9 giugno 2020

"La corrispondenza di Karl Heinrich Ulrichs, 1846-1894" Presentazione via web

Martedì 23 giugno prossimo  DOUGLAS PRETSELL ci invita alla presentazione su ZOOM del suo primo saggio accademico, intitolato   

"La corrispondenza di Karl Heinrich Ulrichs, 1846-1894"

Douglas Pretsell tra l'altro ci scrive:

"...Questo libro è un'edizione critica di diverse centinaia di lettere da e per l'avvocato e riformatore sessuale, Karl Heinrich Ulrichs (tradotte da Michael Lombardi-Nash). 

Il Covid-19 ha significato l'impossibilità di una presentazione fisica ma su ZOOM possiamo rendere l'evento globale. 

Sarei felice se tu potessi unirti a noi, i dettagli per partecipare i sono qui di seguito, basta prenotarsi:

D.Pretsell@latrobe.edu.au ti invita a una riunione programmata.

Partecipa da un PC, Mac, iOS o Android: https://latrobe.zoom.us/j/93374279110

O iPhone con un tocco (Australia Toll): + 61280152088.93374279110 #
 
O telefono:
    Componi: +61 2 8015 2088
    ID riunione: 933 7427 9110
    Numeri internazionali disponibili: https://latrobe.zoom.us/u/auwNShDLt

O un sistema ambiente H.323 / SIP:
    Componi: 93374279110@zoom.aarnet.edu.au
    o SIP: 93374279110@zmau.us
    o 103.122.166.55
    ID meeting: 93374279110

O Skype for Business (Lync):
    SIP: 93374279110@lync.zoom.us

22 maggio 2020

Su GAYNEWS di Daniele Priori: Massimo Consoli celebrato dall'Archivio Centrale dello Stato in occasione del 17 maggio

http://www.gaynews.it/2020/05/20/massimo-consoli-celebrato-archivio-centrale-stato-17-maggio-lgbt/

In occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia del 17 maggio 2020 l’Archivio Centrale dello Stato ha ricordato ufficialmente sulle sue bacheche social e non solo la figura di Luciano Massimo Consoli (Roma, 12 dicembre 1945-Velletri, 4 novembre 2007), uno dei fondatori del movimento omosessuale in Italia. Una sorpresa meravigliosa, dunque, un’ altra, dopo le parole sempre più convinte e decise del  Capo dello Stato, Sergio Mattarella e del premier Giuseppe Conte scritte in occasione della fondamentale ricorrenza nella battaglia di contrasto all’odio a sfondo discriminatorio per orientamento sessuale e identità di genere.
A realizzarla proprio l’Archivio Centrale dello Stato che in realtà è stata la prima “istituzione” italiana a riconoscere l’alto valore pubblico, storico, culturale delle battaglie e delle “varie” identità di quella che proprio Massimo Consoli, PapaMax per i suoi accoliti più affezionati, amava definire, infatti, “comunità varia”.
È dal 1999 che l’archivio di Massimo Consoli è stato riconosciuto come un bene prezioso e valido per la crescita dell’intera comunità nazionale. In quei mesi di fine secolo, l’opera più meritoria per la quale Consoli è ricordato compiva già ben 40 anni. Massimo, all’anagrafe Luciano, aveva infatti iniziato a collezionare materiale di ogni tipo, libresco ma non solo, su quelle che oggi definiremmo “tematiche Lgbt”, sin dal 1959, quando era poco più che un bambino. Aveva soli quattordici anni e in quella curiosissima alba di una collezione poi divenuta pressoché sconfinata, ravvisava egli stesso, nei suoi racconti, il tributo alla necessità che già da ragazzino, evidentemente, Consoli attribuiva a valori come la memoria e la visibilità di quelle persone che l’adolescente Luciano, non ancora Massimo, sentiva vicine a sé e che come lui erano ignorate dal mondo intero. Perché – vale la pena non dimenticarlo, anche per chi vive la propria adolescenza oggi – proprio l’età adolescenziale, dal punto di vista anagrafico e identificativo è la fase nella quale ci si sente più soli e meno capiti dal mondo intero. Tutto ciò, in genere, per un giovane omosessuale è amplificato.
Massimo narrava tutte queste cose col suo piglio memorabile che univa dolcezza, determinazione, talora indignazione, sempre, tuttavia, condite dall’ironia geniale che fu uno dei suoi tratti peculiari, a dispetto di cosa possa lasciare immaginare la figura dell’intellettuale austero che, in un periodo della sua esistenza, a metà degli anni Novanta, decise di autodipingersi ancor di più addosso, incorniciandola anche con una importante barba nera da filosofo orientale.
Genera emozione e commozione, in questo senso, riascoltare la voce stentorea di PapaMax, direttamente proprio da quel 1999, in una storica intervista di Radio Radicale rilasciata a caldo, nelle ore in cui il suo sogno cominciava ad avverarsi con il riconoscimento da parte della Sovrintendenza Archivistica del Lazio dell’interesse per il lavoro di una vita, interrotto forzatamente solo nel 2001 a causa della malattia che sei anni più tardi toglierà al mondo la gioia di condividere i giorni e i ricordi con un’anima imponente e leggera al tempo stesso come fu quella di Massimo Consoli.
Una parte importante dell’opera Andata e ritorno pubblicata da uno dei suoi editori storici, Fabio Croce, è destinata al racconto della cessione del suo Archivio allo Stato, prassi burocratica tormentosa che lo assillò – a suo dire – anche durante il periodo di coma da cui trae origine il titolo del libro.
Una memoria, quella di Massimo, oggi più che mai viva grazie all’impegno di una coppia di radicali d’altri tempi: Alba Montori e Claudio Mori, alla guida della Fondazione Luciano Massimo Consoli ( Facebook https://www.facebook.com/groups/fondazionelucianomassimoconsoli/)  nata praticamente un istante dopo la scomparsa di Massimo. Una associazione benedetta dalla sorella Ines Consoli, da tutti conosciuta come Lellina che oggi, proprio sulla pagina social dell’Archivio Centrale dello Stato ricorda “l’impegno di una vita” che il caro fratello Luciano, per tutti semplicemente Massimo, ha dedicato alla costruzione della memoria della sua comunità senza confini.

E pensare che quella pluridecennale collezione di ricerche, memorie, oggetti, per lunghi anni  – come testimoniava egli stesso – fu messa all’indice e perseguitata dallo Stato italiano, tenuta sotto stretto controllo in quanto, a giudizio della morale di allora, considerata in odore di pornografia.
Da ventuno anni, ormai, ne è invece riconosciuto tutto il pregio non soltanto sociale e di costume ma anche, come è giusto che sia, culturale in nome di quelli che poi diventeranno negli anni successivi al 1999, purtroppo pressoché solo nelle università estere, con qualche rarissima eccezione in Italia, i cosiddetti “gay studies”.
Secondo Massimo Consoli l’archivio doveva avere, infatti, proprio  la funzione di “raccogliere, conservare e far conoscere quelle voci isolate che hanno urlato il loro diritto all’esistenza e alla libertà, e far conoscere il fiorire (nel passato) e il rifiorire (oggi) della nostra cultura” e nelle sue primitive intenzioni doveva “essere disponibile a tutti: studiosi, intellettuali, giornalisti, ricercatori, studenti medi e universitari, madri di famiglia per comprendere meglio i propri figli, individui alla ricerca delle proprie radici e semplici curiosi”
Un lavoro non facile prima per Massimo, poi per chi l’ha amato e vuole dar seguito a tanti anni di impegno che tuttavia, per citare un altro grande dei nostri tempi, quel Marco Pannella che ci ha lasciato quattro anni fa esatti, è diventata, ora lo si può davvero affermare, “una battaglia storicamente vinta”.
A dircelo è l’espressione operosa e forte dello stesso Massimo in una foto scattata a New York nella redazione del giornale New York Native. Uno scatto in realtà poco conosciuto, scelto dall’Archivio di Stato lo scorso 17 maggio, che ritrae Consoli preso “di buzzo buono”, come amava dire lui, a scrivere raccontare, testimoniare, in quel 1981 newyorchese, anno della tragica scoperta del misterioso virus che poi diventerà drammaticamente celebre come Hiv, all’origine della strage che Massimo sintetizzò, in uno dei suoi numerosi volumi, come Killer Aids.
La vittoria di Massimo Consoli è nelle tracce di memoria che è alla radice della conoscenza ed è la genesi del pensiero stesso.
Per questo, oggi più che mai, di fronte alle nuove generazioni che hanno la fortuna (che però se trattato con semplicismo può diventare anche un rischio, occhio!) di potersi definire “fluide”, vale la pena riaccendere la luce sugli eroi della “comunità varia” e sui loro gesti di identificazione e appartenenza, incentrati, senza facile retorica, sulla ricerca del diritto di esistere. Tra questi, primo fra tutti, c’è proprio lui: PapaMax, quello che, appunto, lo storico Alain Danielou tratteggiò con sagacia come “il papa degli omosessuali”, capace con la forza delle sue parole, evocative quanto i cimeli e le pagine del suo archivio, di unire con agilità le sorti di un aristocratico giurista e latinista ottocentesco quale fu Karl Einrich Ulrichs “nonno del movimento gay” a quelle novecentesche e sottoproletarie, neorealiste e pasoliniane delle “marchette” della stazione Termini.
Il tutto in un confronto quotidiano, vivo e avvincente tra storia e presente che si può declinare nel volto sempre diverso e sempre uguale dell’umanità in tutte le sue più vivaci e libere espressioni che lassù, over the rainbow, tengono insieme una comunità davvero bella nella sua profonda pluralità di voci (se solo una volta per sempre lo si capisse…) che proprio nel segno della memoria può trovare la forza di fare unione e guardare avanti con la rinnovata speranza che figure come quella di Consoli hanno seminato a grandi mani.
Ora più che mai è tempo di raccogliere per preparare a nostra volta la prossima semina. Più che necessaria e per la quale siamo forse già in colpevole ritardo.
 Daniele Priori



Archivio Centrale dello Stato

In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia del 17 maggio 2020, l’Archivio Centrale dello Stato ricorda la figura di Luciano Massimo Consoli (Roma, 12 dicembre 1945-Velletri, 4 novembre 2007), uno dei fondatori del movimento omosessuale in Italia.
Scrittore, giornalista, saggista e traduttore, impegnato fin da ragazzo nell'attività politica, mantiene stabilmente contatti con associazioni e organizzazioni gay di altri paesi e ciò lo porta a vivere per lunghi periodi all'estero, soprattutto in Olanda, dove nel 1969 firma la Carta di Amsterdam per i diritti omosessuali, e negli Stati Uniti dove si trova il 3 luglio 1981, quando sul New York Times si parla di un "raro cancro osservato in quarantuno omosessuali". Si tratta delle prime informazioni sull'AIDS.
E' stato presidente dell'Istituto Italiano di Storia Sociale, Segretario Nazionale del CIDAMS (Centro italiano per la documentazione delle attività delle minoranze sociali), direttore del premio internazionale Triangolo Rosa - Pier Paolo Pasolini, direttore del TIPCCO (Tribunale internazionale per i crimini contro l'omosessualità), direttore del periodico “Roma Gay News”, collaboratore del quotidiano “Paese Sera”.
“L'archivio Massimo Consoli nasce alla fine degli anni cinquanta come raccolta ordinata di libri, a cui successivamente si aggiungono articoli di giornale, corrispondenza, volantini, opuscoli, riviste, materiale informativo sull'omosessualità e sull'AIDS, fotografie, manifesti, cartoline, spillette, magliette stampate e altri gadgets. Secondo Massimo Consoli l'archivio doveva avere la funzione di "raccogliere, conservare e far conoscere quelle voci isolate che hanno urlato il loro diritto all'esistenza e alla libertà, e far conoscere il fiorire (nel passato) e il rifiorire (oggi) della nostra cultura" e nelle sue primitive intenzioni doveva "essere disponibile a tutti: studiosi, intellettuali, giornalisti, ricercatori, studenti medi e universitari, madri di famiglia per comprendere meglio i propri figli, individui alla ricerca delle proprie radici e semplici curiosi"” (dall’inventario a cura di Anna De Pascale e Anna Maria De Rossi, consultabile in sala di studio).
Successivamente alla dichiarazione di notevole interesse storico da parte della Soprintendenza archivistica per il Lazio, l’archivio Massimo Consoli (1960-2005, 338 bb.) è entrato a far parte del patrimonio documentale dell'Archivio Centrale dello Stato.
Considerate le specifiche caratteristiche di riservatezza della documentazione conservata, la consultazione prima dei termini previsti dalla legge (70 anni) è possibile previa autorizzazione del Ministero dell’Interno. La richiesta va compilata indicando il progetto di ricerca e le serie archivistiche che si intendono consultare, e indirizzata al Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato.
L'Archivio Centrale dello Stato conserva più di 250 archivi di personalità della politica, della cultura, dell'architettura e dell'arte. Consulta la base dati:
https://search.acs.beniculturali.it/…/guida/IT-ACS-AS0001-0…
In foto:
1. Massimo Consoli nella redazione del «New York Native», New York, 1981 (ACS, Archivio Massimo Consoli)
2. Massimo Consoli al World Pride Roma, 8 luglio 2000 (ACS, Archivio Massimo Consoli

21 maggio 2020

Oggi Mario Mieli compie 68 anni...

Ovunque si trovi, ammesso che si trovi da qualche parte, lo saluto con AMORE.

E siccome ho una fervida fantasia lo immagino a confortare Alfredo e ad azzuffarsi in interminabili discussioni politiche con Massimo e con Dario, tra i lazzi folli della Phonola e della Caracciolo, le danze di Vinicio e di Dominot,  e la suprema bellezza della Karl du Pigné, assieme ai tant** altr** che negli anni lo hanno seguito oltre l'arcobaleno...
AMg

Come Massimo Consoli ricorda il compleanno di Mario Mieli  nel 2004 

21 maggio 2004
Oggi Mario Mieli compirebbe 52 anni. Quando ci ha lasciati per sempre ne aveva appena 30... quasi un ragazzino dal mio (interessato!) punto di vista.
Sono appena uscito dall'ospedale dove le cose, dal mio (interessatissimo!) punto di vista, vanno benino. Dovrò rientrarci il 2 luglio, nel pieno del "Gay Pride", per chiarire qualche dubbio. Un grazie sentito a tutti quelli che continuano a preoccuparsi per la mia salute, ed ai quali risponderò
personalmente un po' più tardi. Ora mi sembra importante mandarvi subito questo ricordo di Mario, insieme ad una speranza: sarebbe bello che chi sa qualcosa di più sul suo conto, ce la raccontasse. 

Non c'è bisogno di scrivere un libro, fare un saggio, tenere una conferenza... basterebbe anche
sono un breve racconto, un episodio, un'avventura che lo riguardi.
 E' anche così che si ricostruiscono le storie dei personaggi. E Mario è stato un grande personaggio, non lo dimentichiamo. 

Grazie.
Massimo Consoli
P.S.) "Honey", come ci teneva a sottolineare, voleva dire "Miele" in inglese
e, in realtà era l'equivalente dell'italiano "Amore", "Caro", "Dolcezza".

MARIO MIELI
(21 maggio 1952 - Milano, 12 marzo 1983)

Nel 1977 esce Elementi di Critica Omosessuale, la tesi di laurea in filosofia morale scritta l'anno prima da un militante straordinario, Mario Mieli (1952/1983), una delle poche menti lucide del nostro movimento. Per quel libro, Mario vincerà la seconda edizione del "Triangolo Rosa" (la prima aveva premiato Piero Montana, nel 1976, l'ultima ha riconosciuto Delia Vaccarello, nel 2002). 

Mieli ha partecipato ad alcune riunioni in casa Pivano, nel 1971, poi e' andato per un breve periodo a Londra dove ha preso visione diretta delle attività del movimento gay locale. Torna quasi subito con la testa piena di idee e voglia di realizzarle. 
Ci prova all'interno del F.U.O.R.I! poi, quando questo gruppo si federa al Partito Radicale (1974), se ne allontana perché non crede che si debba "passare attraverso la politica" per cambiare il mondo. 

Partecipa alle iniziative dei Collettivi Omosessuali Milanesi (COM) e del loro gruppo teatrale Nostra Signora dei Fiori, mettendo in scena uno spettacolo "oltraggioso":  La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo... ebbene sì! (1976), insieme a personaggi di primo piano nel movimento milanese, dallo scrittore Roberto Polce all'architetto Corrado Levi, artista conosciuto in Italia e all'estero.
E' un happening che coinvolge profondamente il pubblico di Milano, Firenze, Roma, e ogni  città  in  cui  viene  rappresentato  con  successo  fino  a diventare  "un  punto  fermo  nella  scena italiana".  

 Mieli ne rimane talmente coinvolto che comincia a dar spettacolo in proprio. E' un personaggio controverso, non privo di una punta di esibizionismo provocatorio che spaventa i più, ma in realtà è del tutto innocuo, visto che ha una grande bontà d'animo. E' notoriamente coprofago, e dopo una
esibizione all'Ompo's durante la quale lascia tutti i presenti a bocca.... accuratamente chiusa per aver pasteggiato con la "sua" e "quella" del suo cane, Dario Bellezza ironizzerà: "A Mario non è rimasto altro che mangiar la merda, per far parlare di sé.
Il suo nome tipicamente ebraico lo porta a giochi di parole e a raccontare storie "improbabili". Confessa di aver avuto dei "problemi" in famiglia e nella comunità milanese per la sua militanza gay.
Il suo capolavoro viene tradotto in inglese ed in spagnolo, nonostante l'estrema difficoltà del linguaggio e dei concetti espressi, ma la stringente analisi che cerca di congiungere tra loro la liberazione di classe, degli omosessuali e delle donne, pur diventando il libro italiano più autorevole e più conosciuto all'estero, non ha un grosso successo di vendite. Forse per questo motivo un secondo libro nel quale cerca di esprimere il suo nuovo corso "alchemico-paranormale" gli viene rifiutato
dall'editore e, durante un lungo momento di depressione, si suicida nel marzo dell'83. 

Da lui, prenderà nome un famoso circolo glbt italiano, il "Mario Mieli" di Roma.

Massimo Consoli

17 maggio 2020

17 maggio 2020

Dalla Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI:
Contro l'odio per la gente omo-lesbo-trans-bisex continuiamo a seminare AMORE
!