30 dicembre 2010

... BUON ANNO !




Gli auguri affettuosi di noi della Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli' accompagnino tutt** nel cammino dell' anno che ci aspetta: che sia ricco per ciascun* di tutto ciò che desideriamo, per cui lavoriamo e lottiamo da quando abbiamo costituito questa piccola associazione.

E per tutta la Comunità Varia e variegata, che sia finalmente capace di costruire il mondo che ci spetta e che desideriamo, senza polemiche, senza invidie, senza personalismi contrapposti, ma in concorde, solidale e determinata azione di tutti assieme appassionatamente.

29 dicembre 2010

GAY : STUDIO AUSTRALIANO,GENITORI STESSO SESSO PIU' EGALITARI

SIA PER DIVISIONE MANSIONI CASA CHE PER RESPONSABILITA' SU FIGLI

SYDNEY, 29 DIC - I genitori dello stesso sesso sono significativamente piu' egalitari di quelli eterosessuali nella maniera in cui si spartiscono le mansioni domestiche e anche le responsabilita' verso i figli.

E' quanto emerge da uno studio dell'universita' La Trobe di Melbourne, pubblicato dall'Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, che ha paragonato le esperienze di 317 genitori dello stesso sesso, fra cui 27 coppie maschili, e di 958 coppie etero. La conclusione e' che per le coppie omosessuali il tempo trascorso con i figli ha una priorita' piu' alta e fra i/le due partner tutto viene negoziato perche' non hanno ruoli di genere gia' 'prestabiliti' cui rifarsi.

Lo studio guidato dalla sociologa Jennifer Power mostra che a paragone con i genitori eterosessuali, entrambi i genitori dello stesso sesso hanno piu' probabilita' di lavorare part-time. Fra tutte le coppie con figli sotto i 15 anni, solo nel 6% dei casi nessuno dei due genitori lavora a tempo pieno, mentre nelle coppie lesbiche la proporzione sale al 23%.

Nelle coppie lesbiche non si presume che la madre che ha partorito il bebe' e lo allatta sia quella che resta a casa e se ne prende maggiormente cura, mentre nelle coppie eterosessuali e' frequente che la capacita' biologica della madre nel partorire, allattare e allevare la prole sia usata come ragione di un suo ruolo primario di casalinga.

Nelle coppie lesbiche generalmente entrambe le donne assumono un ruolo materno, oppure si alternano nel ruolo materno o di produzione di reddito, a seconda delle esigenze e opportunita' professionali. 'La condivisione dei ruoli significa che ciascun partner sviluppa empatia per quello che fa l'altra persona', osserva la sociologa. (ANSA).

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28 dicembre 2010

VERSO IL ROMA EURO PRIDE 2011

Variante di Genere

Questo documento nasce da un percorso assembleare, costituitosi a ridosso del Pride romano del 2010, esploso con l'appello "Noi non ci saremo".

Come gruppo romano "Orgogliosamente LGBTIQ" abbiamo iniziato a costruire il percorso politico verso l'EuroPride, su una tematica che per noi riveste un importante ruolo sociale e politico, cioè la depatologizzazione del transessualismo. Sul questo ci siamo già confrontati con altre realtà a livello nazionale: questo documento vuole essere un contributo per una riflessione più ampia e partecipata, da tenersi in una due giorni nel mese di Gennaio, aperta a tutte le realtà\singoli\gruppi che vogliono fare dell'EuroPride un reale momento di confronto e di crescita collettiva. Da sempre, l'essere umano ha cercato di classificare qualsiasi forma di vita e non, al fine di rendere riconsocibile l'inconoscibile. La paura rivolta verso il "diverso" si manifesta in tutti gli aspetti della nostra vita, conducendo noi stessi a rappresentarci e a rappresentare tutto ciò che vediamo e che viviamo sotto forma di etichette e/o categorie.

Questo processo di "classificazione" non è solo individuale, ma è supportato e alimentato dalla scienza, la quale riconosce l'esistente solo categorizzandolo. Creando etichette, si agisce una determinata forma di controllo, quella sociale, atta al mantenimento della "normalità".

Conosciamo molto bene l’azione di controllo sui nostri corpi, che passa attraverso la medicalizzazione e l’impedimento fisico e mentale della libertà di scelta e la classificazione degli orientamenti non eterosessuali come patologici.

Le persone lesbiche, gay, trans*, intersex, bi, hanno da sempre subito questo processo, ma nella storia dei movimenti si rilegge richiesto un autentico bisogno di soggettivazione più che di categorizzazione.

Il bisogno di vedere riconosciuta la propria identità passa per la visibilità, per l'essere ciò che si vuole a prescindere da quanto questo si discosti dalla norma vigente.

Noi rivendichiamo questo processo di soggettivazione, e lo vogliamo condividere con l’intenzione ferma e decisa però che sia estraneo alla visione della "minoranza" come soggetto esclusivo di un’oppressione, che ci descrive solo come vittime.

Ognun@ vive sulla propria pelle una personale oppressione, che agisce trasversalmente rispetto a ciò che noi siamo, quindi come donne, migranti, trans*, lesbiche, gay, precari*, etc... Questo non significa però doversi riconoscere solo attraverso la figura di vittima. Per questo sono necessari, ma non bastano i "numeri di aiuto" o delle pubblicità progresso a sconfiggere lo stigma legato all'omosessualità e al transessualismo, bensì quello di cui abbiamo bisogno è un reale cambiamento sociale e culturale.

Il processo di soggettivazione ci porta a definirci in molteplici modi, arrivando ad un acronimo che tutt* conosciamo, "glbt". Vogliamo ripartire dalle parole e dai significati, per questo quell'acronimo non ci basta più, e non ci basta in quella forma. In questo documento, nelle assemblee e nella comunità vorremo che si usasse TLGBIQ perchè pensiamo che in questa fase storica dobbiamo ridare centralità alla questione trans, inserire l'intersessualismo e consolidare una "Q" che ci faccia intravedere il superamento del genere (maschile e femminile) così come dato dalla società eteronormata.

Per questo motivo parliamo anche di transessualismi, perchè non esiste un "solo modo di transitare" e perchè ognung@ dovrebbe essere liber@ di scegliere come farlo e come viverlo. Inoltre ci preme sottolineare come il termine transessualismo sia errato, poichè sposta una questione di "genere" in un’ottica "sessuale". Per questo preferiamo il termine transgender, o, come stiamo utilizzando ora, la parola trans*, pensando che essa sia maggiormente rappresentativa e inclusiva della realtà del mondo transessuale\transgender, etc.. Il termine identità di genere viene usato per descrivere il senso soggettivo di appartenenza alle categorie maschio\femmina, l'espressione ruolo di genere connota invece l'espressione esteriore, sociale e culturale dell'identità di genere. Quando questi due concetti non sono sovrapponibili, ovvero quando la propria identità di genere non rispecchia il proprio ruolo o viceversa, si viene a delineare un'identità che si pone “fuori” o “fra” le due categorie di genere pre-imposte (Wilchins, 2002).

L'identità di genere è stata troppo spesso confinata alla dicotomia maschio femmina, anche quando la realtà ci dimostra altro.

Non esiste con purezza il maschile e il femminile, bensì quello che realmente rappresenta tutt* è un continuum, dove agli estremi è posto il femminile e il maschile, e dove ognun@ di noi si può collocare in forme e in modi diversi. La sessualità nella cultura, generalmente confusa con l’identità di genere, viene definita in maniera statica, basata su un ordine di genere dicotomico che fonda le proprie radici in un terreno biologico: una dimensione che identifica due generi sessuali, quello femminile e quello maschile, su cui fonda un ordine amoroso immodificabile e sacro, quello dell'eterosessualità.

Non possiamo pensare il transito come un intervento per riporre la propria identità da una parte o dall'altra del binarismo. Quello che la società, che la destra, che le culture reazionarie vogliono è il far rientrare qualsiasi forma di "genere" nel modello dicotomico maschio\femmina. Noi non vogliamo questo, vogliamo pensare ai transessualismi come forme di identità e di genere variabili, che si pongono come esperienze reali indirizzate al superamento stesso del genere così come lo conosciamo.

Non vogliamo riprodurre la logica della riproposizione forzata di stereotipi di maschio e femmina, uomo e donna. Occorre smantellare questo dispositivo di controllo in tutte le sue ramificazioni psichiatriche, mediche, giuridiche e bioetiche.

Le lotte per l’autodeterminazione dei soggetti che si trovano in posizione di ineguaglianza nell’organizzazione sociale ed economica dei due sessi, quello maschile e quello femminile, testimoniano che il percorso che tende a scardinare questo sistema di oppressione attraverso la liberazione dei soggetti oppressi è lunga ma, fortunatamente, inesorabile.

La campagna che stiamo sostenendo per la depatologizzazione del transessualismo è solo l’inizio di un percorso di cambiamento nella percezione sociale delle persone trans*. Il suo successo non metterà fine all’esclusione sociale ma sarà un primo atto perché tale esclusione cessi di esistere e affinché, attraverso la depatologizzazione, lo Stato e le istituzioni mediche e sanitarie, riconoscano l’autonomia delle persone trans*, nella costruzione del proprio sé non come patologia ma come libertà di transitare la propria esperienza umana in accordo col proprio sentire, pensare e agire.Pur nelle specificità dei diversi percorsi esistenziali ed antropologici di donne, lesbiche e persone trans*, appare evidente che siamo di fronte comuni forme di oppressione e violenza riconducibili ad una comune matrice, e cioè la strutturazione etero-patriarcale e sessista della società.

Per questo la lotta di liberazione delle donne, il movimento di liberazione gay, il riconoscimento dell’esistenza delle lesbiche e ora la campagna per la depatologizzazione del transessualismo sono lotte, che nel rispetto delle specifiche differenze, hanno una comune origine nel sistema del dominio maschile e del controllo dei corpi.

E' qui che bisognerebbe ad esempio agire una lotta per sconfiggere le discriminazioni a cui sono soggette le persone che praticano BDSM, feticismo e travestitismo, attività che spesso sono male interpretate dalle società moderne, come si può vedere anche dalle leggi presenti in stati come USA o Regno Unito. Tali pratiche sono spesso accostate erroneamente alle violenze sessuali causando evidenti danni di immagine ed isolamento e rendendo difficile la libera espressione della propria sessualità. Oggi sappiamo che all'interno dei movimenti lgbt le realtà fetish/bdsm hanno dato un grande supporto nelle lotte per i diritti grazie alla loro visibilità e mettendo in luce nuove diversità.

Lo spostamento avvenuto da parte di alcune realtà del panorama lgbt durante il Romapride del 2010 ha, a nostro avviso, permesso un'apertura verso la riscoperta delle diversità e in sintonia con questo percorso vogliamo sostenere i temi che interessano la comunità lgbt, chiedendo che non vengano trascurati, per combattere il pregiudizio che con sorpresa emerge anche all'interno degli stessi ambienti gay. Pensiamo che i temi della comunità fetish o bdsm costituiscano una base di rispetto e di arricchimento per tutti e tutte. Con questo documento vogliamo sostenere la richiesta di eliminazione delle diagnosi di Feticismo, Travestitismo e Sadomasochismo dalla versione corrente dell'ICD (ICD-10) (International Classification of Diseases) pubblicata dall'Organizzazione Mondiale della Salute (WHO), poichè crediamo che questi temi non siano solo qualcosa di marginale, legati a una nicchia di poche persone, ma rappresentano una spinta ulteriore verso la sperimentazione di nuovi modelli di sessualità, affettività, vita sociale e realtà associative, elementi che possono costituire un patrimonio per tutti e tutte coloro che fanno parte della comunità lgbt così come per gli eterosessuali che non vogliano sottostare a degli schemi tradizionali.Il DSM (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali) edito per la prima volta dall'APA (America Psichiatric Association) nel 1950 (DSM I) rappresenta lo strumento che la psichiatria, in particolare quella americana, utilizza per stabilire un confine tra normale e patologico, tra sanità e malattia. Uno strumento che, pur non avendo il carattere di unicità (esistono infatti altri manuali diagnostici, come l'ICD 10, il PDM, etc..) nel suo campo ha comunque un'influenza notevole nel panorama scientifico. Oggi, nel 2010, siamo giunti alla quarta edizione rivista (DSM IV-TR) ed è già in preparazione la quinta edizione, all'interno della quale il "transessualismo" cambia nuovamente forma e significato.

Ciò che ci pare interessante sottolineare sono due aspetti. Il primo riguarda il superamento (ancora ipotetico, da parte del DSM V) della sovrapposizione del concetto di genere a quello di sessualità, confusione che aveva causato la patologizzazione di determinati comportamenti considerandoli come veri e propri disturbi mentali.

Molti clinici che lavorano regolarmente con questo tipo di persone sono arrivati a pensare a questo fenomeno non come una patologia ma come una variazione naturale alla concezione binaria maschio/femmina del genere.

Il secondo è che per la prima volta viene introdotto il concetto di non dualità dei generi. Si parla infatti, all'interno dei criteri diagnostici, di "altri generi", dichiarando implicitamente l'esistenza di identificazioni di genere "miste" o "altre" incluse nell'incongruenza di genere e non più considerate patologie psichiatriche.

Nonostante questi aspetti rappresentino un passo avanti, siamo fermamente convint* che per agire una lotta contro la discriminazione delle persone trans* , qualsiasi diagnosi psichiatrica debba scomparire da tutti i manuali diagnostici esistenti, supportata da una campagna concreta di sensibilizzazione, rivolta sia verso i clinici sia verso l'intera popolazione.

Condividiamo e sosteniamo la campagna europea “-stop 2012-” per la depatologizzazione e l’eliminazione del transessualismo dal DSM (e da tutti i manuali diagnostici) che etichetta e stigmatizza le persone trans* come malate mentali, condizionandone l'accesso agli interventi necessari per la riattribuzione chirurgica del sesso ed impendendone di fatto l'autodeterminazione e la libertà di espressione.

Questo percorso si inscrive nell’ambito di tutte le lotte culturali e politiche che mirano a decostruire il sistema di norme che, in nome di una presunta oggettività scientifica e psichiatrica, viene imposto generando sofferenza, inclusione ed esclusione nelle misura in cui tale ordine normativo viene accettato.

Siamo di fronte ad una sfida molto importante per l'intera comunità tlgbiq: ridare centralità al soggetto trans*, pensare al binarismo di genere come uno stereotipo da distruggere al fine di affermare una reale variabilità di genere, ponendoci in prima persona come soggetti attivi della politica.

In un momento di crisi economica e culturale così manifesta rivendichiamo servizi sanitari pubblici accessibili e gratuiti, apertura di spazi di discussione relativi al tema della famiglia -non solo quella eterosessuale bianca e cattolica-, sulle discriminazioni sul lavoro, sulla politica securitaria e del sul concetto di migrazione.

Questi e altri temi vorremmo che siano nell’agenda politica di chi, come noi, vuole creare un terreno fertile di costruzione condivisa verso il Roma Euro Pride. Per questo siete tutt* invitati alla due giorni di analisi e approfondimento su questi e altri temi, che si terrà a Roma il 15 e 16 Gennaio 2011.Siamo fermamente convint* che questa battaglia coinvolga tutt*, anche la popolazione lgbtiq sorda, che quasi sempre per ostacoli sormontabili è stata tagliata fuori.

Per questo proponiamo che alle prossime assemblee di movimento ci sia la figura dell'interprete per garantirne la partecipazione. In conclusione proponiamo, perchè pensiamo che sia necessario, un intervento legislativo al fine di ampliare e meglio garantire i diritti delle persone trans*; nello specifico: il diritto all'identità di genere nel rispetto del diritto all'autodeterminazione dell'individuo.In sintesi, al legislatore si richiede:

a) Una legge che permetta la rettificazione anagrafica del sesso e del nome - in accordo con il genere e il nome scelto - sulla base di una dichiarazione giurata della persona trans* interessata senza dover ricorrere necessariamente e preventivamente ad interventi medico chirurgici demolitivi-ricostruttivi sugli organi sessuali primari e/o secondari; che non obblighi la persona trans* ad un monitoraggio medico e giudiziario, né alla presentazione di una certificazione o perizia di diagnosi di disturbo di identità di genere come condizione di procedibilità e accoglimento della domanda che deve poter essere proposta in carta libera e senza l'assistenza di un legale;
b) Una legge che garantisca nel programma di assistenza del Servizio Sanitario Nazionale i trattamenti ormonali, le operazioni di riassegnazione genitale e/o di collocazione di protesi e tutti gli altri interventi medici che le persone trans* possono eventualmente richiedere per la costruzione della loro identità senza che sia necessaria una diagnosi di disturbo di identità di genere.

REPUBBLICA CECA SOTTO ACCUSA PER I TEST FALLOMETRICI

da ‘nuova Agenzia Radicale

martedì 28 dicembre 2010

Decisa presa di posizione da parte della Ue che condanna senza mezzi termini i test fallometrici dalla Repubblica Ceca sugli extracomunitari che chiedono lo status di rifugiato per il proprio orientamento sessuale. Si tratta di una pratica inventata dal sessuologo ceco-canadese Kurt Freund e adottata sin dal 1950 in gran parte dei paesi del blocco comunista.

Dopo essere stata accantonata per anni, recentemente è stata riproposta per verificare l'omosessualità delle persone che chiedono asilo sostenendo di essere perseguitati per il loro orientamento sessuale.

Si tratta generalmente di soggetti provenienti da paesi come Iran, Siria, Egitto, Azerbaigian, Nigeria e Camerun dove l'omosessualità è punita ancora oggi con la pena capitale.

Per accertare se il soggetto sia effettivamente omosessuale si utilizzerebbe una particolareapparecchiatura chiamata "pletismografo penile" in grado di misurare il flusso del sangue nel pene di fronte a immagini erotiche eterosessuali; esso sarebbero in grado di misurare anche le reazioni degli organi sessuali femminili.

La pratica è stata già denunciata dall'Agenzia Ue per i diritti fondamentali sulla base di una testimonianza di un profugo gay iraniano processato in Germania, il quale ha asserito di essere stato sottoposto a fallometria nella Repubblica Ceca ed inserita dall'Agenzia stessa nel suo rapporto per l'anno 2010.

Oltre che "degradante" la Ue definisce la pratica "poco compatibile con il rispetto dei diritti fondamentali ed in particolare con gli artt. 4 e 7 della Carta europea ".

Secondo la Commissione, che non ha lesinato critiche nei confronti del Governo ceco, "prendendo in considerazione la sua natura intrusiva e la sua controversa attendibilità, questo test non sembra rispettare il principio di proporzionalità che deve essere alla base delle pratiche europee in materia di asilo".

Le critiche avanzate, non sono esclusivamente a carattere etico e morale ma anche prettamente scientifico in quanto il test "si basa sull'opinabile assunto che le reazioni fisiche della sessualità umana davanti ad immagini pornografiche possano determinare l'omosessualità o l'eterosessualità di chi è costretto a sottoporvisi e sarebbe inutile con soggetti bisessuali ".

Michele Cercone, portavoce della Commissione europea in materia d'immigrazione, nel deprecare l'uso del pletismografo ha sostenuto che "il test rappresenta una forte interferenza nella sfera privata della persona e appare particolarmente inappropriato per i richiedenti asilo che sono perseguitati a causa dei loro orientamenti sessuali", aggiungendo che "l'esame delle domande d'asilo deve avvenire sempre e comunque nel rispetto dei diritti fondamentali e dei principi generali della legislazione europea".

Prima di procedere con misure sanzionatorie ad hoc, la Commissione avrebbe comunicato al Governo di Praga le proprie conclusioni.

A quanto risulta, le autorità ceche si sarebbero dette pronte a sospendere questo tipo di pratica anche se il Ministro degli Interni, Tomas Haisman, non ha mancato di sottolineare che i test sarebbero stati condotti su un numero molto ridotto di persone e sempre con il loro consenso. "Negli ultimi 10 anni abbiamo portato a termine al massimo una decina di test al fine di capire se gli extracomunitari usino false motivazioni per ottenere l'asilo politico" ha aggiunto laconicamente il Ministro.

Nuccio Franco

23 dicembre 2010

RADIO RADICALE . LA NOTTE DI NATALE NASCE LA RUBRICA "AMORE CIVILE, CERTI DIRITTI IN RADIO"

LA PRIMA PUNTATA LA NOTTE TRA IL 24 E IL 25 DICEMBRE 2010

Roma, 23 dicembre 2010

La notte tra giovedì 24 e venerdì 25 dicembre, dalla mezzanotte alle due, andrà in onda su Radio Radicale, la prima puntata dell'appuntamento settimanale radiofonico 'Amore civile – Certi Diritti in Radio'.

Tra i temi trattatati: proposte di iniziativa politica decisi dal IV Congresso dell'Associazione Radicale Certi Diritti dello scorso novembre, matrimonio tra persone dello stesso, la campagna di Affermazione Civile, progetto di Riforma del Diritto di Famiglia.

Sono inoltre previsti collegamenti telefonici con Pia Covre, Presidente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del Pd e neo-Presidente dell'Associazione Radicale Certi Diritti e Maria Gigliola Toniollo, Cgil Nuovi Diritti e rappresentante di Certi Diritti nel Comitato nazionale di Radicali Italiani.

La trasmissione radiofonica, settimanale, tratterà i temi della Riforma del diritto di famiglia (divorzio breve, unioni civili, matrimonio tra persone dello stesso sesso, adozioni e affido, parità tra figli nati fuori e dentro i matrimonio, lotta alla violenza dentro le mura domestiche, in particolare contro le donne, ecc), delle politiche proibizioniste in tema di prostituzione, della censura ideologica e fondamentalista in tema di informazione sessuale, della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, del pregiudizio e della violenza contro le persone transessuali e transgender, della promozione e difesa dei diritti civili e umani delle persone, anche riguardo il loro orientamento sessuale.

per idee, suggerimenti, proposte, contattare la redazione di 'Amore Civile – Certi Diritti in Radio' al seguente indirizzo e-mail: info@certidiritti.it

22 dicembre 2010

CI MANCHI TANTO CARO VINICIO ...

















Il 23 dicembre dello scorso anno veniva a mancare Vinicio Diamanti. Attore, attivista e militante del Movimento Omosessuale. Vinicio era una persona bella, forse la più bella della “Comunità Varia”. L'associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli' lo ricorda con profonda stima e affetto. Vinicio è sempre stato lì, insieme a noi, in ogni corteo, in ogni pride e in ogni manifestazione. Vinicio c'era sempre, sempre in prima fila. Vinicio Diamanti attore ci ha regalato incredibili momenti cinematografici, da “Il Vizietto” a “Delitto al Blue Gay”.

Grazie Vinicio. Grazie per le tante emozioni che ci hai regalato. Noi “fondaroli” ti abbiamo voluto bene, caro Vinicio.

Dal mese di gennaio 2010, il Circolo di Cultura Omosessuale 'Mario Mieli' ha costituito il “Fondo Vinicio Diamanti”. Vinicio Diamanti “ha contribuito a salvare non solo la sua storia personale di attore, ma anche un pezzo di cultura gay”.

per l'Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli',

Paolo Violi


... AUGURI !




14 dicembre 2010

GIOVEDI 16 DICEMBRE: UNCONVENTIONAL- RITRATTI DI FAMIGLIE NON CONVENZIONALI








DAL 16 AL 31 DICEMBRE 2010
UNCONVENTIONAL
Ritratti di famiglie non convenzionali
Mostra fotografica di Mirta Lispi
Inaugurazione
Giovedì 16 Dicembre 2010, ore 17.30 Libreria Feltrinelli – Galleria Sordi –
Piazza Colonna Roma


La manifestazione è realizzata con il sostegno di Roma Capitale – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione.

In attesa dell'Europride 2011, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è lieto di comunicare l'inaugurazione della mostra UNCONVENTIONAL – Ritratti di famiglie non convenzionali, che inaugurerà giovedì 16 dicembre 2010 presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Colonna in Roma.

Con UNCONVENTIONAL, mostra prodotta dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, vengono proposte le fotografie di Mirta Lispi, ideatrice del progetto originario: Ritratti di famiglie "non convenzionali", con l'obiettivo di mettere in luce uno spaccato della nostra società e delle nuove realtà che la compongono, con l'intento di valorizzare le diversità e dove la qualità artistica va di pari passo con l'impegno civile e la promozione dei diritti di tutti.

Una mostra che tocca nel modo più esaustivo possibile l'universo delle famiglie, riunendole in una stessa esposizione, per mezzo della "fiction" fotografica, e mostrando la loro naturalezza, la loro gioia di vivere e di restare unite, il bisogno non più rimandabile di vedere riconosciuto a pieno diritto il loro innegabile valore aggiunto nel nostro sistema sociale.

Le fotografie raccontano storie di coppie e di Nuove Famiglie, che da anni vivono "consapevolmente" la mancanza di un loro completo riconoscimento sociale e giuridico. Coppie gay, coppie lesbiche, coppie eterosessuali non sposate, coppie che allevano animali e coppie che scelgono di concepire un figlio o di crescere i figli che sono stati generati da precedenti legami di uno dei partner, famiglie formate da amici, unioni durature e feconde di legami, di relazioni, famiglie innovative, "esperimenti" d'amore, famiglie che si aggregano sulla base di scelte di vita e di condivisione: un universo variegato di situazioni che, prescindendo da orientamenti sessuali e identità di genere, mette insieme i progetti di vita di persone che formano nuclei familiari diversi da quello formalizzato dallo statuto del matrimonio tradizionalmente concepito.

Le foto sono semplici e dirette e rappresentano famiglie vere e felici. La richiesta di un riconoscimento giuridico è infatti l'unico atto "freddo" che le famiglie non convenzionali sono disposte a far entrare nella loro vita.

La mostra vuole anche segnalare la difficoltà che le nuove famiglie possono incontrare, in particolare quelle formate da coppie gay e lesbiche che hanno deciso di avere un figlio. Il nostro augurio è che presto non avremo più nessuna difficoltà a mostrare la bellezza dei nostri bambini e delle nostre bambine. Protagonisti orgogliosi del nostro futuro.

Romana, classe 1976, Mirta Lispi ritrae personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport per MTV, Vanity Fair, Chi, Max, A, e molte altre testate. Insegna ritratto fotografico all'Istituto Europeo di Design di Roma. Tra le mostre esposte ricordiamo PORTRAITS (Milano 2008, Roma 2009), "Hiv+Real Life: People" (Roma Aeroporto Leonardo da Vinci 2006), e UNCONVENTIONAL .



Dal 16 al 31 Dicembre 2010
Libreria Feltrinelli – Galleria Sordi
Piazza Colonna – Roma
Lun – ven 10 – 21
Sabato 10 – 22
Dom e festivi 10 – 21
Ingresso gratuito



Andrea Berardicurti, Ufficio Stampa Circolo di Cultura Omosessuale 'Mario Mieli'
06/5413985 – 348/7708437 /info@mariomieli.org

11 dicembre 2010

10 DICEMBRE 2010, PARLA LELLINA, SORELLA MAGGIORE DI LUCIANO MASSIMO CONSOLI

Un grazie di cuore, al Sindaco di Roma, all'Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Umberto Croppi, a tutti gli amici, ed in particolare, poiché ho la possibilità di essere con loro più in contatto, Claudio e Alba di cui conosco il grandissimo amorevole impegno, e a tutti i presenti per aver dedicato questa giornata all'inaugurazione di una targa commemorativa di mio fratello Luciano Massimo.

In questa via, al quinto piano del numero 31 Luciano Massimo nacque nel dicembre 1945, qui mosse i primi passi nella vita, qui ci furono le prime prese di coscienza di una certa condizione, le prime ribellioni, le prime insofferenze, tutto ciò che attraverso un processo di introspezione ha contribuito a una sua profonda maturazione che ha fatto nascere in lui l'impegno di stringere in un abbraccio tutti coloro che si avvicinavano al suo percorso di vita.

Le grandi battaglie socioculturali, le campagne di informazione sull'AIDS, i suoi innumerevoli e faticosi viaggi, per la malattia che cominciava aminacciarne la salute, le hanno procurato soddisfazioni, ma anche tante sofferenze, lo scontro con gli atavici pregiudizi di alcuni, tante porte chiuse.

La morte lo ha colto proprio quando qualcosa cominciava a maturare nella società l'accettare alcune libertà reclamate dall'individuo su cui sempre Massimo ha improntato le sue battaglie, libertà che non intaccano quello che è il senso comune di libertà.

Gli ultimi giorni della sua vita le ero vicina, lui mi disse: "Ho sofferto tante perdite ci persone care, tanti ostacoli sul mio cammino, tante fatiche per dure battaglie, la dolorosa malattia, ma rivendico ogni cosa e ripercorrerei la stessa strada perchè nonostante tutto la mia è stata una vita meravigliosa."

Lellina Consoli

*******
“ Mio padre diceva sempre che dovevo la vita alla portiera dello stabile di via Galvani, dov’ero nato il 12 dicembre del 1945, un mercoledì, alle 8.00 del mattino […]

Essere nato di mercoledì ha, oggi, un’importanza particolare per me, dopo aver scoperto che in questo giorno fu creata la luce.

Mio padre diceva di avermi battezzato con il primo nome di Luciano perché così si chiamava il più stretto amico della sua giovinezza. Mia madre la pensava diversamente […] avevano optato per il giorno successivo […] in cui ricorreva Santa Lucia […] secondo la Maga di piazza Navona […] mi chiamavo Luciano perché destinato a portare la luce, cioè la verità, alle genti, a illuminare i popoli. I miei erano stati guidati dalla mano di Dio […] mi piaceva scegliere tra le tante spiegazioni possibili del mio nome […]

Mamma […] mi aveva dato a balia a una signora che aveva appena partorito. I miei mi venivano a trovare tutti i giorni […] portavano […] borse piene […] della nostra ditta ai Mercati Generali […]

La portinaia […] li accompagnava […] mi si era affezionata fin dal momento della nascita.

Un giorno […] disse ai miei genitori : ^ Quella mignotta non dà niente al pupo […] er pupo me ce more da quella zozzona là! ^ “

[da “Affetti speciali”, Luciano Massimo Consoli, Massari Editore]

10 dicembre 2010

... E' STATO BELLO ! GRAZIE.





Grazie. Grazie di cuore a tutt* quell* che hanno partecipato alla cerimonia per la collocazione della targa a ricordo di Massimo Consoli. E' stato bello.


09 dicembre 2010

IMPORTANTE, ORARIO CERIMONIA - ERRATA CORRIGE

LA CERIMONIA della collocazione della TARGA a ricordo di Massimo Consoli in via Galvani n. 31/b, RIMANE FISSATA ALLE ORE 12.00 DOMANI 10 DICEMBRE 2010.

Ci scusiamo per la presunta variazione frutto di un'errata comunicazione da parte della segreteria dell'Assessorato alle Politiche Culturali e alle Comunicazioni.



L'ULTIMA DELL'ONU : E' LECITO UCCIDERE UN GAY

Il Giornale, 9 dicembre 2010

L'assemblea del Palazzo di Vetro elimina "l'orientamento sessuale" dai motivi di condanna internazionale per violazione dei diritti umani. Quasi 80 Paesi, per lo più africani e islamici, hanno votato a favore della risoluzione

Adesso vediamo se anche dopo questa qualcuno riesce a sostenere che la decisione è buona perché l'ha presa l'Onu, è una risoluzione dell'Onu e quindi bisogna osservarla... È successo il 14 novembre, zitti zitti, piano piano. E adesso per l'Onu uccidere gli omosessuali non è reato. È pazzesco? Naturalmente sì. E tuttavia c'era da aspettarselo, dato che alcuni dei suoi più rispettati membri, come l'Iran, li uccidono sulla pubblica piazza per impiccagione, oppure prevedono la condanna alla decapitazione, come l'Arabia Saudita. In realtà, in 7 Paesi per l'omosessualità è prevista la pena di morte, e per ben 80 Paesi, con pene variabili, essere gay è un reato.

Ma adesso si tratta di una decisione votata a maggioranza, ed ecco come. Il Terzo Comitato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha discusso alcuni emendamenti a una risoluzione già esistente sulle esecuzioni extragiudiziali, arbitrarie e sommarie. La risoluzione afferma i doveri dei Paesi membri di proteggere il diritto alla vita di tutti gli esseri umani, con speciale enfasi sulla richiesta ai Paesi di investigare le uccisioni a base discriminatoria. Nella risoluzione si prende, anzi, si prendevano in considerazione parecchi casi di questo genere. Per esempio venivano inclusi i bambini senza fissa dimora, gli attivisti di diritti umani nei Paesi autoritari, i membri di comunità etniche, religiose e linguistiche minoritarie. Per gli ultimi dieci anni la risoluzione aveva incluso anche l'orientamento sessuale, ricordando che non è raro che gli omosessuali siano condannati in vario modo a morte. Ma oggi questo punto non è più incluso nella risoluzione contro gli assassinii dovuti alla discriminazione, perché una maggioranza di 79 Paesi contro 70, 17 astenuti e 26 assenti, ha votato un emendamento presentato dalla piccola nazione africana del Benin, che l'ha presentato da parte del raggruppamento africano dell'Onu, che proponeva di stralciare le minoranze omosessuali dal gruppo dei cittadini che si devono proteggere. Già in passato l'Uganda aveva tentato di introdurre un simile emendamento, ma senza successo.

Fra coloro che hanno votato a favore dell'emendamento, l'Afghanistan, l'Algeria, l'Egitto, il Marocco, il Pakistan, la Malesia, il Sudan, lo Yemen, naturalmente l'Iran. I Paesi islamici non hanno simpatia per i gay, anzi, li perseguitano e li condannano. Ma la preferenza per escludere gli omosessuali dalla protezione internazionale è ben più larga e sorprendente: Cina, Congo, Corea del Nord, Russia, Vietnam, Zimbabwe, Uganda... C'è l'imbarazzo della scelta. Ci sono anche Paesi come Bahamas, Belize (dove si prendono 10 anni se sei gay), Giamaica (stesso trattamento), Grenada (idem), Guyana (la condanna qui è a vita) e via elencando. Contro, invece, tutti quanti i Paesi occidentali e, unico in Medio Oriente, Israele. Inoltre l'India, la Corea del Sud e la maggior parte dell'America Latina. È interessante che la possibilità di essere gay senza commettere reato e senza che la società in cui sei nato abbia il diritto di ucciderti o metterti in galera sia ancora oggi una questione di confini geografici, nonostante l'evidenza dell'universalità della presenza omosessuale nel mondo. Ma si sa che per Ahmadinejad gli omosessuali non esistono nel suo Paese, lo ha detto appunto dal podio dell'Onu. Il diritto alla sessualità ha perimetri precisi, e si può scommettere che siano gli stessi dell'oppressione alla donna e dello sfruttamento spietato ai minori.

L'Onu, comunque, ormai è diventata sede permanente di negazione dei diritti umani. Uno degli ultimi episodi è l'impossibilità della signora Navy Pillay, alto commissario per i diritti umani, di presenziare alla cerimonia del conferimento del Premio Nobel al dissidente cinese Liu Xiabo, con la scusa che per venerdì aveva già un impegno a Oslo con «chiara precedenza» sul Premio Nobel. Ma davvero? Dunque è solo una coincidenza che il consiglio per i diritti umani dell'Onu si sia rivolto alla Cina, un Paese in cui l'oppressione e la condanna a morte dei dissidenti è notoria, solo tre volte, mentre gli Usa, per le loro gravi, gravissime violazioni, sono condannati ben 7 volte e Israele alcune decine? Se è una coincidenza, dobbiamo cominciare a credere nella magia.


Fiamma Nirenstein

02 dicembre 2010

TRANSESSUALI: L'OSPEDALE SAN CAMILLO DI ROMA FUORI SERVIZIO

INTERVENTI SOSPESI PER PERSONE TRANSESSUALI: GRAVISSIMO QUANTO ACCADE ALL'OSPEDALE SAN CAMILLO DI ROMA. CONSIGLIERI RADICALI PRESENTANTO INTERROGAZIONE URGENTE CO-FIRMATA DA RAPPRESENTANTI DI OTTO DIVERSI GRUPPI POLITICI.

Consiglio Regionale del Lazio

Gruppo Consiliare Lista Bonino Pannella – Federalisti Europei

Giovedì 2 dicembre 2010

Dichiarazione dei consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo

Da circa un anno l'Ospedale San Camillo di Roma, che ha uno dei più importanti centri di eccellenza riguardo gli interventi chirurgici per le persone transessuali, ha sospeso la sua attività. I consiglieri regionali radicali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, della Lista Bonino Pannella, hanno depositato una interrogazione urgente, co-firmata dai Consiglieri di altri Gruppi politici, e precisamente da Angelo Bonelli (Verdi), Luciano Romanzi (Psi), Luigi Nieri (Sel), Ivano Peduzzi (Fds), Anna Maria Tedeschi (Idv) Giuseppe Celli (Lista Civica per Bonino) e Enzo Foschi (Pd).

E' gravissimo che un centro di aiuto e sostegno alle persone transessuali, uno dei migliori d'Italia, abbia sospeso da circa un anno gli interventi chirurgici. Occorre che la Regione intervenga con la massima urgenza, così come chiedono decine di Associazioni nel territorio, per evitare che molte persone transessuali vengano ancor più emarginate e per garantire loro aiuto contro il pregiudizio e la violenza.

di seguito il testo integrale dell'interrogazione depositata:

ALLA PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DEL LAZIO

Interrogazione urgente a risposta scritta

Oggetto: sospensione assistenza sanitaria del Centro Saifip dell'Ospedale San Camillo- Forlanini di Roma

Per sapere – premesso che:

Il Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica ed Identità Psichica – SAIFIP dell'Azienda ospedaliera San Camillo – Forlanini di Roma si trova in una delicata e complessa situazione che determina gravissimi disagi per le persone transessuali e le loro famiglie;

Il Prof. A. Felici, Primario della S.C. di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva per circa vent'anni, è andato in pensione nel gennaio 2010. Sembra che da tale data non siano stati più effettuati gli interventi di vaginoplatica, intervento necessario nel percorso di adeguamento medico-psicologico-legale di una persona MtoF, e che, pertanto, la lista d'attesa per gli interventi chirurgici è aumentata in modo considerevole; attualmente, bisogna aspettare per il primo intervento di vaginoplastica tra i 24 ei 30 mesi;

Viene così a mancare, per le persone con disturbi dell'identità di genere, sottoposte ancora oggi a ogni tipo di discriminazione e di violenze fisiche e morali, uno dei più importanti centri di specializzazione, assistenza e aiuto del Lazio e tra i migliori d'Italia;

Il SAIFIP è stato istituito nel 1992, proprio per assicurare alle persone con "Disturbo dell'Identità di Genere" (cod. 302.85 – DSM IV-TR 2000) quel complesso di prestazioni medico-chirurgiche e psicologico-diagnostiche che consentano loro un adeguamento tra la propria identità fisica e quella psichica, al fine di migliorare la loro qualità di vita e ha da sempre fornito le prestazioni suddette grazie da un'equipe qualificata e prestigiosa che poche strutture in Italia sono riuscite a realizzare;

Per sapere:

- se non ritenga la Presidente di dover intervenire con urgenza sulla struttura ospedaliera affinchè venga scongiurato il rischio che le persone transessuali vengano private di qualsivoglia forma di assistenza (psicologica, medico-chirurgica, endocrinologica), loro garantita costituzionalmente, quale imprescindibile diritto alla salute;

- se tale decisione non determini il fatto che a causa della mancanza di tale assistenza medico psicologica nella Regione Lazio diventi inevitabile lo spostamento presso altre regioni o stati esteri, con conseguente incremento della spesa di rimborso a carico della Regione Lazio;

- se non venga così vanificato tutto il lavoro di formazione e specializzazione sul tema dell'identità di genere e dei suoi disturbi realizzata in questi anni da parte dell'equipe interdisciplinare del SAIFIP, medici, psicologi e personale ausiliario e del comparto del reparto;

- se sia a conoscenza del fatto che il SAIFIP rappresenta in Italia il centro specialistico con il più alto numero di utenti e l'unico che prevede un servizio specifico rivolto ai bambini e adolescenti
con problematiche relative all'identità di genere;

- se non ritenga necessario garantire la continuità del progetto, mediante l'incremento delle attività e prestazioni già presenti e la ripresa immediata e regolare nel tempo degli interventi chirurgici nel percorso di adeguamento MtoF e se non ritenga che tale continuità risulti assolutamente indispensabile, soprattutto per il trattamento di quelle persone che sono già inserite nel protocollo di intervento, sia medico che psicologico, la cui interruzione potrebbe avere per loro effetti devastanti,

- se è a conoscenza del fatto che molte associazioni e singoli professionisti, che si battono per la difesa dei diritti civili e umani delle persone transessuali, hanno firmato un appello esprimendo la loro più viva preoccupazione per le sorti dell'utenza e delle loro famiglie e che ritengono che il SAIFIP, unico servizio pubblico nel Lazio e tra i pochi in Italia nel settore, debba riprendere al più presto e diventare più stabile ed ancorato al territorio, proprio per poter rispondere ad una
domanda di assistenza sanitaria, sempre più crescente e complessa.

Giuseppe Rossodivita, Rocco Berardo, Angelo Bonelli, Luciano Romanzi, Luigi Nieri, Ivano Peduzzi, Anna Maria Tedeschi, Giuseppe Celli, Enzo Foschi

Ufficio Stampa Gruppo Consiliare Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei - Regione Lazio
. 06-65937029 / 06-65937029 - 06-65932217- 337-798942 /
uffstampa.radicali@regione.lazio.it

... UNA TARGA, UNA TORTA ED UN CONCERTO. NON MANCATE !

INVITO PER LA TARGA DEDICATA DAL COMUNE DI ROMA A RICORDO DI MASSIMO CONSOLI

Abbiamo finalmente il piacere di invitarvi a partecipare alla cerimonia per la collocazione della targa dedicata a Luciano Massimo Consoli venerdì 10 dicembre prossimo alle ore 12.00 in via Galvani n. 31/b, palazzo in cui Massimo era nato.

Vorremmo che foste presenti alla cerimonia, dato che è la prima volta che il Comune di Roma dedica alcunchè sui muri della città a un omosessuale, celebrandolo per essere stato appunto un grande omosessuale.

Vi informo inoltre che il 12 dicembre celebreremo il 65° compleanno di Massimo, con una gaya festicciola presso i locali della Associazione ‘Arcigay Roma’ a via Zabaglia n. 14 dalle ore 15.00 in poi:

siete tutti invitati!

e alle ore 21.00 tutti a teatro. In occasione della Giornata dei Diritti Umani, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e l’Associazione ‘Arcigay Roma’, con il patrocinio del Comune di Roma, Regione Lazio e “Gay Help Line”, invitano tutt* al Concerto “Broadway Night”. L’appuntamento è alle ore 21.00, al Teatro “Colosseo”, in via Capo d’Africa n. 29.



il Presidente
Claudio Mori


01 dicembre 2010

ROMA - GIORNATA MONDIALE CONTRO L’A.I.D.S.

10% DEI CONTAGI DA HIV A ROMA. INDAGINE IN 12 SCUOLE ROMANE: IL 96% NON HA MAI FATTO UN TEST. IL 49% NON USA PRESERVATIVO. IL SINDACO: PREVENZIONE CON I VALORI MORALI.

DOMANI OMAGGIO DI PRESERVATIVI AL SINDACO DI ROMA CON LA SCRITTA: 'VALORI MORALI'

Comunicato Stampa delle Associazioni Radicali 'Certi Diritti' e 'Radicali Roma'

Domani, 1 dicembre si celebra la XXIII giornata mondiale contro l'Aids. Assisteremo alla liturgia dell'ipocrisia, delle parole che nulla produrranno sul piano dell' informazione, prevenzione, delle iniziative concrete e sempre più urgenti che alimenteranno ancora di più ignoranza e mala informazione, innanzitutto a Roma la città dove avvengono in assoluto più congagi.

Secondo le ultime informazioni dell'Istituto Superiore di Sanità in Italia ci sono ogni anno oltre 3.000 nuovi contagi da HIV, il 10% di questi nella sola città di Roma. Le persone sieropositive in Italia sono circa 170.000. 1 persona su 4 non sa di essere infetta. I casi di decessi per Aids in Italia sono poco meno di 200

L'età media dei nuovi contagiati, etero e gay è di 40 anni, il 25% di loro non sa di esserlo.

Secondo un'indagine Anlaids, appena pubblicata, su 1000 studenti tra i 16 e 19 anni, di 12 istituti romani, 1 ragazzo su 17 dice di aver contratto una malattia a trasmissione sessuale; il 96% degli studenti interpellati non ha mai fatto un test e solo l'1% lo fa con cadenza regolare. Nonostante il 90% sappia che non usare il preservativo, e avere più partner, sono fattori di rischio, la metà non lo usa. Secondo l'indagine, pochi conoscono il virus Hiv e l'Aids, quasi nessuno, degli studenti, sa che i rapporti orali veicolano malattie sessuali.

Il 54% degli studenti non ritiene giusta la presenza di distributori di condom nelle scuole perché 'diseducativo' e perché 'incita a fare sesso', oltre che essere 'imbarazzante'.

Ciò che sorprende è la reazione del Sindaco di Roma che, tra le altre cose, ha detto che "dobbiamo muoverci sul versante dell'informazione, dell'educazione sessuale e della prevenzione legata anche ai valori morali, perché sono i giovani a chiedercelo" (sic!).

Insomma, la metà dei giovani non usa il preservativo e visto che un'altra metà non vuole le macchinette condom nelle scuole, evidentemente per motivi causati dall'ignoranza e dalla colpevolizzazione peccaminosa, si propone di fare prevenzione con i valori morali. E allora perchè non togliere i professori di matematica se alla maggioranza degli studenti non piacciono? Questo è il modo di affrontare l'emergenza Hiv nella città con il più alto numero di contagi insieme a Milano.

Domani, mercoledì 1 dicembre, alle ore 12, in Campidoglio, delegazione dei radicali, guidata da Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti e Riccardo Magi, Segretario Radicali Roma, regalerà confezione di preservativi al Sindaco con il marchio 'Valori Morali'.