- Contesto: Il corteo è partito dai Giardini Margherita con la partecipazione di migliaia di persone.
- Apertura: Ad aprire la parata vi erano bandiere palestinesi e lo striscione «No Pride in genocide».
- Aggressioni: Alcuni cittadini israeliani sono stati allontanati, spintonati e insultati.
- Esclusione: Precedentemente, il Cassero LGBTI+ Center di Bologna aveva criticato e invitato a non sfilare attiviste definite "sioniste" con i propri simboli nazionali. [1, 2, 3, 4, 5]
Questo è il blog della 'Fondazione Luciano Massimo Consoli, associazione culturale nonviolenta, antipedofilia e senza fini di lucro, per promuovere a tutti i livelli la cultura della non discriminazione di ogni diversità sopra tutto di genere e l'amore e il rispetto per essa come un bene e un valore positivo per la persona e per la società.
14 giugno 2026
dal pride di Bologna del 13 giugno 2026
21 gennaio 2026
MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.
Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.
Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.
E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".
Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.
In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.
Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.
E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.
Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.
Piero Montana
Direttore Centro d'Arte e Cultura
Bagheria
9 gennaio 2026
Il Comune di Bagheria commemora Alfredo Ormando
La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI ringrazia sentitamente il Comune di Bagheria per la bellissima iniziativa !
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comunicato stampa
Bagheria commemora Alfredo Ormando: martedì 13 gennaio la cerimonia a villa Butera.
Bagheria, 9 gennaio 2026 • Il Comune di Bagheria rende omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta di San Cataldo che il 13 gennaio 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro a Roma come gesto estremo di protesta contro le discriminazioni nei confronti dell’omosessualità.
La cerimonia commemorativa si terrà martedì 13 gennaio, alle ore 13:00, presso la sala Martorana-Fumagalli di villa Butera.
All’incontro prenderà parte il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, e membri della Giunta comunale per testimoniare l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Interverrà Piero Montana, noto attivista per i diritti LGBTQ+, già consulente dell’amministrazione comunale sotto le sindacature di Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per le politiche relative ai diritti civili e alla lotta contro l'omofobia ed autore del libro a lui dedicato "Alfredo Ormando- Altre poesie e prose di impegno civile".
Montana, figura storica dell'attivismo locale, ricorderà il valore civile e letterario della figura di Ormando del quale alcune pubblicazioni sono custodite presso la biblioteca comunale, il cui sacrificio è divenuto negli anni un simbolo internazionale della lotta per la libertà di orientamento sessuale. L'iniziativa si inserisce nel solco delle attività di sensibilizzazione che il Comune di Bagheria promuove per ribadire il rifiuto di ogni pregiudizio e la completa integrazione.MM
ufficio stampa
6 gennaio 2026
IN MEMORIA DI ALFREDO ORMANDO a 28 anni dal suo sacrificio.
La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI sostiene caldamente la richiesta di intitolare una via della Città di Bagheria ad Alfredo Ormando, per ricordare e rendere omaggio a un poeta, martire dell'omofobia come ha testimoniato col suo stesso corpo.
Ricorda inoltre che come tutti gli anni la Fondazione sarà in piazza san Pietro a Roma a ricordare il sacrificio di Alfredo, portando fiori sul luogo dove si è immolato. Chi vorrà unirsi sarà benvenuto.
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Lettera al Dottor Filippo Tripoli, Sindaco della Città di Bagheria, con richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay nisseno, Alfredo Ormando
e per conoscenza al Vicesindaco ed Assessore alla Cultura, Dott. Daniele Vella.
Egregio Signor Sindaco Filippo Tripoli,
Il 13 gennaio del 1998 il poeta e scrittore nisseno Alfredo Ormando, credente omosessuale si bruciò vivo in Vaticano per protestare contro la tradizionale morale repressiva della Chiesa Cattolica nei riguardi dei gay.
Profondamente scosso da questo tragico evento, mi sono interessato subito del caso Ormando, ma è solo dopo un anno dal suo eclatante e drammatico suicidio, allorché vengo nominato nel febbraio del 1999 consulente del sindaco Giovanni Valentino per la realtà omosessuale della nostra Città, che in questa veste mi presento in casa del suo amico Gaetano Mangano, che lo ospitava in un suo appartamento a Palermo, per avere maggiori informazioni su di lui.
Ebbene è in questa dimora, che vengo a conoscenza delle opere tutte inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando.
Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: <<…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.>>
Ormando era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino.
In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte in provincia di Catania, dove risiederà per tre anni dal 1981 al 1983.
Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e finanche di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira.
Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita ma non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto.
Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo, il suo unico appagamento.
E’ dunque in questa triste dimora che egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (Il dubbio, L’escluso, Sotto il cielo d’Urano) parlano da soli.
Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono.
E di certo è questo rifiuto che contribuirà con l’emarginazione sociale di cui era vittima a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano.
Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay.
Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay, considerati alla stregua dei paria, in questa nostra terra del profondo Sud, ancora qualche decennio prima di entrare nel terzo millennio.
Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Città, essendo custodito nella nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”.
Ormando per essersi immolato per la causa omosessuale è ormai conosciuto in tutto il Mondo Occidentale.
Ed un regista americano Andy Wilson è venuto persino a Bagheria a Villa Cutò, sede della nostra civica Biblioteca, dove si trovano tutti i suoi scritti, a girare delle scene per il suo film “Il fuoco di Alfredo” (Alfredo’s fire) per restituire alla nostra memoria collettiva il suo sacrificio, con la sua intensità emotiva e il suo amaro contenuto politico e sociale.
Io stesso, che ho letto e studiato in questa nostra Biblioteca tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio.
Questo mio libro “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile” con la presente lettera glielo porgo in omaggio con la richiesta di intitolare una via cittadina a questo poeta e scrittore gay di San Cataldo, di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi.
Lei Signor Sindaco qualche anno fa ha fatto sì che la nostra città ricordasse i due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, trucidati, a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dall’intolleranza assassini nei riguardi dei gay, facendo affiggere una lapide in loro memoria a piazzetta Verdone.
Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui- è lui stesso a dirlo- non riusciva a farsi una ragione.
Vittima di atavici pregiudizi dunque ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita.
E tuttavia al di là di questa protesta, è l’uomo non solo con la sua sincera, spassionata ed evangelica religiosità, ma la sua opera che di questa autentica religiosità è indiscutibile testimonianza, che si deve anzitutto ricordare.
Se Ormando non avesse avuto fede mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi.
Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, pregiudizio ed ostracismo, che per primi i veri e sinceri cristiani dovrebbero bandire da discutibili comportamenti anche di persone che tuttora si definiscono cattoliche.
Per questo ricordare Ormando è importante. E’ infatti importante che tutti sappiano, anche con il ricordo del suo martirio, che l’amore cristiano per il prossimo non può né deve mai escludere le persone LGBTQ dalla nostra religione dell’amore predicata dal Vangelo.
Lei Signor Sindaco che è un cattolico praticante lo sa bene ed è anche per questo motivo che spero che questa mia richiesta venga da Lei accolta ben volentieri.
Dott. Piero Montana
Ex consulente dei sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per la realtà omosessuale della Città di Bagheria.
8 dicembre 2025
Lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara, nipote prediletto di Alfredo Ormando,
E' in uscita
"Alfredo Ormando Altre poesie e prose d'impegno civile", l'originale ricerca storico-letteraria di Piero Montana
Qui la lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara nipote prediletto di Alfredo Ormando, lo scrittore gay nisseno che per protesta contro la Chiesa si bruciò vivo in Vaticano il 13 gennaio del '98
10 luglio 2025
Da Le RADICI DELL'ORGOGLIO Lo strano caso di Agostina Meravigli, detta D'Artagnan - Capitolo III
L'aspetto della camera da letto della morta - La fotografia con dedica a D'Artagnan - Antonietta, la figlioccia giovane e carina - I primi fermi - Le prime ipotesi
Non sono solo le contraddizioni dell'amica della morte a generare dubbi e sospetti in coloro che sono presenti sulla scena del delitto. In quelle ore drammatiche, c'è qualcosa di strano che aleggia nell'appartamento dei coniugi Scala. Poliziotti e giornalisti avvertono che c'è un che di inspiegabile comportamento nei protagonisti di questa vicenda: è palpabile come una reticenza, come un impaccio, se non una preoccupazione, sia da parte della Buonporto, che dei coniugi Scala. Sono due cronisti presenti sulla scena del delitto a percepirla per primi ea formulare le domande giuste per farla affiorare. I dovuto, infatti, nell'ispezionare la stanza in cui le due donne convivono e dove è stato composto il corpo della vittima – «una cameretta da zitellone, con due letti in finta noce, un comodino, un'immagine del Sacro Cuore, eccetera» ¹ –, non possono fare a meno di notare che
Se non fosse sufficiente la scarsa femminilità e civetteria dell'ambiente, ciò che maggiormente attira l'attenzione degli astanti è una fotografia posta su un comò, che ritrae una bella e florida ragazza, con in calce una dedica: «Al suo D'Artagnan. Antonietta». Le domande allora iniziano ad essere meno sfumate, più dirette e insistenti. Si scopre che la Meravigli ha una figlioccia, una giovane ragazza di 28 anni di nome Antonietta Blendig (a seconda delle testate si trovano varianti del cognome come Blendich, o Bledic), originaria del Friuli. Di lei scrive, ad esempio, il cronista di «L'Unità»:
Che la ragazza possa avere un peso specifico importante in questa vicenda lo dimostra il fatto che il giornalista punti, con ingenua e immotivata credenze, a un'immediata conclusione della vicenda, tanto da terminare il suo pezzo con la frase:
Anche il cronista di «Il Messaggero» in chiusura del proprio articolo cita la ragazza tracciando le prime mosse a caldo degli inquirenti:
Per coloro che con la lettura dei quotidiani si stanno appassionando alla vicenda della fruttivendola uccisa sulla soglia di casa, la natura del rapporto esistente tra Agostina Meravigli e la giovane Antonietta inizia ad essere profilato con maggiore chiarezza nei giornali del lunedì. Scrive «Il Messaggero» del 9 febbraio:
Il quotidiano torinese del pomeriggio «Stampa Sera», che riporta per la prima volta la vicenda con un trafiletto in prima pagina, aggiunge qualche ulteriore dettaglio:
Al di là di ciò che scrivono i giornali – ognuno con ipotesi, supposizioni e interpretazioni arbitrarie delle informazioni che trapelano dal commissariato Salario dove il Buonporto e la Blendig sono trattenute per essere interrogate, è il caso di fissare qualche elemento che possiamo ritenere certo. Agostina Meravigli è una donna lesbica, come di lì a qualche giorno verrà chiaramente ribadito da un articolo del settimanale «Cronaca nera»:
Inoltre, non ci vorrà molto a comprendere che il “D'Artagnan” della dedica di Antonietta è proprio Agostina, con la quale la ragazza ha una relazione intima e sentimentale, che è nota sia alla Buonporto, che ai coniugi Sala. Negli oggetti che la polizia sequestra la notte dell'omicidio nella stanza da letto condiviso da Agostina e Luisa, c'è anche una fotografia che ritrae le due assieme a Antonietta, sedute sul bordo di una fontana. Grazie per aver letto il terzo capitolo di questo racconto true crime ! I prossimi capitoli saranno fruibili solo sottoscrivendo un abbonamento a pagamento. Se vuoi condividere questo capitolo con qualcuno a cui pensi possa interessare clicca sul bottone qui sotto. (Il prossimo capitolo sarà pubblicato il 16 luglio) 1 Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , su «Cronaca Nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948, pag. 1. 2 Ivi. 3 Anonimo, Freddata sulla soglia di casa da un giovane in divisa militare , su «L'Unità» dell'8 febbraio 1948. 4 Ivi. 5 Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , su «Il Messaggero» dell'8 febbraio 1948. 6 È la ragione per cui la maggior parte degli articoli che compaiono sulla stampa popolare in cui si parla di retate in luoghi all'aperto e irruzioni nel caso in cui private frequentate da omosessuali siano a seguito di un omicidio. La prassi era quella di cercare il colpevole nel “giro” della vittima. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei delitti rimanevano insoluti. Come si può leggere nell'occhiello dall'articolo riprodotto qui sotto recuperato nella cronaca milanese del quotidiano politico «Avanti!» del 16 novembre 1946, il provvedimento di polizia scatta dopo un delitto, quello dell'ex ferroviere Vonchia. Per questi omicidi di omosessuali è stato coniato il neologismo “omocidi” dall'attivista Massimo Consoli, ad essi lo studioso Andrea Pini ha dedicato una ricerca e un saggio intitolato Omocidi. Gli omosessuali uccisi in Italia , Roma, Stampa Alternativa, 2002. 7 Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , su «Cronaca Nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948, pag. 1. |
Lo strano caso di Agostina Meravigli, detta D'Artagnan - Capitolo II
Il cadavere di Agostina - I testimoni - Il misterioso militare vestito kaki - Le molteplici versioni della Buonporto - Il fermo e le prime ammissioni
CAPITOLO II
Anche la donna rimasta illesa urla e dopo pochi secondi la porta dell'appartamento dei coniugi Scala si apre. Sulle scale gli spari sono rimbombati fragorosi e alcuni vicini si affacciano e raggiungono l'andito buio di fronte alla soglia dell'abitazione al primo piano. Qualcuno affermerà di aver sentito uno scalpiccio giù per la rampa delle scale: un uomo in fuga, l'assassino. È il cognato ad aprire la porta. Per Agostina non c'è più nulla da fare, il suo corpo, che giace in una pozza di sangue, viene trasportato in casa e composto su uno dei due letti della stanza in cui le donne convivono. Il viso viene coperto con un panno, il petto con un asciugamano appallottolato, per celare allo sguardo «sull'abito grigio le vaste macchie di sangue». Qualcuno dà l'allarme e di lì a poco giungono sul luogo del delitto i funzionari del commissariato Salario («il dott. Morlacchi e il dott. Passaro» ¹ ) e, al loro seguito, com'è consuetudine, alcuni cronisti di nera . La Buonporto, per quanto ancora sotto shock, è la prima ad essere interrogata. La sua prima versione è quella di aver visto dell'assalitore solo la mano, sporta dall'angolo del muro, illuminata dalla fiammata degli spari. Della presenza nel palazzo di quest'uomo presto si scopre che ci sono ben tre testimoni. Il primo è un ragazzo sui vent'anni, Ideale Toccafondi, «un giovane che ammazza la disoccupazione vendendo le sigarette proprio all'angolo della via» ² , all'incrocio tra viale Regina Margherita e via Salaria. Toccafondi dichiara alla polizia di aver veduto uscire dal portone un individuo «con passo affrettato, ma tuttavia abbastanza tranquillo perché potesse destare l'allarme». È un suo conoscente, Francesco Sola, di professione barista, abitante anch'egli al numero 8, ad attrarre la sua attenzione uscendo poco dopo dal palazzo urlando: «Quello ha sparato due colpi di pistola dentro il n. 8!». Il Sola ha infatti udito gli spari – che il Toccafondi non può aver sentito – e ha intuito che la sagoma indistinta e furtiva che sta uscendo di fretta, e con deciso vantaggio, sia quella dello sparatore. In un articolo dell'«Avanti!» sì dadi:
Dichiara di aver visto il presunto omicida anche Giuseppe Pietri, che si è recato in visita al cognato, proprietario del caffè Cometti, il cui appartamento è esattamente dirimpetto a quello degli Scala. Pietri dice di aver incrociato nello scendere le scale le due donne – è lui l'uomo con cui hanno scambiato lo sbrigativo saluto – e, poco dopo, di aver visto un uomo salire verso il primo piano. Lo sconosciuto viene descritto come un giovanotto sui 25 anni, moro, un metro e settanta di statura, colorito pallido, vestito con un cappotto marrone di foggia militare con tanto di stellette. La prima ipotesi che viene formulata dalle forze dell'ordine è quella di un agguato per rapina: le due donne stavano rientrando dalla loro bottega con gli incassi della giornata. I congiunti della Meravigli mostrano di gradirla, perché garantirebbe di chiudere in fretta la faccenda: non può che essere un disperato alquanto maldestro che non ha saputo gestire un atto più grande di lui e che è fuggito spaventato. A queste testimonianze si adattano in un primo tempo anche Luisa Bontempo, dichiarando, tra l'atro, di non aver mai visto prima quello sconosciuto. D'altronde, di fatti inspiegabili ne accattono: la signora Italia Meraviglia, sorella della vittima, ricorda un episodio inquietante accadutole, qualche anno prima, nel dicembre del 1945, quando, sentendo suonare il campanello, si era avvicinata alla porta e aveva chiesto chi fosse, ottenendo come risposta soltanto «Telegramma!». Ma appena aperta la porta era stata assalita da un uomo che con un “pugno di ferro” ⁴ le aveva procurato una ferita alla testa suturata con molti punti e una settimana di ospedale. Il fatto non era mai stato chiarito dagli inquirenti che vi indagavano sopra. La tesi della rapina è andata a maschio, però, viene gradualmente messa da parte: è pur vero che l'omicida non ha scambiato alcuna parola con le due amiche, non ha avanzato alcuna richiesta e ha senz'altro sparato per uccidere. È qui accade qualcosa di curioso e decisamente strano, perché solo a questo punto la Buonporto si sovviene di un fatto avvenuto nel pomeriggio. I giornali dell'8 febbraio, il giorno dopo l'omicidio, raccolgono il racconto della donna in versioni alquanto differenti l'una dall'altra. «Il Messaggero» scrive:
Nella descrizione del misterioso sconosciuto riportato da «Il Messaggero» non si può non riconoscere l'identikit del giovane visto uscire di corsa dal portone del numero 8 di viale della Regina Margherita dai testimoni di cui abbiamo già detto qui sopra. Nella versione dei fatti raccolta dal giornalista di «L'Avanti», organo del Partito socialista italiano, si legge:
Anche il quotidiano comunista «L'Unità» riporta a proprio modo la testimonianza del Buonporto:
Che il militare ghiotto di datteri possa essere l'assassino ne è convinto anche il giornalista di «Cronaca nera», un'altra rivista specializzata nel genere criminologico e giudiziario:
Le evidenti contraddizioni nel racconto della Buonporto devono aver insospettito i poliziotti presenti sulla scena del delitto, perché a tarda notte, quando il corpo della povera fruttivendola è già stato trasportato all'obitorio dietro autorizzazione dell'autorità giudiziaria per essere sottoposto ad autopsia, l'amica della morta viene fermata e condotta in commissariato per essere nuovamente interrogata. L'unico giornale che riesce a includere la notizia è «L'Avanti», che scrive:
È in questo primo colloquio con gli inquirenti che la Buonporto, stanca e ancora scioccata per l'accaduto, inizia a fornire dettagli sulla personalità della sua compagnia di stanza e di lavoro. 1 Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , «Il Messaggero» dell'8 febbraio 1948, pag. 2. 2 Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» dell'8 febbraio 1948, edizione romana, pag. 2. 3 Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» art.cit. 4 Anche detto tirapugni, arma impropria formata da quattro anelli di metalli in cui si mettono le dita a pugno. 5 Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , «Il Messaggero» art. cit. 6 Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» art.cit. 7 Difficile dire se sia la Buonporto a non raccontare il vero sull'aggressione del 5 dicembre 1945 (la data del 6 dicembre 1946 è inesatta) di cui fu vittima Italia Meravigli, attribuendola alla sorella, o se i fatti sono stati compresi male dal giornalista che ha raccolto la testimonianza. Si vede qui sotto il rapporto originale sull'agguato del 1945. 8 Anonimo, Freddata sulla soglia di casa da un giovane in divisa militare, «L'Unità» dell'8 febbraio 1948. 9 Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , «Cronaca nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948. 10 Anonimo, Una donna uccisa per le scale da una rivolterata esplosale in pieno petto , «Avanti!» art.cit.
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5 ottobre 2024
LGBTQ Assimilation (Assimilazione LGBTQ)
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Capoprogetto di Le Radici dell'Orgoglio e di La Compagnia del Gender