28 febbraio 2009

DIRITTI NEGATI – RASSEGNA DI CINEMA SOCIALE

Rassegna di cinema sociale al quartiere San Paolo, contro ogni forma di discriminazione

In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, il Circolo di Cultura Omosessuale 'Mario Mieli' organizza dall’8 marzo al 17 maggio “Diritti Negati”, una rassegna di cinema sociale sul tema della violazione delle libertà personali e dei diritti fondamentali. Un’occasione di riflessione e di confronto ampio, su temi attuali oggi più che mai e spesso dimenticati, che si rivolge a tutta la città.

Gli incontri si terranno ogni domenica dalle ore 20.30 presso la sede dell’associazione, in via Efeso n. 2a, a pochi passi dalla stazione della metro B “Basilica S. Paolo”.

Ogni proiezione sarà preceduta dall’intervento di un’associazione o organizzazione attiva per la tutela del diritto in questione: hanno già confermato la loro presenza Amnesty International, Articolo 21, la CGIL, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, Lunaria.

Da sempre impegnato nella lotta per la rivendicazione e la tutela dei diritti civili delle persone glbtq (gay, lesbiche, bisessuali, trans/gender, queer) e della persona in genere, il Circolo Mario Mieli continua ad appoggiare molteplici battaglie per la difesa delle libertà fondamentali di tutte le minoranze vittime di discriminazione, per una cultura delle differenze.

[maggiori informazioni su www.mariomieli.org e dirittinegati-2009.blogspot.com]

Andrea Maccarrone [Direttivo Circolo di Cultura Omosessuale 'Mario Mieli']

programma:

1. Diritto al lavoro
“Ogni individuo ha diritto al lavoro, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 23
Domenica 8 marzo 2009 h.20,30
I lunedì al sole (di Fernando León de Aranoa, Spagna 2002)
2. Diritto all'istruzione

“Ogni individuo ha diritto all'istruzione. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi…” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 26
Domenica 15 marzo 2009 h.20,30
Machuca (di Andrés Wood, Cile 2004)
3. Diritto alla protezione contro la tortura o la detenzione ingiusta

“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato” ONU, Dich. Univ. dei Diritti Umani, Art. 5 e 9
Domenica 22 marzo 2009 h.20,30
Garage Olimpo (di Marco Bechis, Argentina-Italia1999)

4. Diritto alla vita e alla libertà individuale
“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art.i 3 e 4
Domenica 29 marzo 2009 h.20,30
Magdalene (di Peter Mullan, UK 2002)
5. Diritto alla sicurezza

"Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 22
Domenica 5 aprile 2009 h.20,30
La zona (di Rodrigo Plà, Messico 2007)
6. Diritto alla libertà di movimento e diritto di asilo

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 13 e 14
Domenica 19 aprile 2009 h.20,30
Cose di questo mondo (di Michael Winterbottom, UK 2002)

7. Diritto alla libertà di espressione
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 19
Domenica 10 maggio 2009 h.20,30
Good night, and good luck (di George Clooney, USA 2005)
8. Diritto alla non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 3
Domenica 17 maggio 2009 h.20,30
Stonewall (di Nigel Finch, UK 1995)

per partecipare alle attività occorre sottoscrivere la tessera associativa mensile del costo di 3 euro.

25 febbraio 2009

WALTER SITI : "SCUSATE MA DIFENDO POVIA"

Scusate, ma difendo Povia. Schiacciato senza pietà dal carro armato di Benigni. Non è questione di livello artistico, naturalmente: la canzone di Povia è di una semplicità un po' ovvia, sia nella musica che nel testo, mentre il carisma di Benigni è il frutto di un talento raro - la maschera o il folletto che tutti conosciamo, capace di insegnare divertendo. La lettera di Oscar Wilde che ha letto l'altra sera era straziantemente bella, nella sua ingenuità disperata e formale. L'ala della poesia, insomma, stava dalla parte di Benigni.

Ma l'Arci-gay, nella polemica di questi giorni, non ne ha fatto una questione di estetica o di poesia: ne ha fatto una questione di contenuti. Che cosa sia l'omosessualità, come nasca, come la si debba valutare. Da questa prospettiva, allora diciamo che il testo di Povia è ortodossamente freudiano e che le idee freudiane per molti di noi, omosessuali sessantenni, o per i nostri fratelli maggiori, sono state un momento importante nella lettura di noi stessi - riportando i comportamenti a un percorso familiare e storico, ci liberavano proprio da quel mito romantico e decadente (alla Proust o anche alla Wilde) che vedeva l'omosessuale come l'appartenente a una «razza» esclusiva e separata, maledetta o sublime.

Che poi Freud fosse condizionato dalla struttura machista e patriarcale della borghesia ottocentesca, e che dunque le sue analisi più sbagliate siano quelle sulla sessualità femminile e sull'omosessualità, anche questo pare ormai assodato. Probabilmente non è vero che l'omosessualità maschile sia per forza legata a un eccessivo amore per la madre (che è la tesi di Povia e di mezza letteratura del 900, per esempio quella splendida poesia di Pasolini che si intitola Supplica a mia madre); gli studi sono andati avanti, il panorama sociale è cambiato ed è giusto dirlo. Quel che mi preoccupa è che l'Arci-gay, presa nel fuoco della battaglia, compia un'indebita estrapolazione logica; che siccome l'omosessualità non è una nevrosi, ne deduca che allora non possono (o non devono) esistere omosessuali nevrotici. E che dunque raccontarne la storia sia una menzogna, o peggio un'offesa. O che l'omosessualità sia una condizione talmente perfetta e autosufficiente che non ci si possa transitare, per sboccare poi in un rapporto eterosessuale. O viceversa. Sarebbe triste, dopo aver passato gli Anni 60 a vergognarci di essere omosessuali, che ora dovessimo vergognarci di essere omosessuali nevrotici. Che dovessimo per forza recitare la felicità, o la coniugalità normalizzata e fedele. Che fossimo obbligati ad escludere dai nostri racconti, per essere politicamente corretti, tutte le ossessioni, i deliri padronali, i terrori infantili; che dovessimo considerare il passaggio all'eterosessualità come un tradimento.

Il progresso maggiore che abbiamo fatto, dai tempi di Freud, è proprio l'aver capito che omo ed eterosessualità non sono compartimenti stagni, che le frontiere si possono attraversare di qua o di là a seconda del nostro cammino psicologico, dipendente da mille fattori, compreso il caso. Se io, omosessuale, posso uscire dal rancore e dalla paura amando una donna, perché no? E se qualcuno mi raccontasse la storia di un etero infelice, che trova il suo equilibrio in un rapporto omosessuale, di nuovo perché no? (Nessuno l'ha ancora raccontato, d'accordo, ma allora è su questo che si dovrebbe lavorare per il prossimo Sanremo). Il testo di Povia non è minimamente offensivo, è solo parziale.

(A questo proposito, se fossi nell'Arci-gay mi sentirei più offeso dalle gag da avanspettacolo di Bonolis e Laurenti, che duettano lepidamente su quanto sia orribile baciare qualcuno che ha la barba, o sull'atroce rischio di essere sodomizzati. Qui sì, siamo all'uomo delle caverne, o delle caserme. Coraggio, Bonolis e Laurenti, provateci con qualcuno dei bonazzi che portate sul palco tutte le sere: vedrete che non è poi così terribile, e i poveretti almeno avrebbero ruolo).

Walter Siti

OMOCAUSTO : NAZISMO E OMOSESSUALITA'

da Enrico Oliari:
" Un approccio storico contestualizzato e privo di ideologismi"








18 febbraio 2009

L'ULTIMO EDITORIALE PUBBLICATO SU 'GAY TODAY'

Riccardo è gay. Gli piacciono i ragazzi. Gli piace fare sesso, e tanto, con loro. Gli piace portarli a cena con gli amici di una vita, gli piace immaginare con loro una casa e chissà, dei figli.

Ha il suo ideale di uomo, ha il suo sogno di vita, ha avuto diverse storie e ogni volta è stato un sogno che sembrava realizzarsi. E anche adesso vive quella stupenda alchimia di sesso, amore, sorprese, rose, vita quotidiana e progetti.

Riccardo, però, viste le mode e le tendenze, è un gay anomalo… Non ha un padre alcolizzato, un padre che non ha abbandonato sua moglie, che ha vissuto con lei una vita e una famiglia invidiabile anche nei momenti difficili.

Eppure un padre con cui si è anche, spesso, scontrato e che gli ha permesso sviluppasse la sua personalità, ombre e luci. Sarebbe potuto esser più duro? Forse. Per questo sarei stato un “maschio” più sicuro e un uomo più “vero”. Probabilmente no, solo più represso e violento.

Un padre di cui si riconoscono pregi, difetti, successi ed errori, ma che Riccardo non cerca nei ragazzi che ha avuto e che vuole avere accanto. Anche solo per una notte di sesso.

Riccardo è gay, ma è anomalo, perché, sì, ha avuto una madre un po’ caca cazzi, ma forse solo perché è una mamma italiana post guerra. Innamorata e devota dei suoi figli, in maniera uguale (chissà perché allora il fratello di Riccardo, non solo non è gay, ma ha dichiarato la sua personale lotta alla bassa natalità italiana…). Impaurita da una personalità come quella di Riccardo, ma che non può non amare,come figlio, a volte difficilmente condivisibile…ma mica solo perché è gay,ma perché è un testardo, a volte prepotente, a volte intransigente, strano per lei che è la maestra della mediazione. E per quanto la adori e ami provocarla, Riccardo non è mai stato innamorato della propria madre, né cerca negli uomini il modo per non tradirla o per esprimere quell’uomo che lei, per eccesso di amore,potrebbe non fargli esprimere.

Riccardo è gay. E’ passato per le donne. E ora è felice perché crede che la sua ex ragazza ha finalmente capito perché quella storia perfetta è dovuta finire. Crede in Dio e per un periodo anche nella Chiesa. Ma non si è mai sentito sbagliato. Forse ha avuto paura, è stato un po’ pessimista,ma ha avuto pochi dubbi da quando ha realizzato ciò che sentiva, ciò che voleva,ciò che è. Riccardo è gay e ora molto incazzato,perché un codardo represso, con la scusa di cantare solo una “storia” (non si canta una storia a San Remo, su quel palco, in quest’italietta, ora, da lì, si canta la realtà) dipinge una categoria, quella di cui Riccardo fa parte. Inevitabilmente. Riccardo è gay e incazzato perché un fottuto ritmo che ti entra in testa è servito per trasmettere un messaggio pericoloso,qualunquista e falsamente buonista.

Riccardo è gay e incazzato perché in prima serata un represso (dai polsi troppo slogati per essere eterosessuale) ha detto che un tale Luca non è più gay senza passare per preti, psicologi o stregoni e che in fondo…non c’è nessuna malattia… tutti contenti così… se non fosse che ci potrebbero essere genitori che si colpevolizzeranno, da stasera. Ragazzi insicuri e indecisi che si illuderanno e reprimeranno se stessi e i loro sentimenti, da stasera.

Riccardo è gay e incazzato perché un comico sopravvalutato usando la sensibilità suscitata dalle poesie d’amore si è prestato a far sì che tutti, in fondo, fossero accontentati. E intanto il messaggio passava.

Riccardo è gay e incazzato perché qualcuno che dice di rappresentarlo si presta al gioco del quieto vivere, accettando un invito a San Remo, per amore di telecamera buttando al secchio rispetto e strategia politica.

Riccardo è gay e incazzato, ma non ha nessuna intenzione di cambiare.

14 febbraio 2009

GAY/GRUPPO EVERYONE: PEGAH OTTIENE ASILO DEFINITIVO NEL REGNO UNITO

COMUNICATO STAMPA
Sheffield, 12 febbraio 2009
GLI ATTIVISTI: “ORA FERMIAMO LA DEPORTAZIONE DA LONDRA DELL’OMOSESSUALE IRACHENO G.B.”

La lesbica iraniana Pegah ha ottenuto asilo definitivo nel Regno Unito. Gruppo EveryOne: "Una tappa di portata storica per i diritti dei profughi, ma ora è necessario fermare le deportazioni illegittime dei perseguitati a causa delle scelte sessuali, della razza o dell'etnia di appartenenza. Nell'immediato, bisogna evitare il rimpatrio in Iraq dell'omosessuale G.B."

Il Gruppo EveryOne, le associazioni Certi Diritti, Arcigay, Assist, Friends of Pegah Campaign hanno ricevuto finalmente la notizia più attesa, sul fronte dei diritti dei profughi e dei rifugiati: la signora Pegah Emabakhsh, che nel 2005 si rifugiò dall'Iran a Sheffield, in Inghilterra, per sfuggire una condanna alla lapidazione a causa della sua omosessualità, ha finalmente ottenuto lo stato di rifugiata nel Regno Unito. "E' una notizia di straordinaria importanza," commentano gli attivisti del Gruppo EveryOne, "perché quando ci siamo assunti la responsabilità di avviare la 'campagna dei fiori', il destino di Pegah sembrava già segnato".

Si ricorda che nell'estate del 2007 la campaegna per la vita di Pegah promossa dal Gruppo EveryOne ha visto la partecipazione di migliaia di persone, che da tutto il mondo hanno inviato mazzi di fiori e lettere di sostegno presso il famigerato Yarl's Wood Immigration Removal Centre, dove Pegah attendeva di essere trasferita in aeroporto e quindi a Teheran, dove era attesa dal boia. "Per ben due volte abbiamo fermato il volo della morte," continua EveryOne, "mentre il movimento a difesa della vita di Pegah cresceva di giorno in giorno e vedeva l'impegno delle associazioni GLBT, del Partito Radicale, di forze politiche dell'Unione europea, intellettuali, ma soprattutto di una moltitudine sterminata di cittadini che da cinque continenti chiedevano al Regno Unito di salvare Pegah e all'Iran di interrompere la persecuzione degli omosessuali, dei dissidenti e delle minoranze". Il caso di Pegah e quello successivo di Mehdi Kazemi - ancora una volta sollevato dal Gruppo EveryOne - è stato alla base di una Risoluzione del Parlamento europeo e di una sostanziale modifica delle disposizioni del governo del Regno Unito in materia di asilo. "La campagna dei fiori per la vita di Pegah e le campagne successive che ci hanno consentito di evitare alcune deportazioni," proseguono gli attivisti, "sono state possibili anche grazie all'apertura delle Istituzioni del Regno Unito, che manifestano sempre attenzione verso le istanze che provengono dai gruppi per i Diritti Umani.

L'Ambasciata britannica a Roma, per esempio, si è assunta in ognuno dei casi un ruolo di mediazione con il governo di Londra, facilitando la conclusione positiva di casi in cui il diritto all'asilo era stato negato illegittimamente dall'ufficio immigrazione. Il caso Pegah non ha cambiato solo il destino dei profughi omosessuali, ma anche di quelli fuggiti da Paesi in cui sono in corso tragedie umanitarie, come i burundesi Annociate Ningaparitse e Alvin Gahimbaze, due casi che hanno consentito al nostro gruppo non solo di evitare la loro deportazione, ma anche di dimostrare al governo del Regno Unito la situazione umanitaria del Burundi e la conseguente estensione del diritto alla protezione umanitaria". E adesso il governo britannico rende ufficiale il diritto di Pegah a restare sul proprio suolo a tempo indeterminato: provvedimento che sancisce una tappa storica nel campo dei diritti dei profughi. "Condividiamo con il Gruppo EveryOne, le associazioni, i politici e gli amici di Pegah che hanno permesso questo fantastico risultato," commenta con entusiasmo e commozione Leslie Boulton, presidente dell'associazione Friends of Pegah Campaign, "che rappresenta un evento davvero meraviglioso e un premio per il duro lavoro che tutti noi abbiamo fatto, impegnandoci fianco a fianco, per evitare che Pegah fosse rispedita in Iran".

Il Gruppo EveryOne è attualmente in contatto con l'Ambasciata britannica a Roma, con l'Agenzia di Frontiera britannica e con le autorità governative per chiedere il rispetto del diritto alla protezione umanitaria di un ragazzo gay rifugiatosi nel Regno Unito dall'Iraq, dove, dal 2001, l'omosessualità è punita con la forca. Il profug, G. B., è seguito nel Regno Unito dall'associazione Iraqi LGBT. "La motivazione con cui l'Ufficio immigrazione ha respinto la sua domanda," affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne, "è paradossale. Le autorità, infatti, hanno motivato il rifiuto affermando che una persona omosessuale può evitare di incorrere nelle leggi discriminatorie dell'Iraq e nella pena capitale semplicemente 'vivendo la propria omosessualità con riservatezza'."

"Anche non considerando il fatto che un essere umano dovrebbe essere libero di manifestare il proprio stile di vita liberamente," concludono i leader di EveryOne, "senza dover temere azioni repressive conseguenti alle leggi discriminatorie vigenti in un Paese, la decisione del governo britannico, se attuata, metterebbe comunque in pericolo di vita il ragazzo iracheno, che è già conosciuto da parte delle autorità del Paese d'origine come omosessuale. Ma anche se così non fosse, è lecito esporre un profugo omosessuale alla condanna capitale, nel caso le sue inclinazioni venissero, per coincidenza, scoperte?".

Il Gruppo EveryOne presenterà nelle prossime ore al Governo del Regno Unito un dossier che testimonia la condizione di discriminazione e persecuzione che gli omosessuali subiscono in Iraq.

per ulteriori informazioni:
Gruppo ‘EveryOne’ -
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
[ (+39) 334 8429527 - (+39) 331 3585406 - (+ 39) 334 3449180 ]

MANIFESTAZIONE NAZIONALE "NO VAT"

Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza

Manifestazione Nazionale - Roma, 14 febbraio `09 - concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14.00

A ottant´anni dai Patti lateranensi tra Pio XI e Mussolini (11 febbraio 1929), in piena crisi del sistema neoliberista permangono le connivenze tra stato autoritario e Vaticano, vero cuore del Concordato. Decenni di sdoganamento istituzionale del fascismo trovano rispondenza nel revisionismo di Ratzinger su Pio XI e Pio XII, complici del fascismo, del nazismo e della deportazione ed eliminazione di donne e uomini considerati ‘diversi’.

Stipulati per la difesa dei reciproci privilegi, i Patti lateranensi e la loro versione aggiornata nel Concordato dell´84 sono potenti strumenti di controllo. In loro nome la religione cattolica e i suoi simboli continuano ad imperversare, alimentando la logica dello "scontro di civiltà" e un clima in cui autodeterminazione, laicità, ateismo e libertà di pensiero sono stigmatizzati e spesso puniti come atti di terrorismo culturale.

La manifestazione NO VAT - rivendicando autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione e cittadinanza - ha l´obiettivo di denunciare il progetto di egemonia del Vaticano e la sua funzionalità ad un sistema sessista, fascista e razzista, nonché il suo ruolo nella gestione delle crisi del sistema neoliberista.Come in un gioco delle parti, in tempi di crisi economica, a un welfare differenziale e ridotto all´osso alla progressiva distruzione di uno stato sociale che, almeno sulla carta, offriva garanzie a tutte e tutti, la chiesa fa eco con "soluzioni" caritatevoli discriminatorie e familiste.

Intanto i tagli all´istruzione e alla sanità pubblica continuano a garantire un incessante flusso di denaro nelle casse di scuole e università confessionali, di cliniche e ospedali cattolici.

La distruzione della scuola pubblica denunciata dall’"onda studentesca" dell´autunno 2008, ha non solo la finalità di indirizzare altrove le risorse, ma anche quella - ben più grave nei tempi lunghi - di sottrarre alle nuove generazioni gli strumenti di conoscenza, di crescita del senso critico e di conseguente lettura dei meccanismi di potere.

In Italia le associazioni cattoliche ingrassano il portafogli tra interventi sociali e gestione diretta di alcuni CIE - Centri di identificazione ed espulsione - e CARA - Centri d´accoglienza dei richiedenti asilo. Così facendo avallano la gestione securitaria del fenomeno dell´immigrazione e controllano un esercito di riserva di lavoratori e lavoratrici provenienti da altri paesi. E intanto si accaparrano la gestione delle emergenze internazionali per moltiplicare il business: aids, campi profughi, aiuti umanitari.Sul piano ideologico, le gerarchie vaticane difendono e rafforzano la subordinazione patriarcale di un sesso all´altro, facendo guerra al concetto di gender che decostruisce la "naturalità" dei ruoli tra donne e uomini e portando questa guerra ideologica nell´ambito della loro costante intromissione nelle politiche degli organismi nazionali e internazionali (ONU, Unione Europea).

Il papato dell´integralista Ratzinger, attraverso il controllo sulla nascita e sulla morte pretende di gestire e ridisciplinare i corpi e le forme di vita; gli anatemi vaticani contro ogni istanza di autodeterminazione vanno di pari passo al moltiplicarsi di ordinanze e divieti di sindaci-sceriffi. La famigliola da pubblicità televisiva è, così, imposta da stato e chiesa come modello unico di rispettabilità e chi non vi corrisponde diventa indecoroso/a quando non addirittura pericoloso/a.
A ottant’anni dai Patti lateranensi, stato e gerarchie vaticane mirano a neutralizzare il conflitto sociale anche producendo nuove marginalità da stigmatizzare e nuovi "scarti" da criminalizzare col pretesto della "sicurezza".

Sappiamo bene cosa si nasconda dietro queste campagne d´odio: la paura di perdere i privilegi e il potere.Ma la loro paura non vogliamo pagarla noi!

Alziamo la testa. Diciamo con determinazione che non abbiamo paura di far paura.

Denunciamo le connivenze tra stato e chiesa nella gestione delle politiche securitarie, razziste, transfobiche, lesbofobe, omofobe e misogine e torniamo di nuovo in piazza il 14 febbraio 2009, con la manifestazione NO VAT per

· l´autodeterminazione e la libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita;
· l’istruzione pubblica e laica e l’abolizione dell’ora di religione;· un sistema sanitario pubblico e laico;· uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei diversi soggetti;· i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans, gay e migranti;· l´eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e la cancellazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita;· l’abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille...).

Coordinamento Nazionale ‘Facciamo Breccia’

13 febbraio 2009

CI BACIAMO PERCHE’ CI AMIAMO

Il giorno di San Valentino scatta il semaforo verde per il Crossing Kisses nei principali incroci stradali di Genova, Padova, Bologna, Firenze, Grosseto, Roma e Napoli.

Si terranno il 14 febbraio 2009, giorno di San Valentino, decine di iniziative promosse dai comitati territoiriali Arcigay per dare visibilità a tutti gli amori e per richiedere diritti per le coppie omosessuali, che in Italia, ormai unico paese europeo, non hanno alcun tipo di riconoscimento giuridico.

“La politica italiana è rimasta sorda alle richieste continuative di migliaia di persone che vogliono dare un valore anche pubblico alle loro relazioni” – sostiene Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay – “Abbiamo assistito a promesse di ogni genere da parte di ministri ed esponenti politici di tutti i partiti, ma la realtà è che per lo Stato italiano una famiglia gay o lesbica che condivide affetti e vita quotidiana da anni è composta da due perfetti estranei.”

Per San Valentino dunque coppie gay, lesbiche ed etero si baceranno alla luce del sole nel centro cittadino di Genova, Padova, Bologna, Firenze, Grosseto, Roma e Napoli, attendendo che si accenda il semaforo verde di un grosso incrocio trafficato. Si fermeranno per alcuni istanti nel centro della strada per scambiarsi contemporaneamente un gesto d’amore. Il Crossing Kisses ha debuttato in Italia lo scorso 1° dicembre a Catania: www.arcigaycatania.it/crossingkisses.

”Invitiamo tutti e tutte a ribadire pubblicamente la loro presenza all'interno della società come cittadini e cittadine di questo paese tramite il gesto simbolico del bacio. Per la giornata degli innamorati vogliamo essere tra le persone, mostrando il nostro amore. D’altronde il recentissimo Rapporto Eurispes ha rilevato che quasi due terzi degli Italiani vogliono un riconoscimento per le tutte le unioni, aldilà dell’orientamento sessuale.”

Più volte esponenti della magistratura hanno espresso forti richiami al Parlamento sulla necessità urgente di legiferare in materia, in modo da non lasciare nel limbo migliaia di coppie omosessuali. È proprio di oggi la dichiarazione del gip Clementina Forleo, che in un’intervista ha espresso il suo favore nei confronti di un riconoscimento delle unioni gay e lesbiche.

Oltre ai Crossing Kisses, saranno decine le altre iniziative promosse dai comitati Arcigay nelle diverse città.


A Perugia si terrà la fiaccolata Innamorati Senza Diritti; a Genova una rassegna culturale nell’ambito del Genova Pride con la presentazione del libro a fumetti Gus&Waldo e dei film Due volte genitori e Improvvisamente l’inverno scorso, a Cosenza una Festa dell’Amore presso la Libreria Ubik, a Bari, la notte precedente, un party per tutti i single dentro il supermercato Ikea; a Napoli, oltre a ben due Crossing Kisses, la bacheca web Messaggi d’Amore Maiuscolo, per fare incontrare tutti gli innamorati.


Il portale Gay.tv ha lanciato un'iniziativa di visibilità per affermare che l`amore omosessuale è uguale a quello etero. I lettori possono inviare foto metre baciano la propria ragazza o il proprio ragazzo: tutte le foto saranno pubblicate in una super gallery! La foto che pubblichiamo in questo articolo è gentilmente offerta proprio dalla gallery.

09 febbraio 2009

LIBERTA'

Eluana Englaro è finalmente libera ma non è finita. Non permettiamo che la vita e la morte vengano demandate allo Stato. Difendiamo lo stato di diritto e la libertà di ognuno di noi.

Paolo Violi


così l’amica Mina Welby qualche tempo fa :

Cara Eluana,

queste parole di silenzio accompagnino te e i tuoi genitori negli ultimi passi che da anni eri costretta ad aspettare. La vostra sofferenza è stata lunga e tortuosa. Sei stata relegata a un letto in uno stato che mai avresti voluto subire, alla mercè di altri, benché premurosi e amorevoli nelle cure del tuo corpo. Hai trovato un giudice illuminato e giusto che ha saputo sapientemente ricostruire il tuo concetto di vita e di morte, come d’altronde è stato fatto per Piergiorgio in tribunale. Se tu, cara Eluana potessi percepire le mie parole sorrideresti, come mi ha sorriso Piergiorgio, quando ho pronunciato il mio consenso per terminare la sua sofferenza. Il nostro volere, di tuo padre e mio, sta un passo in dietro dalla vostra autodeterminazione, tua e di Piergiorgio.

Puoi essere fiera di tuo padre, che, costretto dagli eventi tragici, già 16 anni fa, si è arreso, con grande responsabilità, alla tua voglia di libertà e ha continuato per te, inesausto e con grande dignità a reclamare l’adempimento della tua volontà.

Possa tu, cara Eluana, trovare riposo per sempre.

Con affetto,

Mina Welby

07 febbraio 2009

CIAO LULU' ...

Il 26 gennaio scorso è scomparsa l’amica Lulù Pecorari . Chiedo scusa a tutt** per non aver diffuso tempestivamente la triste notizia anche sul blog dell’Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’. Riporto alcuni dei messaggi ricevuti.

Paolo Violi


LEILA,DEISY,RENATA,MONICA,MARZIA ecc.ecc. tutte amiche di Roma che ho nel cuore anche se non vedo da tanti anni ma, di tutte, di una serbavo un tenerissimo ricordo ed eri tu LULU' con i tuoi occhi tristi e il tuo dolcissimo sorriso appena accennato, tu che alla mia innata aggressività rispondevi con la tua disarmante dolcezza da vera Regina. ti porterò sempre nel cuore,arrivederci a presto amica mia in un mondo sicuramente migliore di quello che hai appena lasciato e che non merita di averci.

Antonella Lucia Faiella

Ho saputo della morte di Lulu Pecorari, una donna straordinaria, complessa, affascinante, una donna transessuale di grande intelligenza, sensibilità e cultura. Era una brava attrice e ha recitato nel film "Princesa". Ha raccontato la propria vita nel film documentario "Homogeneizzati" dove c'ero anche io. Mi mancherà molto. Oggi ci saranno i funerali a Falconara Marittima, la sua città di origine. Spero presto che potremo ricordarla anche a Roma. Ciao meravigliosa Lulu.

Saverio Aversa

Lulu Pecorari se n’è andata, lasciandoci un grande vuoto. La Lulu, come tutti la chiamavano, donna transessuale di profonda intelligenza e di grande charme, al Circolo Mario Mieli ce la ricordiamo sulle passerelle di “Uno specchio per Narciso”, le sfilate di moda lgbtq organizzate a margine di molti gay pride romani e per la sua partecipazione al film Princesa. Era una di noi e partecipava attivamente alla vita lgbt romana. Ciao Lulu, ci mancherai.

Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’

Lulù Pecorari : La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Princesa (2001) di Henrique Goldman dove ha interpretato la parte di Karin.

04 febbraio 2009

AL BAGNO CE LE CANTA

Sarà colpa di Santiago de Compostela, meta europea del pellegrinaggio cattolico ma Al Bano, che parteciperà al prossimo Festival di San Remo con una canzone dal titolo che ci aveva fatto ben sperare, “L’amore è sempre amore”, ha subito una fulminazione alla Santa Teresa d’Avila e, dall’alto dei suoi 65 anni, profetizza sul fastidio che gli recherebbe avere un figlio o una figlia omosessuale, sulla natura che a volte gioca brutti scherzi ed infine sparge consigli su come vivere la condizione omosessuale in silenzio e privatamente, includendo in questo la sua netta contrarietà ai gay pride troppo ostentati e “mascherati”.

Detto da Al Bano, che in quanto ad esposizione mediatica è secondo solamente alla moglie (od ex-moglie?) Loredana Lecciso, fulgido esempio di sobrietà e da additare ai figli e alle future generazioni come il tipico esempio di come si può vivere senza ostentare, il tutto sembra un po’ ridicolo.

Vogliamo rassicurare il cantante pugliese che non perderemo un’ora di sonno per le sue parole. Noi non siamo l’esposizione di Sodoma e Gomorra, come egli asserisce: quando parliamo di amore, pensiamo alle relazioni di persone dello stesso sesso che si assumono in maniera solidale e reciproca degli impegni su un progetto di vita comune.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ritiene che le parole di Al Bano rappresentino in maniera evidente quella strisciante discriminazione nei confronti della diversità e la pessima conoscenza che ha del mondo omosessuale.

Andrea Berardicurti [Segreteria Politica Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’]

ecco le dichiarazioni di Albano :

"Non mi vanno giù i gay pride": parola di Al Bano, 65 anni, intervistato da Vanity Fair in edicola da domani, alla vigilia della tredicesima partecipazione al festival di Sanremo con il brano L’amore è sempre amore.

Da Santiago de Compostela - dove si trova per la promozione del disco Todos sus grandes èxitos in español, raccolta di successi cantati in spagnolo - Al Bano dice la sua sul festival e risponde tra l’altro a una domanda sul brano di Povia, Luca era gay, che ha già scatenato polemiche sull’omosessualità vissuta come qualcosa da cui guarire.

"Come padre - dice il cantante - mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso. Però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi". Al Bano, che si definisce "cattolico praticante", agli omosessuali dice: "Non sono per i ghetti, ma non fate tutto questo cancan, vivete le vostre cose in privato. Non mi vanno giù i gay pride, quelli che sfilano mascherati... A uno vaccinato come me possono far ridere, purtroppo, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio. Mi sembra l’esposizione di Sodoma e Gomorra".Il cantante rivela anche che in passato gli è stato chiesto di candidarsi ("a sinistra e a destra. Solo una volta, nel ’94, per un po’ ho pensato di scendere in campo con Berlusconi, ma poi ho accantonato l’idea") e annuncia l’intenzione di "fare un trio con Ranieri e Morandi".

[fonte ANSA]

L'INVENZIONE DELL' ETEROSESSUALITA'

La "cultura" dell' "amore eterosessuale" come moralmente predominante è un'invenzione recente.

02 febbraio 2009

IN IRAN SI CONTINUA A PRATICARE L'OMOFOBIA APPLICATA ALLA PENA DI MORTE

IRAN: QUATTRO IMPICCATI PER STUPRO

27 gennaio 2009: quattro giovani fra i 18 e i 20 anni sono stati impiccati in Iran perché riconosciuti colpevoli del sequestro e stupro di un ragazzo 16enne.
Lo riporta il quotidiano Qods, secondo cui i quattro avrebbero commesso il crimine un anno fa.
All'epoca, dunque, uno o piu' degli impiccati doveva essere minorenne.
Le esecuzioni sono avvenute nel carcere di Mashad, nell'est del Paese.
I quattro avrebbero rapito due ragazzi di 16 anni davanti ad una scuola, portandoli in un’area desertica fuori dalla citta'.
Uno dei due sequestrati sarebbe riuscito a fuggire.
La pena di morte è prevista in Iran per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga.

[NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH]
per saperne di piu' : http://wm5.email.it/webmail/wm_6/redir.php?http://www.iranhr.net/