Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

31 ottobre 2010

IL PROFESSOR PASOLINI

Quando conobbi Pasolini non avevo ancora dodici anni e lui non ne aveva ancora trenta. Fu il mio insegnante di lettere alla scuola media inferiore. Dato il suo carattere più che un padre è stato per me un fratello maggiore. Semmai fu per colpa mia se all'inizio mi posi come figlio. Ma avevo una giustificazione obiettiva. La cattiva sorte volle che a dieci anni fui vittima della difterite. Fui in grave pericolo di morte. Me la cavai per il rotto della cuffia, ma per qualche anno dovetti sopportare alcune gravi conseguenze della malattia come la perdita dei riflessi e del senso del tatto. La più grave comunque fu la cecità: sulle pupille sorsero alcune macchiette bianche. E alla vigilia del programmato intervento chirurgico, miracolosamente, le macchie cominciarono pian piano a restringersi. Dopo circa un paio d'anni il mondo tornò dolcemente ad affacciarsi davanti a me.

La mia famiglia si trasferì a Ciampino, che allora era un piccolo panorama di casette e orticelli. Mi iscrissi alla prima media presso l'unico istituto esistente, la scuola privata "Francesco Petrarca", in via Pignatelli. C'erano solo tre classi. Pier Paolo insegnava alla terza mentre io frequentavo la prima. Lo vedevo solo durante la ricreazione in giardino. Era un ragazzo allegro, un ragazzino come noi. Si arrabbiava con i suoi scolari perché sbagliavano a calciare il pallone.

Quell'anno i professori furono costretti a bocciarmi perché durante tutto il periodo scolastico non sollevai mai il sedere dal banco. Mi rifiutavo di aprire bocca e di muovermi dal mio posto.

L'anno successivo rifeci la prima media e Pier Paolo passò dalla terza alla prima. Sarebbe stato il mio professore di Lettere per tutti e tre gli anni. Mia madre andò a parlare con lui. Gli raccontò della mia malattia e delle mie timidezze. Gli chiese aiuto. Il giovane professore le disse che mi conosceva bene, che mi vedeva sempre in disparte durante le ricreazioni. La conversazione, o meglio il monologo di mia madre, durò poco. Cominciò l'anno scolastico.

Sarebbe lungo adesso raccontare i tre anni. Quel che conta è che io, in terza media, ero il ragazzino più estroverso della classe. Del suo aiuto non me ne accorsi affatto: vedevo solo che Pier Paolo mi stimava profondamente, rideva con sincerità alle mie battute e apprezzava soprattutto i miei temi di fantasia, malgrado gli imperdonabili errori di grammatica.

Proprio durante quell'ultimo anno Pier Paolo, che per me, appunto, era diventato molto più di un padre, anche contro la sua volontà, cominciò a farsi sostituire in aula perché impegnato come letterato e sceneggiatore a Roma. Alla radio leggeva i suoi racconti, che io aspettavo con trepidazione. L'ultimo trimestre a sostituirlo venne in classe suo cugino Nico Naldini, anche lui poeta. Pier Paolo, insomma, diventava noto a tutti e io non me ne meravigliai: mi sembrava ovvio che uno come lui dovesse diventare patrimonio di tutti.

Finita però quella quotidiana frequentazione, per un bel po' di tempo vissi da orfano. Durante il liceo lo andavo puntualmente a trovare ogni quindici giorni in via Carini, dove viveva con la madre.

All'uscita di Ragazzi di vita e allo scandalo che ne seguì, ricevetti da Pier Paolo la prima, rivoluzionaria, indi- retta lezione: scoprii dai giornali e dalle chiacchiere, con uno sconcerto del cuore, che Pasolini era un omosessuale dalla personalità aggressiva, e un comunista a cui i comunisti avevano ucciso il fratello alla fine della guerra. Mia madre, cattolica e vagamente monarchica, per prima cosa bruciò le lettere e le cartoline di Pier Paolo che custodivo gelosamente in una vecchia scatola di legno lucido.

Durante il Liceo e l'Università, ogni due settimane, arrivavo a via Carini con le mie poesie e i miei racconti. Susanna, l'amatissima madre di Pier Paolo, ci preparava il tè. Entrambi restavamo in silenzio per lunghissimo tempo, seduti uno di fronte all'altro. Non leggeva le mie nuove cose davanti a me. Né commentava le vecchie. Mi consegnava con quel suo sorriso timidissimo i dattiloscritti dell'ultima volta, dove minutamente comparivano le sue note a penna. Poi mi accompagnava con la sua "Giulietta". Senza mai chiedergli niente se non il voto a fine pagina. Un voto ideale, naturalmente.

Non è errato dire che tutta l'opera di Pasolini è come marcata da una forte spinta didattica, cioè morale. E quindi nel ruolo di insegnante si trovava perfettamente a suo agio. Ha combattuto affinché noi scolari non ci vergognassimo della cultura dialettale e minoritaria dei nostri genitori. Proprio in quegli anni andava componendo la sua raccolta di poesie e canti popolari. Noi avevamo avuto il compito di fare ricerche in casa. Dovevamo farci dettare dal papà e dalla mamma le canzoni, i detti, le filastrocche, le ninne nanne dei loro paesi d'origine. La difficoltà era di trascrivere quei suoni assurdi. Lo facevamo con lui, in classe.

Ricordo che un mio vicino di banco, Battarelli, non avendo trovato niente in casa, si presentò in classe con la famosa strofetta Sopra un sasso c'era scritto: c'era scritto sopra un sasso.

Quando buttavamo giù i temi in lingua Pier Paolo ci segnava in rosso le sgrammaticature (di cui sempre ci spiegava l'origine dialettale) e in blu tutti i luoghi comuni che stavamo imparando parassitariamente dal conformismo della vita di tutti i giorni.

Insomma il professore voleva che acquisissimo una coscienza linguistica, per essere in grado di raccontare anche ciò che non si vede a occhio nudo. I linguaggi della parola, scritta e parlata, infatti, più che strumenti espressivi sono grimaldelli che servono a penetrare le verità nascoste.

Ogni settimana ognuno di noi scolari doveva pronunciare la parola che di più lo aveva impressionato, qualsiasi ne fosse la ragione e anche se non ne conoscevamo il significato. Me ne ricordo solo una, l'ho stampata nella testa fin da allora: onomatopea. Chi sa perché m'aveva tanto colpito.

Questo esercizio ci costringeva a fare attenzione al significato e alla proprietà dei termini usati. L'ultima ora della mattinata il professore ci leggeva o ci faceva leggere racconti e poesie. Imparavamo a memoria brani della Divina Commedia, versi di Petrarca e poi i giovani Penna, Caproni, Bertolucci, Ungaretti.Ci spiegava cos'era il "Dolce stil novo", ci diceva che per quanto Dante fosse un genio non andava ancora in bicicletta e, contemporaneamente, ci faceva sentire come suonava la lingua italiana nella voce dei grandi poeti contemporanei.

Era un giovane magro, troppo per la sua giaccona a quadri ruggine, lisa all'imbocco delle maniche. Gli occhi che guardavano la classe non erano gli stessi che guardavano il singolo alunno: i primi erano severi, solenni, quasi doloranti; i secondi sorridevano sempre, come davanti a una cosa bella. Insegnava così. Ho avuto due padri: uno vero, di sangue, e l'altro che ho incontrato a dodici anni. Sono entrambi morti in circostanze tragiche. Il primo investito da un autobus, a Porta Furba, qui a Roma, mentre attraversava la strada. Aveva sessantasette anni. E l'altro assassinato, quattro anni dopo. Aveva cinquantatré anni. Due vittime di una città, la mia città, che nel giro di un decennio ho visto trasformarsi in un mostro.

I primi anni della scuola superiore per me furono disastrosi. Scomparso Pier Paolo da dietro la cattedra, ripiombai nello smarrimento e nell'insicurezza infantili. L'impatto con gli insegnanti statali, così poco curiosi dei loro alunni, così ligi ai programmi ministeriali e a una visione burocratica della cultura, ma soprattutto indifferenti alla mia timidezza, mi spinse a chiudermi in me stesso. Non volevo più studiare. Mi trovai a un bivio molto importante della mia vita: inseguire in qualche modo Pier Paolo, anche mentalmente, e tentare l'avventura di una vita senza codici e senza certezze, oppure ripiegarmi e accettare un destino già scritto, discreto ma del tutto privo di fantasia.

Le prime poesie le avevo scritte a dodici anni. Se avessi intrapreso la carriera militare o fossi entrato a lavorare all'aeroporto di Ciampino o all'Italcable, avrei continuato a scrivere?

Decisi di "inseguire" Pier Paolo. Mi presi tutti i rischi. Continuavo a frequentare, con fatica e angoscia, le scuole superiori e intanto scrivevo poesiole, lettere, cartoline e telefonavo spesso al professore. Pier Paolo ogni tanto mi dava appuntamento a casa sua. Io ormai avevo fatto la mia scelta, quella di seguire la stella Pasolini ovunque fosse andata a sbattere. Lo vedevo saltuariamente e ci legavano silenzi lunghi e imbarazzati, frutto di quel sentimento che Pier Paolo chiamava pudore affettivo. Così, puntualmente, ogni mese, il mio maestro si ritrovava davanti, lì a casa sua e di Susanna, lo stesso Vincenzo di sempre, scolaro diventato ormai ragazzo, timido e sorridente, scandalizzato da tanto scandalo.

Pier Paolo soffriva di ulcera al duodeno, che puntualmente, durante le lunghe giornate nel buio della sala montaggio dei film accanto a Nino Baragli, si acutizzava disegnandogli sulle guance due pieghe verticali, caratteristiche degli ulcerosi.

Nel 1966 Pier Paolo ebbe un'emorragia interna e vomitò molto sangue. Era a tavola, da "Giggetto al Portico", in un ristorante del ghetto. Fu un grande spavento. Rimase a letto per quasi un mese: fleboclisi e crème caramel (che non toccò più nella sua vita tanto gli usciva dalle orecchie). Non ho mai pensato che si trattasse di una pura coincidenza (come probabilmente era) che io mi scoprii una brutta ulcera duodenale, per la quale fui riformato dal servizio militare. Non solo, mentre Pier Paolo non ebbe bisogno di un intervento chirurgico, per me furono necessarie due operazioni d'urgenza, a distanza di tempo.

Pier Paolo mi fece conoscere la poesia da bambino, il romanzo, il cinema e il teatro da ragazzo. È per questo che oggi posso muovermi con una certa disinvoltura all'interno di ognuno di questi linguaggi. Con il film Uccellacci e uccellini, dove ho fatto, insieme con Sergio Citti, l'aiuto regista, è cominciata con lui un'intesa creativa per la quale fui chiamato a lavorare ancora negli altri film con Totò e soprattutto nella stesura della prima versione della sceneggiatura di Teorema. Questo film segna il mio primo contatto con il cinema scritto, anche se in quell'occasione mi limitavo a trascrivere i nastri del suo racconto orale e a proporre appunti e dubbi sulla chiarezza del racconto.

L'incontro con il Principe De Curtis fu molto importante perché ho potuto assistere, dal vivo, al miracolo di una creatività fino ad allora a me sconosciuta: quella del grande attore comico. Studiavo Totò con avidità, e potevo vederlo al meglio anche perché Pier Paolo gli forzava un po' la mano chiedendogli di non accomodarsi pigramente nel suo noto repertorio mimico e gestuale. Ricordo che Totò era diffidente all'inizio. Di Pier Paolo sapeva solo che era un regista molto amato dalla critica. Non si fidava del senso comico di un regista intellettuale. E non aveva torto perché a Pier Paolo mancava totalmente il senso della comicità. Quel poco di comico che compare nei film di Pasolini lo si deve a Sergio Citti, che sa, quando è in animo, far ridere. Ma Pasolini non volle Totò per far ridere. Lo scelse per la sua poetica, metafisica leggerezza. I grandissimi comici si riconoscono proprio dall'inconsistenza sociologica, dal loro inebriante giocare con il nulla.

Fu in questo periodo che incominciai a prendere una certa sicurezza in me. I fantasmi presero a sbiadire nella seconda metà degli anni Sessanta. Il mio rapporto con Pier Paolo, insomma, si faceva adulto. Parlavamo di più, con più scioltezza.

Un giorno lasciai sulla sua scrivania, nello studio di via Eufrate, la raccolta dei miei "studi" sulla piccola borghesia. E già il giorno dopo mi chiama. Ci vediamo subito e mi dice: "Lascia perdere gli altri racconti, stacca Un borghese piccolo piccolo e lavora solo su quello!"

Purtroppo quando morì, sulla scrivania di Pier Paolo c'erano le bozze firmate Garzanti del mio primo romanzo. Voleva scrivere lui la quarta di copertina. Non fece in tempo.

All'alba della mattina del 2 novembre del 1975, giorno del mio compleanno, Graziella mi telefona a casa quasi in lacrime dicendomi che Pier Paolo, quella notte, non è rientrato: era la prima volta che capitava. Telefonai subito a mio cognato, che era capitano dei Carabinieri e gli chiesi di informarsi se nella notte a Roma era successo qualcosa di tragico. Mi richiamò dopo pochi minuti e mi dette la brutta notizia, ancor prima che fosse ufficiale, perché non era certo al cento per cento che quel cadavere fosse di Pasolini.

Durante i primi anni che seguirono la morte di Pier Paolo assistetti allo scempio consumato contro la sua memoria: bugie, sorde vendette, volgari strumentalizzazioni, libri strenna, biografie affrettate, sordide speculazioni, sciacallaggi d'ogni genere. Si fecero in disparte, lontani dalla fiera, e non aprirono bocca solo coloro che l'avevano amato di più: Attilio Bertolucci, Elsa Morante e Giorgio Caproni. Perfino Moravia non riuscì a trattenere il suo narcisismo.

Potrei passare ore e ore a raccontare il tempo passato accanto a Pier Paolo, in giro per Roma, sui set dei film, nelle case di Roma, di Chia e di Sabaudia...

Nella mia marginale presenza nella biografia ufficiale di Pasolini pochi sono invece i fatti narrabili. Ci sono tantissime, invisibili vicende che sarebbe bene lasciar vivere nei ricordi più intimi e personali.

Vincenzo Cerami

DA 35 ANNI PIER PAOLO PASOLINI CI MANCA


Come per moltissime persone, anche per me il 2 novembre è il giorno del ricordo, il giorno in cui tornano alla mente tutti coloro che ci hanno lasciato e i cui passi su questa terra non potremo più seguire. Sono le persone che abbiamo amato, a cui siamo stati legati da sentimenti incancellabili, o che ci hanno trasmesso amore, valori e conoscenza. E che continuiamo a rivedere con l'«occhio interiore» quando ripensiamo a ciò che ci hanno lasciato, cioè al patrimonio prezioso di affetti, di esempi, di insegnamenti.

Ora, con alcuni amici, sono qui, attraverso queste pagine che sono anche testimonianza di un ricordo che continua nel tempo – e che con il tempo pare addirittura renderne più viva e vitale la figura – a continuare a pensare, anche a rimpiangere, Pier Paolo Pasolini. Uno di noi, ma soprattutto un uomo che con grande generosità, spesso con sacrificio e sofferenza, ci ha lasciato una profondità di pensiero, rivelata in tutte le sue opere, che per molti di noi rappresenta una irrinunciabile lezione di vita, che consiste anche e soprattutto nella considerazione nei confronti dell'«altro», del «diverso», dell'emarginato. Vale a dire, per le persone o le comunità che lottano per non essere cancellate, per sopravvivere, per affermare i propri diritti, la propria contrarietà ai soprusi, alle violenze, alle prevaricazioni.

Penso che trentacinque anni siano più che sufficienti per rendere incontestabile la grandezza di Pasolini come poeta, saggista, narratore, regista, autore teatrale e cinematografico, studioso di arte allo stesso modo che dell'animo umano. Il fatto che il suo messaggio sia così attuale da richiamare un'attenzione continua sulle sue opere (e in qualche caso di riaccendere perfino polemiche o tentazioni censorie), è dimostrato dalla miriade di iniziative che si tengono continuamente, in Italia e all'estero, sulla sua personalità e sulle sue opere. Manifestazioni delle quali ho fin qui tentato di dare il più ampio e puntuale resoconto. Il suo nome suscita sempre interesse e, unendo competenze politiche e culturali, ha fatto di Pasolini un osservatore attentissimo delle trasformazioni sociali, con giudizi che spesso stupiscono per la radicalità e dai quali non si può tuttora prescindere. E che aiutano anche ad analizzare e a comprendere le origini dell'attuale situazione di degrado politico, civile, ambientale che si registra nel nostro Paese.

Angela Molteni

ANNIVERSARIO PASOLINIANO, 2 NOVEMBRE 2010

Il 2 novembre di quest'anno saranno 35 anni dal ritrovamento sulla spiaggia dell'Idroscalo di Ostia del corpo martoriato di Pierpaolo Pasolini.

Ben misera fine per un Poeta, un Uomo, per una persona intelligente e attenta al mondo in cui viveva, colto e capace di promuovere cultura vera. Un'anima appassionata e gentile, amico per molti, indubitabilmente e apertamente omosessuale.

Eppure un nemico per qualcuno, da schiacciare come un insetto molesto, e da infamare, non solo perla sua esistenza, ma anche per il suo cervello e il suo cuore; tanto che ancora oggi sulla sua morte la Giustizia , quella vera, chiara e totale, non è stata fatta e ormai dubito che lo sarà.

Ma forse anche per l'odio espresso nel suo assassinio è e rimane una memoria viva e vitale nel cuore di tanta gente onesta, di buona volontà, che lo ha conosciuto e apprezzato in vita o semplicemente attraverso le sue opere, e ancora non si rassegna.

Ci siamo ritrovati in tutti questi anni all'Idroscalo, a ogni anniversario, nel luogo dove fu ritrovato il suo corpo scambiato per immondizia, per testimoniare che non dimentichiamo, e non vogliamo dimenticare, che il pregiudizio e l'ignoranza sono i semi dell'odio. E coltivare l'odio produce morte.

Ci siamo ritrovati in tutti questi anni all'Idroscalo a ogni anniversario, prima assieme a Massimo Consoli e poi noi Fondazione al suo nome, caparbiamente a testimoniare, con Amore, che non abbiamo smesso di lottare per debellare l'odio che uccide e non smetteremo finchè non l'avremo vinto e trasformato in amore solidale tra tutti.

Siamo davvero felici che quest'anno all'Idroscalo arriverà assieme a noi per ricordarlo il Sindaco di Roma, la città che il Poeta scelse come suo luogo di vita e di lavoro, e che nel parco letterario in cui è stato faticosamente trasformato il luogo degradato della sua morte, si leggeranno le sue poesie. Noi che siamo gai canteremo, senza amplificazione ma con le voci e la chitarra e il cuore, per non disturbare gli uccelli dell'oasi e i pensieri ...






2 novembre 2010
ore 10.00 il Sindaco di Roma rende omaggio e presenta il progetto del museo/memoriale dedicato a Pasolini nella torre Michelangiolesca di San Michele

ore 11.00 la Lipu-Ostia in collaborazione con i parchi lettarari presenta letture dal vivo di poesie del Poeta

ore 12.00 L'Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli' rende omaggio con la Ballata di Pasolini suonata dal vivo e cantata in coro
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30 ottobre 2010

SIT-IN DI PROTESTA L'8 NOVEMBRE DURANTE LA CONFERENZA NAZIONALE SULLA FAMIGLIA

La macchina propagandistica e ipocrita dei clericali di entrambe le sponde del Tevere si è messa in moto per negare l'esistenza di famiglie diverse da quelle del mulino bianco. Anche noi SAREMO a milano l'8 novembre, per parlare della realta' delle famiglie esistenti e per presentare le proposte di riforma del diritto di famiglia.

ROMA, 29 OTTOBRE 2010

comunicato Stampa di Radicali Italiani e dell'Associazione Radicale ‘Certi Diritti’:

La Conferenza Episcopale Italiana ha appena pubblicato gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020, sul tema Educare alla vita buona del Vangelo, dove sostiene che tra i tanti fattori che minano e destabilizzano l'istituto familiare, ci sono le convivenze di fatto e i divorzi sempre più numerosi, nonché "i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso".

E' evidente che la CEI sta facendo pubblicità alla Conferenza Nazionale sulla Famiglia governativa organizzata a Milano dal Sottosegretariato della Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche familiari, Sen. Carlo Giovanardi, ma la cui agenda è stata praticamente stilata dalla CEI medesima. Si prepara così l'opinione pubblica ad assorbire i contenuti assolutisti della Conferenza. Iniziando a parlare di queste cose già 10 giorni prima dell'inizio della Conferenza, si abbassano le barriere e le resistenze e si vuole far credeere al paese che esiste solo un modello di famiglia, già propagandata attraverso spot tv.

L'Associazione Radicale ‘Certi Diritti’ e Radicali Italiani rilanciano allora l'invito a partecipare e aderire al sit-in fuori dal Milano Convention Centre (sede della Conferenza governativa ispirata dalla Cei) alle 9.45 dell'8 novembre nonché ad essere presenti allo spazio di dibattito e confronto tra giuristi, sociologi, psicologi e antropologi non su cosa debba o non debba essere considerato famiglia (al singolare), ma sulla realtà delle famiglie italiane, che si incontreranno alle 10.30, sempre dell'8 novembre, presso la Sala Lauree dell'Università degli Studi di Milano - Facoltà di Scienze Politiche in via Conservatorio, 7.

29 ottobre 2010

MASSIMO CONSOLI : LA RIVOLUZIONE DEI DIRITTI CIVILI

Manifesti politici, documenti conservati nel più grande archivio mondiale di storia del movimento per i diritti dei gay, riconosciuto e acquisito, nel 2001, dallo Stato italiano come un bene di grande prestigio. E poi saggi, interviste rese in ogni parte del mondo, centinaia di testimonianze e di compagni di viaggio ad affiancarlo nel tentativo di segnare una strada nuova, diretta al traguardo dei diritti e delle libertà civili per tutti i cittadini.

“Lo Stato deve capire che quando non è capace di fare il suo dovere, le comunità al suo interno prendono iniziative autonome e vanno avanti per conto loro. Così è sempre stato nel corso della storia. Così mi sembra giusto pensare che continuerà ad essere”.

In questa frase c’è tutto Massimo Consoli, intellettuale, storico, scrittore, giornalista ma soprattutto testimone di tante storie d’amore e d’amicizia nate in nome di una certa idea di libertà.

Massimo se n’è andato da tre anni, il 4 novembre 2007, due giorni dopo l’anniversario della morte di Pasolini, autore che ha conosciuto e amato con sincerità e onestà, contribuendo in maniera decisiva non solo alla memoria della disgraziata e brutale morte ma alla riflessione sul pensiero di Pasolini vivo. Una data storica fu il 30 ottobre 1976, giorno di una pionieristica manifestazione apertamente gay organizzata dal gruppo di Consoli a Roma, alla vigilia del primo anniversario dell’uccisione del poeta, che culminò in una protesta sotto la segreteria nazionale del Pci in via delle Botteghe Oscure. Sugli striscioni c’era scritto: “Sono omosessuale e non voglio morire”.

Oggi è persino difficile scrivere in maniera distaccata di PapaMax, come lo chiamavano in molti. Ci aiuta, per un doloroso ma naturale paradosso, solo l’eco della sua voce stentorea e solenne che si allontana nel tempo. Consoli, però, ha avuto la fortuna, di essere riconosciuto e amato dagli amici più cari al punto che, consci del valore che aveva ed avrà nel tempo il lavoro da lui svolto, hanno deciso di organizzarsi, praticamente subito dopo la scomparsa, in una fondazione dedicata alla sua memoria.

Un’opera che non ha mai perso la sua rilevanza anche politica per cui, Consoli per primo, era uso metterla a disposizione di tutti.

Oggi, siamo abbastanza sicuri che l’ideale “arco futurista” che va da Fini a Vendola su temi come i diritti, l’immigrazione-integrazione e l’ambiente, nato con l’obiettivo comune di abbattere gli steccati e far cadere i residui dei muri che ingabbiarono l’ultimo secolo non dispiacerebbe affatto a uno che, come Consoli, è stato un “terzista” nato, se così si può definire la sua spinta verso l’individuazione, anzitutto nella sua materia prediletta, i diritti civili, di un percorso che fosse autonomo rispetto alle ideologie schematizzate nell’archetipo destra-sinistra.

Il riferimento libertario di Massimo, tuttavia, non era certo al vecchio Pierre-Joseph Proudhon. Semmai era più vicino a John Henry Mackay di cui fu appassionato lettore e, nel 2006, con non poca fatica e nonostante il cancro, pubblicò per i tipi dell’editrice ragusana “La Fiaccola” la sua traduzione della biografia del libro “Anarchico d’amore”, biografia di Mackay scritta dall’americano Hubert Kennedy.

Massimo Consoli, indifferentemente, a Roma o a New York a Amsterdam o a Frattocchie, nei Castelli Romani, dov’era la casa avita e dove ha scelto di trascorrere l’ultimo quarto della sua vita, lottava attraverso i suoi scritti e il suo sapere. Con le sue iniziative estemporanee che sono riuscite sempre a incuriosire un po’ tutti.

Nel novembre di trentanove anni fa, appunto, pubblicava il “Manifesto per la rivoluzione morale”, una raccolta di interessanti, ancorché ormai datati saggi, sul tema della “rivoluzione per i diritti”. Vi parteciparono nomi come Dario Bellezza, poeta che di Consoli fu il migliore amico e per l’occasione produsse un saggio intitolato “Dalla famiglia alla libertà”, quindi la femminista francese Francoise D’Eaubonne intrattenutasi sulle “lotte parallele” tra il nascente movimento omosessuale e quello femminista, fino alla testimonianza del religioso olandese Jan Van Kilsdonk circa i rapporti tra la sua “esperienza religiosa e la sua coscienza morale”.

Era, invece, negli Stati Uniti quel 3 luglio 1981 quando il New York Times parlò di un “raro cancro osservato in quarantuno omosessuali”. Si trattava dei primi casi di Aids e Consoli venne a parlarne subito in Italia. Nel gennaio 1988, poi, conclusa l’esperienza negli Usa, organizzò una mostra sul grave morbo. La rassegna si intitolava “Aids. Le pesti parallele”.

Al di là dello schematismo preconcetto dello scorso secolo, abbiamo detto. Non a caso Consoli è stato lo storico autore del libro “Homocaust – Il nazismo e la persecuzione degli omosessuali” la cui terza e definitiva edizione è stata editata da Kaos. Al tempo stesso, dopo il celebre confronto sul tema dei diritti tra Fidel Castro e Giangiacomo Feltrinelli avvenuto nel viaggio di quest’ultimo a Cuba del 1965 e rimasto per anni nel silenzio, Consoli fu il primo nel movimento gay a svelare cosa accadeva davvero nell’isola caraibica dentro i campi di lavoro dove il regime deteneva in maniera disumana quelli che secondo loro erano “controrivoluzionari”. Tra questi anche chi non rispondeva al modello di maschio integrato nella logica machista del regime. Per queste coraggiose denunce per la prima volta il movimento da lui stesso creato affibbiò al nome di Consoli gli aggettivi: “nero” e “fascista”.

Nel 1993, poi, nel pieno della striscia di omocidi che si verificarono nella Capitale, intervenne a rompere un altro tabù: incontrò, in rappresentanza della comunità gay capitolina, l’allora questore di Roma, Fernando Masone che poi sarebbe diventato Capo della Polizia.

Un motivo in più, questo, non da poco, per confidare nella buona stella del neonato Oscad (Osservatorio contro gli Atti Discriminatori) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza di cui abbiamo recentissimamente parlato anche sul Secolo, sorto grazie alla collaborazione tra le associazioni contro l’omofobia e il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. Nel giorno della prima riunione allargata dell’Osservatorio, quindici giorni fa, un pensiero è volato verso il memorabile esempio del libertario indomito e umanissimo che fu Massimo Consoli il cui lascito è più che mai vivo e utile al dibattito attuale su sicurezza e diritti di tutti.

Daniele Priori

UNA NUOVA SEDE PER L'ASSOCIAZIONE 'TRANS GENERE' E LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI DELIA VACCARELLO

da Associazione Trans Genere delle belle notizie !

Week end ricco di appuntamenti il prossimo per la nostra Associazione in terra ligure.Venerdì 29 ottobre, alle ore 17, presso il centro commerciale i Leudi di Carasco, ci sarà alla presenza dell'autrice Delia Vaccarello, la presentazione del libro 'Evviva la neve'. Un libro molto importante che parla della vita delle persone transessuali e transgender, nato dall'attenzione dell'autrice verso le nostra realtà che offre un quadro completo di un tema come quello dell'identità di genere.

Sabato 30 ottobre 2010 alle ore 17.30 in Viale Antonio ed Elina Devoto dei Devoto, 20 a Chiavari si terrà invece l'inaugurazione della nuova sede della nostra Associazione. Un passo impegnativo, importante, in un momento in cui si ha spesso l'impressione che non ci sia spazio o tempo per dedicarsi all'appoggio ed al sostegno di coloro che hanno più bisogno di noi, un passo che abbiamo deciso di fare proprio dopo tante richieste ed inviti giunti da più parti. Abbiamo deciso di raccogliere la sfida e con entusiasmo ci avviciniamo a questa nuova esperienza.Oltre al nostro staff al completo saranno presenti Katia Bellillo (ex ministro pari opportunità), Delia Vaccarello (giornalista e scrittrice) e Gabriele Dario Belli.Alleghiamo alla presente gli inviti alle due iniziative nella speranza di avervi nostri graditi ospiti.

cordiali saluti

Chittaro Claudio [UFFICIO STAMPA ASSOCIAZIONE TRANS GENERE]

55049 Torre del Lago, Lucca - via Aurelia Sud, 596
0584.350469 -
www.transgenere.it


24 ottobre 2010

DRAG KING WORKSHOP A FIRENZE

OUT OF GENDER
Drag King Workshop
per un immaginario che fa la differenza
condotto da Eleonora Dall'Ovo e Bianco I
organizzato da Azione Gay e Lesbica
sono aperte le iscrizioni!


Il workshop è rivolto alle donne, lesbiche e non, che desiderano intraprendere un viaggio personale nella mascolinità, attraverso il Kinging ovvero il travestimento maschile. Partendo dal proprio immaginario, corpi sessuati di donne interpreteranno il genere maschile nelle sue infinite tipologie, smascherando quanto i generi non siano altro che costruzioni culturali e sociali con caratteristiche variabili, acquisite e rappresentabili teatralmente.

De-costruendo prima se stesse e la propria femminilità acquisita e sviluppando una nuova identità attraverso il crossdressing, il travestimento, il trucco, le posture, la camminata, la voce e i giochi di ruolo improvvisati, si sperimenteranno nuovi desideri, nuovi sguardi, nuove posture mentali da offrire a se stesse e alle/agli altre/i.

Il workshop è aperto a un numero massimo di 12 partecipanti.

info : www.eyeswilddrag.it – eyeswilddrag.blogspot.com – youtube.com/user/eyeswilddrag - www.myspace.com/eyeswilddrag

21 ottobre 2010

CORTE EUROPEA DIRITTI DELL'UOMO CONDANNA LA RUSSIA PER AVER PROIBITO IL GAYPRIDE 2006-2207-2008.ALEXEYEV A ROMA IL 27 E 28 NOVEMBRE

GAY PRIDE DI MOSCA: CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI CONDANNA RUSSIA PER AVER VIOLATO CONVENZIONE EUROPEA. NIKOLAY ALEXEYEV, ORGANIZZATORE DEL PRIDE DI MOSCA, SARA' A ROMA IL 27 E 28 NOVEMBRE 2010, IN OCCASIONE DEL CONGRESSO DELL'ASSOCIAZIONE RADICALE ‘CERTI DIRITTI’.

Strasburgo - Roma, 21 novembre 2010

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha oggi condannato la Russia per aver violato la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, proibendo i Mosca Pride degli anni 2006, 2007 e 2008. La Corte Europea nel motivare la sua decisione ha sottolineato che "il divieto di svolgimento del Gay Pride moscovita non può giustificarsi per semplici rischi di altre dimostrazioni. In questo modo ogni dimostrazione sarebbe proibita e la società sarebbe privata dell'ascolto dei diversi punti di vista, in questo modo vengono così violati i principii stessi della Convenzione".

Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo era stato presentato da Nikolai Alexeyev, promotore del Gay Pride di Mosca, che fu violentemente aggredito e poi fermato dalle forze dell'ordine nel 2007 insieme, tra gli altri, al radicale Marco Cappato, allora deputato europeo ed Ottavio Marzocchi, funzionario del Parlamento Europeo, membro dell'Associazione Radicale Certi Diritti, insieme a decine di altri esponenti e militanti dei diritti civili e umani accorsi a Mosca da tutta Europa.

Nikolay Alexeyev parteciperà ai lavori del IV Congresso dell'Associazioen Radicale Certi Diritti che si svolgeranno a Roma nei giorni 27 e 28 novembre 2010.

18 ottobre 2010

LE LESBICHE ESISTONO. ANCHE A VITERBO. ARCILESBICA SBARCA NELLA CITTA' DEI PAPI






intervista a Emanuela Dei, fondatrice del circolo

Le lesbiche esistono. Anche a Viterbo.

Tanto che sabato 23 ottobre alle 17 sarà inaugurato il primo circolo Arcilesbiche della città.

Fondatrice dell'ardito progetto è Emanuela Dei, viterbese doc e ovviamente lesbica. "L'idea di creare un circolo qui a Viterbo – spiega Emanuela Dei - l'ho sempre avuta. Ero stanca di dover andare a Roma per incontrare le lesbiche. Così ho preso un po' di coraggio, fatto qualche telefonata al direttivo nazionale dell'Arcilesbiche di Bologna ed eccoci qui".

La sede sarà all'interno dell'Arci in via Garibaldi 34, gli incontri saranno tutti i sabato pomeriggio. "Voglio subito precisare – dice - che questo circolo non sarà per nessuna ragione un territorio di caccia, non si verrà qui per rimorchiare. Su questo sarò categorica. Vorrei che diventasse un luogo di incontro e crescita politica, di riferimento anche legale e psicologico".

Emanuela Dei ha le idee molto chiare sul futuro del circolo dovuta probabilmente alla formazione avuta a Roma. "Io vengo dalla scuola di Imma Battaglia, Valdimir Luxuria – continua – è questo che mi spinge a dire che l'Arcilesbiche diventerà un punto di riferimento. Anche perché ce n'è bisogno. Parlando con alcune ragazze ho scoperto che qualche cosa è nato anche a Viterbo ma si tratta solamente di crocchi lesbici dove non ci sono ideali, con l'unico intento di fare esperienze sessuali. Il progetto dell'Arcilesbiche è invece il contrario: dare punto riferimento, aiutare il percorso che porta all'omosessualità, essere di sostegno anche alle famiglie".

Ma la città dei papi come reagirà all'impatto con il circolo?

"Sarà un incontro – scontro. Ovviamente la notizia porterà un po' di clamore, ma poi come tutte le cose la situazione si normalizzerà. E' sicuramente una cosa forte, ma non penso ci siano problemi con la popolazione. Anzi mi auguro che ci sia una buona affluenza. Spero che le lesbiche di Viterbo abbiano la forza e il coraggio di venire, di varcare la soglia e presentarsi".

Ma il circolo come funzionerà?

"Io mi occuperò della parte storica, letteraria. Una psicologa sarà a disposizione e ci saranno anche degli avvocati per le consulenze legale. Ovviamente organizzeremo mostre fotografiche, documentari, creeremo una rivista politica per sensibilizzare le coscienze. E ancora film e teatro. Non sarà il circolo del calcetto o dell'uncinetto. Qui non si verrà a passare il tempo – conclude - ma per fare e condividere uno stato d'animo, un'idea progettuale".


sabato 23 ottobre 2010 ore 17.00
inaugurazione Circolo ArciLesbicaViterbo
c/o Arci Viterbo / 01100 Viterbo -
via Garibaldi, 34


Arcilesbica Viterbo - 338-4927779 - Linea Lesbica dal lunedì al venerdì ore 20.00/22.00

16 ottobre 2010

REGIONE LAZIO : BUON AVVIO ITER PDL CONTRO OMOFOBIA E TRANSFOBIA, ASTENUTI PDL E LISTA POLVERINI

REGIONE LAZIO E LOTTA ALL'OMOFOBIA E TRANSFOBIA
La Commissione di Vigilanza sul pluralismo dell'informazione del Consiglio Regionale del Lazio, ha dato parere favorevole, per quanto di competenza come Commissione secondaria, alla proposta di legge radicale contro le discriminazioni sessuali e di genere. Astenuti Pdl e Lista Polverini.

Giuseppe Rossodivita: "Astensione inspiegabile e incoerente rispetto alle dichiarazioni rese alla stampa dalla Presidente Polverini in occasione delle aggressioni agli omosessuali verificatesi, anche ultimamente, a Roma e nel Lazio"

Nel corso della seduta odierna la III Commissione consiliare di Vigilanza sul pluralismo dell'informazione ha reso parere favorevole, per quanto di propria competenza, sulla Proposta di legge n. 40 "Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere" presentata il 12 luglio scorso dai consiglieri della Lista Bonino Pannella Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo. La III Commissione, in sede secondaria, ha espresso parere favorevole sull'intera proposta di legge dopo avere esaminato favorevolmente i due articoli relativi all'impegno della Regione a realizzare campagne di comunicazione contro i comportamenti discriminatori basati sugli orientamenti sessuali e sull'identità di genere ed all'impegno, allo stesso scopo, a monitorare la programmazione televisiva locale.

"Se per un verso, con il voto della III Commissione, registriamo un avvio positivio dell'iter legislativo, per altro verso" ha dichiarato Giuseppe Rossodivita, capogruppo della Lista Bonino Pannella e vicepresidente della III Commissione "l'astensione dei consiglieri del Pdl e della Lista Polverini appare inspiegabile ed incoerente con le dichiarazioni di impegno nella lotta alle discriminazioni e alla violenza contro le persone omosessuali e transessuali rilasciate dalla Polverini e da esponenti di spicco del Pdl in occasione della brutale aggressione alla coppia gay inglese avvenuta nel settembre scorso nella nostra regione od ancora di recente in occasione del torneo di tennis Lgbt. Ancora una volta la Presidente Polverini e la maggioranza che la sostiene, fanno esattamente il contrario di quello che dicono attraverso i giornali e le Tv. Purtroppo non ne siamo più sorpresi.".

7 ottobre 2010

BULLISMO OMOFOBICO: LA PREVENZIONE E' SUL WEB

FATE CIRCOLARE QUESTE NOTIZIE IL PIU' POSSIBILE, SPECIE CHI LAVORA NELLA SCUOLA O NELLE ISTITUZIONI. TUTT** SIAMO CHIAMAT** A COLLABORARE.

L'OMOFOBIA, ODIO DELLE DIVERSITA' DI GENERE E COMPORTAMENTO SESSUALE, E' ODIO CONTRO I PROPRI SIMILI, ODIO DISCRIMINATORIO E ANTI-UMANO.

L'ODIO OMOFOBICO VA COMBATTUTO CON L'INFORMAZIONE, TUTTI I GIORNI A TUTTE LE ORE, IN TUTTI I LUOGHI E OVUNQUE SI ANNIDI.

L'ODIO OMOFOBICO VA DENUNCIATO E CONTRASTATO DA TUTTI COLORO CHE LO SUBISCONO, MA ANCHE DA TUTTI COLORO CHE LO VEDONO SUBIRE.

L'ODIO OMOFOBICO VA INDIVIDUATO, DENUNCIATO E CONTRASTATO DA CHIUNQUE NON SI VOGLIA ASSUMERE LA RESPONSABILITà DI DIVENTARNE COMPLICE.

Il progetto di lavoro di bullismoomofobico.it può essere un eccellente esempio di iniziativa diffusa da sostenere e replicare.

GRAZIE.







06 ottobre 2010

Il Dottorato di Ricerca in Studi di Genere, il Dipartimento di Scienze Relazionali, il Dipartimento di Neuroscienze ed il Centro Sinapsi dell'Università degli Studi di Napoli Federico II attraverso il sito web www.bullismoomofobico.it lanciano una campagna di prevenzione e del contrasto del bullismo omofobico attraverso il web.

bullismoomofobico.it (già recensito da gay.it nel Dicembre 2009) offre uno spazio di ascolto, aiuto e sostegno a quanti sono coinvolti perché subiscono, agiscono o sono spettatori di episodi di bullismo omofobico (adolescenti, famiglie, insegnanti, operatori sociali). Si tratta di uno spazio protetto in cui liberamente esprimere ed elaborare vissuti, difficoltà ed ansie oppure chiedere aiuto, consiglio per capire come intervenire, reagire e contrastare tali prevaricazioni. Negli ultimi anni, il gruppo napoletano, coordinato dal Prof. Paolo Valerio e dalla Dott.ssa Anna Lisa Amodeo, che si occupa di questa tematica, ha condotto un intervento di prevenzione al bullismo omofobico (per info: CLICCA QUI), realizzando un progetto in una scuola della periferia diNapoli al termine del quale i ragazzi hanno realizzato un cortometraggio di prevenzione al bullismo omofobico.

Bullismoomofobico.it è tuttavia consapevole del fatto che chiedere aiuto perché si è vittima di bullismo omofobico vuol dire portare l'attenzione sulla propria sessualità con i relativi vissuti di ansia, timore e vergogna di deludere le aspettative genitoriali e sociali. Le comunicazioni on-line con le loro caratteristiche di distanza e anonimato possono quindi rappresentare delle risorse utili nel dare supporto agli attori di questa particolare forma di bullismo. Inoltre Gli adolescenti LGBT e gli adolescenti vittima di episodi di violenza e discriminazione sono una popolazione fortemente "invisibilizzata" che in qualsiasi momento della propria esistenza possono vivere una situazione di esclusione, internet può essere un'ancora di salvezza, uno spazio virtuale dove possono essere se stessi senza rischi fisici, un luogo dove non devono sopportare le minacce di chi li rifiuta.

È per questi motivi che la prevenzione passa on-line. È stato avviato un gruppo di discussione sul forum di bullismoomofobico.it dove, partendo da questo video (1° Parte Link: http://www.youtube.com/watch?v=KQVanjVTGbs - 2° Parte Link: http://www.youtube.com/watch?v=-qLmF_Z4-is) la domanda a cui rispondere è molto semplice: "Vi va di visionarlo e poi dirci che cosa vi è venuto in mente???".

Per partecipare alla discussione questo è il link: http://www.bullismoomofobico.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=280

Aiutaci a promuovere l'iniziativa chiedendo ai tuoi contatti di collaborare alla discussione on line, oppure pubblicando questo comunicato stampa, oppure promuovendo questo link: http://www.bullismoomofobico.it/contenuto.php?cod=74&coda=188&arg=Un-video-contro-il-bullismo-omofobico-

Grazie per la collaborazione

Redazione di bullismoomofobico.it - Università degli Studi di Napoli "Federico II", Dipartimento di Scienze Relazionali "G. Iacono" - Via Porta di Massa,1 – 80133 Napoli, Italia

SOLIDARIETA' ADHEOS & HM2F, COMBATTERE L'OMOFOBIA DI OGNI GIORNO

COMUNICATO DI "homos musulmans de France Gay muslims "

Bonjour à toutes et à tous, En cette veille de la conférence internationale des homosexuel-le-s musulman-e-s - CALEM, à Paris le 9 et 10 octobre, le collectif citoyen HM2F est solidaire des actions entreprises par notre association sœur, l'ADHEOS. Consulter leur communiqué de presse ci-dessous : il ne faut rien laisser passer de l'homophobie au quotidien ! Le communiqué de presse de ADHEOS est également disponible en ligne sur le site internet de HM2F: http://www.homosexuels-musulmans.org/ADHEOS-Association-d-Aide-de-Defense-Homosexuelle-pour-l-Egalite-des-Orientations-Sexuelles.html

Bien cordialement.

L.Zahed - porte-parole - 0659919012

Subito prima della conferenza Calem, il collettivo cittadino HM2F assieme ad ADHEOS associazione nostra sorella, ha deciso di fare lobby contro il più popolare gruppo francese RAP: "Sexion d'assaut ". Quel gruppo RAP ha dichiarato di essere "100% omofobico", pochi mesi fa. Alcuni dei loro testi chiedono agli omosessuali di "tagliare i loro peni". Oggi, molti dei loro concerti sono stati annullati. Maggiori informazioni su che gruppo rap e la sua polemica sono disponibili nella nostra ultima newsletter: http://www.homosexuels-musulmans.org/communique-de-presse_octobre2010.html . Dobbiamo combattere l'omofobia di tutti i giorni!

Cordialmente

L.Zahed - spokesman - 0033659919012

ADHEOS part à l'assaut - L'association de Saintes pointe l'homophobie de Sexion d'Assaut, programmé à Angoulême. Affilié à la Fédération LGBT (Lesbiennes, gays, bisexuels et transgenres), ADHEOS, l'association d'aide, de défense homosexuelle, pour l'égalité des orientations sexuelles basée à Saintes, s'associe à la démarche engagée auprès des salles programmant le groupe rap Sexion d'Assaut. Les propos homophobes de Lefa, le chanteur de ce groupe, ont fait, en effet, gonfler la polémique. Samedi, avant son concert à Pau, Lefa a été clair : « Nous ne sommes pas homophobes » (« Sud Ouest Dimanche » du 3 octobre). ADHEOS et la fédération LBGT pointent toutefois les paroles des chansons de Sexion d'Assaut. À leurs yeux, elles sont « sans équivoque » homophobes. Les deux structures jugent les excuses du groupe « purement de circonstance » et saluent « la décision citoyenne » d'annulation des concerts prises par les salles d'Angers (Chabada) et Saint-Etienne (le Fil).

La Nef interpellée - ADHEOS et la fédération LBGT ne demandent pas à la Nef d'Angoulême d'annuler le concert de Sexion d'Assaut programmé le 17 octobre mais elles rappellent à son directeur « les peines encourues en cas de débordements homophobes » dans sa salle. ADHEOS a aussi écrit au maire d'Angoulême, au procureur de la République d'Angoulême ainsi qu'au préfet de la Charente, en soulignant son « attachement au respect de la loi contre les propos homophobes ». Par ailleurs, certaines radios diffusant les chansons de Sexion d'Assaut, ADHEOS et LBGT ont saisi le Conseil supérieur de l'audiovisuel en citant les paroles de ces chansons « ouvertement homophobes, avec appel à des actes délictueux envers les homosexuels ».

Article Sud Ouest le 06/10/2010

information tombée ce soir mercredi : communiqué de presse de la NEF

La Nef d'Angoulême a décidé d'annuler le concert de Sexion d'Assaut

VOIR interview d'ADHEOS sur le journal de France 3 mercredi 6 octobre
ECOUTEZ interview d'ADHEOS sur France Bleu La Rochelle – Angoulême


LES DATES ANNULEES DE LA TOURNÉE DE SEXION D'ASSAUT

OCTOBRE 2010

02/10 PAU Le Zenith 05/10 PARIS OrangeKorp au Zenith 07/10 CAEN Le Cargo annulé sur décision de la salle 08/10 TOURS L'Escale annulé 09/10 LE MANS L'Oasis annulé sur décision de la salle pour des raisons administratives et de sécurité 10/10 GUIPAVAS L'Alizé annulé sur décision de la salle mairie 12/10 RENNES La Cité annulé sur décision de la mairie 13/10 ANGERS Le Chabada annulé sur décision de la salle 15/10 NANTES La Carrière annulé par Mairie et salle 16/10 ST ETIENNE Le Fil annulé sur décision de la salle 17/10 ANGOULEME La Nef annulé 20/10 STRASBOURG La Laiterie annulé 22/10 TOULOUSE Ramier 23/10 CENON Le Rocher de Palmer annulé sur décision de la mairie 24/10 MONTPELLIER Le Rockstore annulé 26/10 MARSEILLE Les Docks annulé 27/10 CLERMONT FERRAND La Coopérative de Mai annulé 28/10 VOULTE SUR RHONE ( VALENCE ) Salle des spectacles 29/10 LYON Le Transbordeur annulé 30/10 ST BRIEUC Festival Cité Rap 31/10 NANCY L'Autre Canal annulé

NOVEMBRE 2010

02/11 BRUXELLES L'AB 3/11 LILLE L'Aéronef annulé 5/11 PARIS Le Zenith

OMOFOBIA : NON C'E' GIUSTIZIA CON TEMPI CERTI PER RAGAZZO GAY CACCIATO DALLA CASA IN AFFITTO

OMOFOBIA: LA VICENDA DEL RAGAZZO GAY CACCIATO DALLA CASA IN AFFITTO NON E' CONSIDERATA URGENTE DAL TRIBUNALE. L'UDIENZA DAVANTI AL GIUDICE RINVIATA AD APRILE 2011. EMILIO REZ ABBANDONATO DA TUTTI. APPELLO AL COMUNE E AI MEDIA.

Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale 'Certi Diritti'

Roma, 6 ottobre 2010

Lo scorso 10 giugno, Emilio Rez, un ragazzo gay di 25 anni, cantautore, mentre rientrava nel suo appartamento in affitto nella zona del Pigneto a Roma, si era accorto che la serratura della sua casa era stata cambiata. Poco dopo si accorse che in fondo alle scale v'erano sei sacchi neri contenenti suoi effetti personali.

Emilio Rez, che nei giorni precedenti questo atto era stato gravemente minacciato e insultato dai membri della famiglia proprietaria dell'appartamento con frasi del tipo: "Sei un frocio di merda, sei un farabutto… con noi caschi male" e altro, aveva immediatamente presentato denuncia ai Carabinieri per i reati di violazione di domicilio, appropriazione indebita e minacce.

Ieri in Tribunale, alla presenza dell'Avvocato Massimo Vita, che difende Emilio, c'è stata la prima udienza alla quale i proprietari dell'appartamento non si sono nemmeno presentati, inoltre il giudice ha rinviato l'udienza al 28 aprile 2011. Intanto Emilio Rez continua a rimanere senza casa e senza i suoi effetti personali, aiutato da amici e totalmente abbandonato dal Comune che aveva detto di voler intervenire sulla vicenda.

La nostra Associazione chiede al Comune e ai media di intervenire per garantire tutela e assistenza a coloro che hanno il coraggio di denunciare soprusi e violenze, in questo caso di tipo omofobico. Francamente, sapere che Emilio Rez potrà forse sperare in un intervento del Giudice alla fine dell'aprile 2011, per un atto di prepotenza subito nel giugno 2010, rende bene l'idea in quale situazione di rischio e pericolo vivono le persone lgbt in questo paese.

Ufficio stampa [06-65937036]

C'E' IL PAPA, IL REGIME DELLA BESTEMMIA CENSURA IL VANGELO E SOSPENDE LA COSTITUZIONE

Grande, amici!! Evviva 'AltroQuando' e gli orsi siciliani !!!

… e GRAZIE, a nome di tutti quelli che vogliono amare chi gli pare, e dirlo e renderlo noto quando e come gli pare !

Quanto al papa, quando avrà distribuito le sue ricchezze ai poveri del mondo (compresi quelli che non sono cattolici), andrà a lavorare con fatica e sottopagato assieme ai suoi accoliti e ci si presenterà in strada vestito e calzato come un qualunque umano, forse potremo cominciare a prendere in considerazione di scambiarci qualche parola...




Riprendo da MicroMega e rilancio! Firma l'appello alla Procura e al Capo dello Stato.





di Paolo Flores d'Arcais


Che il ducetto bestemmiatore sia disposto a tutto per riconquistarsi l’omertà della Chiesa gerarchica può apparire scontato. Che il suo ministro degli interni – di un partito che celebrava i riti pagani celtici! – fosse pronto, con analogo bacio della pantofola clericale, a calpestare i diritti costituzionali più elementari dei cittadini di Palermo, sarà solo l’ennesimo “stupro della Costituzione” che giustamente Di Pietro ha addebitato a questo regime ogni giorno più infame.

Ma che di fronte a tanta enormità i giornali che si definiscono “indipendenti” non facciano titoli di scatola, che i loro editorialisti sempre pronti a sbandierare i “valori liberali” facciano spallucce, che le opposizioni Pd e altri Casini neppure si accorgano dello scempio compiuto, che il Capo dello Stato, che rappresenta l’unità della nazione sotto il vincolo della Costituzione, faccia lo gnorri, tutto questo lascia esterrefatti e agghiacciati.

Ieri, infatti, a Palermo sono state sospese le libertà costituzionali, e tranne il sito ilfattoquotidiano.it non ha ancora protestato nessuno. Eppure è un vero e proprio “stupro della Costituzione” che venga rimosso uno striscione con cui dei cittadini volevano “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altri mezzo di diffusione” (articolo 21 della Costituzione italiana, teoricamente non ancora abrogato). Quello striscione sarebbe stato un diritto anche qualora vi fosse stato scritto “Abbasso Ratzinger!” in tutte le sue articolazioni e varianti, sia chiaro. Invece riportava semplicemente una frase del vangelo di Matteo, 21,13: “La mia casa è casa di preghiera ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”, parole che per Ratzinger dovrebbero essere le parole stesse di Dio, ma che solerti funzionari del governo del bestemmiatore e del celtico hanno fatto rimuovere, facendo intervenire addirittura i vigili del fuoco.

E non basta: nella libreria “Altroquando”, una delle librerie storiche di Palermo, di quelle poche librerie (vale per tutta l’Italia) che sono ancora centri di vita culturale anziché meri supermarket del libro, era affisso un ironico cartello che diceva “I love Milingo” [vedi video sotto]. La polizia lo ha tolto, senza alcun mandato di alcun magistrato, violando non solo l’articolo 21 ma anche l’articolo 14, della Costituzione, che recita: “Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale”.

Di fronte a tutto questo non è accettabile il silenzio, i furbi “distinguo”, le tiepide “prese di distanza”. E se gli intellettuali corrivi tacciono, lanciamo dai siti web una raccolta di firme.

Non solo. Chi ha ordinato di togliere striscioni e cartelli ha commesso un reato. E in Italia l’azione penale è obbligatoria. Ci domandiamo cosa aspetti la procura di Palermo ad aprire una inchiesta per individuare i responsabili di tali prevaricazioni, i mandanti – in tutta la loro catena gerarchica, perché i poliziotti obbediscono ai prefetti e i prefetti al ministro dell’interno e al primo ministro bestemmiatore – di questa inammissibile violazioni delle nostre libertà più elementari.
Firma l'appello alla Procura e al Capo dello Stato.

Questa è la mia firma all'appello 4614. La libertà di esprimere le proprie idee in Italia è costituzionalmente garantita a tutti i cittadini italiani o solo ad alcuni? La parità di diritti e doveri, che viene di fatto violata impunemente ogni giorno, è stata abolita dalla Costituzione del nostro Paese ? La Costituzione della Repubblica Italiana è vigente a tutti gli effetti oppure è solo una favola da raccontare ai bambini a scuola? Ebbene, se così non è, se la Costituzione non è stata abrogata, se non è carta straccia o un libro dei sogni, è indispensabile da parte delle istituzioni preposte alla sua attuazione il dimostrarlo concretamente, e non continuare a offendere impunemente i cittadini onesti e lavoratori trattandoli come servi, privi dei diritti più elementari, né a consentire che alcuno lo faccia.

Leggete, firmate e aggiungete qui come commento le vostre !