30 marzo 2009

13°ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI DARIO BELLEZZA

Cari Amici;

Domani MARTEDI' 31 MARZO 2009 nel tredicesimo anniversario della scomparsa del poeta Dario Bellezza, la Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’e tutti coloro i quali intenderanno ricordare la figura umana e artistica di Bellezza si ritroveranno alle ORE 12.00 presso la tomba del grande letterato romano al Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Testaccio attiguo alla Piramide Cestia.

Siete tutti invitati a partecipare.

Daniele Priori [ufficio stampa Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’]
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Nel Proclama sul fascino, suo ultimo libro apparso postumo, Dario Bellezza ancora si riconosce, e si costringe, nei panni di un Amleto dolorosamente consapevole e testardamente avido. La sofferenza lo piega, ma anche lo ravviva, lo spinge. L’”osanna” è mortificante, il “tradimento” s’incista fascinoso nell’anima smarrita. Ancora una volta, per esistere, anche e soprattutto nel dispiacere e nella delusione, bisogna che la vita oscuramente e ambiguamente colpisca. È la sottrazione a generare il richiamo. È la mancanza che s’appella alla felicità, la convoca, la fa presente nell’assenza. E il pensiero e l’immaginazione trascinano in un’ininterrotta negazione che, a sua volta, continuamente afferma l’essere e lo stare e il sostare: così le tenerezze, le attese, i ritorni, i soprassalti di un incontro, di un innamoramento che persiste.

È un Amleto malato anche questo di ironia, che rende mai veramente disperata la disperazione, che annienta il bisogno di annientamento o lo assottiglia, lo disperde per un eccesso di vista e di sentimento. Resistono l’innocenza e la grazia, come impossibili mete e come onnipresenti fantasmi, anche mentre nullificano o umiliano ogni evento e gesto e intento. Il peccato e la sconfitta,continuamente accusati e chiamati, sopravvivono come un basto portato sulle spalle fragili, come una maschera che copre il viso e che non è dato strapparsi. Così la morte non è traguardo e quiete, invece abbaia e ulula minacciando e atterrendo i vivi. Così la poesia cerca se stessa e si compie lasciandosi dietro le “immagini del dolore”.”Lontano profugo di un mondo remoto” il poetasi esprime tradendosi, scrivendo “poesia contro la poesia”, cercando nel “mondo infetto” una impossibile sognata “santità”.

Anche nella sua ultima opera l’uomo e l poeta Bellezza si professano e si provano nell’interezza di chi sente il vivere insieme come condanna e come dono. “Malato della malattia della morte” l’uomo si chiede trepidando: “Fino a quando? Fino a quale apocalisse?” trovando fin dentro l’angoscia “la tregua al nascere e al morire”, mai rassegnato all’”eventualità livida / di non chiudere la porta / al vento del domani”. Il poeta, a sua volta, non smette di gridare nel deserto la sua “legge di gravità”.Vale questo fin dagli inizi per Bellezza poeta. Sono numerosi gli autori che presiedono alla sua formazione, subito così fervida e declamata. La sua tradizione, così come suggeriva Raboni, “può andare da Catullo a Góngora e a Donne, da Rimbaud fino a un certo Penna, certo Betocchi”. Si possono aggiungere, dal Pasolini della “disperata vitalità” alla Morante abbacinata dall’adolescenza innocente. E come non evocare, prima di ogni altro, il Baudelaire del tedio invincibile, della sensualità esacerbata, e il Genet della purezza nel crimine! Ma la singolarità di Bellezza sta nell’essere,dopo tanti avvicinamenti e fascinazioni, subito e giovanissimo dotato di una propria voce, la cui grana viene da un’occlusione che è anche uno scioglimento.

A descrivere la presenza inquietante di Bellezza, la complessità del suo talento e del suo temperamento, basti quel che ne scrisse Enzo Siciliano in un ricordo apparso subito dopo la morte del poeta: “Bellezza era un piccolo borghese e sapeva farsene vanto. Viveva la sua stigma sociale come fosse l’ermellino del Re Sole. Era sardonico e tenero, infelice, terroristico, penitenziale e sfrenatamente prodigo… sapeva ridere di sé, ma anche cadeva nelle sue stesse trappole come fosse stato le mille miglia lontano da sé… La sua stagione fu quella di una scoperta esistenziale, fisiologica, violenta e tracotante – la scoperta della sua stessa dissipatezza e dispersione. Forse peccò… per peccati che non gli appartenevano e che mimò prendendoli a prestito: ma lo fece con tale passione da essersi perduto nel doppio aspetto di una verità che era anche spettacolo”.

Dunque, la maschera e lo spettacolo. Dunque, l’autenticità di una testimonianza inautentica, la verità toccata nella recita. La prima raccolta di versi di Bellezza apparve nel 1971. Il suo nome circolava già da qualche anno nei luoghi della letteratura. I tracciati dei suoi versi, “volutamente confusi e luminosi di ritmo” – secondo quel che ne scrive ancora Siciliano, che fu tra i primi lettori di Bellezza – parvero subito come un’espressione fra le più colme e fagocitanti di quegli anni. Pasolini, nel risvolto di quel primo libro, lo promosse il “miglior poeta della sua generazione” e affermò che “faceva la spia di una vita mal spesa”, insieme promuovendolo e imprigionandolo. Quelle poesie, come ben vide Giuliano Gramigna, appartenevano “con crudità e intensità viscerali” al tempo in cui erano state composte. Succedevano alle chiusure e ai divieti delle avanguardie letterarie, s’esprimevano in un tempo di mutamenti e di subbugli. La voce di Bellezza si levò assordante e suggestiva, insolente e derelitta, a dire del corpo e della diversità, a far esplodere un io sregolato, anche regressivo, portato agli estremi della confidenza e dello svelamento. Valeva quel che Pasolini avrebbe scritto, di lì a qualche anno, per il terzo romanzo di Bellezza, Il carnefice: “Nel magma e nella poltiglia filtrano nettari e narcotici di grande qualità”. Vale quel che ne scrisse, ne Il pubblico della poesia, Franco Cordelli: “Armato di inerme tracotanza Bellezza entra nella poesia di forza, senza nessuna eleganza e ponderazione. È sostenuto da una paranoide convinzione-decisione di dover aver diritto alla parola (poetica) comunque e a tutti i costi, per una specie di furente investitura narcisistica”.

È un Narciso che si specchia in un’acqua scura il poeta di Invettive e licenze, e non smette di patire un istante; pure in ogni istante, processando se stesso e il mondo che si porta dentro e lo occupa e lo strazia, non lascia l’illusione e il desiderio. Che pretende questo ragazzo-vecchio, questo deluso-illuso? Certo ha intravisto, chi sa dove, chi sa come, la felicità, l’allegrezza, e s’è promesso certi e durevoli amori, mai incrinate voci, mai la malattia, la fiacchezza, il dubbio, l’assillo. Esiste ed è esistito il Paradiso, ed è l’attesa delusa di un tale traguardo a generare rancore, ad accrescere l’orrore per quel che tocca del quotidiano e fa male. Da qui l’inferno, un inferno affollato di volti ghignanti, di richiami funesti, di amori difettosi, di vizi che azzoppano.Per Bellezza vale l’allegoria baudeleriana. Il poeta è l’albatro, imprigionato e deriso, il remingante con le ali legate. La sua vera sola diversità consiste della sua solitudine, della voce che coglie una presenza e la significa. Il fiume dei versi scorre verso acque fonde, verso approdi remoti e segreti. La voce ora s’estende, ora si contrae, percorre arterie pulsanti, acque limose. Il mimo gesticola il dolore, l’invidioso patisce l’invidia, la vittima è anche il persecutore.

È che in Bellezza vive e si mostra una creatura fortemente stretta al proprio corpo, carcerata nel grumo dei propri visceri. Ha pensieri e lingua irrefrenabili. Si pronuncia in lui un testimone segreto e spietato, che osserva quello stesso corpo, ne disprezza la fiacchezza e la precarietà, e irride e vanifica ogni pensiero e parola.

Un maleficio tutto della modernità presiede alla sua poesia. Nel chiuso di un recinto s’interroga e si risponde, si perseguita e si alza. In questo recinto echeggiano i suoi gridi, i suoi lamenti; da ogni parte specchi occhiuti ne ripetono i gesti e le smorfie. La sua è una recita “forsennata” ed è anche la sua verità e la condanna della sua “assurda sopravvivenza”. Il suo dialogo, “stringente”, è quello che tiene con se stesso: “Amo me di un amore sviscerato / e proprio per questo non mi amo”; insiste: “La vita vissuta equivale all’Inferno”. Un adolescente resiste fin dentro la pena gridata e lamentata di Bellezza; e porta in sé ancora le voglie e le pretese del bambino, del “fanciullo beato”, e di questi la “presenza fitta”. Così, mancandogli quella pienezza, la sola che rende vivi e interi, l’uomo-poeta corre verso l’angoscia e la sregolatezza, dentro una sessualità tenuta per deviazione e peccato.

Nella commistione della satira, nella mescolanza di sciattezza e di sublime, di tenerezza e di rabbia si stempra il tragico e viceversa. Nei versi che ora si stendono, ora s’inerpicano, il poeta “discreto infantile / tessitore d’inganni” diviene voce che allo stesso tempo esalta e strema la persona: mentre l’accosta, l’assalta, la interroga, la smentisce. In questa guerra portata contro se stesso, ma anche contro la rassegnazione e la resa, la poesia tocca il suo solitario traguardo.In tutti i suoi libri – e sono otto quelli di poesia, nove i romanzi, e poi alcuni testi teatrali in versi – Bellezza accerchia le sue ossessioni, le dilata, le espande. Senza mai risparmiarsi, in un bisogno incontenibile di dire tutto, di colmare ogni spazio e vuoto della confessione e della confidenza.

Una vera necessità genera e sovrasta l’intera sua opera , così come una incontenibile intelligenza – legane con l’essere del mondo – la spinge e la motiva.

Ma tutti i suoi libri sono anche affollati di persone e di oggetti. I luoghi sono scenario e fondale di un dramma insoluto. Gli eventi sono quelli di una quotidianità estesissima e varia: odori, tanfi, colori, stanze, vicoli, piazze, e le ore della notte e del mattino, i mercati chiassosi, e i volti intravisti, corpi inseguiti, risvegli cupi, insonnie temute.

Di libro in libro, di verso in verso, Bellezza riflette e reinventa la sua esistenza fatta di affanni, popolata di ossessioni, ma anche di innamoramenti, di nostalgie, di tenerezza. Ed è il legame furibondo per Elsa Morante, maestra-madre-amante, la pena-invidia-compassione per Pasolini assassinato, l’invocazione infinita e vana di un Dio insieme benefico e castigante. Ed è la compagnia cara e vigilata dei gatti, l’ammirazione e lo stupore davanti al corpo di ragazzi amati, ai quali lo lega un desiderio colmo di passione e di compassione. E il piacere che gli viene dai luoghi, che abita e traversa – Roma con le sue piazze, i suoi vicoli, il cumulo dei passati, le vaste memorie, le malinconie, le accidie; la Calabria delle montagne selvose e dei cieli luminosi; il lago ombroso di Bolsena; la Berlino di una notte da incubo, e ancora. E la ressa degli oggetti, il susseguirsi dei gesti, dei discorsi. E lo sdegno per un mondo stravolto da guerre e da rovine. E il dolore che travalica se stesso divenendo teatro comune e destino irresolubile.

Insomma un procedere, ora affannoso, ora faticosamente misurato, in versi che sanno anche accorciarsi, chiudendosi in un lindore a volte persino penniano, quasi a raggiungere un’accettazione e una pazienza. E sul fondo e in fondo un’energia smisurata che, fino alla fine – in quegli Appunti per un romanzo in versi che chiudono il suo ultimo libro e nei quali si propone di unire prosa a poesia per un tutto che lo accolga e lo concluda – comprova la sua allegria di restare tra i vivi. A questa allegria alludeva Pasolini quando scriveva di Bellezza: “La sete di vita - in questo clericale ingordo – è ben più forte di ogni sofisma di morte; e il senso della forma è più forte dell’insincera e scandalosa voglia di distruggerla”. Per questo, e anche per questo, Dario Bellezza ha un suo posto, appartato e sicuro, fra i poeti del nostro secondo Novecento.

[per gentile concessione di Sandro De Fazi, introduzione di Elio Pecora a: Dario Bellezza, POESIE 1971-1996, Mondadori 2002]

28 marzo 2009

SITO DELLA FONDAZIONE AGGIORNATO ...

Comunico a tutt** i lettor** [e anche agl** scrittor**] che il sito è finalmente stato aggiornato. Scusate il ritardo, ma non siamo stat** con le mani in mano ... [come vedrete]

I “Fondaroli

27 marzo 2009

AZIONE GAY E LESBICA A PRATO E FIRENZE

VENERDI' 03 APRILE 2009 SI FA BUCA !!!
Prato lounge night - gay & lesbiche e non solo - dalle ore 21.30 - ingresso liberopresso MADDALENA PUB : piazza S. Agostino n. 2 - Prato

drink / musica e video camp / Spazio SWEET LOVE
hommage à La Wanda (Osiris)
Spring Flowers

PELLICOLE S - VELATE
rassegna di cinema gay lesbico trans a cura del Comitato Gay e Lesbiche Prato presso MADDALENA PUB : piazza S. Agostino n. 2 - Prato, proiezione del film “Kinky boots”

ricordiamo a tutte/i/* che ci troviamo ogni mercoledì sera presso il MADDALENA PUB alle ore 21.30 con la nostra riunione settimanale di discussione politica, di programmazione attività, di ciarle in compagnia

ci trovate anche su Facebook, con un gruppo ed un profilo

inoltre da metà aprile: RICOMINCIANO LE NOSTRE LEZIONI: do you speak english? :-) corso di inglese presto aperte le iscrizioni ...

scarica il programma delle serate di cinema a cadenza mensile, un mercoledì al mese alle ore 21.30 presso il MADDALENA PUB


VENERDI' 27 MARZO ALL'AUDITORIUM FLOG DI VIA MERCATI A FIRENZE "GAUDEAMUS"

mitologica serata gaylesbicaenonsolo con le selezioni musicali del Ravamarah & BigSur dj set
l'antro di Flora Medusa Cupido Cyber Chat

durante la serata “BENEDETTO PRESERVATIVO” miracolosa elargizione di spiritosi cappuccetti!!

ingresso 5 € soci/e/* Azione Gay e Lesbica - 8 € soci/e/* ARCI - 10 € biglietto intero - per info consultate il sito www.azionegayelesbica.it/

comunicato stampa
In degna risposta alle indegne affermazioni di Josef Ratzinger sull'uso del preservativo che “non risolve il problema dell'AIDS”, azione gay e lesbica annuncia l'inizio di una ulteriore, ennesima campagna di distribuzione gratuita di "spiritosi cappuccetti" (preservativi) uniti ad un apposito "santino" (in allegato) .

Il primo atto di questa "missione" avrà luogo durante la serata gaylesbicaenonsolo del prossimo venerdì 27 marzo all'AuditoriumFlog .......seguiranno nuovi appuntamenti.

Continua Ciak-Line...

Il cineforum gay-lesbian-cult di Azione Gay e Lesbica Firenze presso la sede dell'associazione, in Via Pisana N. 32/34 R CAP 50143 Firenze

telefono 055 220 250

ingresso libero e aperto a tutti/e - alle ore 21.30

MARTEDI' 31 MARZO "REINAS" (Regine)
di Manuel Gomez Pereira - Spagna 2005 - versione doppiata in italiano

Alla vigilia dei primi matrimoni gay della storia di Spagna quattro coppie gay più o meno improbabili, quattro madri più o meno entusiaste di questo storico privilegio, ritmo scoppiettante, scorci di Madrid, quattro grandi prove d'attrice: Carmen Maura, Marisa Paredes, Veronica Forqué, Betiana Blum e il cane Marilina.

MARTEDI' 7 APRILE "CHUECATOWN"
di Juan Flahn - Spagna 2007 - versione spagnola con sottotitoli italiani corretti

C'è chi vorrebbe trasformare il quartiere di Chueca, area gay di Madrid in cui si rimescolano orsi, checche, vecchiette, traveste, lesbiche tortilleras, ortolani, mamme col passeggino (e turisti italiani) in una gelida copia del Soho di Londra, tutta boutique minimaliste e centri di fitness.

MARTEDI' 21 APRILE "BROTHER TO BROTHER"
di Rodney Evans - USA 2004 - versione originale americana con sottotitoli italiani

Uno studente univeristario nero newyorkese sperimenta il razzismo inconsapevole dei gay bianchi e l'omofobia più o meno pronunciata della nuova cultura nera americana.

MARTEDI' 28 APRILE "SHELTER"
di Jonah Markovitz - USA 2007 - versione originale americana doppiata in italiano

Terminate le superiori da un anno, Zach si trova ancora bloccato a San Pedro (California) dove lavora come friggitore, allenatore di skateboard e stampatore di lavori artistici in un edificio abbandonato. La sua camera da letto è la sua oasi: disegna sulle pareti, sul suo taccuino, su fogli impilati sul pavimento.

21 marzo 2009

IL COORDINAMENTO TRANS "SILVIA RIVERA"


E' stato presentato oggi 21 marzo 2009 presso la Camera dei Deputati.
Interventi degli onorevoli Marco Perduca [PD/RADICALI] e Manuela Granaiola [PD].


07 marzo 2009

IL CIRCOLO 'MARIO MIELI' DEDICA AI DIRITTI NEGATI UN CICLO DI OTTO FILM

Domenica 8 marzo alle ore 20:30 prende avvio la nuova rassegna di cinema sociale del Circolo di Cultura Omosessuale 'Mario Mieli' dedicata ai Diritti Negati. con “I Lunedì al Sole”, capolavoro di Fernando Léon de Aragona con, che affronta con profondità e un tocco di sapiente leggerezza i problemi di un gruppo di amici che, perso il lavoro presso i cantieri navali, deve reinventare il proprio tempo.

Protagonista dell’incontro il tema di scottante attualità del Diritto al Lavoro, oggi sempre più messo in discussione dalla convergenza di precarietà, crisi globale, ristrutturazioni e delocalizzazioni industriali, mancanza di sicurezza. A parlarcene Francesco Sinopoli, responsabile precari della Federazione Lavoratori della Conoscenza della CGIL.
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presso la sede del Circolo 'Mario Mieli', in via Efeso n. 2 (Metro B, San Paolo) a partire dalle ore 20:30.

Andrea Maccarrone [Direttivo Circolo di Cultura Omosessuale 'Mario Mieli']

02 marzo 2009

INVITO ALLA LETTURA

Venerdì 6 marzo ore 18.30 presso la sede di DGP in via Costantino n. 82 a Roma, verrà presentato il libro "Unioni tra persone dello stesso sesso - Profili di diritto civile, comunitario e comparato" a cura di Francesco Bilotta (Mimesis edizioni).

Oltre al curatore dell'opera, interverranno: Domenico Rizzo, Docente di Storia Contemporanea presso l'Università L'Orientale di Napoli; Stefano Campagna, Giornalista del TG1; Imma Battaglia, Presidente di DGP.