29 dicembre 2009

SUICIDIO DELLA TRANSESSUALE NEL "CIE" DI MILANO LO SCORSO 25 DICEMBRE


IN ITALIA PER QUESTO SI E’ ESPULSI!

depositata ieri l'interrogazione parlamentare sulla drammatica vicenda da parte dei deputati radicali – Pd.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

al Ministro dell’Interno

per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, una transessuale brasiliana, Santos Da Costa, nome d’arte Leona, di anni 24, si è impiccata nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Via Corelli (Milano) nel primo pomeriggio del giorno di Natale;

Leona aveva denunciato, alcuni mesi fa, il suo sfruttatore ai poliziotti, facendolo arrestare dagli agenti senza però ottenere alcun permesso di soggiorno per motivi di giustizia, sicché da allora viveva costantemente minacciata dal fratello dello sfruttatore, il quale le aveva promesso la morte non appena la stessa avesse fatto ritorno in Brasile;

secondo quanto riferito da alcune prostitute brasiliane, Leona avrebbe ricevuto l’ultima minaccia di morte sul telefonino il 20 dicembre u.s., proprio pochi istanti dopo essere stata condotta nel CIE di Via Corelli;

sembra che la presenza di Leona in Italia non fosse ritenuta strettamente necessaria ai fini dell’indagine, sostenuta da altre numerose prove;

un'altra transessuale brasiliana trattenuta in Via Corelli ha dichiarato che “l’idea di tornare in Brasile sconvolgeva Leona. Era giovane, era la prima volta che veniva arrestata. Era terrorizzata dall’idea di venire ammazzata di botte da quello che la sta aspettando in Brasile. Prima di ammazzarsi ha chiesto alle guardie un tranquillante, ma non glielo hanno dato. Alcuni piangono. Sembrano terrorizzati. Dicono tutti di aver visto il corpo di Leona morta impiccata al termosifone della cella, il cappio fatto con un copriletto di cotone. Dicono pure di aver visto le guardie scherzare davanti al suo cadavere, senza alcun rispetto”;

la morte di Leona è il secondo suicidio avvenuto in un Centro di Identificazione ed Espulsione dall’inizio dell’anno e un’altra morte sospetta è stata registrata nel CIE di Roma;

sulla vicenda è intervenuto anche l’Osservatorio sulle morti in carcere (sostenuto da Radicali Italiani, associazione “Il detenuto Ignoto”; “Antigone”; “A Buon Diritto”, “RadioCarcere” e “Ristretti Orizzonti” che lancia l’allarme sui decessi nei CIE, dove, si ribadisce, non si è formalmente detenuti senza però godere delle garanzie vigenti nelle carceri”:-

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

per quali motivi non sia stato concesso a Santos da Costa il permesso di soggiorno per motivi di giustizia;

per quali motivi la transessuale Leona sia stata espulsa dall’Italia nonostante la stessa fosse continuamente minacciata di morte dal fratello del suo sfruttatore che lei stessa aveva denunciato e fatto arrestare;

se intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di appurare se nei confronti della transessuale morta suicida nel CIE di Via Corelli siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie e quindi se non vi siano responsabilità di omessa vigilanza da parte del personale del Centro;

quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre i decessi, i suicidi e gli atti di autolesionismo che annualmente si consumano all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione.

i deputati radicali - Pd:

Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti

1 commento:

AMg ha detto...

Da EveryOne
http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/12/26_Trans_suicida_a_Milano,_vittima_delle_politiche_intolleranti_italiane.html


*Trans suicida a Milano, vittima delle politiche intolleranti italiane*
Saturday, December 26, 2009

Milano. Trans suicida in CIE: per Gruppo EveryOne è dramma umanitario
causato da politiche intolleranti. “Intervengano Alto Commissario per i
Diritti Umani e per i rifugiati”


Ieri, 25 dicembre, intorno alle 15 una persona transessuale di nazionalità
brasiliana, entrata domenica scorsa nel Centro di Identificazione ed
Espulsione di via Corelli a Milano, si è impiccata usando un lenzuolo.
L'allarme, dato da un detenuto intorno alle 15,30, non è però servito a
rianimarla in tempo, dopo l'arrivo dei soccorsi.

“Quella di ieri è l'ennesima vittima delle politiche dettate dalla Lega Nord
e del pacchetto sicurezza,” affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e
Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani
EveryOne, “una legge crudele che ha introdotto in Italia il reato di
clandestinità, ponendo i migranti senza permesso di soggiorno nella
condizione di rischiare ogni giorno l'arresto, la detenzione nei Cie fino a
sei mesi, trattamenti inumani e infine la deportazione”.


"Quando accadono tragedie come questa," prosegue EveryOne, "diventa
necessario riflettere sulla realtà dei Cie, che sono vere e proprie carceri
dove ogni diritto viene violato, tanto che lo stesso premier Silvio
Berlusconi - nel corso di una recente conferenza stampa a L'Aquila con il
commissario europeo Jacques Barrot - li ha definiti 'simili a campi di
concentramento'.

Ricordiamo che l'Italia è il primo Paese europeo per discriminazioni, morti
e violenze transfobiche: un terribile primato che rende le persone
transessuali e transgender cittadini vulnerabili ed esclusi,” continuano i
rappresentanti del Gruppo EveryOne, “su cui stampa, autorità e istituzioni
riversano pregiudizi e trattamenti lesivi della dignità di esseri umani. E
se questo non bastasse a sollevare lo sdegno delle persone civili,
ricordiamo che l'Italia ha anche il primato dei suicidi, delle violenze e
degli stupri nelle prigioni”.


Il Gruppo EveryOne, che da febbraio 2009 porta avanti, assieme ai Radicali e
alla rete antirazzista, un monitoraggio sui CIE di tutta Italia, ha rilevato
che suicidi (tentati o riusciti), specie tra immigrati transessuali e
transgender, sono in costante aumento e che ciò che si sta consumando nei
Centri di Identificazione ed Espulsione altro non è che un dramma
umanitario.

“Le condizioni igienico-sanitarie dei centri” spiegano gli attivisti, “sono
terribilmente precarie, con mancanza spesso di acqua corrente e servizi
igienici agibili; per non parlare delle violenze e delle umiliazioni, più
volte documentate anche dal nostro Gruppo, che si consumano tra le loro
mura: intimidazioni, pestaggi, spedizioni punitive, atrocità.

Abbiamo sollecitato” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “gli uffici a
Ginevra dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e dell'Alto
Commissario ONU per i Rifugiati, con cui EveryOne collabora a stretto
contatto, affinché la discussione sulle gravi violazioni dei diritti
fondamentali perpetrate dal sistema carcerario e dalle politiche
anti-immigrazione del nostro Paese venga portata all'attenzione della Corte
Internazionale di Giustizia, principale organo giudiziale delle Nazioni
Unite”.

Radio radicale: Intervista a Roberto
Malinisul suicidio del
transessuale nel Cie di Milano.
http://www.radioradicale.it/scheda/293998