- Contesto: Il corteo è partito dai Giardini Margherita con la partecipazione di migliaia di persone.
- Apertura: Ad aprire la parata vi erano bandiere palestinesi e lo striscione «No Pride in genocide».
- Aggressioni: Alcuni cittadini israeliani sono stati allontanati, spintonati e insultati.
- Esclusione: Precedentemente, il Cassero LGBTI+ Center di Bologna aveva criticato e invitato a non sfilare attiviste definite "sioniste" con i propri simboli nazionali. [1, 2, 3, 4, 5]
Questo è il blog della 'Fondazione Luciano Massimo Consoli, associazione culturale nonviolenta, antipedofilia e senza fini di lucro, per promuovere a tutti i livelli la cultura della non discriminazione di ogni diversità sopra tutto di genere e l'amore e il rispetto per essa come un bene e un valore positivo per la persona e per la società.
14 giugno 2026
dal pride di Bologna del 13 giugno 2026
30 maggio 2026
Comunicato Stampa Associazione Radicale Certi Diritti - A sostegno di Keshet Italia
Apprendiamo con stupore e preoccupazione la decisione degli organizzatori del Roma Pride di non consentire la partecipazione con un carro all’associazione Keshet, a seguito del rifiuto di sottoscrivere integralmente il documento politico della manifestazione.
Riteniamo che una scelta di questo tipo rappresenti un precedente problematico per la natura stessa del Pride, che storicamente nasce come spazio aperto, plurale e inclusivo, capace di accogliere sensibilità e posizioni differenti all’interno della comunità LGBTQIA+ e delle realtà che la sostengono.
Ci domandiamo inoltre se tale richiesta di adesione politica integrale sia stata rivolta a tutti i soggetti partecipanti alla manifestazione, comprese associazioni, organizzazioni e rappresentanti istituzionali, e quali siano concretamente le “condizioni” richiamate dagli organizzatori per giustificare questa esclusione.
Crediamo che il Pride debba continuare ad essere un luogo di partecipazione ampia e libera, non uno spazio delimitato da criteri di appartenenza politica o ideologica. La forza del movimento LGBTQIA+ è sempre stata la capacità di unire persone diverse attorno alla difesa dei diritti, della dignità e delle libertà fondamentali.
Per questa ragione parteciperemo al Roma Pride riaffermando il valore del pluralismo, del confronto e dell’inclusione, principi che consideriamo essenziali per il presente e il futuro del movimento. Saremo al fianco di Keshet, qualora decidesse di partecipare alla manifestazione, nel nome di un Pride aperto, plurale e realmente inclusivo.
NICOLA BERTOGLIO
M +39 3663958969
Telegram @niko74mi
Associazione Radicale Certi Diritti APS
Associazione iscritta al RUNTS
28 gennaio 2026
Luke of Poland (Luca di Polonia)
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21 gennaio 2026
MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.
Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.
Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.
E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".
Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.
In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.
Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.
E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.
Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.
Piero Montana
Direttore Centro d'Arte e Cultura
Bagheria
14 gennaio 2026
Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. ( con Video).
Bagheria, 14 gennaio 2026.
Lo scorso 13 gennaio, l'amministrazione comunale ha reso omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta sancataldese che nel 1998 scelse piazza San Pietro per il suo estremo gesto di protesta contro l'omofobia.
L'evento che si è svolto nella sala Martorana-Fumagalli di villa Butera è stato un momento di profonda riflessione sui diritti civili e sulla dignità umana che, ha visto la partecipazione del sindaco Filippo Maria Tripoli, dell'assessora alla pubblica Istruzione e Sport Antonella Insinga, dell'assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore, dell'assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Mineo e del consigliere Marco Tripoli. Presente anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore.
Figura centrale della commemorazione è stato Piero Montana attivista storico e già consulente per i diritti civili sotto diverse amministrazioni bagheresi. Montana, autore del volume "Alfredo Ormando - Altre poesie e prose di impegno civile", ha ripercorso con commozione la vita tormentata del poeta.
Ad aprire la commemorazione è stato il sindaco Tripoli, che nel suo discorso introduttivo, ha voluto ribadire con l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Tripoli ha ricordato il percorso di collaborazione avviato con l'attivista Piero Montana, citando come esempio tangibile di questo impegno la targa già installata in piazza Verdone in memoria dei "ragazzi di Giarre", Toni e Giorgio, uccisi nel 1980 a causa del loro amore.
Il momento più toccante della commemorazione è stato la lettura della lettera scritta da Ormando due settimane prima del tragico evento in piazza San Pietro. Il documento fu ritrovato nell'abitazione dell'amico e compagno di vita, Gaetano, che lo ospitò per molti anni.
Montana ha ricordato come Alfredo sia stato vittima di continue discriminazioni: un isolamento non solo sociale ma anche culturale, dato che le case editrici dell'epoca rifiutavano sistematicamente le sue opere proprio a causa del suo orientamento sessuale. Oggi, grazie al lavoro di recupero di Montana, le opere di Alfredo sono accessibili a tutti presso la biblioteca comunale di Bagheria.
Alla commemorazione è intervenuto anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore che ha espresso profonda vicinanza alla figura di Ormando. Lepore ha condiviso un parallelismo personale molto forte, ricordando come anche lui, durante gli anni in seminario, abbia subito il rifiuto delle istituzioni religiose a causa della propria omosessualità. Ringraziando per l'invito, Lepore ha sottoscritto pienamente l'analisi di Montana, sottolineando l'importanza di non dimenticare chi ha pagato con la vita il diritto di essere se stesso.
Il sindaco Tripoli ha chiuso l'incontro con un annuncio concreto che segna la volontà della città di Bagheria di non limitarsi alla sola memoria orale. L'amministrazione ha infatti espresso l'intenzione di intitolare una via cittadina alla memoria di Alfredo Ormando e di installare una targa commemorativa per rendere perenne il monito contro l'intolleranza.
Di seguito il Link al video della commemorazione: Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. (Video). - Città di Bagheria
6 gennaio 2026
IN MEMORIA DI ALFREDO ORMANDO a 28 anni dal suo sacrificio.
La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI sostiene caldamente la richiesta di intitolare una via della Città di Bagheria ad Alfredo Ormando, per ricordare e rendere omaggio a un poeta, martire dell'omofobia come ha testimoniato col suo stesso corpo.
Ricorda inoltre che come tutti gli anni la Fondazione sarà in piazza san Pietro a Roma a ricordare il sacrificio di Alfredo, portando fiori sul luogo dove si è immolato. Chi vorrà unirsi sarà benvenuto.
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Lettera al Dottor Filippo Tripoli, Sindaco della Città di Bagheria, con richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay nisseno, Alfredo Ormando
e per conoscenza al Vicesindaco ed Assessore alla Cultura, Dott. Daniele Vella.
Egregio Signor Sindaco Filippo Tripoli,
Il 13 gennaio del 1998 il poeta e scrittore nisseno Alfredo Ormando, credente omosessuale si bruciò vivo in Vaticano per protestare contro la tradizionale morale repressiva della Chiesa Cattolica nei riguardi dei gay.
Profondamente scosso da questo tragico evento, mi sono interessato subito del caso Ormando, ma è solo dopo un anno dal suo eclatante e drammatico suicidio, allorché vengo nominato nel febbraio del 1999 consulente del sindaco Giovanni Valentino per la realtà omosessuale della nostra Città, che in questa veste mi presento in casa del suo amico Gaetano Mangano, che lo ospitava in un suo appartamento a Palermo, per avere maggiori informazioni su di lui.
Ebbene è in questa dimora, che vengo a conoscenza delle opere tutte inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando.
Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: <<…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.>>
Ormando era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino.
In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte in provincia di Catania, dove risiederà per tre anni dal 1981 al 1983.
Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e finanche di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira.
Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita ma non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto.
Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo, il suo unico appagamento.
E’ dunque in questa triste dimora che egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (Il dubbio, L’escluso, Sotto il cielo d’Urano) parlano da soli.
Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono.
E di certo è questo rifiuto che contribuirà con l’emarginazione sociale di cui era vittima a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano.
Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay.
Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay, considerati alla stregua dei paria, in questa nostra terra del profondo Sud, ancora qualche decennio prima di entrare nel terzo millennio.
Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Città, essendo custodito nella nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”.
Ormando per essersi immolato per la causa omosessuale è ormai conosciuto in tutto il Mondo Occidentale.
Ed un regista americano Andy Wilson è venuto persino a Bagheria a Villa Cutò, sede della nostra civica Biblioteca, dove si trovano tutti i suoi scritti, a girare delle scene per il suo film “Il fuoco di Alfredo” (Alfredo’s fire) per restituire alla nostra memoria collettiva il suo sacrificio, con la sua intensità emotiva e il suo amaro contenuto politico e sociale.
Io stesso, che ho letto e studiato in questa nostra Biblioteca tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio.
Questo mio libro “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile” con la presente lettera glielo porgo in omaggio con la richiesta di intitolare una via cittadina a questo poeta e scrittore gay di San Cataldo, di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi.
Lei Signor Sindaco qualche anno fa ha fatto sì che la nostra città ricordasse i due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, trucidati, a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dall’intolleranza assassini nei riguardi dei gay, facendo affiggere una lapide in loro memoria a piazzetta Verdone.
Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui- è lui stesso a dirlo- non riusciva a farsi una ragione.
Vittima di atavici pregiudizi dunque ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita.
E tuttavia al di là di questa protesta, è l’uomo non solo con la sua sincera, spassionata ed evangelica religiosità, ma la sua opera che di questa autentica religiosità è indiscutibile testimonianza, che si deve anzitutto ricordare.
Se Ormando non avesse avuto fede mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi.
Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, pregiudizio ed ostracismo, che per primi i veri e sinceri cristiani dovrebbero bandire da discutibili comportamenti anche di persone che tuttora si definiscono cattoliche.
Per questo ricordare Ormando è importante. E’ infatti importante che tutti sappiano, anche con il ricordo del suo martirio, che l’amore cristiano per il prossimo non può né deve mai escludere le persone LGBTQ dalla nostra religione dell’amore predicata dal Vangelo.
Lei Signor Sindaco che è un cattolico praticante lo sa bene ed è anche per questo motivo che spero che questa mia richiesta venga da Lei accolta ben volentieri.
Dott. Piero Montana
Ex consulente dei sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per la realtà omosessuale della Città di Bagheria.
29 ottobre 2025
MOLECOLE MALIGNE - MOLECULAS MALUCAS - il manifesto tortillero
Il Manifesto Tortillero: più radicale che mai
L'organizzazione autonoma Lesbian Avengers [Vendicatore Lesbiche] è stata fondata a New York nel 1992, con una sessantina di organizzazioni affiliate negli Stati Uniti. È emerso come un gruppo di azione diretta incentrato sulla visibilità e la sopravvivenza delle lesbiche. Nel 1993 gli Avengers convocarono la prima Dyke March [Marcia Lesbica] nell'ambito della Washington March for Lesbian, Gay and Bisexual Rights and Liberation. Lì, hanno distribuito migliaia di giornali con il loro recente Dyke Manifesto [ Manifesto Lesbico] che è stato distribuito anche nei due mesi successivi alla prima Tortillera March a New York, a cui ha partecipato una massiccia ondata di lesbiche. Condividiamo qui il potente Tortillero Manifesto insieme a un'introduzione scritta appositamente per Moleculas Malucas da Kelly Cogswell, un membro del gruppo che ha partecipato alla stesura del manifesto. Le traduzioni di Cecilia Palmeiro sono state lette con attenzione da altri fondatori dell'organizzazione.
Di Kelly Cogswell*
Tradotto da Cecilia Palmeiro
Un paio di anni fa, rovistando in alcune vecchie scatole, mi sono imbattuta in un foglio di giornale stropicciato e ingiallito, stampato in caratteri rossi. Da un lato c'era una breve storia dei Vendicatori lesbici e suggerimenti su come avviare la propria organizzazione locale, e dall'altro c'era il Manifesto Dyke.
Mi meravigliai che fosse così serio e oltraggioso, così sfacciatamente irriverente che solo pochi anni dopo averlo scritto mi fece quasi arrossire per l'imbarazzo. Dopotutto, identità e politica sono affari seri, giusto? NO?
Comincio ad avere i miei dubbi.
Il manifesto è stato scritto nel 1993, circa un anno dopo la nascita dei Lesbian Avengers ( Vendicatore Lesìbiche), un gruppo di azione diretta incentrato sulla visibilità e la sopravvivenza delle lesbiche. Prima di unirmi al gruppo non avevo nemmeno il coraggio di pronunciare la parola lesbica. Non ero del tutto convinta che lo fosse. Sapevo che mi piacevano le ragazze, ovviamente, ma evitavo quella parola che suonava così permanente, così sporca, persino mostruosa. Anche adesso, per molte persone la parola evoca odiatori di uomini privi di senso dell'umorismo, pervertiti super sessuati, ragazze da spogliatoio spaventose. E altre cose orribili, immorali, detestabili.
Non dovrei essere così dura con me stessa. La parola era letteralmente un segnale di pericolo. A volte me lo lanciavano come un mattone. "Dydy, dyke (lesbiche)", gruppi di ragazze mi hanno urlato fuori da una stanza che condividevo con un "amica". Gli uomini mi lanciavano bottiglie dalle macchine di passaggio, "Maledetta lesbica". Sapevo che potevo essere stuprata per quello, perché non c'era niente di peggio che dire di no a un uomo.
Soprattutto dopo che il candidato presidenziale Pat Buchanan è andato alla Convention nazionale repubblicana per dichiarare guerra, una guerra culturale, ai nemici dell'America, che includeva pedofili che diffondono l'AIDS, artiste lesbiche decadenti, criminali antisommossa neri, bruciatori di reggiseni e abbracciatori di alberi. Il suo discorso ha lanciato o riaffermato mille campagne anti-gay, tutte seguite dalla violenza.
Tuttavia, ogni volta che abbiamo avuto il coraggio di scendere in strada come Avengers, Lesbian Avengers, quella parola, lesbica, è stata riscattata. Eravamo una banda musicale pericolosamente deliziosa, che distribuiva palloncini ai bambini delle scuole dicendo "Insegna sulla vita lesbica". Eravamo dei mangiafuoco arrabbiati che trasformavano le bombe incendiarie che avevano ucciso una lesbica e un gay. Eravamo un coro celestiale che faceva serenate agli omofobi durante una bufera di neve il giorno di San Valentino, ballerine che ballavano il valzer nella neve il giorno successivo quando abbiamo riunito una statua di Gertrude Stein con un'altra della sua amante, Alice B. Toklas.
Quando le Vendicatore decisero di organizzare una Tortilla March su Washington alla vigilia dell'imponente LGB March del 1993 [1], la parola lesbica evocava potere, un mix sovralimentato di rabbia, gioia, assurdità, umorismo, a volte anche nudo desiderio, e provavo un piacere vertiginoso ogni volta che lo pronunciavo. E l'ho detto molte volte quel pomeriggio di primavera, quando una manciata di noi si è riunita per scrivere il manifesto nell'appartamento di Anne-Christine d'Adesky nell'East Village.
Aveva organizzato una scorta di birra Rolling Rock e taccuini, e abbiamo aperto le bottiglie verdi mentre ci sedevamo attorno al tavolo di formica con le nostre penne. Ricordo che c'era una lesbica di nome KT, che è un'artista e una musicista, e Kat, una ragazza che le era molto vicina. E la coinquilina di Anne, Brenda, con lunghi capelli biondi e un viso angelico, che suonava la grancassa alle marce. Forse c'era anche la coreografa Jennifer Monson, anche se non ne sono più sicura.
Venivamo da posti diversi, da background diversi, anche se sono abbastanza sicura che la maggior parte di noi sapeva di Emma Goldman – che voleva una rivoluzione ballabile-, e Rosa Luxemburg – che voleva la libertà per il dissenso-, e Valerie Solanas – che scherzava (o non così tanto) sulla formazione di una società per sradicare gli uomini [2].
Io, dal canto mio, avevo una formazione universitaria in arte e storia dell'arte, tutta zeppa di manifesti, quindi avevo il cervello pieno anche del futurista Marinetti, che voleva demolire biblioteche e musei (e del femminismo), e del dadaista Tristan Tzara che si faceva beffe dell'idea deplorevole e desueta dei manifesti, ma poi ne scriveva uno lungo. C'erano anche i versetti della Bibbia che avevo imparato a memoria da quando avevo tre anni (We Are the Apocalypse and the Rapture), il testo di "Girls in the Nose" (More Madonna and less Jesus) e jingle televisivi per biscotti per cani (L'attivismo rende forti le ossa).
Abbiamo creato un cocktail glorioso di parte manifesto politico, parte poesia d'amore lesbica, che era audace, divertente, sincero. Come i Vendicatori. E quando l'abbiamo condiviso con il gruppo, l'hanno adorato, almeno per un po'. Soprattutto quando l'artista Carrie Moyer ha creato un design strabiliante, mettendolo sul foglio di giornale in rosso San Valentino.
A Washington abbiamo distribuito migliaia di fogli cercando di convincere le lesbiche a venire alla Tortilla March. Il risultato ha superato di gran lunga le nostre aspettative. Uno tsunami di dighe, ventimila di loro sono scese per le strade della capitale, marciando verso la Casa Bianca dove i Vendicatori hanno inghiottito il fuoco e hanno cantato: “Il fuoco non ci consumerà. Lo prendiamo e lo facciamo nostro”. Ancora meglio, molte tornarono a casa e fondarono le proprie organizzazioni locali di Vendicatori.
Abbiamo finito per avere una sessantina di organizzazioni locali di Vendicatori che lavorano per la visibilità e la sopravvivenza delle lesbiche in tutto il mondo.
La Marcia della Tortillera era, ed è, importante perché il messaggio è nei nostri corpi. Significa molto essere disordinati, scandalosi, felici dietro la propria bandiera lesbica, occupare lo spazio pubblico, nel mondo reale, dove raramente vediamo donne, figuriamoci lesbiche.
Ancora oggi tutto ciò che è pubblico è predeterminato dal maschio. E non solo gli etero, anche i gay hanno posti da rimorchiare. I politici, la cultura e la società sono maschili. Lo spazio pubblico è letteralmente maschile. Le donne a volte siedono nei caffè, ma non in un caffè qualsiasi. E mai nella mia vita ho visto un gruppo di donne o ragazze uscire all'angolo di una strada a chiacchierare per ore. È pericoloso. Noi donne ci muoviamo negli spazi, non standoci mai dentro e reclamandoli. Letteralmente o simbolicamente. Vedere uno o due volti lesbici in TV, nella politica locale, non è paragonabile all'essere improvvisamente la maggioranza. Nemmeno uno su dieci per strada, o quello che siamo. Ma al cento per cento. Come siamo - idealmente - durante le marce della tortilla.
Rileggendolo ora, nel 2021, il Manifesto del Tortillero è ancora radicale. Crea uno spazio interiore per le lesbiche, rifiutando di essere emarginata – da chiunque, sia dalla società etero o dai queer che vogliono ancora che le lesbiche se ne vadano.
In primo luogo, il Manifesto presuppone la liberazione e il potere lesbico, piuttosto che invocarlo. “Non stiamo aspettando che arrivi il Rapimento. Noi siamo l'Apocalisse”, dichiara. E pur riconoscendo il costo della nostra invisibilità sociale – discriminazione, povertà, senzatetto, violenza – non ci posiziona come vittime impotenti. Abbiamo gli strumenti per combattere contro tutto questo. "Il potere dell'amore delle dighe, della visione delle dighe, della rabbia delle dighe, dell'intelligenza delle dighe e della strategia delle dighe." Tutto quello che dobbiamo fare è mobilitarci.
In secondo luogo, pone le lesbiche proprio al centro dell'universo, non in fondo a un elenco infinito di oppressi del mondo. Abbiamo il coraggio di goderci le nostre vite e comunità, il nostro desiderio omosessuale, la nostra diversità, la nostra complessità, le nostre incredibili ed esilaranti tendenze umane, che includono anche cattive relazioni. Non è colpa nostra se il mondo non vede quanto siamo grandi.
Per questo, come strategia retorica, invece di infierire contro gli stereotipi lesbici o lamentarsi di loro come vittime, il manifesto si permette di deriderli, e prendersi gioco dei bigotti che credono che gli omosessuali siano pedofili, che le lesbiche siano supersessuate demolitrici di case. "La sovversione è la nostra perversione" e "noi reclutiamo", dichiara, come un grande fanculo.
Forse la cosa più importante è che il manifesto ha mantenuto l'attenzione sul sesso e sul desiderio all'epoca Gay Inc.[3] Parlava già fondamentalmente di amore e matrimonio, cancellando le nostre stesse radici e la storia della nostra emarginazione. Le immagini che hanno creato, e continuano a perpetuare, davano l'impressione errata di lesbiche e gay che si limitavano a tenersi per mano e guardarsi l'un l'altro con romantica nostalgia, magari dandosi un piccolo bacio casto quando finalmente fu loro permesso di celebrare la loro unione civile. (Il matrimonio è legale dal 2015 negli Stati Uniti.)
Il manifesto, da parte sua, chiede alle lesbiche di alzarsi dai loro letti (dove facciamo sesso). Uscire dai bar (dove ci corteggiamo e facciamo sesso). Dichiara che l'attivismo non dovrebbe essere solo rumoroso, audace, ma anche "sexy, pazzo, feroce, gustoso ..." Le proteste sono un ottimo posto per sollevarsi per le donne. "Non abbiamo una posizione sulle pellicce" (o sui nostri peli pubici). Ci siamo rifiutate di tornare nell'armadio. O dimenticare la connessione tra l'odio del mondo nei nostri confronti e il nostro desiderio che è sovversivo proprio perché lesbica, omosessuale, una donna che dice sì a un'altra donna e no agli uomini, sbattendo le porte in faccia ai loro patriarcati. E paghiamo un prezzo alto per questo.
I Vendicatori hanno reso la connessione ancora più chiara pochi mesi dopo, dichiarando il tema della prima Tortilla March di New York: "Noi lesbiche bramiamo il potere". Nella promozione della marcia abbiamo chiesto: “Cosa significa augurare? Quante volte il tuo desiderio è stato troppo doloroso o troppo pericoloso da esprimere? Sei mai stata punita per aver desiderato la cosa sbagliata... l'amante sbagliato? Noi Vendicatore Lesbiche crediamo che il DESIDERIO sia una FORZA POTENTE CHE MUOVE IL MONDO. Il DESIDERIO ci spinge ad andare oltre e a chiedere rispetto e diritti civili per le lesbiche. UN AMORE ROVENTE per le donne ci spinge a esplorare ed esprimere la nostra lussuria e il nostro amore anche di fronte al pericolo. UN FORTE DESIDERIO di giustizia ci porta in piazza ogni volta che le Tortilleras vengono minacciate”.
Cosa può esserci di più radicale di così? Credi che le vite lesbiche contino davvero? Quella lussuria lesbica è importante? Ecco perché il Manifesto delle Vendicatore Lesbiche è più di un documento storico; è una provocazione, un grido che chiede il risveglio di una nuova generazione di lesbiche.
MANIFIESTO TORTILLERO
¡LLAMANDO A TODAS LAS LESBIANAS!
¡DESPIERTEN!
Es hora de salir de las camas y de los bares, y de lanzarnos a la calle.
Es hora de tomar el poder: el poder del amor de tortillera, la visión tortillera, la rabia tortillera, la inteligencia tortillera y la estrategia tortillera.
Es hora de organizarnos y agitar. Es hora de juntarnos y luchar.
Somos invisibles, hermanas, y eso no es seguro –ni en nuestros hogares, ni en las calles, ni en el trabajo, ni ante la ley.
¿Dónde están las líderes visibles? Es hora de un movimiento lésbico feroz y esa sos vos: el ejemplo a seguir, la visión, el deseo.
TE NECESITAMOS
Porque: no estamos esperando que llegue el rapto. Nosotras somos el Apocalipsis. Nosotras seremos tu sueño y la pesadilla de ellos.
PODER LÉSBICO
Las Vengadoras Lesbianas [Lesbian Avengers] creemos en el activismo creativo: ruidoso, atrevido, sexy, loco, feroz, sabroso y dramático. El arresto es opcional.
Pensamos que las protestas son un buen momento y un gran lugar para levantar mujeres.
Las Vengadoras Lesbianas no tenemos paciencia para la política amable. Estamos aburridas de los chicos.
Pensamos que las bombas fétidas son accesorios para todas las temporadas. No tenemos una posición sobre los abrigos de piel.
Las Vengadoras Lesbianas creemos que la confrontación promueve el crecimiento y fortalece los huesos.
Creemos en el reclutamiento. No del ejército; no de mujeres hetero. No nos molestan para nada que nos esposen.
Las Vengadoras Lesbianas creemos que la homofobia es una forma de misoginia.
Las Vengadoras Lesbianas no nos contentamos con guetos: queremos tu casa, tu trabajo, tus millas de viajero frecuente. Venderemos tus joyas para subsidiar nuestro movimiento.
Las Vengadoras Lesbianas no creemos en la feminización de la pobreza. Exigimos seguro de salud universal y acceso a la vivienda. Exigimos alimentos y refugio para todas las lesbianas sin techo.
Las Vengadoras Lesbianas somos el decimotercer paso liberador.
Las Vengadoras Lesbianas pensamos que las pandillas de chicas son la onda del futuro.
SEXO LÉSBICO
Las Vengadoras Lesbianas creemos en la trascendencia en todos los estados, incluyendo Colorado y Oregon.
Pensamos que el sexo es una libación cotidiana. Buena energía para las acciones.
Las Vengadoras Lesbianas anhelamos, disfrutamos, exploramos, sufrimos por ideas nuevas sobre las relaciones: fiestas de pijamas. Poligamia (¿por qué casarse solo una vez?). Avisos personales. Grupos de afinidad.
Las Vengadoras Lesbianas somos anticuadas: languidecemos, esperamos, lloriqueamos, nos quedamos en malas relaciones. Podemos casarnos pero no queremos domesticar a nuestras parejas.
A las Vengadoras Lesbianas nos gusta la canción “More Madonna, Less Jesus” [Más Madonna, menos Jesús]
Usamos palabras de acción en vivo: chupar, bailar el vals, comer, coger, besar, jugar, morder, entregarnos.
A las Vengadoras Lesbianas nos gustan los jingles: la subversión es nuestra perversión.
ACTIVISMO LÉSBICO
Las Vengadoras Lesbianas conspiramos y gritamos. Creemos que las acciones deben ser locales, regionales, nacionales, globales, cósmicas.
Las Vengadoras Lesbianas pensamos que las lesbianas closeteadas, los chicos queer y los heteros simpatizantes deberían enviarnos dinero. Creemos que la acción directa es una patada en la cara.
Las Vengadoras Lesbianas planeamos batallar contra homófobos de todo tipo e infiltrar la derecha cristiana.
Las Vengadoras Lesbianas disfrutamos de la litigación. Las demandas colectivas nos sientan muy bien.
LAS 10 MEJORES CUALIDADES DE LA VENGADORA LESBIANA: (En orden descendente)
10. Compasión
9. Liderazgo
8. No tener un gran ego
7. Estar informada
6. Audacia
5. Rabia justa
4. Espíritu de lucha
3. Pro sexo
2. Bailar bien
1. Tener acceso a recursos (fotocopiadoras)
LAS VENGADORAS LESBIANAS. RECLUTAMOS.
Agradecimientos
Moléculas Malucas agradece
a Kelly Cogswell por su colaboración para nuestro proyecto,
a Saskia Scheffer por el aporte de sus fotografías,
a Cecilia Palmeiro, de la colectiva editora de Moléculas Malucas, por su hermosa traducción y
a Ana Simo por haber hecho posible esta publicación.
También va un reconocimiento a Avram Finkelstein por habernos contado hace ya unos años la historia del Dyke Manifesto, resaltando la importancia que este documento tuvo y sigue teniendo para el activismo lésbico.
Enlaces de interés Kelly Cogswell Lesbian Avengers
Video Lesbian Avengers Eat Fire Too
Video con entrevista a Kelly Cogswell
Apoyo al Proyecto Lesbian Avenger
Carrie Moyer. Diseñadora del Dyke Manifesto
AVISO SOBRE REPRODUCCIÓN
Los trabajos publicados en Moléculas Malucas, así como las imágenes que los acompañan, solo pueden reproducirse con nuestra previa autorización y la de sus autor*s, personas entrevistadas, titulares de derechos de autor, traductor*s o archivos que custodian los materiales reproducidos junto a los artículos. En caso de precisar mayor información pueden escribir a archivomoleculasmalucas@gmail.com
Cómo citar este trabajo
Texto: Cogswell, Kelly. El Manifiesto Tortillero. Más radical que nunca
Traducción del inglés de Cecilia Palmeiro
Manifiesto: Lesbian Avengers. El Manifiesto Tortillero [Dyke Manifesto]
New York, 1993.
Traducción del inglés de Cecilia Palmeiro
Moléculas Malucas, julio de 2021
https://www.moleculasmalucas.com/post/el-manifiesto-tortillero
28 ottobre 2025
Nascita della Chiesa della Comunità Metropolitana
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26 ottobre 2025
La distorsione della protesta del Gatto Nero ... oops un giorno di ritardo !
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