Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

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21 gennaio 2026

MESSA IN SUFFRAGIO DI ALFREDO ORMANDO GIOVEDI 22 GENNAIO ALLE ORE 12 ALLA CHIESA DELLE SUORE A PALAZZO BUTERA A BAGHERIA.



Nel ventottesimo anniversario della morte del poeta e scrittore gay Alfredo Ormando, avvenuta in ospedale il 22 gennaio 1998 dopo 9 giorni di straziante agonia, per essersi il 13 dello stesso mese dato drammaticamente fuoco in piazza San Pietro a Roma, in segno di protesta contro l’allora omofobico integralismo cattolico, sarà celebrata da Padre Francesco Michele Stabile una messa in suo suffragio nella chiesa delle suore a Palazzo Butera giovedì 22 gennaio alle ore 12.

Ormando in vita, in quanto omosessuale, non è stato mai oggetto né di amore fraterno né di amore cristiano.

E’ lui stesso a scriverlo e a ricordarlo al fratello Angelo in una lettera del 26 dicembre, due settimane prima di andarsi a suicidare in Vaticano, ricordandogli appunto tra l'altro l’odio caino di un suo fratello, che giunge persino a dirgli in sua presenza e alla presenza di estranei: " Se potessi ucciderti con le mie mani, lo farei".

 Inoltre Ormando, che non faceva mistero della sua omosessualità, neppure in casa del suo amante, di famiglia cattolicissima e tradizionalista, è stato oggetto di attenzioni e di quell’amore cristiano che si deve al prossimo e che i cattolici osservanti non dovrebbero mai negare.

In casa infatti di questo suo amante Ormando è tollerato appena dai suoi familiari e solo per riguardo al congiunto, giacché quando questi lo incontrano da solo per strada, si voltano la faccia, negandogli persino il saluto.

Ma anche in convento, dove pure era andato a chiudersi in preda ad una crisi mistica, Ormando non troverà alcuna comprensione, giacché, quando colà viene a manifestare la sua omosessualità, viene bruscamente respinto.

E allorché il suo feretro, dopo il suo suicidio, giunge da Roma a San Cataldo, gli si celebra di certo in chiesa una messa, ma non in quanto credente omosessuale, giacché il sacerdote nel celebrarla tiene a precisare che Ormando non è affatto gay.

Celebrare pertanto giorno 22 una messa in suffragio di Alfredo Ormando è un atto cristiano  doveroso e assai significativo, perché in nome dell’amore, predicato dal Vangelo, l’amore per il prossimo, che non può né deve mai essere  negato a nessuno e tanto meno alle persone LGBTQ, alle persone di diverso orientamento sessuale, Ormando, sia pure in spirito, possa invece ricevere accoglienza nella Casa del Signore, dove, diversamente dalla quella paterna a San Cataldo e diversamente da quella dell’amante a Palermo, e persino diversamente da quella che aveva trovato in convento, in cui era andato misticamente a rinchiudersi, potrà essere finalmente accolto dall’amore grande e misericordioso di Dio.


Piero Montana 

Direttore Centro d'Arte e Cultura

Bagheria



14 gennaio 2026

Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. ( con Video).

 Bagheria, 14 gennaio 2026.

  Lo scorso 13 gennaio, l'amministrazione comunale ha reso omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta sancataldese che nel 1998 scelse piazza San Pietro per il suo estremo gesto di protesta contro l'omofobia. 

 L'evento che si è svolto nella sala Martorana-Fumagalli di villa Butera è stato un momento di profonda riflessione sui diritti civili e sulla dignità umana che, ha visto la partecipazione del sindaco Filippo Maria Tripoli, dell'assessora alla pubblica Istruzione e Sport Antonella Insinga, dell'assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore, dell'assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Mineo e del consigliere Marco Tripoli. Presente anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore.

Figura centrale della commemorazione è stato Piero Montana attivista storico e già consulente per i diritti civili sotto diverse amministrazioni bagheresi.                                                                         Montana, autore del volume "Alfredo Ormando - Altre poesie e prose di impegno civile", ha ripercorso con commozione la vita tormentata del poeta. 

Ad aprire la commemorazione è stato il sindaco Tripoli, che nel suo discorso introduttivo, ha voluto ribadire con l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Tripoli ha ricordato il percorso di collaborazione avviato con l'attivista Piero Montana, citando come esempio tangibile di questo impegno la targa già installata in piazza Verdone in memoria dei "ragazzi di Giarre", Toni e Giorgio, uccisi nel 1980 a causa del loro amore. 

 Il momento più toccante della commemorazione è stato la lettura della lettera scritta da Ormando due settimane prima del tragico evento in piazza San Pietro. Il documento fu ritrovato nell'abitazione dell'amico e compagno di vita, Gaetano, che lo ospitò per molti anni. 

Montana ha ricordato come Alfredo sia stato vittima di continue discriminazioni: un isolamento non solo sociale ma anche culturale, dato che le case editrici dell'epoca rifiutavano sistematicamente le sue opere proprio a causa del suo orientamento sessuale. Oggi, grazie al lavoro di recupero di Montana, le opere di Alfredo sono accessibili a tutti presso la biblioteca comunale di Bagheria. 

  Alla commemorazione è intervenuto anche il giornalista e scrittore Francesco Lepore che ha espresso profonda vicinanza alla figura di Ormando. Lepore ha condiviso un parallelismo personale molto forte, ricordando come anche lui, durante gli anni in seminario, abbia subito il rifiuto delle istituzioni religiose a causa della propria omosessualità. Ringraziando per l'invito, Lepore ha sottoscritto pienamente l'analisi di Montana, sottolineando l'importanza di non dimenticare chi ha pagato con la vita il diritto di essere se stesso.

 Il sindaco Tripoli ha chiuso l'incontro con un annuncio concreto che segna la volontà della città di Bagheria di non limitarsi alla sola memoria orale. L'amministrazione ha infatti espresso l'intenzione di intitolare una via cittadina alla memoria di Alfredo Ormando e di installare una targa commemorativa per rendere perenne il monito contro l'intolleranza. 

Di seguito il Link al video della commemorazione: Bagheria ricorda Alfredo Ormando: tra memoria storica e impegno civile. (Video). - Città di Bagheria


9 gennaio 2026

Il Comune di Bagheria commemora Alfredo Ormando

 

La Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI  ringrazia sentitamente  il Comune di Bagheria per la bellissima iniziativa !

                                                                      * * * * *

comunicato stampa

Bagheria commemora Alfredo Ormando: martedì 13 gennaio la cerimonia a villa Butera.

Bagheria, 9 gennaio 2026 • Il Comune di Bagheria rende omaggio alla memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore e poeta di San Cataldo che il 13 gennaio 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro a Roma come gesto estremo di protesta contro le discriminazioni nei confronti dell’omosessualità.

La cerimonia commemorativa si terrà martedì 13 gennaio, alle ore 13:00, presso la sala Martorana-Fumagalli di villa Butera.
All’incontro prenderà parte il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, e membri della Giunta comunale per testimoniare l’impegno dell’amministrazione nella difesa dei diritti civili e nel contrasto a ogni forma di intolleranza. Interverrà Piero Montana, noto attivista per i diritti LGBTQ+, già consulente dell’amministrazione comunale sotto le sindacature di Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino per le politiche relative ai diritti civili e alla lotta contro l'omofobia ed autore del libro a lui dedicato "Alfredo Ormando- Altre poesie e prose di impegno civile". 
Montana, figura storica dell'attivismo locale, ricorderà il valore civile e letterario della figura di Ormando del quale alcune pubblicazioni sono custodite presso la biblioteca comunale, il cui sacrificio è divenuto negli anni un simbolo internazionale della lotta per la libertà di orientamento sessuale. L'iniziativa si inserisce nel solco delle attività di sensibilizzazione che il Comune di Bagheria promuove per ribadire il rifiuto di ogni pregiudizio e la completa integrazione. 

MM
ufficio stampa

 


 

25 ottobre 2025

Ancora un po' di notizie e input dagli USA sulla nostra Storia...


Una rivoluzione di liberazione gay, non uno sforzo per i diritti civili:
Brochure storica del GCSC di Los Angeles del 1972

DI DON KILHEFNER

“Senza comunità non c’è liberazione.”
Audre Lorde

Dopo anni di ricerche, è stata ritrovata una copia di una delle prime brochure del Gay Community Services Center (sotto), grazie all'incredibile aiuto di Loni Shibuyama presso gli Archivi USC-ONE. Oggi, il GCSC si chiama Los Angeles LGBT Center, a volte in meglio, a volte in peggio. È importante sottolineare che la parola "comunità" è stata cancellata dal nome originale, con tutto ciò che ne consegue, ovvero che la responsabilità è rivolta principalmente ai donatori, non alla comunità. Ancora oggi, il mio sostegno costruttivo e sentito alla missione e all'anima del Centro non ha mai vacillato.

Con quasi 60 anni di servizio continuo orientato, spesso guidato, al benessere e alla prosperità delle persone LGBTQ, vi invito a sedervi con me sotto un grande albero ombroso da qualche parte a East Hollywood, dove, in qualità di Anziano della tribù gay, vi insegnerò come quella brochure del GCSC sia stata di fondamentale importanza per la vostra liberazione.

La prima Rivoluzione di Liberazione Gay a Los Angeles può essere suddivisa in quattro fasi, con ruoli di leadership e catalizzatore svolti dal Fronte di Liberazione Gay di Los Angeles:

Prima fase 1969 : convocata da Morris Kight in agosto, poco dopo la rivolta di Stonewall del 28 giugno, questa prima fase del LA GLF fu caratterizzata da persone politicamente consapevoli che si incontravano in un piccolo gruppo, dalla composizione fluida, e si riunivano ogni domenica pomeriggio in un incontro, la cui sede itinerante veniva annunciata settimanalmente sul Los Angeles Free Press. L'incontro serviva principalmente come gruppo di sensibilizzazione gay per i membri e secondariamente come sessione di pianificazione, in particolare per le manifestazioni di Barney's Beanery a West Hollywood. Un nuovo presidente veniva eletto ogni mese, in linea con lo stile orizzontale e senza leader della controcultura dell'epoca. [Nel 1969, "gay" era un termine generico usato dalla Gay Liberation per uomini e donne che sostituì "omofilo"; a metà degli anni '70 quell'identità gay cambiò in molte direzioni diverse; e all'inizio degli anni '80 "LGBT" bussava alla porta.]

Seconda fase 1970 : il GLF si assicurò un proprio ufficio/spazio riunioni al 577 ½ N. Vermont Ave. a East Hollywood e creò l'infrastruttura per la rivoluzionaria Liberazione Gay per combattere la supremazia eterosessuale sistemica e istituzionalizzata attraverso l'azione diretta e la disobbedienza civile: un momento storico del "Big Bang" per le persone gay e lesbiche negli Stati Uniti e oltre. Nel 2022, il Dr. Craig Loftin, storico gay della California State University (Fullerton), riassunse sinteticamente il GLF di Los Angeles di quell'anno in un discorso alla USC, quando disse:

“…Il 1970 fu un anno di successi incredibili per il GLF a Los Angeles. Organizzarono marce, proteste, attacchi, interventi e una vasta gamma di altre azioni militanti e altamente visibili. Combatterono. Guidarono la marcia fuori dall'ombra, fuori dall'armadio.”

Ho scritto ampiamente
 altrove su questo periodo del 1970 .

Qual è la differenza tra termini come "rivoluzione" e "movimento di liberazione" e un termine come "movimento per i diritti civili"?

Una rivoluzione o un movimento di liberazione implica che un gruppo oppresso prenda il potere con i propri sforzi militanti e comporta una trasformazione nella consapevolezza di un popolo oppresso riguardo alla propria presunta inferiorità, ristruttura i sistemi politici, economici ed educativi e rivendica o rivendica la storia e la cultura di quel gruppo. Un'iniziativa per i diritti civili, d'altra parte, esercita pressioni sulla struttura di potere dominante nel tempo affinché conferisca nuovi diritti – come il diritto al matrimonio – che garantiscano una maggiore uguaglianza a una minoranza o maggioranza storicamente discriminata, senza alcun cambiamento sostanziale o minaccia al potere, ai sistemi politici, economici o educativi in ​​vigore.

Le strutture di potere esistenti cercano di distruggere le rivoluzioni e i movimenti di liberazione. Gli sforzi per i diritti civili vengono facilmente placati da atteggiamenti e finzioni politiche, e assimilati dalla cattura delle élite, senza rappresentare una minaccia o una sfida significativa per le strutture di potere della società.

Terza fase 1971 : alla fine del 1970, di comune accordo, il GLF di Los Angeles prese due direzioni diverse e la sede del GLF chiuse i battenti. Una fazione più moderata aprì un bar in Melrose Ave. come alternativa sociale, che chiuse i battenti dopo pochi mesi. Membri più militanti del GLF, me compreso, si trasferirono insieme nella Comune di Hoover St. per proseguire il lavoro del GLF e del suo Comitato per la Sopravvivenza Gay, che avevo fondato e presieduto nel 1970, da cui nacque il GCSC. Presso la Comune, furono formulate l'infrastruttura legale e l'architettura comunitaria del centro pionieristico. Vedi il mio saggio qui.

Quarta fase Ottobre 1971 : La quarta fase del GLF di Los Angeles si è verificata con l'apertura del GCSC, con l'intento principale di (1) continuare il lavoro organizzativo proattivo di Gay Liberation, (2) occuparsi dei bisogni reali e immediati delle persone gay e lesbiche, molte delle quali affette dal morbo dell'oppressione, e (3) creare per la prima volta in assoluto una comunità gay visibile, organizzata e assertiva a Los Angeles. Dall'inizio del 1970, con la fondazione del Gay Survival Committee del GLF, sono stato il portatore instancabile e determinato di tale impegno. Sono stato il direttore esecutivo fondatore del GCSC e sono stato definito il suo co-fondatore (con Morris Kight), il che è vero, in parte. La verità complementare è che il GCSC è stato anche creato collettivamente da membri radicali del GLF di Los Angeles, dalla Hoover St. Commune, dall'Highland Park Collective e da innumerevoli altre persone che lo hanno reso possibile: centinaia di volontari incredibili e altamente motivati, tra cui Kight e me, che hanno creato qualcosa che non era mai esistito prima da nessuna parte. Che le loro anime riposino in pace.

Tutta questa storia è solo un'introduzione a un'edizione del 1972-73 dell'opuscolo originale del GCSC, che vi fornirà una panoramica di ciò che accadeva al GCSC in quel periodo. Decine di migliaia di questi opuscoli furono distribuiti ovunque, senza tralasciare nulla.

È importante che tu capisca che tutto quel comportamento rivoltante e quell'organizzazione comunitaria sfacciata e proattiva si verificavano in un momento in cui le persone gay e lesbiche erano: (1) considerate gravemente peccaminose e un abominio agli occhi di Hashem-Dio-Allah da tutte le religioni monoteiste e da altre, (2) etichettate come criminali dalle leggi e dalle forze dell'ordine a livello locale, statale e federale, e (3) stigmatizzate come malate e bisognose di cure da psicologi e psichiatri, il tutto con l'intento implicito di eliminare le persone gay e lesbiche, in un modo o nell'altro. Ecco perché il comitato fu chiamato "Comitato per la Sopravvivenza Gay" nel 1970.

La conclusione storica essenziale di questo opuscolo è che in nessun altro luogo, tranne che a Los Angeles in quel periodo e dopo 1000 anni di continua e brutale supremazia eterosessuale in Occidente, il mondo, né le persone gay e lesbiche, avevano mai visto prima un Centro del genere e, in molti paesi, probabilmente lo vedono ancora.

Letteralmente, 24 ore su 24, il Centro era un'agenzia di servizi sociali molto attiva e un vivace e fiorente centro comunitario, tutto in uno, con un grande cartello all'ingresso con la scritta "Gay Community Services Center" – un ente di servizi pubblici californiano legale ed esente da tasse, che presto sarebbe stato esente anche a livello federale, nonostante il tentativo di resistenza della Casa Bianca di Nixon. Ben presto, un articolo entusiastico sul GCSC apparve sulla prima pagina del Los Angeles Times e servizi sul Centro su tutte le principali emittenti radiotelevisive della città.

I suprematisti eterosessuali, la maggior parte degli eterosessuali di allora, rimasero sbalorditi, sconcertati e senza parole di fronte all'audacia e alla raffinatezza politica del GLF di Los Angeles, consapevoli di non poter più intimidire e brutalizzare le persone gay e lesbiche attraverso la paura e la violenza fisica. A Los Angeles e altrove nel Paese, una rivoluzione sociale di grande importanza storica stava avvenendo per la prima volta negli Stati Uniti e altrove.

A 87 anni, sento che la frase "Potere al popolo!" vibra nel mio cuore e nella mia anima più forte che mai.

Ricordate, cercate di ricordare le parole di Audre Lorde: " Senza comunità, non c'è liberazione ". Riflettete i tempi. Siate arroganti. Combattete la rivoluzione in avanti.

"Sembra sempre impossibile finché non lo si fa."
-Nelson Mandela


* * *

Ecco la brochure (copertina e illustrazioni interne di Bruce Reifel, artista di talento di LA Gay Liberation e Radical Faeries).

Abbiamo reso disponibile anche una comoda versione PDF
 qui .

Don Kilhefner, Ph.D., è un pioniere della liberazione gay, che ha lavorato ininterrottamente negli ultimi 60 anni come organizzatore della comunità gay a Los Angeles, a livello nazionale e internazionale. Danny Battista e Don co-producono una newsletter settimanale per Gay Tribal Elder. Per un abbonamento gratuito, clicca
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10 luglio 2025

Da Le RADICI DELL'ORGOGLIO Lo strano caso di Agostina Meravigli, detta D'Artagnan - Capitolo III

L'aspetto della camera da letto della morta - La fotografia con dedica a D'Artagnan - Antonietta, la figlioccia giovane e carina - I primi fermi - Le prime ipotesi

lug 9




 LEGGI NELL'APP 

Non sono solo le contraddizioni dell'amica della morte a generare dubbi e sospetti in coloro che sono presenti sulla scena del delitto.

In quelle ore drammatiche, c'è qualcosa di strano che aleggia nell'appartamento dei coniugi Scala. Poliziotti e giornalisti avvertono che c'è un che di inspiegabile comportamento nei protagonisti di questa vicenda: è palpabile come una reticenza, come un impaccio, se non una preoccupazione, sia da parte della Buonporto, che dei coniugi Scala.

Sono due cronisti presenti sulla scena del delitto a percepirla per primi ea formulare le domande giuste per farla affiorare. I dovuto, infatti, nell'ispezionare la stanza in cui le due donne convivono e dove è stato composto il corpo della vittima – «una cameretta da zitellone, con due letti in finta noce, un comodino, un'immagine del Sacro Cuore, eccetera» ¹ –, non possono fare a meno di notare che

La stanza della morta era semplice, quasi nuda, disadorna, una stanza impersonale, insomma, come può abitarvi chi non ama la casa: un uomo che ha da pensare a tutt'altra cosa o una donna, perché questo era il caso, per la quale la casa non è il fulcro intorno [a cui] si svolge l'esistenza. ²

Se non fosse sufficiente la scarsa femminilità e civetteria dell'ambiente, ciò che maggiormente attira l'attenzione degli astanti è una fotografia posta su un comò, che ritrae una bella e florida ragazza, con in calce una dedica: «Al suo D'Artagnan. Antonietta».

Le domande allora iniziano ad essere meno sfumate, più dirette e insistenti.

Si scopre che la Meravigli ha una figlioccia, una giovane ragazza di 28 anni di nome Antonietta Blendig (a seconda delle testate si trovano varianti del cognome come Blendich, o Bledic), originaria del Friuli.

Di lei scrive, ad esempio, il cronista di «L'Unità»:

Nel corso delle indagini è emerso un elemento preziosissimo: la vittima aveva una nipote (sic!), giovane e carina, che si era fidanzata con un carabiniere. La zia però si era dimostrata da sempre contraria alla relazione dei due e pochi giorni fa aveva intimato alla nipote di non frequentare più il giovane pretendente. È opinione della polizia che l'assassino sia appunto il carabiniere respinto. ³

Che la ragazza possa avere un peso specifico importante in questa vicenda lo dimostra il fatto che il giornalista punti, con ingenua e immotivata credenze, a un'immediata conclusione della vicenda, tanto da terminare il suo pezzo con la frase:

Alle ore tre di stamane una jeep della Mobile è partita per arrestare il colpevole. 

Anche il cronista di «Il Messaggero» in chiusura del proprio articolo cita la ragazza tracciando le prime mosse a caldo degli inquirenti:

Le indagini del grave e misterioso fatto sono state avocate a sé direttamente dal Capo della Squadra Mobile dott. Barranco, che incaricava il dott. Morlacchi di interrogare sia il borsaro nero, sia la Buonporto, sia la figlioccia della vittima Antonietta Bledig (sic!) abitante alla Pensione Casanostra in via Spallanzani 44. 

Per coloro che con la lettura dei quotidiani si stanno appassionando alla vicenda della fruttivendola uccisa sulla soglia di casa, la natura del rapporto esistente tra Agostina Meravigli e la giovane Antonietta inizia ad essere profilato con maggiore chiarezza nei giornali del lunedì.

Scrive «Il Messaggero» del 9 febbraio:

Dichiarazioni molto interessanti ha anche reso al Capo della Mobile dottor Barranco, che segue personalmente le indagini, la giovane Antonietta Bledic, che venne a Roma nel 1937 da Napoli, dove faceva la bambinaia. La giovane fu assunta come domestica in casa del fratello dell'ex ambasciatore Rocco in via Savoia. Qui essa conobbe la Meraviglia con la quale entrò in affettuosa amicizia. La Blendic (sic!) successivamente si fidanzò con un militare che essa asserisce di non ricordare se fosse un carabiniere o un granatiere. Il militare ebbe con lei rapporti intimi e quindi partì per la guerra e non se ne seppe più nulla. Ma le dichiarazioni della Bledic non appaiono molto convincenti alla Mobile i cui funzionari sono piuttosto perplessi su certi lati dell'oscura vicenda. Dopo l'interrogatorio che la Bledic ha reso ancora stanotte, il dott. Barranco ritiene che i movimenti del delitto possano ricercarsi in rapporti anormali che coltivava la donna assassinata. Non è improbabile che mandante e esecutore materiale del delitto possano trovarsi in certi singoli ambienti di donne dai costumi piuttosto anormali.



Seguendo la regola che se viene uccisa una persona omosessuale il responsabile deve essere cercato nei «singolari ambienti» da questa frequentati  , l'articolista si lancia in una spericolata teoria:

Né è escluso – secondo quanto insegna un'esperienza che la Polizia ha potuto raccogliere di delitti nati in ambienti moralmente tarati di questa specie – che l'assassino sia piuttosto una donna che si travestì con vestiti maschili per non essere facilmente identificata. L'oscura e singolare natura di questo delitto fa credere che ci si possa trovare di fronte ad un caso simile.

Il quotidiano torinese del pomeriggio «Stampa Sera», che riporta per la prima volta la vicenda con un trafiletto in prima pagina, aggiunge qualche ulteriore dettaglio:

La polizia ha fermato e lungamente interrogato una figlioccia dell'uccisa, la ventottenne Antonietta Bendic (sic!), da Cividale del Friuli, che da alcuni anni era divenuta «amica» della Meraviglia (sic!). Da qualche tempo la ragazza viveva in una lussuosa pensione, le cui spese pagava puntualmente, senza che nessuno riuscisse a capire in quale modo essa si procurasse il denaro necessario. La polizia ritiene che fosse la Meraviglia a fornire di denaro alla sua amica e che l'assassino possa essere un amante della ragazza che si sia voluto vendicare della Meraviglia, la quale costituiva un ostacolo al suo amore.

Al di là di ciò che scrivono i giornali – ognuno con ipotesi, supposizioni e interpretazioni arbitrarie delle informazioni che trapelano dal commissariato Salario dove il Buonporto e la Blendig sono trattenute per essere interrogate, è il caso di fissare qualche elemento che possiamo ritenere certo.

Agostina Meravigli è una donna lesbica, come di lì a qualche giorno verrà chiaramente ribadito da un articolo del settimanale «Cronaca nera»:

Con quel suo aspetto energico e deciso, quei suoi modi autoritari e sicuri, quel suo gusto spiccatissimo per gli abiti di taglio maschile, la grossa voce, i capelli corti rasati sulla nuca, era quel che tutti hanno ormai capito. 

Inoltre, non ci vorrà molto a comprendere che il “D'Artagnan” della dedica di Antonietta è proprio Agostina, con la quale la ragazza ha una relazione intima e sentimentale, che è nota sia alla Buonporto, che ai coniugi Sala.

Negli oggetti che la polizia sequestra la notte dell'omicidio nella stanza da letto condiviso da Agostina e Luisa, c'è anche una fotografia che ritrae le due assieme a Antonietta, sedute sul bordo di una fontana.

Grazie per aver letto il terzo capitolo di questo racconto true crime ! I prossimi capitoli saranno fruibili solo sottoscrivendo un abbonamento a pagamento. Se vuoi condividere questo capitolo con qualcuno a cui pensi possa interessare clicca sul bottone qui sotto.

(Il prossimo capitolo sarà pubblicato il 16 luglio)

1

Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , su «Cronaca Nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948, pag. 1.

2

Ivi.

3

Anonimo, Freddata sulla soglia di casa da un giovane in divisa militare , su «L'Unità» dell'8 febbraio 1948.

4

Ivi.

5

Anonimo, Una negoziante di frutta uccisa a rivolterate da uno sconosciuto che l'aveva seguita a casa , su «Il Messaggero» dell'8 febbraio 1948.

6

È la ragione per cui la maggior parte degli articoli che compaiono sulla stampa popolare in cui si parla di retate in luoghi all'aperto e irruzioni nel caso in cui private frequentate da omosessuali siano a seguito di un omicidio. La prassi era quella di cercare il colpevole nel “giro” della vittima. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei delitti rimanevano insoluti. Come si può leggere nell'occhiello dall'articolo riprodotto qui sotto recuperato nella cronaca milanese del quotidiano politico «Avanti!» del 16 novembre 1946, il provvedimento di polizia scatta dopo un delitto, quello dell'ex ferroviere Vonchia.

Per questi omicidi di omosessuali è stato coniato il neologismo “omocidi” dall'attivista Massimo Consoli, ad essi lo studioso Andrea Pini ha dedicato una ricerca e un saggio intitolato Omocidi. Gli omosessuali uccisi in Italia , Roma, Stampa Alternativa, 2002.

7

Anonimo, Hanno ucciso D'Artagnan , su «Cronaca Nera», Anno IV, nr. 7 del 14 febbraio 1948, pag. 1.




3 luglio 2025

He died. RIP. At least we got his story. (È morto. Riposa in pace. Almeno abbiamo la sua storia.)

 






PETER TAYLOR
FRONTE DI LIBERAZIONE GAY DI LEXINGTON

Peter Taylor, di autore sconosciuto, circa 1974.

Un altro morde la polvere, è triste come accada così in fretta. Due settimane dopo un webinar da me facilitato, sono addolorato nell'annunciare la scomparsa di Peter Taylor del Gay Liberation Front di Lexington, Kentucky. La causa è stata attribuita a una polmonite. Ho condotto l'ultima, e una delle poche, interviste con Peter. Di seguito è riportato un estratto di una testimonianza orale che ha visto la partecipazione anche di Hiram Ruiz e Kathy Kozachenko. Potete leggere l'intervista qui . Riposa in pace, Peter. Grazie!

— August Bernadicou, Direttore Esecutivo del Progetto Storia LBGQ

August Bernadicou: Peter, cosa vorresti che i giovani attivisti sapessero sui primi giorni della rivoluzione di liberazione gay?

Peter Taylor: Beh, che conviene avere il coraggio di farlo. Ci si aspetta una reazione negativa, ma se abbastanza persone si battono per qualcosa, diventa molto difficile reagire. Non so se posso dire loro qualcosa di importante al riguardo, perché non so se l'ho capito molto bene. Ho davvero avuto la sensazione che il modo in cui ho gestito il mio... il potenziale di ciò che abbiamo fatto, guardando indietro, probabilmente l'ho gestito male, perché non abbiamo raggiunto nessuno dei nostri obiettivi in particolare. Siamo sopravvissuti per tre o quattro anni e poi la situazione si è esaurita.

All'epoca non capivo molto bene questa cosa. Ho avuto molto tempo per pensarci e avrei voluto essere più strategico. Credo che i giovani ora debbano capire che si possono cambiare le cose se ci si impegna. Di solito non bisogna nemmeno essere perfetti, perché la maggior parte di coloro che stanno cambiando le cose per noi, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne, i diritti dei trans e tutto il resto, non si aspettano alcuna resistenza. Sono dei bulli. Se riescono a ottenere una maggioranza schiacciante in un posto come il Kentucky, allora possono fare quello che vogliono.

Se davvero opponi resistenza, si piegano perché non hanno molta credibilità, e non credo che siano molto popolari. Se non stessero barando sfacciatamente ovunque e per escludere voti con cui non sono d'accordo, non credo che avrebbero nemmeno il potere che hanno ora. Bisogna farsi avanti. Credo che la guerra del Vietnam, in particolare, ne sia un buon esempio, più del movimento gay di allora. La guerra del Vietnam fu chiaramente fermata dalle proteste.

Sono rimasto totalmente scioccato da quello che è successo, e non potevo credere che l'avessero fermato. All'epoca non capivo come funzionasse la politica. Avevano paura di dire: "Beh, ci dispiace davvero, abbiamo sbagliato. Scusateci". Decidono semplicemente che è una cosa perdente, che smetteremo di finanziarla, e così hanno ritirato i finanziamenti e non hanno fatto altro. È così che funzionano queste cose. Con i diritti degli omosessuali, ci è voluto un grande sforzo. Non avrei mai pensato che saremmo arrivati a questo punto. Non avrei mai pensato che saremmo stati così liberi al riguardo, considerando quanto fossero tutti orribili negli anni '70. Conviene lottare per loro.

August: Cosa succede quando interiorizziamo la nostra oppressione?

Peter: Posso dire che lo si può vedere nella politica americana. La situazione in cui ci troviamo ora è causata da un omosessuale che odia se stesso, Peter Thiel. Ha appena speso un'enorme quantità di denaro per far rieleggere Donald Trump. JD Vance è un suo protetto. JD Vance, che appare come un omosessuale ambiguo, francamente, si batte attivamente contro le persone omosessuali. È successo ripetutamente. Persone omosessuali che non amano se stesse e opprimono politicamente altre persone omosessuali.

Ken Mehlman era il presidente del Partito Repubblicano. Ha fatto coming out dopo che GB era diventato presidente. È spaventoso. Come hai potuto fare una cosa del genere? Credo che sia quello che succede quando interiorizzi l'oppressione. Diventi nemico di te stesso e di tutti quelli come te. Non so come persone così riescano a convivere con se stesse, alla fine. Ho commesso degli errori, ma ho certamente cercato di fare la cosa giusta per gli altri.

August:: È possibile essere repubblicani e preoccuparsi dei diritti civili in questo momento storico?

Peter: Forse Teddy Roosevelt. Fu il primo presidente ad avere un uomo di colore a cena alla Casa Bianca che non servisse al tavolo. Inorridì tutti al Sud facendolo. Era un repubblicano di gran classe. Il problema è che anche le etichette sono degradate. Non si riesce a distinguere chi appartenga al suo partito. Dwight Eisenhower, se ho capito bene leggendo la storia, era un globalista. Era molto lungimirante. Era molto aperto mentalmente. Il Partito Repubblicano gli è precipitato addosso. Si è trasformato in una banda di delinquenti e idioti. Gli idioti sono solo gli strumenti dei delinquenti che lo comandano davvero. È una cosa davvero difficile.

August:: Una questione che sta a cuore ai repubblicani sono i diritti dei trans...

Peter: Mi dispiace dirlo. Il fatto è che è una storia molto vecchia. Ricordo le Olimpiadi degli anni '60 e '70. C'era un problema enorme riguardo alle persone chiaramente intersessuali provenienti dai paesi della Cortina di Ferro che giocavano contro le donne per ottenere un vantaggio. Questo ha portato a dover iniziare a fare il conteggio dei cromosomi prima di far giocare le persone. Non credo che la parità in quell'area specifica sia stata pensata molto bene, per essere onesti con tutti.

Allo stesso tempo, non credo che sia un problema così insignificante, parte del problema dell'essere transgender. Credo che sia un punto di divisione che sta causando molto dolore alle persone transgender che dovrebbero essere trattate come pari sotto ogni altro aspetto, come minimo. Forse ci sarebbe bisogno di qualche accomodamento in questo senso. La cosa più intelligente che abbia mai sentito è che forse dovrebbero avere una terza categoria di partecipazione sportiva, che non sia sessuata. Non è per uomini o donne: lasciare che giochi chiunque voglia. Questo risolverebbe effettivamente il problema. Perché non credo che si possa prendere una persona che ha raggiunto lo sviluppo fisico di un uomo e aspettarsi che una donna gareggi contro di lei. Era proprio questo il problema fin dall'inizio.

Di nuovo, penso che sia una questione davvero sgradevole che non fa molta differenza. Le persone transgender hanno così tanta difficoltà ad acquisire rispetto e accettazione di sé che farle sentire sgradite, farle sentire come se fossero dei fenomeni, che è chiaramente ciò che si sta facendo. L'intero dibattito è destinato a questo. Penso solo che sia scandalosamente crudele. Francamente, a chi lo fa non importa nulla. Lo stanno solo usando come un argomento per attirare gli idioti a votare per loro. Questa è la mia opinione.

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