Vedrà la luce in autunno il nuovo capitolo del saggio in 5 parti sulla storia del movimento e della popolazione LGBT+ italiani
Riprenderemo le fila dove le abbiamo lasciate nel primo volume, da quella prima riunione di omosessuali in arrivo da ogni parte d’Italia su invito del FUORI! tenutasi a Torino il 24 settembre 1972 (leggi sotto a questo proposito l’estratto dal primo volume di Le Radici dell’Orgoglio). Al momento contiamo di portare avanti il racconto sino al 1983 (così almeno prevede il nostro indice provvisorio dei capitoli), ma è pur vero che di cose da narrare ce ne sono tantissime e molte se ne stanno aggiungendo. D’altra parte stiamo parlando degli anni Settanta, che di tutto il Secondo dopoguerra sono sicuramente il decennio più difficile da raccontare, essendo caratterizzato da contraddizioni insanabili e fenomeni affatto antitetici: ideologia e illusioni, alleanze e contrapposizioni, slanci e brusche frenate, afflati di verità e depistaggi, euforia e disperazione, gioia e dolore, vitalità e morte. Per non parlare di quel binomio concettuale - politico vs. privato - che avrebbe messo tutto il sistema, già in precario equilibrio, a rischio di schianto. Ma è in quel caotico e pericoloso laboratorio che molto si è sperimentato e prodotto di ciò che sarebbero stati i materiali utilizzati per edificare la coscienza civile e politica delle persone LGBT+ negli anni successivi. Per questo, per quanto possibile, sentiamo come un dovere imprescindibile quello di tentare di mettere assieme un racconto il più possibile concreto e dettagliato di quella stagione della nostra storia così sfuggente e irripetibile. Per chi non avesse ancora letto il primo volume di Le Radici dell’Orgoglio, ecco il capitolo in cui si parla della riunione del 24 settembre 1972 (si trova a pag. 392). La riunione nazionale degli omosessuali di Torino (24 settembre 1972)
L’articolo è a pagina 2, proprio in apertura del numero di ottobre di «Fuori!» ed è firmato da Domenico Tallone (Carlo Sismondi). È insolitamente breve rispetto agli standard della rivista e accenna sommariamente al lavoro svolto nel corso della «riunione che [prosegue] ininterrotta dalle 10 alle 19». Di quel primo incontro nazionale vi sono molte foto conservate presso la Fondazione Pezzana Fuori di Torino: su due lati dell’ampia stanza sono stati posizionati dei tavoli a formare una “U”, dietro la quale sono seduti compagni e compagne arrivati da molte province italiane e ogni piccola delegazione ha un cartello posizionato di fronte a sé con scritto a pennarello il nome della città di provenienza. Di fronte a loro sono state collocate un numero non sufficiente di sedie e molti ragazzi e ragazze sono in piedi appoggiati ai muri, tutti con facce assorte ad ascoltare coloro che parlano a turno. Tante sigarette accese, alle pareti sono affissi manifesti politici, ovunque si vedono locandine pubblicitarie di «Fuori!», quelle con sopra lo slogan «Siete pronti per quello che dobbiamo dirvi?». Ci sono rappresentanti di Torino, Milano, Venezia, Trieste, Ancona, Bologna e, naturalmente, di Roma. Della delegazione in arrivo dalla capitale fa parte anche Claudio Cinti:
Molti dei convenuti non si sono mai incontrati prima. Con alcuni vi sono stati prevalentemente rapporti epistolari, al massimo delle telefonate. È la prima volta che omosessuali di ogni parte d’Italia si trovano nella stessa stanza e l’emozione è intensa per tutti.
I primi risultati di questa riunione si vedono sul numero successivo della rivista, quello di novembre, che ospita l’articolo Compagni, spogliatevi, a firma del fuorino bolognese Mauro Bertocchi, unitamente a una Lettera alla madre elaborata dal Collettivo Fuori! di Bologna. Monica Galdino Giansanti, attivista anconetana, scrive un pezzo raccontando l’ennesima citazione a giudizio ricevuta perché solita «travestirsi da donna» («non è la prima che ricevo: ne ricevo da dieci anni»). Anche il collettivo di Venezia partecipa con un proprio documento offerto come «contributo alla lotta». Collabora per la prima volta anche il gruppo romano con un articolo intitolato Quando il maschio è di classe, in cui vengono analizzati i complicati rapporti degli omosessuali con la maggior parte dei gruppi della sinistra extraparlamentare:
Da questo numero, nella rubrica Soccorso Verde, accanto a quelli di Torino, Roma e Milano, si aggiungono, dunque, i recapiti dei nuovi collettivi di Venezia, Ancona e Bologna, a cui seguiranno a breve Napoli, Brescia, Firenze, Palermo, Pordenone… Come vedremo nel prossimo volume di questa storia, alcune di queste realtà nel medio e lungo periodo inizieranno a esprimere idee, pratiche e posizionamenti spesso divergenti, se non antitetici, da quelli del gruppo torinese che, progressivamente, da posizioni marxiste e rivoluzionarie, si avvia a abbracciare la linea del riformismo, federandosi con il Partito radicale (1974). I caotici, violenti, sfacciati e sperimentali anni Settanta offriranno, invece, l’humus ideale per la nascita di nuovi collettivi, alternativi al Fuori!, che avranno – tra gli altri – il merito di portare la provocazione omosessuale dritto nel cuore della sinistra extraparlamentare, di cui evidenzieranno i gretti pregiudizi. 1 Domenico Tallone, articolo di apertura senza titolo di Fuori! nr. 4 dell’ottobre 1972, p. 2. 2 L’intervista telefonica a Claudio Cinti è stata realizzata il 2 maggio 2024. 3 Domenico Tallone, art. cit. 4 Collettivo Fuori! romano, Quando il maschio è di classe, su «Fuori!» numero 5 del novembre 1972, pp. 13-14. Se sei abbonato alla versione gratuita di La Newsletter de Le Radici dell'Orgoglio, er poter accedere a tutti i contenuti, sottoscrivi un piano a pagamento. © 2026 Le Radici dell'Orgoglio |



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