- Contesto: Il corteo è partito dai Giardini Margherita con la partecipazione di migliaia di persone.
- Apertura: Ad aprire la parata vi erano bandiere palestinesi e lo striscione «No Pride in genocide».
- Aggressioni: Alcuni cittadini israeliani sono stati allontanati, spintonati e insultati.
- Esclusione: Precedentemente, il Cassero LGBTI+ Center di Bologna aveva criticato e invitato a non sfilare attiviste definite "sioniste" con i propri simboli nazionali. [1, 2, 3, 4, 5]
Questo è il blog della 'Fondazione Luciano Massimo Consoli, associazione culturale nonviolenta, antipedofilia e senza fini di lucro, per promuovere a tutti i livelli la cultura della non discriminazione di ogni diversità sopra tutto di genere e l'amore e il rispetto per essa come un bene e un valore positivo per la persona e per la società.
14 giugno 2026
dal pride di Bologna del 13 giugno 2026
14 maggio 2026
Il secondo volume delle Radici dell'Orgoglio prende forma
Vedrà la luce in autunno il nuovo capitolo del saggio in 5 parti sulla storia del movimento e della popolazione LGBT+ italiani
Riprenderemo le fila dove le abbiamo lasciate nel primo volume, da quella prima riunione di omosessuali in arrivo da ogni parte d’Italia su invito del FUORI! tenutasi a Torino il 24 settembre 1972 (leggi sotto a questo proposito l’estratto dal primo volume di Le Radici dell’Orgoglio). Al momento contiamo di portare avanti il racconto sino al 1983 (così almeno prevede il nostro indice provvisorio dei capitoli), ma è pur vero che di cose da narrare ce ne sono tantissime e molte se ne stanno aggiungendo. D’altra parte stiamo parlando degli anni Settanta, che di tutto il Secondo dopoguerra sono sicuramente il decennio più difficile da raccontare, essendo caratterizzato da contraddizioni insanabili e fenomeni affatto antitetici: ideologia e illusioni, alleanze e contrapposizioni, slanci e brusche frenate, afflati di verità e depistaggi, euforia e disperazione, gioia e dolore, vitalità e morte. Per non parlare di quel binomio concettuale - politico vs. privato - che avrebbe messo tutto il sistema, già in precario equilibrio, a rischio di schianto. Ma è in quel caotico e pericoloso laboratorio che molto si è sperimentato e prodotto di ciò che sarebbero stati i materiali utilizzati per edificare la coscienza civile e politica delle persone LGBT+ negli anni successivi. Per questo, per quanto possibile, sentiamo come un dovere imprescindibile quello di tentare di mettere assieme un racconto il più possibile concreto e dettagliato di quella stagione della nostra storia così sfuggente e irripetibile. Per chi non avesse ancora letto il primo volume di Le Radici dell’Orgoglio, ecco il capitolo in cui si parla della riunione del 24 settembre 1972 (si trova a pag. 392). La riunione nazionale degli omosessuali di Torino (24 settembre 1972)
L’articolo è a pagina 2, proprio in apertura del numero di ottobre di «Fuori!» ed è firmato da Domenico Tallone (Carlo Sismondi). È insolitamente breve rispetto agli standard della rivista e accenna sommariamente al lavoro svolto nel corso della «riunione che [prosegue] ininterrotta dalle 10 alle 19». Di quel primo incontro nazionale vi sono molte foto conservate presso la Fondazione Pezzana Fuori di Torino: su due lati dell’ampia stanza sono stati posizionati dei tavoli a formare una “U”, dietro la quale sono seduti compagni e compagne arrivati da molte province italiane e ogni piccola delegazione ha un cartello posizionato di fronte a sé con scritto a pennarello il nome della città di provenienza. Di fronte a loro sono state collocate un numero non sufficiente di sedie e molti ragazzi e ragazze sono in piedi appoggiati ai muri, tutti con facce assorte ad ascoltare coloro che parlano a turno. Tante sigarette accese, alle pareti sono affissi manifesti politici, ovunque si vedono locandine pubblicitarie di «Fuori!», quelle con sopra lo slogan «Siete pronti per quello che dobbiamo dirvi?». Ci sono rappresentanti di Torino, Milano, Venezia, Trieste, Ancona, Bologna e, naturalmente, di Roma. Della delegazione in arrivo dalla capitale fa parte anche Claudio Cinti:
Molti dei convenuti non si sono mai incontrati prima. Con alcuni vi sono stati prevalentemente rapporti epistolari, al massimo delle telefonate. È la prima volta che omosessuali di ogni parte d’Italia si trovano nella stessa stanza e l’emozione è intensa per tutti.
I primi risultati di questa riunione si vedono sul numero successivo della rivista, quello di novembre, che ospita l’articolo Compagni, spogliatevi, a firma del fuorino bolognese Mauro Bertocchi, unitamente a una Lettera alla madre elaborata dal Collettivo Fuori! di Bologna. Monica Galdino Giansanti, attivista anconetana, scrive un pezzo raccontando l’ennesima citazione a giudizio ricevuta perché solita «travestirsi da donna» («non è la prima che ricevo: ne ricevo da dieci anni»). Anche il collettivo di Venezia partecipa con un proprio documento offerto come «contributo alla lotta». Collabora per la prima volta anche il gruppo romano con un articolo intitolato Quando il maschio è di classe, in cui vengono analizzati i complicati rapporti degli omosessuali con la maggior parte dei gruppi della sinistra extraparlamentare:
Da questo numero, nella rubrica Soccorso Verde, accanto a quelli di Torino, Roma e Milano, si aggiungono, dunque, i recapiti dei nuovi collettivi di Venezia, Ancona e Bologna, a cui seguiranno a breve Napoli, Brescia, Firenze, Palermo, Pordenone… Come vedremo nel prossimo volume di questa storia, alcune di queste realtà nel medio e lungo periodo inizieranno a esprimere idee, pratiche e posizionamenti spesso divergenti, se non antitetici, da quelli del gruppo torinese che, progressivamente, da posizioni marxiste e rivoluzionarie, si avvia a abbracciare la linea del riformismo, federandosi con il Partito radicale (1974). I caotici, violenti, sfacciati e sperimentali anni Settanta offriranno, invece, l’humus ideale per la nascita di nuovi collettivi, alternativi al Fuori!, che avranno – tra gli altri – il merito di portare la provocazione omosessuale dritto nel cuore della sinistra extraparlamentare, di cui evidenzieranno i gretti pregiudizi. 1 Domenico Tallone, articolo di apertura senza titolo di Fuori! nr. 4 dell’ottobre 1972, p. 2. 2 L’intervista telefonica a Claudio Cinti è stata realizzata il 2 maggio 2024. 3 Domenico Tallone, art. cit. 4 Collettivo Fuori! romano, Quando il maschio è di classe, su «Fuori!» numero 5 del novembre 1972, pp. 13-14. Se sei abbonato alla versione gratuita di La Newsletter de Le Radici dell'Orgoglio, er poter accedere a tutti i contenuti, sottoscrivi un piano a pagamento. © 2026 Le Radici dell'Orgoglio |
19° Congresso dell’Associazione radicale Certi Diritti a Torino
Sabato 23 maggio 2026 Torino, presso la sede della Fondazione Camis De Fonseca, in Via Pietro Micca 15, ospiterà il 19° Congresso dell’Associazione radicale Certi Diritti, un appuntamento centrale per il dibattito sui diritti civili, le libertà individuali e lo Stato di diritto in Italia e nel mondo.
L’Assemblea congressuale di quest’anno si colloca in un passaggio simbolico e politico di grande rilievo: ricorrono infatti i dieci anni dalla legge sulle unioni civili e il decennale della scomparsa di Marco Pannella. Due momenti che segnano profondamente la storia dei diritti nel nostro Paese e che impongono oggi una riflessione sulle sfide ancora aperte, a partire dal pieno riconoscimento del matrimonio egualitario e dei diritti delle famiglie omogenitoriali.
In questo senso, non è casuale la scelta di Torino, città che ha visto nascere nel 1971 il FUORI!: un filo diretto che collega le prime mobilitazioni per le libertà sessuali alla nascita di Certi Diritti, promossa nel 2008 da militanti radicali, tra cui Sergio Rovasio ed Enzo Cucco.
L’Associazione, che si ispira alle lotte nonviolente di Rosa Parks e Harvey Milk e che dedica la propria attività alla memoria di Makwan Moloudzadeh e David Kato Kisule, simboli delle persecuzioni che ancora oggi colpiscono le persone lgbti+ in molte parti del mondo, riafferma la natura transnazionale dell’iniziativa politica radicale. Nell’ultimo anno, Certi Diritti ha promosso e partecipato a mobilitazioni cruciali: dalla presenza al Budapest Pride, come risposta alle politiche illiberali del governo di Viktor Orbán, al sostegno continuo alle lotte per i diritti e la libertà in Iran, fino alle campagne per la protezione e la libertà delle persone lgbti+ nei contesti più repressivi, a partire dalla Russia, dove le politiche autoritarie hanno intensificato la persecuzione delle persone omosessuali e delle organizzazioni indipendenti.
Importante è stata anche la campagna portata avanti in tutta Italia, con il coinvolgimento delle istituzioni, per richiedere la liberazione dell’attivista marocchina Ibtissame Betty Lachgar, ancora oggi detenuta. In questo quadro si inserisce anche il sostegno alla resistenza ucraina, inclusa l’esperienza della Brigata Unicorno, simbolo della partecipazione di persone lgbti+ alla difesa della libertà e dell’indipendenza dell’Ucraina. L’Associazione è stata tra le realtà promotrici dell’importante iniziativa politica “La Biennale del Dissenso”, in occasione dell’apertura del Russia Pavillon, portando a Venezia artisti ed attivisti della comunità lgbti+ perseguitati nella Federazione Russa, dando spazio alla loro arte e non ad una forma di propaganda usata come copertura di crimini e criminali di guerra.
Il Congresso sarà il luogo in cui discutere e rafforzare iniziative volte a costruire reti globali di azione politica per la difesa dei diritti umani. Parallelamente, intende rilanciare un confronto aperto e plurale all’interno della comunità lgbti+ italiana ed europea, promuovendo una prospettiva liberale fondata sulla centralità dei diritti individuali, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali.
“Scegliamo Torino perché la storia dei diritti in Italia nasce anche qui, ma il nostro orizzonte è globale.” dichiara l’Associazione. "Dalle piazze di Teheran alle mobilitazioni contro le leggi liberticide in Europa, fino al sostegno ai dissidenti perseguitati, la nostra iniziativa politica afferma un principio semplice: i diritti o sono universali o sono privilegi. E senza diritto che li riconosca e li garantisca non c’è democrazia: non c’è libertà e non c’è giustizia. A dieci anni dalle unioni civili e dalla scomparsa di Marco Pannella, rilanciamo una iniziativa politica che non accetta arretramenti: contro ogni proibizionismo, contro ogni autoritarismo, per l’affermazione dei diritti umani in Italia, in Europa e nel mondo.”
Il Congresso è aperto al pubblico e rappresenterà un momento di confronto tra militanti, istituzioni e cittadini.
Dettagli dell’evento:
Data: Sabato 23 maggio 2026
Luogo: Fondazione Camis de Fonseca, Via Pietro Micca 15 - Torino
Orario: dalle ore 09:00
28 gennaio 2026
Luke of Poland (Luca di Polonia)
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21 gennaio 2026
MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.
Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.
Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.
E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".
Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.
In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.
Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.
E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.
Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.
Piero Montana
Direttore Centro d'Arte e Cultura
Bagheria
14 gennaio 2026
Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. ( con Video).
Bagheria, 14 gennaio 2026.
Lo scorso 13 gennaio, l'amministrazione comunale ha reso omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta sancataldese che nel 1998 scelse piazza San Pietro per il suo estremo gesto di protesta contro l'omofobia.
L'evento che si è svolto nella sala Martorana-Fumagalli di villa Butera è stato un momento di profonda riflessione sui diritti civili e sulla dignità umana che, ha visto la partecipazione del sindaco Filippo Maria Tripoli, dell'assessora alla pubblica Istruzione e Sport Antonella Insinga, dell'assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore, dell'assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Mineo e del consigliere Marco Tripoli. Presente anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore.
Figura centrale della commemorazione è stato Piero Montana attivista storico e già consulente per i diritti civili sotto diverse amministrazioni bagheresi. Montana, autore del volume "Alfredo Ormando - Altre poesie e prose di impegno civile", ha ripercorso con commozione la vita tormentata del poeta.
Ad aprire la commemorazione è stato il sindaco Tripoli, che nel suo discorso introduttivo, ha voluto ribadire con l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Tripoli ha ricordato il percorso di collaborazione avviato con l'attivista Piero Montana, citando come esempio tangibile di questo impegno la targa già installata in piazza Verdone in memoria dei "ragazzi di Giarre", Toni e Giorgio, uccisi nel 1980 a causa del loro amore.
Il momento più toccante della commemorazione è stato la lettura della lettera scritta da Ormando due settimane prima del tragico evento in piazza San Pietro. Il documento fu ritrovato nell'abitazione dell'amico e compagno di vita, Gaetano, che lo ospitò per molti anni.
Montana ha ricordato come Alfredo sia stato vittima di continue discriminazioni: un isolamento non solo sociale ma anche culturale, dato che le case editrici dell'epoca rifiutavano sistematicamente le sue opere proprio a causa del suo orientamento sessuale. Oggi, grazie al lavoro di recupero di Montana, le opere di Alfredo sono accessibili a tutti presso la biblioteca comunale di Bagheria.
Alla commemorazione è intervenuto anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore che ha espresso profonda vicinanza alla figura di Ormando. Lepore ha condiviso un parallelismo personale molto forte, ricordando come anche lui, durante gli anni in seminario, abbia subito il rifiuto delle istituzioni religiose a causa della propria omosessualità. Ringraziando per l'invito, Lepore ha sottoscritto pienamente l'analisi di Montana, sottolineando l'importanza di non dimenticare chi ha pagato con la vita il diritto di essere se stesso.
Il sindaco Tripoli ha chiuso l'incontro con un annuncio concreto che segna la volontà della città di Bagheria di non limitarsi alla sola memoria orale. L'amministrazione ha infatti espresso l'intenzione di intitolare una via cittadina alla memoria di Alfredo Ormando e di installare una targa commemorativa per rendere perenne il monito contro l'intolleranza.
Di seguito il Link al video della commemorazione: Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. (Video). - Città di Bagheria





