Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

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14 giugno 2026

dal pride di Bologna del 13 giugno 2026

I nostri media su tensioni a Bologna  durante il Pride.
Dati forniti da IA google

Al Rivolta Pride tenutosi a Bologna sabato 13 giugno 2026, si sono registrate forti tensioni e scontri. Il corteo è stato caratterizzato da una massiccia presenza di bandiere palestinesi e dallo slogan «No Pride in genocide». Durante la manifestazione, un gruppo di attiviste e persone di nazionalità israeliana (tra cui una donna incinta) è stato accerchiato, spintonato e aggredito verbalmente da alcuni partecipanti al corteo. [1, 2, 3, 4]
Dettagli dell'accaduto
  • Contesto: Il corteo è partito dai Giardini Margherita con la partecipazione di migliaia di persone.
  • Apertura: Ad aprire la parata vi erano bandiere palestinesi e lo striscione «No Pride in genocide».
  • Aggressioni: Alcuni cittadini israeliani sono stati allontanati, spintonati e insultati.
  • Esclusione: Precedentemente, il Cassero LGBTI+ Center di Bologna aveva criticato e invitato a non sfilare attiviste definite "sioniste" con i propri simboli nazionali. [1, 2, 3, 4, 5]


Non  è citato   Il Secolo d'Italia  perciò metto qui sotto il link dove è possibile anche vedere i filmati.

21 gennaio 2026

MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.



Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.

Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.

E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".

 Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.

In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.

Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.

E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.

Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano  doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere  negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.


Piero Montana 

Direttore Centro d'Arte e Cultura

Bagheria



9 gennaio 2026

Il Comune di Bagheria commemora Alfredo Ormando

 

La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI  ringrazia sentitamente  il Comune di Bagheria per la bellissima iniziativa !

                                                                      * * * * *

comunicato stampa

Bagheria commemora Alfredo Ormando: martedì 13 gennaio la cerimonia a villa Butera.

Bagheria, 9 gennaio 2026 • Il Comune di Bagheria rende omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta di San Cataldo che il 13 gennaio 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro a Roma come gesto estremo di protesta contro le discriminazioni nei confronti dell’omosessualità.

La cerimonia commemorativa si terrà martedì 13 gennaio, alle ore 13:00, presso la sala Martorana-Fumagalli di villa Butera.
All’incontro prenderà parte il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, e membri della Giunta comunale per testimoniare l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Interverrà Piero Montana, noto attivista per i diritti LGBTQ+, già consulente dell’amministrazione comunale sotto le sindacature di Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per le politiche relative ai diritti civili e alla lotta contro l'omofobia ed autore del libro a lui dedicato "Alfredo Ormando- Altre poesie e prose di impegno civile". 
Montana, figura storica dell'attivismo locale, ricorderà il valore civile e letterario della figura di Ormando del quale alcune pubblicazioni sono custodite presso la biblioteca comunale, il cui sacrificio è divenuto negli anni un simbolo internazionale della lotta per la libertà di orientamento sessuale. L'iniziativa si inserisce nel solco delle attività di sensibilizzazione che il Comune di Bagheria promuove per ribadire il rifiuto di ogni pregiudizio e la completa integrazione. 

MM
ufficio stampa

 


 

6 gennaio 2026

IN MEMORIA DI ALFREDO ORMANDO a 28 anni dal suo sacrificio.

La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI  sostiene caldamente la richiesta di intitolare una via della Città di Bagheria ad Alfredo Ormando, per ricordare e rendere omaggio a un poeta, martire dell'omofobia come ha testimoniato col suo stesso corpo.

Ricorda inoltre che come tutti gli anni la Fondazione sarà in piazza san Pietro a Roma a ricordare il sacrificio di Alfredo, portando fiori sul luogo dove si è immolato.  Chi vorrà unirsi sarà benvenuto.

 




 ·

Lettera al Dottor Filippo Tripoli, Sindaco della Città di Bagheria, con richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay nisseno, Alfredo Ormando

e per conoscenza al Vicesindaco ed Assessore alla Cultura, Dott. Daniele Vella.


Egregio Signor Sindaco Filippo Tripoli, 

Il 13 gennaio del 1998 il poeta e scrittore nisseno Alfredo Ormando, credente omosessuale si bruciò vivo in Vaticano per protestare contro la tradizionale morale repressiva della Chiesa Cattolica nei riguardi dei gay.

Profondamente scosso da questo tragico evento, mi sono interessato subito del caso Ormando, ma è solo dopo un anno dal suo eclatante e drammatico suicidio, allorché vengo nominato nel febbraio del 1999 consulente del sindaco Giovanni Valentino per la realtà omosessuale della nostra Città, che in questa veste mi presento in casa del suo amico Gaetano Mangano, che lo ospitava in un suo appartamento a Palermo, per avere maggiori informazioni su di lui.

Ebbene è in questa dimora, che vengo a conoscenza delle opere tutte inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando. 

Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: <<…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.>>

Ormando era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino. 

In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte in provincia di Catania, dove risiederà per tre anni dal 1981 al 1983. 

Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e finanche di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira.

Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita ma non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto.

Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo, il suo unico appagamento. 

E’ dunque in questa triste dimora che egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (Il dubbio, L’escluso, Sotto il cielo d’Urano) parlano da soli.

Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono.

E di certo è questo rifiuto che contribuirà con l’emarginazione sociale di cui era vittima a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano.

Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay.

Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay, considerati alla stregua dei paria, in questa nostra terra del profondo Sud, ancora qualche decennio prima di entrare nel terzo millennio.

Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Città, essendo custodito nella nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”.

Ormando per essersi immolato per la causa omosessuale è ormai conosciuto in tutto il Mondo Occidentale.

Ed un regista americano Andy Wilson è venuto persino a Bagheria a Villa Cutò, sede della nostra civica Biblioteca, dove si trovano tutti i suoi scritti, a girare delle scene per il suo film  “Il fuoco di Alfredo” (Alfredo’s fire) per restituire alla nostra memoria collettiva il suo sacrificio, con la sua intensità emotiva e il suo amaro contenuto politico e sociale.

Io stesso, che ho letto e studiato in questa nostra Biblioteca tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio.

Questo mio libro “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile” con la presente lettera glielo porgo in omaggio con la richiesta di intitolare una via cittadina a questo poeta e scrittore gay di San Cataldo, di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi.

Lei Signor Sindaco qualche anno fa ha fatto sì che la nostra città ricordasse i due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, trucidati, a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dall’intolleranza assassini nei riguardi dei gay, facendo affiggere una lapide in loro memoria a piazzetta Verdone.

Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui- è lui stesso a dirlo- non riusciva a farsi una ragione.

Vittima di atavici pregiudizi dunque ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita.

E tuttavia al di là di questa protesta, è l’uomo non solo con la sua sincera, spassionata ed evangelica religiosità, ma la sua opera che di questa autentica religiosità è indiscutibile testimonianza, che  si deve anzitutto ricordare. 

Se Ormando non avesse avuto fede mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi.

Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, pregiudizio ed ostracismo, che per primi i veri e sinceri cristiani dovrebbero bandire da discutibili comportamenti anche di persone che tuttora si definiscono cattoliche.

Per questo ricordare Ormando è importante. E’ infatti importante che tutti sappiano, anche con il ricordo del suo martirio, che l’amore cristiano per il prossimo non può né deve mai escludere le persone LGBTQ dalla nostra religione dell’amore predicata dal Vangelo.

Lei Signor Sindaco che è un cattolico praticante lo sa bene ed è anche per questo motivo che spero che questa mia richiesta venga da Lei accolta ben volentieri.


Dott. Piero Montana

Ex consulente dei sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per la realtà omosessuale della Città di Bagheria.

8 dicembre 2025

Lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara, nipote prediletto di Alfredo Ormando,

  E' in uscita 

"Alfredo Ormando Altre poesie e prose d'impegno civile", l'originale ricerca storico-letteraria  di Piero Montana


Qui la lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara nipote prediletto di Alfredo Ormando, lo scrittore gay nisseno che per protesta contro la Chiesa si bruciò vivo in Vaticano il 13 gennaio del '98


"Bagheria, 5 dicembre 2025

Caro Aldo,
 ti comunico che ho già provveduto a comprare una casella di posta pec e che pertanto questa sera ho inviato al tuo Sindaco,Gioacchino Comparato, al suo indirizzo di posta protocollo@pec.comune.san-cataldo.cl.it, il mio comunicato stampa sulla pubblicazione del mio libro su tuo zio, unico libro finora scritto in Italia e, che io sappia nel mondo, sulla figura e l'opera di Alfredo Ormando.

 La pubblicazione di questo comunicato sul sito istituzionale del comune di San Cataldo é importante.
 Nel suo romanzo autobiografico "Il dubbio" tuo zio scrive che in
gioventù dovette scappare dalla sua città per essersi acquistato "la nomea di arrusu".
 E' bene allora che si sappia oggi che Alfredo, per essersi immolato per la causa omosessuale, nella storia del movimento LGBTQ+ ITALIANO ed INTERNAZIONALE é considerato uno dei protagonisti più importanti, e non solo per il suo gesto di protesta estrema contro la repressiva morale vaticana, ma anche per il suo lascito letterario che di questa protesta, contro tutte le strumentalizzazioni, é una indiscutibile testimonianza.

 Il sindaco Comparato per primo deve essere fiero di avere avuto un concittadino come Ormando e di dimostrarlo, facendo sapere a tutti gli abitanti di San Cataldo che su Alfredo oggi si fanno film, si scrivono poesie e libri per commemorarne la nobile e coraggiosa figura, che si é votata perfino al martirio, bruciandosi vivo in
piazza San Pietro a Roma il 13 gennaio del 1998.

 Volevo scriverti tutto questo in un messaggio privato ma poi ho pensato che é un bene rendere pubbliche le cose che qui ti scrivo. 

Vai nuovamente dal sindaco ed assicurati che egli faccia davvero
qualcosa per il tuo caro ed amato zio.

Piero

10 luglio 2025

Da Le RADICI DELL'ORGOGLIO Lo strano caso di Agostina Meravigli, detta D'Artagnan - Capitolo III

L'aspetto della camera da letto della morta - La fotografia con dedica a D'Artagnan - Antonietta, la figlioccia giovane e carina - I primi fermi - Le prime ipotesi

lug 9




 LEGGI NELL'APP 

Non sono solo le contraddizioni dell'amica della morte a generare dubbi e sospetti in coloro che sono presenti sulla scena del delitto.

In quelle ore drammatiche, c'è qualcosa di strano che aleggia nell'appartamento dei coniugi Scala. Poliziotti e giornalisti avvertono che c'è un che di inspiegabile comportamento nei protagonisti di questa vicenda: è palpabile come una reticenza, come un impaccio, se non una preoccupazione, sia da parte della Buonporto, che dei coniugi Scala.

Sono due cronisti presenti sulla scena del delitto a percepirla per primi ea formulare le domande giuste per farla affiorare. I dovuto, infatti, nell'ispezionare la stanza in cui le due donne convivono e dove è stato composto il corpo della vittima – «una cameretta da zitellone, con due letti in finta noce, un comodino, un'immagine del Sacro Cuore, eccetera» ¹ –, non possono fare a meno di notare che

La stanza della morta era semplice, quasi nuda, disadorna, una stanza impersonale, insomma, come può abitarvi chi non ama la casa: un uomo che ha da pensare a tutt'altra cosa o una donna, perché questo era il caso, per la quale la casa non è il fulcro intorno [a cui] si svolge l'esistenza. ²

Se non fosse sufficiente la scarsa femminilità e civetteria dell'ambiente, ciò che maggiormente attira l'attenzione degli astanti è una fotografia posta su un comò, che ritrae una bella e florida ragazza, con in calce una dedica: «Al suo D'Artagnan. Antonietta».

Le domande allora iniziano ad essere meno sfumate, più dirette e insistenti.

Si scopre che la Meravigli ha una figlioccia, una giovane ragazza di 28 anni di nome Antonietta Blendig (a seconda delle testate si trovano varianti del cognome come Blendich, o Bledic), originaria del Friuli.

Di lei scrive, ad esempio, il cronista di «L'Unità»:

Nel corso delle indagini è emerso un elemento preziosissimo: la vittima aveva una nipote (sic!), giovane e carina, che si era fidanzata con un carabiniere. La zia però si era dimostrata da sempre contraria alla relazione dei due e pochi giorni fa aveva intimato alla nipote di non frequentare più il giovane pretendente. È opinione della polizia che l'assassino sia appunto il carabiniere respinto. ³

Che la ragazza possa avere un peso specifico importante in questa vicenda lo dimostra il fatto che il giornalista punti, con ingenua e immotivata credenze, a un'immediata conclusione della vicenda, tanto da terminare il suo pezzo con la frase:

Alle ore tre di stamane una jeep della Mobile è partita per arrestare il colpevole. ⁴

Anche il cronista di «Il Messaggero» in chiusura del proprio articolo cita la ragazza tracciando le prime mosse a caldo degli inquirenti:

Le indagini del grave e misterioso fatto sono state avocate a sé direttamente dal Capo della Squadra Mobile dott. Barranco, che incaricava il dott. Morlacchi di interrogare sia il borsaro nero, sia la Buonporto, sia la figlioccia della vittima Antonietta Bledig (sic!) abitante alla Pensione Casanostra in via Spallanzani 44. ⁵

Per coloro che con la lettura dei quotidiani si stanno appassionando alla vicenda della fruttivendola uccisa sulla soglia di casa, la natura del rapporto esistente tra Agostina Meravigli e la giovane Antonietta inizia ad essere profilato con maggiore chiarezza nei giornali del lunedì.

Scrive «Il Messaggero» del 9 febbraio:

Dichiarazioni molto interessanti ha anche reso al Capo della Mobile dottor Barranco, che segue personalmente le indagini, la giovane Antonietta Bledic, che venne a Roma nel 1937 da Napoli, dove faceva la bambinaia. La giovane fu assunta come domestica in casa del fratello dell'ex ambasciatore Rocco in via Savoia. Qui essa conobbe la Meraviglia con la quale entrò in affettuosa amicizia. La Blendic (sic!) successivamente si fidanzò con un militare che essa asserisce di non ricordare se fosse un carabiniere o un granatiere. Il militare ebbe con lei rapporti intimi e quindi partì per la guerra e non se ne seppe più nulla. Ma le dichiarazioni della Bledic non appaiono molto convincenti alla Mobile i cui funzionari sono piuttosto perplessi su certi lati dell'oscura vicenda. Dopo l'interrogatorio che la Bledic ha reso ancora stanotte, il dott. Barranco ritiene che i movimenti del delitto possano ricercarsi in rapporti anormali che coltivava la donna assassinata. Non è improbabile che mandante e esecutore materiale del delitto possano trovarsi in certi singoli ambienti di donne dai costumi piuttosto anormali.



Seguendo la regola che se viene uccisa una persona omosessuale il responsabile deve essere cercato nei «singolari ambienti» da questa frequentati ⁶ , l'articolista si lancia in una spericolata teoria:

Né è escluso – secondo quanto insegna un'esperienza che la Polizia ha potuto raccogliere di delitti nati in ambienti moralmente tarati di questa specie – che l'assassino sia piuttosto una donna che si travestì con vestiti maschili per non essere facilmente identificata. L'oscura e singolare natura di questo delitto fa credere che ci si possa trovare di fronte ad un caso simile.

Il quotidiano torinese del pomeriggio «Stampa Sera», che riporta per la prima volta la vicenda con un trafiletto in prima pagina, aggiunge qualche ulteriore dettaglio:

La polizia ha fermato e lungamente interrogato una figlioccia dell'uccisa, la ventottenne Antonietta Bendic (sic!), da Cividale del Friuli, che da alcuni anni era divenuta «amica» della Meraviglia (sic!). Da qualche tempo la ragazza viveva in una lussuosa pensione, le cui spese pagava puntualmente, senza che nessuno riuscisse a capire in quale modo essa si procurasse il denaro necessario. La polizia ritiene che fosse la Meraviglia a fornire di denaro alla sua amica e che l'assassino possa essere un amante della ragazza che si sia voluto vendicare della Meraviglia, la quale costituiva un ostacolo al suo amore.

Al di là di ciò che scrivono i giornali – ognuno con ipotesi, supposizioni e interpretazioni arbitrarie delle informazioni che trapelano dal commissariato Salario dove il Buonporto e la Blendig sono trattenute per essere interrogate, è il caso di fissare qualche elemento che possiamo ritenere certo.

Agostina Meravigli è una donna lesbica, come di lì a qualche giorno verrà chiaramente ribadito da un articolo del settimanale «Cronaca nera»:

Con quel suo aspetto energico e deciso, quei suoi modi autoritari e sicuri, quel suo gusto spiccatissimo per gli abiti di taglio maschile, la grossa voce, i capelli corti rasati sulla nuca, era quel che tutti hanno ormai capito. ⁷

Inoltre, non ci vorrà molto a comprendere che il “D'Artagnan” della dedica di Antonietta è proprio Agostina, con la quale la ragazza ha una relazione intima e sentimentale, che è nota sia alla Buonporto, che ai coniugi Sala.

Negli oggetti che la polizia sequestra la notte dell'omicidio nella stanza da letto condiviso da Agostina e Luisa, c'è anche una fotografia che ritrae le due assieme a Antonietta, sedute sul bordo di una fontana.

Grazie per aver letto il terzo capitolo di questo racconto true crime ! I prossimi capitoli saranno fruibili solo sottoscrivendo un abbonamento a pagamento. Se vuoi condividere questo capitolo con qualcuno a cui pensi possa interessare clicca sul bottone qui sotto.

(Il prossimo capitolo sarà pubblicato il 16 luglio)

1

Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , su «Cronaca Nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948, pag. 1.

2

Ivi.

3

Anonimo, Freddata sulla soglia di casa da un giovane in divisa militare , su «L'Unità» dell'8 febbraio 1948.

4

Ivi.

5

Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , su «Il Messaggero» dell'8 febbraio 1948.

6

È la ragione per cui la maggior parte degli articoli che compaiono sulla stampa popolare in cui si parla di retate in luoghi all'aperto e irruzioni nel caso in cui private frequentate da omosessuali siano a seguito di un omicidio. La prassi era quella di cercare il colpevole nel “giro” della vittima. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei delitti rimanevano insoluti. Come si può leggere nell'occhiello dall'articolo riprodotto qui sotto recuperato nella cronaca milanese del quotidiano politico «Avanti!» del 16 novembre 1946, il provvedimento di polizia scatta dopo un delitto, quello dell'ex ferroviere Vonchia.

Per questi omicidi di omosessuali è stato coniato il neologismo “omocidi” dall'attivista Massimo Consoli, ad essi lo studioso Andrea Pini ha dedicato una ricerca e un saggio intitolato Omocidi. Gli omosessuali uccisi in Italia , Roma, Stampa Alternativa, 2002.

7

Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , su «Cronaca Nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948, pag. 1.




Lo strano caso di Agostina Meravigli, detta D'Artagnan - Capitolo II

 

Il cadavere di Agostina - I testimoni - Il misterioso militare vestito  kaki - Le molteplici versioni della Buonporto - Il fermo e le prime ammissioni

lug 2
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CAPITOLO II

Fonogramma del Commissariato Salario contenente la comunicazione alla Procura della Repubblica dell'avvenuto omicidio.

Anche la donna rimasta illesa urla e dopo pochi secondi la porta dell'appartamento dei coniugi Scala si apre. Sulle scale gli spari sono rimbombati fragorosi e alcuni vicini si affacciano e raggiungono l'andito buio di fronte alla soglia dell'abitazione al primo piano. Qualcuno affermerà di aver sentito uno scalpiccio giù per la rampa delle scale: un uomo in fuga, l'assassino.

È il cognato ad aprire la porta. Per Agostina non c'è più nulla da fare, il suo corpo, che giace in una pozza di sangue, viene trasportato in casa e composto su uno dei due letti della stanza in cui le donne convivono. Il viso viene coperto con un panno, il petto con un asciugamano appallottolato, per celare allo sguardo «sull'abito grigio le vaste macchie di sangue». Qualcuno dà l'allarme e di lì a poco giungono sul luogo del delitto i funzionari del commissariato Salario («il dott. Morlacchi e il dott. Passaro» ¹ ) e, al loro seguito, com'è consuetudine, alcuni cronisti di nera .

La Buonporto, per quanto ancora sotto shock, è la prima ad essere interrogata. La sua prima versione è quella di aver visto dell'assalitore solo la mano, sporta dall'angolo del muro, illuminata dalla fiammata degli spari.

Della presenza nel palazzo di quest'uomo presto si scopre che ci sono ben tre testimoni. Il primo è un ragazzo sui vent'anni, Ideale Toccafondi, «un giovane che ammazza la disoccupazione vendendo le sigarette proprio all'angolo della via» ² , all'incrocio tra viale Regina Margherita e via Salaria. Toccafondi dichiara alla polizia di aver veduto uscire dal portone un individuo «con passo affrettato, ma tuttavia abbastanza tranquillo perché potesse destare l'allarme».

È un suo conoscente, Francesco Sola, di professione barista, abitante anch'egli al numero 8, ad attrarre la sua attenzione uscendo poco dopo dal palazzo urlando: «Quello ha sparato due colpi di pistola dentro il n. 8!».

Il Sola ha infatti udito gli spari – che il Toccafondi non può aver sentito – e ha intuito che la sagoma indistinta e furtiva che sta uscendo di fretta, e con deciso vantaggio, sia quella dello sparatore. In un articolo dell'«Avanti!» sì dadi:

A quel punto il Toccafondi si voltava ancora a guardare il fuggitivo che nel frattempo gli era passato davanti e vide che indossava un pastrano militare e che ormai se la dava a gambe nella direzione del cinema Astra ³ .

Dichiara di aver visto il presunto omicida anche Giuseppe Pietri, che si è recato in visita al cognato, proprietario del caffè Cometti, il cui appartamento è esattamente dirimpetto a quello degli Scala. Pietri dice di aver incrociato nello scendere le scale le due donne – è lui l'uomo con cui hanno scambiato lo sbrigativo saluto – e, poco dopo, di aver visto un uomo salire verso il primo piano.

Lo sconosciuto viene descritto come un giovanotto sui 25 anni, moro, un metro e settanta di statura, colorito pallido, vestito con un cappotto marrone di foggia militare con tanto di stellette.

La prima ipotesi che viene formulata dalle forze dell'ordine è quella di un agguato per rapina: le due donne stavano rientrando dalla loro bottega con gli incassi della giornata.

I congiunti della Meravigli mostrano di gradirla, perché garantirebbe di chiudere in fretta la faccenda: non può che essere un disperato alquanto maldestro che non ha saputo gestire un atto più grande di lui e che è fuggito spaventato. A queste testimonianze si adattano in un primo tempo anche Luisa Bontempo, dichiarando, tra l'atro, di non aver mai visto prima quello sconosciuto.

D'altronde, di fatti inspiegabili ne accattono: la signora Italia Meraviglia, sorella della vittima, ricorda un episodio inquietante accadutole, qualche anno prima, nel dicembre del 1945, quando, sentendo suonare il campanello, si era avvicinata alla porta e aveva chiesto chi fosse, ottenendo come risposta soltanto «Telegramma!». Ma appena aperta la porta era stata assalita da un uomo che con un “pugno di ferro” ⁴ le aveva procurato una ferita alla testa suturata con molti punti e una settimana di ospedale. Il fatto non era mai stato chiarito dagli inquirenti che vi indagavano sopra.

La tesi della rapina è andata a maschio, però, viene gradualmente messa da parte: è pur vero che l'omicida non ha scambiato alcuna parola con le due amiche, non ha avanzato alcuna richiesta e ha senz'altro sparato per uccidere.

È qui accade qualcosa di curioso e decisamente strano, perché solo a questo punto la Buonporto si sovviene di un fatto avvenuto nel pomeriggio.

I giornali dell'8 febbraio, il giorno dopo l'omicidio, raccolgono il racconto della donna in versioni alquanto differenti l'una dall'altra.

«Il Messaggero» scrive:

Verso le 19 uno sconosciuto dall'apparente età di 25 anni, in divisa militare italiana, con cappotto caki (sic!), entrava nel negozio della Meraviglia (sic!) e si soffermava a guardare della frutta e quindi usciva dall'esercizio senza acquistare nulla. Una decina di minuti dopo faceva una seconda apparizione nel locale e anche questa volta uscì senza fare compere. Una terza volta, a pochi minuti di distanza, lo sconosciuto rientrava nel negozio e acquistava un etto e mezzo di datteri, intrattenendosi nel locale con la proprietaria, con la quale parlava con spiccato accento meridionale delle difficoltà finanziarie in cui versava. Lo sconosciuto, che portava la fede al dito, affermava di essere ammogliato e di non avere notizie della moglie. Quindi si allontanava per rientrare una quarta volta per acquistare 75 grammi di datteri. Alle 20:30 la Meraviglia assieme alla Buonporto chiudeva il locale e si dirigeva verso casa. Giunte all'angolo di via Po le due donne imbattevano da capo nel misterioso soldato che sostava dinanzi alla fermata del tra numero 4. Lo sconosciuto da quel momento seguiva le due donne. La Buonporto si accorse di quel pedinamento, ma non disse nulla all'amica per non impressionarla. ⁵

Nella descrizione del misterioso sconosciuto riportato da «Il Messaggero» non si può non riconoscere l'identikit del giovane visto uscire di corsa dal portone del numero 8 di viale della Regina Margherita dai testimoni di cui abbiamo già detto qui sopra.

Nella versione dei fatti raccolta dal giornalista di «L'Avanti», organo del Partito socialista italiano, si legge:

Alle 19 di ieri si presentava in negozio un racconto che ordinava un etto e mezzo di datteri. Sembrava ubriaco. Dopo un'ora si presentava nuovamente e chiedeva altri datteri e le donne lo riconoscevano per il suo pastrano militare color kaki e anche perché dimostrava di essere ancora alticcio. Aveva uno strano modo di guardarsi attorno e di fare domande. Quando il negozio fu chiuso le due donne lo incontravano ancora per via tanto è vero che tra loro si facevano un cenno d'intesa per dirsi che avevano riconosciuto l'ubriacone. Maria Luisa Buonporto ha dichiarato ai funzionari del commissariato Salario che costui era l'assassino. Si tratterebbe perciò di un giovane alto circa un metro e settanta, sui 25 anni, capelli castani e occhi dello stesso colore, pallido in viso e con indumenti di provenienza militare colori kaki. ⁶

Anche il quotidiano comunista «L'Unità» riporta a proprio modo la testimonianza del Buonporto:

«Un quarto d'ora circa prima delle nove - essa ha detto - io e la povera Agostina abbiamo chiuso la saracinesca e ci siamo avviate verso casa. Siamo arrivati senza incidenti, chiacchierando del più e del meno. Abbiamo salito le scale al buio, come sempre, e, mentre eravamo giunte in cima alla prima rampa, abbiamo sentito alle nostre spalle dei passi malcerti, come di persona che non conoscevasse l'ambiente. Agostina ne fu impressionata e si affrettò a raggiungere la porta dell'appartamento. Temeva le aggressioni, la poverina, da quando il 6 dicembre del 1946 rimase vittima di una tentata rapina da parte di due sconosciuti che penetrarono in casa, la stordirono con pugni di ferro e poi fuggirono perché Agostina, rinvenuta, cominciò a gridare aiuto ⁷ . Ho detto che ci affrettammo verso la porta di casa. Agostina aveva già tirato fuori le chiavi dalla borsetta, quando ho sentito il primo colpo. Mi sono voltata con il sangue che mi si gelava nelle vene per lo spavento. Anche Agostina si era voltata, ma aveva già una battaglia nella schiena. Davanti a noi, a un metro, stava un giovane sui 25 anni, coi capelli castani, vestito da militare con un cappotto kaki. Aveva in pugno una pistola e fissava Agostina con occhi sbarrati. Ha sparato un altro colpo poi è fuggito. Agostina è caduta senza un lamento. Da casa sono usciti la sorella e il cognato. L'abbiamo raccolta e portata dentro, ma era già morta. Io non riuscivo a parlare dal terrore. La vista dell'assassino mi aveva quasi fatto perdere i sensi. Quel giovane militare io lo conoscevo! L'avevo visto cinque volte quella sera! Poco prima dell'ora di chiusura era entrato nel nostro negozio con l'aria di un uomo un po' brillo, o di uno che vorrebbe chiedere qualcosa e non ne ha il coraggio. Uscì senza dire una parola, dopo averci guardato in faccia e aver gettato un'occhiata sulle ceste di frutta. Pochi minuti dopo rientrò e chiede un etto di datteri. Uscì e rientrò subito, per dirci che uno dei datteri era marcio. Poi se ne andò tranquillamente. Mentre ci avviavamo verso casa lo vidi tre volte. ⁸

Che il militare ghiotto di datteri possa essere l'assassino ne è convinto anche il giornalista di «Cronaca nera», un'altra rivista specializzata nel genere criminologico e giudiziario:

…l'episodio in sé poco significativo assume un diverso valore quando, più tardi, mentre rincasavano, le due donne lo rividero e capirono che egli le seguiva. Comunque, affrettarono il passo, sicure, tuttavia, che colui continuasse a seguirle da presso. Lo sentirono, infatti, quand'ebbero impegnate le scale, cauto, regolando il suo passo su quello delle due donne e, allora, si affrettarono alla porta dell'appartamento e la Buonporto (sic!), che era innanzi, suonò il campanello. Nell'attimo stesso risuonarono i due colpi di pistola ⁹ .

Le evidenti contraddizioni nel racconto della Buonporto devono aver insospettito i poliziotti presenti sulla scena del delitto, perché a tarda notte, quando il corpo della povera fruttivendola è già stato trasportato all'obitorio dietro autorizzazione dell'autorità giudiziaria per essere sottoposto ad autopsia, l'amica della morta viene fermata e condotta in commissariato per essere nuovamente interrogata. L'unico giornale che riesce a includere la notizia è «L'Avanti», che scrive:

Al momento di andare in macchina apprendiamo che la Maria Luisa Buonporto è stata fermata dalla Mobile, i cui funzionari sono partiti alle ore 3 per operare alcuni fermi in base a informazioni fornite dalla donna. ¹⁰

È in questo primo colloquio con gli inquirenti che la Buonporto, stanca e ancora scioccata per l'accaduto, inizia a fornire dettagli sulla personalità della sua compagnia di stanza e di lavoro.

1

Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , «Il Messaggero» dell'8 febbraio 1948, pag. 2.

2

Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» dell'8 febbraio 1948, edizione romana, pag. 2.

3

Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» art.cit.

4

Anche detto tirapugni, arma impropria formata da quattro anelli di metalli in cui si mettono le dita a pugno.

5

Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , «Il Messaggero» art. cit.

6

Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» art.cit.

7

Difficile dire se sia la Buonporto a non raccontare il vero sull'aggressione del 5 dicembre 1945 (la data del 6 dicembre 1946 è inesatta) di cui fu vittima Italia Meravigli, attribuendola alla sorella, o se i fatti sono stati compresi male dal giornalista che ha raccolto la testimonianza. Si vede qui sotto il rapporto originale sull'agguato del 1945.

8

Anonimo, Freddata sulla soglia di casa da un giovane in divisa militare, «L'Unità» dell'8 febbraio 1948.

9

Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , «Cronaca nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948.

10

Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» art.cit.

Un post ospite di
Giorgio Umberto Bozzo
Attivista LGBT+ 🏳️‍🌈🏳️‍⚧️ Capoprogetto di Le Radici dell'Orgoglio e di La Compagnia del Gender

5 ottobre 2024

LGBTQ Assimilation (Assimilazione LGBTQ)










Assimilazione LGBTQ/cattura dell'élite in
Los Angeles — L'Outfest implode

Festa dell'IndieWire




DI DON KILHEFNER 11 agosto 2024

Mentre altri popoli, nel presente e nella storia, cercano disperatamente di creare una vera comunità in cui si assumano la responsabilità reciproca, le persone LGBTQ stanno ciecamente e inconsciamente lasciando che la loro comunità gli scivoli via dalle mani.



Per oltre mezzo secolo, “Outfest: The LGBTQ Film Festival” è stata un’importante e fondamentale istituzione culturale nella comunità LGBTQ di Los Angeles [Tuttavia / Incredibilmente / Inesplicitamente / Sfortunatamente / Inaspettatamente], Outfest si è volatilizzato senza nemmeno un abbraccio di addio o un “grazie” di buona volontà.

La comunità è venuta a conoscenza dell'implosione dell'organizzazione tramite un
 recente articolo del Los Angeles Times che annunciava il "Queer Rhapsody" dell'UCLA, un festival cinematografico LGBTQ di Los Angeles di fatto nato dal nulla, senza alcun contributo della comunità LGBTQ e programmato per svolgersi in cinque spazi non LGBTQ sparsi in tutta la città.

Tre settimane fa, ho fatto un rapido sondaggio tra quattordici persone gay/queer di Los Angeles che sono culturalmente e politicamente in sintonia con ciò che sta accadendo nella comunità LGBTQ. La scomparsa di Outfest è stata una notizia scioccante per tutti loro, sentirla da me per la prima volta.
Ingresso all'Outfest 2021 al Directors Guild of America Theatre su Sunset Blvd, a West Hollywood, utilizzato per decenni come sede del festival cinematografico. Vivien Killilea/Getty Images
Come è potuto accadere?

Ho scritto dei problemi numerose volte in vari punti vendita. Siate pazienti con me mentre ripeto le ragioni ancora una volta per il bene dei nuovi arrivati e di puja , una parola di derivazione sanscrita che significa "ricorda".

  • L'ideologia e la pratica politica dominante nella comunità LGBTQ a Los Angeles e in tutti gli Stati Uniti è "l'assimilazione", a volte chiamata "imitazione etero", praticata in particolare dai neo-omofili (1985-2010) e da parti delle generazioni queer (2010-oggi). Se l'assimilazione viene portata alle sue logiche conclusioni, quell'ideologia porterà gradualmente e impercettibilmente alla scomparsa della comunità LGBTQ e alla diluizione dell'identità. Sta accadendo tutto intorno a noi, l'esempio più recente è Outfest.

    Il paradosso è che, mentre altri popoli, nel presente e nella storia, cercano disperatamente di creare una vera comunità in cui ci si assuma la responsabilità reciproca, le persone LGBTQ, ciecamente e inconsciamente, lasciano che la loro comunità gli scivoli via dalle mani.

  • Con la cattura da parte dell'élite della comunità LGBTQ a partire dal 1985 circa, a partire dalla pandemia di AIDS, l'evoluzione della comunità è stata dirottata da quell'élite. La cattura d'élite ha portato a un cambiamento radicale nella struttura di potere della comunità da uno sforzo dalla base, basato sulla comunità, in cui le persone LGBTQ erano partecipanti creativi, a uno in cui sono diventate spettatori apatici e disimpegnati delle sofferenze della comunità. La cattura d'élite rappresenta una gerarchia e valori basati sulla ricchezza, l'istruzione d'élite, la razza e determinati determinanti di sesso e genere, con un sacco di parole vuote e di simbolismi.

    Molto di recente, come risultato di un'eccezionale inchiesta giornalistica del New York Times,
     un superbo articolo racconta tristemente come la cattura delle élite appaia giorno per giorno in GLAAD, un'importante organizzazione nazionale di difesa dei media LGBTQ. Ed è proprio questa cattura delle élite, in misura maggiore o minore, che sta avvenendo ovunque nelle comunità LGBTQ.

  • Con la cattura dell'élite, il giornalismo incentrato sui gay è in gran parte scomparso. I siti di notizie LGBTQ sui social media "curano " le notizie , spesso a un livello superficiale e sensazionalistico. Le notizie locali, come la vaporizzazione di Outfest, sono scomparse, impoverendo così tutti noi intellettualmente e spiritualmente. Incredibilmente, non si verifica alcun reportage investigativo da nessuna parte da parte dei media LGBTQ, privando così le persone LGBTQ di informazioni di vitale importanza su ciò che sta realmente accadendo nelle loro comunità. È un tipo di censura della nuova tecnologia storicamente singolare.
  • Gay e lesbiche con più di 55 anni sono scomparsi proprio nel momento in cui avrebbero dovuto assumere il ruolo di anziani della tribù, garantendo stabilità alla comunità, prendendosi cura del nostro benessere spirituale e trasmettendo l'apprendimento vissuto e la storia tribale ai nostri giovani.
Feedback delle persone LGBTQ sull'implosione di Outfest

Una versione più breve e diversa di questo articolo, intitolata "Outfest: Call Home", sulla misteriosa scomparsa di Outfest, è stata pubblicata una settimana fa sul sito MailChimp di Danny Battista e mio, chiamato "
 Gay Tribal Elder ", che esce in gran parte settimanalmente dal 2015. Sorprendentemente, dei 200 articoli  pubblicati lì, questo ha ottenuto il maggior numero di risposte dai lettori. Sono stati ricevuti feedback intelligenti e perspicaci dalla comunità, che appaiono di seguito senza attribuzione poiché non c'è abbastanza tempo durante il giorno per rintracciare tutti i mittenti per ottenere il permesso.

  • Un individuo ha osservato acutamente che era interessante che la Sig. ra Ha Duong, dell'UCLA Film and Television Archive e un'organizzatrice centrale di "Queer Rhapsody", abbia parlato dell'importanza della comunità LGBTQ e poi abbia elencato cinque spazi non LGBTQ in cui i film sarebbero stati proiettati. Ti sembra ipocrisia? Per oltre mezzo secolo nella vita culturale LGBTQ a Los Angeles, Outfest ha svolto un ruolo di comunità unificante di grande importanza storica e politica. Proiettare "Queer Rhapsody" in cinque siti cinematografici non LGBTQ ti sembra più disunione e frammentazione?
  • Un altro lettore mi ha linkato due articoli importanti che suggeriscono che l'organizzazione sindacale dei lavoratori dell'Outfest sia stata in qualche modo coinvolta nella sua scomparsa. Un articolo su The Hollywood Reporter (26 settembre 2023) di Mia Galuppo riportava che undici membri dello staff dell'Outfest avevano annunciato piani per sindacalizzarsi con la Communication Workers of America Local 9003 come Queer Filmworkers United. La QFU ha chiesto che il Consiglio dell'Outfest accettasse volontariamente la sindacalizzazione in modo che non fosse necessario un voto supervisionato dal National Labor Relations Board.

    Un secondo articolo, intitolato "
     Outfest Board to Voluntarily Recognize New Union After Laying Off 5 Employees ", di Brian Welk è apparso su IndieWire (29 settembre 2023). I cinque licenziati erano organizzatori sindacali, uno strumento anti-sindacale comunemente utilizzato dai distruttori di sindacati. I lavoratori licenziati erano: Martine McDonald, Direttore dello sviluppo creativo, l'unico membro dello staff Black Outfest; Gabi Grossman, Senior Programming Coordinator, l'unico lavoratore trans; Alex Gooter, Development Coordinator; Hanson Bursic, Marketing Manager; e Daniel Crooke, Senior Programmer.

    CWA e QFU hanno dichiarato che l'accordo sindacale non era valido finché il Consiglio non avesse firmato la dichiarazione di intenti del QFW, che, a quel tempo, non era stata ancora fatta. CWA ha presentato un reclamo sindacale al NLRB in merito a questa questione.

    Il consiglio di amministrazione di Outfest ha affermato che i licenziamenti erano stati pianificati prima dell'inizio dell'organizzazione sindacale. Il consiglio aveva pianificato di ridimensionare l'organizzazione per motivi finanziari. Per essere onesti con il consiglio, la pandemia di Covid19 è stata devastante per i redditi delle organizzazioni culturali non profit. Le domande importanti sono: perché la comunità LGBTQ non è stata informata di questa crisi? La leadership delle organizzazioni LGBTQ caratterizzate come quasi aziendali e sotto il controllo della cattura dell'élite, in tempi difficili, semplicemente non ha le competenze, l'esperienza e la consapevolezza della comunità necessarie per sostenere quei gruppi, come Outfest, che hanno iniziato come iniziative di base basate sulla comunità?

  • Ulteriori commenti dei lettori hanno affermato che Outfest ha chiuso a causa di una lotta di potere tra il Consiglio e il suo direttore esecutivo, David Navarro. La rapida progressione degli eventi nel settembre 2023 fa sì che una persona si interroghi e si riinterroghi. Il 26 settembre 2023, gli undici lavoratori hanno presentato una petizione al Consiglio per sindacalizzarsi; poi il 28 settembre 2023, il Consiglio apparentemente ha accettato il sindacato provvisoriamente ma non legalmente; poi il 28 settembre 2023, il direttore esecutivo Navarro ha annunciato "un congedo imprevisto per almeno 45 giorni"; poi il membro del Consiglio Zachery Alexander Stephens, dichiarando quanto il Consiglio ami i sindacati, si è dimesso dal Consiglio ed è stato nominato direttore esecutivo ad interim, e poi il silenzio. Chiunque conosca la governance non-profit sa che il Consiglio ha legalmente il potere supremo e il direttore esecutivo serve a discrezione del Consiglio. È stata una lotta di potere a spazzare via una delle principali istituzioni culturali LGBTQ di Los Angeles, senza un botto o un lamento?
  • Uno degli elementi che ha attirato la mia attenzione è stata l'ammissione da parte del Presidente del Consiglio di Outfest, Dr. Nii-Quaterlai Quartey, che il Consiglio stava avendo difficoltà a raggiungere un "quorum", il numero minimo di membri del Consiglio che devono essere presenti alle riunioni per gestire legalmente i propri affari. A volte si tratta di un espediente, o più probabilmente significava che l'organizzazione era divisa e in grossi guai. Perché non c'erano notizie della comunità locale su questa situazione precaria nella comunità LGBTQ di Los Angeles?
  • L'UCLA, che ha contribuito a nutrire la mia crescita intellettuale in un programma di dottorato nel 1968 e nel 1969, è diventata un'istituzione elitaria ed è estremamente ricca. Il fatto che l'UCLA Film and Television Archive stia ora programmando "Queer Rhapsody", il festival cinematografico LGBTQ de facto di Los Angeles in cinque sedi non LGBTQ senza alcun coinvolgimento della comunità, significa che l'ideologia assimilazionista e la cattura dell'élite hanno preso il sopravvento su un'altra istituzione comunitaria, strappandola alle sue radici comunitarie? Tutto ciò che viene strappato alle sue radici appassirà e morirà.
Martine McDonald, a sinistra, May Hong HaDuong e Moi Santos, dell'UCLA Film and Television Archive, che hanno avuto un ruolo fondamentale nell'organizzazione di "Queer Rhapsody". (Myung J. Chun / Los Angeles Times).
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Le opinioni espresse qui sono esclusivamente dell'autore e non riflettono le opinioni o le convinzioni di The LGBTQ History Project


Don Kilhefner, Ph.D., 86 anni, è un pioniere della liberazione gay, fondatore del LA LGBT Center, della Van Ness Recovery House e del movimento internazionale Radical Faeries; ora trascorre il suo tempo lavorando, scrivendo, invecchiando e ballando musica sporca.


Fonte : https://hollywoodprogressive.com/lgbtq/los-angeles-outfest-implodes
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