4 dicembre 2008

GIORNO SENZA GAY [10 dicembre ore 11:30]

Davanti al consolato USA a Napoli
Per i diritti gay, per la depenalizzazione dell’omosessualità, contro ogni violenza!

Il Vaticano nega in sede ONU la parità dei diritti di DISABILI ed OMOSESSUALI; nel secondo caso si trattava solo di “Depenalizzare” ossia di sanzionare i paesi che arrestano, torturano ed uccidono “legalmente” le persone solo per il loro orientamento sessuale.
Nessun commento da parte dei leader di destra e sinistra italiani!

Il 10 dicembre (data dell’approvazione della carta dei diritti dell’uomo) sarò allora davanti al consolato USA dalle ore 11.30 per chiedere che ci liberino dall’invasione Vaticana, come ci liberarono dall’invasione nazista e parteciperò così al “GIORNO SENZA GAY” indetto negli USA per protestare contro ogni violenza e per i diritti gay.

LIMITE

Sono sempre stato aperto ad ogni forma possibile di dialogo, soprattutto con le culture diverse dalla mia, anche quella cattolica, perché penso che sia la biodiversità e quindi la diversità di sentire, di capire e di vivere questo mondo a dover essere alla base della umana convivenza o della mia solitaria esistenza, ma il limite ieri è stato superato.

Vedendo ancora le immagini di Mombay devastata, martire e sacra con i suoi palazzi coloniali in fiamme, con le sue strade piene di vita, con il volto sporco per il sangue e le ceneri, con la sua anima religiosa e divina da mille e mille anni, con la coscienza cancellata, solo pochi giorni prima, per la pubblica lapidazione di un giovanissimo paria Romeo, con i colori vivaci delle feste nazionali, con i monumenti dorati più spettacolari del mondo, con l’intelligenza creativa e finanziaria, matematica e artistica più vaste del pianeta, con la popolazione infinita di un subcontinente, con la miseria e la fame, la povertà e la peste, quella Mombay ha superato il limite.

Anche io stamane pur salutando con l’abituale “Aì-buàn” l’alto e muscoloso cingalese che cura la pulizia della mia piscina sotto casa, ho provato un profondo senso di nausea ed un desiderio irrazionale di mandare via lui, subito, dalla mia vista ferita oltre ogni limite dalla devastazione dell’ennesimo gruppo fondamentalista.

Il nostro è solo un misero paese di teatranti dove politici buffoni sono al potere, mal contrastati dalle sinistre confuse, indecise o teledipendenti; l’Europa insegue il proprio mito e la propria genesi, mal contrastando la devastante ondata che fa crollare le borse ed il petrolio; gli Usa sono alla sbarra fermi economicamente e politicamente, nonostante l’elezione, ormai passata, del loro primo faraone, e mal contrastano i loro nemici storici (Cina e Russia), supremi ormai proprio sul campo del libero mercato, né quegli islamici bellicosi, dicevamo pochi, che invece queste libertà non le vogliono, se non per distruggerle e cancellarle e gettarci tutti di nuovo dentro il loro medioevo.

Mi rifiuto di pensare un mondo che si arrende alla dittatura cinese sul Tibet o alla guerra infinita in Iraq, mi rifiuto di vivere in un mondo che promuove la morte attraverso le multinazionali o il terrorismo tra palestinesi e israeliani, ma rifiuto sopra ogni cosa un mondo che si arrende ai fondamentalisti di qualsiasi religione essi siano.

Non esiste nessuna possibilità di mediazione con il medioevo: spetterà ad Obama cercare per l’ultima volta nella nostra storia questo compromesso o almeno un accettabile paradosso; abbandoneremo per la seconda volta alcune colonie arabe, sperando che le ulteriori devastazioni non siano ferite mortali per la democrazia, che solo noi occidentali sembriamo capire, e siamo solo un ottavo scarso dell’umanità.

Intanto fervidamente invito chi nella rete è dotato di pazienza o telecamera ad intervistare ogni straniero fuori della propria porta di casa, magari proprio quello sporco e negro che chiede la carità all’angolo, invece di cercarsi un lavoro o di tornare a casa sua a morire di fame con i suoi simili. Parlateci subito, adesso, appena chiudete questa email, anche se è notte fonda, tanto di stranieri per la strada, miseri e lerci o a fare le puttane, ne trovate sempre. Parlateci e ditemi cosa vi raccontano dell’odio che proviamo per loro, noi che abbiamo tutto tranne la fede in Allah.

E se questo Natale partirete in vacanza, tra le vostre inutili e stupide foto, che sottraggono tempo alla vera ricerca della rivoluzionaria felicità e mostreranno solo quella che avrete recitato, riprendete anche il volto serio di qualche nativo sporco, e magari negro, che è rimasto a casa sua, misero e lercio o magari puttana, e ditemi cosa vi raccontano dell’odio che provano per noi, loro che non hanno nulla tranne la fede in Allah.

A Natale, dicono, nacque un uomo che voleva portare la speranza agli ultimi della terra ed il suo fu davvero un messaggio rivoluzionario, anche quando la speranza divenne solo quella dopo la morte. Grazie al Natale, quello vero, non la baraonda consumistica che ci apprestiamo, nonostante le crisi internazionali, spudoratamente a reificare, grazie al Natale ed al messaggio di quell’unico uomo potevamo essere noi oggi le persone senza dignità che hanno devastato ieri Mombay, come è oggi il Vaticano complice dei regimi che uccidono, torturano o arrestano omosessuali e disabili.

Sono morte almeno duecento persone arse nel fuoco della follia ideologica, ma quante ne abbiamo uccise noi con il nostro consumismo disgustoso e necessario, violento e immorale, che abbiamo rivestito con l’immacolata uniforme della libertà e della democrazia? Le ideologie, oggi quelle religiosi, ieri quelle fascio.comuniste, tuttora quelle del mercato e delle imprese svincolate da norme ed etiche democratiche, hanno tutte superato il limite e si armano reciprocamente tutte contro di noi, cittadini inermi !

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