Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

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21 gennaio 2026

MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.



Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.

Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.

E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".

 Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.

In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.

Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.

E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.

Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano  doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere  negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.


Piero Montana 

Direttore Centro d'Arte e Cultura

Bagheria



14 gennaio 2026

Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. ( con Video).

 Bagheria, 14 gennaio 2026.

  Lo scorso 13 gennaio, l'amministrazione comunale ha reso omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta sancataldese che nel 1998 scelse piazza San Pietro per il suo estremo gesto di protesta contro l'omofobia. 

 L'evento che si è svolto nella sala Martorana-Fumagalli di villa Butera è stato un momento di profonda riflessione sui diritti civili e sulla dignità umana che, ha visto la partecipazione del sindaco Filippo Maria Tripoli, dell'assessora alla pubblica Istruzione e Sport Antonella Insinga, dell'assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore, dell'assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Mineo e del consigliere Marco Tripoli. Presente anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore.

Figura centrale della commemorazione è stato Piero Montana attivista storico e già consulente per i diritti civili sotto diverse amministrazioni bagheresi.                                                                         Montana, autore del volume "Alfredo Ormando - Altre poesie e prose di impegno civile", ha ripercorso con commozione la vita tormentata del poeta. 

Ad aprire la commemorazione è stato il sindaco Tripoli, che nel suo discorso introduttivo, ha voluto ribadire con l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Tripoli ha ricordato il percorso di collaborazione avviato con l'attivista Piero Montana, citando come esempio tangibile di questo impegno la targa già installata in piazza Verdone in memoria dei "ragazzi di Giarre", Toni e Giorgio, uccisi nel 1980 a causa del loro amore. 

 Il momento più toccante della commemorazione è stato la lettura della lettera scritta da Ormando due settimane prima del tragico evento in piazza San Pietro. Il documento fu ritrovato nell'abitazione dell'amico e compagno di vita, Gaetano, che lo ospitò per molti anni. 

Montana ha ricordato come Alfredo sia stato vittima di continue discriminazioni: un isolamento non solo sociale ma anche culturale, dato che le case editrici dell'epoca rifiutavano sistematicamente le sue opere proprio a causa del suo orientamento sessuale. Oggi, grazie al lavoro di recupero di Montana, le opere di Alfredo sono accessibili a tutti presso la biblioteca comunale di Bagheria. 

  Alla commemorazione è intervenuto anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore che ha espresso profonda vicinanza alla figura di Ormando. Lepore ha condiviso un parallelismo personale molto forte, ricordando come anche lui, durante gli anni in seminario, abbia subito il rifiuto delle istituzioni religiose a causa della propria omosessualità. Ringraziando per l'invito, Lepore ha sottoscritto pienamente l'analisi di Montana, sottolineando l'importanza di non dimenticare chi ha pagato con la vita il diritto di essere se stesso.

 Il sindaco Tripoli ha chiuso l'incontro con un annuncio concreto che segna la volontà della città di Bagheria di non limitarsi alla sola memoria orale. L'amministrazione ha infatti espresso l'intenzione di intitolare una via cittadina alla memoria di Alfredo Ormando e di installare una targa commemorativa per rendere perenne il monito contro l'intolleranza. 

Di seguito il Link al video della commemorazione: Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. (Video). - Città di Bagheria


9 gennaio 2026

Il Comune di Bagheria commemora Alfredo Ormando

 

La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI  ringrazia sentitamente  il Comune di Bagheria per la bellissima iniziativa !

                                                                      * * * * *

comunicato stampa

Bagheria commemora Alfredo Ormando: martedì 13 gennaio la cerimonia a villa Butera.

Bagheria, 9 gennaio 2026 • Il Comune di Bagheria rende omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta di San Cataldo che il 13 gennaio 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro a Roma come gesto estremo di protesta contro le discriminazioni nei confronti dell’omosessualità.

La cerimonia commemorativa si terrà martedì 13 gennaio, alle ore 13:00, presso la sala Martorana-Fumagalli di villa Butera.
All’incontro prenderà parte il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, e membri della Giunta comunale per testimoniare l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Interverrà Piero Montana, noto attivista per i diritti LGBTQ+, già consulente dell’amministrazione comunale sotto le sindacature di Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per le politiche relative ai diritti civili e alla lotta contro l'omofobia ed autore del libro a lui dedicato "Alfredo Ormando- Altre poesie e prose di impegno civile". 
Montana, figura storica dell'attivismo locale, ricorderà il valore civile e letterario della figura di Ormando del quale alcune pubblicazioni sono custodite presso la biblioteca comunale, il cui sacrificio è divenuto negli anni un simbolo internazionale della lotta per la libertà di orientamento sessuale. L'iniziativa si inserisce nel solco delle attività di sensibilizzazione che il Comune di Bagheria promuove per ribadire il rifiuto di ogni pregiudizio e la completa integrazione. 

MM
ufficio stampa

 


 

6 gennaio 2026

IN MEMORIA DI ALFREDO ORMANDO a 28 anni dal suo sacrificio.

La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI  sostiene caldamente la richiesta di intitolare una via della Città di Bagheria ad Alfredo Ormando, per ricordare e rendere omaggio a un poeta, martire dell'omofobia come ha testimoniato col suo stesso corpo.

Ricorda inoltre che come tutti gli anni la Fondazione sarà in piazza san Pietro a Roma a ricordare il sacrificio di Alfredo, portando fiori sul luogo dove si è immolato.  Chi vorrà unirsi sarà benvenuto.

 




 ·

Lettera al Dottor Filippo Tripoli, Sindaco della Città di Bagheria, con richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay nisseno, Alfredo Ormando

e per conoscenza al Vicesindaco ed Assessore alla Cultura, Dott. Daniele Vella.


Egregio Signor Sindaco Filippo Tripoli, 

Il 13 gennaio del 1998 il poeta e scrittore nisseno Alfredo Ormando, credente omosessuale si bruciò vivo in Vaticano per protestare contro la tradizionale morale repressiva della Chiesa Cattolica nei riguardi dei gay.

Profondamente scosso da questo tragico evento, mi sono interessato subito del caso Ormando, ma è solo dopo un anno dal suo eclatante e drammatico suicidio, allorché vengo nominato nel febbraio del 1999 consulente del sindaco Giovanni Valentino per la realtà omosessuale della nostra Città, che in questa veste mi presento in casa del suo amico Gaetano Mangano, che lo ospitava in un suo appartamento a Palermo, per avere maggiori informazioni su di lui.

Ebbene è in questa dimora, che vengo a conoscenza delle opere tutte inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando. 

Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: <<…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.>>

Ormando era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino. 

In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte in provincia di Catania, dove risiederà per tre anni dal 1981 al 1983. 

Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e finanche di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira.

Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita ma non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto.

Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo, il suo unico appagamento. 

E’ dunque in questa triste dimora che egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (Il dubbio, L’escluso, Sotto il cielo d’Urano) parlano da soli.

Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono.

E di certo è questo rifiuto che contribuirà con l’emarginazione sociale di cui era vittima a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano.

Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay.

Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay, considerati alla stregua dei paria, in questa nostra terra del profondo Sud, ancora qualche decennio prima di entrare nel terzo millennio.

Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Città, essendo custodito nella nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”.

Ormando per essersi immolato per la causa omosessuale è ormai conosciuto in tutto il Mondo Occidentale.

Ed un regista americano Andy Wilson è venuto persino a Bagheria a Villa Cutò, sede della nostra civica Biblioteca, dove si trovano tutti i suoi scritti, a girare delle scene per il suo film  “Il fuoco di Alfredo” (Alfredo’s fire) per restituire alla nostra memoria collettiva il suo sacrificio, con la sua intensità emotiva e il suo amaro contenuto politico e sociale.

Io stesso, che ho letto e studiato in questa nostra Biblioteca tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio.

Questo mio libro “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile” con la presente lettera glielo porgo in omaggio con la richiesta di intitolare una via cittadina a questo poeta e scrittore gay di San Cataldo, di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi.

Lei Signor Sindaco qualche anno fa ha fatto sì che la nostra città ricordasse i due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, trucidati, a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dall’intolleranza assassini nei riguardi dei gay, facendo affiggere una lapide in loro memoria a piazzetta Verdone.

Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui- è lui stesso a dirlo- non riusciva a farsi una ragione.

Vittima di atavici pregiudizi dunque ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita.

E tuttavia al di là di questa protesta, è l’uomo non solo con la sua sincera, spassionata ed evangelica religiosità, ma la sua opera che di questa autentica religiosità è indiscutibile testimonianza, che  si deve anzitutto ricordare. 

Se Ormando non avesse avuto fede mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi.

Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, pregiudizio ed ostracismo, che per primi i veri e sinceri cristiani dovrebbero bandire da discutibili comportamenti anche di persone che tuttora si definiscono cattoliche.

Per questo ricordare Ormando è importante. E’ infatti importante che tutti sappiano, anche con il ricordo del suo martirio, che l’amore cristiano per il prossimo non può né deve mai escludere le persone LGBTQ dalla nostra religione dell’amore predicata dal Vangelo.

Lei Signor Sindaco che è un cattolico praticante lo sa bene ed è anche per questo motivo che spero che questa mia richiesta venga da Lei accolta ben volentieri.


Dott. Piero Montana

Ex consulente dei sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per la realtà omosessuale della Città di Bagheria.

8 dicembre 2025

Lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara, nipote prediletto di Alfredo Ormando,

  E' in uscita 

"Alfredo Ormando Altre poesie e prose d'impegno civile", l'originale ricerca storico-letteraria  di Piero Montana


Qui la lettera di Piero Montana ad Aldo Ferrara nipote prediletto di Alfredo Ormando, lo scrittore gay nisseno che per protesta contro la Chiesa si bruciò vivo in Vaticano il 13 gennaio del '98


"Bagheria, 5 dicembre 2025

Caro Aldo,
 ti comunico che ho già provveduto a comprare una casella di posta pec e che pertanto questa sera ho inviato al tuo Sindaco,Gioacchino Comparato, al suo indirizzo di posta protocollo@pec.comune.san-cataldo.cl.it, il mio comunicato stampa sulla pubblicazione del mio libro su tuo zio, unico libro finora scritto in Italia e, che io sappia nel mondo, sulla figura e l'opera di Alfredo Ormando.

 La pubblicazione di questo comunicato sul sito istituzionale del comune di San Cataldo é importante.
 Nel suo romanzo autobiografico "Il dubbio" tuo zio scrive che in
gioventù dovette scappare dalla sua città per essersi acquistato "la nomea di arrusu".
 E' bene allora che si sappia oggi che Alfredo, per essersi immolato per la causa omosessuale, nella storia del movimento LGBTQ+ ITALIANO ed INTERNAZIONALE é considerato uno dei protagonisti più importanti, e non solo per il suo gesto di protesta estrema contro la repressiva morale vaticana, ma anche per il suo lascito letterario che di questa protesta, contro tutte le strumentalizzazioni, é una indiscutibile testimonianza.

 Il sindaco Comparato per primo deve essere fiero di avere avuto un concittadino come Ormando e di dimostrarlo, facendo sapere a tutti gli abitanti di San Cataldo che su Alfredo oggi si fanno film, si scrivono poesie e libri per commemorarne la nobile e coraggiosa figura, che si é votata perfino al martirio, bruciandosi vivo in
piazza San Pietro a Roma il 13 gennaio del 1998.

 Volevo scriverti tutto questo in un messaggio privato ma poi ho pensato che é un bene rendere pubbliche le cose che qui ti scrivo. 

Vai nuovamente dal sindaco ed assicurati che egli faccia davvero
qualcosa per il tuo caro ed amato zio.

Piero

14 gennaio 2025

Ricordare : il 13 gennaio è l'ORMANDO DAY

No, Alfredo caro, in questo 2025 appena iniziato non ti ho dimenticato, non ti abbiamo dimenticato.

Se non sono venuta anche  oggi alle 12 in Piazza san Pietro a portare un mazzo di tulipani rossi dove ti sei immolato è solo  perché sono vecchia, siamo vecchi, e ci muoviamo con sempre maggiore difficoltà.... 

E quest'anno il papaBergo col suo giubileo, assieme al sindaco-che-ride, hanno reso accessibile la piazza solo ai pellegrini in cerca di perdono piu' o meno a pagamento... a quelli capaci di camminare a lungo e inginocchiarsi e non ai vecchietti un po' malfermi sulle gambe.

Dovrebbero essere lui e tutta la curia a prosternarsi nel luogo del tuo martirio e a chiederti perdono, ma ancora una volta non solo un papa in carica non lo farà e non lo faranno neanche i suoi chierici di ogni ordine e grado,  ma hanno resto sempre piu' difficile farlo a chiunque voglia testimoniarti il suo amore, e di questo insulto al tuo sacrificio si assolveranno come sempre han fatto.

Ma tu, Alfredo Ormando,  sei nel mio cuore, comunque e sempre, non solo oggi.

AMg



Ma chi è stato ALFREDO ORMANDO ?

***  Nato in una famiglia di contadini illetterati, aveva sette fratelli e sorelle. La sua omosessualità non venne accettata né in famiglia, né dalla società in cui viveva, ragion per cui decise di trasferirsi in un seminario francescano, che abbandonò due anni più tardi, non avendovi trovato alcuna comprensione. Cominciò quindi una carriera di scrittore indipendente e riuscì ad ottenere il diploma di scuola media soltanto all'età di 35 anni.

Il 13 gennaio 1998 si diede fuoco a Roma in Piazza San Pietro per protestare contro l'atteggiamento della Chiesa Cattolica Romana nei confronti degli omosessuali.

Morì dopo 10 giorni di atroci sofferenze nell'ospedale romano Sant'Eugenio, dove era stato ricoverato in fin di vita dopo che due poliziotti avevano cercato di spegnere le fiamme che lo avvolgevano.

Il Vaticano cercò subito di nascondere il carattere di protesta del gesto, rilasciando un comunicato stampa nel quale affermava che Alfredo Ormando si era tolto la vita per problemi di famiglia, non quindi legati alla propria omosessualità. Tuttavia, in uno scritto che ha lasciato in terra prima di darsi fuoco, lo scrittore afferma chiaramente di volere la morte per sensibilizzare ai problemi della mancata accettazione dell'omosessualità da parte della Chiesa cattolica.[5] Di ciò alcuni quotidiani danno notizia già il giorno successivo.

Ogni anno il 13 gennaio il suo gesto viene ricordato in quella stessa Piazza San Pietro da un gruppo di attivisti per i diritti degli omosessuali.

Nel 2013 il regista statunitense Andy Abrahams Wilson ha realizzato il mediometraggio documentario Alfredo's Fire, presentato in anteprima durante il Palermo Pride.

Maria Privitera da Wikipedia

https://fondazionemassimoconsoli.blogspot.com/2017/01/uscir-fuori-palermo.html

In ricordo del sacrificio di Alfredo Ormando

 il 13 gennaio è stata proclamata 

la Giornata Mondiale del Dialogo su Chiesa e Omosessualità

Il giorno stesso del rogo di Alfredo Ormando Massimo Consoli ha raccolto la sua testimonianza scritta e l'ha resa nota malgrado i tentativi di nasconderla,  coinvolgendo l'intera Comunità Varia come lui la chiamava.

 Nell'azione di coinvolgimento della gente omolesbotransbisex, nel ricordo e nella denuncia si è distinto anche Peter Boom, attore e attivista per i diritti civili.

Le opere e le lettere di Alfredo Ormando sono consultabili presso la biblioteca di Bagheria, a Palazzo Aragona–Cutò in via Consolare.

https://fondazionemassimoconsoli.blogspot.com/2017/01/il-13-gennaio-e-l-ormando-day-partecipa.html?fbclid=IwY2xjawHzPlRleHRuA2FlbQIxMQABHe67ANWJco7Mj45nilxptsviyQ0D1--J0AvvNU4jh_zPQjAvqfdRr-vGMA_aem_RBp9FCLhOQPytaQrElB3_Q

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7 ottobre 2024

Una storia d'amore distrutta dal nazismo....

 Le due donne ritratte nella foto in basso sono Felice Schragenheim e Lilly Wust.

Lilly era una donna tedesca rimasta a Berlino ad accudire i suoi quattro figli mentre il marito al fronte a combatteva tra le file dei nazisti. Felice, invece, era una ragazza ebrea costretta a nascondere le sue vere origini. Felice, tra le altre cose, era anche una poetessa, un'anticonformista dalla vita ardente e che prese parte alla Resistenza berlinese.

Il primo, magico incontro tra le due donne avvenne in un caffé di Berlino nel novembre del 1942. Tra le due donne nasce subito un affetto istintivo, viscerale, destinato a sfociare nella passione, un amore così improvviso e travolgente da segnare per sempre la loro vita, talmete tanto che arrivarono a stipulare un contratto di matrimonio simbolico.

Le due donne si scambiavano lettere e poesie, facevano progetti per un futuro insieme ma, la loro già vietata storia d'amore, venne bloccata dalle origini ebree di Felice che il 21 Agosto 1944, appena ritornata da una scampagnata con Lilly, venne catturata dagli uomini della Gestapo e trascinata via.

In quei mesi di detenzione Lilly riesce a farle visita al “Schulstrasse”, il centro di raccolta degli ebrei destinati ai campi. Le due donne si scambiarono qualche lettera, ma l'8 settembre Felice viene deportata nel Theresienstadt, e il 9 ottobre 1944, a Auschwitz. Muore, infine, a Bergen-Belsen nel marzo 1945.

Lilly Wust disperata, riuscì a fare ben poco, si espose in prima persona, cercando di farle visita e in nome del suo amore, aiutò altre donne ebree a sfuggire all’internamento. Un impegno che il governo tedesco anni dopo premiò anche con la Croce al merito. In un documentario recente Lilly Wust, oramai molto anziana, ha dichiarato di non aver mai smesso di amare Felice 

https://www.youtube.com/watch?v=ZWuY2CC-WmM



Fonti

http://www.mosaico-cem.it/archivio/il-ritratto/felice-schragenheim http://www.queerblog.it/post/109735/il-grande-amore-di-felice-schragenheim-e-lilly-wust


21 marzo 2023

LGBTQ genocide is happening now in Afghanistan (Il genocidio LGBTQ sta accadendo ora in Afghanistan)

 


IL GENOCIDIO LGBTQ STA AVVENENDO ORA IN AFGHANISTAN
DI DON KILHEFNER

Interrompiamo la nostra storia orale in programma sul Fronte di liberazione gay di New York: Forgotten LGBTQ Actions per portarvi un saggio urgente e importante di Don Kilhefner, precedentemente del Fronte di liberazione gay di Los Angeles. Ho pubblicato molti servizi su Don Kilhefner in passato e l'ho profilato ampiamente con oltre 300 ore di telefonate e interviste registrate fino ad oggi.

Mi riferisco quasi scherzosamente a Don Kilhefner come "l'attivista gay più pericoloso vivo in America". Dico quasi scherzando perché non è una minaccia per la sicurezza ma, piuttosto, è una minaccia per la supremazia etero e per coloro che adorano i suoi limiti. Ha appena festeggiato il suo 85° compleanno e si rifiuta di rallentare. Mi ha inviato l' estratto del saggio di 1.000 parole da pubblicare (fare clic qui per quella versione) , ma sto pubblicando l'articolo di 3.000 parole per intero. Perché? Leggi sotto e impara. C'è molto di più che possiamo fare tutti anche quando pensiamo "non c'è abbastanza tempo nella giornata".

–August Bernadicou, Presidente di The LGBTQ History Project

PS: ho riletto il saggio dopo aver scritto la mia introduzione sopra. Ho scritto "non c'è abbastanza tempo nella giornata". Don Kilhefner conclude il suo saggio con "A Call To Moral Conscience and Engaged Action (No Lame Excuses About Compassion Fatigue)". Beh, ecco...

Don Kilhefner e August Bernadicou, luglio 2021.

“Chi salva una vita salva il mondo intero.”
-Il Talmud


Ci sono 185 paesi nel mondo, 77 dei quali criminalizzano l'amore e la lussuria tra persone dello stesso sesso. L'Afghanistan è uno dei cinque paesi in cui la sessualità tra persone dello stesso sesso è punita con la morte.

Proprio in questo momento, in Afghanistan sta avvenendo il genocidio gay, genocidio come definito dalle Nazioni Unite. Ovunque non viene segnalato/sottostimato dalla stampa e dai social media. Si sta verificando una catastrofe umanitaria che deve attirare l'attenzione dei governi occidentali e di tutte le persone LGBTQ e dei loro alleati.

Nell'agosto 2021, i talebani hanno preso il controllo di Kabul, la capitale del
L'Afghanistan, che fu presto seguito dalla sottomissione dell'intero paese. Per le persone LGBTQ, le condizioni pre-talebane erano insidiose e pericolose, un paese in cui la supremazia etero e le sue norme obbligatorie erano saldamente applicate e controllate attraverso una cultura molto conservatrice e una religione islamica.

Dopo la presa del potere da parte dei talebani, le vite LGBTQ sono state disumanizzate e terrorizzate da delitti d'onore, torture, violenze sessuali sotto forma di stupri ed esecuzioni legali ed extralegali, di cui parleremo più avanti. Questo genocidio gay, coordinato in tutto il paese, spesso ha costretto uomini gay, lesbiche, donne e uomini trans riconoscibili o scoperti a nascondersi in isolamento per sopravvivere. La loro unica speranza per evitare la tortura e schivare il proiettile è stata quella di fuggire dal paese. Tuttavia, hanno pochissime opzioni per scappare.

Un po' di semplice matematica rivela l'entità di questa crisi. Mentre le statistiche demografiche precise sono sconosciute, la popolazione dell'Afghanistan sarebbe di 37 milioni di persone. Circa il 40% ha tra i 14 e i 35 anni. Di quel numero, forse il 10% (una percentuale spesso utilizzata per stimare questo gruppo demografico LGBTQ), o circa 1,5 milioni, sono persone LGBTQ, la popolazione bersaglio principale dei talebani.

Nonostante questo pericolo, adolescenti e ventenni in Afghanistan sono stati influenzati dal movimento di liberazione gay tramite telefoni cellulari e Internet. Conoscono le celebrazioni e le manifestazioni del Pride, i matrimoni tra persone dello stesso sesso, la pubblicazione di video su Instagram e Tic Tok, Grindr e la cultura queer. Dichiarano i loro pronomi preferiti. Sanno anche che la sopravvivenza potrebbe essere possibile se riescono a fuggire dall'Afghanistan e raggiungere un paese amico. Stonewall è vivo nella loro psiche queer.

Mentre la vita di qualsiasi persona LGBTQ nell'Afghanistan etero-maschile può essere in qualche modo in pericolo, sono i giovani uomini gay a essere maggiormente presi di mira. Dopo che i talebani li hanno portati via, non vengono mai più visti. Anche le lesbiche sono state uccise, ma spesso sono costrette a sottomettersi e costrette a matrimoni etero combinati, diventando macchine per bambini. Le donne in generale hanno molto meno tempo privato e senza sorveglianza all'interno della casa, rendendo pericoloso l'uso del cellulare e di Internet, e devono sempre essere accompagnate in pubblico da un parente maschio. Anche le persone trans vengono picchiate ferocemente e subiscono violenze sessuali. Se si tratta di una persona trans omosessuale, viene punita con la morte; se si tratta di un maschio o una femmina trans eterosessuale, potrebbero anche essere picchiati, tuttavia, vengono avvertiti di tornare al loro villaggio di origine e di conformarsi alle norme di genere tradizionali.

Ecco le parole disperate di un giovane afghano gay in clandestinità: “The
I talebani hanno preso il sopravvento, stanno rapendo sospetti gay e non li vedrai mai più. A causa del modo in cui parlo e mi comporto, non è difficile individuarmi. È difficile per me andare in giro adesso. Prima dei talebani ero solo e solitario, almeno la mia vita non era in pericolo. Non ho speranza. Ho quasi rinunciato. A volte ho l'impulso di renderlo pubblico, con una bandiera dell'orgoglio in mano, e urlare mentre cammino per le strade di Kabul: "Sono gay". Se la mia famiglia lo scopre, saranno loro a uccidermi, non c'è bisogno dei talebani". (Da "No Safe Way Out", un rapporto di Rainbow Railroad)

L'ultimo ad essere evacuato, il primo ad essere giustiziato


Dopo la presa del potere da parte dei talebani, i paesi occidentali non hanno dato la priorità all'evacuazione e al reinsediamento degli afghani queer oltre alle leader femministe e ai difensori dei diritti umani. Oltre 150.000 afgani sono stati evacuati nei paesi occidentali dal 2021, ma si stima che meno dell'1% fossero persone LGBTQ autoidentificate.

Questa inerzia potrebbe riflettere la stanchezza della comunità internazionale nei confronti dell'Afghanistan. È probabile che anche la supremazia etero latente e sfacciata abbia un ruolo: "se vuoi salvare qualcuno, dovrebbero essere le famiglie". Solo il Canada e la Germania hanno compiuto sforzi significativi per reinsediare gli afghani LGBTQ, mentre il record degli Stati Uniti è deprimente.

Lascia che sia franco con te. La risposta delle persone LGBTQ che vivono in libertà al genocidio gay in Afghanistan è stata abissale e vergognosa - una vergogna - un tradimento dello spirito e dell'anima di Gay Liberation.

In modo miope, i leader e le organizzazioni LGBTQ occidentali hanno ignorato la difficile situazione degli afghani queer perché non rappresentano un collegio elettorale chiave o una priorità politica nel loro paese. Non hanno chiesto posti per rifugiati ai loro governi per gli afghani LGBTQ. L'etnocentrismo entra in scena. Gli afghani queer sono fuori dalla vista e il problema di qualcun altro.

Se vuoi avere un'idea diretta della sofferenza di queste persone, vai su Twitter e cerca gli hashtag: #LetUsLive, #TheseAreMyLastWords e #WeAreAfghanLGBTQ. Ogni giorno, sempre più afghani vengono detenuti, scompaiono, torturati e assassinati. È un genocidio silenzioso ma reale.

Ancora una volta, il "silenzio" delle persone LGBTQ liberate equivale alla "morte" per i giovani afgani LGBTQ.

Persone e organizzazioni che aiutano gli afghani LGBTQ a fuggire


Nell'apatia generale della comunità LGBTQ, ci sono uomini e organizzazioni gay giusti che devi conoscere come persone queer consapevoli e impegnate e preziosi alleati. A differenza dei venditori di breve durata dell'intrattenimento di basso livello, sono i tuoi veri influencer LGBTQ.

Michael Failla, 70 anni, di Seattle ha salvato e reinsediato circa 80 persone LGBTQ negli Stati Uniti e in altri paesi prima del conflitto afghano. È stato coinvolto nell'aiutare più di 100 afgani a fuggire e ne sta aiutando dozzine ancora nascoste in Afghanistan.

Il suo lavoro diligente e instancabile è stato messo in luce nel commovente film documentario vincitore di un Emmy "Out of Iraq", la storia d'amore di due soldati iracheni gay che si sono innamorati e per i quali Michael ha lavorato per anni per riunirli di nuovo a Seattle, dove loro erano sposati.

Nell'ottobre 2021, dopo la fine dell'occupazione militare americana ed europea, alcuni dei contatti di Michael gli hanno dato 19 posti su un volo di evacuazione per far uscire le persone LGBTQ dall'Afghanistan. Doveva prendere una decisione salomonica su quali vite dovevano essere salvate. Angosciandosi insonne per la sua risposta, alla fine, 19 uomini gay non binari sono stati selezionati perché erano i più visibili e suscettibili di essere arrestati e giustiziati dai talebani.

Michael ha urgentemente bisogno di volontari che lo aiutino con i suoi sforzi di salvataggio e reinsediamento: canadesi che considererebbero di diventare uno sponsor privato e professionisti della psicologia disposti a consigliare vittime di torture o persone che soffrono di PTSD o consigliare e incoraggiare i giovani intrappolati in un incubo.

I volontari possono anche aiutare a mantenere alto il morale, l'umore e la speranza e prevenire il suicidio di giovani afghani LGBTQ in fuga rimanendo in contatto con loro tramite il cellulare durante la loro ardua e pericolosa strada verso la libertà. Questo sarebbe un perfetto lavoro di anziani gay per persone anziane o chiunque abbia del tempo libero a disposizione.

Per aiutare il lavoro di salvataggio di Michael o sostenerlo finanziariamente, contattalo a mfailla@aol.com . Leggi: Come un uomo di Seattle è diventato un'ancora di salvezza per le persone LGBTQ perseguitate in altri paesi

Joe, 62 anni, di San Francisco, e suo fratello minore Frank, 57 anni, di Los Angeles (i loro genitori sono stati doppiamente benedetti con due figli gay), hanno avviato uno sforzo di salvataggio chiamato Freedom Connection USA, uno sforzo volontario che salva e reinsedia alcuni Rifugiato afghano LGBTQ alla volta. Ho redatto i loro cognomi per non mettere in pericolo il loro lavoro di salvataggio.

Non avevano esperienza in questo tipo di lavoro e non sapevano molto della cultura afghana. Attraverso l'apprendimento per prove ed errori di oltre diciotto mesi, hanno imparato a lavorare attraverso i sistemi clandestini, facendo uscire furtivamente dall'Afghanistan giovani persone LGBTQ a rischio, donne leader e attiviste per i diritti umani e ospitandoli fino a quando non viene loro assegnato lo status di rifugiato e reinsediati .

Di recente, stavo intervistando uno dei giovani gay afghani la cui fuga Joe e Frank avevano strettamente progettato con i talebani all'inseguimento. Verso la fine del nostro discorso, è scoppiato in lacrime, singhiozzando in modo incontrollabile mentre soffocava le parole: "Non sarei vivo oggi se non fosse per Joe".

Per partecipare, contatta FreedomConnectionUSA@gmail.com . Considera anche di sostenere finanziariamente il loro lavoro qui: Support Women, LGBT Refugees in Getting to Safety

Rainbow Railroad è una nota organizzazione non governativa ancorata in Canada, con uno staff eccellente e dedicato. Il gruppo è modellato sulla "ferrovia sotterranea" americana che contrabbandava schiavi dal sud verso la sicurezza e la libertà nel nord e in Canada prima della guerra civile americana. Hanno salvato centinaia di persone queer dal 2006 in paesi intolleranti e pericolosi, tra cui un recente focus su Afghanistan e Ucraina.

Rainbow Railroad lavora con governi occidentali amichevoli disposti ad accettare i rifugiati LGBTQ e li fa reinsediare al sicuro il più rapidamente possibile. A causa della natura delicata del loro lavoro con gli ombrosi funzionari occidentali, non possono scuotere troppo la barca, ma sono molto efficaci. Si spera che il gruppo diventi un modello per le organizzazioni di altri paesi per svolgere un lavoro salvavita.

Nel 2022, questa ONG ha portato 220 afghani nei paesi occidentali. Di recente, Rainbow Railroad ha annunciato il reinsediamento di altri 600 rifugiati afgani LGBTQ in Canada. Tuttavia, lo sforzo attuale è minuscolo rispetto al gigantesco bisogno. Ha 6.000 richieste di aiuto.

E, naturalmente, ci sono afghani LGBTQ reinsediati fortemente coinvolti in questo lavoro di salvataggio. I loro nomi e sforzi non possono essere rivelati a causa del pericolo che rappresenterebbero per le loro famiglie, amici e amanti in Afghanistan e rivelerebbero i loro metodi.

Proprio mentre stavo finendo questo articolo, ho ricevuto un'e-mail che mi informava che M., con l'aiuto di omosessuali americani, era appena uscito sano e salvo dall'Afghanistan. M. è un gay di 21 anni, laureato in informatica e parla cinque lingue. È stato vittima di bullismo per tutta la vita perché non soddisfa le aspettative maschili della tradizionale virilità etero. È intelligente e resiliente. Mentre se ne andava, suo padre lo benedisse dicendo che era orgoglioso di lui, facendo piangere M.. Sarà reinsediato in Canada. Ce ne sono molti come M. Hanno bisogno del tuo aiuto.

Ottenere supporto per fuggire dal paese e poi essere invitato a vivere in un paese occidentale significa lasciarsi alle spalle la famiglia. Gli afghani di solito vivono con i genitori fino al matrimonio con famiglie allargate più strettamente intrecciate rispetto alle famiglie nucleari occidentali. Significa lasciarsi alle spalle un paese amato ma combattuto.


Comprensione del genocidio LGBTQ in Afghanistan


Ovunque nel mondo abbia regnato la supremazia etero forzata, passato e presente, la vita e la cultura gay sono state nascoste e segrete. Alcuni afghani LGBTQ sono traditi dal loro linguaggio del corpo, dalla parola e dal comportamento naturali e queer; la maggior parte viene arrestata per tradimento o accuse da parte di familiari, vicini, amici e colleghi, persino ex fidanzati. Ogni giorno è pericoloso e pieno di paura per una persona LGBTQ in Afghanistan.

Particolarmente pericolosi per la loro sopravvivenza sono i post video su You Tube, Tic-Tok, Instagram, Twitter e Facebook che ne rivelano l'identità. I talebani hanno molti posti di blocco armati sulle strade del paese dove i telefoni cellulari vengono sequestrati e perquisiti alla ricerca di prove di e-mail, foto o video che potrebbero incriminare una persona queer. I talebani hanno fatto perquisizioni casa per casa e sfondato le porte delle case alla ricerca di prede gay.

Esistono tre strade principali per sterminare le persone LGBTQ in Afghanistan: delitti d'onore, esecuzioni legali ed extralegali e suicidio.

È prassi di diritto comune in Afghanistan che qualsiasi famiglia possa uccidere un membro se quella persona reca vergogna alla famiglia, una decisione consensuale presa da membri della famiglia etero e maschi: padre, zio, fratello, cugino. I delitti d'onore sono usati come punizione di uomini e donne per aver rifiutato un matrimonio combinato, adulterio e quando la famiglia si vergogna scoprendo di avere una donna o un uomo gay, lesbica o trans in famiglia. La famiglia ha il diritto di uccidere quella persona gay con poche o nessuna conseguenza. Una persona LGBTQ potrebbe persino essere rintracciata e uccisa in un paese straniero per ridare onore a una famiglia.

“Nei mesi precedenti la presa del potere da parte dei talebani, Brushna viveva con la famiglia di suo zio in un piccolo villaggio. Un giorno di luglio 2021, sei settimane prima della caduta di Kabul, sua cugina ha scoperto Brushna con la sua compagna e li ha denunciati allo zio di Brushna. Suo zio voleva ucciderla, ha detto Brushna, per "sbarazzarsi di questa vergogna" dalla famiglia. Brushna è riuscita a scappare ed è tornata a casa dei suoi genitori in città. Suo zio e cugini maschi hanno chiesto che fosse uccisa. I suoi genitori l'hanno subito fidanzata con un uomo che non sapeva che fosse lesbica. … Ma suo zio ei cugini maschi non erano soddisfatti. «Perché hai assunto questa tua figlia? Deve essere uccisa', ha sentito dire da uno dei suoi parenti. Finché il governo precedente era al potere, non era troppo preoccupata per queste minacce. "A quel tempo non c'erano i talebani, c'era la polizia", ​​ha detto Brushna. "Nessuno potrebbe uccidermi facilmente." Ma quando il governo è caduto in agosto, suo zio e cugini maschi si sono uniti ai talebani. Ora insistevano, avevano il potere di uccidere Brushna se suo padre non avesse agito. "Se non lo farai, lo faremo noi", ha ricordato un detto di un parente. 'Abbiamo l'autorità.'”

I genitori di Brushna l'hanno fatta sposare rapidamente, picchiandola quando non voleva andare fino in fondo, e hanno pagato suo marito per portarla in un altro paese con la scusa di trovare un lavoro migliore. “Ma anche uno dei figli di suo zio è emigrato nello stesso paese e ha saputo dal marito che è lesbica. Ora, dice Brushna, suo marito la picchia ogni giorno e non le permette di uscire di casa. «Ho paura che mi uccida o che mi uccida il figlio di mio zio», disse Brushna. (Dal rapporto di Human Rights Watch "Se voli nei cieli, ti troveremo")

Nei modi letali della supremazia etero ovunque, l'Islam usa il termine arabo "fitrah" per descrivere ciò che è "l'indole umana naturale" - naturale = eterosessuale - e le persone LGBTQ sono etichettate come esseri inferiori e innaturali che portano vergogna a una famiglia e alle nazioni islamiche e , apertamente o di nascosto, dovrebbero essere sterminati come parassiti.

Questo genocidio intellettuale islamico è come il dogma etero suprematista ufficiale della Chiesa cattolica e di altri gruppi religiosi, che propaganda che le persone LGBTQ sono "oggettivamente moralmente disordinate" (innaturali e inferiori) e, come punizione, "bruceranno per tutta l'eternità all'inferno” – sia nei paesi islamici che in quelli cristiani fornendo la stessa giustificazione ideologica e religiosa per il genocidio fisico.

Una seconda strada per lo sterminio LGBTQ è attraverso esecuzioni legali ed extralegali. L'autorità legale e morale nell'Islam si basa su tre pilastri: Corano, hadith e sharia.

  • Il Corano, il libro sacro musulmano, non dice nulla sulle persone lesbiche o trans, ma allude alla peccaminosità dell'omosessualità maschile a Sodoma e Gomorra, diventando il fondamento su cui si basa l'autorità religiosa per la morte degli omosessuali
  • Hadith si riferisce ai detti e alle azioni del profeta Maometto durante la sua vita. Fondamentalmente, gli omosessuali dovrebbero essere lapidati a morte e, per quanto riguarda le persone trans, "cacciarli fuori di casa".
  • La Sharia, legge islamica codificata nei secoli, detta la morte degli omosessuali (maschi e, per estrapolazione, femmine) e la metodologia per farlo. In Afghanistan, a volte queste esecuzioni sono pubbliche, ma i talebani generalmente lo fanno in privato in una prigione, lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Di recente, ho visto un montaggio video di diversi minuti di giovani omosessuali giustiziati in paesi musulmani che praticano la sharia come l'Afghanistan: uno appeso a un ponte con un cappio al collo, un altro lapidato a morte da una folla inferocita, un altro essere decapitati, e molti furono legati e gettati giù da alti edifici mentre gli astanti si rallegravano: allegra iperrealtà. Una rabbia ardente e dharmica sorse in me mentre assistevo alle loro esecuzioni; una rabbia che non provavo dai primi giorni di Gay Liberation.

Lo sterminio extralegale si riferisce alla giustizia della folla vigilante al di fuori della sharia
tribunali che si verificano spesso nelle campagne e talvolta nei centri urbani (il 25% dell'Afghanistan è urbano). In entrambi i luoghi, il risultato è un gay morto, una lesbica o una persona trans omosessuale.

C'è una terza strada per lo sterminio. Quando l'isolamento, la disperazione e la disperazione travolgono oggi una giovane persona LGBTQ in Afghanistan, l'auto-liberazione, il suicidio, può essere un modo per sfuggire al genocidio. Succede spesso. Di recente mi è stato riferito che i talebani avevano imprigionato l'amato padre e il fratello minore di un giovane omosessuale. Sapeva che erano stati arrestati in modo che si sarebbe consegnato ai talebani in cambio del loro rilascio, il che significava la sua morte certa da parte dei talebani. Quindi, invece, si è tolto la vita.

E ci sono altri modi in cui le persone LGBTQ in Afghanistan vengono disumanizzate, braccate ed eliminate. In questo ambiente genocida, non ci si può fidare di nessuno. Molti si stanno ingraziando i talebani. Per sopravvivere, le persone LGBTQ visibili si nascondono in isolamento in modo che non possano essere trovate e uccise. Ciò significa che hanno perso il lavoro e il reddito, la possibilità di acquistare e procurarsi il cibo, l'accesso alle cure mediche e non osano farsi vedere in pubblico temendo per la propria vita. Un omosessuale nascosto ha riferito di vivere con una manciata di riso al giorno.

“Un giovane omosessuale ha detto che dopo che i talebani hanno preso il potere, è andato a fare la spesa al mercato quando i membri dei talebani hanno notato che appariva diverso dagli altri. Lo hanno picchiato davanti a una folla, ferendolo. Dopodiché si è nascosto in uno scantinato e gli amici gli hanno portato del cibo così non avrebbe più dovuto uscire”.
("Nessuna via d'uscita sicura")

Un appello alla coscienza morale e all'azione impegnata
(Niente scuse per la fatica della compassione)

C'è un compito eroico davanti alla comunità LGBTQ nazionale e internazionale, insieme ai suoi amati alleati, proprio di fronte: l'evacuazione di tutte le persone LGBTQ a rischio dall'Afghanistan. La comunità LGBTQ deve parlare e organizzarsi attorno a questo genocidio gay. È un imperativo morale. È un'EMERGENZA.

Sebbene questa attivazione coinvolga tutte le persone di tutte le età con una coscienza impegnata, c'è un appello speciale alle generazioni Millennial e Gen Z perché questa sfida potrebbe essere una delle loro eredità distintive. Hanno le capacità, l'energia e un'immaginazione illimitata e fresca per innescare un tale sforzo.

Nella mia carriera di mezzo secolo come organizzatore di comunità gay, ho sempre accompagnato ogni discussione su un problema con possibili soluzioni proattive. Ecco alcuni suggerimenti:

Educate Yourself : Due utili risorse educative sono "Anche se vai nei cieli, ti troveremo:" LGBT People in Afghanistan After the Taleban Takeover "un rapporto con interviste a 60 persone LGBTQ in Afghanistan tra ottobre e dicembre 2021 pubblicato da Human Rights Watch e OutRight Action International , e “No Safe Way Out: Human Rights Violations Against LGBTQI+ People Under the Taliban” di Rainbow Railroad, sulla situazione nel 2022.

Distribuisci questo articolo (hai il mio permesso), o scrivi il tuo, e usalo come comunicato stampa sollecitando la stampa LGBTQ e i social media elettronici, i giornali locali e nazionali, le notizie via cavo, i programmi TV, e altri, in particolare i punti vendita progressisti, a utilizzare it per sensibilizzare sulla crisi LGBTQ in Afghanistan.

Sostieni in ogni modo possibile, in particolare finanziariamente, il lavoro pionieristico di Michael Failla, Freedom Connection USA e Rainbow Railroad. Dovrebbero esserci "Friends of Michael Failla", "Friends of Freedom Connection USA", "Friends of Rainbow Railroad" e "Friends of 'Save LGBTQ Afghans'" ovunque (l'ultima organizzazione ancora da organizzare da te e dalla tua comunità LGBTQ ).

Organizzare! Organizzati dal basso! Proattivamente Organizzare un'ampia coalizione nazionale e internazionale di base per aumentare la consapevolezza sulla lotta per la vita o la morte degli afghani LGBTQ. Affronta i governi (in particolare gli Stati Uniti) per fornire una casa a più rifugiati LGBTQ e fai pressioni sulle Nazioni Unite per ottenere più posti per rifugiati LGBTQ. Scatena la spinta e la fecondità della giovinezza e consultati con gli anziani. C'è un legame naturale tra i giovani e gli anziani: insieme sono dinamite come agenti di cambiamento sociale.

  • Invia pacchetti informativi a tutti i funzionari eletti (locali, statali, nazionali) e follow-up con una telefonata e un'e-mail di richiesta di supporto. Il mio membro del Congresso, Adam Schiff, ha già ricevuto un tale pacchetto.
  • Università, college, gruppi LGBTQ delle scuole superiori e i loro insegnanti: questo è un problema perfetto per te.
  • Giornalisti e produttori di film/video LGBTQ in pensione: siete estremamente necessari.
  • A Los Angeles, il LA LGBT Center potrebbe utilizzare un quarto dei proventi della sua cena annuale per salvare gli afghani LGBTQ. Il Gay Men's Chorus di LA, e altri cori simili in tutto il mondo, potrebbero tenere concerti di raccolta fondi nella Walt Disney Concert Hall diretti a salvare i giovani afghani. I membri del consiglio comunale di West Hollywood e Los Angeles devono agire.
  • Per chi è vicino a Harry Styles, Beyonce, Billy Eilish e altri: che ne dici di un concerto di beneficenza per mostrare rispetto e apprezzamento per la loro enorme base di giovani fan LGBTQ.
  • Le possibilità sono infinite. Poche ore settimanali piene di risorse in collaborazione con altri, radicate e focalizzate su questa crisi, sposteranno le montagne.

Modella la tua organizzazione di base sul successo di Gay Liberation Fronts e ACT UP: coordinamento nazionale centralizzato e stanza di compensazione, ma gruppi di attivisti decentralizzati con processi decisionali locali.

Un altro modello virtuoso e di grande successo da scoprire è il movimento Salva gli ebrei sovietici degli anni '70. Alcuni dei giovani che sono stati al centro di quegli sforzi sono ancora in circolazione. Scegli il loro cervello. Coinvolgili.

È tempo di ascoltare le grida di aiuto dall'Afghanistan. È tempo che tutti i settori e gli strati della comunità LGBTQ si uniscano su questo problema, salvando la vita dei giovani afgani LGBTQ. Come ci insegna l'esistenzialismo, "Quello che fai è ciò che determina chi sei".

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27 gennaio 2021

Era solo un anno fa e sembra sia passato un secolo..

Altro Circolo. Giorno della Memoria, mostra fotografica e video installazione


Lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 11.30 verrà inaugurata, presso la Sala espositiva di Palazzo Anselmi della Provincia di Viterbo, in occasione della Giornata della Memoria” la mostra” Omocausto –Lo sterminio dimenticato degli omosessuali” 15 pannelli raccontano la storia.

Triangolo rosa -Un breve percorso in quella tragedia dimenticata vuole rendere omaggio alla memoria di quelle persone, alle loro sofferenze, alle loro vite spezzate.

continua sul link

http://www.newtuscia.it/2020/01/21/altro-circolo-giorno-della-memoria-mostra-fotografica-video-installazione/?fbclid=IwAR1M5W8xiUOYxvjqPbmk1PKWhVlCizQFf3oIcHDbdneSJRj0ZdNyoAeNXNo

28 gennaio 2020

Giornata della Memoria a Viterbo una mostra e una performance...

TRIANGOLO ROSA: come è diventato un simbolo dei diritti dei gay



Quando Adolf Hitler e il suo partito nazista presero il potere in Germania nel luglio del 1933, iniziarono la persecuzione scientifica e l'eliminazione di gruppi considerati inutili e nocivi, a cominciare dai disabili, per continuare con gli ebrei, LGBT +, i rom e prigionieri politici.
A partire dal quell'anno i nazisti costruirono una rete di campi di concentramento (lager) in tutta la Germania, dove furono imprigionati gli appartenenti ai gruppi "indesiderabili", tra cui ebrei e omosessuali, per usarli come schiavi ed eliminarli sistematicamente
Questa persecuzione continuò dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939 e tra il 1941 e il 1945 : dai nazisti furono eliminati  fisicamente sei milioni di ebrei europei, seguendo un piano noto come "La soluzione finale al problema ebraico", nei campi di sterminio, con camere a gas/crematori, e sparatorie di massa. 
Questo genocidio è chiamato Olocausto o Shoah in ebraico.

 In totale, fino a 17 milioni di persone, tra cui  un numero imprecisato, che si stima tuttavia in centinaia di migliaia, di uomini gay e bisessuali, furono sistematicamente uccisi per mano dei nazisti.

Non è del tutto chiaro perché i nazisti usassero il colore rosa per contrassegnare omosessuali e bisessuali, ma nei campi di concentramento, i detenuti LGBT + sono stati sottoposti a fame e lavoro forzato, oltre a subire discriminazioni sia da parte delle guardie delle SS, sia dagli altri detenuti.

Pierre Seel, sopravvissuto gay del campo di concentramento di Schirmeck-Vorbrück vicino a Strasburgo, scomparso nel 2005, descrisse nel suo libro del 1995 " Deported Homosexual: A Memoir of Nazi Terror." di un incidente rimasto impresso in modo assolutamente indelebile nella sua memoria: un gruppo di guardie delle SS spogliò nudo  il suo amante di 18 anni e poi lo fece assalire da un branco di cani-lupo che lo hanno sbranato e infine ucciso.

“Non c'era solidarietà per i prigionieri omosessuali; appartenevano alla casta più bassa ”, 
"Gli altri prigionieri, anche se tra di loro, li prendevano di mira."

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, dopo la liberazione dei sopravvissuti dai campi la persecuzione degli uomini gay e bisessuali è continuata. L'attività sessuale tra persone dello stesso sesso è rimasta illegale nella Germania orientale e occidentale fino al 1968 e 1969 rispettivamente. ( e depenalizzata totalmente solo nel 1994 dopo la riunificazione tedesca).
Ma si è dovuto attendere fino al 2002 prima che il governo tedesco si scusasse con la comunità gay e depenalizzasse la documentazione relativa ad uomini gay e bisessuali schedati sotto il regime nazista.

Solo nel 2005 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che include omosessuali come parte delle persone perseguitate durante l'Olocausto.

Nella seconda metà degli anni 70 già Massimo Consoli aveva portato all'attenzione del movimento di liberazione degli omosessuali le persecuzioni nei loro confronti da parte dei nazisti con un coraggioso libro-denuncia intitolato OMOCAUST.
Esso è stato il  frutto delle sue ricerche tra i pochi superstiti in Germania e sopratutto negli archivi del grande studioso della Shoa Simon Wiesental,  che ha dedicato la sua vita con certosina e implacabile pazienza sia per ritrovare le tracce dei deportati uccisi e dei sopravvissuti, nonché dei criminali nazisti sfuggiti al castigo.

Ricordo che fu  in quell'epoca che il triangolo rosa venne riconosciuto e rivendicato come simbolo della gente omosessuale e  iniziò ad essere usato come simbolo per segnare la storia della violenza anti-gay:  diventò bandiera di orgoglio e di vita anziché come era stato creato e usato, di disprezzo e morte.

In un atto di sfida, il triangolo rosa recuperato è stato usato invertito, con la punta rivolta verso l'alto - come segno di attivismo gay. 

Negli anni 80 è diventato noto su scala internazionale, quando il collettivo Silence = Death Project lo ha usato sui poster che con cui ha tappezzato New York per sensibilizzare sulla crisi dell'AIDS e sempre con la punta in alto è stato successivamente utilizzato dalla Coalizione dell'AIDS per l'ACT UP delle sue campagne durante l'epidemia di AIDS.


La performance ideata e realizzata da Alba Montori a Viterbo ieri e oggi nell'ambito della mostra sulla persecuzione nei campi di sterminio a celebrazione del 27 gennaio - Giornata della Memoria 2020 è incentrata proprio su il sistema di etichettatura (numero tatuato sul braccio + triangolo o stella, cucito sull'uniforme a righe bianco/nero) praticato sugli  internati, volto a togliere loro identità e dignità  umana e sociale, a renderli "cose" e come tali eliminabili se "inutili/inutilizzabili".

Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI 
27 gennaio 2020