La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI sostiene caldamente la richiesta di intitolare una via della Città di Bagheria ad Alfredo Ormando, per ricordare e rendere omaggio a un poeta, martire dell'omofobia come ha testimoniato col suo stesso corpo.
Ricorda inoltre che come tutti gli anni la Fondazione sarà in piazza san Pietro a Roma a ricordare il sacrificio di Alfredo, portando fiori sul luogo dove si è immolato. Chi vorrà unirsi sarà benvenuto.
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Lettera al Dottor Filippo Tripoli, Sindaco della Città di Bagheria, con richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay nisseno, Alfredo Ormando
e per conoscenza al Vicesindaco ed Assessore alla Cultura, Dott. Daniele Vella.
Egregio Signor Sindaco Filippo Tripoli,
Il 13 gennaio del 1998 il poeta e scrittore nisseno Alfredo Ormando, credente omosessuale si bruciò vivo in Vaticano per protestare contro la tradizionale morale repressiva della Chiesa Cattolica nei riguardi dei gay.
Profondamente scosso da questo tragico evento, mi sono interessato subito del caso Ormando, ma è solo dopo un anno dal suo eclatante e drammatico suicidio, allorché vengo nominato nel febbraio del 1999 consulente del sindaco Giovanni Valentino per la realtà omosessuale della nostra Città, che in questa veste mi presento in casa del suo amico Gaetano Mangano, che lo ospitava in un suo appartamento a Palermo, per avere maggiori informazioni su di lui.
Ebbene è in questa dimora, che vengo a conoscenza delle opere tutte inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando.
Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: <<…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.>>
Ormando era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino.
In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte in provincia di Catania, dove risiederà per tre anni dal 1981 al 1983.
Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e finanche di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira.
Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita ma non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto.
Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo, il suo unico appagamento.
E’ dunque in questa triste dimora che egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (Il dubbio, L’escluso, Sotto il cielo d’Urano) parlano da soli.
Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono.
E di certo è questo rifiuto che contribuirà con l’emarginazione sociale di cui era vittima a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano.
Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay.
Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay, considerati alla stregua dei paria, in questa nostra terra del profondo Sud, ancora qualche decennio prima di entrare nel terzo millennio.
Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Città, essendo custodito nella nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”.
Ormando per essersi immolato per la causa omosessuale è ormai conosciuto in tutto il Mondo Occidentale.
Ed un regista americano Andy Wilson è venuto persino a Bagheria a Villa Cutò, sede della nostra civica Biblioteca, dove si trovano tutti i suoi scritti, a girare delle scene per il suo film “Il fuoco di Alfredo” (Alfredo’s fire) per restituire alla nostra memoria collettiva il suo sacrificio, con la sua intensità emotiva e il suo amaro contenuto politico e sociale.
Io stesso, che ho letto e studiato in questa nostra Biblioteca tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio.
Questo mio libro “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile” con la presente lettera glielo porgo in omaggio con la richiesta di intitolare una via cittadina a questo poeta e scrittore gay di San Cataldo, di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi.
Lei Signor Sindaco qualche anno fa ha fatto sì che la nostra città ricordasse i due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, trucidati, a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dall’intolleranza assassini nei riguardi dei gay, facendo affiggere una lapide in loro memoria a piazzetta Verdone.
Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui- è lui stesso a dirlo- non riusciva a farsi una ragione.
Vittima di atavici pregiudizi dunque ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita.
E tuttavia al di là di questa protesta, è l’uomo non solo con la sua sincera, spassionata ed evangelica religiosità, ma la sua opera che di questa autentica religiosità è indiscutibile testimonianza, che si deve anzitutto ricordare.
Se Ormando non avesse avuto fede mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi.
Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, pregiudizio ed ostracismo, che per primi i veri e sinceri cristiani dovrebbero bandire da discutibili comportamenti anche di persone che tuttora si definiscono cattoliche.
Per questo ricordare Ormando è importante. E’ infatti importante che tutti sappiano, anche con il ricordo del suo martirio, che l’amore cristiano per il prossimo non può né deve mai escludere le persone LGBTQ dalla nostra religione dell’amore predicata dal Vangelo.
Lei Signor Sindaco che è un cattolico praticante lo sa bene ed è anche per questo motivo che spero che questa mia richiesta venga da Lei accolta ben volentieri.
Dott. Piero Montana
Ex consulente dei sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per la realtà omosessuale della Città di Bagheria.

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