28 ottobre 2009

CASTA SINISTRA

Piero Marrazzo è il mostro: traditore, pervertito, drogato (non si sa).

Le transessuali: ammaliatrici, scherzo della natura, sfascia famiglie, sorgente del decadimento della maschia virilità italiana.

In sintesi questo lo schema dei commenti letti in questi giorni di ennesimo scandalo sessuale. Non c’è salvezza quando anche la classe intellettuale insegue gli schemi prefissati dalla morale catto-comunista o della destra sessuofoba, senza porsi domande profonde sull’intimità umana, aprendo una franca e non ideologica discussione sulla natura, sesso, sentimentalità, fobie personali e collettive.

In un Paese dove nove milioni di maschi eterosessuali consumano rapporti sessuali con le persone che si prostituiscono, è davvero sopportabile leggere le morali de La Repubblica, de Il Giornale, de il Corriere, di Libero? Si rispolverano le tesi dell’artificiosità della sessualità transessuale che per Umberto Galimberti porta l’uomo nuovo alla più grave delle regressioni. Psichiatri e psicologi su il Corriere si sperticano a spiegare che droga e rapporto sessuale oltre i limiti sono legati indissolubilmente, che è il potere che spinge il maschio a cercare emozioni sempre più forti e quindi a spingersi fino al rapporto con il non uomo e il non donna. E Anna Maria Bernardini de Pace su Il Giornale si schiera con durezza dalla parte delle mogli tradite a favore dei viados (quante offese si devono patire!), ricordando che una buona porzione dei matrimoni finisce a causa dei tradimenti, e in questa percentuale spuntano da alcuni anni le persone trans e gli omosessuali.

L’ex governatore del Lazio è un tipico caso, emerso grazie a un evidente trappolone (di cui si spera si verranno a conoscere i reali contorni), di maschio di potere che pur di nascondere ciò che per il moralismo imperante è peccato, si è sottoposto al ricatto. Lui come miliardi di maschi del mondo, utilizza la merce sessuale disponibile, a pagamento, per appagare fantasie, pulsioni, compressioni tutte tipiche della cultura sessuale machista.

E la merce sono i corpi innanzitutto delle donne che liberamente (e anche in questo caso bisognerebbe esser capaci di affrontare un confronto franco) o per costrizione (che non è solo quella legata alle organizzazioni criminali, ma va estesa alle condizioni economiche e sociali) si prostituiscono.

Oggi i commentatori scoprono la prostituzione trans, alcuni senza aver paura di cadere nel ridicolo, riconducono il fenomeno agli ultimi dieci anni, con una diffusione preoccupante dal 2007. Chissà dov’erano questi accorti giornalisti negli anni ’80, chissà se qualcuno dei loro colleghi che si occupavano allora di trasformazione del mercato della prostituzione può spiegargli le grandi migrazioni dai paesi latino americani. Si vuole da qualche parte raccontare la storia del transessualismo in Italia? E’ possibile che solo alcuni piccoli illuminati mass media italiani, da anni affrontino i temi del gender e del queer, mentre nel mondo occidentale e non solo, queste questioni sono frutto di studio accademico, di serio confronto culturale?

Come per uno stravolgimento delle attenzioni proprio dentro la chiesa, per esempio sul gender, si è aperta una riflessione, che certo parte dalle orribili posizioni del Lexicon, ma che si sta sviluppando anche in settori intellettuali più accorti quali i Gesuiti. Non male direi.. Ma la classe intellettuale progressista non ha memoria, non studia e non conduce inchieste serie degne di questo nome, tutto scivola nel commento spicciolo, nel giudizio sommario e senza alcun riferimento storico e sociale. L’artificio, come insiste Galimberti, scandagliando alcuni miti e pantheon dell’antichità, finché rimane relegato alla venerazione affinché lo schema uomo e donna non sia messo in discussione, va pure bene. Altra cosa quando orde di persone transessuali invadono la società dei due generi e ne colpiscono l’armonia.

Mai una parola dalla parte delle persone transessuali, mai un’analisi scientifica del perché decine di migliaia di persone travestite, transessuali, transgender, sono costrette alla prostituzione. La vittima, come spesso accade in questo santo paese, assurge al ruolo di carnefice. Marrazzo è colpevole di aver negato le sue libere pratiche sessuali, di aver mortificato la dignità della sua compagna. Quanti Marrazzo tra quelli che pubblicamente additano con veemenza, si nascondono? Tanti. Come quegli uomini, che con la complicità di troppe donne, disegnano la sessualità altrui come un’attività funzionale che deve esser consumata con integrità e secondo codice ben stabiliti.

Ho letto, purtroppo soprattutto da parte di esponenti del centro sinistra, che un politico che ha rapporti con persone trans non può svolgere il suo ruolo. Il bravo giornalista e buon amministratore Marrazzo è, quindi, un corpo estraneo, che ha fatto bene ad autosospendersi, anzi dovrebbe dimettersi il prima possibile. D’altronde dal caso Berlusconi escort, passando dalle dimissioni del direttore de l’Avvenire, si è giunti allo scandalo Lazio come in una storia che lega tanti fatti e, che è partita proprio dal nostro campo.

Non vorrei tornare sul fatto che Berlusconi ha da spiegare molte cose e che in quanto presidente del Consiglio non può trattare la materia in modo grottesco, ma ripeto la domanda a La Repubblica e ad altri: davvero la battaglia politica si alimenta dalla vita sessuale degli uomini politici o con grandi responsabilità pubbliche? E anche se non era loro intenzione, perché i mass media democratici si sono prestati a una campagna ipocritamente e gravemente moralista sulle abitudini sessuali?

La devastazione prodotta è sotto gli occhi di tutti: invece di incrinare il potere maschile, il bieco machismo, è aumentata l’idea che le donne siano degli oggetti, che le transessuali siano da uccidere al meglio emarginare, che le e gli omosessuali possano esser aggrediti e picchiati, e come coerente conclusione derisi in Parlamento.

Non insisto sulla destra, che ha fornito prova di come sia possibile dispiegare i peggiori istinti maschilisti e omotransfobici a disposizione nella melma torbida delle idee più umilianti per la dignità umana, ma voglio insistere sulle sinistre. Si è coscienti di come questi scandali a sfondo sessuale stiano aggravando la frammentazione di senso nel nostro Paese? Qualcuno di questi grandi mass media democratici ha idea di cosa sta avvenendo in quelle aree sociali, già emarginate dall’assenza di leggi e pesantemente colpite da una campagna di odio? No, le sinistre non se ne occupano. L’obiettivo principale, soprattutto per i giornali che si sono trasformati in partiti, è di far cadere Berlusconi, a tutti i costi, con i morti e feriti necessari.

L’efficace affermazione di Rosy Bindi (cui consiglio più umanità e prudenza quando si tratta di commentare il caso Marrazzo) “non sono una donna sua disposizione” che ha dato vita a una campagna su La Repubblica, non bilancia per nulla quello che è accaduto. Per alcuni versi lo aggrava. Infatti, quella bella e giusta frase, può esser letta anche come giudizio senza appello nei confronti delle donne che invece sono a disposizione. Ancora una volta accade che il vincitore sia il maschio italiano, capace per potere e soldi, ad avere a disposizione delle donne, responsabili di far parte del suo harem. Anche qui, le vittime di se stesse, si trasformano in oggetti, distaccati dalla storicizzazione critica dei ruoli di genere.

In fondo, come dicono gli abitanti di Montalto di Castro, è bene che le donne stiano in casa se no le violenze se le cercano, se no sono delle puttane. Punto a capo.

Aurelio Mancuso

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