9 luglio 2017

In Cecenia sono ricominciati gli arresti

Quasi 100 giorni fa, il 1 ° aprile, la notizia delle retate anti-gay della Cecenia. Oltre 100 uomini sono stati arrestati, imprigionati, torturati dalle autorità statali, solamente per essere gay. Almeno 6 uomini sono stati assassinati.

Abbiamo pensato che questo terrorismo sponsorizzato dallo stato fosse finito. Ma negli ultimi giorni, abbiamo sentito dai sopravvissuti che gli arresti sono ricominciati.

Le autorità federali russe sostengono che le accuse sono "una provocazione, un falso rapporto" e si sono rifiutate di prendere provvedimenti.

 Lunedì prossimo sarà il giorno 100 ° da quando la prima notizia è arrivata. 100 giorni di ingiustizia. Dobbiamo fare in modo che le autorità russe sappiano che 100 giorni troppi per ottenere giustizia!

Aggiungi la tua voce alla nostra massiccia protesta on-line.
 Non lasciate che i responsabili degli omicidi  la facciano franca!


This has to stop! 100 Days of Injustice in Chechnya

Ecco cosa faremo

Migliaia di persone sottoscrivano qui.

Il 10 luglio alle ore 11 ora di Mosca, la nostra richiesta di giustizia sarà pubblicata sui feed sociali di tutto il mondo.
Se un numero sufficiente di noi partecipano, l'hashtag # 100DaysOfInjustice, # Chechen100, e #Putin saranno trend in tutto il mondo.

Le autorità cecene negano tutte le accuse e considerano "una sporca provocazione" la notizia che esistano uomini gay  in Cecenia. Il capo della polizia di Cecenia, ha detto, "I miei agenti non avrebbero neanche voglia di toccare queste persone, se esistono, per non parlare di picchiarle o torturarle."

Ma i miei colleghi ed io con la Rete russa  LGBT abbiamo visto in prima persona il dolore e la sofferenza di coloro che sono sopravvissuti a questi orrori.

Non possiamo permettere che Ramzan Kadyrov, il Capo della Repubblica cecena, possa impunemente commettere queste violenze anti-gay.

Sii solidale con noi! Mostra a Putin, a Kadyrov, e al mondo intero che li stiamo tenendo sotto controllo e continuiamo a chiedere giustizia.

Grazie con AllOut,

Igor Kochetkov
Rete LGBT russo

8 luglio 2017

Un ricordo affettuoso per Paolo Seganti

La notte tra l´undici e il dodici luglio 2005 nel Parco delle Valli sotto Monte Sacro un uomo venne torturato e ucciso perché gay. Aveva 35 anni, si chiamava Paolo Seganti, lavorava per aiutare gli altri. Ma era omosessuale e il suo torturatore assassino ( i suoi assassini) non è mai stato trovato nè consegnato alla giustizia.

Fu un OMOCIDIO  che scosse profondamente la comunità lesbica, gay e trans romana e italiana che contro la violenza omofoba reagì con una fiaccolata in Campidoglio alla presenza delle Istituzioni cittadine.
Sono passati da allora ben 12 anni, ma noi della Fondazione Luciano Massimo Consoli ci vogliamo ricordare ancora di Paolo.
Vogliamo ricordarlo perché quello che è successo a lui non avvenga mai più a nessuno
Vogliamo ricordare  assieme a lui, tutti gli uomini e tutte le donne omosessuali e transessuali vittime dell´omofobia e della transfobia, tutte le persone che subiscono violenze.

Giovedì 12 luglio, ovunque siate,  dedicate un pensiero a Paolo o visitate il Parco delle Valli a lui dedicato. L'ingresso è da via Val D’Ala a Roma.
Grazie da tutti noi della Fondazione Consoli.

2 luglio 2017

Ciao Filippo...

Condivido il bellissimo ricordo che Enzo Cucco ha pubblicato su Facebook
PER FILIPPO
Oggi ho partecipato ai funerali di un mio caro amico, Filippo Molinengo. Non so quanti lo ricordano a Torino ed in Italia, ma ha avuto un ruolo significativo, per me e nel Fuori! degli anni che furono. Ho molto riflettuto se fare questa nota per ricordarlo: avevo paura che le emozioni la facessero da padrone sui miei ricordi, ed ho scoperto di non avere sue foto, nemmeno negli archivi del Fuori! (ma nei prossimi giorni controllo meglio). Invece poi ho pensato che sarebbe stato più saggio scrivere a caldo qualche riga, per fissare i ricordi e, perchè no, quelle emozioni che così tumultuose sono rinate.
Conobbi Filippo nella primavera del 1976, nei comizi elettorali del Partito Radicale. Cercava di vendere la rivista Fuori! e lo ricordo bellissimo: salopette, orecchini pendenti (ben due), baffi (andavano di gran moda tra i gay allora ...) quell’aria gentile e sbarazzina che tanti del Fuori! avevano, dicendo cose scandalosissime con la grazia ed il sorriso sulle labbra. E’ stata la prima persona omosessuale “open” che ho conosciuto, avevo da poco compiuto 16 anni e il PR era per me quella boccata di ossigeno che mi era mancata per anni. Anzi ho avuto per Filippo (lo posso dire oggi) una vera e propria sbandata, e venni subito preso in giro dai compagni e dalle compagne radicali perchè tutte le volte che andavo a uno dei tavoli di raccolta firme chiedevo di lui, e dalla terza volta che accadde mi accoglievano con un “No, Filippo non c’è .....” prima ancora che riuscissi a far la domanda. Era con me quando fummo fermati ad un tavolo selvaggio davanti all’ex Cinema Doria e portati nella centrale dei Vigili Urbani, insieme a Franco Bigatti e Biagio Campanella. Avevo 17 anni, e mi ricordo bene la telefonata che i Vigili fecero per avvisare i miei genitori.... così come ricordo bene Angelo Pezzana e Adelaide Aglietta che vennero alla centrale per verificare che cosa ci stava capitando. Intanto continuava questa cotta per Filippo, passando da un tavolo ad una trasmissione a Radio Torino Popolare o Radio Radicale. Fino a quando un giorno andando al tavolo di Piazza Castello mi dissero (sfottendomi un pò......) che Filippo mi stava cercando. Il cuore mi palpitava pensando a cosa mi avrebbe detto ed invece lui arrivando si diresse verso di me e col tono scanzonato e gentile che ha sempre avuto mi disse che la sera precedente aveva scoperto delle piattole su di se, e mi consigliava di controllarmi ..... Finì così il sogno romantico che mi ero costruito da solo, e cominciò una amicizia che è durata per anni e anni.
Filippo letteralmente scomparì dal Fuori! dalla mattina alla sera, non ricordo bene il giorno, tra la fine del 1978 e l’inizio del 1979. La cosa mi colpì, soprattutto per il modo: senza avvisare nessuno. Ed allora non c’erano facebook o i cellulari. Solo dopo un mese si venne a sapere che lui considerava esaurita la sua esperienza nel Fuori!, era tornato nel privato (si diceva così allora quando ci si innamorava di un uomo e si scompariva nel nulla) e si stava dedicando a se stesso ed alla sua vita futura.
Lo rincontrai casualmente nel 1983 perchè il mio compagno di allora (ricordi Sebastiano Ricci ?) aveva affittato casa in Via Baretti, sullo stesso pianerottolo di Filippo. E riprendemmo a frequentarci. Ma poco, e senza più parlare di politica. E da allora è sempre stato così: ogni tanto si riavvicinava al gruppo storico dei militanti (il riavvicinamento è stato più intenso dal 2006 in avanti) e poi spariva, senza avvertire nessuno. E si è avvicinato ad una valanga di gruppi e situazioni diverse, praticamente tutti i gruppi lgbti torinesi e non solo. Ricordo bene che per un periodo anche lungo frequentò gli Amici dell’Archivio di Stato, un corso di ceramica ed una miriade di gruppi diversi che si occupavano di arte, di cultura, di natura. E’ sempre stato radicale, e si è avvicinato e allontanato con questo moto sincopato dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta per anni. In una sorta di bulimia di cuoriosità e interesse.
Nel frattempo negli anni 80 si era laureato in farmacia e fui affianco a lui durante il lungo e tormentato periodo di scelta della farmacia ove lavorare. Poi decise di fare un concorso per le farmacie pubbliche (pur avendo i mezzi per averne una lui) e negli ospedali torinesi rimase fino alla pensione.
Ha chiesto alcune volte nella sua vita consiglio ed aiuto, e sia io che Angelo Pezzana abbiamo provato a consigliarlo ed aiutarlo. Senza mai riuscirci (o senza mai capire se ci eravamo riusciti) perchè puntualmente lui si allontanava. E questo dell’allontanarsi di fronte a situazioni critiche o conflittuali è stato una sua costante, così come quella curiosa sete di amicizia che lo ha portato nelle situazioni più improbabili.
Riprese più volte la terapia psicoterapeutica che credo cominciò proprio sul finire degli anni ‘70 e per periodi anche lunghi assunse farmaci per questo, ma non posso giurare che fu sempre continuativo nelle terapie. Gli rimaneva nel fondo quella tristezza, un malessere  sottile e difficile da individuare ma che parlandogli saltava fuori. Bastava guardarlo negli occhi ed ascoltare le cose che raccontava. Un malessere che cresceva con gli anni.
Nel 2013 si avvicinò al nascente lavoro che come Lambda terza età stavamo avviando con le persone over 60 lgbt. Partecipò al primo corso di formazione e volle diventare un volontario, non seguendo mai nessuno dei casi che abbiamo avuto. Non che non ci avesse pensato, ma diceva che non era fatta per lui quell’esperienza. Due anni fa è stato di nuovo male: questa volta la depressione fu forte, e chiedeva insistentemente di non vivere più da solo. Arrivando, volontariamente, a ricoverarsi in ospedale (Clinica psichiatrica di Bra) per poi uscirne ed essere ospite di alcune strutture torinesi per anziani. Era tornato a casa sua e alcuni di noi (Barbara, Rosanna, Alessandro) hanno cominciato a stargli affianco, nelle semplici faccende quotidiane come nelle grandi solitudini che ha vissuto. E sembrava che stesse meglio. Il suo ultimo messaggio con noi risale al 20 giugno, ed era di una persona che stava bene, che diceva di non aver bisogno di nulla. Che stava programmando di trasferirsi un pò in montagna per via del caldo afoso che ingabbiava Torino. Ma la mattina del 24 lo hanno trovato morto in casa, suicidatosi probabilmente il 23.

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Mi aveva parlato molte volte di volerla far finita. E tante volte avevamo riso di questa intenzione. Ha pensato a questa ipotesi quando era stato tanto male qualche anno fa ma a nessuno è venuto in mente che potesse trovarsi di fronte a questa scelta oggi. Non era solo, aveva un sacco di contatti e amicizie, ma voleva star da solo. Ed oggi ricaccio i pensieri che affollano la mia mente sull’aver fatto il necessario per evitare questo epilogo. Preferisco pensare, come Marco ha detto (un altro dei volontari di Lambda Terza Età) che sia stata una scelta consapevole, lontana dalla disperazione a cui associamo i suicidi. Bisogna accettare le scelte altrui, per quanto estreme possano essere, e rifuggire dal sentimentale attaccamento che ci porta a colpevolizzarci inutilmente.
Si, preferisco pensare che abbia scelto consapevolmente di togliersi la vita, come spesso nel passato aveva scelto di allontanarsi da tutto e tutti. E se fosse qui vorrei dirgli che la sua vita non è stata inutile. Che ha avuto almeno un senso importante: è stato il mio Virgilio, la persona che con i suoi modi gentili mi ha traghettato in quello splendido e incasinatissimo posto che furono il Fuori! e il PR del 1976. Per me, e per tanti altri ed altre, sei stato prezioso.
Ciao Filippo, che la terra ti sia davvero lieve.
Enzo Cucco

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13 giugno 2017

Asessualità, pregiudizi, istanze e a-fobia

Ne parla Nathanael con Alice.
da  Progetto GenderQueer 

L’asessualità è un tema su cui spesso noi attivisti LGBT siamo poco informati.
Ho deciso di intervistare Alice, una delle principali attiviste asessuali in Italia, chiedendole cos’è l’asessualità, smontando tanti pregiudizi, e ragionando sull’ a-fobia.

Ciao Alice, raccontaci in poche righe chi sei: anni, che lavoro fai, di dove sei, quali sono le tue passioni…

Ciao! Sono Alice, ho 34 anni e sono di Milano. Il mio lavoro è anche la mia passione: le immagini e fotografia.


Come e quando ti sei scoperta asessuale? E quando la decisione di diventare attivista?

In realtà in un certo senso l’ho sempre saputo. Avevo realizzato di essere differente dai miei coetanei a scuola, ma essendo che l’informazione sull’asessualità non c’era non capivo in cosa e questo mi causava parecchio disagio e dolore. Ricordo perfettamente la sensazione di estrema solitudine!
Immaginate un mondo dove non si parla né si scrive neanche dell’omosessualità…un ragazzino che si scopre gay come fa a capirlo? Come fa a sapere che è tutto ok?
La mia situazione era un po’ quella.
Poi a 17 anni, ho trovato per caso su un libro la parola “asessualità” ed è come se mi si fosse accesa una lampadina. Ho fatto una piccola ricerca su internet e ho cominciato a scoprire che c’erano altre persone come me, che era tutto ok e che non ero sola.
Ho passato poi gli anni dell’università ad esplorare la mia identità e a prendere confidenza con me stessa, cosa che visto il dolore degli anni precedenti non è stata né facile né immediata.
Poi ad un certo punto ho iniziato a sentire il bisogno di fare qualcosa per gli altri, e mi sono rivolta ad Arcigay Milano per diventare una delle loro volontarie, e ho trovato non solo un’associazione accogliente e aperta ma anche tanti amici che ora sono per me un po’ come una famiglia.


I profani pensano che “asessuale” sia la persona che vuole non fare sesso o che non prova piacere fisico nel fare sesso, dove ovviamente talvolta “sesso” viene immaginato come il rapporto completo, altre volte come l’insieme di tutti i contatti fisici, dal petting in poi.
Cosa significa essere asessuali? Quanto riguarda il comportamento, e quanto l’orientamento?

L’asessualità è un orientamento sessuale, caratterizzato dalla mancanza di attrazione sessuale. La definizione è questa ed è piuttosto semplice. Nessun orientamento riguarda mai il comportamento di una persona, ma solo e unicamente il genere verso cui questa persona è attratta. Faccio un esempio: se una donna lesbica ha un rapporto con un uomo (per i motivi più svariati, per esempio potrebbe non essere ancora pronta a fare coming out), rimane comunque una donna lesbica, ossia la sua attrazione “viscerale” rimane rivolta verso le donne ma nulla toglie che sia in grado di avere comportamenti diversi.
A volte si fa fatica a capire come non essendoci attrazione si possa considerare l’asessualità un orientamento sessuale. Prima di tutto, mi preme ricordare che nessuno di noi può decidere cosa è un orientamento e cosa non lo è, a prescindere dal fatto che lo si comprenda o meno. Poi spesso faccio un esempio matematico: l’asessualità è un orientamento sessuale così come lo zero è un numero.
Per quanto riguarda il comportamento sessuale delle persone asessuali: molti di noi hanno rapporti, a volte penetrativi a volte no (dipende dai gusti delle persone) perché il sesso può rimanere un’attività piacevole e appagante, se fatto con il pieno consenso e la corretta comunicazione fra i partner. Fisiologicamente, il corpo di un essere umano funziona nello stesso identico modo e risponde agli stessi stimoli, sia esso gay, lesbica, bi, pan o asex. Quindi perchè negarsi un’attività piacevole se la si vuole fare?



Noi carampane LGBT usiamo etero-affettivo e omo-affettivo per indicare la sfera dell’orientamento che riguarda l’attrazione mentale e il desiderio di costruire qualcosa.
Ci sono quindi persone il cui orientamento erotico e orientamento affettivo, talvolta, possono non coincidere.
L’elaborazione asessuale ha introdotto i termini “omo-etero-bi-panromantico”, che potrebbero avere altri significati. Ci spieghi meglio?

I termini qui sopra non hanno esattamente un significato differente rispetto a quelli utilizzati da altre persone LGBT+. Semplicemente si tratta di distinzioni di orientamenti affettivi: pur essendo l’orientamento erotico di un asessuale “nullo”, questo infatti non vuol dire che lo sia quello affettivo.
Esistono quindi asessuali attratti affettivamente da persone di genere opposto (etero-affettivo o etero-romantico), dello stesso genere (omo-affettivo o omo-romantico), ecc. ecc.



Persone asessuali e genitorialità: una coppia etero che volesse adottare, anche se entrambi fossero tecnicamente fertili, poiché asessuali, avrebbe delle difficoltà in Italia?

Ovviamente io sono fermamente convinta che sia l’amore che fa una famiglia e non la biologia, ossia la capacità di avere un figlio geneticamente di entrambi i genitori. Il desiderio di genitorialità è qualcosa che trascende l’orientamento sessuale delle persone, e quindi anche le persone asessuali possono desiderare di diventare genitori.
Nell’esempio che hai fatto tu, ossia di una coppia asessuale di generi opposti, in realtà il discorso è più ampio: pur non avendo un caso specifico alla mano, credo che sì avrebbero difficoltà ad adottare soprattutto per la pessima gestione del processo delle adozioni in Italia. Il processo è infatti lungo, tortuoso e impegnativo anche per le coppie eterosessuali. La realtà è che una qualunque avvisaglia di ciò che non viene visto come “normale” dalle autorità praticamente blocca sul nascere qualsiasi possibilità di adozione. Certo, la coppia in questione potrebbe mentire, ma quanto è corretto che siano loro a doversi nascondere e non lo Stato a dover far dei passi avanti?



Mentre c’è avversione, tra etero medi, quando si parla di omosessuali, quando si parla di asessuali, spesso c’è scherno. Sei d’accordo?

Tendenzialmente sì. Spesso abbiamo notato un parallelismo forte con le discriminazioni affrontate dalle persone bisessuali: entrambi i nostri orientamenti vengono visti come indecisioni, blocchi e sono presi molto poco sul serio. Questo causa molta difficoltà ad essere accettati, proprio perché la reazione di partenza delle persone è quella di non credere alla tua esperienza e al tuo personale modo di sentire.



Alcune persone LGBT insistono sul fatto di “non capire” gli asessuali, ma il loro “non capire” spesso è relativo al fatto che …”io non lo farei mai“.
Non è un po’ come quando un etero direbbe che “non farebbe mai” qualcosa di gay?
Quanto il vero problema non è il “non capire” le situazioni che non viviamo in prima persona?

Ma infatti il punto non è il “non capire”. Nessuno di noi sarà mai in grado di capire fino nei più piccoli dettagli esperienze e sentimenti di altri individui, è normale ed in fondo il mondo è meraviglioso proprio perché ci sono così tante differenze. Il punto è aprire la mente e abbracciare e accogliere comunque le persone diverse da noi, senza badare al riferire le loro esperienze alle nostre.



Ci sono dei portali di cuore che prevedono gli asessuali e ne favoriscono gli incontri, tramite tag e filtri?

Ci sono alcune app che hanno aperto ufficialmente anche alle persone asessuali, permettendo quindi un primo approccio all’internet dating. Come tutte le app, a volte funzionano a volte no. Inoltre un gruppo negli USA ha appena lanciato una app specifica per aiutare le persone asessuali in un’esperienza di dating più protetta da molestatori e troll.



Coming out asessuale: come viene recepito dalle famiglie e sul posto di lavoro?

Generalmente le reazioni di un coming out sono le stesse della media della società: stupore, delusione, tendenza a svalutare e a non credere. Purtroppo, si arriva anche a casi di allontanamento o forzature. È una cosa molto triste: un genitore dovrebbe amare i propri figli per quelli che sono, altrimenti ha fallito come genitore.
È la stessa cosa per i posti di lavoro.
In entrambi i casi, ovviamente però influiscono spesso molto gli ambienti: se si fa un lavoro creativo tendenzialmente può essere più facile, e lo stesso vale per una famiglia con una cultura medio-alta.



Quali sono le discriminazioni che riguardano le persone asessuali?

Credo che le discriminazioni subite dal resto della comunità LGBTQIA siano assolutamente sovrapponibili e parallele.
Penso per esempio alle coppie dello stesso sesso: non importa se gay, lesbiche o asessuali no? Lo Stato nega l’accesso ad alcuni istituti in quanto sulla carta d’identità è riportato lo stesso sesso. Quindi matrimonio egualitario e adozioni non sono permessi nemmeno alle coppie asessuali composte da persone di sesso opposto.
Ragionamenti simili possono essere fatti per le discriminazioni sui luoghi di lavoro e così via.
Esistono inoltre le problematiche del bullismo e delle violenze (psicologiche, fisiche e sessuali), che ovviamente trascendono l’orientamento affettivo della persona asessuale.
Esiste poi la tendenza a svalutare e a non considerare i sentimenti e le emozioni, se non addirittura l’esistenza, delle persone asessuali (ace-erasure).



Asessuali ma non solo: la realtà demisessuale e le altre sfumature.

L’asessualità come orientamento è quello di cui dicevo prima, ossia la mancanza di attrazione sessuale. Tuttavia le persone spesso non si collocano perfettamente in “caselle” preformate, e quindi a livello di comunità siamo giunti alla conclusione che era bene parlare di spettro dell’asessualità: esistono ossia persone “a cavallo” fra l’orientamento asex e altri orientamenti ma che si riconoscono meglio nella nostra comunità piuttosto che in altre per ragioni del tutto personali.
Abbiamo quindi i cosiddetti asessuali grigi, che provano attrazione sessuale ma raramente, e i demisessuali, che possono provare attrazione sessuale (ma non necessariamente la provano) solo a seguito di un forte legame emotivo.



Ci spieghi la differenza tra libido e attrazione?

Mi rendo conto che sia difficile da spiegare per chi non sono necessariamente separati, e che quindi ha già difficoltà a separare le cose.
L’attrazione è quella “scintilla” che scatta verso un’altra persona nella vita reale e che porta l’individuo a voler avere un qualche contatto sessuale con lei.
La libido, è quella forza biologica che ci porta a desiderare una scarica socialmente ritenuta “sessuale”, ed è influenzata da fattori ormonali, sociali e psicologici.
Mentre il tipo di attrazione che detta il nostro orientamento sessuale è un modello tendenzialmente stabile nel tempo, la libido è una forza più generica e molto meno stabile (si parla di fluttuazioni addirittura da una settimana con l’altra).
La distinzione fra queste due forze è vera per tutti, ma mentre per persone di altri orientamenti vanno spesso di pari passo e nella stessa direzione (e quindi sono facilmente confuse fra loro), per le persone asex è più evidente la separazione: pur non provando attrazione sessuale, la libido può benissimo essere presente.



Una visione a-fobica vorrebbe ricondurre l’asessualità all’aver subìto un “trauma” con la sessualità. Persino alcune persone LGBT pensano questo, senza rendersi conto di subire lo stesso pregiudizio loro, soprattutto gli omosessuale, da parte di alcuni etero. Che ne pensi e quanto c’è di vero e di falso in questa credenza?

Ovviamente è falso, credo che ormai sappiamo tutti che un orientamento sessuale è semplicemente una naturale e sana variazione della sessualità umana.
Trovo invece triste vedere persone che spesso sono state discriminate a loro volta e hanno lottato tutta una vita per la loro libertà, discriminare e avere pregiudizi su altre minoranze.
Tuttavia mi preme ricordare che non è una caratteristica peculiare del confronto fra asessuali e altre persone della comunità LGBTQIA, ma succede con varie declinazioni per esempio anche verso le persone transgender (penso a chi vorrebbe le persone trans “fuori” dalla comunità, cosa assurda), le donne in generale (penso al machismo e al sessismo di certi ambienti), le persone bisex (che vengono visti come indecisi, un danno alla “causa” ecc.).



Violenze sessuali e asessualtà: quante volte le persone asessuali sono vittime di “stupri correttivi”, come avviene anche per le persone LGBT?

Purtroppo ci sono stati casi, anche se una statistica, come per tutti i casi di violenza sessuale, è molto difficile da fare. Spesso le vittime non denunciano, e se lo fanno non vengono prese sul serio e quindi la loro storia si perde nel nulla burocratico.
I casi ci sono, a volte inter-familiari a volte da parte di persone che venivano considerate amiche. Esistono gruppi di auto-mutuo-aiuto, che al momento sono lo strumento principale utilizzato dalla comunità per cercare di fornire appigli per uscire da situazioni del genere e dalle loro conseguenze.



Le visioni pan e bi sono presenti nel mondo asessuale? Il non ricondurre tutto ai corpi fa si che ci sia maggiore inclusività verso partners di diversi sessi e generi?

La stragrande maggioranza della comunità asessuale si identifica come bi-affettiva o pan-affettiva, oltre al fatto che molti si identificano con un genere differente da quello assegnato alla nascita. Ci sono molte persone con identità di genere non-binarie. In parte è sicuramente un segno dei tempi che cambiano, credo che non sia una particolarità specifica della nostra comunità. Piuttosto lo considero un segnale del fatto che è forse più facile fare coming out con identità di genere differenti in un clima come quello della nostra comunità piuttosto che in un clima magari più tradizionalista e sessista.



Chiudo con una provocazione: su un gruppo LGBTQIA una persona ipotizzava che gli asessuali “romantici”, non provando attrazione sessuale, avrebbero potuto maggiormente apprezzare una persona trans.
Questa non è, però, una visione svalutante dei corpi “non conforming“? E’ come se considerasse le persone trans poco desiderabili, e, quindi, è come se chi ha un genitale non coerente con la sua identità, potesse attrarre solo “amori spirituali“…
Tu che ne pensi?

Trovo un po’ strana questa affermazione francamente. Credo ci sia un po’ la tendenza a vedere in rapporti con le persone trans nella chiave dell’altro partner, un po’ come gli eterosessuali vedono i rapporti lesbici come attraenti. Ossia quello su cui nell’immaginario comune ci si fissa è trovare una “soluzione” ad un rapporto con una persona trans, perché questa viene vista come anormale e come un problema. Al contrario io credo che la prima cosa da considerare per un rapporto siano proprio gli individui e le loro caratteristiche e emozioni, ma come valore non come problematiche. Per un qualsiasi rapporto reale e duraturo, l’importante sia la comunicazione a prescindere dal fatto che le persone coinvolte siano transgender o meno e che il rapporto sia sessualmente attivo o meno.

Per saperne di più:

Gruppo Asessualità – Arcigay Milano
asessualita@arcigaymilano.org
www.facebook.com/GruppoAsessualita/