16 gennaio 2010

13 GENNAIO 2010, IN RICORDO DI ALFREDO

Una sosta dal fioraio per prendere 3 tulipani rossi da portare con noi, poi via diretti verso la piazza san Pietro.

Là dove Alfredo Ormando, giovane uomo cristiano e poeta, discriminato per essere omosessuale, nello stesso giorno del 1998 scelse come atto di suprema denuncia delle persecuzioni e violenze istigate e attuate dalla chiesa cattolica su di lui, sugli omosessuali, di darsi la morte in modo orribile, cospargendosi di benzina e dandosi fuoco.

Le rappresentanze delle associazioni LGBT da allora si recano là in questa data a ricordarne il sacrificio e a lasciare un fiore per lui là dove egli compì il suo gesto.

Una cerimonia poco cerimoniosa e piuttosto affettuosa, con un presidio di polizia, ovviamente, qualche fotografo, qualche giornalista, un breve ricordo di qualche rappresentante delle associazioni, poco più di un presidio tra amici e attivisti per i diritti GLBT.

Da anni però il presepe con maxialbero di natale piantato proprio nel luogo del rogo, e la progressiva chiusura della piazza a manifestazioni non vaticane ci hanno reso sempre più difficile l'ingresso in gruppo nella piazza, fino ad impedircelo di fatto.

Così ormai dal 2005 ci si riunisce sul lato della piazza Pio XII, al confine con lo Stato Vaticano e al termine dei discorsi di omaggio ci si è rassegnati a lanciare i fiori oltre la cancellata lasciando un tappeto multicolore sul selciato in onore di Ormando, ormai considerato una sorta di" santo laico" e "martire" della comunità GLBTQ.

Questa cosa di non poter più entrare nella piazza e almeno mettere un fiore proprio lì dove Alfredo si è dato fuoco mi ha sempre disturbato fin da quando sono state messe le transenne, almeno fino allora ero riuscita quasi sempre a spostarmi tranquillamente mescolandomi alla gente fino all'albero e lasciarli lì ai suoi piedi.

Quando la prima volta il passaggio tra le transenne l'ho trovato presidiato dalla polizia italiana sono sgattaiolata all'interno assieme a un gruppetto di pellegrini, mimetizzata sotto un cappellino, mentre tutti erano impegnati nei discorsi e nelle foto ricordo sotto gli occhi attenti dei poliziotti e mi sono diretta con decisione al luogo, ma ho dovuto lanciare i miei fiori all'interno dell'area intorno all'albero dalla recinzione e il lancio non è stato molto preciso.

Due anni fa i poliziotti all'ingresso mi fermarono, ma poi mi lasciarono passare quando spiegai loro cosa intendevo fare. Anzi chiesi loro di accompagnarmi e in realtà speravo proprio che lo facessero, magari con la piccola auto elettrica che avevano lì, ma dissero che non potevano lasciare il posto, ma che avrebbero partecipato idealmente al mio omaggio: uno di loro ricordava la tragedia e ne era ancora sconvolto. Andai da sola fino a lanciare i fiori fin sotto l'albero e al ritorno trovai sul confine un tappeto di fiori di gerbere coloratissime e tutti stupiti che mi cercavano, perchè non avevano capito che ero entrata: ero davvero molto orgogliosa di esser riuscita ancora una volta a compiere il mio piccolo gesto affettuoso.

L'anno scorso situazione analoga, solo che una volta arrivata scopro che l'albero era troppo lontano dalla transenna per riuscire a far arrivare vicino i fiori sia pure lanciandoli . Mentre guardavo come fare e già pensavo come scavalcare la recinzione senza dar nell'occhio, ecco là due o tre operai che stanno sistemando le luci. Cerco di attirare la loro attenzione senza dar troppo nell'occhio e quando uno al mio cenno fu a portata di voce gli chiesi la gentilezza di metter per me i fiori ai piedi dell'albero, cosa che ha fatto con grande cura, assieme ai suoi colleghi.

Per la prima volta non ero stata da sola quindi, eravamo stati in quattro: i tre operai mi avevano aiutata sapevano quel che stavano facendo. Al rientro quella volta l'ispettore di p.s. mi guardò con aria di rimprovero anche se abbiamo scherzato un po' sulla mia piccola incursione, mentre nel gruppo qualcuno protestava perchè non avevo avvisato che stavo andando e era riuscito a fare solo una foto a distanza. Ma io ero molto contenta, perchè quei ragazzi mi avevano aiutata così solidalmente.Penso che ormai la polizia abbia capito che non rinuncio alla mia piccola "sortita in territorio nemico" per un gesto d'amore.

Infatti quest'anno oltre agli amici che omai lo sanno mi teneva d'occhio con attenzione l'ispettore, e quando ho detto sottovoce a Claudio: "io vado", ho visto che si metteva in movimento verso il passaggio facendo cenno ad un paio di persone che erano lì in servizio d'ordine.All'improvviso Celeste mi fa:" quasi quasi vengo anche io!" e le rispondo subito: "certo, andiamo! Prendimi sottobraccio".

Al passaggio l'ispettore ci ferma, gli spiego cosa ho intenzione di fare, mi dice che deve avvisare (chi?), noi dobbiamo aspettare un attimo.

Mentre siamo lì in attesa sento Celeste che mi sussurra all'orecchio previsioni catastrofiche di arresti mentre una giovane donna-poliziotto ci si avvicina e cominciamo tranquillamente a parlare, a spiegare, a raccontare la storia di Alfredo Ormando. La vedo attentissima, partecipe, così la invito a venire con noi appena il suo capo ci darà l'ok e lei accetta con evidente gioia e sorride, quando dico che è un po' buffo, ma non tanto, perché saremo in tre donne a portare fiori per ricordare qualcuno che amava gli uomini.

Celeste se ne sta silenziosa come mai, stretta al mio braccio e ci avviamo finalmente in tre, guidate dall'ispettore che mi dice che non può farmi arrivare sotto l'albero, ma che potrò dare i fiori al gendarme (pontificio) che si trova all'interno del recinto del presepio ( sempre più ampio) di guardia e lui li collocherà subito dove gli chiederò.

E così facciamo: il gendarme è un giovane veramente giovane, davvero gentile e servizievole, ci salutiamo, mi guarda, prende i fiori, ascolta la mia richiesta e faccio appena in tempo a ringraziarlo che va lesto a eseguire...Anche quest'anno ci sono riuscita, evviva !

Tornando sul confine il tappeto di gerbere rosse e gialle è fiorito di nuovo assieme alle bandiere rainbow.

Non una legione, solo un manipolo: ma non dimentichiamo, non vogliano che Alfredo Ormando sia dimenticato, soprattutto da chi lo ha istigato al suo orribile sacrificio.

Mentre torno con Celeste e i poliziotti verso il confine parliamo poco e nulla; intanto rifletto e faccio un piccolo conto.

Due anni fa due poliziotti (italiani) solidali, oltre me.

L'anno scorso, oltre ai poliziotti anche tre operai collaborativi.

Quest'anno a portare i fiori ad Alfredo siamo stati ben cinque: due "attiviste", due poliziotti italiani, un gendarme vaticano. Chissà se è casuale o se è una vera progressione di progresso?

Ciao Alfredo.

Alba Montori

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