28 giugno 2018

Il movimento lgbt è diviso nella lotta per i diritti civili ?

Esiste ancora un Movimento di lotta per i diritti civili dei gaylesbotrans ?  
E se sì quali sono i suoi obbiettivi ?
Esiste ancora un movimento di lotta per i diritti delle donne ?
Per cosa lottano le femministe ?
Essere gay o lesbica o trans o femminista è ancora sinonimo di esclusione sociale e politica in Italia e/o in generale nell'Occidente?

Mentre in Italia e in Europa si snodano le variopinte e variegate parate dei Gay PRIDE, in troppi paesi del mondo essere gay è ancora perseguito e punito con la riprovazione e l'esclusione familiare e sociale se non la tortura e la morte,  offro all'attenzione di tutt** alcune riflessioni che ho trovato molto interessanti, perché si tenti almeno di discuterne.

Alba Montori
segretaria dell'Associazione Fondazione Luciano Massimo Consoli


SOCIETÀ

Il movimento lgbt è diviso nella lotta per i diritti civili

Claudio Rossi Marcelli, giornalista di Internazionale
16 febbraio 2018 13.51

Nonostante i progressi sul fronte dei diritti civili, oggi è ancora difficile essere gay. Ma è ancora più difficile essere lesbica, perché le donne omosessuali sono un gruppo discriminato all’interno di un gruppo discriminato. La giornalista britannica Jane Czyzselska parla della lesbofobia come “omofobia servita con un contorno di sessismo”, ma la sua definizione trascura un aspetto più specifico: la lesbofobia da parte degli uomini gay.
Posso dire senza temere di esagerare che negli anni ho sentito centinaia di uomini gay, me compreso, fare battute lesbofobe che vanno da un tono goliardico fino alla violenza verbale misogina “servita con un contorno di omofobia”. Nonostante l’intento apertamente provocatorio, uscite come quelle dell’opinionista britannico gay Milo Yiannopoulos – che a una donna del pubblico ha chiesto: “Sei grassa perché sei lesbica o sei lesbica perché sei grassa?” – mostrano quanto la lesbofobia sia legata alla misoginia. Gay e lesbiche combattono fianco a fianco da decenni, ma tra loro esiste un perenne conflitto sotterraneo.
Storicamente l’attivismo lesbico è sempre stato profondamente radicato nel femminismo, perché i due movimenti condividono l’obiettivo di smantellare il sistema patriarcale. Gli omosessuali maschi, invece, ritengono fondamentale abbattere la discriminazione per l’orientamento sessuale, ma non hanno bisogno di uscire dal patriarcato, perché in quanto uomini ne sono avvantaggiati. Questa differenza di fondo ha creato terreno fertile per il maschilismo all’interno della comunità lgbt.
Si rischia una guerra civile all’interno di un movimento che ha ancora tante conquiste fondamentali da raggiungere
In Italia il conflitto sotterraneo tra gay e lesbiche è riemerso negli ultimi mesi per via della dura presa di posizione di Arcilesbica contro la gestazione per altri (gpa). Anche in questo caso all’attivismo lesbico si è unita una parte del movimento femminista: durante la discussione sulle unioni civili nel 2016 il gruppo Se non ora quando ha pubblicato una lettera contro la gestazione per altri.
La gpa, bisogna ricordarlo, è una pratica a cui ricorrono soprattutto coppie eterosessuali e la legge Cirinnà ne lasciava inalterato il divieto in Italia, puntando solo a regolarizzare la condizione giuridica dei bambini con genitori dello stesso sesso già nati. Ma il tempismo scelto dal gruppo Se non ora quando ha contribuito alla strumentalizzazione del dibattito sulla stepchild adoption e allo stralcio di quella parte dalla stesura finale della legge. Lasciando senza diritti un grandissimo numero di figli di coppie omosessuali, la grande maggioranza dei quali figli di coppie di donne.
Nei mesi scorsi la dirigenza di Arcilesbica è tornata sulla questione, confermando il rifiuto della gpa se non in forma altruistica. Come padre di tre bambini nati con questa pratica, posso dire che l’apertura di un dibattito interno alla comunità lgbt è importante e le argomentazioni proposte da Arcilesbica sono legittime.
In molti però, anche all’interno dei circoli Arcilesbica che hanno rifiutato la posizione della dirigenza nazionale, ci chiediamo se sia strategico e opportuno dal punto di vista politico trasformare un tema così controverso – e che alla fine riguarda pochi eterosessuali e davvero pochissimi omosessuali maschi – in uno dei cardini dell’attivismo lesbico attuale. E rischiare di innescare una guerra civile all’interno di un movimento che ha ancora tante conquiste fondamentali da raggiungere.
Nuove polemiche
Nelle settimane scorse però Arcilesbica ha ulteriormente scaldato gli animi all’interno della comunità lgbt: sul profilo Facebook dell’associazione è apparso l’articolo scritto da una lesbica femminista che si dichiara “arrabbiata” perché le donne trans vogliono mettere a tacere le differenze tra loro e le donne biologiche. “Trans women are not women” (le donne trans non sono donne) è una nuova concezione che si sta diffondendo all’interno del movimento femminista internazionale e che rivendica la differenza tra donne cisgender e donne transessuali.
La scorsa estate la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie è finita al centro delle polemiche per aver dichiarato che, nonostante lei sostenga i diritti delle persone transessuali, sarebbe ipocrita non ammettere che esiste una differenza tra donne biologiche e donne trans. E nelle scorse settimane il partito laburista britannico è stato travolto da un duro dibattito interno dopo aver permesso ad alcune candidate trans di accedere alle liste elettorali riservate alle donne.
Anche in questo caso il dibattito è assolutamente legittimo. È giusto riflettere sulla specificità della condizione trans, ma sarebbe scorretto ridurla a un ennesimo fronte della guerra tra i sessi, perché comunque siamo tutti d’accordo sul fatto che le donne trans non sono uomini. E in ogni caso la vera questione è se sia giusto aprire la discussione proprio adesso: in un mondo ancora in preda al machismo – il caso Weinstein ne è l’esempio più lampante – e dove nascere transessuale è ancora una tragedia dal punto di vista sociale ed economico, è davvero questa la battaglia su cui le femministe si vogliono concentrare?
Ad aumentare questo senso di guerra interna al movimento per i diritti civili ci ha pensato nelle settimane scorse India Willoughby, conduttrice di un telegiornale britannico. Willoughby, che è transessuale, era tra i partecipanti del Grande fratello vipinsieme alla drag queen australiana Courtney Act e ha dichiarato di soffrire di dragphobia, cioè paura degli uomini che si travestono da donna per esibirsi. Più che una fobia, però, il ragionamento di Willoughby suonava come una forma di intolleranza: “Visto che le transessuali devono lottare ogni giorno contro lo stigma sulla loro condizione, l’idea di un uomo gay che si veste di paillettes e lustrini per divertire il pubblico non fa che confondere le idee e remare contro di noi”.
Occorre ricordarle però che il problema non sono le drag queen, ma la transfobia della nostra società. Perché il fatto che degli uomini si travestono per intrattenere di per sé non ha nulla che non va, e non abbiamo davvero bisogno di coniare nuove forme di intolleranza.
Infine, per chiudere il cerchio di vittime che diventano carnefici, va segnalata la forma di discriminazione denunciata dal documentario London’s female queens, che esplora il fenomeno delle drag queen donne. “Le cosiddette faux queens (false regine) non sono ancora pienamente accettate nella comunità drag”, scrive The Vice. “Alcuni performer gay credono che sia scorretto che le donne si approprino della loro professione”.
Ricapitolando, quindi: gay contro lesbiche, lesbiche contro padri gay, femministe contro trans, trans contro drag queen e drag queen contro donne. Si ha l’impressione che i gruppi discriminati stiano spendendo troppe energie per darsi battaglia a vicenda invece di concentrarsi sul vero obiettivo: il raggiungimento dei diritti civili e la piena parità di genere. Quando la discriminazione smetterà di essere così grave avremo tempo di ragionare su tutti gli aspetti su cui ancora non c’è accordo. Ma fino ad allora la comunità lgbt e il movimento femminista dovrebbero ricordarsi che l’unione fa la forza.

11 giugno 2018

Un bel Pride...

 ... quello di Roma 2018: tanta gente, tanti bei poliziotti, tante associazioni, tanti arcobaleni, pure i calzini, tanti cartelli, tanti sorrisi, tanti selfie, tante foto e filmati, tanta musica, canti e balli,  tanto di tutto e di tutti.
Insomma una sfilata del Gay Pride da riempire di gaya gioia non solo i partecipanti ma sopratutto gli organizzatori della logistica.

Peccato che una volta arrivati a Piazza Venezia a fine corteo,  cercando di andarcene a cercare una bevanda fresca e un taxi a 200 metri di lì con la bandiera addosso come avevamo marciato per tutto il percorso, ci siamo visti bloccare l'uscita.

Quello che ci ha bloccato era un tizio in borghese che non si è neanche qualificato,  con accanto un paio di marcantoni in assetto antisommossa che bloccavano interamente impedendo il passaggio non solo a noi.
Incredibile: quello in borghese ha preteso di impedire  a Claudio Maria Mori di uscire asserendo che non poteva andare sulla piazza avvolto nella bandiera arcobaleno della Fondazione Luciano Massimo Consoli.
 All'inizio gli ho chiesto se scherzasse ma mi ha risposto serissimo che "ubbidiva solo agli ordini". Ovviamente  gli ho chiesto: " ordini di chi ?" e ovviamente non mi ha risposto, però il marcantonio in divisa ha cominciato a spintonarmi, per dividerci,  mentre Claudio  chiariva con la sua potente voce che la bandiera di dosso non se la sarebbe levata di certo per proseguire a piedi in piazza Venezia.
Ha fatto presente a gran voce a quello in borghese, che sembrava a capo del blocco, che stava impedendo pure  a un handicappato grave di poter accedere liberamente a servizi di cui aveva urgente bisogno e che non potevano essere sostituiti da cessi chimici inadeguati e sopra tutto irraggiungibili data la folla..
 Mi sono preoccupata, perché mi son resa conto che in pratica eravamo sotto sequestro da parte di costoro, chiusi in un ghetto, da cui avremmo potuto uscire solo senza le nostre insegne !
Assurdo e intollerabile. Ero assolutamente indignata, perché era in atto una palese dimostrazione di omofobia, applicataci dalle forze dell'ordine addirittura alla fine del corteo del Gay Pride...
 Così ho deciso di informare la gente intorno di quanto ci stavano facendo ed ho usato la mia voce  potente e ben impostata, in grado di superare anche il baccano, per avvisare la gente intorno di cosa  ci stavano facendo, mentre rimediavo parecchi spintoni.

Mi sarei aspettata almeno un minimo di reazione, di solidarietà da chi era lì invece ... nulla di nulla, nessuno che si sia preoccupato minimamente di chiedere che ci succedeva, tutti a testa bassa rinfoderavano le loro bandiere e si precipitavano a uscire, o si giravano dall'altra parte.
Uno spettacolo vergognoso, altro che:  per quanto riguardava quella gente avrebbero potuto arrestarci o ammazzarci lì sul posto e non ci sarebbe stata alcuna reazione.

Le nostre grida hanno almeno attirato un superiore di costoro che si è reso conto che non avremmo ceduto di un millimetro sulla questione  e ci ha concesso di uscire, Claudio avvolto nella bandiera, fino a raggiungere un taxi per andarcene.

Ma certamente non siamo rimasti zitti sull'accaduto e attraverso i social la vicenda è arrivata a tutti gli organizzatori del Pride, gli stessi che (l'abbiamo scoperto oggi) avevano scacciato dal corteo i rappresentanti di Gay Lib, da sempre tra i promotori del Gay Pride, i quali non sono stati zitti giustamente neanche loro e che hanno ricevuto la nostra solidarietà.

Ecco qui poi un esempio piccolo piccolo della solidarietà ricevuta da Claudio Maria Mori  da un povero giovane gayo aquilano, già beneficato, che (stra)parla di moralità..

"Leonardo Dongiovanni mi scrive pubblicamente che... me la sono voluta.
Leggete cosa mi ha scritto.
""Brutta storia, per carità, ma del resto ogni tanto la ruota gira per tutti e benché spero che tu non ti sia agitato troppo e che stia bene -ci tengo a precisarlo-, moralmente secondo me vi sta proprio bene. Potevi dir loro di stare tranquilli, che tanto il ministro dell'interno fascista non mi pare vi dispiacesse troppo. Proprio tu del resto l'altro giorno hai postato anche uno screenshot di Salvini che prendeva le distanze da Fontana. Ripeto. Mi dispiace ma vi sta proprio bene e sono contento di potertelo scrivere! Nella vita a volte bisogna anche saper ammettere che ci si sbaglia e mi dispiace che te lo debba dire uno che ha mezzo secolo in meno di voi. Scusate il disturbo e grazie per l'attenzione.""

Non si finisce mai di imparare o se preferite il peggio non è morto mai.
La lotta continua, contro l'ignoranza, contro la malevolenza, contro la violenza.

16 maggio 2018

Invito all'Assemblea Capitolina del 17 maggio 2018

In occasione dell’Assemblea Capitolina convocata per il giorno 17 maggio 2018 dalle ore 13.00 alle ore 20.00, ho il piacere di invitare la S.V. ad assistere alla discussione della Mozione n. 72 del 2018 ‘Impegno per la Sindaca e la Giunta a promuovere, d'intesa con gli enti istituzionali e le associazioni di territorio, l'adozione di iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica e garantire adeguata risonanza alla celebrazione della giornata Internazionale contro I'Omotransfobia ricorrente nel giorno 17 maggio’ (prima firmataria la Consigliera del M5S Eleonora Guadagno, Presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale).

Cordiali saluti
 

Il Presidente dell’Assemblea Capitolina

              Marcello De Vito

10 maggio 2018

Settimana Romana contro l'Omotransfobia 2018

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Sabato 12 maggio, inizia la seconda edizione della Settimana Romana contro l'Omotransfobia.

Quest'anno si è deciso di organizzare meno eventi, ma con l'idea di far sentire ancor di più la presenza delle Istituzioni, anche alla luce delle recenti aggressioni omofobe verificatesi nella Capitale.

Si è anche volutamente tenuto libero il 17 maggio, Giornata Internazionale contro l'Omotransfobia, sia per i molteplici eventi già organizzati dalle Associazioni LGBTI+ romane in quella data, sia per una sorpresa che potrebbe verificarsi proprio in quel giorno. 

Durante l'organizzazione di queste giornate è emerso il desiderio da parte delle Istituzioni di sostenere e favorire l'organizzazione di altri eventi nel corso dell'anno sulle tematiche LGBTI+.

La partecipazione agli eventi è gratuita.

15 maggio a Trieste mostra dedicata a "Famiglie Arcobaleno"

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Il 15 maggio in occasione della celebrazione della Giornata internazionale contro l’omofobia, il Garante regionale dei diritti della persona ha organizzato un'iniziativa a Trieste presso la Sala “Tiziano Tessitori”, in Piazza G. Oberdan, 5 nel corso della quale verranno proiettate le fotografie realizzate per conto delle amministrazioni locali aderenti alla Rete RE.A.DY. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni antidiscriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere), cui la Regione FVG aderisce dedicate al tema “Famiglie Arcobaleno”.

ricevuto da Francesco Bilotta