19 febbraio 2008

SE COMINCIA LA CACCIA AI GAY

Un locale incendiato, un bambino picchiato e deriso: il punto in
comune di queste due vicende è il tentativo di colpire la dignità
delle persone, il loro desiderio di essere se stessi...

da L'Unità

Il vento dell'intolleranza e dell'omofobia, il vento della paura e
della discriminazione continua a soffiare. A Roma l'altra notte il
Coming Out, storico locale punto di ritrovo della comunità
omosessuale romana e locale di punta della Gay Street capitolina, è
stato incendiato e tutto lascia pensare che dietro questo gesto si
nascondano motivazioni dolose. Ha tragicamente ragione chi sostiene
che se fossero stati colpiti luoghi simbolici di altre minoranze
sociali o religiose, ben altre sarebbero state le reazioni di
condanna in questo paese. Sembra, infatti, che colpire gli
omosessuali sia una forma di discriminazione e di violenza meno
grave delle altre, quasi socialmente accettabile.

A Torino Andrea, un bambino di 12 anni, ha denunciato di essere
stato aggredito, insultato e preso a botte da un gruppo di bulli.
Dice Andrea: «Ce l'avevano col fatto che ballo. E che non è una cosa
da uomini veri. Mi hanno preso in giro tante volte per la danza. Non
soltanto quei due, ma anche dei ragazzi più grandi. Lo scorso anno
mi hanno addirittura fatto mettere la testa dentro a un gabinetto».

La vicenda del piccolo Andrea ricorda molto quella di Matteo, il
ragazzino di 16 anni suicidatosi meno di un anno fa sempre a Torino
perché i suoi compagni lo consideravano omosessuale. Andrea ha
saputo reagire, ha denunciato i suoi aggressori con l'aiuto dei
genitori, dimostrando coraggio e dignità. Ancora tanti, troppi sono
gli adolescenti colpiti dai fenomeni di bullismo nelle scuole, la
gran parte dei quali passa sotto silenzio per la paura di
denunciare, per la vergogna delle vittime.

Un locale incendiato, un bambino picchiato e deriso: il punto in
comune di queste due vicende è il tentativo, appunto, di colpire la
dignità delle persone, il loro desiderio di essere se stessi. Il
coraggio della normalità che risiede nel poter uscire la sera per
frequentare un locale rivolto alla comunità omosessuale, o nel
perseguire la passione per la danza in un bambino, nonostante i
luoghi comuni e le prese in giro dei compagni di scuola.

Quando si mettono in atto violenze e discriminazioni di tal genere,
ad essere colpito è soprattutto il diritto di ciascuno alla propria
dignità, il diritto alla felicità. Lo diceva sabato scorso Walter
Veltroni nel suo intervento a Roma: «Esiste nel nostro Paese un
problema di libertà con riferimento a quello che la Dichiarazione di
indipendenza degli Stati Uniti chiama "diritto alla ricerca della
felicità": il diritto di ciascuno a perseguire liberamente il
proprio disegno di vita, compatibilmente con l'eguale diritto
altrui». Ed aggiungeva: «Questa è la società che vogliamo. Una
società aperta, fondata sulla libertà e la responsabilità . Una
società che considera le differenze una ricchezza, rispetta le
scelte di ognuno e si oppone a qualunque forma di discriminazione e
di intolleranza e ai fenomeni di risorgente omofobia. Una società
capace di riconoscere i diritti delle persone che si amano e
convivono». Questa è la società in cui noi vorremmo vivere e che
vorremmo costruire. Quella società che vorremmo lasciare ai tanti
ragazzi e alle tante ragazze omosessuali che oggi nel nostro paese
hanno sempre più paura. Noi la paura l'abbiamo conosciuta. La paura
di essere «diverso». È qualcosa di difficile da scrollarsi di dosso.
E l'unico modo per superarla è la costruzione dell'accettazione
sociale dell'omosessualità . Si fa attraverso le leggi, ma anche
attraverso una cultura dell'inclusione che si deve diffondere
ovunque, in tutti i luoghi. Sono tanti i modi per farlo. Sono anni
che il «Coming out», famoso locale romano incendiato stanotte,
lavora in questa direzione, grazie alla grande passione civile delle
sue proprietarie, Annalisa e Monica. Un altro mondo "difficile" in
cui l'omosessualità è un tabù e l'omofobia è diffusissima, è il
mondo dello sport. Non è un caso: l'omosessualità è molto diffusa
tra gli atleti e le atlete. Ma essendo lo sport (e il calcio in
particolare) il tempio del machismo il tentativo di soffocarla è
ancora più forte. È di ieri la notizia che Theo Zwanziger,
presidente della Federcalcio tedesca, abbia rivolto un appello ai
calciatori omosessuali tedeschi a fare coming out, cioè a dichiarare
pubblicamente la propria omosessualità . Anche in questo mondo c'è
bisogno di tanta cultura del rispetto. E per questo a Roma la
settimana prossima ci sarà una iniziativa storica. Si terrà
l'assemblea annuale della European Gay and Lesbian Sport Federation.
La Federazione europea degli sportivi omosessuali. Arriveranno
sportivi e sportive da 20 paesi europei. L'assemblea è stata
organizzata dall'Agensport della Regione Lazio, da Arcigay Roma e
dal Gruppo Pesce di Roma. Questa Federazione vuole, attraverso lo
sport, lottare contro l'omofobia e contro ogni discriminazione nei
confronti degli omossesuali. Per l'Italia e per Roma è una grande
occasione per dimostrare che anche noi siamo un paese moderno,
civile e amorevole. Il locale «Coming out» è uno sponsor di questa
iniziativa. Ad Annalisa e Monica, a tutti i romani, a tutti gli
italiani diciamo: ripartiamo da qui, da piccoli grandi gesti di
civiltà.

di Andrea Benedino e Anna Paola Concia
Portavoci Nazionali Tavolo Lesbiche e Gay del Pd

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