16 ottobre 2009

LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA : UN RISULTATO SCONTATO [DA NOTIZIE RADICALI]

Il 13 ottobre, la Camera dei Deputati, chiamata a votare una pregiudiziale di Costituzionalità proposta dall’UdC, affossa la legge voluta da Paola Concia del Partito Democratico, contro l’omofobia.Era una legge assai debole e lasciava molti dubbi. La Rete Lenford, Avvocatura per i diritti LGBT, aveva concluso con queste parole un lungo parere al progetto di legge:

Per come è concepita, la proposta in discussione appare inidonea ad affrontare i casi di omofobia che quotidianamente affliggono i cittadini omosessuali e trans di questo Paese al fine di superare lo stigma sociale che caratterizza la loro condizione. E ciò a partire dal titolo della proposta di legge che non fa alcuna menzione della parola omofobia, sottraendo in tal modo un criterio interpretativo al giudice per un esatto inquadramento delle finalità della legge e per una precisa individuazione del bene giuridico protetto.

Insomma, non c’era molto da godere. La deputata omosessuale Concia ci ha provato lo stesso, evidentemente considerando che è meglio una leggina che niente. È un punto di vista, rispettabile, anche se forse, ma è solo il mio parere, non è questo il tempo. E ne abbiamo avuto la dimostrazione.

Se mai passerà qualcosa, ancor più col contributo della Carfagna, sarà peggio di acqua fresca…

Pare che l’omofobia oggi stia dilagando. In parte è vero, e questo è anche dovuto anche agli effetti della crisi economica sulle fasce più deboli. Del resto, la storia insegna come la povertà economica e culturale generi paura e odio.

Credo però che la vera novità non stia nel numero delle aggressioni, ma in quello delle denuncie. Le vittime di atti omofonici oggi stanno dimostrando un nuovo coraggio, rendendosi pronte a denunciare e a farsi accendere i riflettori dei media in faccia, anche quando minorenni ed in una terra non proprio facile come la Sicilia. È questa la vera novità. La frammentarietà della comunità LGBT, dispersa fra tante associazioni litigiose, sta forse iniziando a tirare su la testa in contemporanea. E lo dimostrano le continue manifestazioni a Roma, ormai settimanali, di centinaia di giovani che non rispondono ad alcuna associazione, ma si ritrovano in un movimento spontaneo dal simbolico nome We have a dream.

Non è con questo Parlamento che passerà alcunché possa minimamente aprire ai diritti. Non è questo il tempo, ripeto, non sono queste le persone. Spiace dirlo. Ma da un ministro come Carfagna, vista la sua sensibilità, vista la sua preparazione, cosa può arrivare di buono?

L’omofobia si può combattere solo in un modo: con la cultura dei diritti. La paura si scaccia con la luce, come fanno i bambini quando, nel buio delle loro stanze, accendendo l’abat-jour e si accorgono che l’ombra che pensavano un mostro è quella dello zainetto di scuola e delle scarpe da calcio.Una legge sui diritti civili non interromperà l’odio e la paura del diverso, ma ripeto, sarà l’abat-jour del nostro paese. Di certo, non aiuterà una legge pasticciata che crea uno steccato e apre ad un nuovo ghetto. Nuove bestie da proteggere.

Ma allora cosa fare contro l’omofobia, in concreto?

Io penso che ci siano due uniche soluzioni complementari, ma ad oggi impraticabili: aprire la cosiddetta Legge Mancino “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” alle violenze contro i diversi orientamenti sessuali e di genere e attenersi al Trattato di Lisbona.Poche storie. L’omofobia è un’espressione del razzismo e anche per questo reato (perché di questo si tratta) deve valere la legge Mancino, al cui Articolo 1 dice:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, [...] è punito: a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.È chiaro, e mi avvio a concludere, che il motivo per cui ciò non viene fatto, al momento, è solo uno: la tutela della Chiesa Cattolica. È solo questo il motivo. Non c’è altro. Ci si nasconde dietro il dito. Si vuole permettere ai clericali (quelli in parlamento e quelli fuori) di poter continuare a diffondere idee fondate sulla superiorità […] ovvero incita[re] a commettere o commette atti di discriminazione.È questo il vero e unico motivo del voto con la maggioranza della Binetti, soprattutto quando cita il reato d’opinione…

Ed ha anche ragione quando dice che col voto segreto, molti altri del Pd avrebbero votato come lei.

Del resto, Castagnetti non ci ricordava che “Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l’altra alla politica. Per me, per tutti noi cattolici, il vero «capo» è lui, il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo [tutti] dovrebbero alla fine comprenderlo”.

Andrea Trigolo

Nessun commento: