07 settembre 2014

Educare alle differenze: 20-21 Settembre - Scuola di Donato, via Bixio 83, Roma

Da Siracusa a Bologna passando per Roma. Da nord a sud, tre associazioni – Stonewall, Il Progetto Alice e Scosse – in primavera hanno proposto un incontro nazionale, tra associazioni, insegnanti, gruppi istituzionali e genitori.

In pochi mesi l'iniziativa è stata adottata e sostenuta da oltre 150 realtà collettive e in diverse città italiane è stata preceduta da assemblee e confronti territoriali. L’obiettivo? Tessere un filo e costruire una rete tra tutte le esperienze del nostro paese che quotidianamente lavorano dentro e fuori le scuole per promuovere libertà e pluralità, a partire dal ragionamento sull’identità di genere.


 L’incontro si svolgerà presso i locali della scuola multietnica di Via Bixio 83, nel quartiere Esquilino, a pochi passi dalla Stazione Termini, grazie alla preziosa collaborazione dell’Associazione genitori Scuola di Donato, il 20 e 21 settembre.

L’entrata è libera. La plenaria e i tavoli sono aperti anche a chi non è registrato/a.

Per conoscere il programma, i partecipanti e i referenti regionali e per aggiornamenti sull'evento visitate la pagina Facebook di "Educare alle differenze" .





26 agosto 2014

una petizione per bloccare le cliniche per la cura dell'omosessualità in Cina

"Quando il paziente ha un pensiero gay, lo sottoponiamo all'elettroshock o lo curiamo con farmaci che lo fanno ammalare." Un medico di una clinica per la "cura" dei gay in Cina lo ha dichiarato per mostrare quello che si fa  per le persone gay.

E 'successo a me. Nelle famiglie come la mia, l'essere gay è ancora visto come una malattia che può essere curata e le cliniche truffano chi è convinto di ciò. Ora voglio far capire ai miei amici, alla mia famiglia e a tutti in Cina che essere gay è normale.

Il Dr. Margaret Chan è il capo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) , un' influente autorità internazionale che proviene dalla Cina.  Se ci uniamo insieme a migliaia potremo chiederle di esprimersi contro le "cure anti-gay " e  così contribuire a convincere i funzionari a vietarle.


Vuoi firmare la mia petizione che chiede al Direttore dell'OMS Dr. Margaret Chan di condannare le "cure" dei gay in Cina?

https://www.allout.org/end-gay-cure-china
Ho deciso di coinvolgere AllOut e trascinare la clinica in tribunale. La gente mi sta sostenendo, inscenando coraggiose dimostrazioni pubbliche per mostrare come le cliniche per la "cura"  dei gay sono pericolose truffe. Ma, c'è di più che possiamo fare per promuovere l'azione.

Immaginate se potessimo consegnare 50.000 firme al dottor Chan. La pressione di persone di tutto il mondo potrebbe farle capire quanto sia importante esprimersi contro le "cure" dell'omosessualità. 

Sarebbe anche il modo per inviare alla società cinese  il messaggio che essere gay è normale .

Avere il sostegno di un'organizzazione come l'OMS potrebbe essere un enorme passo verso il divieto di queste "cure" dannose fatte passare per buone in Cina e in tutto il mondo.

 Unitevi a me nel chiedere al Dr. Chan  di far sentire ora in Cina  la sua voce potente per condannare le "cure" dei gay.

https://www.allout.org/end-gay-cure-china

Mi sono sentito ispirato dal lavoro dei membri di AllOut per combattere la "cura" dell'omosessualità in tutto il mondo. Siamo riusciti a far dichiarare a funzionari in Argentina, Ecuador e la Francia che le "cure" dei gay sono pericolose. Siamo riusciti a realizzare una pressione di opinione così forte da bloccare il Brasile dal legalizzare le cure dei gay. E siamo riusciti ad aiutare a far passare una legge in California che vieta le cure antigay per i giovani.

Ora, siamo in grado di ottenere che l'autorità medica in tutto il mondo si unisca nella distruzione del mito che essere gay è una malattia che può essere curata una volta per tutte. 


Aiutate a passare parola che essere gay non è una malattia. 

Sottoscrivi subito:
https://www.allout.org/end-gay-cure-china

Grazie per esser AllOut con me,

Xiao Zhen *

con il supporto di Compagni Queer, Pechino LGBT Centro e All Out Team.


PS Dopo aver sperimentato l'elettro-shock in un centro di "cura antigay" in Cina, ho deciso di reagire. Ho bisogno del vostro aiuto: se possiamo ottenere che l'Organizzazione Mondiale della Sanità si esprima  e ricordi che essere gay non è una malattia, questo potrebbe spingere le autorità cinesi a vietare le 'cure' dei gay. 
Sottoscrivi subito: https://www.allout.org/end-gay-cure-china

* '' Xiao Zhen 'è uno pseudonimo che sto usando per la mia causa contro la "guarigione clinica" dei gay.


FONTI

Attivisti cinesi combattono  'terapia di conversione'dei gay - BBC, 28 luglio 2014
http://www.bbc.com/news/world-asia-28415380

La Cina prende come riferimento il caso della riconversione gay - Al Jazeera, 31 Luglio 2014 
http://www.aljazeera.com/news/asia-pacific/2014/07/china-takes-landmark-gay-conversion-case-20147317537688553.html

Gli attivisti gay in Cina citano in giudizio la terapia dell'elettroshock utilizzato per 'curare' l'omosessualità - Washington Post, 31 luglio 2014
http://www.washingtonpost.com/world/asia_pacific/gay-activists-in-china-sue-over-electric-shock-therapy-used-to-cure-homosexuality/2014/07/31/cd155d5e-18a9-11e4-9349-84d4a85be981_story.html

Citazione in causa per presunto gay 'cura' - China Daily, 1 agosto 2014
http://europe.chinadaily.com.cn/china/2014-08/01/content_18227927.htm

Clinica, Baidu in prova su gay 'conversione' in caso di riferimento - Persone Quotidiano, 1 agosto 2014
http://english.peopledaily.com.cn/n/2014/0801/c90882-8763863.html

Terapia Pan American Health Organization condanna Ex-Gay - ThinkProgress 17 maggio 2012
http://thinkprogress.org/lgbt/2012/05/17/486344/ex-gay-condemnation/

"Nessuno dovrebbe affrontare il trauma che ho subito come gay Nelle cliniche per la "guarigione"
Unitevi a me nell'invitare il direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Margaret Chan a parlare contro le 'cure' dei gay in Cina. "

24 agosto 2014

Sesso e Riproduzione (2001): trent’anni di pillola - Adesso siamo ormai a quaranta e passa...

Luigi De Marchi "il Solista" psicologo saggista
Sesso e Riproduzione (2001)
Trent’anni di pillola

Foto: Sesso e Riproduzione (2001)
Trent’anni di pillola

Esattamente 30 anni fa, il 31 marzo 1971, la Corte Costituzionale, in una storica vertenza “tra il Presidente del Consiglio Emilio Colombo e il Signor Luigi De Marchi”, mi dava ragione e, considerando fondata l’eccezione d’incostituzionalità sollevata dai miei avvocati nell’ennesimo processo contro di me, abrogava i divieti penali all’informazione e all’assistenza anticoncezionale. Quella sentenza coronava una mia quasi ventennale, solitaria battaglia per la libertà sessuale e contraccettiva che era stata duramente osteggiata dal regime e che aveva trovato sostegno quasi soltanto in Marco Pannella e nei radicali. Oggi possiamo capire che, in quel contesto, la legalizzazione della contraccezione ha avuto un impatto profondo sulla modernizzazione del costume e sulla liberazione della donna che, per la prima volta nella sua storia e pre-istoria, poteva così decidere autonomamente se e quando procreare.
A trent’anni di distanza dalla storica sentenza, tuttavia, mentre è confortante notare quanto si siano evoluti la coscienza civile e il costume degli italiani nei confronti della procreazione, è viceversa doveroso e doloroso denunciare quanto si sia degradata la dignità della nostra stampa, della nostra classe politica e delle nostre istituzioni.
Per quanto riguarda la stampa, mentre allora tutti i grandi giornali nazionali seppero comprendere il valore sociale immenso di quella pronunzia pubblicando nelle loro prime pagine e con grande evidenza lunghi articoli e commenti dedicati alla nostra battaglia e alla nostra storica vittoria, oggi non solo nessuno rievoca quella svolta cruciale, ma su tutta la nostra informazione è calata una coltre pesante di censura e autocensura che di fatto ha comportato l’abbandono della lotta per la modernizzazione del costume e vietato di sottolineare l’urgenza d’interventi denatalisti a livello internazionale e perfino d’accennare al problema.

Per quanto riguarda la nostra magistratura, è certo che una sentenza come quella del 31 marzo 1971, che evidenziò l’indipendenza della Corte Costituzionale dalle forze politiche e religiose (cattoliche e comuniste o post-comuniste) allora come oggi egemoni nel Paese, attualmente non sarebbe più possibile. 
Negli ultimi anni, infatti, le pronunzie della Consulta si sono squallidamente allineate agli ordini di scuderia della diarchia catto-comunista, calpestando allegramente, come i radicali hanno dovuta imparare a proprie spese, la volontà ripetutamente espressa da milioni di cittadini con le loro richieste referendarie.

Inoltre, mentre allora anche molti esponenti dell’area comunista e cattolica si mostravano disposti a riconsiderare la loro tenace condanna della regolazione delle nascite, oggi tutti i leaders cattolici sono precipitosamente rientrati nella caserma dell’ortodossia vaticana e perfino tutti o quasi tutti i politici che si dicono laici o addirittura di sinistra sono pronti ad applaudire servilmente qualunque scemenza papalina.
Ma, rispetto a quei giorni pieni di speranza del marzo ’71, il disastro più grave si è registrato a livello internazionale. Allora negli Stati Uniti il Presidente Nixon stava preparando, insieme agli organismi specializzati delle Nazioni Unite, un grande programma internazionale di regolazione delle nascite e, in Italia, perfino Amintore Fanfani riconosceva la grave minaccia che l’esplosione demografica comportava per la pace e il progresso dell’umanità.
Ma la speranza è durata poco e va ribadito che, per ucciderla, si è molto impegnato il mondo comunista, ove iniziavano allora le loro fulgide carriere gran parte dei leaders attuali della sinistra e dell’informazione italiana: da Bertinotti a D’Alema, da Mieli a Liguori, da Lerner a Deaglio . Non a caso, nel libro “Psicopolitica” (che fu pubblicato dall’Editrice Sugarco nel 1975 col sottotitolo significativo “Sfida al conformismo di sinistra”, che mi costò anche minacce di gambizzazione ed in cui gettavo le basi della psicologia politica liberale) scrivevo tra l’altro: “Oggi purtroppo possiamo dire che l’opposizione marxista-leninista al controllo delle nascite ha superato per virulenza e faziosità quella tradizionale di stampo clericale e nazi-fascista”.

Già nel 1974, comunque, l’intesa cordiale tra i dogmatismi politici e religiosi in tema di lotta alla regolazione delle nascite trionfava alla Conferenza di Bucarest sulla Popolazione, ove una coalizione di governi comunisti, fascisti e clericali (tra cui il nostro, naturalmente), riuscì a seppellire il piano delle Nazioni Unite per contrastare l’esplosione demografica ormai in pieno sviluppo. 

Così l’esplosione demografica del Terzo Mondo ha potuto continuare indisturbata fino ai giorni nostri, raddoppiando ogni vent’anni quelle popolazioni e producendo il disastro planetario che sta sotto i nostri occhi nelle telecronache d’ogni giorno (fame, guerre, disoccupazione di massa, deforestazione e desertificazione dilagante, migrazioni disperate) e che però un’informazione ottusa, codarda e ancorata all’idiozia clericale e comunista si guarda bene dal mettere mai in rapporto con la sua causa prima, appunto la bomba demografica.
Purtroppo, al complotto catto-fascio-comunista contro la regolazione delle nascite si sono aggiunti negli ultimi decenni anche i cosiddetti maestri del liberismo duro e puro, che si sono allineati ai loro presunti arcinemici dello statalismo di destra e di sinistra per negare, con argomenti a dir poco sballati, l’utilità sociale della regolazione delle nascite. 
Per esempio, uno di questi luminari del liberismo dal volto disumano, Rothbard, ha preteso di dimostrare l’inutilità di questa regolazione citando il caso del Giappone o di Singapore, 
così prosperi nonostante la loro altissima densità demografica, ma dimenticando o fingendo di dimenticare che entrambi questi paesi applicano da decenni un forte controllo della natalità e che, anzi, tutti i paesi del Terzo Mondo che sono riusciti a vincere la povertà e il sottosviluppo (da Formosa alla Cina comunista, da Hong Kong alla Corea del Sud) si sono attenuti ad una rigorosa politica denatalista.

Per quanto concerne l’Italia, infine, in questo trentesimo anniversario va detto che, con buona pace dei nostri capi e papi infallibili, e nonostante l’ostruzionismo dei partiti e dei giornali a loro asserviti, il messaggio nostro è stato ottimamente recepito dagli italiani che hanno ridotto la loro prolificità ai minimi mondiali. Purtroppo, però, i soliti capi e papi infallibili, coll’appoggio dei soliti demografi ottusi e servili, hanno provveduto a vanificare i vantaggi del processo denatalista spalancando le porte all’alluvione immigratoria.
La recente esplosione della crisi dell’acqua e dei rifiuti è venuta a confermare quanto avevo sostenuto già 25 anni fa in un convegno tenuto insieme ad Aurelio Peccei : e cioè che, mentre i paesi del Terzo Mondo dovevano ridurre drasticamente il loro incremento demografico, perché esso è socialmente e politicamente rovinoso, l’Italia e gli altri paesi europei dovevano e devono ridurre drasticamente la loro densità demografica perché essa è ecologicamente rovinosa, dati i loro tassi proibitivi di consumo e d’inquinamento pro-capite: quanto rovinosa lo dimostra appunto la crisi dei rifiuti in provincia di Napoli ove, non a caso, la densità della popolazione è la più alta d’Italia ed una delle più alte del mondo (600 abitanti per kmq.)



<< Esattamente 30 anni fa, il 31 marzo 1971, la Corte Costituzionale, in una storica vertenza “tra il Presidente del Consiglio Emilio Colombo e il Signor Luigi De Marchi”, mi dava ragione e, considerando fondata l’eccezione d’incostituzionalità sollevata dai miei avvocati nell’ennesimo processo contro di me, abrogava i divieti penali all’informazione e all’assistenza anticoncezionale. Quella sentenza coronava una mia quasi ventennale, solitaria battaglia per la libertà sessuale e contraccettiva che era stata duramente osteggiata dal regime e che aveva trovato sostegno quasi soltanto in Marco Pannella e nei radicali. Oggi possiamo capire che, in quel contesto, la legalizzazione della contraccezione ha avuto un impatto profondo sulla modernizzazione del costume e sulla liberazione della donna che, per la prima volta nella sua storia e pre-istoria, poteva così decidere autonomamente se e quando procreare.
A trent’anni di distanza dalla storica sentenza, tuttavia, mentre è confortante notare quanto si siano evoluti la coscienza civile e il costume degli italiani nei confronti della procreazione, è viceversa doveroso e doloroso denunciare quanto si sia degradata la dignità della nostra stampa, della nostra classe politica e delle nostre istituzioni.

Per quanto riguarda la stampa, mentre allora tutti i grandi giornali nazionali seppero comprendere il valore sociale immenso di quella pronunzia pubblicando nelle loro prime pagine e con grande evidenza lunghi articoli e commenti dedicati alla nostra battaglia e alla nostra storica vittoria, oggi non solo nessuno rievoca quella svolta cruciale, ma su tutta la nostra informazione è calata una coltre pesante di censura e autocensura che di fatto ha comportato l’abbandono della lotta per la modernizzazione del costume e vietato di sottolineare l’urgenza d’interventi denatalisti a livello internazionale e perfino d’accennare al problema.

Per quanto riguarda la nostra magistratura, è certo che una sentenza come quella del 31 marzo 1971, che evidenziò l’indipendenza della Corte Costituzionale dalle forze politiche e religiose (cattoliche e comuniste o post-comuniste) allora come oggi egemoni nel Paese, attualmente non sarebbe più possibile.

Negli ultimi anni, infatti, le pronunzie della Consulta si sono squallidamente allineate agli ordini di scuderia della diarchia catto-comunista, calpestando allegramente, come i radicali hanno dovuta imparare a proprie spese, la volontà ripetutamente espressa da milioni di cittadini con le loro richieste referendarie.


Inoltre, mentre allora anche molti esponenti dell’area comunista e cattolica si mostravano disposti a riconsiderare la loro tenace condanna della regolazione delle nascite, oggi tutti i leaders cattolici sono precipitosamente rientrati nella caserma dell’ortodossia vaticana e perfino tutti o quasi tutti i politici che si dicono laici o addirittura di sinistra sono pronti ad applaudire servilmente qualunque scemenza papalina.

Ma, rispetto a quei giorni pieni di speranza del marzo ’71, il disastro più grave si è registrato a livello internazionale. Allora negli Stati Uniti il Presidente Nixon stava preparando, insieme agli organismi specializzati delle Nazioni Unite, un grande programma internazionale di regolazione delle nascite e, in Italia, perfino Amintore Fanfani riconosceva la grave minaccia che l’esplosione demografica comportava per la pace e il progresso dell’umanità.

Ma la speranza è durata poco e va ribadito che, per ucciderla, si è molto impegnato il mondo comunista, ove iniziavano allora le loro fulgide carriere gran parte dei leaders attuali della sinistra e dell’informazione italiana: da Bertinotti a D’Alema, da Mieli a Liguori, da Lerner a Deaglio . Non a caso, nel libro “Psicopolitica” (che fu pubblicato dall’Editrice Sugarco nel 1975 col sottotitolo significativo “Sfida al conformismo di sinistra”, che mi costò anche minacce di gambizzazione ed in cui gettavo le basi della psicologia politica liberale) scrivevo tra l’altro: “Oggi purtroppo possiamo dire che l’opposizione marxista-leninista al controllo delle nascite ha superato per virulenza e faziosità quella tradizionale di stampo clericale e nazi-fascista”.

Già nel 1974, comunque, l’intesa cordiale tra i dogmatismi politici e religiosi in tema di lotta alla regolazione delle nascite trionfava alla Conferenza di Bucarest sulla Popolazione, ove una coalizione di governi comunisti, fascisti e clericali (tra cui il nostro, naturalmente), riuscì a seppellire il piano delle Nazioni Unite per contrastare l’esplosione demografica ormai in pieno sviluppo.

Così l’esplosione demografica del Terzo Mondo ha potuto continuare indisturbata fino ai giorni nostri, raddoppiando ogni vent’anni quelle popolazioni e producendo il disastro planetario che sta sotto i nostri occhi nelle telecronache d’ogni giorno (fame, guerre, disoccupazione di massa, deforestazione e desertificazione dilagante, migrazioni disperate) e che però un’informazione ottusa, codarda e ancorata all’idiozia clericale e comunista si guarda bene dal mettere mai in rapporto con la sua causa prima, appunto la bomba demografica.

Purtroppo, al complotto catto-fascio-comunista contro la regolazione delle nascite si sono aggiunti negli ultimi decenni anche i cosiddetti maestri del liberismo duro e puro, che si sono allineati ai loro presunti arcinemici dello statalismo di destra e di sinistra per negare, con argomenti a dir poco sballati, l’utilità sociale della regolazione delle nascite.

Per esempio, uno di questi luminari del liberismo dal volto disumano, Rothbard, ha preteso di dimostrare l’inutilità di questa regolazione citando il caso del Giappone o di Singapore, così prosperi nonostante la loro altissima densità demografica, ma dimenticando o fingendo di dimenticare che entrambi questi paesi applicano da decenni un forte controllo della natalità e che, anzi, tutti i paesi del Terzo Mondo che sono riusciti a vincere la povertà e il sottosviluppo (da Formosa alla Cina comunista, da Hong Kong alla Corea del Sud) si sono attenuti ad una rigorosa politica denatalista.

Per quanto concerne l’Italia, infine, in questo trentesimo anniversario va detto che, con buona pace dei nostri capi e papi infallibili, e nonostante l’ostruzionismo dei partiti e dei giornali a loro asserviti, il messaggio nostro è stato ottimamente recepito dagli italiani che hanno ridotto la loro prolificità ai minimi mondiali. Purtroppo, però, i soliti capi e papi infallibili, coll’appoggio dei soliti demografi ottusi e servili, hanno provveduto a vanificare i vantaggi del processo denatalista spalancando le porte all’alluvione immigratoria.

La recente esplosione della crisi dell’acqua e dei rifiuti è venuta a confermare quanto avevo sostenuto già 25 anni fa in un convegno tenuto insieme ad Aurelio Peccei : e cioè che, mentre i paesi del Terzo Mondo dovevano ridurre drasticamente il loro incremento demografico, perché esso è socialmente e politicamente rovinoso, l’Italia e gli altri paesi europei dovevano e devono ridurre drasticamente la loro densità demografica perché essa è ecologicamente rovinosa, dati i loro tassi proibitivi di consumo e d’inquinamento pro-capite: quanto rovinosa lo dimostra appunto la crisi dei rifiuti in provincia di Napoli ove, non a caso, la densità della popolazione è la più alta d’Italia ed una delle più alte del mondo (600 abitanti per kmq.)>>

Luigi De Marchi   ( vedere la sua biografia e bibliografia) é stato il Pioniere e forse il maggiore studioso europeo della ricerca psico-sociale e politica. Fondatore dell'AIED ( Associazione Italiana Educazione Demografica) nella prima metà degli anni  60 nel 1986 fondà a Roma l’Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale. Alla morte di Massimo Consoli sostenne e incoraggiò la costruzione della Fondazione Consoli.

31 luglio 2014

SOS RUSSIA: L’ASSOCIAZIONE LGBTI COMING OUT DICHIARATA «AGENTE STRANIERO» DAL TRIBUNALE DI SAN PIETROBURGO.

Roma, 30 luglio 2014

Lo scorso 21 luglio una Corte di San Pietroburgo ha sentenziato che l’Associazione LGBTI Coming Out dovrà iscriversi al registro degli «agenti stranieri» e definirsi pubblicamente con questo termine che in Russia è connotato in modo fortemente negativo e rimanda ad attività di spionaggio.

L'iscrizione a tale registro, oltre ad implicare che l'omosessualità sia una degenerazione estranea alla tradizione russa e importata dall'Occidente, rende le associazioni soggette a una tale quantità di adempimenti burocratici e controlli governativi da impedire di fatto qualunque attività.

Stampare  « la locuzione agente straniero su tutto il materiale divulgativo dell’associazione confermerà l’idea, già piuttosto diffusa, che proteggere i diritti delle persone LGBTI è qualcosa di straniero e, perciò, superfluo se non dannoso», ha dichiarato l’Associazione su Facebook.

Coming out era stata una delle associazioni beneficiarie della gara di solidarietà SOS Russia volta ad aiutare le associazioni russe a contrastare il giro di vite contro i diritti umani di tutti e il lavoro di tutte le associazioni che tentano di estenderli. Il problema infatti non riguarda solo le associazioni LGBTI: nei giorni scorsi il Ministro della Giustizia ha registrato 5 associazioni per i diritti umani (tra cui i Giuristi per i Diritti Costituzionali e le Libertà) come «agenti stranieri» per il solo fatto di ricevere fondi dall’estero (il che comprende anche i finanziamenti di progetti internazionali). Il contributo di SOS Russia ha aiutato Coming Out nella sua battaglia durata ben 16 mesi, ma che, per ora, è stata purtroppo persa.

Ovviamente Coming Out ricorrerà in appello, ma non vi è garanzia che il Ministro della Giustizia non imponga subito la registrazione.

Le motivazioni della sentenza di Primo Grado sono state che Coming Out violerebbe i diritti delle «persone con orientamento sessuale tradizionale» e che le sue brochure contro le discriminazioni e sui diritti umani delle persone LGBTI sarebbero materiale propagandistico.

Il segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Yuri Guaiana, dichiara: «come abbiamo continuato a ripetere prima delle Olimpiadi invernali, il rischio che l’azione del governo russo contro i diritti umani e le libertà fondamentali dei suoi stessi cittadini aumentasse dopo lo spegnimento dei riflettori olimpici era molto concreto. la notizia che una trentina di persone abbia potuto radunarsi a San Pietroburgo per il Pride senza violenze, ma subendo solo (!?!) il fermo della polizia per chi portava cartelli con slogan e immagini, non fa altro che confermare l’applicazione della legge contro la cosiddetta propaganda omosessuale e che, forse, le frange più estremiste della società russa sono distratte dall’Ucraina. Ci appelliamo alla comunità internazionale (organizzazioni non governative e governi) affinché riprendano a vigilare e a sollevare l’attenzione sulla situazione dei diritti umani in russa».