26 maggio 2008

ACCOLTELLA IL FIGLIO PERCHE' E' GAY

PALERMO - I carabinieri hanno arrestato un uomo di 53 anni perché accusato di avere accoltellato il figlio di 18 anni, ferendolo in vari punti del corpo, perché "non sopportava che fosse gay". L'aggressione è avvenuta in via Messina Marine, alla periferia della città, dove i militari sono intervenuti in un appartamento in cui era in corso una furibonda lite scoppiata perché l'uomo mal sopportava la condizione di omosessualità del figlio. Ai carabinieri l'arrestato, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni, ha detto che ha aggredito il figlio per una "questione di onore e vergogna". Il giovane è stato ferito all'avambraccio e alla mano destra ed ha subito un trauma cranico facciale. Il diciottenne è stato medicato in ospedale.

IL RAGAZZO, NON MI HA MAI ACCETTATO - "Mio padre non mi hai mai accettato. Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile". E' il racconto, fatto all'ANSA, da Alessandro (il nome è di fantasia), 18 anni compiuti nel gennaio scorso, omosessuale, accoltellato dal padre la notte tra sabato e domenica dopo una lite furiosa. Il giovane è stato soccorso dai carabinieri, intervenuti su segnalazione dei vicini, e portato in ospedale.

Il padre, 53 anni, che è stato arrestato lo ha colpito alle braccia e gli ha procurato un trauma cranico. "Mi sono reso conto di essere gay un anno fa - ha raccontato - e l'ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l'ultimo anno, in casa, è stato un inferno". Alessandro, che ha lasciato la scuola - era iscritto all'istituto alberghiero - e non lavora, ha un sogno: fare il modello. "Da mesi mando le mie foto a varie agenzie, ma ancora non ho avuto risposta". Un'aspirazione, quella del ragazzo, che in famiglia hanno sempre ostacolato. "Mio padre diceva che ero pazzo e che lo disonoravo - racconta, affacciato al balcone del palazzo in cui vive con la famiglia, nel quartiere Brancaccio, all'estrema periferia di Palermo - Pensava anche che mi prostituissi perché uscivo di sera, ma non è vero, andavo solo in giro con gli amici, con quelli come me".

Durante la conversazione la madre si affaccia più volte, inveendo. "Mio marito è in carcere - dice gridando - ma è una brava persona. In fondo voleva solo che suo figlio lavorasse e non sprecasse soldi e tempo con cattive compagnie".E' la donna a raccontare l'aggressione di sabato notte. "E' stata l'ennesima lite - dice - Alessandro si preparava ad uscire e lui non voleva. Quando è uscito dalla doccia si è messo a gridare, poi l'ha picchiato". Il ragazzo, però, mostra anche i segni dell'accoltellamento: ha i polsi fasciati.

[www.ansa.it]

Disonore e vergogna

Accoltella il figlio diciottenne perché è gay. A Palermo. Nel 2008. Il padre è adesso rinchiuso in carcere, il figlio ne avrà per una decina di giorni. E’ stato ferito all’avambraccio e, nella colluttazione con il padre, ha riportato un trauma cranico facciale.

Una transessuale viene pugnalata a morte a Napoli, vicino alla stazione ferroviaria.Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la totale solidarietà al giovane ragazzo e contemporaneamente il profondo disgusto per la vile azione perpetrata dal padre nei confronti del figlio.

“L’atto di violenza capitato al giovane ragazzo palermitano è il segno che nonostante l’impegno delle associazioni LGBT sul tema della visibilità, molto deve essere ancora fatto soprattutto a livello istituzionale.”

“In questi giorni assistiamo ad una vera e propria recrudescenza di atti di violenza ai danni della comunità lgbt ( lo scorso 23 maggio, una transessuale viene pugnalata a morte a Napoli, vicino alla stazione ferroviaria) e non ci bastano più le formali prese di distanza da parte delle Istituzioni. Pochi giorni fa la neo eletta Ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha dichiarato che in questo Paese essere gay non è più un problema, il giorno dopo ha asserito che farà di tutto per fare in modo che gli omosessuali non vengano discriminati. Ci viene da chiedere alla Ministro come intende tenere fede alle proprie parole. Le possiamo suggerire di attivarsi affinché venga introdotta in Italia una legge contro la violenza nei confronti di lesbiche gay e trans. .

Il 7 giugno la comunità lgbt sfilerà al RomaPride 2008 per rivendicare la parità di tutte e tutti. Testardamente.”

Rossana Praitano [Presidente Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’]
Andrea Berardicurti [Segreteria Politica Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’]

La nostra colpa di vivere in Italia

Oggi registriamo l’ennesimo atto di violenza nei confronti di un giovane gay.

Ciò che è accaduto a Palermo, un accoltellamento per "disonore" non coinvolge solamente una certa sub cultura meridionale difficile da debellare.

E’ un intero paese che è in preda ad un raptus di omofobia, alimentata negli ultimi anni soprattutto dalla gerarchia cattolica e da alcuni settori della destra politica e sociale italiana. Ci sono responsabilità morali evidenti, che incitano nei fatti chi non ha gli strumenti culturali necessari, chi fa parte di gruppi dell’estrema destra a sentirsi autorizzati ad aggredire, ad attaccare fisicamente le persone lgbt.

E’ accaduto nel raid di qualche giorno fa contro le prostitute trans sul Prenestino, è proseguito con la spedizione punitiva contro il giornalista Christian Floris, picchiato selvaggiamente sotto casa.

Negli ultimi due anni la lunga lista d’omicidi, violenze, discriminazioni si allunga spaventosamente, nella totale inerzia ed indifferenza da parte della classe politica italiana.

Bisogna inoltre ricordare che migliaia di gay e lesbiche subiscono proprio in famiglia angherie, violenze e discriminazioni, nella gran parte dei casi silenziosamente, al limite chiedendo aiuto alle nostre strutture d’ascolto.

Ci stiamo incamminando verso una strada pericolosa, che fa percepire a milioni di omosessuali italiani che vivere nel loro paese sta diventando una colpa, un’impresa impossibile. Gli interventi sociali, culturali, le norme di tutela sono completamente assenti; totalmente silenti sono gli intellettuali, le grandi associazioni culturali e sociali, i sindacati.

Questa nostra evidente solitudine è un problema non solo nostro, perché se questa ondata violenta d’omofobia non sarà fermata, l’Italia rischia un ulteriore arretramento ed imbarbarimento sociale, dalle conseguenze ora non ancora prevedibili.

Aurelio Mancuso [Presidente nazionale Arcigay]

LA COMMISSIONE GIUSTIZIA METTA ALL'ORDINE DEL GIORNO STALKING ED OMOFOBIA

Nella scorsa legislatura la Commissione Giustizia della Camera aveva approvato il provvedimento.

Facciamo appello alla Presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, ai capigruppo di maggioranza ed opposizione affinchè sia nuovamente messo all'ordine del giorno il provvedimento su stalking ed omofobia, stralcio dell'intero pacchetto contro la violenza alle donne e alle persone lgbt presentato nella scorsa legislatura dal governo Prodi, che era stato licenziato dalla Commissione Giustizia.

Si tratta di affrontare con urgenza e con gli strumenti parlamentari che permettono una rapida discussione ed approvazione di due questioni urgenti che possono dare una risposta concreta ed efficace all'ondata di violenza contro le donne e le persone lgbt.

L'introduzione del reato di stalking sarebbe uno strumento efficace in mano alle forze dell'ordine e della magistratura per impedire sul nascere le molestie ripetute ai danni delle donne, che purtroppo sfociano quasi sempre in violenze sessuali.

L'estensione della legge Mancino che si occupa delle aggravanti per i reati ad odio anche per l'orientamento sessuale (gay e lesbiche) e per identità di genere (trans) aiuterebbe nei fatti migliaia di persone a non avere più paura e a denunciare le aggressoni, perché finalmente tutelati da norme giuridiche ad hoc. Entrambe i reati sono codificati in quasi tutti i paesi europei ed occidentali e accompagnati da politiche di aiuto, sostegno e campagne di sensibilizzazione, hanno ottenuto ottimi risultati.

Aurelio Mancuso [Presidente nazionale Arcigay]
Francesca Polo [Presidente nazionale Arcilesbica]

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