Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

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14 maggio 2026

Il secondo volume delle Radici dell'Orgoglio prende forma

 


Il secondo volume delle Radici prende forma…

Vedrà la luce in autunno il nuovo capitolo del saggio in 5 parti sulla storia del movimento e della popolazione LGBT+ italiani

 
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Uno scatto realizzato in occasione della prima riunione di omosessuali il 24 settembre 1972

Riprenderemo le fila dove le abbiamo lasciate nel primo volume, da quella prima riunione di omosessuali in arrivo da ogni parte d’Italia su invito del FUORI! tenutasi a Torino il 24 settembre 1972 (leggi sotto a questo proposito l’estratto dal primo volume di Le Radici dell’Orgoglio).

Al momento contiamo di portare avanti il racconto sino al 1983 (così almeno prevede il nostro indice provvisorio dei capitoli), ma è pur vero che di cose da narrare ce ne sono tantissime e molte se ne stanno aggiungendo.

D’altra parte stiamo parlando degli anni Settanta, che di tutto il Secondo dopoguerra sono sicuramente il decennio più difficile da raccontare, essendo caratterizzato da contraddizioni insanabili e fenomeni affatto antitetici: ideologia e illusioni, alleanze e contrapposizioni, slanci e brusche frenate, afflati di verità e depistaggi, euforia e disperazione, gioia e dolore, vitalità e morte.

Per non parlare di quel binomio concettuale - politico vs. privato - che avrebbe messo tutto il sistema, già in precario equilibrio, a rischio di schianto.

Ma è in quel caotico e pericoloso laboratorio che molto si è sperimentato e prodotto di ciò che sarebbero stati i materiali utilizzati per edificare la coscienza civile e politica delle persone LGBT+ negli anni successivi.

Per questo, per quanto possibile, sentiamo come un dovere imprescindibile quello di tentare di mettere assieme un racconto il più possibile concreto e dettagliato di quella stagione della nostra storia così sfuggente e irripetibile.


Per chi non avesse ancora letto il primo volume di Le Radici dell’Orgoglio, ecco il capitolo in cui si parla della riunione del 24 settembre 1972 (si trova a pag. 392).

La riunione nazionale degli omosessuali di Torino (24 settembre 1972)

Certo, il torinese che domenica 24 settembre aveva lasciato la città per l’obbligatorio weekend non avrebbe mai immaginato che, oltre al tecnologico furore di preparazione delle varie mostre d’autunno, Torino ospitava una riunione di omosessuali rivoluzionari che venivano da tutta l’Italia¹.

L’articolo è a pagina 2, proprio in apertura del numero di ottobre di «Fuori!» ed è firmato da Domenico Tallone (Carlo Sismondi). È insolitamente breve rispetto agli standard della rivista e accenna sommariamente al lavoro svolto nel corso della «riunione che [prosegue] ininterrotta dalle 10 alle 19».

Di quel primo incontro nazionale vi sono molte foto conservate presso la Fondazione Pezzana Fuori di Torino: su due lati dell’ampia stanza sono stati posizionati dei tavoli a formare una “U”, dietro la quale sono seduti compagni e compagne arrivati da molte province italiane e ogni piccola delegazione ha un cartello posizionato di fronte a sé con scritto a pennarello il nome della città di provenienza. Di fronte a loro sono state collocate un numero non sufficiente di sedie e molti ragazzi e ragazze sono in piedi appoggiati ai muri, tutti con facce assorte ad ascoltare coloro che parlano a turno.

Tante sigarette accese, alle pareti sono affissi manifesti politici, ovunque si vedono locandine pubblicitarie di «Fuori!», quelle con sopra lo slogan «Siete pronti per quello che dobbiamo dirvi?».

Ci sono rappresentanti di Torino, Milano, Venezia, Trieste, Ancona, Bologna e, naturalmente, di Roma. Della delegazione in arrivo dalla capitale fa parte anche Claudio Cinti:

Del Fuori! romano c’eravamo io, Leonello Fanini, Stefano Cerqua e Gianni [Chilanti]. Non credo ci fosse Bruno Fiorentino, lo escluderei. Ci andammo con una vecchia macchina che aveva il Chilanti all’epoca e facemmo tutta una tirata fino a Torino. Arrivammo la sera prima, di sabato, e la domenica ripartimmo la sera stessa, subito dopo la riunione. Lì trovammo molte persone, piccoli gruppi… non credo che fossero già strutturati, con un’organizzazione. Alcuni erano singoli attivisti che volevano fare qualcosa nella loro città. Però c’erano molte città rappresentate: Venezia, Trento, Trieste, Ancona, mi pare che vi fosse anche Livorno... Lo scopo era quello di conoscersi, di scambiarsi delle informazioni. Ovviamente i gruppi più grandi erano visti come una sorta di avanguardia. Torino, Milano e Roma, per quanto con esperienze e modalità differenti, erano dei punti e dei modelli di riferimento. C’era Pezzana, che rappresentava per tutti noi il Fuori! torinese e la rivista. Da Milano c’era Mario Mieli².

Molti dei convenuti non si sono mai incontrati prima. Con alcuni vi sono stati prevalentemente rapporti epistolari, al massimo delle telefonate. È la prima volta che omosessuali di ogni parte d’Italia si trovano nella stessa stanza e l’emozione è intensa per tutti.

Il mattino è dedicato a conoscersi [...] Il pomeriggio [...] si parlò: di come organizzarsi, di come cercare e realizzare strutture alternative alla casa, alla famiglia, di come essere orgogliosi di sé. Il tutto con un rigore che avrebbe fatto impallidire il politico macina-teorie-ma-resta-come-sei; e con rabbia gioiosa, con vitalità dissacrante³.

I primi risultati di questa riunione si vedono sul numero successivo della rivista, quello di novembre, che ospita l’articolo Compagni, spogliatevi, a firma del fuorino bolognese Mauro Bertocchi, unitamente a una Lettera alla madre elaborata dal Collettivo Fuori! di Bologna. Monica Galdino Giansanti, attivista anconetana, scrive un pezzo raccontando l’ennesima citazione a giudizio ricevuta perché solita «travestirsi da donna» («non è la prima che ricevo: ne ricevo da dieci anni»). Anche il collettivo di Venezia partecipa con un proprio documento offerto come «contributo alla lotta». Collabora per la prima volta anche il gruppo romano con un articolo intitolato Quando il maschio è di classe, in cui vengono analizzati i complicati rapporti degli omosessuali con la maggior parte dei gruppi della sinistra extraparlamentare:

C’è poi un episodio accaduto di recente che ci ha dato una clamorosa conferma di quanto abbiamo detto [...] «Il Manifesto» è nato come giornale due anni fa, primo foglio quotidiano nel mondo della sinistra rivoluzionaria […] Al momento dell’uscita del quotidiano alcuni compagni di Torino mandarono qualche lira di sottoscrizione firmandosi «Dodici omosessuali torinesi»: sul giornale venne fuori al posto della parola omosessuali, la parola compagni⁴.

Da questo numero, nella rubrica Soccorso Verde, accanto a quelli di Torino, Roma e Milano, si aggiungono, dunque, i recapiti dei nuovi collettivi di Venezia, Ancona e Bologna, a cui seguiranno a breve Napoli, Brescia, Firenze, Palermo, Pordenone…

Come vedremo nel prossimo volume di questa storia, alcune di queste realtà nel medio e lungo periodo inizieranno a esprimere idee, pratiche e posizionamenti spesso divergenti, se non antitetici, da quelli del gruppo torinese che, progressivamente, da posizioni marxiste e rivoluzionarie, si avvia a abbracciare la linea del riformismo, federandosi con il Partito radicale (1974).

I caotici, violenti, sfacciati e sperimentali anni Settanta offriranno, invece, l’humus ideale per la nascita di nuovi collettivi, alternativi al Fuori!, che avranno – tra gli altri – il merito di portare la provocazione omosessuale dritto nel cuore della sinistra extraparlamentare, di cui evidenzieranno i gretti pregiudizi.

1

Domenico Tallone, articolo di apertura senza titolo di Fuori! nr. 4 dell’ottobre 1972, p. 2.

2

L’intervista telefonica a Claudio Cinti è stata realizzata il 2 maggio 2024.

3

Domenico Tallone, art. cit.

4

Collettivo Fuori! romano, Quando il maschio è di classe, su «Fuori!» numero 5 del novembre

1972, pp. 13-14.

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Un articolo di Alessandro Chetta ricorda Dario Bellezza


 

19° Congresso dell’Associazione radicale Certi Diritti a Torino

 Sabato 23 maggio 2026 Torino, presso la sede della Fondazione Camis De Fonseca, in Via Pietro Micca 15, ospiterà il 19° Congresso dell’Associazione radicale Certi Diritti, un appuntamento centrale per il dibattito sui diritti civili, le libertà individuali e lo Stato di diritto in Italia e nel mondo.


L’Assemblea congressuale di quest’anno si colloca in un passaggio simbolico e politico di grande rilievo: ricorrono infatti i dieci anni dalla legge sulle unioni civili e il decennale della scomparsa di Marco Pannella. Due momenti che segnano profondamente la storia dei diritti nel nostro Paese e che impongono oggi una riflessione sulle sfide ancora aperte, a partire dal pieno riconoscimento del matrimonio egualitario e dei diritti delle famiglie omogenitoriali.

In questo senso, non è casuale la scelta di Torino, città che ha visto nascere nel 1971 il FUORI!: un filo diretto che collega le prime mobilitazioni per le libertà sessuali alla nascita di Certi Diritti, promossa nel 2008 da militanti radicali, tra cui Sergio Rovasio ed Enzo Cucco.
L’Associazione, che si ispira alle lotte nonviolente di Rosa Parks e Harvey Milk e che dedica la propria attività alla memoria di Makwan Moloudzadeh e David Kato Kisule, simboli delle persecuzioni che ancora oggi colpiscono le persone lgbti+ in molte parti del mondo, riafferma la natura transnazionale dell’iniziativa politica radicale. Nell’ultimo anno, Certi Diritti ha promosso e partecipato a mobilitazioni cruciali: dalla presenza al Budapest Pride, come risposta alle politiche illiberali del governo di Viktor Orbán, al sostegno continuo alle lotte per i diritti e la libertà in Iran, fino alle campagne per la protezione e la libertà delle persone lgbti+  nei contesti più repressivi, a partire dalla Russia, dove le politiche autoritarie hanno intensificato la persecuzione delle persone omosessuali e delle organizzazioni indipendenti.
Importante è stata anche la campagna portata avanti in tutta Italia, con il coinvolgimento delle istituzioni, per richiedere la liberazione dell’attivista marocchina Ibtissame Betty Lachgar, ancora oggi detenuta. In questo quadro si inserisce anche il sostegno alla resistenza ucraina, inclusa l’esperienza della Brigata Unicorno, simbolo della partecipazione di persone lgbti+ alla difesa della libertà e dell’indipendenza dell’Ucraina. L’Associazione è stata tra le realtà promotrici dell’importante iniziativa politica “La Biennale del Dissenso”, in occasione dell’apertura del Russia Pavillon, portando a Venezia artisti ed attivisti della comunità lgbti+ perseguitati nella Federazione Russa, dando spazio alla loro arte e non ad una forma di propaganda usata come copertura di crimini e criminali di guerra.

Il Congresso sarà il luogo in cui discutere e rafforzare iniziative volte a costruire reti globali di azione politica per la difesa dei diritti umani. Parallelamente, intende rilanciare un confronto aperto e plurale all’interno della comunità lgbti+ italiana ed europea, promuovendo una prospettiva liberale fondata sulla centralità dei diritti individuali, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali.

“Scegliamo Torino perché la storia dei diritti in Italia nasce anche qui, ma il nostro orizzonte è globale.” dichiara l’Associazione. "Dalle piazze di Teheran alle mobilitazioni contro le leggi liberticide in Europa, fino al sostegno ai dissidenti perseguitati, la nostra iniziativa politica afferma un principio semplice: i diritti o sono universali o sono privilegi. E senza diritto che li riconosca e li garantisca non c’è democrazia: non c’è libertà e non c’è giustizia. A dieci anni dalle unioni civili e dalla scomparsa di Marco Pannella, rilanciamo una iniziativa politica che non accetta arretramenti: contro ogni proibizionismo, contro ogni autoritarismo, per l’affermazione dei diritti umani in Italia, in Europa e nel mondo.”

Il Congresso è aperto al pubblico e rappresenterà un momento di confronto tra militanti, istituzioni e cittadini.

Dettagli dell’evento:

Data: Sabato 23 maggio 2026
Luogo: Fondazione Camis de Fonseca, Via Pietro Micca 15 - Torino
Orario: dalle ore 09:00


NICOLA BERTOGLIO
Telegram @niko74mi

Associazione Radicale Certi Diritti APS
Associazione iscritta al RUNTS
Dona il tuo 5x1000 scrivendo il C.F. 97500600586


21 gennaio 2026

MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.



Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.

Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.

E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".

 Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.

In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.

Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.

E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.

Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano  doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere  negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.


Piero Montana 

Direttore Centro d'Arte e Cultura

Bagheria



14 gennaio 2026

Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. ( con Video).

 Bagheria, 14 gennaio 2026.

  Lo scorso 13 gennaio, l'amministrazione comunale ha reso omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta sancataldese che nel 1998 scelse piazza San Pietro per il suo estremo gesto di protesta contro l'omofobia. 

 L'evento che si è svolto nella sala Martorana-Fumagalli di villa Butera è stato un momento di profonda riflessione sui diritti civili e sulla dignità umana che, ha visto la partecipazione del sindaco Filippo Maria Tripoli, dell'assessora alla pubblica Istruzione e Sport Antonella Insinga, dell'assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore, dell'assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Mineo e del consigliere Marco Tripoli. Presente anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore.

Figura centrale della commemorazione è stato Piero Montana attivista storico e già consulente per i diritti civili sotto diverse amministrazioni bagheresi.                                                                         Montana, autore del volume "Alfredo Ormando - Altre poesie e prose di impegno civile", ha ripercorso con commozione la vita tormentata del poeta. 

Ad aprire la commemorazione è stato il sindaco Tripoli, che nel suo discorso introduttivo, ha voluto ribadire con l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Tripoli ha ricordato il percorso di collaborazione avviato con l'attivista Piero Montana, citando come esempio tangibile di questo impegno la targa già installata in piazza Verdone in memoria dei "ragazzi di Giarre", Toni e Giorgio, uccisi nel 1980 a causa del loro amore. 

 Il momento più toccante della commemorazione è stato la lettura della lettera scritta da Ormando due settimane prima del tragico evento in piazza San Pietro. Il documento fu ritrovato nell'abitazione dell'amico e compagno di vita, Gaetano, che lo ospitò per molti anni. 

Montana ha ricordato come Alfredo sia stato vittima di continue discriminazioni: un isolamento non solo sociale ma anche culturale, dato che le case editrici dell'epoca rifiutavano sistematicamente le sue opere proprio a causa del suo orientamento sessuale. Oggi, grazie al lavoro di recupero di Montana, le opere di Alfredo sono accessibili a tutti presso la biblioteca comunale di Bagheria. 

  Alla commemorazione è intervenuto anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore che ha espresso profonda vicinanza alla figura di Ormando. Lepore ha condiviso un parallelismo personale molto forte, ricordando come anche lui, durante gli anni in seminario, abbia subito il rifiuto delle istituzioni religiose a causa della propria omosessualità. Ringraziando per l'invito, Lepore ha sottoscritto pienamente l'analisi di Montana, sottolineando l'importanza di non dimenticare chi ha pagato con la vita il diritto di essere se stesso.

 Il sindaco Tripoli ha chiuso l'incontro con un annuncio concreto che segna la volontà della città di Bagheria di non limitarsi alla sola memoria orale. L'amministrazione ha infatti espresso l'intenzione di intitolare una via cittadina alla memoria di Alfredo Ormando e di installare una targa commemorativa per rendere perenne il monito contro l'intolleranza. 

Di seguito il Link al video della commemorazione: Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. (Video). - Città di Bagheria


8 dicembre 2025

Lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara, nipote prediletto di Alfredo Ormando,

  E' in uscita 

"Alfredo Ormando Altre poesie e prose d'impegno civile", l'originale ricerca storico-letteraria  di Piero Montana


Qui la lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara nipote prediletto di Alfredo Ormando, lo scrittore gay nisseno che per protesta contro la Chiesa si bruciò vivo in Vaticano il 13 gennaio del '98


"Bagheria, 5 dicembre 2025

Caro Aldo,
 ti comunico che ho già provveduto a comprare una casella di posta pec e che pertanto questa sera ho inviato al tuo Sindaco,Gioacchino Comparato, al suo indirizzo di posta protocollo@pec.comune.san-cataldo.cl.it, il mio comunicato stampa sulla pubblicazione del mio libro su tuo zio, unico libro finora scritto in Italia e, che io sappia nel mondo, sulla figura e l'opera di Alfredo Ormando.

 La pubblicazione di questo comunicato sul sito istituzionale del comune di San Cataldo é importante.
 Nel suo romanzo autobiografico "Il dubbio" tuo zio scrive che in
gioventù dovette scappare dalla sua città per essersi acquistato "la nomea di arrusu".
 E' bene allora che si sappia oggi che Alfredo, per essersi immolato per la causa omosessuale, nella storia del movimento LGBTQ+ ITALIANO ed INTERNAZIONALE é considerato uno dei protagonisti più importanti, e non solo per il suo gesto di protesta estrema contro la repressiva morale vaticana, ma anche per il suo lascito letterario che di questa protesta, contro tutte le strumentalizzazioni, é una indiscutibile testimonianza.

 Il sindaco Comparato per primo deve essere fiero di avere avuto un concittadino come Ormando e di dimostrarlo, facendo sapere a tutti gli abitanti di San Cataldo che su Alfredo oggi si fanno film, si scrivono poesie e libri per commemorarne la nobile e coraggiosa figura, che si é votata perfino al martirio, bruciandosi vivo in
piazza San Pietro a Roma il 13 gennaio del 1998.

 Volevo scriverti tutto questo in un messaggio privato ma poi ho pensato che é un bene rendere pubbliche le cose che qui ti scrivo. 

Vai nuovamente dal sindaco ed assicurati che egli faccia davvero
qualcosa per il tuo caro ed amato zio.

Piero

27 novembre 2025

Una strenna originale ? Un libro che dire speciale è solo un (gentile) eufemismo...

QUESTO NATALE REGALA/TI...

🌈 IN CAMMINO
– Cronaca di una affermazione di genere 2015-2023

- Lucca, Independently Published, 2023 - Nella collana "Quaderni" di Ethan Ricci
✅ "(...) Perché consiglio la lettura di questo libro? Perché si tratta di un testo politico, di denuncia di un sistema che appiattisce la verità personale, al fine di omologarla a ciò che è ritenuto conforme alla norma. Le parole di Ethan travalicano il binarismo, la rigidità dell’orientamento sessuale/affettivo, la gabbia degli stereotipi di genere. E nel farlo, Ethan accompagna il lettore nella sua vita, talvolta solleticando riflessioni profonde, talvolta suscitando rabbia e un senso d’ingiustizia difficili da smaltire. Non si tratta semplicemente della storia di una transizione, ma dello sguardo acuto di chi vive la precarietà degli “ultimi”, in un mondo votato all’apparenza e che, di contro, ci vorrebbe invisibili. Consiglio la lettura a tutt*. Alle persone più giovani, al fine di rifuggire schemi interiorizzati e tossici. Alle persone più adulte, che tardi nella vita hanno avuto o avranno modo di autodeterminarsi. In altre parole, consiglio la lettura alla comunità tutta, non solo perché Ethan non è uno scrittore improvvisato, ma anche perché queste pagine – che, a mio parere, dovrebbero essere accolte nella letteratura dei Gender Studies –, rivelano uno spessore umano molto, ma molto, raro."
(Alessandro Capodici) ✅ Ho sempre vissuto con lo sguardo puntato verso l’orizzonte. Una sbirciata alle scarpe, giusto un attimo per essere sicuro di non inciampare nei lacci, e poi avanti a cercare riferimenti verso cui tendere, orientarmi. Sono una camminatrice, un camminatore. E continuerò a camminare. Camminerò senza fermarmi, sperimentando ogni giorno vite diverse, diversi modi di essere, imparando i lineamenti delle mille maschere umane, le infinite espressioni dell’umanità. Sono stata tante cose, tante persone. Sempre la stessa, ogni volta diverso. Indosserò la mia pelle al contrario. Sarò l’altra parte di me, compiuta e visibile. Afferrerò la vita con mani di uomo e cuore di donna, parlerò con voce di uomo il linguaggio delle donne, avrò lo sguardo fermo che sempre ho avuto, ma questa volta il mondo abbasserà il suo e mi lascerà passare, perché sarò un uomo, una donna, l’incarnazione vivente di quel Dio che svuota le bocche degli stolti.

Ethan ------------------------------------- Editore: Independently Published Illustrato: sì Pagine: 387 Lingua: italiano Data di pubblicazione: 8 Settembre 2023 Dimensioni: cm. 15,24 x 2,24 x 22,86 Peso: gr. 517 ISBN-13: 979-8852834317 📚 Copertina flessibile: € 23,92 📚 Copertina rigida: € 52,00 👉🏼 Disponibile qui: https://amzn.eu/d/fiof81h

28 ottobre 2025

Nascita della Chiesa della Comunità Metropolitana

 

REVERENDO TROY PERRY
CHIESA DELLA COMUNITÀ METROPOLITANA

Il reverendo Troy Perry di Anthony Friedkin, 1973.

Era ora, dicono! Dato il grande interesse per il nostro vasto archivio di interviste (oltre 1.200 file!), stiamo trascrivendo le interviste complete e pubblicandole sul nostro sito. Il primo è il Reverendo Troy Perry. Poiché l'intervista è lunga 20 pagine, ne pubblicheremo solo un estratto. Potete leggere l'intervista completa qui e ascoltarla qui .

Il 17 gennaio 2019 ho intervistato per la prima volta il Reverendo Troy Perry. Il Reverendo Troy Perry è una figura di spicco sia nel campo religioso che in quello della difesa dei diritti LGBTQ+, noto soprattutto per essere il fondatore della Metropolitan Community Church (MCC). Nato il 27 luglio 1940 a Tallahassee, in Florida, ha fondato la MCC nel 1968, diventando la prima chiesa a servire specificamente i bisogni spirituali delle persone LGBTQ+, creando uno spazio di inclusione in un periodo di diffusa discriminazione.

La storia del reverendo Perry è una storia di coraggio e determinazione. Come ministro pentecostale ordinato, ha dovuto affrontare sfide profonde, tra cui il rifiuto da parte della sua chiesa dopo aver fatto coming out come gay. Imperterrito, ha trasformato le sue lotte personali in una missione per il cambiamento. Il primo servizio di culto MCC si è tenuto nella sua casa di Los Angeles con solo 12 partecipanti, ma il movimento è rapidamente cresciuto fino a diventare una confessione globale, che ora opera in decine di paesi e si batte per l'uguaglianza e i diritti umani.

Nel corso della sua carriera, il reverendo Perry è stato in prima linea nell'attivismo LGBTQ+, organizzando proteste e sostenendo cause come l'uguaglianza dei matrimoni molto prima che entrassero nel dibattito pubblico. Il suo contributo ha lasciato un segno indelebile nella lotta per la giustizia e gli è valso un ampio riconoscimento. Oltre alla sua attività di advocacy, la sua autobiografia, "The Lord Is My Shepherd and He Knows I'm Gay" , offre uno sguardo profondo sulla sua vita e sull'intersezione tra fede e identità.

La nostra conversazione ha esplorato il suo percorso, le sue riflessioni sulla fede e la sua visione del futuro dell'inclusività, offrendo una comprensione più profonda dello straordinario impatto del suo lavoro.

— August Bernadicou, Direttore esecutivo del LGBTQ History Project

Il reverendo Troy Perry di Diana Davies, circa 1970.

Avevo 24 anni e mi ero appena trasferita a Los Angeles. Mia madre e lei, non l'uomo con cui aveva vissuto e che mi aveva maltrattata. Mia madre si era risposata e suo marito vivevano a Huntington Park. Mia moglie ed io andammo a trovarla e, come spesso capita alle madri, lei disse: "Sentite, voi due restate con me. Possiamo risolvere la cosa". Io dissi semplicemente a mia madre: "No. Non possiamo risolvere la cosa finché non so di più su chi sono e di cosa si tratta".

Quando ero a Los Angeles, ho incontrato una certa Madeline Nelson. Le ho detto: "Ci devono essere dei posti in cui i gay vanno assolutamente". Lei mi ha risposto: "Dovresti chiedere a mio figlio quindicenne". Non potevo crederci. Infatti, suo figlio mi ha detto: "Conosco un ristorante a Hollywood frequentato dagli omosessuali". Non ho chiesto a questo ragazzo come facesse a saperlo, ma sua madre mi ha detto: "Può venire con te lassù". Eravamo buone amiche. Sapeva che non ero interessata ai suoi figli.

Il figlio di Madeline Nelson è venuto con me al Pergolas Restaurant su Hollywood Boulevard. È stato molto interessante. Mentre ero lì, c'erano altri uomini gay. L'ho capito. All'improvviso, c'era qualcuno che... ero così stupido. In realtà stava guardando il figlio di Madeline, ma ha mandato un altro uomo gay a dire: "Ciao, mi chiamo Billy". Mi sono subito illuminato. Ho pensato: "È meraviglioso. Sto incontrando qualcuno".

Iniziammo a parlare, poi arrivò Willlie Smith. Willlie diventò il mio compagno di stanza. Non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, ma eravamo i migliori amici del mondo. Willie ed io affittammo casa insieme. Poi, nel 1965, ricevetti una notifica dalla commissione di leva a Mobile, in Alabama. Dicevano: "Lo Zio Sam ha bisogno di te. È vero che non sei più pastore e che tu e tua moglie siete separati?". Risposi: "Sì, ma pago gli alimenti per i figli".

Mi risposero subito: "No, lo Zio Sam ha bisogno di te". Era il pieno dell'era del Vietnam. La guerra in Vietnam era in corso. Avevo già incontrato un sacco di gay. Willie conosceva ogni genere di gay. I miei amici gay mi chiesero: "Lascerai che ti arruolino nell'esercito? Spunterai la casella magica?". Io risposi: "Quale casella magica?". E loro risposero: "Proprio sotto tubercolosi e cancro ci sono tendenze omosessuali". Io risposi: "Non ho tendenze omosessuali. Sono omosessuale". E dissi: "Sì, andrò nell'esercito. Vengo dal Sud".

Ora, ripensandoci, so che era una questione culturale. In effetti, sono stato nell'esercito per due anni, e per me è stato come finire gli studi, proprio come si dovrebbe. Avevo un'autorizzazione NATO top secret in crittografia. Ero così onesto nell'esercito, ma non corrispondevo al loro stereotipo. Il loro stereotipo era che una persona gay non avrebbe mai sposato una donna. In secondo luogo, sono tornati a indossare di nuovo l'uniforme – niente di male in questo, ma non per me. Tutta la mia unità, ero semplicemente molto apprezzato dai soldati che erano nella mia unità.

Quando hanno fatto un giro di vite poco prima che partissi per tornare a casa, è stato davvero bizzarro. Anche in questo caso, stavano stereotipando le persone gay. Non riuscivano quasi mai a trovarne uno a meno che non ti chiamassero. Andavo nei bar gay. C'erano bar gay in Germania. Ero di stanza in Germania, ed è stato semplicemente incredibile. Ho scoperto Amsterdam. Quando sono andato ad Amsterdam, ero lì a parlare con un ragazzo gay al COC in uno dei locali gay. Ho alzato lo sguardo e sono entrati due poliziotti olandesi. Sono rimasto scioccato. Ho chiesto: "Non hai paura?" e lui ha risposto: "Di cosa?". Ho risposto: "Sono appena entrati due poliziotti. Erano in uniforme". E lui ha detto: "No, sono qui solo per bere una birra". Era l'esatto opposto di Los Angeles. Avevamo il peggior dipartimento di polizia del mondo. Ogni gay lo diceva.

In altre parole, la differenza tra ciò che vedevo lì inconsciamente mi ha davvero messo le cose in prospettiva. Dopo due anni nell'esercito, mi hanno dato fiducia in me stesso. Di nuovo, ero il tipo mascolino.

Quando sono tornata a casa, eccomi qui, una persona che era stata nell'esercito. Poi, diverse cose hanno iniziato ad accadere molto rapidamente. Mi sono innamorata per la prima volta nella mia vita di un uomo. A volte dico che sono stati sei dei mesi peggiori e migliori della mia vita. Non è proprio vero. È stato allora. Ho pensato che fosse semplicemente orribile dopo che ci siamo lasciati.

Nel mezzo di tutto questo, mi sono ritrovata... quando lui se n'è andato dalla mia vita, ho cercato di tornare in chiesa. Non riuscivo a trovare nessuna chiesa dove andare. Ogni volta che ci andavo, di solito resistevo tre domeniche.

La prima domenica, notarono che conoscevo le Scritture e sapevo leggere. Frequentavo la classe della scuola domenicale per giovani adulti. Quella è la "fabbrica dei matrimoni" nei gruppi protestanti.

La seconda domenica mi chiedevano di pregare o di leggere le Scritture, e io lo facevo. Poi, la terza domenica, mi chiedevano: "Sei sposato?". Io rispondevo: "Stiamo divorziando". "Perché?" e io rispondevo: "Perché sono omosessuale". Mia madre mi diceva sempre: "Troy, perché devi dire a tutti che sei omosessuale?". Io rispondevo: "Mamma, non voglio dirglielo", ma me l'hanno chiesto. Non mentirò mai più su questo argomento".

Il reverendo Troy Perry di Ted Sahl, 1979.

Ora, ho incontrato persone gay, ma il mio compagno mi ha abbandonato. Ho preso una lametta, sono entrato in una vasca da bagno e mi sono tagliato entrambi i polsi. Ho pensato: "Oh, Dio, questo non è giusto. Non puoi amarmi, dice la chiesa. Dicono che sono un abominio. La persona di cui ero innamorato se n'è andata dalla mia vita". Ho detto: "Non voglio più vivere".

Willie Smith tornò a casa e bussò alla porta del bagno. Quando non risposi, capì che ero molto depressa per la rottura. Sfondò la porta e chiamò i vicini perché lo aiutassero a tirarmi fuori dalla vasca, mi mise dei lacci emostatici alle braccia, mi vestì e mi portò di corsa al County General Hospital qui a Los Angeles. Lì, piangevo in modo incontrollabile e aspettavo che arrivassero i dottori. Probabilmente è stata la cosa più vicina a un esaurimento nervoso che abbia mai provato in vita mia. Nel mezzo, una donna afroamericana in uniforme da infermiera entrò e disse: "Sai una cosa? Non so perché l'hai fatto, ma non puoi parlare con qualcuno? Non puoi semplicemente alzare lo sguardo?". Mi fece di nuovo scattare ogni tasto religioso. I miei tasti spirituali, li chiamo io. Crollai di nuovo, piangendo. Quando se ne andò, mi lasciò questa rivista e io pregai. Ho detto: "Dio", ho detto, "ho commesso questo peccato in Romani 1:26-28. Non è il peccato dell'omosessualità, ma ho trasformato il mio partner in te. La Scrittura dice che è sbagliato. È colpa mia".

A quel punto, entra il medico. È il poliziotto cattivo. Dice subito: "Non so perché l'hai fatto, ma è una follia". Poi aggiunge: "Sei troppo giovane per questo", facendomi sentire ogni punto in entrambe le braccia mentre mi ricuciva. Alla fine, mi chiede: "Starai bene o devo rinchiuderti per 72 ore?". Quella era la legge in California. Se eri un pericolo per te stesso o per gli altri, potevano tenerti in un reparto psichiatrico.

Gli ho chiesto: "Cosa ne pensi?". Lui ha risposto: "Penso che tu abbia bisogno di essere preso a calci in culo per tutto l'ospedale. Questo è quello che penso anch'io". Lui ha aggiunto: "Non deciderò io per te. Prendi tu la decisione. Non la prenderò io. Dimmelo tu. Starai bene o no?". Gli ho detto: "Starò bene". Durante la mia preghiera prima che entrasse, ho sentito quella che nella chiesa pentecostale chiamavamo la gioia della mia salvezza. Era come se potessi sentire Dio lì con me. Poi è entrato Willie e mi ha detto: "Mi hanno detto che potevo accompagnarti a casa", e mi ha accompagnato a casa.

La mattina dopo, doveva andare al lavoro. Entrò nella mia camera da letto e mi chiese: "Starai bene o devo restare con te?". Gli risposi: "No, starò bene". Quando se ne andò, ero lì sdraiata, pensando: "Oh, mio ​​Dio, devo andare a comprare delle maniche lunghe da qualche parte". Se il mio lavoro, se Sears, Roebuck avessero saputo che avevo cercato di suicidarmi, mi avrebbero licenziato. Lo so che lo avrebbero fatto.

È così divertente. Dopo aver tentato il suicidio, la prima cosa a cui pensi è: "Oh, Dio, devo ancora guadagnarmi da vivere". E con questo, all'improvviso, mi è tornata in mente quella sensazione che avevo provato la sera prima quando avevo pregato. Poi mi ha colpito e ho detto: "Aspetta un attimo, non puoi essere tu, Dio. Non puoi amarmi. La mia chiesa mi ha detto che non puoi. Qualunque cosa io stia provando, non puoi essere tu. Semplicemente non puoi amarmi perché sono ancora un omosessuale praticante. Questo non è cambiato".

Con questo, dico alla gente, 50 anni dopo, che Dio mi ha parlato con una voce calma e sommessa nell'orecchio della mente e mi ha detto: "Troy, non dirmi cosa posso e cosa non posso fare. Ti amo. Non ho figliastri". Con questo, ho capito che potevo essere cristiano e omosessuale. Ci sono voluti alcuni mesi prima che finalmente mi rendessi conto: "Mio Dio, se Dio ama me, allora deve amare anche le altre persone gay".

Quella fu una rivelazione per me, e poi pensai: "Non riesco a trovare un posto dove andare in chiesa". Eppure, Dio, so che le Scritture me lo dicono, lo so. Primo, mi hai chiamato al ministero. Secondo, conosco quel passo della Bibbia. Hai detto: "Ti ho conosciuto nel grembo di tua madre". Sapevo tutto di te, dice Dio nelle Scritture ebraiche. Dissi: "Mio Dio, se Dio conosce me, Dio conosce anche gli altri".

Con questo, ho iniziato davvero a frequentare qualcuno. Sono uscita con un ragazzo. Siamo andati in un bar gay chiamato The Patch. Era il primo bar gay di Los Angeles, ma vicino alla zona del porto. Io e lui siamo andati, eravamo lì, e lui è venuto a offrirci una birra. Un altro amico era seduto lì, un uomo anziano, e Bill Hastings ha detto al mio appuntamento, Tony Valdez, che avevano iniziato a fare campeggio, a fare sesso, come lo chiamavano i gay all'epoca, e lui ha detto qualcosa di divertente. Il mio appuntamento ha detto qualcosa di ancora più divertente. Poi ha detto qualcosa di divertente. Poi il mio appuntamento ha detto qualcosa di davvero divertente. Bill si è avvicinato e gli ha dato una pacca sul sedere, ridendo.

Tornò, offrì una birra a me e al mio accompagnatore, e subito dopo si avvicinarono tre agenti della buoncostume in borghese. Scoprii più tardi chi erano: si avvicinarono e ci dissero: "Venite fuori con me". Chiesi: "Con chi state parlando?". Risposero: "Non con te". Tirarono fuori i loro distintivi e dissero: "Con lui". Arrestarono Tony e Bill. Ero semplicemente scioccato. Avevo visto tutto. Immediatamente, Lee Glaze, il proprietario del bar, saltò sul bancone e disse: "La buoncostume era qui. Hanno arrestato due dei nostri amici. Andiamo alla stazione di polizia. Faremo uscire di prigione le nostre sorelle". Questo è quello che disse.

Salimmo in macchina e andammo alla stazione di polizia. Quando entrammo, Lee aveva dei fiori con sé. Al bar si era alzato e aveva detto: "Ci deve essere un fiorista qui. Voglio comprare dei fiori da portare con noi". Quando arrivammo alla stazione di polizia, Lee era molto effeminato, si avvicinò al bancone e, vi assicuro, disse all'agente di polizia – eravamo circa in 12 lì –: "Siamo qui per far uscire di prigione le nostre sorelle". L'agente chiese: "Come si chiama tua sorella?". Lui rispose: "Bill Hastings e Tony Valdez" e spaventò a morte l'agente. Era la prima volta che vedevo una cosa del genere a Los Angeles.

Immediatamente, ha chiamato rinforzi. Non ce ne siamo andati. Ci sono volute circa sei ore per prenderli. Non volevamo lasciare la stazione di polizia. Alla fine, li abbiamo fatti uscire di prigione. Quando ho riportato Tony a casa mia, ha pianto. Ha detto: "Non sono mai stato trattato così. Uno dei poliziotti era ispanico, come me. Continuava a parlarmi in spagnolo. Diceva: "Chiamerò i tuoi genitori. Chiamerò il tuo lavoro. Gli parlerò di te". Ho detto: "Tony, non lo farà". Sono stata così stupida. Non ne avevo idea.

Dissi: "Senti, Tony, voglio dirti una cosa". Qui, sto cercando di testimoniare, come lo chiamiamo ora nella fede pentecostale, alle persone. Gli dissi: "Guarda, anche se pensassi che alla gente non importasse, a Dio sì". Tony mi rise in faccia, piangendo tra le lacrime. Disse: "Troy, sono andato dal mio prete quando avevo 15 anni, gli ho parlato dei miei sentimenti e lui mi ha cacciato dalle scuole domenicali cattoliche. No, Troy, a Dio non importa di me. Mi riporteresti a casa?"

Lo riaccompagnai a casa e tornai a casa mia. Quando lo feci, mi inginocchiai e pregai. Dissi: "Va bene, Dio, credo di aver ritrovato il mio posto nel ministero". Non riuscivo a trovare un posto dove andare in chiesa. Dissi: "Se vuoi che fondassi una chiesa che si rivolga in modo speciale alla comunità gay, ma che sia aperta a tutti, fammi sapere quando". Detto questo, quella vocina nelle mie orecchie disse: "Ora".

Detto questo, ho pubblicato un annuncio. Dovevo convincerli che non ero un ciarlatano. I proprietari di The Advocate non volevano vendermi l'annuncio. Dopo aver parlato con loro per circa 40 minuti, hanno detto: "Ehi, ehi, ehi, lo faremo. Ti daremo il tuo primo annuncio se ne compri altri due per i prossimi due mesi". Ho detto: "Ottimo, lasciami farlo a credito. Te lo darò, i soldi, dopo aver celebrato la prima funzione religiosa". Hanno accettato. Ho pubblicato un annuncio qui, Reverendo Troy Perry, e ho indicato il mio indirizzo di casa a Huntington Park, California".

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