10 novembre 2012

Testosterone e omosessualità: una relazione pericolosa

Un articolo interessante, ma anche divertente, dal web. Anche a proposito di marijuana...
AMg

Belinda Malaspina -
Secondo un medico messicano la marijuana causerebbe un calo di ormoni virili e, dunque, le tendenze gay. Curiosa tesi già sentita nella Germania di settant’anni fa.
Chi può dire di non avere mai incontrato, in palestra o al bar o semplicemente sul luogo di lavoro, un gay dal fisico scolpito, dalla testa pelata e dalla virilità dirompente? Niente di più facile. Eppure l’antica associazione di idee tra carenza di testosterone nel maschio e tendenze omosessuali è dura a morire.
L’esempio forse più tragico, ricordato anche nel saggio Homocaust di Massimo Consoli, documentato studio sul nazismo e la persecuzione degli omosessuali, è quello del “medico maledetto” Karl Vernaet, che nei campi di sterminio nazisti sperimentò sui detenuti omosessuali le sue strampalate e pericolose teorie: il medico, infatti, convinto che la propensione del maschio verso individui del suo stesso sesso fosse causata dalla carenza dell’ormone virile per eccellenza, ne somministrava massicce dosi sottocutanee. Massicce a tal punto che le vittime del suo sadismo, che in pochi minuti si ritrovavano in corpo la dose di testosterone normalmente rilasciata in un anno, non ne sopravvivevano.
Che dire oggi di una brutalità del genere? Semplicemente che deve poggiare su un pregiudizio assai diffuso se dai regimi totalitari, dove porta a drammatiche conseguenze, fa capolino persino nella odierna società che qualcuno vorrebbe definire “civile”. Il professor Narcizo Morales López, coordinatore della clinica medica dell’Università Popolare autonoma dello Stato di Puebla, in Messico, sembra infatti voler ripescare il pregiudizio di cui sopra, niente affatto turbato dalla circostanza in cui tale idea è stata condotta alle estreme conseguenze. Il medico ha dichiarato che «il giovane dedito alla marijuana tende a diminuire i livelli di testosterone, che è quello che fornisce le caratteristiche della mascolinità, e allora, al diminuire di tali caratteristiche, si iniziano ad avere tendenze di tipo omosessuale». Niente di nuovo sotto il sole. La differenza con il nazismo è la natura neopagana del movimento hitleriano che in altri contesti viene esportata pari pari trasferendola al più consono ambiente cristiano: sempre secondo Morales López, infatti, si tratta di persone che «mischiano alcol, sesso e marijuana. Ma il sesso è da fare con chi si deve, non con un uomo o una donna a caso – a seconda del tuo sesso, ovviamente – ma solo con chi ti fa sentire veramente bene». Così da ideologia nasce ideologia, non importa quanto distorta: perché all’inizio di tutto c’è un tragico equivoco, ossia l’errata interpretazione di istanze religiose o, meglio, di fede. Non importa se nell’antica Grecia ci fossero più filosofi omosessuali che filosofi eterosessuali: nella cristallizzazione ideologica del nazifascismo, l’antichità viene riscritta di punto in bianco. Allo stesso modo il cristianesimo di Gesù, che accoglieva alla sua mensa gente di tutti i tipi e quindi anche omosessuali, diventa il più fiero strumento di condanna di comportamenti sessualmente “altri”.
L’antidoto a tale ideologia? Evidentemente non c’è o non lo si vuole usare, perché se ci fosse – o se lo si volesse usare – l’umanità sarebbe migliore nel giro di poche generazioni. Ma forse il punto è anche un altro. Occorre trasferire il tutto dal campo speculativo a quello della realtà e tornare nei familiari luoghi di cui sopra: il bar, la mensa, la palestra, il lavoro, in mezzo a colleghi gay tutti muscoli, camerieri etero mingherlini, amiche lesbiche iperfemminili, colleghe viriloidi con marito e quatto figli e chi più ne ha più ne metta, in un inno alla varietà umana che a ben vedere sarebbe il miglior riparo contro ogni ideologia.
http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40456&typeb=0

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