Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

30 aprile 2009

MI RICORDO ORNELLA ...

Attivista del movimento glbtq italiano, una delle primissime militanti del movimento "facciamo breccia", indicata anche come prima sindacalista delle "sex workers" d'Europa.

Fondatrice a animatrice del CO.DI.PEP. [coordinamento difesa persone prostitute].

Sempre pronta a documentare e partecipare alle lotte con passione, rabbia o allegria. Maria Ornella è stata sempre in prima fila. Dal 2 maggio 2008 Maria Ornella Serpa, la "leonessa", Hornie, ma soprattutto la nostra cara Ornella non c'è più.

Ma chi l'ha conosciuta, l'ha incontrata qualche volta in piazza, ci ha riso insieme o ci ha scazzato per ore, oggi può salutarla e ricordarla qui, attraverso questa pagina.

Paolo Violi

www.lastregadabruciare.it
www.fondazionemassimoconsoli.blogspot.com
www.amatrix.noblogs.org
www.facciamobreccia.org
www.sexworkeurope.org

Io trans e prostituta con la “ joie de vivre”

di Maria Ornella Serpa

Leggendo pour cause l'ennesimo episodio di "Chi va con i trans", tratto dal voluminoso "I media in Italia - limiti ed aspirazioni", non posso fare a meno di sorridere. Per un po' di giorni l'informazione in Italia alzerà l'audience, ho pensato; ma non so proprio se auspicarlo.

A parte gli scherzi, ho appreso con piacere che il signor Sircana usa la propria intelligenza anche per dare respiro alla propria joie de vivre . Certo, capisco il contesto: il "buon costume", la famiglia, il vicinato, insomma la "normalità" dalla quale poi si scappa sempre, ma credo che tutto questo possa essere superato in maniera intelligente e indolore: basta non vergognarsi.

Parlo per esperienza personale. Nata maschio, formatami da donna, ho scelto il genere e il sesso femminile come un'esperienza sentita sia sul piano personale che su quello politico. Il percorso di transizione in sé, nonostante la sua complessità, è stato (per fortuna) indolore e totalmente divertente, istruttivo e formativo. La mia identità femminile, fortemente desiderata, mi ha dato quella marcia in più per affrontare la vita con un pizzico di ironica intelligenza e tanta, ma tanta, joie de vivre , anche per me.

Trappole nel percorso di transizione? Tantissime; superate però determinatamente fino alla meta e tributando la prevedibile dose di sofferenza alla società "normale" che "naturalmente" cerca di "normalizzarci" ricorrendo anche alla violenza, talvolta esiziale. La difficoltà maggiore l'ho incontrata nell'affrontare il senso di vergogna, di esclusione; ma, una volta capito che si trattava di convenzioni e non di altro, sono andata oltre non sentendo neanche il bisogno di colpevolizzare o gettare fango su alcun@. La mia intelligenza, fonte di primaria accoglienza, mi ha aiutata a capire, grazie anche ad una non comune cultura, che, ad esempio, il contesto che pretendeva di discriminarmi è essenzialmente un'asfissiante trama di potere e sottomissione travestito (il contesto sì) da illusioni, più o meno ottiche, che obnubilano mente e corpo. Non ho ceduto alla lusinga e neanche alle minacce né alle violenze, che ho comunque dovuto subire come tributo alla "normalità". Ho proceduto incessantemente.

Non mi sono mai sentita discriminata; me lo hanno fatto credere perché fa parte del gioco di "normalizzazione". E questo ha comportato sicuramente degli sbalzi nella mia esperienza perché mi sentivo debole, impotente di fronte alla consapevolezza di non essere suscettibile di inclusione sociale in un sistema che, poi ho capito, si pretendeva forte e "giusto". Ho deciso quindi di intravedere cosa non funzionava ed ho scoperto che il sistema non discrimina ma resiste, causa la sua debolezza, a tutto ciò che può turbare i suoi deboli equilibri sostenuti, infatti, dalla violenza. Esso si basa in effetti essenzialmente sul rapporto di forza e sottomissione (del femminile al maschile, ad esempio, o del debole al forte). Il maschile, l'eterosessualità, l'amore eterno, la famiglia e quant'altro non sono che le esiziali lusinghe di una società che si pretende "regolare" ma poi risulta praticamente ipocrita e perversa, oltre che degna madre di guerre, stupri, schiavitù e quant'altro; un sistema sostenuto da una trama di personaggi, più o meno ameni, che elucubrano regole, istituti e sistemi che soffocano ogni istinto alla vita.

Eureka!

Basta usare la testa ed un minimo di coraggio e tutto si risolve. Se la nostra esistenza è fatta essenzialmente di cultura posso provare anche io ad elaborare la mia, ma sulla base del mio desiderio.

Dando un'occhiata in giro ho visto diverse cose ed ho fatto anche diverse esperienze; finché mi sono resa conto che ciò che viene demonizzato è spesso fonte di libertà, autostima, responsabilità e permette di dare un senso alla propria esistenza. Ho deciso quindi non di piacere agli altri, ma di piacermi; ho affinato anche ciò che la natura mi ha dato: talento intellettuale, allegria, curiosità e senso della misura e ho iniziato infine il mio viaggio nella mia vita.

Tra le varie insidie del sistema c'è il problema economico. Di che vivere?

Il sistema, come tutte le umane cose, non è perfetto e spesso si contraddice lasciando spazi vitali che sarebbe da sciocchi non occupare. La prostituzione, dipinta malissimo, se fatta con accortezza, gusto ed un pizzico di gioia può risultare, come nel mio caso, un'ottima soluzione al problema del lavoro, spacciato come base garantita della dignità dei soggetti ma praticamente fonte di ricatto perenne e tutt'altro che satisfattivo.Rapporto con gli altri? Io scelgo chi frequentare e, insieme, scegliamo come rapportarci vicendevolmente sulla base della comune voglia di stare assieme. Nessuna regola invasiva della libertà altrui.

Rivendicazioni? Una: viviamoci per ciò che siamo, ottimi nei desideri pessimi nell'avidità.

A colloquio con Serpa, felice lavoratrice del sesso e attivista dei diritti delle prostitute "Prima di ogni legge si riconosca che tutti gli uomini sono clienti"

di Laura Eduati

Maria Ornella Serpa è una prostituta di strada che non si è mai prostituita.

"Ho pochi clienti perché scelgo solamente chi non vuole esercitare su di me un potere.

Capita spesso: li porto a casa mia e cominciano a pretendere, a trattarmi come una puttana, e allora io restituisco i soldi e li caccio”. Elegante, poco trucco, predilige le citazioni latine e sorseggia il tè con grazia. So che si arrabbierà quando dico che l’aspetto è quello materno - chic delle vecchie professioniste di quartiere. E non stupisce che certi uomini, quando scorgono gli scaffali colmi di libri, smettano di eccitarsi “perché quello che vogliono è una donna da dominare”.Preferisce il termine sex living al posto di sex worker, non parla di prostituzione ma di contesto prostituzionale. Nemmeno la prestazione la chiama così: “ Fornisco servizi sessuali, e mi piace farlo. Mi dà sesso, soldi, autonomia, successo e finalmente riesco a sbaragliare una cultura che vede nella donna semplicemente una sposa, una madre, una compagna di.Purtroppo con un riflesso sociale: per voi benpensanti io sono “Ornella la puttana”.

Attivista del Coordinamento in difesa delle persone prostitute, Ornella ha elaborato un pensiero che la distanzia dal resto dei movimenti: nonostante gli abusi che subisce (“i peggiori sono i poliziotti, ti dicono: o ci vieni o ci vieni”), è nettamente contraria alla legalizzazione del mestiere più antico del mondo, e se la prende pure con certe compagne di lavoro (“non si ribellano agli stupri e per di più si conciano col silicone e mezze scosciate per compiacere l’occhio del maschio”).Una sex living femminista? “La prostituzione è una condizione maschile, rovina le prostitute e rinvigorisce gli uomini perché li fa sentire potenti. Quando un uomo viene da noi esercita un potere fallocratico. Se diventasse un mestiere come gli altri, si legalizzerebbe la compravendita del corpo femminile, di per sé inaccettabile. Gli uomini mi adorano, mi vezzeggiano, persino si innamorano di me. Ma non permetterebbero mai alle loro mogli e figlie di diventare prostitute”.

Non teme di sputare sul piatto in cui mangia, i clienti. “Gli uomini”, mi corregge. “Gli uomini sono tutti clienti, se facessimo un semplice calcolo matematico scopriremmo che la stragrande maggioranza dei maschi italiani va con le prostitute. E non sto parlando di vecchi, brutti e sporchi, ma di bei giovani, padri di famiglia, professionisti, ricconi. Tutti hanno costruito una società fondata sulla monogamia e poi si rifugiano tra le nostre braccia.

Odio questa ipocrisia, che consente all’uomo una sessualità promiscua e confusa negandola alla donna”. Ornella non lavora tutte le notti. E nemmeno accetta tutti gli uomini che si fermano, specialmente quelli che tirano sui soldi. 50 euro la tariffa per un rapporto completo (“è poco, lo so, ma c’è la concorrenza e chi lo fa a 5 euro”), poi capita lo spendaccione o il cocainomane affezionato che ne sgancia 1500.Così per qualche giorno Ornella si riposa e si dedica all’attivismo. “Ho scelto la strada perché è più semplice dal punto di vista logistico e poi posso scegliere personalmente i clienti. Certo, d’inverno fa freddo e siamo più esposte ai pericoli, ma il rischio fa parte di qualsiasi professione”. La violenze, dice, vengono da chiunque: i clienti aggressivi; le forze dell’ordine che dopo la retata le insultano e le obbligano a spogliarsi o a subire rapporti sessuali; i media e la politica che le dipingono come il nemico pubblico numero uno e la gente che non le vuole vedere in giro. “Se vogliamo fare una graduatoria, i più violenti sono i poliziotti. Ora ho cominciato a difendermi perché ho fondato un movimento e ci metto la faccia, ma mi è capitato che in un commissariato in venti mi ordinassero di denudarmi.

Ho iniziato ad urlare come una tigre, per una settimana mi svegliavo con gli attacchi di panico”. Per la prima volta in Italia il 17 dicembre i/le sex workers italiane (donne biologiche, trans, transgender, uomini e gay) celebreranno la giornata mondiale contro la violenza alle prostitute. Il simbolo è un ombrellino rosso.Del disegno di legge Bossi-Prestigiacomo che all’art. 1 obbliga le sex workers a rintanarsi negli appartamenti-bordello dice: “Ci devono spiegare perché se si fa di nascosto è meglio”Serpa boccia tutte le soluzioni che l’Occidente ha inventato per regolarizzare la prostituzione: lo zoning, o zone rosse (“per la mentalità italiana sarebbe come rinchiuderci in un ghetto”); la regolarizzazione della professione come in Olanda o in Germania (“sono d’accordo sulle tasse e la difesa dei diritti, ma chiariamoci: una società regolarizza la prostituta non per aiutarla, ma per preservare se stessa”). Le contesto: ma la tratta delle schiave non sarebbe così sconfitta? “Le vittime della tratta non sono prostitute, ma vittime e basta. Occorre dare loro un permesso di soggiorno e un lavoro, se non vogliono prostituirsi. Lo dico contro il mio interesse, mi fanno concorrenza”. Sui controlli sanitari: “contro i diritti umani.

La scienza ha appurato che gli uomini hanno un potenziale infettivo molto maggiore delle donne, specialmente per l’Hiv. Perché allora non controllare obbligatoriamente i maschi?”.Serpa è attirata invece dalle multe ai clienti, come in Svezia: “Se cancellassimo la prostituzione tout court potremmo dire agli uomini: il vostro dominio è finito”: Quello che serve, dice, è un ampio dibattito che riconosca senza ipocrisie la realtà della prostituzione. La normativa arriverà solo alla fine, quando ognuno avrà dato il proprio contributo. “Quando andrò in pensione scriverò un libro di fuoco sulle prostitute e sui clienti”, ride. “Il mio è un osservatorio privilegiato sui maschi.Hanno una sessualità cinica e prepotente, possiedono senza amare e non sono trasparenti. Quando finisce la voluntas possidendi e l’affectio maritalis nei confronti della moglie si rivolgono a noi. E tanto fa trovarsi di fronte ad una minorenne. Io mi chiedo come facciano. Perché poi vengono magari da me. Questo è quello che mi fa veramente vergognare del mio lavoro”:Le chiedo: hai perso qualche cosa nel diventare una sex living? Ornella mi guarda con occhi profondi: “Mia madre mi diceva: una donna che va in giro a fare sesso non vale niente. Ci crescono con un’idea, sposarsi e fare figli. Nonostante tutto, questo è quello che rimpiango, l’unione felice con un uomo. Ma non avrei mai voluto sentirmi dire un giorno: non preoccuparti, amore, andare con una prostituta non è un tradimento”. “All’università ho studiato Giurisprudenza perché sognavo di diventare una magistrata. Lì sono entrata in contatto con il contesto prostituzionale, uscivo con gli amici nei locali e mi facevo pagare quando andavo a letto con qualcuno.

Mi piaceva, e mi piace tuttora. Bisogna capire che in questo Paese lo sfruttamento lavorativo è istituzionalizzato e che le donne anche se fanno le segretarie o le manager pagano un tributo sessuale agli uomini. Io sono libera e autonoma. Provo piacere quando faccio sesso con un cliente”. E perché un libro contro le prostitute? “Molte mi rimproverano di non truccarmi abbastanza, di non essere provocante e lasciva. Ma così è come ci vogliono gli uomini. Che tra l’altro verrebbero con noi anche se fossimo brutte e trascurate. Per loro siamo delle pubbliche latrine”.

Liberazione 07 dicembre 2006

Una femminista con tanta grinta da vendere

di Angela Azzaro

A un certo punto, nel bel mezzo di un discorso, la fronte si arricciava, gli occhi si stringevano. Ti guardava con fare sorpreso, un po' triste un po' scandalizzato. «Dai, Ornie, non fare così», dicevamo. Lei si difendeva. «Ma che cosa ho fatto?!». Ma ormai il messaggio era partito. Era come un segnale che Ornella, la nostra Ornella, ci dava per dire che stavamo sparando minchiate. Insomma, che noi «donne biologiche» così ci chiamava durante le tante discussioni con il gruppo femminista a/matrix, stavamo parlando troppo difficile o in maniera eccessivamente ideologica o molto distante dal suo percorso. Spesso aveva ragione, a volte no. Ma raramente lei diceva minchiate. Parlava e scriveva forbito, con dotte citazioni in latino che ci stendevano «Ornieeee, bastaaa», ma con un'argomentazione chiara. Netta. Lei, le cose che diceva non solo le aveva elaborate, capite fino in fondo. Ma le viveva e sceglieva ogni giorno. Ha fatto così quando ha scelto la transizione e da uomo è diventata donna, ha fatto così quando ha scelto di prostituirsi. Ornella ha fatto così fino alla fine. Cocciuta, come davvero se ne sono viste poche. Cocciuta anche nell'affermare cose scomode, come quando se la prendeva con la concorrenza delle donne dell'est che si prostituiscono. «Sei razzista» e giù con fior fior di ragionamenti. Lei non batteva ciglio, spiegava le sue ragioni, ma non credo che l'abbiamo mai convinta. E' facile essere politicamente corrette quando le cose non ci toccano da vicino. In strada, a lavorare, c'era lei. Il suo corpo, il suo desiderio, la sua rabbia. La strada, la scorsa estate, aveva deciso di lasciarla. Una decisione meditata. Voleva cambiare vita. Ma a darle la botta finale l'aggressione di un pappone, che la voleva cacciare dal posto dove lei lavorava. La ha minacciata con un coltello. E Ornella non ce l'ha fatta più. La leonessa ha ceduto.

Maria Ornella Serpa ci ha lasciate una settimana fa esatta. In un venerdì di maggio come tanti, ma un po' più silenzioso del solito per una città come Roma, a causa del ponte del primo maggio. E' morta in ospedale al pronto soccorso e ancora non sappiamo perché. Il dolore di chi l'ha conosciuta e amata non basta per spiegare l'attenzione che le dedichiamo. Ornella non ha scritto libri (anche se voleva farlo), non ha ammansito folle, non ha capeggiato partiti, non era una leader. Ornella era una grande rivoluzionaria. Una che la rivoluzione l'ha vissuta direttamente. Senza dichiarazioni d'intenti. L'ha vissuta coi fatti. Ma la sua rivoluzione non muore con lei. Ci lascia un'eredità bellissima, un futuro che forse neanche vedremo, ma che lei ci ha fatto intuire.
Impossibile nominare tutte le briciole che ha disseminato lungo il cammino e che a noi spetterà seguire, indagare, forse anche realizzare. Ma ci sono alcuni aspetti che premono di più, che chiedono ascolto. Subito. A partire dalla morte. Una morte che è difficile non considerare politica. Rivoluzionaria anche questa?

Ornella, trans, prostituta orgogliosa e incazzata, aveva scelto di essere donna. Di più. Aveva scelto di essere una donna speciale. Una femminista. Combattiva, come quando il 24 novembre, giorno della manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, con le altre compagne dell'assemblea romana aveva cacciato le ministre dal palco. Il volto orgoglioso, lo sguardo malinconico di chi troppe volte ha dovuto subire il potere. Il 24 novembre no. Si era ripresa la parola, il protagonismo. Quella sera Ornella era felicissima, l'ultima volta che l'abbiamo vista così.

Ma non dipendeva solo da quell'azione collettiva finale. Tutta la manifestazione aveva cantato e urlato. Era quello il luogo che aveva prediletto. Militante per i diritti delle prostitute nell'ultimo periodo aveva scelto il gruppo femminista a/matrix come casa politica e umana. Quante chiacchierate, quante risate. Ma anche quanti scontri e contraddizioni. «Voi biologiche», dava il là a una dialettica noi/voi, io/l'altra che metteva paura. Lo specchio si rompeva e dovevano confrontarci con il cuore del potere patriarcale: la creazione di un femminile e di un maschile naturalizzati, biologizzati a cui ci ribellavamo e ci ribelliamo. Ornella, provocandoci, ci portava a vedere meglio quella contraddizione, ad articolarla ulteriormente misurando lo scarto tra ideali e vite vissute, tra utopie e desideri sedimentati.

Gli ultimi sei mesi di vita, lasciano senza parole. Ornella, la leonessa, è andata con orgoglio e testardaggine incontro alla morte. Forse stava molto male, ma non lo ha detto. Ha chiesto aiuto, ma come faceva lei, a testa alta, senza mediazioni, per rifarsi una vita. Voleva vicinanza, non consigli. Quelli li rispediva al mittente, come aveva sempre fatto, sbagliando bellamente da sola.
Oggi che non c'è più resta la domanda se la nostra comunità è in grado di prendersi cura delle sue sorelle nel momento che, per scelta o per sfortuna, restano sole ad affrontare con orgoglio un'esistenza diversa. E' una domanda ineludibile, una domanda politica. Esiste la possibilità di autodeterminarsi e di vivere liberamente la propria vita o la propria morte fuori da un sistema familista o dal pronto soccorso cattolico? La risposta che viene dalla storia di Ornella è che al momento è molto difficile. Tragicamente impossibile. Ma c'è anche un'altra risposta che Ornella avrebbe dato. Con il gruppo a/amatrix stava lavorando a una proposta di reddito garantito. Si chiama reddito per l'autodeterminazione. Un modo per garantire a tutte e tutti la possibilità di scelta a partire dalle condizioni materiali. Un modo cioè di rompere il sistema familista che impregna destra e sinistra: o hai una famiglia che ti sostiene oppure crepa. O hai figli, moglie o marito, oppure chi si ne sbatte di te. Ornella non aveva marito, «gli uomini mi fanno schifo» ci diceva per provocarci e per raccontarsi, aveva deciso di camminare da sola. Ne aveva tutto il diritto. Questo diritto le è stato negato. Ornella non tornerà più. Ma continuare il suo percorso, la sua lotta è il minimo che si possa fare.

Liberazione 09 maggio 2008

28 aprile 2009

UNA VISITA AL CIMITERO DE L'AQUILA

Oggi in due della 'Fondazione Luciano Massimo Consoli' siamo andati a controllare se la tomba di Ulrichs a L'Aquila avesse subito danni per il terremoto.

Il nonno di tutti i gay, colui che per primo ha sfidato la condanna a morte in Prussia nell'800 per affermare il proprio diritto ad una sana affettività omosessuale, era emigrato in un paese più civile, l'Italia di due secoli fà.

La sua carriera di giurista e la sua fama di emerito latinista gli hanno garantito una vecchiaia serena in Abruzzo, ospite dei marchesi Persichetti, a contatto con una società forse un pò arretrata scientificamente, ma certo meno repressiva di quella di provenienza.

Noi della Fondazione Consoli ogni anno intorno alla sua data di nascita andiamo con gli amici aquilani e abruzzesi a ricordarlo con una piccola cerimonia: è in genere la domenica più prossima al 28 agosto, che, casualmente, è anche quella vicina alla più importante festa aquilana, la Perdonanza.

Massimo Consoli, una volta di più precursore di tradizioni ignote ai più, ci ha invitato per anni a questo incontro che è un piccolo Pride e un ricordo di chi ha aperto la strada a tutti noi.Siamo stati al Cimitero oggi 28 aprile, mentre un altro signore si esponeva ai media a Onna: per Ulrichs niente TV nè giornalisti, ma la soddisfazione di vedere la sua tomba in buone condizioni, solo aghi di pino depositati armonicamente sulle scritte incise sul marmo, mentre intorno le croci cattoliche che sovrastavano le altre tombe erano tutte crollate in pezzi, simbolicamente distrutte dalla natura che non fà sconti ai creduli ignoranti.

Claudio Mori

27 aprile 2009

GAY PRIDE, IERVOLINO: SIAMO ALLE SOLITE, LORO PROTESTANO NOI LOTTIAMO!

Roma, 24 aprile 2009

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino, Presidente del Comitato referendario di liberazione “Ernesto Nathan” –Radicali e Repubblicani- e membro della Direzione di Radicali Italiani:

"Era tutto previsto, il solito gioco delle parti. Chi ci rimette sono le coppe di fatto che, sinceramente, di questo patetico teatrino non sanno che farsene.

Assistiamo ad uno spettacolo indecoroso, una destra romana lontana anni luce da quella europea ed un Partito Democratico che ha la faccia tosta di accusare gli altri senza un minimo di ritegno. Tutto questo accade anche grazie ai giornali che puntano i riflettori sulla polemica: patrocinio sì, patrocinio no! Mentre nulla dicono su leggi, delibere ed iniziative collegate.

Ma da oggi saremo tutti più contenti. La Regione Lazio ha dato il patrocinio al Gay Pride. Sinceramente imbarazzante! L’Assessore Tibaldi dichiara di sostenere la difesa delle pari opportunità di tutti e di tutte, ma davvero? Allora perchè in quattro anni la Giunta di cui fa parte non ha fatto nulla per approvare una legge sulle coppie di fatto? E perché hanno continuato a finanziare la legge sulla famiglia di Storace? Lo ripeto, sono queste cose che interessano alle coppie di fatto non certo i patrocini. Per questi motivi, due degli otto referendum regionali su cui stiamo raccogliendo le firme riguardano questi temi.

Andiamo avanti nella convinzione che la situazione politica attuale abbia bisogno di un’iniziativa forte che parta dal basso, una vera e propria liberazione dalla partitocrazia. Ci affidiamo alla gente per ri-portare questi temi al centro del dibattito nella speranza che i “paladini” della partecipazione non la ostacolino.

p.s Ieri sera, all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, si è festeggiato il IV anno di pontificato di Benedetto XVI, il parterre era rappresentato principalmente da parlamentari dell’opposizione!

23 aprile 2009

SERVIZIO DI COUNSELING VIA WEB RIVOLTO A GAY – LESBICHE – TRANS – GENITORI

ricevo da Ermanno Marogna [info@sostegnogay.it]

22 aprile 2009

Informo che ho attivato un servizio di counseling via web (tramite messenger) rivolto a gay, lesbiche, transessuali e genitori, per consentire a chi abita lontano da Verona, di poter usufruire di questo servizio.

Per maggiori informazioni, invito a consultare la pagina “counseling via web” sul sito http://www.sostegnogay.it/ .

Chiedo gentilmente di segnalare la notizia a chiunque possa essere interessato.
Grazie per la collaborazione.

Ermanno Marogna - Counselor [Studio Sostegnogay]
Via Santa Felicita 9 - Verona /
www.sostegnogay.it / 349 4641139

IL MATRIMONIO GAY SI APPELLA ALLA CORTE

• da La Stampa del 22 aprile 2009, pag. 20
di Raffaello Masci

La Corte costituzionale dovrà pronunciarsi su una delle questioni più controverse degli ultimi anni: due persone dello stesso sesso possono sposarsi? Il quesito è stato posto, sia pur indirettamente, dal tribunale di Venezia che ha presentato alla Consulta il procedimento nato dal ricorso di una coppia gay di aspiranti sposi, che aveva ricevuto un rifiuto alle pubblicazioni matrimoniali e per questo si era rivolta alla magistratura contro la decisione del Comune. Alcune associazioni omosessuali - come Gaynet, presieduta dall’ex parlamentare Franco Grillini e l’Associazione radicale «Certi diritti» - hanno accolto questa iniziativa della magistratura veneziana con immensa soddisfazione, perché una sentenza della Consulta riaprirebbe il dibattito.

Ma in un paese come l’Italia, in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è contemplato, ha senso fare opposizione ad una decisione come quella in cui sono incorsi i due aspiranti sposi? «Non si possono porre al Corte costituzionale - spiega l’avvocato matrimonialista Cesare Rimini - questione “manifestamente infondate” e quindi, se il tribunale di Venezia ha agito come ha agito, evidentemente ha ritenuto la questione plausibile. Dobbiamo chiederci dove possa essere mai il fondamento per questo ricorso. Secondo me sta in due punti: il primo è che il fatto che il matrimonio avvenga tra un uomo e una donna è dato per acquisito, ma mai, da nessuna parte, si dice che non sia possibile tra persone dello stesso sesso. Il secondo punto è che ordinamenti che prevedono una ipotesi del genere, sono già presenti nelle legislazioni di altri paesi di cultura giuridica analoga alla nostra».

Da qui a legittimare il matrimonio gay, comunque, ce ne passa, ciò non di meno «l’ordinanza del Tribunale - fa notare Franco Grillini - rappresenta un momento storico: per la prima volta dei giudici italiani hanno ritenuto che la Costituzione italiana non solo non vieti il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma anzi lo ammetta e lo tuteli». «Finalmente - prosegue Grillini - i giudici dicono che il matrimonio gay non rappresenta alcun pericolo di lesione a interessi pubblici o privati ed esprimono con chiarezza che nell’articolo 29 della Costituzione viene tutelata la naturalezza dell’aspirazione di tutti gli esseri umani a costituire la propria famiglia e a sposarsi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale».
L’entusiasmo del leader gay viene ridimensionato dall’avvocato Rimini: «Che la questione non sia manifestamente infondata, non vuol dire che sia fondata in qualche modo, ma semplicemente che la Corte costituzionale può dare una risposta di merito se chiamata a farlo». Ma a Grillini, non sfugge la portata di questa istanza del tribunale: «Quale che sarà la decisione della Corte costituzionale, si tratta comunque di una storica vittoria».Agli italiani non piace il matrimonio. Soprattutto le prime nozze, mentre le seconde aumentano. Il dato emerge dall’ultima rilevazione dell’Istat. Nel 2007, i secondi matrimoni sono stati 33.070, oltre 2 mila in più rispetto al 2006 (31.846). Le seconde nozze sono il 13,2% delle nozze celebrate. Nel 2007 ci sono stati 250.360 matrimoni, 4,2 ogni mille abitanti. Lieve aumento sul 2006: 4.368 matrimoni (3.144 prime nozze). Calano soprattutto i primi matrimoni: da quasi 392 mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a 217.290 nel 2007 (86,7%). Le nozze civili sono il 34,6% del totale; in 15 anni sono aumentate del 50%. Nel 2007 ci sono stati 34.559 matrimoni (13,8%)in cui almeno uno dei due è cittadino straniero.

Venezia: matrimoni gay, l'Associazione Fortuna sostiene l'iniziativa di Sergio Rovasio e di Certi Diritti

Venezia, 21 aprile 2009

Dall'Associazione Radicale Veneta Loris Fortuna i "complimenti a Sergio Rovasio e a Certi Diritti per la capacita' di interpretare il ruolo, indispensabile, di disobbedienti e apripista di nuove vie per i diritti civili, capacita' testimoniate dalla storica sentenza del tribunale di Venezia che ha sospeso il rifiuto di omologazione del matrimonio omosessuale praticato dal Comune. "

Per Michele Bortoluzzi "e' importante che da questa citta', con la storia di indipendenza e tolleranza che ha sempre manifestato, con la capacita' di guardare avanti che dalla Serenissima in poi ne e' stata caratteristica, giunga questo importante riconoscimento al lavoro di disobbedienti nel campo dei diritti civili, ruolo che richiama il lavoro svolto negli anni 60 dalle Associazioni per i diritti Omosessuali in America."

Dal Segretario della Fortuna l'invito "a vedere, per chi non lo avesse fatto, il film sulla vita di Milk, interpretato da Sean Penn, per comprendere che iniziando da qualche parte, da qualche parte, anche molto in alto, si puo' arrivare."

VOGLIAMO I DIRITTI, I PATROCINI NON CI SERVONO

Gay Pride, Iervolino: “Alle persone servono diritti e non patrocini. Le associazioni Glbt appoggino i referendum regionali”

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino, Presidente del Comitato referendario di liberazione “Ernesto Nathan” –Radicali e Repubblicani- e membro della Direzione di Radicali Italiani.

“La dichiarazione del Sindaco Alemanno che, anche quest’anno, non darà il patrocinio al Gay Pride, non mi sorprende. Voglio sperare che nelle prossime ore non si cada nell’errore di fare polemiche sterili.

E’ bene ricordare che, da Sindaco di Roma, Veltroni concedeva ogni anno il patrocinio alla manifestazione, ma al momento di dare veri diritti è stato, con la sua maggioranza, pronto a bocciare il registro delle unioni civili.

Molto probabilmente a breve arriverà il patrocinio della Regione Lazio e del Presidente Marrazzo, a costui andrebbe chiesto del perché in quattro anni la sua giunta regionale non ha mai legiferato sulle coppie di fatto. E’ questo che ci interessa!

E’ ora di finirla con le operazioni di facciata, noi vogliamo veri diritti. Proprio per questo motivo abbiamo iniziato una raccolta firme su otto referendum alla regione Lazio, due dei quali prevedono il riconoscimento delle coppie di fatto e l’abrogazione della legge 32/2001 di Storace.
Spero che, come avvenne durante la raccolta firme sul registro delle unioni civili, le associazioni Glbt sappiano e vogliano fare la propria parte.”

Massimiliano Iervolino [Membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani]
via di Torre Argentina 76 - 00186 Roma - 3453652220
m.iervolino@radicali.it -www.massimilianoiervolino.it

19 aprile 2009

GRAZIE ...

La notte del 6 aprile 2009 rimarrà per sempre impressa nella nostra memoria. Alle 3.30 una violentissima scossa di terremoto in un sol colpo ci ha distrutto le case, il lavoro, i sogni, le aspettative e le speranze. Noi eravamo pronti e abbiamo potuto grazie al buon senso, alla prudenza e ad una sequenza di giuste osservazioni che nei giorni precedenti ci siamo passati gli uni con gli altri, ampliando il nostro raggio d’azione nelle comunicazioni a quante più persone possibili, salvare le nostre vite e quelle dei nostri cari anche se un inevitabile pensiero va a coloro, come la nostra amica Paola la quale insieme alla sua compagna e alle loro 4 figlie sono rimaste schiacciate dalle macerie della casa presa da pochi mesi in affitto al centro di L’Aquila. Unitamente a loro, piangiamo anche la perdita di conoscenti e sconosciuti, piangiamo per tutti coloro fra cui tanti, troppi bimbi, rimasti uccisi da questo cataclisma che a nostro avviso non ha precedenti nella storia della nostra città.

Ma ora è il momento di ricominciare a vivere, per noi stessi e per tutti coloro che sono rimasti come noi senza casa e senza lavoro.

Dopo giorni e giorni di smarrimento, nei quali ci pervenivano notizie per niente confortanti circa il continuo susseguirsi di scosse telluriche e sui tempi di assegnazione di alloggi provvisori, in cui siamo stati più volte sul punto di decidere il trasferimento in massa sulle coste abruzzesi, nelle ultime ore con il cuore e solo con il cuore, abbiamo deciso di ricominciare laddove la terra ancora trema e fa paura.

Abbiamo deciso di non farci intimorire e di ricominciare a vivere proprio in quei posti in cui abbiamo rischiato di perdere la nostra vita. Pertanto non appena ci sarà possibile torneremo a L’Aquila a continuare il lavoro intrapreso prima, durante e dopo la catastrofe, con la fierezza di chi vuole ricominciare con più determinazione di prima, con l’orgoglio della consapevolezza di aver salvaguardato tante vite umane e non solo dalla distruzione e dalla morte.

Torniamo a L’Aquila anche e soprattutto grazie alla speranza che ci ha donato la vicinanza di tutta la comunità LGBT nazionale, ringraziamenti speciali per tutti gli aiuti che ci sono pervenuti e che continuano a pervenire a vantaggio di tutti i nostri concittadini, vanno a: ARCIGAY NAZIONALE E A TUTTI I CIRCOLI DI TUTTE LE CITTA’, particolarmente ad: AURELIO MANCUSO, FRANCO GRILLINI, FABRIZIO MARRAZZO, MATTEO RICCI E CARMINE URCIUOLI.

Ad: ARCILESBICA NAZIONALE E TUTTI I CIRCOLI DEL TERRITORIO, in particolare a: CRISTINA GRAMOLINI, FRANCESCA POLO, JULIETTE E RITA, CELESTE BURATTI E GIORDANA CURATI. Alla: FONDAZIONE LUCIANO MASSIMO CONSOLI, in particolare ad: ALBA MONTORI, DANIELE PRIORI, CLAUDIO MORI, MAYA CHECCHI E PAOLO VIOLI.

Ringraziamenti con profonda riconoscenza anche a: GAY LIB ed in particolare a: MARCO JOUVENAL, LUISELLA AUDERO, ENRICO OLIARI. Ringraziamento dal profondo dell’anima anche a: VLADIMIR LUXURIA e ALESSANDRA DI SANZO. Ringraziamenti particolarmente calorosi anche a: ON. ANNA PAOLA CONCIA, SERGIO ROVASIO, MARCO PANNELLA ED EMMA BONINO.

Un ringraziamento commosso a: “L’ALTRO MARTEDI’” di RADIO POPOLARE trasmissione condotta da ELEONORA DALL’OVO. A: NAPOLI GAY PRESS, GAY TV, QUEER BLOG e a tutti coloro che prontamente hanno emanato notizie sulla nostra piccola comunità aquilana e su tutti i loro componenti scampati alla tragedia.

Ringraziamenti di cuore anche all’ARCI NAZIONALE che è stata fra i primi insieme ad ARCIGAY a far pervenire tutti i generi di prima necessità nei campi di prima accoglienza.

Ulteriori ringraziamenti al Gruppo Buddista LGBT di Roma “ARCOBALENA”, fra cui: MARILISA CALO’, RAFFAELLA MARIANI E ROSANGELA IADECOLA; nonché all’Istituto Buddista Internazionale di cui il rappresentante: Sig. Kaneda.

E infine, ma non meno importanti, profondi ringraziamenti al gruppo VERDI/SD ABRUZZO, particolarmente a: WALTER CAPORALE, PAMELA CAPORALE E MARIA LUCIA SANTARELLI e al DI’GAYPROJECT.

Grazie a tutti voi per quanto avete fatto e per quanto state ancora facendo. Grazie da parte di tutta la comunità LGBT aquilana e abruzzese, per l’esserci vicino in questi momenti così tragici e per essere prontamente intervenuti in ogni necessità. I nostri cuori sono a voi aperti per sempre in ogni circostanza con un profondissimo sentimento di gratitudine. Grazie per aver fatto pervenire nei campi di accoglienza post terremoto, gran parte dei generi di prima e secondaria necessità, per l’esservi interessati e per il continuo attuale interessamento affinché questa città venga ricostruita con i dovuti criteri e resa al più presto agibile per poter ricominciare a vivere tutti quanti insieme in pace e per quel che potremo, con i sorrisi, la forza, la tenacia e la determinazione che da sempre sono parte integrante del nostro popolo.

A TUTTI VOI, PROFONDAMENTE, RISPETTOSAMENTE ED ETERNAMENTE: GRAZIE !!!

Arcigay “Consoli” e Arcilesbica “Amazzoni” L’Aquila
[Carla Liberatore, Ramona Arditoli, Marcello Di Giacomo, Gianluca Pilolli, Francesca Miconi, Silvia Quondamstefano, Luigi Cicino]

18 aprile 2009

SPOSARSI ?

'AFFERMAZIONE CIVILE'
Un’azione concreta per un diritto che nessuno può negare alle coppie omosessuali: sposarsi.

Banner_122x42_Certi_DirittiUn diritto che è negato sulla base di un pregiudizio millenario e che non trova nessuna giustificazione e nessuna copertura nell'ordinametno italiano, nel quale c'è tutto lo spazio che occorre affinché i matrimoni omosessuali possano essere celebrati ed avere pieno riconoscimento.

Con 'AFFERMAZIONE CIVILE', vogliamo ottenere proprio questo: spazzare il pregiudizio e dare concretezza e prospettiva all'amore delle persone omosessuali che si vogliono sposare.

Come per ogni battaglia saranno necessari impegno e determinazione perché è importante che le coppie omosessuali ci mettano la faccia e siano disposti a testimoniare in tribunale per difendere il loro amore e la loro voglia di formare una famiglia.

E noi di 'CERTI DIRITTI' saremo lì con loro, a seguire passo per passo le coppie omosessuali che vorrano coronare il loro progetto d'amore: dalla richiesta di pubblicazione degli atti, passando per tutti gli altri atti amministrativi necessari ad arrivare ad una sentenza che si spera possa essere favorevole.

Le coppie che desiderano unirsi alle altre decine di coppie che già hanno avviato la loro 'AFFERMAZIONE CIVILE', potranno contare sull'assistenza gratuita dei legali della Rete Lenford, che sostiene questa iniziativa grazie ai suoi avvocati presenti su tutto il territorio.

Se anche tu ci credi, aiutaci a sviluppare 'AFFERMAZIONE CIVILE':

  • se fai parte di una coppia omosessaule che si vuole sposare contattaci per partecipare all'iniziativa;
  • se fra le tue amicizie ci sono coppie di gay e lesbiche, fagli conoscere 'AFFERMAZIONE CIVILE' e invitali a mettersi in contatto con noi.
  • dacci una mano a diffondere 'AFFERMAZIONE CIVILE' tra tutte le persone che conosci attraverso i tuoi contatti, il tuo blog, il tuo sito internet, facebook e gli altri social network
  • partecipa alla discussione nel nostro forum e facci sapere che cosa ne pensi.

‘AFFERMAZIONE CIVILE’ si avvale dell'attività volontaria di:

Francesco Bilotta che ne segue gli aspetti giuridico-legali e assicura il patrocinio in Tribunale, in collaborazione con i colleghi della Rete Lenford. Ci piace ricordare che Francesco Bilotta, oltre ad essere avvocato e docente di Istituzioni di Diritto Privato all'Università di Trieste è anche curatore del volume "Le unioni tra persone dello stesso sesso. Profili di diritto civile, comunitario e comparato", Matteo Pegoraro e Luca Piva che curano la comunicazione e la promozione, oltre al rapporto con le coppie interessate all'iniziativa , Guido Allegrezza [3473568140], che cura il coordinamento nazionale dell'attività.

Se vuoi aiutarci nell'attività locale di promozione di ‘AFFERMAZIONE CIVILE’, mettiti in contatto con Guido, Luca o Matteo .

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16 aprile 2009

IN MORTE DI UNA LIBERTARIA (E DI UNA GRANDE AMICA)

Cari Amici;

Ho appreso due ore fa della clamorosa, silenziosa, meditata, libera e tragica scelta operata da Roberta Tatafiore di lasciarci, andandosene, lasciandosi morire come Saffo.Sono sconvolto, sinceramente.

Roberta era una mia amica da cinque anni. Un grande nome del giornalismo impegnato. Una femminista critica, una grande donna. Ci voleva bene. Apprezzava GayLib, ci definiva dei coraggiosi. Con lei ho condiviso due avventure splendide. Me l'aveva presentata Giordano Bruno Guerri cinque anni fa, quando entrambi ci divertivamo a libertare su quel magnifico Indipendente. Poi le telefonate, i costanti appuntamenti, gli inviti a "fare una rimpatriata" di quell'esperienza. La morte, però, per lei fu qualcosa di più.

Qualcosa, forse, che aveva a che fare molto con la vita, oppure quella prateria immaginaria, piena di fiori di loto, con la vita non aveva proprio niente a che fare. Non lo sapremo mai.

Sul Secolo di domani dovrebbe comparire anche un mio timido e inebetito ricordo, scritto così, appena appresa la notizia dall'amica Maya, della Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli', anima femminista e libertaria come quella di Roberta.

E' stata una scelta deliberata e convinta, quella della Tata, come mi si presentava quando chiamava al telefono. Ma, da giovane amico, avrei proprio voluto che non l'avesse mai fatta, per sentirla ancora ridere di gusto, col sapore roco della sua voce mai triste. Ciao Tata! Da me e dai tuoi lettori che, di certo, staranno qua e là per la piccola grande Italia libertaria che si riconosce e ha amato,come me, i tuoi scritti a briglie sciolte.

Daniele Priori [Vicepresidente 'GayLib']