10 ottobre 2020

Invito da OmoGirando la Toscana: Firenze a luci rosse in età medievale e rinascimentale sabato 17 ottobre

 Carissime e carissimi OmoGiranti!


Sabato 17 ottobre a Firenze abbiamo organizzato la visita guidata gay friendly OmoGirando Firenze a luci rosse in età medievale e rinascimentale!
 
OmoGirando la Toscana propone un tour di Firenze molto particolare! Il tema è quello dell’erotismo e della sessualità in età tardo medievale e rinascimentale. Com’era vissuto il sesso? La trasgressione dalle rigide norme comportamentali della società fiorentina? E l’omosessualità? Cos’erano le tamburazioni? E chi erano le repentite? Risponderemo a queste e a molte altre domande in una divertente passeggiata nel centro storico del capoluogo toscano toccando più volte i luoghi nei quali gli eventi di cui vi parleremo si sono svolti.
 
Raccomandiamo di leggere accuratamente le norme di partecipazione nel sito.
 
INFO E PRENOTAZIONI
https://omogirando.jimdofree.com/le-prossime-uscite/

 

Vi aspettiamo! 


Vincenzo e Mila


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24 agosto 2020

Un regalo per tutta la Gaya Comunità da Ulrichs un mese fa attraverso il dr. Douglas O.Pretsell e Michael Lombardi-Nash !

Questo anno 2020 oltre alla pandemia che ci costringerà più difficoltosamente a celebrare Karl Heinrich Ulrichs nel giorno a lui dedicato, l'Ulrichs Day del 30 agosto prossimo, ci permetterà di conoscere molto meglio di quanto sia stato possibile finora la vita e l'azione di questo Uomo straordinario, che a buon diritto consideriamo Eroe, attraverso il suo epistolario.

Infatti alcuni giorni fa è stato presentato al mondo con un evento virtuale planetario il libro di Douglas Ogilvy Pretsell, che ringraziamo sentitamente di questa sua fatica.

The Correspondence of Karl Heinrich Ulrichs, 1846-1894


In esso Pretsell offre la prima edizione critica della corrispondenza completa di Karl Heinrich Ulrichs, figura fondante nella storia della sessualità, realizzata utilizzando ampie fonti di archivio, e analizzando in modo critico centinaia di documenti che coprono la vita di Ulrichs.
Egli sostiene inoltre che Ulrichs era in realtà promotore di un più ampio progetto guidato all'interno della comunità che promuoveva l'auto-definizione.

Il libro è quindi la prima edizione critica di tutta la corrispondenza sopravvissuta a, da e su Karl Heinrich Ulrichs tra il 1846 e il 1894. 

Ulrichs, ex avvocato  e giurista di Hanover, fu il primo ad articolare il concetto di un'identità personale del genere sessuale che definiva gli individui in base al loro oggetto sessuale.

 Questa articolazione delle identità sessuali moderniste è l'eredità costante di Ulrichs al mondo. 


Ulrichs ha scritto dodici libri brevi tra il 1864 e il 1879, sostenendo la rimozione di leggi e pregiudizi contro gli "urningi" e articolando una teoria scientifica che li colloca come un terzo genere. È una figura fondamentale nella storia della sessualità, ma non c'è mai stata un'edizione della sua corrispondenza completa né in inglese né nell'originale tedesco.  

La corrispondenza tra gli anni 1846 e 1894 copre tre periodi ben definiti: gli anni prima che Ulrichs iniziasse a scrivere (1846-1864); gli anni in cui si sono svolti tutti i suoi lavori principali, le sue azioni di pressione culturale e tutto il suo attivismo (1865-1879); e i suoi ultimi anni di esilio (1880-1895).

 L'analisi sostiene  che la corrispondenza rivela che il progetto di Ulrichs non era solo una campagna solitaria contro il divieto legale e "l`idra del pubblico disprezzo '', ma faceva invece parte di una campagna molto più ampia di auto-definizione guidata della comunità che è stata attivamente promossa in patria e all'estero.

E' evidente che uno studio delle lettere in questione sarà assolutamente prezioso per fornirci non solo notizie su l'uomo e la sua cerchia di amici e corrispondenti, ma anche su quanto essi si adoperarono a costruire quasi due secoli fa e quale eredità ci abbiano lasciato per proseguire.

20 agosto 2020

ULRICHS Day 2020: 30 agosto, appuntamento ore 12 all'ingresso del Cimitero Monumentale de L'Aquila


 Sull'Ulrichs Day non ci sono dubbi: Paul (Nash), Michael(Lombardi-Nash) e Massimo (Consoli), con il supporto spirituale di Enrico Marras decisero che l'ultima domenica di agosto di ogni anno fosse la data in cui quella che Massimo chiamava Comunità Varia, in tutto il mondo, celebrasse la nascita e l'opera di Karl Heinrich Ulrichs ovunque si trovasse: praticamente come Capodanno o Natale. Loro così fecero fin dal 1972, continuarono e anche noi continuiamo a fare .

Dal 1988  Massimo Consoli si è recato con amici - LGBT+  e non -  a ricordarlo sulla sua tomba finalmente ritrovata nel Cimitero de L'Aquila dove morì esule e povero. Da quando Massimo è andato a raggiungerlo, noi della Fondazione assieme a chi vuole esserci continuiamo in questa amorevole celebrazione della Sua festa di Compleanno, con fiori e regali e discorsi, senza far mancare la torta  e il vino per brindare assieme in suo ricordo e buon augurio per le nostre lotte di liberazione. 

 💖 Qualche notizia per ricordare la Storia di Karl Heinrich Ulrichs e relativo UlrichsDay, di cui sono testimone fin dall'inizio degli anni 70, quando Massimo Consoli di ritorno dal suo primo viaggio in USA me la comunicò, con dettagli e notizie assolutamente ignote e nuove per noi in Italia.  

 Dobbiamo a Paul Nash la riscoperta della storia e dell'opera di Ulrichs e a lui e al suo compagno di tutta la vita Michael Lombardi  la raccolta e la diffusione della sua opera, anche attraverso uno dei primi siti web apparsi nel mondo: Urania Manuscript, cui collaborò con entusiasmo Massimo Consoli fino alla sua morte, facendolo conoscere in Italia e in Europa.  

Massimo Consoli usava celebrare in particolare l'Ulrichs Day indossando solennemente una tunica, verde, a simboleggiare le lotte di liberazione omosessuale, ed essa lo ha accompagnato nella tomba. Ma la tunica verde è un bel simbolo per tutti noi LGBT+  perciò nel 150°anniversario del  primo  "coming out" della storia, quello di Ulrichs nel 1867, la nostra Fondazione che porta il nome di Luciano Massimo Consoli , l'ha ricreata e inaugurata, indossandola durante l'Ulrichs Day in Loro onore. 

Anche in questo pandemico 2020 festeggeremo ovunque nel mondo  il 195° Compleanno di Karl Heinrich Ulrichs  il 30 agosto, con l'affetto e la riconoscenza di sempre a questo grande Eroe che ha segnato per primo indelebilmente la strada ancora troppo lunga verso il rispetto di ognuno così come è e vuol essere.

Per chi vorrà essere  con noi  a L'Aquila  l' appuntamento è, mantenendo le precauzioni necessarie, alle ore 12 davanti all'ingresso del Cimitero Monumentale.

Vedremo di rendere possibile anche collegarsi in diretta durante la cerimonia per chi non potrà venire di persona.

VIVAT SEMPER KAROLUS

9 giugno 2020

"La corrispondenza di Karl Heinrich Ulrichs, 1846-1894" Presentazione via web

Martedì 23 giugno prossimo  DOUGLAS PRETSELL ci invita alla presentazione su ZOOM del suo primo saggio accademico, intitolato   

"La corrispondenza di Karl Heinrich Ulrichs, 1846-1894"

Douglas Pretsell tra l'altro ci scrive:

"...Questo libro è un'edizione critica di diverse centinaia di lettere da e per l'avvocato e riformatore sessuale, Karl Heinrich Ulrichs (tradotte da Michael Lombardi-Nash). 

Il Covid-19 ha significato l'impossibilità di una presentazione fisica ma su ZOOM possiamo rendere l'evento globale. 

Sarei felice se tu potessi unirti a noi, i dettagli per partecipare i sono qui di seguito, basta prenotarsi:

D.Pretsell@latrobe.edu.au ti invita a una riunione programmata.

Partecipa da un PC, Mac, iOS o Android: https://latrobe.zoom.us/j/93374279110

O iPhone con un tocco (Australia Toll): + 61280152088.93374279110 #
 
O telefono:
    Componi: +61 2 8015 2088
    ID riunione: 933 7427 9110
    Numeri internazionali disponibili: https://latrobe.zoom.us/u/auwNShDLt

O un sistema ambiente H.323 / SIP:
    Componi: 93374279110@zoom.aarnet.edu.au
    o SIP: 93374279110@zmau.us
    o 103.122.166.55
    ID meeting: 93374279110

O Skype for Business (Lync):
    SIP: 93374279110@lync.zoom.us

22 maggio 2020

Su GAYNEWS di Daniele Priori: Massimo Consoli celebrato dall'Archivio Centrale dello Stato in occasione del 17 maggio

http://www.gaynews.it/2020/05/20/massimo-consoli-celebrato-archivio-centrale-stato-17-maggio-lgbt/

In occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia del 17 maggio 2020 l’Archivio Centrale dello Stato ha ricordato ufficialmente sulle sue bacheche social e non solo la figura di Luciano Massimo Consoli (Roma, 12 dicembre 1945-Velletri, 4 novembre 2007), uno dei fondatori del movimento omosessuale in Italia. Una sorpresa meravigliosa, dunque, un’ altra, dopo le parole sempre più convinte e decise del  Capo dello Stato, Sergio Mattarella e del premier Giuseppe Conte scritte in occasione della fondamentale ricorrenza nella battaglia di contrasto all’odio a sfondo discriminatorio per orientamento sessuale e identità di genere.
A realizzarla proprio l’Archivio Centrale dello Stato che in realtà è stata la prima “istituzione” italiana a riconoscere l’alto valore pubblico, storico, culturale delle battaglie e delle “varie” identità di quella che proprio Massimo Consoli, PapaMax per i suoi accoliti più affezionati, amava definire, infatti, “comunità varia”.
È dal 1999 che l’archivio di Massimo Consoli è stato riconosciuto come un bene prezioso e valido per la crescita dell’intera comunità nazionale. In quei mesi di fine secolo, l’opera più meritoria per la quale Consoli è ricordato compiva già ben 40 anni. Massimo, all’anagrafe Luciano, aveva infatti iniziato a collezionare materiale di ogni tipo, libresco ma non solo, su quelle che oggi definiremmo “tematiche Lgbt”, sin dal 1959, quando era poco più che un bambino. Aveva soli quattordici anni e in quella curiosissima alba di una collezione poi divenuta pressoché sconfinata, ravvisava egli stesso, nei suoi racconti, il tributo alla necessità che già da ragazzino, evidentemente, Consoli attribuiva a valori come la memoria e la visibilità di quelle persone che l’adolescente Luciano, non ancora Massimo, sentiva vicine a sé e che come lui erano ignorate dal mondo intero. Perché – vale la pena non dimenticarlo, anche per chi vive la propria adolescenza oggi – proprio l’età adolescenziale, dal punto di vista anagrafico e identificativo è la fase nella quale ci si sente più soli e meno capiti dal mondo intero. Tutto ciò, in genere, per un giovane omosessuale è amplificato.
Massimo narrava tutte queste cose col suo piglio memorabile che univa dolcezza, determinazione, talora indignazione, sempre, tuttavia, condite dall’ironia geniale che fu uno dei suoi tratti peculiari, a dispetto di cosa possa lasciare immaginare la figura dell’intellettuale austero che, in un periodo della sua esistenza, a metà degli anni Novanta, decise di autodipingersi ancor di più addosso, incorniciandola anche con una importante barba nera da filosofo orientale.
Genera emozione e commozione, in questo senso, riascoltare la voce stentorea di PapaMax, direttamente proprio da quel 1999, in una storica intervista di Radio Radicale rilasciata a caldo, nelle ore in cui il suo sogno cominciava ad avverarsi con il riconoscimento da parte della Sovrintendenza Archivistica del Lazio dell’interesse per il lavoro di una vita, interrotto forzatamente solo nel 2001 a causa della malattia che sei anni più tardi toglierà al mondo la gioia di condividere i giorni e i ricordi con un’anima imponente e leggera al tempo stesso come fu quella di Massimo Consoli.
Una parte importante dell’opera Andata e ritorno pubblicata da uno dei suoi editori storici, Fabio Croce, è destinata al racconto della cessione del suo Archivio allo Stato, prassi burocratica tormentosa che lo assillò – a suo dire – anche durante il periodo di coma da cui trae origine il titolo del libro.
Una memoria, quella di Massimo, oggi più che mai viva grazie all’impegno di una coppia di radicali d’altri tempi: Alba Montori e Claudio Mori, alla guida della Fondazione Luciano Massimo Consoli ( Facebook https://www.facebook.com/groups/fondazionelucianomassimoconsoli/)  nata praticamente un istante dopo la scomparsa di Massimo. Una associazione benedetta dalla sorella Ines Consoli, da tutti conosciuta come Lellina che oggi, proprio sulla pagina social dell’Archivio Centrale dello Stato ricorda “l’impegno di una vita” che il caro fratello Luciano, per tutti semplicemente Massimo, ha dedicato alla costruzione della memoria della sua comunità senza confini.

E pensare che quella pluridecennale collezione di ricerche, memorie, oggetti, per lunghi anni  – come testimoniava egli stesso – fu messa all’indice e perseguitata dallo Stato italiano, tenuta sotto stretto controllo in quanto, a giudizio della morale di allora, considerata in odore di pornografia.
Da ventuno anni, ormai, ne è invece riconosciuto tutto il pregio non soltanto sociale e di costume ma anche, come è giusto che sia, culturale in nome di quelli che poi diventeranno negli anni successivi al 1999, purtroppo pressoché solo nelle università estere, con qualche rarissima eccezione in Italia, i cosiddetti “gay studies”.
Secondo Massimo Consoli l’archivio doveva avere, infatti, proprio  la funzione di “raccogliere, conservare e far conoscere quelle voci isolate che hanno urlato il loro diritto all’esistenza e alla libertà, e far conoscere il fiorire (nel passato) e il rifiorire (oggi) della nostra cultura” e nelle sue primitive intenzioni doveva “essere disponibile a tutti: studiosi, intellettuali, giornalisti, ricercatori, studenti medi e universitari, madri di famiglia per comprendere meglio i propri figli, individui alla ricerca delle proprie radici e semplici curiosi”
Un lavoro non facile prima per Massimo, poi per chi l’ha amato e vuole dar seguito a tanti anni di impegno che tuttavia, per citare un altro grande dei nostri tempi, quel Marco Pannella che ci ha lasciato quattro anni fa esatti, è diventata, ora lo si può davvero affermare, “una battaglia storicamente vinta”.
A dircelo è l’espressione operosa e forte dello stesso Massimo in una foto scattata a New York nella redazione del giornale New York Native. Uno scatto in realtà poco conosciuto, scelto dall’Archivio di Stato lo scorso 17 maggio, che ritrae Consoli preso “di buzzo buono”, come amava dire lui, a scrivere raccontare, testimoniare, in quel 1981 newyorchese, anno della tragica scoperta del misterioso virus che poi diventerà drammaticamente celebre come Hiv, all’origine della strage che Massimo sintetizzò, in uno dei suoi numerosi volumi, come Killer Aids.
La vittoria di Massimo Consoli è nelle tracce di memoria che è alla radice della conoscenza ed è la genesi del pensiero stesso.
Per questo, oggi più che mai, di fronte alle nuove generazioni che hanno la fortuna (che però se trattato con semplicismo può diventare anche un rischio, occhio!) di potersi definire “fluide”, vale la pena riaccendere la luce sugli eroi della “comunità varia” e sui loro gesti di identificazione e appartenenza, incentrati, senza facile retorica, sulla ricerca del diritto di esistere. Tra questi, primo fra tutti, c’è proprio lui: PapaMax, quello che, appunto, lo storico Alain Danielou tratteggiò con sagacia come “il papa degli omosessuali”, capace con la forza delle sue parole, evocative quanto i cimeli e le pagine del suo archivio, di unire con agilità le sorti di un aristocratico giurista e latinista ottocentesco quale fu Karl Einrich Ulrichs “nonno del movimento gay” a quelle novecentesche e sottoproletarie, neorealiste e pasoliniane delle “marchette” della stazione Termini.
Il tutto in un confronto quotidiano, vivo e avvincente tra storia e presente che si può declinare nel volto sempre diverso e sempre uguale dell’umanità in tutte le sue più vivaci e libere espressioni che lassù, over the rainbow, tengono insieme una comunità davvero bella nella sua profonda pluralità di voci (se solo una volta per sempre lo si capisse…) che proprio nel segno della memoria può trovare la forza di fare unione e guardare avanti con la rinnovata speranza che figure come quella di Consoli hanno seminato a grandi mani.
Ora più che mai è tempo di raccogliere per preparare a nostra volta la prossima semina. Più che necessaria e per la quale siamo forse già in colpevole ritardo.
 Daniele Priori



Archivio Centrale dello Stato

In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia del 17 maggio 2020, l’Archivio Centrale dello Stato ricorda la figura di Luciano Massimo Consoli (Roma, 12 dicembre 1945-Velletri, 4 novembre 2007), uno dei fondatori del movimento omosessuale in Italia.
Scrittore, giornalista, saggista e traduttore, impegnato fin da ragazzo nell'attività politica, mantiene stabilmente contatti con associazioni e organizzazioni gay di altri paesi e ciò lo porta a vivere per lunghi periodi all'estero, soprattutto in Olanda, dove nel 1969 firma la Carta di Amsterdam per i diritti omosessuali, e negli Stati Uniti dove si trova il 3 luglio 1981, quando sul New York Times si parla di un "raro cancro osservato in quarantuno omosessuali". Si tratta delle prime informazioni sull'AIDS.
E' stato presidente dell'Istituto Italiano di Storia Sociale, Segretario Nazionale del CIDAMS (Centro italiano per la documentazione delle attività delle minoranze sociali), direttore del premio internazionale Triangolo Rosa - Pier Paolo Pasolini, direttore del TIPCCO (Tribunale internazionale per i crimini contro l'omosessualità), direttore del periodico “Roma Gay News”, collaboratore del quotidiano “Paese Sera”.
“L'archivio Massimo Consoli nasce alla fine degli anni cinquanta come raccolta ordinata di libri, a cui successivamente si aggiungono articoli di giornale, corrispondenza, volantini, opuscoli, riviste, materiale informativo sull'omosessualità e sull'AIDS, fotografie, manifesti, cartoline, spillette, magliette stampate e altri gadgets. Secondo Massimo Consoli l'archivio doveva avere la funzione di "raccogliere, conservare e far conoscere quelle voci isolate che hanno urlato il loro diritto all'esistenza e alla libertà, e far conoscere il fiorire (nel passato) e il rifiorire (oggi) della nostra cultura" e nelle sue primitive intenzioni doveva "essere disponibile a tutti: studiosi, intellettuali, giornalisti, ricercatori, studenti medi e universitari, madri di famiglia per comprendere meglio i propri figli, individui alla ricerca delle proprie radici e semplici curiosi"” (dall’inventario a cura di Anna De Pascale e Anna Maria De Rossi, consultabile in sala di studio).
Successivamente alla dichiarazione di notevole interesse storico da parte della Soprintendenza archivistica per il Lazio, l’archivio Massimo Consoli (1960-2005, 338 bb.) è entrato a far parte del patrimonio documentale dell'Archivio Centrale dello Stato.
Considerate le specifiche caratteristiche di riservatezza della documentazione conservata, la consultazione prima dei termini previsti dalla legge (70 anni) è possibile previa autorizzazione del Ministero dell’Interno. La richiesta va compilata indicando il progetto di ricerca e le serie archivistiche che si intendono consultare, e indirizzata al Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato.
L'Archivio Centrale dello Stato conserva più di 250 archivi di personalità della politica, della cultura, dell'architettura e dell'arte. Consulta la base dati:
https://search.acs.beniculturali.it/…/guida/IT-ACS-AS0001-0…
In foto:
1. Massimo Consoli nella redazione del «New York Native», New York, 1981 (ACS, Archivio Massimo Consoli)
2. Massimo Consoli al World Pride Roma, 8 luglio 2000 (ACS, Archivio Massimo Consoli