Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

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14 giugno 2026

dal pride di Bologna del 13 giugno 2026

I nostri media su tensioni a Bologna  durante il Pride.
Dati forniti da IA google

Al Rivolta Pride tenutosi a Bologna sabato 13 giugno 2026, si sono registrate forti tensioni e scontri. Il corteo è stato caratterizzato da una massiccia presenza di bandiere palestinesi e dallo slogan «No Pride in genocide». Durante la manifestazione, un gruppo di attiviste e persone di nazionalità israeliana (tra cui una donna incinta) è stato accerchiato, spintonato e aggredito verbalmente da alcuni partecipanti al corteo. [1, 2, 3, 4]
Dettagli dell'accaduto
  • Contesto: Il corteo è partito dai Giardini Margherita con la partecipazione di migliaia di persone.
  • Apertura: Ad aprire la parata vi erano bandiere palestinesi e lo striscione «No Pride in genocide».
  • Aggressioni: Alcuni cittadini israeliani sono stati allontanati, spintonati e insultati.
  • Esclusione: Precedentemente, il Cassero LGBTI+ Center di Bologna aveva criticato e invitato a non sfilare attiviste definite "sioniste" con i propri simboli nazionali. [1, 2, 3, 4, 5]


Non  è citato   Il Secolo d'Italia  perciò metto qui sotto il link dove è possibile anche vedere i filmati.

30 maggio 2026

Comunicato Stampa Associazione Radicale Certi Diritti - A sostegno di Keshet Italia

 


Apprendiamo con stupore e preoccupazione la decisione degli organizzatori del Roma Pride di non consentire la partecipazione con un carro all’associazione Keshet, a seguito del rifiuto di sottoscrivere integralmente il documento politico della manifestazione.

Riteniamo che una scelta di questo tipo rappresenti un precedente problematico per la natura stessa del Pride, che storicamente nasce come spazio aperto, plurale e inclusivo, capace di accogliere sensibilità e posizioni differenti all’interno della comunità LGBTQIA+ e delle realtà che la sostengono.

Ci domandiamo inoltre se tale richiesta di adesione politica integrale sia stata rivolta a tutti i soggetti partecipanti alla manifestazione, comprese associazioni, organizzazioni e rappresentanti istituzionali, e quali siano concretamente le “condizioni” richiamate dagli organizzatori per giustificare questa esclusione.

Crediamo che il Pride debba continuare ad essere un luogo di partecipazione ampia e libera, non uno spazio delimitato da criteri di appartenenza politica o ideologica. La forza del movimento LGBTQIA+ è sempre stata la capacità di unire persone diverse attorno alla difesa dei diritti, della dignità e delle libertà fondamentali.

Per questa ragione parteciperemo al Roma Pride riaffermando il valore del pluralismo, del confronto e dell’inclusione, principi che consideriamo essenziali per il presente e il futuro del movimento. Saremo al fianco di Keshet, qualora decidesse di partecipare alla manifestazione, nel nome di un Pride aperto, plurale e realmente inclusivo.

NICOLA BERTOGLIO

M +39 3663958969

Telegram @niko74mi


Associazione Radicale Certi Diritti APS

https://www.certidiritti.org/

Associazione iscritta al RUNTS

28 gennaio 2026

Luke of Poland (Luca di Polonia)

 

LUKASZ LEJA
ARTISTA

Dipinto di Lukasz Leja.

Ho visto una fanzine di Lukasz Leja al Bureau for General Services—Queer Division di New York. È una delle ultime librerie LGBTQ al mondo. (22 gennaio 2026, venite a trovare The LGBTQHP per un RUMI MISSABU PARTY e un PALOOZA! ) Ho chiesto ai ragazzi del BGSQD di presentarmi Lukasz, ma non l'hanno fatto. Poi l'ho visto in 3D al Queer Zine Fest.

Andiamo avanti all'intervista. Luke ha 29 anni e sta riscuotendo successo. È interessante e curioso. Pittore e fotografo attivo sui social media, lavora con uno stile che fonde Tom of Finland e dipinti che ti fissano. Sarà interessante vedere cosa gli succederà crescendo. Sarà meno nervoso. Molte delle sue opere hanno un contenuto sessuale, ma non gli piace che gli spettatori si concentrino su questo. È una persona completa e completa.

Dopo essersi trasferito a New York, il lavoro di Lukasz si è fatto più intenso, con l'aggiunta di un forte senso di comunità e indipendenza creativa, che gli ha permesso di creare opere più esplicite e personali. Già vincitore dell'Emerging Artist Competition della Tom of Finland Foundation, il corpus di opere di Lukasz continua a crescere. Ora viene esposto in tutto il mondo, con elementi di erotismo e vulnerabilità, combinati con un approccio progettuale che dimostra rigore. La sua mostra attuale, Satyriasis, che significa "desiderio sessuale incontrollabile o eccessivo in un uomo", è attualmente in corso a Parigi, in Francia.

— August Bernadicou, Direttore esecutivo del LGBTQ History Project

Lukasz Leja di Fernando Guerrero, 2025.


“Vengo da una piccola città in Polonia. Sono cresciuto in una città chiamata Międzyrzecz. Era super tranquillo. Vengo da una zona della Polonia molto rurale, agricola e pesante: molto verde, con molti laghi e natura, cose del genere. Quindi crescere è stato molto affascinante. Nuotavo in un lago e correvo nella foresta. Da piccolo avevo una famiglia numerosa.

Ricordo che quando ero in seconda elementare, un'amica ci raccontò una storia assurda. Avevo sei anni e a lei piaceva raccontare bugie e inventare storie. Venne da me e mia sorella e disse che aveva uno zio e una zia da una parte della famiglia, e uno zio e una zia dall'altra, e poi ci disse che entrambe le zie erano lesbiche ed entrambi gli zii erano gay. Quindi stavano segretamente - capisci cosa intendo? Stavano segretamente - i ragazzi gay stavano insieme, e le zie lesbiche stavano insieme. Fu allora che ci disse che esistevano le parole "gay" e "lesbica". Pensai: "Oh, mio ​​Dio, ci sono delle parole per descriverlo, anche se quella storia era falsa". E pensai: "Wow. Ad alcuni piace".

Non ricordo di aver avuto una cotta per qualcuno o di essermi innamorato di qualcuno a quell'età. Mi sembra di aver avuto un sacco di fidanzate e ragazze nella mia vita che mi piacevano, mentre i ragazzi con cui non mi identificavo molto.

Amo leggere. Amo disegnare. Amo dipingere. Mi interessavano gli strumenti e la musica, e ho provato a suonare uno strumento. Sognavo di avere una macchina fotografica, poi ne ho avuta una, ho iniziato a fotografare e ho iniziato a prendere lezioni di danza, sperimentando tutto ciò che il mondo creativo offriva.

Per quanto ne sapevo, all'epoca non c'era una scena gay nella mia città in Polonia. Erano tempi diversi da adesso. Ora ci sono molti più bar e, sai, non è più uno stigma, come nei primi anni 2000, quando vivevo lì. Era molto diverso, e vivere in una piccola città non aiutava.

Adoravo Tom of Finland. Ho visto un film su di lui, quindi sapevo chi fosse, e poi ho scoperto la fondazione e il lavoro che svolgevano. Dopo la sua morte nel 1991, o negli ultimi anni della sua vita, hanno fondato una fondazione – la Tom of Finland Foundation – per preservare il suo lavoro e promuovere e sostenere gli artisti queer emergenti. Quindi, dopo aver imparato molto sulla fondazione, ho voluto davvero incontrare persone. Ho iniziato a partecipare ai loro eventi e ho presentato i miei dipinti perché organizzano un concorso per artisti emergenti ogni due anni. Ho presentato i miei dipinti e poi ho vinto il concorso, così ho potuto incontrare tutti e sono diventato parte della giuria.

Mi pongo molte domande prima di iniziare un'opera, poi il processo pittorico diventa più tecnico. A quel punto, penso ai colori e poi, quando è finita e la condividi, tutte quelle domande e quelle emozioni tornano, perché all'improvviso non è più solo tua.

Scatto qualche fotografia per aiutarmi con l'illuminazione. Raccolgo dati, li trovo e li analizzo: come cade la luce, le ombre e tutto il resto. Ci vuole un po' di tempo. E poi, quando mi siedo davanti al cavalletto, ho già risposto a tutte queste domande. Dipingo strato per strato, iniziando con una base monocromatica, con solo marroni per evidenziare i toni. Poi inizio ad aggiungere i bianchi, le luci e poi i colori, colori freddi, colori caldi e le luci. È un processo tecnico. Ho un collage. Quindi, prima di iniziare a dipingere, creo un collage di ciò che voglio. Non è per niente simile a quello che sarà il dipinto, ma contiene le informazioni che voglio ricordare. Ci tengo degli appunti. Faccio collage di schizzi con fotografie, texture, materiali e colori a cui voglio fare riferimento. Mentre dipingo, mi ricorda tutte quelle idee che ho raccolto.

Amo la geometria e tutto ciò che ho imparato in architettura. Fondamentalmente, la uso nei miei dipinti. Quindi, quando creo una composizione, non è mai molto astratta o impressionistica. È molto geometrica, con una griglia chiara e forme nascoste nel dipinto. Mi piace quando la gente se ne accorge, quando a volte qualcuno viene da me e mi dice: "Oh, adoro questo triangolo compositivo" o qualcosa del genere, e io rispondo: "Oh, lo vedi, è fantastico". Adoro quando succede. Mi chiedo se conoscano il mio background, o se vedano tutto quello che vedo io.

Sono introverso e realizzo dipinti più espliciti. Quando li mostro alla gente, non so – i confini diventano sfumati – anche se si tratta di qualcosa di personale per me, nel momento in cui li espongo, tutti danno per scontato un po' della mia personalità o di ciò con cui mi sento a mio agio.

Non ho niente contro il porno, ma non so come descriverlo quando ti piace l'erotico, l'esplicito – non è l'unica cosa che faccio, ma per qualche motivo attira più attenzione, quindi ti senti come se fossi messo in una piccola scatola, e a volte quella scatola sembra stretta, ma mi piacciono le arti erotiche. Penso che sia rischioso nella vita professionale perché il mondo non è pronto. Dovrebbe essere pronto ormai, ma sì, a volte sembra un rischio anche solo essere aperti sulle proprie esperienze e sui propri sentimenti, e non so come farlo.


LEGGI L'INTERVISTA QUI


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21 gennaio 2026

MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.



Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.

Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.

E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".

 Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.

In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.

Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.

E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.

Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano  doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere  negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.


Piero Montana 

Direttore Centro d'Arte e Cultura

Bagheria



14 gennaio 2026

Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. ( con Video).

 Bagheria, 14 gennaio 2026.

  Lo scorso 13 gennaio, l'amministrazione comunale ha reso omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta sancataldese che nel 1998 scelse piazza San Pietro per il suo estremo gesto di protesta contro l'omofobia. 

 L'evento che si è svolto nella sala Martorana-Fumagalli di villa Butera è stato un momento di profonda riflessione sui diritti civili e sulla dignità umana che, ha visto la partecipazione del sindaco Filippo Maria Tripoli, dell'assessora alla pubblica Istruzione e Sport Antonella Insinga, dell'assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore, dell'assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Mineo e del consigliere Marco Tripoli. Presente anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore.

Figura centrale della commemorazione è stato Piero Montana attivista storico e già consulente per i diritti civili sotto diverse amministrazioni bagheresi.                                                                         Montana, autore del volume "Alfredo Ormando - Altre poesie e prose di impegno civile", ha ripercorso con commozione la vita tormentata del poeta. 

Ad aprire la commemorazione è stato il sindaco Tripoli, che nel suo discorso introduttivo, ha voluto ribadire con l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Tripoli ha ricordato il percorso di collaborazione avviato con l'attivista Piero Montana, citando come esempio tangibile di questo impegno la targa già installata in piazza Verdone in memoria dei "ragazzi di Giarre", Toni e Giorgio, uccisi nel 1980 a causa del loro amore. 

 Il momento più toccante della commemorazione è stato la lettura della lettera scritta da Ormando due settimane prima del tragico evento in piazza San Pietro. Il documento fu ritrovato nell'abitazione dell'amico e compagno di vita, Gaetano, che lo ospitò per molti anni. 

Montana ha ricordato come Alfredo sia stato vittima di continue discriminazioni: un isolamento non solo sociale ma anche culturale, dato che le case editrici dell'epoca rifiutavano sistematicamente le sue opere proprio a causa del suo orientamento sessuale. Oggi, grazie al lavoro di recupero di Montana, le opere di Alfredo sono accessibili a tutti presso la biblioteca comunale di Bagheria. 

  Alla commemorazione è intervenuto anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore che ha espresso profonda vicinanza alla figura di Ormando. Lepore ha condiviso un parallelismo personale molto forte, ricordando come anche lui, durante gli anni in seminario, abbia subito il rifiuto delle istituzioni religiose a causa della propria omosessualità. Ringraziando per l'invito, Lepore ha sottoscritto pienamente l'analisi di Montana, sottolineando l'importanza di non dimenticare chi ha pagato con la vita il diritto di essere se stesso.

 Il sindaco Tripoli ha chiuso l'incontro con un annuncio concreto che segna la volontà della città di Bagheria di non limitarsi alla sola memoria orale. L'amministrazione ha infatti espresso l'intenzione di intitolare una via cittadina alla memoria di Alfredo Ormando e di installare una targa commemorativa per rendere perenne il monito contro l'intolleranza. 

Di seguito il Link al video della commemorazione: Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. (Video). - Città di Bagheria


6 gennaio 2026

IN MEMORIA DI ALFREDO ORMANDO a 28 anni dal suo sacrificio.

La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI  sostiene caldamente la richiesta di intitolare una via della Città di Bagheria ad Alfredo Ormando, per ricordare e rendere omaggio a un poeta, martire dell'omofobia come ha testimoniato col suo stesso corpo.

Ricorda inoltre che come tutti gli anni la Fondazione sarà in piazza san Pietro a Roma a ricordare il sacrificio di Alfredo, portando fiori sul luogo dove si è immolato.  Chi vorrà unirsi sarà benvenuto.

 




 ·

Lettera al Dottor Filippo Tripoli, Sindaco della Città di Bagheria, con richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay nisseno, Alfredo Ormando

e per conoscenza al Vicesindaco ed Assessore alla Cultura, Dott. Daniele Vella.


Egregio Signor Sindaco Filippo Tripoli, 

Il 13 gennaio del 1998 il poeta e scrittore nisseno Alfredo Ormando, credente omosessuale si bruciò vivo in Vaticano per protestare contro la tradizionale morale repressiva della Chiesa Cattolica nei riguardi dei gay.

Profondamente scosso da questo tragico evento, mi sono interessato subito del caso Ormando, ma è solo dopo un anno dal suo eclatante e drammatico suicidio, allorché vengo nominato nel febbraio del 1999 consulente del sindaco Giovanni Valentino per la realtà omosessuale della nostra Città, che in questa veste mi presento in casa del suo amico Gaetano Mangano, che lo ospitava in un suo appartamento a Palermo, per avere maggiori informazioni su di lui.

Ebbene è in questa dimora, che vengo a conoscenza delle opere tutte inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando. 

Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: <<…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.>>

Ormando era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino. 

In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte in provincia di Catania, dove risiederà per tre anni dal 1981 al 1983. 

Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e finanche di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira.

Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita ma non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto.

Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo, il suo unico appagamento. 

E’ dunque in questa triste dimora che egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (Il dubbio, L’escluso, Sotto il cielo d’Urano) parlano da soli.

Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono.

E di certo è questo rifiuto che contribuirà con l’emarginazione sociale di cui era vittima a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano.

Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay.

Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay, considerati alla stregua dei paria, in questa nostra terra del profondo Sud, ancora qualche decennio prima di entrare nel terzo millennio.

Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Città, essendo custodito nella nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”.

Ormando per essersi immolato per la causa omosessuale è ormai conosciuto in tutto il Mondo Occidentale.

Ed un regista americano Andy Wilson è venuto persino a Bagheria a Villa Cutò, sede della nostra civica Biblioteca, dove si trovano tutti i suoi scritti, a girare delle scene per il suo film  “Il fuoco di Alfredo” (Alfredo’s fire) per restituire alla nostra memoria collettiva il suo sacrificio, con la sua intensità emotiva e il suo amaro contenuto politico e sociale.

Io stesso, che ho letto e studiato in questa nostra Biblioteca tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio.

Questo mio libro “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile” con la presente lettera glielo porgo in omaggio con la richiesta di intitolare una via cittadina a questo poeta e scrittore gay di San Cataldo, di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi.

Lei Signor Sindaco qualche anno fa ha fatto sì che la nostra città ricordasse i due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, trucidati, a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dall’intolleranza assassini nei riguardi dei gay, facendo affiggere una lapide in loro memoria a piazzetta Verdone.

Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui- è lui stesso a dirlo- non riusciva a farsi una ragione.

Vittima di atavici pregiudizi dunque ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita.

E tuttavia al di là di questa protesta, è l’uomo non solo con la sua sincera, spassionata ed evangelica religiosità, ma la sua opera che di questa autentica religiosità è indiscutibile testimonianza, che  si deve anzitutto ricordare. 

Se Ormando non avesse avuto fede mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi.

Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, pregiudizio ed ostracismo, che per primi i veri e sinceri cristiani dovrebbero bandire da discutibili comportamenti anche di persone che tuttora si definiscono cattoliche.

Per questo ricordare Ormando è importante. E’ infatti importante che tutti sappiano, anche con il ricordo del suo martirio, che l’amore cristiano per il prossimo non può né deve mai escludere le persone LGBTQ dalla nostra religione dell’amore predicata dal Vangelo.

Lei Signor Sindaco che è un cattolico praticante lo sa bene ed è anche per questo motivo che spero che questa mia richiesta venga da Lei accolta ben volentieri.


Dott. Piero Montana

Ex consulente dei sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per la realtà omosessuale della Città di Bagheria.

29 ottobre 2025

MOLECOLE MALIGNE - MOLECULAS MALUCAS - il manifesto tortillero

 Il Manifesto Tortillero: più radicale che mai

L'organizzazione autonoma Lesbian Avengers [Vendicatore Lesbiche] è stata fondata a New York nel 1992, con una sessantina di organizzazioni affiliate negli Stati Uniti. È emerso come un gruppo di azione diretta incentrato sulla visibilità e la sopravvivenza delle lesbiche. Nel 1993 gli Avengers convocarono la prima Dyke March [Marcia Lesbica] nell'ambito della Washington March for Lesbian, Gay and Bisexual Rights and Liberation. Lì, hanno distribuito migliaia di giornali con il loro recente Dyke Manifesto [ Manifesto Lesbico] che è stato distribuito anche nei due mesi successivi alla prima Tortillera March a New York, a cui ha partecipato una massiccia ondata di lesbiche. Condividiamo qui il potente Tortillero Manifesto insieme a un'introduzione scritta appositamente per Moleculas Malucas da Kelly Cogswell, un membro del gruppo che ha partecipato alla stesura del manifesto. Le traduzioni di Cecilia Palmeiro sono state lette con attenzione da altri fondatori dell'organizzazione.


Di Kelly Cogswell*

Tradotto da Cecilia Palmeiro

Un paio di anni fa, rovistando in alcune vecchie scatole, mi sono imbattuta in un foglio di giornale stropicciato e ingiallito, stampato in caratteri rossi. Da un lato c'era una breve storia dei Vendicatori lesbici e suggerimenti su come avviare la propria organizzazione locale, e dall'altro c'era il Manifesto Dyke.

Mi meravigliai che fosse così serio e oltraggioso, così sfacciatamente irriverente che solo pochi anni dopo averlo scritto mi fece quasi arrossire per l'imbarazzo. Dopotutto, identità e politica sono affari seri, giusto? NO?

Comincio ad avere i miei dubbi.

Il manifesto è stato scritto nel 1993, circa un anno dopo la nascita dei Lesbian Avengers ( Vendicatore Lesìbiche), un gruppo di azione diretta incentrato sulla visibilità e la sopravvivenza delle lesbiche. Prima di unirmi al gruppo non avevo nemmeno il coraggio di pronunciare la parola lesbica. Non ero del tutto convinta che lo fosse. Sapevo che mi piacevano le ragazze, ovviamente, ma evitavo quella parola che suonava così permanente, così sporca, persino mostruosa. Anche adesso, per molte persone la parola evoca odiatori di uomini privi di senso dell'umorismo, pervertiti super sessuati, ragazze da spogliatoio spaventose. E altre cose orribili, immorali, detestabili.

Non dovrei essere così dura con me stessa. La parola era letteralmente un segnale di pericolo. A volte me lo lanciavano come un mattone. "Dydy, dyke (lesbiche)", gruppi di ragazze mi hanno urlato fuori da una stanza che condividevo con un "amica". Gli uomini mi lanciavano bottiglie dalle macchine di passaggio, "Maledetta lesbica". Sapevo che potevo essere stuprata per quello, perché non c'era niente di peggio che dire di no a un uomo.

Soprattutto dopo che il candidato presidenziale Pat Buchanan è andato alla Convention nazionale repubblicana per dichiarare guerra, una guerra culturale, ai nemici dell'America, che includeva pedofili che diffondono l'AIDS, artiste lesbiche decadenti, criminali antisommossa neri, bruciatori di reggiseni e abbracciatori di alberi. Il suo discorso ha lanciato o riaffermato mille campagne anti-gay, tutte seguite dalla violenza.

Tuttavia, ogni volta che abbiamo avuto il coraggio di scendere in strada come Avengers, Lesbian Avengers, quella parola, lesbica, è stata riscattata. Eravamo una banda musicale pericolosamente deliziosa, che distribuiva palloncini ai bambini delle scuole dicendo "Insegna sulla vita lesbica". Eravamo dei mangiafuoco arrabbiati che trasformavano le bombe incendiarie che avevano ucciso una lesbica e un gay. Eravamo un coro celestiale che faceva serenate agli omofobi durante una bufera di neve il giorno di San Valentino, ballerine che ballavano il valzer nella neve il giorno successivo quando abbiamo riunito una statua di Gertrude Stein con un'altra della sua amante, Alice B. Toklas.

Quando le Vendicatore decisero di organizzare una Tortilla March su Washington alla vigilia dell'imponente LGB March del 1993 [1], la parola lesbica evocava potere, un mix sovralimentato di rabbia, gioia, assurdità, umorismo, a volte anche nudo desiderio, e provavo un piacere vertiginoso ogni volta che lo pronunciavo. E l'ho detto molte volte quel pomeriggio di primavera, quando una manciata di noi si è riunita per scrivere il manifesto nell'appartamento di Anne-Christine d'Adesky nell'East Village.

Aveva organizzato una scorta di birra Rolling Rock e taccuini, e abbiamo aperto le bottiglie verdi mentre ci sedevamo attorno al tavolo di formica con le nostre penne. Ricordo che c'era una lesbica di nome KT, che è un'artista e una musicista, e Kat, una ragazza che le era molto vicina. E la coinquilina di Anne, Brenda, con lunghi capelli biondi e un viso angelico, che suonava la grancassa alle marce. Forse c'era anche la coreografa Jennifer Monson, anche se non ne sono più sicura.

Venivamo da posti diversi, da background diversi, anche se sono abbastanza sicura che la maggior parte di noi sapeva di Emma Goldman – che voleva una rivoluzione ballabile-, e Rosa Luxemburg – che voleva la libertà per il dissenso-, e Valerie Solanas – che scherzava (o non così tanto) sulla formazione di una società per sradicare gli uomini [2].

Io, dal canto mio, avevo una formazione universitaria in arte e storia dell'arte, tutta zeppa di manifesti, quindi avevo il cervello pieno anche del futurista Marinetti, che voleva demolire biblioteche e musei (e del femminismo), e del dadaista Tristan Tzara che si faceva beffe dell'idea deplorevole e desueta dei manifesti, ma poi ne scriveva uno lungo. C'erano anche i versetti della Bibbia che avevo imparato a memoria da quando avevo tre anni (We Are the Apocalypse and the Rapture), il testo di "Girls in the Nose" (More Madonna and less Jesus) e jingle televisivi per biscotti per cani (L'attivismo rende forti le ossa).

Abbiamo creato un cocktail glorioso di parte manifesto politico, parte poesia d'amore lesbica, che era audace, divertente, sincero. Come i Vendicatori. E quando l'abbiamo condiviso con il gruppo, l'hanno adorato, almeno per un po'. Soprattutto quando l'artista Carrie Moyer ha creato un design strabiliante, mettendolo sul foglio di giornale in rosso San Valentino.

A Washington abbiamo distribuito migliaia di fogli cercando di convincere le lesbiche a venire alla Tortilla March. Il risultato ha superato di gran lunga le nostre aspettative. Uno tsunami di dighe, ventimila di loro sono scese per le strade della capitale, marciando verso la Casa Bianca dove i Vendicatori hanno inghiottito il fuoco e hanno cantato: “Il fuoco non ci consumerà. Lo prendiamo e lo facciamo nostro”. Ancora meglio, molte tornarono a casa e fondarono le proprie organizzazioni locali di Vendicatori.

Abbiamo finito per avere una sessantina di organizzazioni locali di Vendicatori che lavorano per la visibilità e la sopravvivenza delle lesbiche in tutto il mondo.

La Marcia della Tortillera era, ed è, importante perché il messaggio è nei nostri corpi. Significa molto essere disordinati, scandalosi, felici dietro la propria bandiera lesbica, occupare lo spazio pubblico, nel mondo reale, dove raramente vediamo donne, figuriamoci lesbiche.

Ancora oggi tutto ciò che è pubblico è predeterminato dal maschio. E non solo gli etero, anche i gay hanno posti da rimorchiare. I politici, la cultura e la società sono maschili. Lo spazio pubblico è letteralmente maschile. Le donne a volte siedono nei caffè, ma non in un caffè qualsiasi. E mai nella mia vita ho visto un gruppo di donne o ragazze uscire all'angolo di una strada a chiacchierare per ore. È pericoloso. Noi donne ci muoviamo negli spazi, non standoci mai dentro e reclamandoli. Letteralmente o simbolicamente. Vedere uno o due volti lesbici in TV, nella politica locale, non è paragonabile all'essere improvvisamente la maggioranza. Nemmeno uno su dieci per strada, o quello che siamo. Ma al cento per cento. Come siamo - idealmente - durante le marce della tortilla.

Rileggendolo ora, nel 2021, il Manifesto del Tortillero è ancora radicale. Crea uno spazio interiore per le lesbiche, rifiutando di essere emarginata – da chiunque, sia dalla società etero o dai queer che vogliono ancora che le lesbiche se ne vadano.

In primo luogo, il Manifesto presuppone la liberazione e il potere lesbico, piuttosto che invocarlo. “Non stiamo aspettando che arrivi il Rapimento. Noi siamo l'Apocalisse”, dichiara. E pur riconoscendo il costo della nostra invisibilità sociale – discriminazione, povertà, senzatetto, violenza – non ci posiziona come vittime impotenti. Abbiamo gli strumenti per combattere contro tutto questo. "Il potere dell'amore delle dighe, della visione delle dighe, della rabbia delle dighe, dell'intelligenza delle dighe e della strategia delle dighe." Tutto quello che dobbiamo fare è mobilitarci.

In secondo luogo, pone le lesbiche proprio al centro dell'universo, non in fondo a un elenco infinito di oppressi del mondo. Abbiamo il coraggio di goderci le nostre vite e comunità, il nostro desiderio omosessuale, la nostra diversità, la nostra complessità, le nostre incredibili ed esilaranti tendenze umane, che includono anche cattive relazioni. Non è colpa nostra se il mondo non vede quanto siamo grandi.

Per questo, come strategia retorica, invece di infierire contro gli stereotipi lesbici o lamentarsi di loro come vittime, il manifesto si permette di deriderli, e prendersi gioco dei bigotti che credono che gli omosessuali siano pedofili, che le lesbiche siano supersessuate demolitrici di case. "La sovversione è la nostra perversione" e "noi reclutiamo", dichiara, come un grande fanculo.

Forse la cosa più importante è che il manifesto ha mantenuto l'attenzione sul sesso e sul desiderio all'epoca Gay Inc.[3] Parlava già fondamentalmente di amore e matrimonio, cancellando le nostre stesse radici e la storia della nostra emarginazione. Le immagini che hanno creato, e continuano a perpetuare, davano l'impressione errata di lesbiche e gay che si limitavano a tenersi per mano e guardarsi l'un l'altro con romantica nostalgia, magari dandosi un piccolo bacio casto quando finalmente fu loro permesso di celebrare la loro unione civile. (Il matrimonio è legale dal 2015 negli Stati Uniti.)

Il manifesto, da parte sua, chiede alle lesbiche di alzarsi dai loro letti (dove facciamo sesso). Uscire dai bar (dove ci corteggiamo e facciamo sesso). Dichiara che l'attivismo non dovrebbe essere solo rumoroso, audace, ma anche "sexy, pazzo, feroce, gustoso ..." Le proteste sono un ottimo posto per sollevarsi per le donne. "Non abbiamo una posizione sulle pellicce" (o sui nostri peli pubici). Ci siamo rifiutate di tornare nell'armadio. O dimenticare la connessione tra l'odio del mondo nei nostri confronti e il nostro desiderio che è sovversivo proprio perché lesbica, omosessuale, una donna che dice sì a un'altra donna e no agli uomini, sbattendo le porte in faccia ai loro patriarcati. E paghiamo un prezzo alto per questo.

I Vendicatori hanno reso la connessione ancora più chiara pochi mesi dopo, dichiarando il tema della prima Tortilla March di New York: "Noi lesbiche bramiamo il potere". Nella promozione della marcia abbiamo chiesto: “Cosa significa augurare? Quante volte il tuo desiderio è stato troppo doloroso o troppo pericoloso da esprimere? Sei mai stata punita per aver desiderato la cosa sbagliata... l'amante sbagliato? Noi Vendicatore Lesbiche crediamo che il DESIDERIO sia una FORZA POTENTE CHE MUOVE IL MONDO. Il DESIDERIO ci spinge ad andare oltre e a chiedere rispetto e diritti civili per le lesbiche. UN AMORE ROVENTE  per le donne ci spinge a esplorare ed esprimere la nostra lussuria e il nostro amore anche di fronte al pericolo. UN FORTE DESIDERIO di giustizia ci porta in piazza ogni volta che le Tortilleras vengono minacciate”.

Cosa può esserci di più radicale di così? Credi che le vite lesbiche contino davvero? Quella lussuria lesbica è importante? Ecco perché il Manifesto delle Vendicatore Lesbiche è più di un documento storico; è una provocazione, un grido che chiede il risveglio di una nuova generazione di lesbiche.

MANIFIESTO TORTILLERO

¡LLAMANDO A TODAS LAS LESBIANAS!

¡DESPIERTEN!

Es hora de salir de las camas y de los bares, y de lanzarnos a la calle.

Es hora de tomar el poder: el poder del amor de tortillera, la visión tortillera, la rabia tortillera, la inteligencia tortillera y la estrategia tortillera. 

Es hora de organizarnos y agitar. Es hora de juntarnos y luchar.

Somos invisibles, hermanas, y eso no es seguro –ni en nuestros hogares, ni en las calles, ni en el trabajo, ni ante la ley. 

¿Dónde están las líderes visibles? Es hora de un movimiento lésbico feroz y esa sos vos: el ejemplo a seguir, la visión, el deseo.

TE NECESITAMOS

Porque: no estamos esperando que llegue el rapto. Nosotras somos el Apocalipsis. Nosotras seremos tu sueño y la pesadilla de ellos. 

PODER LÉSBICO

Las Vengadoras Lesbianas [Lesbian Avengers] creemos en el activismo creativo: ruidoso, atrevido, sexy, loco, feroz, sabroso y dramático. El arresto es opcional. 

Pensamos que las protestas son un buen momento y un gran lugar para levantar mujeres.

Las Vengadoras Lesbianas no tenemos paciencia para la política amable. Estamos aburridas de los chicos. 

Pensamos que las bombas fétidas son accesorios para todas las temporadas. No tenemos una posición sobre los abrigos de piel. 

Las Vengadoras Lesbianas creemos que la confrontación promueve el crecimiento y fortalece los huesos. 

Creemos en el reclutamiento. No del ejército; no de mujeres hetero. No nos molestan para nada que nos esposen.

Las Vengadoras Lesbianas creemos que la homofobia es una forma de misoginia.

Las Vengadoras Lesbianas no nos contentamos con guetos: queremos tu casa, tu trabajo, tus millas de viajero frecuente. Venderemos tus joyas para subsidiar nuestro movimiento.

Las Vengadoras Lesbianas no creemos en la feminización de la pobreza. Exigimos seguro de salud universal y acceso a la vivienda. Exigimos alimentos y refugio para todas las lesbianas sin techo. 

Las Vengadoras Lesbianas somos el decimotercer paso liberador. 

Las Vengadoras Lesbianas pensamos que las pandillas de chicas son la onda del futuro. 


SEXO LÉSBICO

Las Vengadoras Lesbianas creemos en la trascendencia en todos los estados, incluyendo Colorado y Oregon. 

Pensamos que el sexo es una libación cotidiana. Buena energía para las acciones. 

Las Vengadoras Lesbianas anhelamos, disfrutamos, exploramos, sufrimos por ideas nuevas sobre las relaciones: fiestas de pijamas. Poligamia (¿por qué casarse solo una vez?). Avisos personales. Grupos de afinidad. 

Las Vengadoras Lesbianas somos anticuadas: languidecemos, esperamos, lloriqueamos, nos quedamos en malas relaciones. Podemos casarnos pero no queremos domesticar a nuestras parejas.

A las Vengadoras Lesbianas nos gusta la canción “More Madonna, Less Jesus” [Más Madonna, menos Jesús] 

Usamos palabras de acción en vivo: chupar, bailar el vals, comer, coger, besar, jugar, morder, entregarnos. 

A las Vengadoras Lesbianas nos gustan los jingles: la subversión es nuestra perversión. 


ACTIVISMO LÉSBICO

Las Vengadoras Lesbianas conspiramos y gritamos. Creemos que las acciones deben ser locales, regionales, nacionales, globales, cósmicas. 

Las Vengadoras Lesbianas pensamos que las lesbianas closeteadas, los chicos queer y los heteros simpatizantes deberían enviarnos dinero. Creemos que la acción directa es una patada en la cara.

Las Vengadoras Lesbianas planeamos batallar contra homófobos de todo tipo e infiltrar la derecha cristiana.

Las Vengadoras Lesbianas disfrutamos de la litigación. Las demandas colectivas nos sientan muy bien.


LAS 10 MEJORES CUALIDADES DE LA VENGADORA LESBIANA:  (En orden descendente)

10. Compasión

9. Liderazgo

8. No tener un gran ego

7. Estar informada

6. Audacia

5. Rabia justa

4. Espíritu de lucha

3. Pro sexo

2. Bailar bien 

1. Tener acceso a recursos (fotocopiadoras)


LAS VENGADORAS LESBIANAS. RECLUTAMOS.

Agradecimientos

Moléculas Malucas agradece

 a Kelly Cogswell por su colaboración para nuestro proyecto,

a Saskia Scheffer por el aporte de sus fotografías, 

a Cecilia Palmeiro, de la colectiva editora de Moléculas Malucas, por su hermosa traducción y 

a Ana Simo por haber hecho posible esta publicación. 

También va un reconocimiento a Avram Finkelstein por habernos contado hace ya unos años la historia del Dyke Manifesto, resaltando la importancia que este documento tuvo y sigue teniendo para el activismo lésbico.  


Enlaces de interés  Kelly Cogswell   Lesbian Avengers

Video Lesbian Avengers Eat Fire Too 

Video con entrevista a Kelly Cogswell 

Apoyo al Proyecto Lesbian Avenger 

Carrie Moyer. Diseñadora del Dyke Manifesto


AVISO SOBRE REPRODUCCIÓN

Los trabajos publicados en Moléculas Malucas, así como las imágenes que los acompañan, solo pueden reproducirse con nuestra previa autorización y la de sus autor*s, personas entrevistadas, titulares de derechos de autor, traductor*s o archivos que custodian los materiales reproducidos junto a los artículos. En caso de precisar mayor información pueden escribir a archivomoleculasmalucas@gmail.com 



Cómo citar este trabajo

Texto:  Cogswell, Kelly. El Manifiesto Tortillero. Más radical que nunca

Traducción del inglés de Cecilia Palmeiro

Manifiesto:   Lesbian Avengers. El Manifiesto Tortillero [Dyke Manifesto] 

New York, 1993.

Traducción del inglés de Cecilia Palmeiro

Moléculas Malucas, julio de 2021

https://www.moleculasmalucas.com/post/el-manifiesto-tortillero



28 ottobre 2025

Nascita della Chiesa della Comunità Metropolitana

 

REVERENDO TROY PERRY
CHIESA DELLA COMUNITÀ METROPOLITANA

Il reverendo Troy Perry di Anthony Friedkin, 1973.

Era ora, dicono! Dato il grande interesse per il nostro vasto archivio di interviste (oltre 1.200 file!), stiamo trascrivendo le interviste complete e pubblicandole sul nostro sito. Il primo è il Reverendo Troy Perry. Poiché l'intervista è lunga 20 pagine, ne pubblicheremo solo un estratto. Potete leggere l'intervista completa qui e ascoltarla qui .

Il 17 gennaio 2019 ho intervistato per la prima volta il Reverendo Troy Perry. Il Reverendo Troy Perry è una figura di spicco sia nel campo religioso che in quello della difesa dei diritti LGBTQ+, noto soprattutto per essere il fondatore della Metropolitan Community Church (MCC). Nato il 27 luglio 1940 a Tallahassee, in Florida, ha fondato la MCC nel 1968, diventando la prima chiesa a servire specificamente i bisogni spirituali delle persone LGBTQ+, creando uno spazio di inclusione in un periodo di diffusa discriminazione.

La storia del reverendo Perry è una storia di coraggio e determinazione. Come ministro pentecostale ordinato, ha dovuto affrontare sfide profonde, tra cui il rifiuto da parte della sua chiesa dopo aver fatto coming out come gay. Imperterrito, ha trasformato le sue lotte personali in una missione per il cambiamento. Il primo servizio di culto MCC si è tenuto nella sua casa di Los Angeles con solo 12 partecipanti, ma il movimento è rapidamente cresciuto fino a diventare una confessione globale, che ora opera in decine di paesi e si batte per l'uguaglianza e i diritti umani.

Nel corso della sua carriera, il reverendo Perry è stato in prima linea nell'attivismo LGBTQ+, organizzando proteste e sostenendo cause come l'uguaglianza dei matrimoni molto prima che entrassero nel dibattito pubblico. Il suo contributo ha lasciato un segno indelebile nella lotta per la giustizia e gli è valso un ampio riconoscimento. Oltre alla sua attività di advocacy, la sua autobiografia, "The Lord Is My Shepherd and He Knows I'm Gay" , offre uno sguardo profondo sulla sua vita e sull'intersezione tra fede e identità.

La nostra conversazione ha esplorato il suo percorso, le sue riflessioni sulla fede e la sua visione del futuro dell'inclusività, offrendo una comprensione più profonda dello straordinario impatto del suo lavoro.

— August Bernadicou, Direttore esecutivo del LGBTQ History Project

Il reverendo Troy Perry di Diana Davies, circa 1970.

Avevo 24 anni e mi ero appena trasferita a Los Angeles. Mia madre e lei, non l'uomo con cui aveva vissuto e che mi aveva maltrattata. Mia madre si era risposata e suo marito vivevano a Huntington Park. Mia moglie ed io andammo a trovarla e, come spesso capita alle madri, lei disse: "Sentite, voi due restate con me. Possiamo risolvere la cosa". Io dissi semplicemente a mia madre: "No. Non possiamo risolvere la cosa finché non so di più su chi sono e di cosa si tratta".

Quando ero a Los Angeles, ho incontrato una certa Madeline Nelson. Le ho detto: "Ci devono essere dei posti in cui i gay vanno assolutamente". Lei mi ha risposto: "Dovresti chiedere a mio figlio quindicenne". Non potevo crederci. Infatti, suo figlio mi ha detto: "Conosco un ristorante a Hollywood frequentato dagli omosessuali". Non ho chiesto a questo ragazzo come facesse a saperlo, ma sua madre mi ha detto: "Può venire con te lassù". Eravamo buone amiche. Sapeva che non ero interessata ai suoi figli.

Il figlio di Madeline Nelson è venuto con me al Pergolas Restaurant su Hollywood Boulevard. È stato molto interessante. Mentre ero lì, c'erano altri uomini gay. L'ho capito. All'improvviso, c'era qualcuno che... ero così stupido. In realtà stava guardando il figlio di Madeline, ma ha mandato un altro uomo gay a dire: "Ciao, mi chiamo Billy". Mi sono subito illuminato. Ho pensato: "È meraviglioso. Sto incontrando qualcuno".

Iniziammo a parlare, poi arrivò Willlie Smith. Willlie diventò il mio compagno di stanza. Non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, ma eravamo i migliori amici del mondo. Willie ed io affittammo casa insieme. Poi, nel 1965, ricevetti una notifica dalla commissione di leva a Mobile, in Alabama. Dicevano: "Lo Zio Sam ha bisogno di te. È vero che non sei più pastore e che tu e tua moglie siete separati?". Risposi: "Sì, ma pago gli alimenti per i figli".

Mi risposero subito: "No, lo Zio Sam ha bisogno di te". Era il pieno dell'era del Vietnam. La guerra in Vietnam era in corso. Avevo già incontrato un sacco di gay. Willie conosceva ogni genere di gay. I miei amici gay mi chiesero: "Lascerai che ti arruolino nell'esercito? Spunterai la casella magica?". Io risposi: "Quale casella magica?". E loro risposero: "Proprio sotto tubercolosi e cancro ci sono tendenze omosessuali". Io risposi: "Non ho tendenze omosessuali. Sono omosessuale". E dissi: "Sì, andrò nell'esercito. Vengo dal Sud".

Ora, ripensandoci, so che era una questione culturale. In effetti, sono stato nell'esercito per due anni, e per me è stato come finire gli studi, proprio come si dovrebbe. Avevo un'autorizzazione NATO top secret in crittografia. Ero così onesto nell'esercito, ma non corrispondevo al loro stereotipo. Il loro stereotipo era che una persona gay non avrebbe mai sposato una donna. In secondo luogo, sono tornati a indossare di nuovo l'uniforme – niente di male in questo, ma non per me. Tutta la mia unità, ero semplicemente molto apprezzato dai soldati che erano nella mia unità.

Quando hanno fatto un giro di vite poco prima che partissi per tornare a casa, è stato davvero bizzarro. Anche in questo caso, stavano stereotipando le persone gay. Non riuscivano quasi mai a trovarne uno a meno che non ti chiamassero. Andavo nei bar gay. C'erano bar gay in Germania. Ero di stanza in Germania, ed è stato semplicemente incredibile. Ho scoperto Amsterdam. Quando sono andato ad Amsterdam, ero lì a parlare con un ragazzo gay al COC in uno dei locali gay. Ho alzato lo sguardo e sono entrati due poliziotti olandesi. Sono rimasto scioccato. Ho chiesto: "Non hai paura?" e lui ha risposto: "Di cosa?". Ho risposto: "Sono appena entrati due poliziotti. Erano in uniforme". E lui ha detto: "No, sono qui solo per bere una birra". Era l'esatto opposto di Los Angeles. Avevamo il peggior dipartimento di polizia del mondo. Ogni gay lo diceva.

In altre parole, la differenza tra ciò che vedevo lì inconsciamente mi ha davvero messo le cose in prospettiva. Dopo due anni nell'esercito, mi hanno dato fiducia in me stesso. Di nuovo, ero il tipo mascolino.

Quando sono tornata a casa, eccomi qui, una persona che era stata nell'esercito. Poi, diverse cose hanno iniziato ad accadere molto rapidamente. Mi sono innamorata per la prima volta nella mia vita di un uomo. A volte dico che sono stati sei dei mesi peggiori e migliori della mia vita. Non è proprio vero. È stato allora. Ho pensato che fosse semplicemente orribile dopo che ci siamo lasciati.

Nel mezzo di tutto questo, mi sono ritrovata... quando lui se n'è andato dalla mia vita, ho cercato di tornare in chiesa. Non riuscivo a trovare nessuna chiesa dove andare. Ogni volta che ci andavo, di solito resistevo tre domeniche.

La prima domenica, notarono che conoscevo le Scritture e sapevo leggere. Frequentavo la classe della scuola domenicale per giovani adulti. Quella è la "fabbrica dei matrimoni" nei gruppi protestanti.

La seconda domenica mi chiedevano di pregare o di leggere le Scritture, e io lo facevo. Poi, la terza domenica, mi chiedevano: "Sei sposato?". Io rispondevo: "Stiamo divorziando". "Perché?" e io rispondevo: "Perché sono omosessuale". Mia madre mi diceva sempre: "Troy, perché devi dire a tutti che sei omosessuale?". Io rispondevo: "Mamma, non voglio dirglielo", ma me l'hanno chiesto. Non mentirò mai più su questo argomento".

Il reverendo Troy Perry di Ted Sahl, 1979.

Ora, ho incontrato persone gay, ma il mio compagno mi ha abbandonato. Ho preso una lametta, sono entrato in una vasca da bagno e mi sono tagliato entrambi i polsi. Ho pensato: "Oh, Dio, questo non è giusto. Non puoi amarmi, dice la chiesa. Dicono che sono un abominio. La persona di cui ero innamorato se n'è andata dalla mia vita". Ho detto: "Non voglio più vivere".

Willie Smith tornò a casa e bussò alla porta del bagno. Quando non risposi, capì che ero molto depressa per la rottura. Sfondò la porta e chiamò i vicini perché lo aiutassero a tirarmi fuori dalla vasca, mi mise dei lacci emostatici alle braccia, mi vestì e mi portò di corsa al County General Hospital qui a Los Angeles. Lì, piangevo in modo incontrollabile e aspettavo che arrivassero i dottori. Probabilmente è stata la cosa più vicina a un esaurimento nervoso che abbia mai provato in vita mia. Nel mezzo, una donna afroamericana in uniforme da infermiera entrò e disse: "Sai una cosa? Non so perché l'hai fatto, ma non puoi parlare con qualcuno? Non puoi semplicemente alzare lo sguardo?". Mi fece di nuovo scattare ogni tasto religioso. I miei tasti spirituali, li chiamo io. Crollai di nuovo, piangendo. Quando se ne andò, mi lasciò questa rivista e io pregai. Ho detto: "Dio", ho detto, "ho commesso questo peccato in Romani 1:26-28. Non è il peccato dell'omosessualità, ma ho trasformato il mio partner in te. La Scrittura dice che è sbagliato. È colpa mia".

A quel punto, entra il medico. È il poliziotto cattivo. Dice subito: "Non so perché l'hai fatto, ma è una follia". Poi aggiunge: "Sei troppo giovane per questo", facendomi sentire ogni punto in entrambe le braccia mentre mi ricuciva. Alla fine, mi chiede: "Starai bene o devo rinchiuderti per 72 ore?". Quella era la legge in California. Se eri un pericolo per te stesso o per gli altri, potevano tenerti in un reparto psichiatrico.

Gli ho chiesto: "Cosa ne pensi?". Lui ha risposto: "Penso che tu abbia bisogno di essere preso a calci in culo per tutto l'ospedale. Questo è quello che penso anch'io". Lui ha aggiunto: "Non deciderò io per te. Prendi tu la decisione. Non la prenderò io. Dimmelo tu. Starai bene o no?". Gli ho detto: "Starò bene". Durante la mia preghiera prima che entrasse, ho sentito quella che nella chiesa pentecostale chiamavamo la gioia della mia salvezza. Era come se potessi sentire Dio lì con me. Poi è entrato Willie e mi ha detto: "Mi hanno detto che potevo accompagnarti a casa", e mi ha accompagnato a casa.

La mattina dopo, doveva andare al lavoro. Entrò nella mia camera da letto e mi chiese: "Starai bene o devo restare con te?". Gli risposi: "No, starò bene". Quando se ne andò, ero lì sdraiata, pensando: "Oh, mio ​​Dio, devo andare a comprare delle maniche lunghe da qualche parte". Se il mio lavoro, se Sears, Roebuck avessero saputo che avevo cercato di suicidarmi, mi avrebbero licenziato. Lo so che lo avrebbero fatto.

È così divertente. Dopo aver tentato il suicidio, la prima cosa a cui pensi è: "Oh, Dio, devo ancora guadagnarmi da vivere". E con questo, all'improvviso, mi è tornata in mente quella sensazione che avevo provato la sera prima quando avevo pregato. Poi mi ha colpito e ho detto: "Aspetta un attimo, non puoi essere tu, Dio. Non puoi amarmi. La mia chiesa mi ha detto che non puoi. Qualunque cosa io stia provando, non puoi essere tu. Semplicemente non puoi amarmi perché sono ancora un omosessuale praticante. Questo non è cambiato".

Con questo, dico alla gente, 50 anni dopo, che Dio mi ha parlato con una voce calma e sommessa nell'orecchio della mente e mi ha detto: "Troy, non dirmi cosa posso e cosa non posso fare. Ti amo. Non ho figliastri". Con questo, ho capito che potevo essere cristiano e omosessuale. Ci sono voluti alcuni mesi prima che finalmente mi rendessi conto: "Mio Dio, se Dio ama me, allora deve amare anche le altre persone gay".

Quella fu una rivelazione per me, e poi pensai: "Non riesco a trovare un posto dove andare in chiesa". Eppure, Dio, so che le Scritture me lo dicono, lo so. Primo, mi hai chiamato al ministero. Secondo, conosco quel passo della Bibbia. Hai detto: "Ti ho conosciuto nel grembo di tua madre". Sapevo tutto di te, dice Dio nelle Scritture ebraiche. Dissi: "Mio Dio, se Dio conosce me, Dio conosce anche gli altri".

Con questo, ho iniziato davvero a frequentare qualcuno. Sono uscita con un ragazzo. Siamo andati in un bar gay chiamato The Patch. Era il primo bar gay di Los Angeles, ma vicino alla zona del porto. Io e lui siamo andati, eravamo lì, e lui è venuto a offrirci una birra. Un altro amico era seduto lì, un uomo anziano, e Bill Hastings ha detto al mio appuntamento, Tony Valdez, che avevano iniziato a fare campeggio, a fare sesso, come lo chiamavano i gay all'epoca, e lui ha detto qualcosa di divertente. Il mio appuntamento ha detto qualcosa di ancora più divertente. Poi ha detto qualcosa di divertente. Poi il mio appuntamento ha detto qualcosa di davvero divertente. Bill si è avvicinato e gli ha dato una pacca sul sedere, ridendo.

Tornò, offrì una birra a me e al mio accompagnatore, e subito dopo si avvicinarono tre agenti della buoncostume in borghese. Scoprii più tardi chi erano: si avvicinarono e ci dissero: "Venite fuori con me". Chiesi: "Con chi state parlando?". Risposero: "Non con te". Tirarono fuori i loro distintivi e dissero: "Con lui". Arrestarono Tony e Bill. Ero semplicemente scioccato. Avevo visto tutto. Immediatamente, Lee Glaze, il proprietario del bar, saltò sul bancone e disse: "La buoncostume era qui. Hanno arrestato due dei nostri amici. Andiamo alla stazione di polizia. Faremo uscire di prigione le nostre sorelle". Questo è quello che disse.

Salimmo in macchina e andammo alla stazione di polizia. Quando entrammo, Lee aveva dei fiori con sé. Al bar si era alzato e aveva detto: "Ci deve essere un fiorista qui. Voglio comprare dei fiori da portare con noi". Quando arrivammo alla stazione di polizia, Lee era molto effeminato, si avvicinò al bancone e, vi assicuro, disse all'agente di polizia – eravamo circa in 12 lì –: "Siamo qui per far uscire di prigione le nostre sorelle". L'agente chiese: "Come si chiama tua sorella?". Lui rispose: "Bill Hastings e Tony Valdez" e spaventò a morte l'agente. Era la prima volta che vedevo una cosa del genere a Los Angeles.

Immediatamente, ha chiamato rinforzi. Non ce ne siamo andati. Ci sono volute circa sei ore per prenderli. Non volevamo lasciare la stazione di polizia. Alla fine, li abbiamo fatti uscire di prigione. Quando ho riportato Tony a casa mia, ha pianto. Ha detto: "Non sono mai stato trattato così. Uno dei poliziotti era ispanico, come me. Continuava a parlarmi in spagnolo. Diceva: "Chiamerò i tuoi genitori. Chiamerò il tuo lavoro. Gli parlerò di te". Ho detto: "Tony, non lo farà". Sono stata così stupida. Non ne avevo idea.

Dissi: "Senti, Tony, voglio dirti una cosa". Qui, sto cercando di testimoniare, come lo chiamiamo ora nella fede pentecostale, alle persone. Gli dissi: "Guarda, anche se pensassi che alla gente non importasse, a Dio sì". Tony mi rise in faccia, piangendo tra le lacrime. Disse: "Troy, sono andato dal mio prete quando avevo 15 anni, gli ho parlato dei miei sentimenti e lui mi ha cacciato dalle scuole domenicali cattoliche. No, Troy, a Dio non importa di me. Mi riporteresti a casa?"

Lo riaccompagnai a casa e tornai a casa mia. Quando lo feci, mi inginocchiai e pregai. Dissi: "Va bene, Dio, credo di aver ritrovato il mio posto nel ministero". Non riuscivo a trovare un posto dove andare in chiesa. Dissi: "Se vuoi che fondassi una chiesa che si rivolga in modo speciale alla comunità gay, ma che sia aperta a tutti, fammi sapere quando". Detto questo, quella vocina nelle mie orecchie disse: "Ora".

Detto questo, ho pubblicato un annuncio. Dovevo convincerli che non ero un ciarlatano. I proprietari di The Advocate non volevano vendermi l'annuncio. Dopo aver parlato con loro per circa 40 minuti, hanno detto: "Ehi, ehi, ehi, lo faremo. Ti daremo il tuo primo annuncio se ne compri altri due per i prossimi due mesi". Ho detto: "Ottimo, lasciami farlo a credito. Te lo darò, i soldi, dopo aver celebrato la prima funzione religiosa". Hanno accettato. Ho pubblicato un annuncio qui, Reverendo Troy Perry, e ho indicato il mio indirizzo di casa a Huntington Park, California".

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26 ottobre 2025

La distorsione della protesta del Gatto Nero ... oops un giorno di ritardo !

 

Cantando il blues della riscrittura della storia gay:
Distorsione di protesta del gatto nero del 1967

DI DON KILHEFNER

Cartelli dei 200 manifestanti alla manifestazione dell'11/02/67 a Silverlake, che non erano lì per protestare contro il raid del Gatto Nero, come falsamente distorcono i revisionisti storici. Nota: nessuna delle tre parole proibite – omosessuale, omofilo, gay – né "Gatto Nero" compaiono sui cartelli. Per gentile concessione di ONE Archives presso le biblioteche della USC.

Un minuto prima di mezzanotte, alla vigilia di Capodanno, tutti gli occhi erano puntati sull'orologio per festeggiare e dare il benvenuto all'anno 1967 al Black Cat, un piccolo bar gay al 3909 di Sunset Blvd., nel quartiere di Silverlake a Los Angeles. Negli anni '60, Silverlake attraeva personalità creative e della controcultura grazie agli affitti bassi del quartiere, e lì era emersa e si stava sviluppando una tangibile enclave gay. Mentre la lancetta dei minuti del Black Cat segnava le 12, gioia, baci amichevoli e abbracci abbondavano tra i sostenitori gay, lesbiche e trans, una scena che si svolgeva pacificamente in tutta Los Angeles quella mezzanotte.

All'improvviso, si sono levate delle grida: "Siete in arresto!". Sei agenti di polizia in borghese nel bar hanno iniziato ad arrestare persone che mostravano affetto fisico tra persone dello stesso sesso in pubblico, un reato ai sensi dell'articolo 647(a) del Codice Penale della California, definito "condotta oscena e lasciva". Altri agenti in uniforme della polizia di Los Angeles che stavano aspettando fuori si sono precipitati al Black Cat mentre i clienti venivano brutalizzati mentre venivano ammanettati. Uno si è spinto violentemente a testa in giù contro il jukebox. Un altro lo ha colpito alla testa con la parte spessa di una stecca da biliardo, facendogli sanguinare. Un barista è stato picchiato fino a perdere i sensi. I clienti sono fuggiti attraverso una porta d'uscita per sfuggire all'arresto.

Alcuni sono fuggiti attraverso Sunset Blvd. verso un piccolo bar gay chiamato New Faces, inseguiti dalla polizia di Los Angeles. Uno è stato scaraventato a terra all'interno del bar. La proprietaria del New Faces ha chiesto un documento d'identità ed è stata anche lei scaraventata a terra. Il barista è stato trascinato attraverso il bancone, trascinato fuori e sbattuto brutalmente sul marciapiede, rompendosi la milza.

Quella sera, 14 avventori furono arrestati per "aggressione e atti osceni in luogo pubblico". C'è unanimità sui fatti di queste retate. Tutti i resoconti sulla brutalità della retata sono simili e indiscutibili: un altro violento esempio di disumanizzazione e oppressione di gay, lesbiche e trans prima di Stonewall.

Benvenuti nella pericolosa realtà di essere gay in pubblico, in luoghi non sicuri, nel 1967, quando il potere era totalmente nelle mani dei suprematisti eterosessuali. In realtà, la maggior parte degli eterosessuali di allora, e il LAPD fungevano da esercito di occupazione e controllo nei quartieri delle minoranze. Tali irruzioni nei bar gay erano comuni in diverse parti di Los Angeles e altrove negli Stati Uniti prima della Rivoluzione di Liberazione Gay. L'irruzione al Black Cat si distinse per essere stata particolarmente crudele e brutale.

La paura gay era diffusa all'epoca. Nella primavera del 1969, il mio ragazzo, Ricardo Alvarez, mi portò al mio primo bar gay a Los Angeles, una piccola birreria con un jukebox (vietato toccare o ballare) chiamata Crown Jewel, che si rivolgeva a una clientela gay latina, calorosamente accogliente. Nel centro di Los Angeles, tenevo nervosamente d'occhio la porta d'ingresso e l'altra quella sul retro, per ogni evenienza. Alla fine, la mia paura crebbe al punto che dovemmo andarcene.

In California, prima dei primi anni '50, un bar poteva perdere la licenza semplicemente servendo una bevanda alcolica, anche una birra, a una persona gay o lesbica. Era contro la legge. Una storica sentenza della Corte Suprema della California del 1951 (Stouman contro Reilley) annullò quella legge. Poi, lentamente, iniziarono ad apparire, con cautela, qua e là, bar che servivano clienti gay e lesbiche, gestiti da uomini e donne eterosessuali, o che fingevano di esserlo. All'epoca, la California Alcohol Beverage Commission avrebbe rifiutato di concedere la licenza a un proprietario di un bar apertamente gay o lesbica, citando il concetto legale di "turpitudine morale", un comportamento o un atto che violava gli standard morali della comunità.

A Los Angeles negli anni '60, i locali gay e lesbici, solitamente di natura temporanea, come il Black Cat e il New Faces, spuntavano se si sapeva dove trovarli, sempre tramite passaparola. Erano per lo più locali gay perché un permesso del genere era il più facile da ottenere dall'ABC statale.

La distorsione della protesta del gatto nero

L'11 febbraio 1967, circa 200 persone si radunarono in un ampio parcheggio e agli angoli delle strade adiacenti a un edificio che all'epoca ospitava una lavanderia a gettoni e il bar Black Cat, allora chiuso (chiuse i battenti nel maggio 1967), all'angolo nord-ovest tra Sunset Blvd. e Hyperion Ave. a Silverlake. Una falsa narrazione ampiamente diffusa sosteneva che fossero lì per protestare contro le retate del Black Cat e dei New Faces. Ad esempio, Wikipedia scrive: "...una protesta civile di 200 partecipanti per protestare contro le retate si tenne l'11 febbraio 1967". Cinquant'anni dopo, il Los Angeles Times, scrivendo del Black Cat, riferì che "...centinaia di persone si presentarono per protestare contro le retate". Una targa storica della città di Los Angeles definisce la manifestazione del 1967 "...la prima manifestazione documentata per i diritti LGBT nella nazione...". Questo semplicemente non è vero. Sono state fatte ogni sorta di false affermazioni sul Black Cat. Il mio obiettivo in questo articolo è quello di portare onestà e chiarezza su questo importante evento.

Le mie fonti sono le poche pubblicazioni omofile e i resoconti delle newsletter che riportano i raid dell'epoca, i documenti d'archivio dell'University of Southern California-ONE presso le biblioteche dell'USC e, in particolare, le discussioni con Jim Kepner, che è stato il miglior giornalista e storico di base del periodo omofilo (1953-1970) e uno degli oratori alla manifestazione del febbraio 1967.

Parte di questa confusione sulla protesta del Gatto Nero deriva da un articolo della regista Eve Goldberg apparso sulla Gay & Lesbian Review intitolato "1967: Protest at the Black Cat" (maggio-giugno 2012 e ristampato a marzo-aprile 2025). La sua unica fonte di informazione era Alexei Romanoff, che affermò falsamente, con estrema esagerazione: "Questo è il luogo in cui si è svolta la prima grande manifestazione di persone gay della nazione, forse del mondo. È accaduta proprio qui a Los Angeles". Il problema è che non è mai accaduta, poiché Goldberg ha riportato la notizia con 200 manifestanti del Gatto Nero. Goldberg, in una cortese risposta alla mia correzione pubblicata su G&LR (maggio-giugno 2025), ha scritto: "Grazie per le correzioni e le aggiunte al mio articolo sul Gatto Nero. Apprezzo il fatto di saperne di più sulla nostra storia". Questa falsa narrazione sulla protesta del Gatto Nero, tuttavia, era iniziata nelle pubblicazioni gay e nella narrazione storica molti anni prima dell'articolo di Goldberg del 2012.

Lasciatemi spiegare cosa accadde realmente quel giorno di febbraio del 1967.
Circa 200 manifestanti si radunarono ma non per protestare contro il raid del Black Cat. Indubbiamente, alcuni partecipanti erano motivati ​​dalla rabbia per la violenza del Black Cat e dei New Faces. La manifestazione, tuttavia, era stata indetta per protestare contro le molestie e gli arresti da parte della polizia di Los Angeles di giovani hippy della controcultura che si erano verificati lungo la Sunset Strip a West Hollywood e nelle comunità nere e ispaniche. Erano state indette quattro manifestazioni: a Sunset Strip, Silverlake, South LA e nella San Fernando Valley. Le proteste di Sunset Strip e Silverlake si sono effettivamente concretizzate. Le manifestazioni di South LA e della Valley non si sono mai svolte. Suppongo che queste comunità nere e ispaniche abbiano visto gli appelli all'azione solo come un altro esempio di persone bianche esterne che dicevano alle comunità in gran parte nere e ispaniche cosa fare. Kepner ha riferito che la persona centrale nell'appello e nell'organizzazione delle manifestazioni era il proprietario omosessuale di The Carriage Trade, un ristorante più o meno di lusso su N. LaCienega Blvd. a West Hollywood.

Di fondamentale importanza per la comprensione storica è il fatto che gli organizzatori della protesta proibirono l'uso delle parole "omosessuale", "omofilo" o "gay" in qualsiasi modo durante la manifestazione di Silverlake, presumibilmente perché ciò avrebbe allontanato le persone e le avrebbe indotte a evitare di partecipare, distogliendo così l'attenzione dal vero motivo della protesta. Osservate i cartelli di protesta alla manifestazione del 1967 nella foto qui sotto. Non compare nessuna delle tre parole proibite, né alcun riferimento al Gatto Nero. Fu un insulto e un modo per ignorare la degradazione e la reale oppressione delle persone gay-lesbiche-trans da parte del LAPD nel 1967, ma tali erano le usanze prima della Rivoluzione di Liberazione Gay. Quella censura è un buon esempio di ciò che intendeva Oscar Wilde quando scrisse: "L'amore che non osa pronunciare il suo nome".

Almeno, quando Jim Kepner, che era stato pienamente coinvolto nell'iniziativa "Omophile" a Los Angeles, parlò alla manifestazione quel giorno, manifestò la sua rabbia per il divieto di usare quelle tre parole. Con aria di sfida, ogni volta che Kepner voleva usare una delle parole proibite, diceva invece "la parola che mi è proibito pronunciare", la sua personale risposta alla censura.

In realtà, quel giorno ci fu una piccola manifestazione del Black Cat, che abilmente e correttamente si servì della folla molto più numerosa come copertura protettiva. Kepner mi riferì che una manciata di manifestanti [che onoro e rispetto] fece una rapidissima apparizione davanti al Black Cat e poi attraversò Sunset Blvd. per protestare brevemente al New Faces. Quando un'auto della polizia di Los Angeles parcheggiò lì vicino su Sunset, scomparvero rapidamente tra la folla più numerosa, probabilmente per paura e per sicurezza. Kepner scherzò dicendo che se avessi sbattuto le palpebre avresti potuto non vederli. Quella manciata di manifestanti rappresentò un presagio del risveglio della rabbia gay e della disobbedienza civile contro la supremazia eterosessuale, che raggiunse la sua piena fioritura con il movimento militante di Liberazione Gay, un movimento di liberazione rivoluzionario, non un'iniziativa per i diritti civili, solo pochi anni dopo.

Perché la distorsione della storia gay?

Anni prima della pubblicazione dell'articolo di Goldberg nel 2012, ero rimasto stupito dalla rapidità e dal numero di persone gay che avevano trasformato in modo insensato la protesta del Gatto Nero, dal nome falso, in qualcosa che non era mai stata, feticizzando e distorcendo palesemente l'evento. All'inizio, ero rimasto sconcertato dalla rapidità con cui quella falsa narrazione si era diffusa nella comunità gay. Ecco alcune delle idee che hanno plasmato il mio pensiero sulla falsificazione di quell'evento e sulla riscrittura della storia gay in generale.

In primo luogo, una prospettiva storica è essenziale sia politicamente che culturalmente. Negli ultimi 75 anni di presenza LGBTQ organizzata e visibile nella società statunitense, e in particolare negli ultimi 55 anni plasmati dalla fondamentale Rivoluzione di Liberazione Gay (1969-c. 1985), il pendolo storico gay si è spostato da sinistra a destra, politicamente e culturalmente, dall'essenzialismo incentrato sull'omosessualità e dalla lotta attraverso un'organizzazione comunitaria reattiva e proattiva, all'assimilazione gay, alla cattura dell'élite e al conformismo del periodo neo-omofilo (1985-oggi). Analisi più dettagliate di queste problematiche sono fornite in precedenti articoli su LA Progressive, "Understanding LA Gay History" e "Elite Capture in the Los Angeles LGBTQ Community (And Everywhere Else)". Essi spiegano perché oggi non esista un movimento gay unito e basato sulla comunità, nell'attuale momento di pericolo per la sopravvivenza LGBTQ, e fanno luce sulla riscrittura della storia gay, inclusa la distorsione del Gatto Nero.

La storia è generalmente scritta o non scritta da chi detiene il potere politico in un dato periodo di tempo e riflette i valori politici e culturali di quel periodo, come sta accadendo ora con il presidente Trump e MAGA USA. In termini gay, ciò è stato vero a Los Angeles e a livello nazionale nel radicale cambiamento dal periodo omofilo conservatore (1953-1970) all'era militante della Liberazione Gay e nella transizione più graduale dal periodo della Liberazione Gay all'attuale era assimilazionista neo-omofila. Molti esempi di quel recente revisionismo storico dalla Liberazione Gay all'era neo-omofila abbondano se si ha occhi per vedere. Ecco alcuni esempi.

La rivolta di Stonewall del 1969 e il movimento di liberazione gay, che sono i progenitori degli attuali eventi PRIDE, sono stati completamente cancellati dalle celebrazioni del PRIDE a WeHo, Los Angeles e altrove, come se non fossero mai accaduti. Il Los Angeles LGBT Center finge di essere nato magicamente alla fine del 1971 su Wilshire Blvd., cancellando la sua vera storia, derivante dal rivoluzionario LA Gay Liberation Front del 1970 e 1971. La comprensione di un programma popolare, partecipativo e basato sulla comunità creato dal Gay Liberation Front è stata cancellata durante l'era neo-omofila da valori basati sulla cattura dell'élite, sull'assimilazione e sull'intrattenimento 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con le persone LGBTQ trasformate in spettatori passivi e paganti. Le organizzazioni comunitarie sono state colonizzate da uomini e donne d'affari con valori e comportamenti capitalistici, sostituendo il cambiamento sociale radicale e i programmi di organizzazione comunitaria. Scritti che ho inviato altrove sono stati pubblicati con parole come "Rivoluzione di liberazione gay" eliminate e sostituite da parole come "resistenza gay", un termine così abusato e poco utilizzato oggi che sta rapidamente diventando un luogo comune senza senso.

Tenendo presente il quadro storico di cui sopra, negli ultimi 30 anni ho sentito e letto ripetutamente che la protesta del Gatto Nero con 200 dimostranti era effettivamente avvenuta. Questa narrazione afferma anche che i cosiddetti omosessuali stavano attivamente combattendo contro la supremazia eterosessuale attraverso una grande manifestazione pacifica al Gatto Nero durante il tardo periodo omofilo del 1967. Il sottinteso storico è che la lotta non è iniziata con Stonewall e dai Liberazionisti Gay nel 1969, ma dagli omofili nel 1967, sminuendo così l'importanza cruciale dell'era rivoluzionaria della Liberazione Gay durante gli anni '70. L'unico problema con questa storia revisionista del Gatto Nero è che non è vera.

Una seconda realtà che ha plasmato il mio pensiero sulla riscrittura della storia gay, incluso il Gatto Nero, è il livello abissalmente basso di QI storico e culturale LGBTQ della maggior parte delle persone LGBTQ di qualsiasi età. Un gran numero di persone LGBTQ vive la propria vita in gran parte in un presente egocentrico, sapendo poco di ciò che li ha preceduti. Questa amnesia storica e culturale si riflette anche nella società in generale, con l'annacquamento dei corsi di storia delle scuole superiori e dell'università, con molte università che richiedono solo uno o due corsi di storia in un mondo STEM. Con notevoli eccezioni, i corsi universitari di studi gay sono pochi e rari o annacquati, e il giornalismo incentrato sulla comunità gay, in particolare il giornalismo investigativo, è scomparso.

Non molto tempo fa, ho mostrato il documentario "Some of Your Best Friends", il primo sui primi movimenti di liberazione gay girato in gran parte a Los Angeles, a un gruppo di studenti delle superiori. Nella discussione successiva, un giovane gay ha esclamato: "Perché non me l'hanno mostrato prima? Mi ispira". I giovani gay sotto i 35 anni sono stati plasmati dai valori fondamentali dell'attuale periodo neo-omofilo. È tutto ciò che conoscono. Il PRIDE è una festa. Una discussione intellettuale a qualsiasi livello diventa una lotta. C'è un motivo.

Di recente, ero in anticipo di 20 minuti per un appuntamento dal parrucchiere a West Hollywood e ho preso una copia di The Advocate/Out Magazine, un tempo due importanti pubblicazioni separate nella comunità gay, ora unite. Non leggevo nessuna delle due riviste da 20 anni e l'ho letta attentamente da cima a fondo. Oddio, ogni singolo articolo parlava di intrattenimento di massa o di un artista LGBTQ. Non una parola sulla politica o sulla cultura incentrata sull'omosessualità. Sono rimasto sbalordito. Sono abbonato ad A Journal of Lesbian and Gay Studies. Dopo aver letto la maggior parte dei numeri, anche quella rivista mi lascia intellettualmente affamato.

Se questo è vero per il mondo dei media gay-alfabetizzati, non mi avventurerò nelle paludi della cultura visuale e dei social media. La situazione può solo peggiorare, come ben sapete, o forse no, a seconda dell'età o del livello di consapevolezza generale. Questo non è un discorso d'élite basato sulla razza o sulla classe sociale. Sono cresciuto in una famiglia di lavoratori poveri e questa sensibilità influenza ancora la mia visione del mondo.

Il motivo per cui parlo della riscrittura della storia gay/della protesta del Gatto Nero è perché se si riesce a convincersi di queste storie, il passo è breve per convincersi, in un contesto storico più ampio, che oggi in Sudafrica si sta verificando un genocidio afrikaner. La comprensione della storia è importante.

La mia infrastruttura politica e spirituale personale è quella di un idealista pragmatico e di un progressista ottimista. Tuttavia, oggi, come mai prima d'ora, c'è preoccupazione per l'esistenza di una generazione LGBTQ che si sta risvegliando ai pericoli che ci attendono e che è motivata, anzi motivata, abbastanza da voler costruire su ciò che è stato creato per la prima volta negli ultimi 75 anni negli Stati Uniti. Oppure gli ultimi 1.000 anni di supremazia eterosessuale in Occidente si riaffermeranno e ne spazzeranno via gran parte?