano presso il Governo francese per far sì che Vahid si veda riconosciuto, come sarebbe legittimo in un Paese civile e membro dell’Unione, il diritto fondamentale all’asilo come rifugiato, in linea con le norme europee e internazionali”.

Domani sera, a partire dalle 22, in via San Giovanni Laterano, Certi Diritti, assieme al Gruppo EveryOne, alla Fondazione Massimo Consoli, ad Azione Trans, GayNet e ad Arcigay e Arcilesbica Roma, parteciperà a una performance dove verranno distribuiti ‘green ribbons’, fiocchi verdi, ai passanti e verrà affisso un cartello "VAHID LIBERO".

www.certidiritti.it - certidiritti@radicali.it

domenica 21 giugno 2009

GENOVA PRIDE: “SONO CIO' CHE SONO” - SABATO 27 GIUGNO

La canzone “Sono ciò che sono” di Ciri Ceccarini ce l’ha fatta. Sarà tra i brani “militanti” protagonisti, nel pomeriggio di sabato 27 giugno, sul palco conclusivo del corteo organizzato per il Genova Pride, manifestazione gay-lesbica-trans nazionale di quest’anno.

Ad introdurre Ciri e la sua canzone sarà Vladimir Luxuria, madrina del Pride nazionale.

Durante la scorsa settimana il portale Gay.it aveva tentato di animare il dibattito sulla “difficile scelta dell’inno” per il Gay Pride. Tra le ipotesi era appunto emersa anche la “candidatura” del cantautore riminese Ciri Ceccarini “il giovane cantante/performer riminese – annotava giustamente il sito - che ha già partecipato a varie iniziative del Genova Pride”.

“Qualcuno potrà dire che Ciri Ceccarini – proseguiva l’articolo firmato dal noto militante gay piacentino, Valeriano Elfodiluce oltre a non essere popolarissimo e a scrivere brani ben poco adatti all'allegria di un Gay Pride - non è esattamente un'icona gay, però anche quest'anno la rosa di candidati fra cui scegliere non è stata certo ampia. Se non altro possiamo consolarci pensando che non è stato necessario riesumare la colonna sonora di un film degli anni '70 come La Patata Bollente, cosa che avvenne per il Bologna Pride dell'anno scorso”.

In quell’occasione il brano di Ciri fu, invece, bocciato senza appello.

Anno nuovo, vita nuova. Ora. Ceccarini, tuttavia, non nuovo ad interventi sui media in difesa soprattutto della musica nuova e dell’impegno artistico dei più giovani, ha sentito la necessità di intervenire nel dibattito, rispondendo così a Gay.it.

“Non so – fa sapere Ciri - se il mio canto sia opportuno, più o meno gaio per risuonare al Gay Pride nazionale.

Presentandomi al Comitato Genova Pride e mettendo a disposizione le mie note ho solo messo in pratica la voglia di fare qualcosa. Si chiama movimento no?

E’ necessario. Ogni fabbro dovrebbe fare così nella sua bottega, ogni muratore nel suo cantiere, ogni giornalista nella sua redazione e ogni politico gay o gayfriendly nella sua assemblea.

Così si cambia il mondo iniziando dalla strada di casa propria.Casa mia – prosegue lo scritto del cantautore - per niente ricca, per niente fastosa e nemmeno troppo famosa, sono le note. Grazie a loro vivo e riesco a mettere insieme il pane e la dignità necessari a un’esistenza soddisfacente.

Non so, dunque, se siano l’inno di qualcosa. Raccontano la vita e cercano di trasmettere un messaggio positivo e comprensibile da tutti. Animate da una voglia di libertà che non ceda più alla provocazione, vada oltre l’ideologia e cerchi solo normalità. Ora non so se la normalità abbia inni e icone”.

“Certo che, trattandosi di Genova – insiste Ceccarini - il pensiero non può non andare al cantastorie più famoso. Forse, lui sì, icona della semplicità e di tutto, tutto il popolo.

Oltre ogni pregiudizio, casta e ideologia consunta risuona ancora, infatti, la poesia di Faber De André.

Normalità, senza nessuna ideologia. E proprio da questa normalità e dalla mia provincia, Rimini, colorata solo d’estate quanto fredda e triste d’inverno – spiega ancora Ciri - nasceva "Sono ciò che sono". Un grido contro quegli inverni di solitudine che, a diciassette anni, e alla fine degli Anni ’90, un ragazzino come me era costretto a vivere.

Allora era una poesia. Poi gli ho dato delle note. "

E con le note ha trovato il coraggio e la forza di esibirsi.-

"E’ la magia della musica che ha salvato me come tanti altri. Questo è il mio modo per dirle grazie.E, da Genova in poi, la città dei più grandi cantautori, fare qualcosa, creare movimento, per fare un’Italia che sia meno giungla e più patria, anche per noi gay.

Solo allora avrà un senso vero parlare di inni. Per ora serve testimoniare con coraggio e senza stancarsi. E solo questo ho chiesto e spero di poter fare da qualche parte, sabato 27 giugno, lungo il corteo del Genova Pride. Io e le mie note. Gay tra i gay. Cantautore senza la pretesa di essere famoso ma libero sì”.

lunedì 15 giugno 2009

ROMAPRIDE'09 - RASSEGNA STAMPA

Roma è gay [Corriere della Sera]

«Papi Gay» e «Camper Anticiarpame», questi i nomi di due dei venti carri allegorici che sfilano e nel Gay Pride 2009 a Roma. Anche un cartello con scritto «Habemus papi» e l’immagine del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi con la bocca aperta in segno di smorfia. Guidato dallo striscione con lo slogan della manifestazione «Liberi tutti, libere tutte» sostenuto tra gli altri dall’ex parlamentare Vladimir Luxuria, è arrivato in Piazza Navova il corteo del Gay Pride dopo aver traversato il centro della città. In testa al corteo diverse camionette della polizia hanno scortato i manifestanti che secondo gli organizzatori sarebbero 250 mila. «Nel 2011 avremo l’Europride. A piazza Navona stiamo un po’stretti, serve una piazza più grande... Tipo San Pietro, o il Grande raccordo anulare». Così, gli organizzatori del Gay pride intervengono sul palco, a conclusione del corteo. E in piazza Navona la madrina Ornella Muti ha tagliato il nastro inaugurale: «Sono cresciuta con i gay, ho molti amici omosessuali» ha detto «e non credo che sarei la stessa se non li avessi avuti fin da quando ero piccola».

CAMPER ANTICIARPAME E SLOGAN CONTRO LA CARFAGNA - I carri, organizzati dal circolo «Mario Mieli-Muccassassina», prendono spunto, spiegano gli organizzatori «dalla recente attualità, in risposta a una politica che si permette di tacciare il Pride di volgarità e immoralità». Il carro Papi Gay è uno dei primi che apre la parata e rappresenta, con Drag Queens, cantanti vestiti in luccicanti abiti brasiliani, una «Eldorado dei diritti, una sorta di terra promessa dei diritti di gay, lesbiche e transessuali», da qui nel corso del Pride verrà lanciato un messaggio al premier Silvio Berlusconi. Nel «Camper Anticiarpame», sempre organizzato dal «Mario Mieli», vi sono appositi cassonetti dell’immondizia in cui i manifestanti possono gettare foto dei politici e articoli di giornali «con dichiarazioni razziste e omofobiche». Cartelli contro il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna al Gay Pride. Alcuni partecipanti hanno sorretto cartelli con su scritto: «Carfagna dice: gay costituzionalmente sterili. I gay rispondono: cervello della Carfagna sterile ad ogni forma di intelligenza. Carfagna la pari opportunità non sa manco dove sta». Esposto anche un altro cartello con scritte offensive nei confronti del ministro: «Carfagna davanti bigotta...». Dal palco di Piazza Navona gli organizzatori aggiungono: «La Carfagna ha oscurato la parte del sito sulle Pari opportunità dedicata ai movimenti omosessuali, per lei è come se non esistessimo».

LIBERI TUTTI, LIBERE TUTTE - Il popolo di gay, lesbiche, transessuali ed eterosessuali partecipa all’edizione 2009 del Roma Pride «Liberi tutti, libere tutte». In piazza è già iniziata la distribuzione di palloncini rosa con su scritto «Libertà e giustizia, oggi spose». Sono già centinaia le persone di tutte le età, uomini e donne, che stanno ballando tra piazza della Repubblica e piazza dei Cinquecento a Roma, in attesa che parta il corteo. Tra i partecipanti c’è anche chi indossa magliette con scritto «My name is Noemi» in riferimento alle vicende che hanno coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sono centinaia le bandiere arcobaleno dell’Arcigay. Da alcuni camion, su cui già si esibiscono drag queen e uomini vestiti di pelle, viene diffusa a tutto volume musica dance. Tra i partecipanti spicca il grande carro del circolo Mario Mieli e il furgone «No Vat» sul cui cofano è stato applicato il pupazzo di un dinosauro a cui è stato messo il volto di Papa Benedetto XVI. Cappelli di carta giganti sul modello di quelli utilizzati da vescovi e cardinali. Tutti con su scritto: «Azione gay e lesbiche». Un uomo vestito da Papa con il maxi cappello che riporta la scritta «Trans gender interracial pope». Al fianco dei No vat, una carta d’identità formato gigante che recita: «identità negate». Un carro con tre croci, a simboleggiare il luogo dove Cristo è stato crocefisso. Decine di mani rosse che sorreggono un rosario e un uomo vestito da Gesù con i capelli biondi egli occhi truccati. Il carro, che si muove su piazza della Repubblica in attesa della partenza del Gay pride, è preceduto da un centurione con il cappello da boia che trascina uno striscione con su scritto: «Siamo tutti figli dello stesso padre». A seguire la processione, un trans che indossa un lungo abito bianco da Madonna e una aureola, trascinando anch’essa un carro fatto di cotone bianco e celeste, a simboleggiare il viaggio della Madonna tra i cieli. Parecchi gli occupanti dei carri Famiglie arcobaleno- Associazione genitori omosessuali. Molti sono in costume da bagno o in abiti succinti, anche a causa del caldo torrido che, secondo il termometro della piazza, supera i 31 gradi.

PIATTAFORMA POLITICA - «Chiediamo l’applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che prevede di garantire alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali. La piena applicazione di detta Risoluzione rappresenta una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa», si legge nella piattaforma politica della manifestazione. «Chiediamo al Governo e al Parlamento di tornare ad affrontare il tema delle famiglie omosessuali. Consideriamo il livello del confronto tra le forze politiche del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche, gay e transgender/transessuali, comunque escluse dall’accesso al matrimonio e dalla possibilità di unirsi civilmente, non vengono tenuti nella dovuta considerazione - si legge ancora - Chiediamo la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili. Chiediamo di affrontare il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse soprattutto dei minori coinvolti, comprese le migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel Paese».

CARRI ALLEGORICI - Venti carri allegorici a tema con musica, drag queens e go go boys, circa 200.000 partecipanti attesi dagli organizzatori, accomunati dallo slogan: «Liberi tutti, libere tutte». Si presenta così la parata del Gay Pride che sabato 13 giugno superate le polemiche sul percorso, torna nella Capitale. Appuntamento a piazza della Repubblica. Alle 16.30 il corteo parte per arrivare a piazza Navona passando per piazza Venezia. Il carro del Comitato RomaPride 2009 è completamente fasciato con il logo della manifestazione e lo slogan «Liberi tutti, Libere tutte», oltre al riferimento all’EuroPride che si terrà a Roma nel giugno 2011, organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

STONEWALL - Sul carro del Comitato il richiamo a Stonewall, nel quarantennale della rivolta newyorchese che la comunità lgbtq riconosce come il momento di nascita del movimento lesbico, gay, bisessuale, transessuale-transgender e queer. A ricordo di quel momento l’animazione in perfetto stile anni Sessanta-Settanta che condurrà il corteo per le strade del centro di Roma. Il carro Mario Mieli-Muccassassina si ispira al tema «Papi Gay» per ricordare che - hanno ribadito gli organizzatori - «la volgarità è quella dell’attuale politica, non di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti». Per il presidente del Circolo Mario Mieli Rossana Praitano, è importante che «dopo le innumerevoli peripezie tecniche e burocratiche il RomaPride ha finalmente ottenuto un percorso degno della manifestazione. Il Mario Mieli, in nome e per conto del Comitato RomaPride 2009, che raccoglie oltre trenta sigle di associazioni lgbtq, ha saputo tener testa ai dinieghi della Questura, che voleva per noi un percorso brevissimo, risibile ed inaccettabile». Lungo il percorso, che si snoderà per piazza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, piazza Madonna di Loreto, piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele, «il Comune» spiegano gli organizzatori «ha assicurato alla manifestazione bagni, acqua ed un servizio di ambulanze».

LUCCHETTI - «Dopo l’episodio denunciato dai ragazzi americani abbiamo deciso di dedicare il carro del Gay Pride a tutte le coppie di lesbiche e gay, che continuamente devono subire discriminazioni o violenze per il solo fatto di volersi amare. Questo clima invivibile deve cambiare, ’Roma deve tornare città aperta a tutti». Lo dichiara in una nota Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. «Invitiamo, per questo, tutti ad attaccare, sia durante il Pride, che in serata alla Gay Street, un lucchetto in un apposito spazio che verrà allestito, per simboleggiare, come nel celebre film, che l’amore, anche gay, è eterno. Abbiamo rilevato grazie alle segnalazioni ricevute» dichiara Daniele Stoppello legale di Arcigay Roma «che nella zona dove sono accaduti i fatti (via del Biscione) vi sono delle telecamere di videosorveglianza pubblica, invitiamo pertanto l’Amministrazione comunale e/o le autoritá competenti a rendere disponibili i filmati al più presto al fine di poter rilevare eventuali indizi per riconoscere gli aggressori». I ragazzi aggrediti contatteranno, che per motivi di sicurezza hanno scelto di non essere al Pride, hanno consegnato una lettera a Fabrizio Marrazzo, chiedendogli di leggerla per loro ai manifestanti.

ADESIONI E PATROCINI - La Provincia di Roma ha dato come sempre il patrocino. E l’assessore alla Cultura di Palazzo Valentini con l’assessore al Lavoro Massimiliano Smeriglio è in piazza della Repubblica per Roma Pride 2009. «È una grande festa per le Pari opportunità e nonostante tutto Roma dimostra di accogliere sempre bene questa manifestazione. È importante che alla fine sia stato trovato un percorso confacente alla manifestazione, che poi è lo stesso dello stesso anno», commenta. Adesione ufficiale anche da parte del Municipio Roma XI. «La manifestazione quest’anno, come non mai, ha avuto un percorso che è poco definire travagliato: due mesi di trattative, 12 incontri, tre divieti ufficiali ed un ricorso al Tar», ha commentato l’assessore municipale Carla Di Veroli. «Sentiamo» afferma la giunta del municipio Roma XI «l’obbligo di essere presenti a questa manifestazione e di dare la nostra adesione ufficiale perché crediamo che in una società che ambisce a definirsi civile si debbano difendere e promuovere il diritto di tutte e di tutti a vivere liberamente le proprie scelte sessuali. È importante inoltre che in questa città si ribadisca la libertà di manifestare nel rispetto degli articoli 17 e 21 della nostra Costituzione soprattutto in un momento come questo, in cui si moltiplicano gli episodi di violenza e di intolleranza come quello accaduto la notte tra il 6 e il 7 giugno a Campo de’ Fiori ai danni di una coppia gay. Invitiamo i cittadini e le cittadine del municipio Roma XI e della città tutta a partecipare al Gay Pride per ribadire la solidarietà per gli episodi di omofobia accaduti e per sostenere le battaglie per la difesa ed il raggiungimento di pari diritti civili delle persone gay, lesbiche e transgender». La ascelta di aderire è molto apprezzata dall’Arcigay. «È la prima volta che una intera giunta di un municipio aderisce al Gay Pride: è un segnale positivo per tutti i cittadini di Roma», dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma.

[Corriere della Sera]

250,000 grazie [L’Unità]

La musica e tutti che ballano e ridono e si divertono perché oggi è il giorno in cui si rivendicano i diritti negati e però per l’amarezza e la rabbia c’è tutto il resto dell’anno. Gay Pride 2009, da piazza della Repubblica a piazza Navona, dove in attesa di tagliare il nastro c’è la madrina di questa edizione, Ornella Muti. Gli organizzatori dicono che sono in 250 mila. Sono molti di meno, è l’entusiasmo. Vestiti colorati e corpi nudi, carri allegorici e sfoggio di piume e pizzi e paillettes e fascianti abiti d’oro e d’argento. Palloncini rosa con su scritto «libertà e giustizia oggi spose». Volano via insieme ad altri di altri colori e nessun bambino che piange. Stanno sulle spalle dei genitori, o per mano, famigliole a sfilare ai bordi delle strade. Il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori Antonio Marziale ha da ridire ma in piazza nessuno lo sa.

Passa il trenino di un’associazione di genitori di omosessuali. Il Camper anticiarpame, del circolo Mario Mieli, dotato di cassonetti dell’immondizia in cui si possono gettare foto di politici e articoli di giornali «con dichiarazioni razziste e omofobiche». Il bus scoperto con scritto lo slogan della manifestazione: «Liberi tutti, libere tutte». E poi quello di Muccassassina dedicato a «Papi Gay», con ragazzi a torso nudo e ali d’angelo sulle spalle per ricordare - spiegano gli organizzatori - «che la volgarità è quella dell’attuale politica, non di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti». Una ragazza col viso acqua e sapone ha al collo un cartello: «Cerco moglie». Passa un Cristo con croce tutta specchietti e mascara e fard, una Madonna trans accanto. Esponenti dell’Idv parlano di «eccessi inaccettabili» ma in piazza nessuno lo sa. Folte barbe e pancioni, è il carro dei “Wonderbears”, poi quello “No Vat”, «in layca frocessione», con sul cofano un dinosauro col volto del papa, le bandiere del movimento omosessuale sardo con i quattro mori che si baciano, una gigante carta d’identità con al posto del nome la scritta: «Identità negate». Magliette con scritto «My name is Noemi», cartelli contro la Carfagna: «ha detto che i gay sono costituzionalmente sterili, il suo cervello è sterile a ogni forma di intelligenza», «la pari opportunità non sa manco dove sta», «Carfagna bigotta davanti» ecc.

Si legge nella piattaforma politica della manifestazione: «Chiediamo l’applicazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che prevede di garantire alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali». C’è il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, il segretario Prc Paolo Ferrero, Vladimir Luxuria, la parlamentare del Pd Anna Paola Concia, che parlando a piazza Navona dice: «Mi scuso a nome del mio partito, il Pd, perché ancora non ha fatto la sua parte per i diritti degli omosessuali». Arrivano i fischi. «In politica nessuno chiede scusa, quindi mi prendo volentieri i fischi».

Tanti palloncini rosa con la scritta: «Libertà e giustizia, oggi spose». Cartelli contro la Carfagna. La piattaforma politica: «Chiediamo di rispettare la risoluzione Ue per la parità dei diritti delle coppie omosex».

sabato 13 giugno 2009

GAY: ISRAELE, 30.000 PERSONE IN FESTA A PARATA TEL AVIV

ROMA GAY PRIDE: ATTESE 200MILA PERSONE A ROMA, ECCO IL PERCORSO

(AGI) - Roma, 12 giu. - Previsti 200mila partecipanti e almeno 20 carri allegorici a tema, con musica, drag queens e go go boys, alla tradizionale parata lesbica e gay del RomaPride di domani, che si snodera' lungo le vie dalla Capitale sul seguente percorso:

piazza della Repubblica, piazza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, piazza Madonna di Loreto, piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, largo Argentina, corso Vittorio Emanuele e si concludera' in piazza Navona.

Il carro del comitato RomaPride 2009 sara' completamente fasciato con il logo della manifestazione e lo slogan 'Liberi tutti, Libere tutte', oltre al riferimento all'EuroPride che si terra' a Roma nel giugno 2011, organizzato dal circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

Sul carro del comitato il richiamo a Stonewall, nel quarantennale della rivolta newyorchese che la comunita' lgbtq idealmente riconosce come il momento di nascita del movimento lesbico, gay, bisessuale, transessuale/transgender e queer. In ricordo di quel momento l'animazione in perfetto stile anni sessanta/settanta che condurra' il corteo per le strade del Centro. Il carro Mario Mieli/Muccassassina sara' ispirato al tema 'Papi Gay' per ricordare che, come hanno ribadito gli organizzatori - "la volgarita' e' quella dell'attuale politica, non di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti".

Per Rossana Praitano, presidente del circolo Mario Mieli, e' importante che "dopo le innumerevoli peripezie tecniche e burocratiche il RomaPride ha finalmente ottenuto un percorso degno della manifestazione. Il Mario Mieli, in nome e per conto del comitato RomaPride 2009, che raccoglie oltre trenta sigle di associazioni lgbtq, ha saputo tener testa ai dinieghi della Questura, che voleva per noi un percorso brevissimo, risibile ed inaccettabile". L'associazione ha comunque deciso di andare fino in fondo con il ricorso al Tar contro il 'no' a piazza San Giovanni. "Il ricorso procede speditamente. Crediamo che si tratti di una questione di diritto che non puo' essere elusa. Attendiamo con fiducia che il Tar si pronunci, e riteniamo che la nostra azione crei un precedente importantissimo.

Lungo il percorso il Comune ha assicurato alla manifestazione bagni, acqua ed un servizio di ambulanze che garantiranno il regolare svolgimento della manifestazione e la necessaria assistenza in caso di necessita'", continua Rossana Praitano.

Il RomaPride ha il suo culmine nella parata e nella festa ufficiale di sabato sera 'Muccassassina Pride in Wonderland' in programma alla discoteca Qube, in via di Portonaccio, dalle 23, che ospita, per la prima volta in Italia, il mega club SuperMartxe. (AGI) Red/Est 121752 GIU 09

martedì 9 giugno 2009

CIAO ANGELO !

Il nostro amico Angelo Quattrocchi, direttore della Malatempora, se n'è andato sabato pomeriggio.Noi del Collettivo ci prendiamo qualche giorno di pausa per salutarlo nel migliore dei modi.Ripartiremo tra qualche giorno con i libri che vi avevamo da tempo annunciato, tra cui la nuova edizione di Carnalità, raccolta di racconti erotici cui Angelo teneva moltissimo.

A presto.

Malatempora Edizioni


Angelo Quattrocchi, Editore della Malatempora. Viaggiatore, romano d'adozione e autore bilingue, scrive da sempre in Italiano e in inglese. Editore della mitica Fallo! nei Settanta.Il suo primo è E QUEL MAGGIO FU RIVOLUZIONE, bestseller internazionale tradotto anche in cinese (edito da Nautilus e disponile su richiesta alla Malatempora). Nei Settanta pubblica OLTRE LA GELOSIA L'AMORE, che lo condurrà in un'aula di tribunale. Poi tra gli altri WOUNDED KNEE: GLI INDIANI ALLA RISCOSSA (in ristampa con la Malatempora per il trentennale della rivolta indiana), e COME E PERCHE' DIFENDERSI DALLA TV(disponibile su richiesta) Direttamente con la Malatempora pubblica VERIDICA STORICA DEI GIUBILEI e CARNALITA 99 racconti erotici, quasi esaurito. Penna tagliente come sempre, i suoi ultimi lavori sono l'instant-book LA BATTAGLIA DI GENOVA, l'ideazione del libro MOVIMENTO, Eisabeth Bathory (la torturatrice), Il pastore tedesco. Redattore capo del nostro magazine.

GURU. L’editore della "controcultura" e il mitico leader degli "alternativi".

"Ministro dell’egologia" lo avrei fatto, se fossi diventato Capo del Governo.

Lui - eravamo in Campo de’ Fiori, a Roma, nei favolosi e liberi anni Settanta - apprezzò la battuta con un sorriso. Era il massimo che poteva concedermi. E continuò col suo discorso, tutto coi verbi in prima persona singolare. Era fatto così.

Egocentrico in modo patologico fino a sfiorare il cinismo, attivissimo, vulcanico, anarchico non per calcolo politico o posa esistenziale, ma per istinto di vita e pratica quotidiana, il geniale ma controverso, mitico e criticato, famoso e famigerato, disordinato ma implacabile, libertario e autoritario Angelo Quattrocchi, ci ha lasciato l’altro ieri, il 6 giugno alle ore 6, dopo una lunga malattia.

atempora Edizioni"Se ne vanno, pezzo a pezzo, tutti gli elementi della mia vita", aveva commentato mesi fa da vecchio saggio, alla notizia delle sue gravi condizioni di salute, un altro guru dell’alternativa italiana, Marcello Baraghini (Stampa Alternativa), incontrato per caso. Come molti, di Quattrocchi era stato in gioventù amico fraterno e collaboratore culturale, poi concorrente, antipatizzante, perfino avversario. Anche lui, come Quattrocchi, insofferente di ogni regola, istituzione o partito, fossero pure quelli più a sinistra.

E di Angelo – mai nomen è stato meno omen, cioè destino – come di tutte le rare persone geniali, nel bene e nel male, coi suoi pregi e difetti, entrambi ingranditi dal pantografo del suo ego spropositato, è giusto dire che è stato un "ragazzo" unico. Ragazzo, sì, perché è restato sempre adolescente, con tutti i pro e contro dell’adolescenza: creatività e prepotenza, poesia e coraggio. .Ma dal punto di vista del costume e della sociologia, Quattrocchi è stato un vero simbolo dell’Italia alternativa degli anni 70. Il guru unico, sapiente e improvvisatore, narcisista e realista, occhiuto e casinista, organizzatore e disorganizzato, cosmopolita e italiano, milanese e romano, americano e anti-americano, degli hippies, dei beatniks, dei freaks, dei giovani di strada, dei drogati intellettuali alla Timoty Leary, dei rocchettari, dei transgender, insomma del contro-potere fatto vita quotidiana. Il teorico della trasgressione.

Odiatore del Potere, organizzatore di eventi anticonformistici, giornalista underground, inventore di uno stile di scrittura "giovanile" insofferente dell’opprimente sintassi (echi talvolta alla Marinetti si colgono nei sui primi scritti), editore spericolato di scritti di denuncia e pamphlet stampati in un giorno.

Riviste, libri e libretti instant-books, come il celebre "Fallo!" del 1971-73, che negli anni ’70 erano considerati anti-Sistema e addirittura illegali, tanto che la descrizione della masturbazione femminile in "Oltre la gelosia, l’amore" lo portò in tribunale.

Ma la mia obiezione era che in fondo, nonostante l’approccio apparentemente collettivo, pubblico, in qualche modo "politico" (fondò anche un effimero "Partito ippi", scritto così), queste provocazioni non uscivano mai fuori dai confini, di per sé enormi, d’un individualistico e privatissimo liberalismo (parola per lui ripugnante, perché amava solo il "libertarismo"): la libertà della propria vita, di decidere singolarmente come e se addirittura vivere, se e quali droghe assumere, se e come fare sesso, quale musica ascoltare. Infatti oggi la società occidentale avanzata si è fatta più intelligente, e sta emarginando a poco a poco (troppo lentamente, purtroppo) le punte reazionarie e clericali che incidono sul costume privato. Le battaglie, apparentemente marginali e di nicchia, che Angelo combatté per i giovani e gli hippies, sono oggi quasi vinte. E per la libertà non di esigue élites snob o di strati proletari, ma di tutti.

Situazionista o anarco-liberale o piuttosto il tipico "freak" anti-politico formatosi nella California degli eredi del Kerouak di "On the Road"? Certo, l’amicizia con Ginzberg e Fernanda Pivano, e la frequentazione di tanti scrittori, artisti e giornalisti alternativi della West Coast americana, sono la conferma d'una derivazione in qualche modo letteraria. Ma incidevano anche elementi caratteriali, personali. Insomma, era anche un po’ Boris Vian e un po’ Pannella, un po’ Marinetti e un po’ Prezzolini. Provocatore, sì, ma anche "antimodernista", antitecnologico, anti-tv ("Come fare a meno della tv e vivere felici"), anti-computer. Come Baraghini, che ancora snobisticamente scrive sulla Olivetti 22, anche Angelo non amava il computer, e vi si adattò in parte e malvolentieri, usandolo come macchina per scrivere, solo negli ultimi anni, quelli delle sue edizioni Mala Tempora (e il titolo antimodernista e pessimistico, alla Prezzolini, che infatti era un conservatore, è tutto un programma).

Era, però, anche illuso – ecco la sua ingenuità adolescenziale – che dai "giovani" potesse emergere uno stile di vita, che dalla "loro" musica nata come imitazione e già commercializzata (il rock), potesse venire una qualche forma di "controcultura".

Gli sfuggiva che tutti quei "valori", e quelle libertà per cui si batteva, o erano fittizi perché già fatti propri dal marketing delle grandi imprese del divertimento e del tempo libero (p.es., i discografici della rapace "industria del rock"), oppure coincidevano semplicemente con la libertà tout court. E allora non avevano più neanche dignità propria, insomma un capoverso dedicato, ma si inserivano nel più generale processo per rendere la nostra vita più liberale e laica.

Divenne, perciò, negli ultimi anni nostalgico degli anni avventurosi e libertari (gli anni 70) e autoreferenziale, avendo in odio ormai questa società moderna nella quale non si riconosceva più. Ma si era forse mai riconosciuto in quella precedente? E così avversò in tutti i suoi scritti, in modo viscerale, l’aziendalismo dell’èra di Berlusconi, altro grande egocentrico (mi colpì molto che nella sua casa di Trastevere tenesse attaccati alle pareti vari ritratti del "Berluska", sia pure con critiche dure), la caduta stessa delle ideologie (da giovane era stato giornalista al quotidiano socialista L’Avanti), l’omologazione culturale, la globalizzazione a senso unico, il consumismo (non si contano i titoli di opuscoli editi contro i feticci del mercato attuale, equiparato ad un grande e truffaldino "supermercato" di prodotti più o meno tossici e di idee normalizzanti che dovrebbero impedire di pensare.

Sulle sue riviste alternative degli anni 70 si veda questo sito interessante. Ma ho trovato anche una sua rara intervista, in cui si confessa in parte, rivelando lati poco noti.

Un personaggio unico, e scomodo per tutti, anche per se stesso: ci mancherà.

Nico Valerio

sabato 6 giugno 2009

PANNELLA AL TG1 DELLE 13.30 - 5 GIUGNO 2009



Per promuovere i diritti e la dignità della gente LGBT in Europa e in Italia l'unico voto davvero utile è per la lista Bonino Pannella !

I RADICALI SONO GLI UNICI IN ITALIA AD AVER LOTTATO SUL SERIO DAL 1971 per la dignità di tutti gli esclusi, compreso il popolo gaylesbico.

venerdì 5 giugno 2009

PER LA PRIMA VOLTA A GENOVA DIANE TORR

Artista internazionale,pioniera drag king,autrice di "Performing Masculinity" e co-protagonista del film "Venus boyz".

Il suo lavoro consiste nell'esplorare il genere e l'erotico con uno sguardo femminista,dando particolare rilievo alle strategie per reinventarsi aldilà dei ruoli codificati,giocare con i concetti uomo/donna interrogandosi su quello che è dato per scontato nella nostra quotidianità.

In più di 25 anni di carriera ha tenuto laboratori e corsi in molte città,comprese New York, Berlino, Lisbona e Glasgow dove risiede attualmente.

Il Comitato Genova Pride la accoglie orgogliosamente invitando tutti e tutte ad assistere ad un evento unico :

"Maschilità femminili",conferenza con proiezione del video "Uomo per un giorno", dalle ore 16 alle 19.00,seguita dallo spettacolo teatrale di e con Diane Torr "Drag king and subjects-excerpts e Mister EE" nella sala Auditorium di Palazzo Rosso - ingresso gratuito

mercoledì 27 maggio 2009

23° FESTIVAL MIX MILANO DI CINEMA GAYLESBICO E QUEER CULTURE

4 / 11 giugno 2009 - Teatro Strehler Largo Greppi 1 Milano

23° FESTIVAL MIX MILANO - LASCIATI IMMAGINARE

Lasciati immaginare. Per l’edizione 23 del FESTIVAL MIX MILANO abbiamo scelto di immaginarci. Uno sforzo indispensabile e doveroso per celebrare le persone e i movimenti artistici, politici e visionari che dalla fine degli anni sessanta hanno saputo sradicare pregiudizi e ingiustizie, immaginandosi un oggi migliore di quello che abbiamo.

A noi il compito di continuare a sognarlo.

Il FESTIVAL MIX MILANO è una miscela di qualità, dove ai film si uniscono le pagine dei libri, le parole del teatro e i suoni dell’elettronica. Dove intorno ai temi dell’identità si raccoglie il meglio delle visioni in circolazione. Il FESTIVAL MIX MILANO è un’occasione speciale per vedere film di produzione indipendente e anteprime italiane, pellicole all’avanguardia, poliglotte e innovative. Raccontando il passato, esplorando il presente, immaginando il futuro. Molti sono film che in Italia non avrebbero altra circuitazione. Oltre cento titoli fra documentari, cortometraggi e lungometraggi, suddivisi in tre sezioni competitive saranno valutati da giurie di esperti e critici di cinema internazionali e nostrani, che lavorano per segnalarci il best of the best.

Con l’edizione numero 23 si consolida la vocazione multidisciplinare sperimentata negli ultimi anni e si mantiene la centralità del cinema, affiancando a questo numerosi paesaggi di musica, letteratura e teatro con gli appuntamenti e il calendario di MusicOnTheSteps, Brain&Sexy, TriTTico.

In collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano il festival viene ospitato per il quarto anno consecutivo al Teatro Strehler. Il grande successo di pubblico consolida il FESTIVAL MIX MILANO come l’evento di cinema tematico più frequentato in Italia, con oltre 30mila spettatori e visitatori in sette giorni. Parte fondamentale nel processo di apertura a nuovi pubblici è arrivato dalla dimensione musicale, momento pubblico fortemente trasversale e consacrato con la quarta edizione di MusicOnTheSteps. Unico evento milanese di elettronica open air, dove la musica si suona per la città, che torna ad essere protagonista. Dai bagliori del tramonto alle prime stelle della sera, a partire dal 4 giugno si rianimano gli steps del sagrato con i DJ set live dei migliori sound makers milanesi. Dopo tre anni di successi, ritorna questo spazio straordinario dove incontrarsi per ascoltare, per conoscersi, per assaggiare i primi drink d’esordio della calda estate metropolitana.

E per lasciarsi immaginare.

Giampaolo Marzi [Direttore Artistico]

domenica 24 maggio 2009

TEATRO DELL’OPPRESSO LGBT RICERCA DI ATTORI

ricevo e informo :


Desiderando costituire un gruppo che tratta le tematiche legate all’ambito LGBT utilizzando il TEATRO DELL’OPPRESSO, cerco persone (attori) disposti ad impegnarsi in questo progetto.La locandina spiega gli obbiettivi del progetto e un po’ che cos’è il teatro dell’oppresso.Sono a disposizione per ogni chiarimento o necessità.


Grazie per l’attenzione.


Ermanno Marogna
[Counselor - Studio Sostegnogay, Via Santa Felicita n.9 – Verona]
www.sostegnogay.it

PRESENTAZIONE PROGETTO


VENERDI 12 GIUGNO 2009 – ORE 21.00


Si cercano attori per costituire un gruppo che avrà lo scopo di trattare le tematiche LGBT (lesbiche – gay – bisessuale – trans) in contesti pubblici con lo strumento “interattivo” del TDO (teatro dell’oppresso), che prevede la possibilità da parte del pubblico di entrare in scena per “dialogare” ed “interagire” con gli altri attori.


Il TDO consente di affrontare le tematiche sociali di vario tipo, con un pubblico che partecipa alla rappresentazione e che diventa parte attiva della storia rappresentata, portando il proprio contributo in termini di idee, proposte di cambiamento – il tutto tramite l’azione scenica - rispetto a situazioni che altrimenti seguono il “copioni decisi da altri”, come spesso sono i “copioni della vita sociale”.


E’ un tipo di teatro con cui è possibile trattare un conflitto sociale, un disagio collettivo e che può essere utilizzato sia con il piccolo e medio pubblico, sia con il grande; quindi può essere utilizzato nelle scuole, nelle associazioni, nelle piazze e dove possa essere richiesto.


Quello che rende questa modalità interessante, è che il pubblico diventa parte attiva (non passiva come solitamente è nel teatro tradizionale), ed ha modo di dare il proprio contributo nello svolgimento della scena promuovendo la consapevolezza che è possibile introdurre dei cambiamenti in qualcosa che succede attorno a noi (o almeno tentare).


Per fare l’attore del TDO, non è necessario saper recitare, ma “saper stare” in una situazione conflittuale e quindi interagire con gli altri attori e con gli attori-pubblico.


Con il TDO si affrontano gli stereotipi, i conflitti sociali, i pregiudizi palesi ma anche quelli più sotterranei e soprattutto, le figure del “oppressore” e del “oppresso” nelle varie dimensioni della vita sociale.


Si ricercano 12-13 persone interessate a costituire questo gruppo per poi portare i forum di TDO a tematica LGBT, dove è possibile.


Il conduttore sarà Ermanno Maronga che da vari anni segue esperienze di TDO e di psicodramma e gestisce gruppi LGBT in vari ambiti con la metodologia attiva.


Alla presentazione del 12 giugno verrà spiegato nel dettaglio il metodo del TDO le finalità di massima del progetto ed insieme sarà possibile individuare altri impieghi, possibilità e definire finalità più precise.


Luogo dell’incontro è il Centro culturale “6 maggio 1848” – Via Mantovana, n. 66 a Verona.


per qualsiasi informazione o adesione telefonare al 349 4641139 o scrivere una mail a: info@sostegnogay.it oppure ermannovr@yahoo.it

venerdì 22 maggio 2009

A CANNES UN AMORE GAY SULLO SFONDO DELL'ORTODOSSIA RELIGIOSA

“Eyes Wide Open” (occhi ben aperti) di Haim Tabakman, potrebbe bene spuntare la Macchina Fotografica d'Oro del Festival di Cannes.


Una prima pellicola israeliana veramente notevole messa in scena da Haim Tabakman, “Eyes Wide Open” (titolo francese: Tu n' non gradirai), che abborda l'argomento tabù dell' omosessualità nella Comunità ebrea ortodossa, è diventata mercoledì un candidato serio alla Macchina Fotografica d'Oro al 62^ Festival di Cannes, prima della sua uscita in Francia prevista per l'autunno.

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INFO ASS. 'FLMC'

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