30 gennaio 2011

UGANDA; GB, GIUDICE BLOCCA DEPORTAZIONE LESBICA

(ANSA) - LONDRA, 30 GEN - Una lesbica ugandese ha ottenuto in extremis il blocco dell'espulsione dalla Gran Bretagna, dopo la decisione di un giudice della High Court che ha accolto i timori dei suoi avvocati, in seguito all'uccisione la scorsa settimana dell'attivista gay David Kato.

In Uganda gli atti omosessuali sono puniti con la prigione fino a 14 anni.

La decisione del giudice e' arrivata mentre Brenda Namigadde, arrivata in Gran Bretagna come studente nel 2003, era gia' stata imbarcata su un volo per Kampala.
La ragazza era gia' sull'aereo quando un funzionario dell'immigrazione, informato della revisione dell'ordine di partenza, l'ha fatta scendere e ricondurre in un centro di detenzione nei pressi dell'aeroporto di Heathrow.Appelli e proteste per la sorte di Brenda si erano moltiplicate nelle ultime ore in seguito a linciaggio di Kato, il piu' celebre attivista gay in Uganda.

La giovane e' anche lei una militante per i diritti degli omosessuali e da anni la sua azione legale davanti alle corti britanniche e' considerata una pietra miliare per i diritti dei gay nel mondo, che includono il diritto di asilo per sfuggire a giurisdizioni che criminalizzano l'omosessualita'.In Uganda, oltre la legge che punisce con la prigione fino a 14 anni gli atti omosessuali, e' in dirittura di arrivo un altro provvedimento che prevede l'ergastolo per gli adulti consenzienti che fanno sesso gay e la pena di morte per i pedofili.

Il parlamentare che ha presentato la proposta, David Bahati, ha detto di recente al Guardian che Brenda Namigadde e' 'benvenuta in Uganda se abbandona o si pente del suo stile di vita omosessuale, perche' in Uganda l'omosessualita' non e' un diritto umano, ma un comportamento che si puo' disimparare'.

(ANSA).
BN 30-GEN-11 14:39

29 gennaio 2011

"DAVIDE CONTRO GOLIA"

Alba Montori, Segretaria della Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’, ricorda David Kato.



Di seguito, l’intervento di David Kato durante il Congresso della Associazione Radicale ‘Certi Diritti’, a Roma, lo scorso novembre.





David Kato : “Occorre lavorare molto per sollevare il dibattito sui problemi globali come la diffusione dell'omofobia nel mondo”

Cari Amici,


innanzitutto voglio ringraziare l’associazione radicale Certi Diritti per avermi permesso di essere qui con voi quest’oggi per parlarvi sulla situazione dei diritti umani delle persone LGBTI in Uganda.

Vorrei anche ringraziare Non c’è Pace senza Giustizia ed Elio Polizzotto che mi hanno aiutato in questi mesi a portare avanti la mia battaglia per i diritti delle persone LGBTI. Spero che questa non sia la fine ma l’inizio di una collaborazione che durerà sino a quando non vedrò realizzato il mio desiderio di una comunità LGBTI libera in Uganda. Inoltre, tengo particolarmente a ringraziare Marco Pannella e il Partito Radicale per l’impegno costante nella difesa e promozione dei diritti umani.

Sono qui oggi per parlarvi della situazione della comunità LGBTI in Uganda.
L’anno scorso i pastori evangelici degli Stati Uniti, in nome della protezione della famiglia tradizionale, hanno diffuso nel mio Paese odio e omofobia.

Ciò ha portato a una serie di conseguenze: dalle vessazioni agli arresti, dalle detenzioni alle morti, fino ad arrivare all’attuale proposta di legge contro gli omosessuali. La legge in vigore, secondo l’art.145 del codice penale ugandese, prevede, per chiunque commetta un reato contro natura, la reclusione a vita!

Gli atti osceni sono sanzionabili con sette anni in prigione.

Quello che vorrei trasmettervi con il mio intervento di oggi è un messaggio che riguarda anche voi italiani!

Si tratta di un problema che riguarda tutti, con ripercussioni globali. Abbiamo bisogno di affrontare insieme la questione perché l’Uganda non è uno Stato isolato, ma è parte della Comunità Internazionale.

Il disegno di legge presentato è incostituzionale e antidemocratico, perché viola il principio della non discriminazione, del diritto alla vita e al divieto di togliere arbitrariamente la vita di qualcuno.

Questa legge lede il diritto alla privacy, il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona, diritto alla libertà di religione, di pensiero e di coscienza e il diritto alla libertà di espressione e di riunione. Il Ministro degli Affari Esteri, peggiorando paradossalmente le cose, ha promesso di eliminare la pena di morte dalla legge, sostenendo pero che alcune parti della proposta di legge dovranno essere inglobate nel sistema legislativo, senza preoccuparsi che queste clausole siano “gender neutral”.

Il ministro parla di promuovere la criminalizzazione dell'omosessualità, in altri termini ciò vorrebbe dire nessuna assistenza sanitaria, nessuna assistenza legale e un’accusa di promuovere l’omosessualità a tutti quelli che si offriranno di fornire tali servizi. Per questo motivo, organizzazioni della società civile e ONG che sostengono la causa dell'uguaglianza di genere potranno essere ad alto rischio.

In generale questo è in contraddizione con i principi cui l’Uganda ha aderito, firmando convenzioni come ad esempio, la UDHR, ICCPR, ICESCR, CEDEW, la Carta africana, UNGASS. In alcuni di questi trattati l’Uganda è, tra l’altro, uno dei Stati promotori, come nel caso della risoluzione in materia di HIV/ AIDS.

Il giornale Rolling Stone, pubblicando foto, identità, indirizzi di luoghi di lavoro e di abitazione delle persone LGBTI, le ha rese, inoltre, più vulnerabili agli attacchi pubblici, alle minacce della polizia e così via.

Prima della pubblicazione di Rolling Stone, fondamentalisti religiosi avevano già incitato all'omofobia, mostrando materiale pornografico di uomini gay nelle chiese per incrementare l'odio, manifestando nelle strade nonostante il divieto imposto dall’ispettore generale di polizia, a Kampala, che li aveva costretti a cambiare città.

A questi incidenti non ha fatto seguito nessuna azione di governo finalizzata a punire i responsabili che cosi sono rimasti impuniti. Questo è un chiaro segnale che lo Stato ha istituzionalizzato l'omofobia e che la comunità LGBTI non ha alcuna protezione, nonostante il dovere del governo di proteggere tutti i cittadini.

Il 23 novembre 2010, presso il tribunale, alla fine dell'udienza del caso Rolling Stone, io e altri siamo stati assaliti da fondamentalisti religiosi, personale del Rolling Stone e “ex omosessuali” plagiati nel loro odio nei nostri confronti, da leader religioni. Fortunatamente, grazie all’intervento dell’organo di monitoraggio delle ONG, siamo riusciti a lasciare indenni l’edificio. Questo ha costretto pero alcuni di noi a vivere in clandestinità nel nostro Paese per il timore di nuovi attacchi.

Chiedo, oggi, al Governo italiano di sollecitare l'ambasciatore ugandese ad ascoltare le nostre voci e di chiedere al Governo ugandese di sanzionare tutti i gruppi di persone che incitano alla discriminazione e alla violenza contro la comunità LGBTI.

Qualsiasi forma di aiuto, a noi e alla nostra sicurezza, sarà estremamente apprezzato.
Abbiamo citato in giudizio Rolling Stone all’Alta Corte Civile. L’udienza si terrà il prossimo 13 dicembre.

Abbiamo denunciato, inoltre, l’organo di vigilanza dei media, che avrà quattordici giorni per presentare la difesa. Purtroppo questo ricorso ha un costo che non riusciamo a sostenere, per cui qualsiasi tipo di aiuto da parte vostra sarà apprezzato.

Ritengo molto utile il sostegno di Non c'è Pace Senza Giustizia, che insieme ad alcune ONG locali, ha preso l'iniziativa di fare una mappatura di avvocati locali disposti a sostenere la causa. Riterrei altresì importante l’aiuto di altre organizzazioni della società civile che potrebbero dare il loro contributo per portare la giustizia e, in futuro, all’abrogazione di leggi ambigue che in nome della sodomia, portano avanti leggi per introdurre la pena di morte.

Occorre lavorare molto per sollevare il dibattito sui problemi globali come la diffusione dell'omofobia nel mondo.

Chiedo a tutti voi di aderire a un’iniziativa che stiamo preparando: una petizione per chiedere giustizia e per scoraggiare il parlamento ugandese ad approvare il disegno di legge, anche in considerazione del fatto che il Ministro dell’Etica e dell’Integrità ha dichiarato che tale testo dovrà essere approvato prima che le Camere vengano sciolte, cioè prima di maggio 2011.

Grazie a tutti per la vostra attenzione.

David Kato Kisule

Roma, 27 novembre 2010

27 gennaio 2011

DOMANI A ROMA, DURANTE I FUNERALI DI DAVID KATO, CERIMONIA DAVANTI L'AMBASCIATA UGANDESE

I FUNERALI DI DAVID KATO KISULE SI TEERRANNO IN UGANDA A NAMATABA, VENERDI' 28 GENNAIO, ALLE ORE 14.

A ROMA, ALLA STESSA ORA, CERIMONIA DAVANTI AMBASCIATA DELL'UGANDA. A MILANO DOMANI, APPUNTAMENTO ALLE ORE 17,30 IN PIAZZA DUOMO, VOLANTINAGGIO E FIACCOLATA FINO AL CONSOLATO UGANDESE.

A BRUXELLES SI SVOLGERA' QUESTA SERA A PARTIRE DALLE ORE 18 FIACCOLATA DAVANTI ALLA SEDE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI.


Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale ‘Certi Diritti’

Roma, 27 gennaio 2011

Domani, venerdì 28 gennaio, si svolgeranno in Uganda, a Namataba - Mukono District i funerali di David Kato Kisule, rappresentante del movimento omosessuale ugandese, iscritto all'Associazione ‘Certi Diritti’.

Questa sera a Bruxelles, veglia per David Kato promossa dall'Ong radicale Non c'è Pace Senza Giustizia, davanti alla sede del Ministero degli Esteri, parteciperanno le organizzazioni lgbt e rappresentatni dell'Intergruppo lgbt al Parlamento Europeo.
Alla stessa ora a Roma, davanti alla sede dell'Ambasciata dell'Uganda, in Viale Giulio Cesare, 71, l'Associazione Radicale Certi Diritti, insieme agli amici e compagni radicali e di altre Associazioni e Ong, ricorderanno la figura di David Kato, ucciso dall'odio e dal fanatismo politico e religioso.

A Milano, venerdì 28 gennaio, alle ore 17,30 Certi Diritti Milano, insieme ad altre Associazioni, si daranno appuntamento in Piazza Duomo. A seguire si svolgerà una fiaccolata fino alla sede Consolare ugandese.

David Kato è stato brutalmente assassinato ieri pomeriggio nel suo appartamento a Namataba, Mukono District, vicino a Kampala. La polizia sta ancora facendo delle indagini per capire quante persone sono coinvolte nel brutale pestaggio. David è morto mentre veniva trasportato in ospedale.

ANSA/ UGANDA: PICCHIATO A MORTE ATTIVISTA DIRITTI OMOSESSUALI

ANSA/ UGANDA: PICCHIATO A MORTE ATTIVISTA DIRITTI OMOSESSUALI. QUOTIDIANO LOCALE AVEVA INVITATO AD UCCIDERE LUI E ALTRI GAY (ANSA)

KAMPALA, 27 GEN - E' stato picchiato a morte in casa sua, perche' era gay e si batteva per i loro diritti, in un Paese come l'Uganda dove l'omofobia e' quasi una legge dello Stato, visto che il Parlamento sta discutendo un testo che propone di uccidere tutti gli omosessuali.

David Kato si sentiva in pericolo di vita gia' da tempo, cioe' da quando, quattro mesi fa, il quotidiano locale Rolling Stone aveva pubblicato un articolo dal titolo 'Impiccateli': sotto l'esplicito invito, la lista, le foto e gli indirizzi di alcuni difensori dei diritti dei gay, tra cui Kato. Dopo la pubblicazione Kato ed altri due avevano querelato il quotidiano ottenendo il pagamento di danni e un'ingiunzione che vieta ai media di rivelare chi e' gay.

David svolgeva la sua attivita' nel gruppo 'Sexual Minorities Uganda'. 'E' morto mentre lo stavano trasportando in ospedale dopo che un uomo lo aveva assalito con un martello o con un'ascia nella sua casa di Kyetume-Mukono', ha detto la portavoce della polizia Jusith Nabakooba all'Ansa, sminuendo il movente dell'omofobia. 'Stiamo ancora investigando sui motivi dell'omicidio - ha aggiunto - ma la zona e' piena di criminali che usano sbarre di ferro'.
Il quotidiano Rolling Stone ha condannato l'omicidio e si e' chiamato fuori da ogni responsabilita': 'Non volevamo promuovere gli attacchi contro i gay, ma spingere il governo a prendere misure contro chi propaganda l'omosessualita'. Vogliamo che sia la legge ad impiccarli, non che vengano attaccati dai cittadini', ha detto il 22enne direttore del giornale.

L'omosessualita' e' ancora reato in 37 Paesi africani, dove e' vista come una 'contaminazione' occidentale. Pochissimi gli africani che si dichiarano apertamente gay, perche' le storie di licenziamenti, violenze e arresti contro chi l'ha fatto sono all'ordine del giorno.

In Uganda il movimento anti-gay e' molto forte, tanto da spingere il parlamento a discutere una legge che prevede la pena di morte per gli omosessuali. La proposta, che ancora pende in aula, e' stata pubblicamente condannata dal presidente Usa Barack Obama mentre il segretario di Stato Hillary Clinton ha espresso la sua preoccupazione al presidente ugandese Yoweri Museveni. E il timore delle organizzazioni umanitarie e' che la legge possa passare dopo le elezioni presidenziali di febbraio, in cui Museveni e' dato per vincitore.

Anche il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, ha chiesto al governo di cancellare 'le leggi discriminatorie' e di fare luce sull'omicidio di Kato. Una mossa apprezzata da Marco Pannella, che ha invitato anche il governo italiano a condannare l'episodio e a pronunciarsi contro la discriminazione dei gay nel mondo.(ANSA).

IN MEMORIA DI DAVID KATO

UGANDA: UCCISO ATTIVISTA GAY, CONDANNA PARLAMENTO EUROPEO. BUZEK, GOVERNO CANCELLI LEGGI DISCRIMINATORIE E FACCIA INCHIESTA

(ANSA) - BRUXELLES, 27 GEN - La morte di David Kato, l'attivista per i diritti dei gay in Uganda, non deve restare impunita. Il governo ugandese deve rispettare le convenzioni internazionali, cancellare la legge che definisce l'omosessualita' un crimine e deve aprire un'inchiesta sull'assassinio. Lo ha chiesto con una dichiarazione scritta il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek.

''David Kato - - ha dichiarato - era un uomo che combatteva per il diritto delle persone a vivere in liberta' in Uganda, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Chiedo che i colpevoli della sua uccisione vengano portati davanti alla giustizia. Kato era un eccezionale difensore dei diritti umani''.

''Disapprovo che l'Uganda sia un paese in cui l'omosessualita' e' ancora considerata un atto criminale - ha aggiunto Buzek - La battaglia di Kato era volta ad aumentare la tolleranza sulla sessualita', alla difesa dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e trans, nonche' alla protezione delle minoranze vulnerabili''.

Buzek ha quindi ricordato che il Parlamento europeo ''ha gia' adottato due risoluzioni contro la bozza legislativa anti-omosessuale''. ''Sottolineo - ha aggiunto il presidente dell'assemblea elettiva europea che l'orientamento sessuale e' materia che ricade nel diritto individuale alla privacy nel quadro dei diritti umani universali ed in quello delle liberta' fondamentali''.

''Ribadisco il richiamo del Parlamento europeo alle autorita' ugandesi - ha concluso Buzek - affinche' non approvino la nuova legislazione e rivedano quella esistente in modo da depenalizzare l'omosessualita' e ricordo al governo ugandese i suoi obblighi verso le leggi internazionali e verso l'accordo di Cotonou, che chiama al rispetto dei diritti umani universali''.

(ANSA)

'GAYLIB' : "SGOMENTO PER L'UCCISIONE DI DAVID KATO

"Siamo costernati per la scomparsa dell'esponente del movimento gay ugandese David Kato Kisule, ucciso ieri in circostanze ancora da chiarire presso la sua abitazione di Kampala: la sua morte è solo l'ultima e la più alta prova dell'odio omofobico che vige nel paese africano, dove il fondamentalismo cristiano non ha nulla da invidiare a quello islamico". Lo affermano in una nota Gabriel Refatti e Luca Maggioni, rispettivamente responsabile esteri e vicepresidente di GayLib, i quali manifestano a Certi Diritti e al movimento gay ugandese la propria vicinanza: "Certi Diritti, l'associazione radicale gay, ci aveva fatto conoscere David grazie alla sua partecipazione al congresso dell'associazione ed in quell'occasione avevamo potuto toccare con mano l'odio che viene riservato ai gay in Uganda, tanto che la sua foto era fra le cento dei gay che il quotidiano di Kampala Rolling Stone aveva pubblicato con l'invito ad ucciderli".

"Siamo certi – concludono i due – che l'impegno di Kisule non si fermerà con la sua uccisione, ma continuerà nelle azioni di lotta per la libertà e la giustizia che il movimento gay ugandese e mondiale porteranno caparbiamente avanti".

Luca Maggioni (Vicepresidente GayLib), Gabriel Refatti (Responsabile esteri GayLib) www.gaylib.it , www.notiziegay.it

UCCISO IN UGANDA DAVID KATO KISULE, ESPONENTE AFRICANO DEL MOVIMENTO LGBT. ERA STATO OSPITE A ROMA DEL CONGRESSO DI 'CERTI DIRITTI'

UGANDESE ROLLING STONE NEL CORSO UNA CAMPAGNA PERSECUTORIA CONTRO LE PERSONE OMOSESSUALI.

ERA TRA LE PERSONALITA' INVITATE AI LAVORI DEL 39° CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO, PREVISTI A CHIANCIANO DAL 17 AL 20 FEBBRAIO 2011.


Roma – Bruxelles, 27 gennaio 2011

L'Associazione Radicale Certi Diritti e l'Ong radicale Non c'è Pace Senza Giustizia piangono la morte di David Kato Kisule. esponente di rilievo dell'organizzazione SMUG (Sexual Minorities Uganda), principale rappresentate del movimento gay ugandese. Secondo le prime informazioni raccolte, David è stato ucciso ieri pomeriggio, presso la sua abitazione in circostanze poco chiare. La polizia di Kampala ha avviato delle indagini che sono ancora in corso.

Grazie all'impegno di Elio Polizzotto e dell'Ong Non c'è Pace Senza Giustizia, David era stato ospite lo scorso novembre ai lavori del IV Congresso dell'Associazione Radicale Certi Diritti, iscrivendosi, dove aveva raccontato delle persecuzioni e di veri e propri linciaggi, di cui sono vittime le persone lesbiche e gay in Uganda, promosse da organizzazioni del fondamentalismo religioso.

Il 16 ottobre 2010 la rivista ugandese Rolling Stones pubblicò in prima pagina le foto di 100 attivisti omosessuali (o presunti tali) ugandesi chiedendone l'arresto. Tra le 100 foto vi era anche quella di David Kato Kisule, l'esponente più noto del movimento. Il clima di odio contro le persone omosessuali è alimentato dal fondamentalismo religioso dei predicatori evangelisti che trovano terreno molto fertile tra la popolazione che vive nella miseria e nella disperazione.

Molte Ong internazionali si erano mobilitate in diversi paesi del mondo contro questa barbarie. Il Parlamento Europeo, grazie alla campagna internazionale di Non c'è Pace Senza Giustizia, aveva approvato una Risoluzione di condanna nei confronti dell'Uganda. David era stato anche audito dalla Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo dopo aver partecipato a Roma al Congresso di Certi Diritti.

David, con molto coraggio e determinazione, aveva avviato una iniziativa legale contro la rivista Rolling Stones e lo scorso 7 gennaio l'Alta Corte ugandese aveva condannato la rivista per violazione della legge sulla privacy, difendendo le persone gay perseguitate. L'Alta Corte aveva dichiarato che nessuna delle persone la cui foto era stata pubblicata, aveva commesso reati, previsti dal codice penale ugandese per le persone omosessuali.

David Kato, nel suo soggiorno a Roma, aveva raccontato di come la situazione in Uganda fosse divenuta per gli attivisti omosessuali molto pericolosa. Durante le udienze in Tribunale era protetto da volontari delle Ong internazionali che seguivano il processo e difeso da diplomatici di ambasciate occidentali che lo avevano salvato da diversi tentativi di linciaggio perché riconosciuto dalla folla inferocita.

L'Associazione Radicale Certi Diritti, si unisce alla richiesta promossa da Smug (Sexual Minorities Uganda), Human Rights Watch, Global Rights, Global LGBT Advocacy, Npwj, e altre Ong, affinchè il Governo si assuma le proprie responsabilita' per non essere sino ad ora intervenuto per fermare la campagna di odio e di violenza contro la comunita LGBTI e protegga gli attivisti in pericolo in Uganda adoperandosi quanto prima ad avviare un clima di tolleranza e di dialogo tra le autorità e le organizzazioni politiche e religiose.


Nei prossimi giorni l'Associazione Radicale Certi Diritti, promuoverà una iniziativa per ricordare e conoscere la figura del suo iscritto David Kato Kisule. Ricorderemo inoltre il suo impegno durante i lavori del XXXIX Congresso del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito che si svolgeranno a Chianciano dal 17 al 21 febbraio 2011 al quale David avrebbe dovuto partecipare.

26 gennaio 2011

GAY/REGNO UNITO: SALVIAMO ALVIN GAHIMBAZE DALLA DEPORTAZIONE IN BURUNDI

COMUNICATO STAMPA

26 gennaio 2010

GAY/REGNO UNITO: SALVIAMO ALVIN GAHIMBAZE DALLA DEPORTAZIONE IN BURUNDI

NEL GIORNO DELLA MEMORIA - CHE RICORDA ANCHE LE VITTIME DELL'OMOCAUSTO - IL GRUPPO EVERYONE LANCIA CAMPAGNA INTERNAZIONALE "BLOODY HANDS" E CHIEDE AL REGNO UNITO DI SALVARE IL RAGAZZO GAY E INTERROMPERE LE DEPORTAZIONI DI PROFUGHI OMOSESSUALI VERSO TRAGICHE PERSECUZIONI

"Alvin Gahimbaze, omosessuale originario del Burundi, è a rischio di imminente deportazione dal Regno Unito, dove è stata definitivamente respinta - con una sentenza di appello del 6 gennaio scorso del tribunale per l'Immigrazione e l'Asilo di NewPort - la sua richiesta di asilo come rifugiato".

Lo denuncia il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, che ha ricevuto ieri in tarda serata una richiesta d'aiuto disperata dal giovane gay, attualmente rinchiuso nel carcere Horfield di Bristol, in uno stato psichico di totale prostrazione.

"Alvin, che il 2 maggio prossimo compirà 27 anni," spiegano i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "è nato a Rumonge e a soli nove anni è stato costretto a fuggire dalla guerra civile tra gli Hutu e la minoranza Tutsi, cui egli appartiene, dopo che i suoi genitori, 3 suoi fratelli, lo zio e una cuginetta, oltre a numerosi parenti e amici, sono stati massacrati nel corso degli scontri tra le due etnie.

Dopo essersi rifugiato in un campo profughi, Alvin ha raggiunto nel 2000, assieme alla sorella, unica sopravvissuta della famiglia, la città di Bristol".

In seguito alla sua richiesta di asilo come rifugiato perché gay e già perseguitato in patria per la propria etnia, il Gruppo EveryOne ha inviato alle istituzioni del Regno Unito e all'Ambasciata Britannica in Italia un dossier dove venivano sottolineate le persecuzioni che Alvin, in quanto omosessuale, avrebbe subito ove fosse stato forzosamente rimpatriato.

"Nonostante tutto" spiegano i rappresentanti dell'organizzazione umanitaria, "la prima richiesta di asilo è stata respinta e il Giudice per l'immigrazione, in appello, ha negato la possibilità di asilo nel Regno Unito, giudicando Alvin poco credibile relativamente alla sua omosessualità e comunque persona non a rischio, nel Burundi, come Tutsi e come gay.

E' di queste ore la notizia che Alvin sta per essere trasferito in un vicino Removal Centre, per essere poi imbarcato su un aereo diretto in Burundi".

Si ricorda che la guerra civile in Burundi tra Tutsi e Hutu è proseguita fino a pochissimi anni fa, mietendo oltre 150mila vittime e facendo sì che fossero centinaia di migliaia i profughi rifugiatisi nei Paesi vicini o in Europa.

Inoltre, nell'aprile del 2009 il presidente del Burundi Nkurunziza ha fatto approvare una legge che introduce il reato di omosessualità, e prevede per gay e lesbiche sorpresi in atti omosessuali il carcere da due mesi a tre anni, assieme al pagamento di un'ammenda che va da 50.000 a 100.000 franchi.

"Chiediamo al Regno Unito e alla Comunità internazionale che Alvin sia al più presto rimesso in libertà" continuano Malini, Pegoraro e Picciau, "e che gli sia garantito il diritto alla vita e alla protezione internazionale, come impongono la Convenzione di Ginevra e le Carte internazionali sui Diritti Umani".

Nel Giorno della Memoria 2011, che ricorda anche le vittime dell'Omocausto, il Gruppo EveryOne lancia la campagna internazionale "Bloody Hands" per salvare Alvin dall'imminente deportazione dal Regno Unito e dalla conseguente persecuzione in Burundi:

"Invitiamo tutti a inviare via posta, mail e fax alle maggiori istituzioni del Regno Unito, tra cui la Regina Elisabetta II, il Primo Ministro, l'Home Office, nonché al carcere di Bristol dove Alvin è detenuto, lettere con le impronte rosse delle nostre mani, per dire no allo spargimento di altro sangue innocente e no alla negazione del diritto alla protezione internazionale per gli omosessuali perseguitati.

Il Regno Unito ha intrapreso una politica pericolosa: negare la persecuzione di gay e lesbiche nei Paesi che criminalizzano l'omosessualità oppure mettere in dubbio la buona fede dei gay e delle lesbiche richiedenti asilo, chiedendo loro prove impossibili da fornire o umilianti. Imbarcare Alvin sul volo verso il Burundi significa uccidere un innocente, dopo aver distrutto la sua dignità di essere umano e annichilito la sua libertà" concludono gli attivisti.

EveryOne si appella a tutta la società civile, dalla politica al mondo dell'associazionismo, dalle ONG per i diritti umani ai semplici cittadini, fino all'Unione europea e all'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, affinché vi sia una risposta perentoria alla volontà del Regno Unito di far perseguitare i perseguitati, ordinando deportazioni illegittime di rifugiati a rischio e di fatto avvallando la persecuzione ai danni di lesbiche e gay nei propri Paesi di origine.

Sul sito www.everyonegroup.com sono presenti le istruzioni per partecipare alla campagna, con tutti gli indirizzi - postali e telematici - cui recapitare le "Bloody hands" per la vita di Alvin Gahimbaze.

per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne +39 393 4010237 :: +39 331 3585406 :: +39 334 3449180
info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com


indirizzi postali, fax ed e-mail cui inviare le lettere con con le impronte rosse delle nostre mani:

Ambasciata Britannica in Italia
Via XX Settembre 80a 00187 Roma
Fax: (0039) 06 4220 2334
InfoRome@fco.gov.uk; Christopher.Layden@fco.gov.uk;
Pierluigi.Puglia@fco.gov.uk; romePoliticalSectionEnquiries@fco.gov.uk

UK Ministry for Immigration
Hardy House , The Street , Bethersden, Ashford, Kent TN26 3AG
Fax: +44 (0)1233 820111
Email: ashfordconservatives@btconnect.com

UK Permanent Representation to the EU
Avenue d'Auderghem, 10
1040 Brussels
Fax: +44 (0)2 287 83 98

UK Prime Minister
10 Downing Street,
London, SW1A 2AA
Fax: +44 (0) 2079250918

Her Majesty The Queen
Buckingham Palace
London SW1A 1AA
E-mails:
eva.omaghomi@royal..gov.uk, melissa.morris@royal.gsx.gov.uk,William.scott@royal.gsx.gov.uk, ben.overlander@royal.gsx.gov.uk, gemma.smith@royal.gsx.gov.uk,rhgc@royal.gsx.gov.uk, princes.charities@royal.gsx.gov.uk, pow.personnel@royal.gsx.gov.uk,timeline@royal.gsx.gov.uk

UK Home Office
Direct Communications Unit
2 Marsham Street
London SW1P 4DF
public.enquiries@homeoffice.gsi.gov.uk
Fax: +44 (0)20 7035 4745

UK Ministry of Justice
102 Petty France, London, SW1H 9AJ, United Kingdom
Fax: +44 (0)20 3334 4455

UK Border Agency
Lunar House
40 Wellesley Road, Croydon, Surrey CR9 2BY
Fax: +44 (0) 800 389 8289
E-mail: UKBApublicenquiries@ukba.gsi.gov.uk

UK Immigration Matters
Clarendon House, Shenley Road,
Herts, WD6 1AG - United Kingdom
E-mail: info@immigrationmatters.co.uk

HMP Bristol
19 Cambridge Road, Bristol, BS7 8PS
Fax: +44 (0) 117 372 3113

A PROPOSITO DELL'APPELLO PER I RAGAZZI IRANIANI

Visto che qualcuno si diverte a insinuare su facebook che questa è una campagna di odio contro l'Iran, ricordo che chi odia non sono certo i gay. Come LGBTQ e civili cittadini nonviolentemente e legalmente pretendiamo che siano rispettati i diritti fondamentali delle persone, tutte, gay lesbiche e trans compresi, e ovunque nel mondo.





l'Iran si appresta a giustiziare due giovani curdi per omosessualità con la lapidazione

19 GENNAIO 2011

PIRANSHAHR, Kurdistan iraniano, - Secondo le notizie che abbiamo ricevuto Ayub e Mosleh, 20 e 21 anni, sono in pericolo di esecuzione mediante lapidazione nella città di Piranshahr nella provincia del Kurdistan. I due giovani curdi sono attualmente in carcere nella città di Orumiyeh. Essi sono stati accusati per rapporti omosessuali e per riprese filmate. Immagini del presidente Ahmadinejad sono state inserite in filmati caricati sui telefoni cellulari. Inoltre sul cellulare sono state trovate sul cellulare anche immagini di Khamenei sopra un asino che lo picchia in testa.


Questo film è caduto nelle mani degli agenti del regime in Piranshahr che hanno immediatamente ordinato l'esecuzione dei giovani per lapidazione allo scopo di instillare la paura nel popolo dell'Iran. La notizia indica che saranno lapidati questo Venerdì, 21 Gennaio 2011.

Il Comitato internazionale contro la lapidazione è chiamato a mobilitarsi immediatamente per protestare contro il comportamento medievale e brutale del regime islamico nei confronti di questi due giovani. Il regime islamico dell'Iran ha deciso di giustiziare i due giovani curdi per l'omosessualità con la lapidazione.

In particolare chiediamo al popolo di Piranshahr di contattarci immediatamente con ulteriori notizie su questo caso, e di prepararsi ad evitare questo atto efferato. Esortiamo i giovani di Piranshahr a intensificare il sostegno ad Ayub e Mosleh ea dichiarare che non permetteranno che questa tragedia venga messa in atto a Piranshar. Dobbiamo unirci nel dichiarare collettivamente che noi non permetteremo al regime islamico di terrorizzare la gente uccidendo a colpi di pietra i giovani dell'Iran.

Invitiamo le persone in tutto il mondo a diffondere la notizia dell 'atto inumano e medievale contro Ayub e Mosleh e fare tutto il possibile per salvarli.

Dopo la campagna mondiale contro la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani che ha spinto il Regime Islamico in una posizione debole e ha portato il mondo contro gli assassini del regime islamico e contro la lapidazione, il regime islamico vuole dimostrare che non vuole uno Stop alla lapidazione che è pratica disumana e depravata . Dobbiamo imporci contro la lapidazione in Piranshahr.

L'Iran ha impiccato un attivista curdo Sabato scorso per presunti legami con il Partito della liberta in Kurdistan (PJAK).

Human Rights Watch critica il governo iraniano per aver violato i diritti umani e la libertà di espressione in Kurdistan. Stima a 12 milioni di curdi che vivono in Iran e vivono soprattutto nelle regioni nord-ovest del paese [Kurdistan orientale].

Europarlamentare gay a lavoro contro la lapidazione dei gay iraniani, pubblicato da Igiul in Cronaca Gay, lunedì, 24 Gennaio 2011

L’europarlamentare gay Michael Cashman ha dichiarato pubblicamente il suo impegno in una campagna per fermare le esecuzioni programmate dei due giovani ragazzi iraniani condannati alla lapidazione per reato di omosessualità.

I due ragazzi gay, Ayub di 21 anni e Mosleh di 20 anni, erano stati arrestati dagli agenti del regime iraniano nella città di Piranshahr nel Kurdistan, nel nord ovest dell’Iran, che avevano trovato nel loro cellulare un video amatoriale di un loro rapporto.

21 gennaio 2011

APPELLO URGENTE PER SALVARE LA VITA A DUE RAGAZZI IRANIANI GAY

ASSOCIAZIONI PER LA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI E UMANI CO-FIRMANO LETTERA-APPELLO PER I DUE RAGAZZI GAY IRANIANI CONDANNATI ALLA LAPIDAZIONE.

Di seguito il testo integrale inviato al Governo italiano e al Presidente della Commissione Europea.

Appello al Governo italiano e alla Commissione Europea.

Roma, 20 gennaio 2011

In Iran nei giorni scorsi, due ragazzi di 20 e 21 anni, sono stati condannati alla lapidazione per aver registrato un video nel quale sarebbero protagonisti di un loro rapporto sessuale. Il video è stato scoperto sul cellulare di Ayub e Mosleh dagli agenti nella regione del Kurdistan in Iran.

Secondo diverse fonti pare che la lapidazione dei giovani ragazzi sia stata ordinata per venerdì 21 gennaio 2011.

La notizia è stata pubblicata da un giornale curdo e successivamente sarebbe stata comunicata dal comitato internazionale contro la lapidazione, che già ha lanciato una campagna mondiale contro la lapidazione di Sakineh Ashtiani condannata alla lapidazione per adulterio.

Gli attivisti lgbt(e) iraniani e le organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato diversi casi di sentenze di condanne a morte per l'omosessualità negli ultimi due anni.

Secondo quanto dichiarato da Soheila Vahdati, difensore dei diritti umani per la Human Rights Watch (HRW), Amnesty International e l'Iranian Queer Organisation di San Francisco, in Iran non si fa distinzione tra stupro e rapporti omosessuali, i familiari di queste persone non si preoccupano di difendere i loro cari da queste brutali punizioni, preferendo continuare a vivere nella cultura della vergogna.

La situazione è piuttosto delicata ed è davvero difficile riuscire a salvare la vita dei due ragazzi. Il comitato internazionale contro la lapidazione ha esortato i giovani a difendere e sostenere la coppia gay al fine di non permettere questa tragedia.

I giudici ordinano condanne alla lapidazione grazie ad un decreto legge del 1983 che elenca i reati prescritti da Dio, e quindi del codice penale islamico che riflette i precetti del corano.
Diversi esponenti religiosi sciiti si sono opposti alla lapidazione.

La situazione degli iraniani omosessuali è davvero delicata e in gran parte dei casi le persone accusate di reato omosessuali hanno poche possibilità di ricevere un processo equo e giusto.
Sebbene la lapidazione sia molto frequente in Iran, è difficile quantificarne il numero dato che molti non vengono dichiarati pubblicamente. Diversi membri del parlamento iraniano si stanno battendo affinché sia approvata una legge contro la lapidazione.

Da ormai molti anni siamo a conoscenza dell'azione repressiva del regime iraniano contro i dissidenti, le minoranze etniche, le persone lesbiche e gay.

Questo grave atto rappresenta l'ennesimo episodio di disprezzo delle Convenzioni Internazionali per i Diritti dell'Uomo, peraltro sottoscritte anche dall'Iran ed è in palese contrasto con la Moratoria Onu contro la pena di morte e la richiesta di molti paesi di depenalizzazione dell'omosessualità.

Il rapporto 2009 di Iran Human Rights denuncia il sistema di "esecuzioni arbitrarie effettuate per procurare terrore". Nel 2009 le esecuzioni capitali in Iran sono state 402, il 20% in più rispetto all'anno precedente. Le esecuzioni infatti hanno avuto un picco a ridosso delle elezioni iraniane del giugno scorso (50 esecuzioni a maggio, 94 a luglio, delle quali 50 nella sola Teheran). Inoltre, nonostante una ordinanza governativa del 31 gennaio 2008 sostanzialmente le vietasse, le impiccagioni in pubblico l'anno scorso sono state nove.

L'atteggiamento antidemocratico e repressivo di qualunque forma di espressione contraria al regime pervasivo dei Mullah affonda le proprie radici nel modello del terrore, affinché l'uomo ridotto a pura materia priva di contenuti vi si adatti incondizionatamente.

Per questi motivi chiediamo un intervento immediato del Governo italiano, da sempre impegnato per l'adozione di una Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali che incontra un crescente sostegno in ambito ONU, e della Commissione Europea, nei confronti delle autorità iraniane affinché venga scongiurata questa azione di violenza inaudita contro i due ragazzi.

Nessuno Tocchi Caino, Arcigay , Associazione Radicale Certi Diritti, Radicali Italiani, Associazione Luca Concioni, Non c'è Pace Senza Giustizia , Nuova Proposta - donne e uomini omosessuali cristiani, 3D-Democratici per pari Diritti e Dignità di lesbiche/gay,/bisessuali e trans, Agedo - Associazione genitori/parenti e amici di omosessuali, Associazione Famiglie Arcobaleno, Gruppo Everyone

19 gennaio 2011

IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA LA NUOVA RISOLUZIONE SUI DIRITTI LGBT IN LITUANIA E CHIEDE UNA ROADMAP PER I DIRITTI LGBT IN EUROPA

Il PE ha approvato oggi a larghissima maggioranza - anche grazie all'appoggio di molte delegazioni moderate del PPE - la risoluzione dei gruppi ALDE, Socialista, Verde e Comunista sulla "violazione della libertà di espressione e sulle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale in Lituania". Il PE chiede al Parlamento lituano di bocciare i progetti di emendamento al codice amministrativo che puniscono la "pubblica promozione delle relazioni omosessuali" con una multa compresa tra i 2 000 e i 10 000 LTL (580 - 2 900 euro); di consentire ai minori di avere libero accesso alle informazioni sull'orientamento sessuale e di tutelarli contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale, modificando la legge sulla "difesa dei minori rispetto alle informazioni pubbliche" ed il progetto di legge sull'istruzione; di chiarire il significato del divieto previsto dalla legge sulla pubblicità, che proibisce la "manifestazione o promozione dell'orientamento sessuale".

Nella risoluzione il PE si congratula anche con la Presidente della Lituania Dalia Grybauskaitė e la Commissiaria per i diritti fondamentali Viviane Reding per la loro azione in difesa dei diritti fondamentali delle persone LGBT e chiede alla Presidente di opporre il veto agli emendamenti se fossero approvati.
La Risoluzione, inoltre, chiede alla Commissaria Reding di lanciare una "Tabella di marcia (Roadmap) dell'Unione Europea contenente misure concrete contro l'omofobia e le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale”.
 L’Associazione Radicale Certi Diritti ringrazia il Parlamento Europeo per l'ulteriore appoggio ai diritti delle persone LGBT(E) in Lituania ed in Europa e chiede alla Commissione di lanciare la Roadmap per i diritti LGBT(E) al fine di assicurare che leggi come quella votata in Lituania non possano trovare spazio nei paesi membri dell’Ue, visto l’evidente intento discriminatorio nei confronti di una parte dei cittadini.

17 gennaio 2011

VISITA AL CARCERE DI REBIBBIA, A ROMA, DA PARTE DELLA DELEGAZIONE RADICALE

VISITATO IL REPARTO DELLE PERSONE TRANSESSUALI. I TAGLI DEI FONDI E IL SOVRAFFOLLAMENTO TRA I PROBLEMI PIU' GRAVI RISCONTRATI.

Roma, 15 gennaio 2011

Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale 'Certi Diritti'

Questa mattina, sabato 15 gennaio, una delegazione di radicali, composta da Rita Bernardini, deputata radicale del Pd e Presidente dell'Associazione Radicale Certi Diritti, Giuseppe Rossodivita, Consigliere Regionale radicale del Lazio, Leila Deianis, Presidente dell'Associazione Libellula e Sergio Rovasio, Segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, si sono recati in visita nel Carcere romano di Rebibbia, accompagnati dal Direttore, Carmelo Cantone.

La visita è stata fatta nel reparto delle persone transessuali all'interno del quale sono rinchiuse 25 persone, quasi tutte straniere. La condizione delle persone transessuali nel carcere è del tutto incompatibile rispetto ai bisogni e all'assistenza medica specialistica di cui necessitano. Tra i problemi più gravi vi è quello del sovraffollamento e della mancanza di attività lavorativa. In tutto il reparto vi sono solo due persone lavoratrici e l'assistenza sanitaria specialistica, come per tutta la popolazione detenuta in Italia, è del tutto inadeguata.

In tutta Italia le persone transessuali detenute sono 168 distribuite in 17 carceri italiane. La maggior parte delle persone transessuali detenute si trovano nelle carceri di Napoli, Roma, Firenze e Belluno. Quasi tutte sono persone extra-comunitarie e molte si trovano in regime detentivo per violazione della legge sull'immigrazione. Vi sono molte persone transessuali in condizioni di forte disagio. L'Associazione Radicale Certi Diritti si impegna a fare visita a tutti e 17 i reparti distribuiti in Italia.

Più in generale, nel solo Carcere di Rebibbia quest'anno sono stati fatti ingenti tagli ai fondi destinati dall'Amminstrazione Penitenziaria ai detenuti lavoratori per un importo complessivo di 650.000 Euro. Tra i più gravi problemi riscontrati nel carcere di Rebibbia, che ha nel Reparto Nuovo Complesso 1.670 detenuti, con una capienza di 1.200, vi è quello dei gravi tagli fatti alla manutenzione delle strutture che sono per tutto l'anno pari a 50.000 Euro. Come termine di paragone basti pensare che il Palazzo del Consiglio Regionale del Lazio, di Via della Pisana a Roma, ha una destinazione per la manutenzione di un importo di oltre 8 milioni e mezzo di Euro ogni anno.

14 gennaio 2011

ASSOLTI I "DICO" ALL'EMILIANA, PER LA CONSULTA SONO LEGITTIMI

Nel giorno dello stop alla legge sul legittimo impedimento, rigettato anche il ricorso del governo contro l'articolo 48 della finanziaria dell'Emilia Romagna. "Garantito l'accesso ai servizi pubblici a tutte le persone senza disparità di trattamento nè discriminazioni".

La Corte costituzionale ha rigettato il ricorso del governo contro l'articolo 48 della finanziaria regionale, presentato a febbraio 2010. Lo fa sapere la Regione Emilia-Romagna in una nota in cui precisa che "la Corte costituzionale, rigettando il ricorso del governo contro l'articolo 48 della finanziaria regionale del 2009, ha avallato la correttezza della norma regionale che garantisce l'accesso ai servizi pubblici a tutte le persone senza disparità di trattamento nè discriminazioni". Secondo la Consulta, come spiega il comunicato della giunta Errani, "la Regione non ha invaso alcuna competenza esclusiva dello Stato, nè tentato di definire una nuova disciplina delle forme di convivenza diverse dal matrimonio, ma solo richiamato principi di uguaglianza e di non discriminazione peraltro già previsti dalla Costituzione e dai trattati europei".

Sergio Lo Giudice (Pd), ex presidente dell'Arcigay, commenta: "Oggi, grazie alla Corte costituzionale, lo Stato di diritto ha battuto Berlusconi 2-0. Nel giorno dello stop alla legge sul legittimo impedimento, la Consulta ha detto 'no' al ricorso del Governo contro la Regione Emilia Romagna che, con la Finanziaria per il 2010 ha garantito parità di accesso ai servizi a tutte le famiglie, senza distinzione di status giuridico o di orientamento sessuale. E' un bel giorno per chi crede nella democrazia come promozione della libertà di scegliere liberamente il proprio progetto di vita e le forme da dare al proprio amore". Il capogruppo del Pd in Regione, Marco Monari aggiunge: "Non c'era alcun intento di normare il concetto di famiglia. In questo caso si stava parlando d'altro, ovvero della garanzia di accesso ai servizi".

'CERTI DIRITTI' NEWS

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GIOVEDI' 13 GENNAIO 2011

Ciao
Giovanardi ha sostenuto in una intervista che con la fecondazione eterologa "si ha il rischio che i pedofili abbiano dei figli", il Papa si scaglia contro l'educazione sessuale fatta nelle scuole pubbliche.

In Italia assistiamo sempre più ad una deriva sessista, omofobica e transfobica e i diritti delle persone glbt(e) restano negati. Certi Diritti continua la sua battaglia anche con il tuo aiuto.

Buona lettura

È morto Paolo Pietrosanti, storico dirigente del Partito Radicale, da sempre impegnato sui temi transnazionali dell'antimilitarismo, della nonviolenza, della lotta alla pena di morte e per la difesa delle minoranze rom
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ASSOCIAZIONE

AMORE CIVILE – CERTI DIRITTI IN RADIO. Su radio radicale è andata in onda la terza puntata su: matrimonio tra persone dello stesso sesso, la campagna di affermazione civile anche alla luce delle ultime sentenze della Corte Costituzionale, unioni civili e altro …
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L'ALTA CORTE UGANDESE STABILISCE CHE TUTTI I CITTADINI HANNO DIRITTO ALLA PRIVACY E ALLA DIGNITÀ

Accogliamo con entusiasmo la sentenza dell'Alta Corte ugandese che stabilisce che la pubblicazione da parte del giornale ugandese "The Rolling Stone" di nomi, indirizzi e luoghi di ritrovo di persone accusate di essere LGBTI, e l'incitamento al loro linciaggio, costituiscono una violazione della Costituzione ugandese.
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Sempre sull'Uganda: intervista sulla terribile condizione di gay e lesbiche a Kato David Kisule, attivista che ha partecipato all'ultimo Congresso di Certi Diritti.
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Incontro con Nikolay Alekseev, famoso ormai in tutto il mondo per il suo tenace impegno a favore dei diritti glbt in Russia. Di recente la Corte europea dei diritti umani gli ha dato ragione, condannando le autorità russe a risarcirlo con trentamila euro. Anche lui è stato ospite del nostro ultimo Congresso.
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Certi Diritti ringrazia Pasquale Quaranta per le due interviste realizzate per il mensile Pride, dove è uscito anche un resoconto sul nostro IV congresso.
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RASSEGNA STAMPA

Nel nome del padre, dell'omofobo e del transfobo
Esce per la prima volta in Italiano il "Rapporto 2010 sulle religioni e l'omofobia" che fa parte del "Decimo Rapporto sull'omofobia 2010", circa 180 pagine, curato dall'associazione francese " Sos Homophobie"
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Giovanardi: "attraverso l'inseminazione eterologa i pedofili possano concepire bambini." Leggi >

I frontalieri dell'amore
In quasi tutta Europa le unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dalla legge.
Ogni anno centinaia di coppie omosessuali si recano all'estero per sposarsi. (Il Manifesto) Leggi >

Eterosessuale od omosessuale, l'amore è sempre lo stesso.
La scienza neurobiologica conferma l'insignificanza di genere nei rapporti di coppia.
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Austria: nel corso del 2010 si sono unite civilmente 365 coppie omosessuali. Leggi >

Australia: la chiesa cattolica fa lobby contro i matrimoni gay.
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ISCRIZIONE E CONTRIBUTI

Nella tradizione radicale, per noi "prendere la tessera" non ha valenza identitaria, etnica o di appartenenza: molto più civicamente, significa dire: "quest'anno io condivido i vostri obiettivi e li faccio miei. L'anno prossimo vedremo." Carlo Pontesilli, Segretario Anticlericale.net e Rocco Berardo, Consigliere Regionale Lazio li condividono. E tu?

Per contributi e iscrizioni: www.certidiritti.it/iscrizioni-e-contributi

12 gennaio 2011

L’ALTA CORTE UGANDESE STABILISCE CHE TUTTI I CITTADINI, HANNO DIRITTO ALLA PRIVACY E ALLA DIGNITÀ.

Bruxelles-Kampala-Roma, 6 gennaio 2011

Non C'è Pace Senza Giustizia (NPSG), l'Associazione Radicale Certi Diritti, il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT) e la Sexual Minorities Uganda (SMUG) accolgono con entusiasmo la sentenza dell'Alta Corte ugandese che stabilisce che la pubblicazione da parte del giornale ugandese "The Rolling Stone" di nomi, indirizzi e luoghi di ritrovo di persone accusate di essere LGBTI, e l'incitamento al loro linciaggio, costituiscono una violazione della Costituzione ugandese.

Il 3 gennaio 2011 la Corte ha stabilito, con una sentenza, che il caso in questione non riguarda la legittimità dell'omosessualità in se, ma riguarda i diritti fondamentali e le libertà di tutti i cittadini. La pubblicazione ha, pertanto, violato sia il diritto alla dignità che quello alla privacy garantito dalla Costituzione dell'Uganda alle persone LGBTI così come a tutti gli altri cittadini. La cosa più importante è, comunque, che la Corte ha stabilito che la legge anti-omosessualità esistente, incluso l'Articolo145 del codice penale, non può essere usata per punire persone omosessuali, o presunte tali, ma solo per punire chi commette specifici atti, previsti dalla norma stessa.

La battaglia legale non è ancora finita: l'editore di "The Rolling Stone" ha dichiarato che si appellerà contro la decisione della Corte, paragonando l'omosessualità al terrorismo e affermando che la sentenza della Corte compromette la possibilità dei giornalisti di investigare sulle attività criminali. Il Pastore Solomon Male, rappresentante cristiano nel Paese e leader della Coalizione Nazionale contro l'Omosessualità e gli Abusi Sessuali in Uganda, ha, inoltre, condannato la sentenza affermando che essa tende a definire l'omosessualità come un "diritto umano", contrariamente a quanto stabilito dalla legge ugandese.

NPSG, Certi Diritti, il PRNTT e la SMUG riconoscono l'importanza della decisione dell'Alta Corte che sottolinea come il diritto alla vita e alla dignità delle minoranze sessuali siano stati violati. Questa sentenza, infatti, garantisce la protezione ad altri cittadini ugandesi omosessuali, o percepiti come tali; oltre a fornire un importante precedente per ogni altro tentativo, da parte dei media, di attaccare o minacciare i cittadini per la loro presunta identità di genere o per il loro orientamento sessuale.

La sentenza dell'Alta Corte ugandese, insieme alla recente decisione di mantenere il riferimento all'orientamento sessuale nella risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU contro le esecuzioni extragiudiziali e alla risoluzione del Parlamento Europeo sui diritti LGBTI in Uganda dello scorso dicembre, costituiscono un chiaro messaggio secondo il quale la negazione dei diritti delle persone LGBTI come strumento politico non sarà tollerato né a livello nazionale né a livello internazionale.

NPSG, Certi Diritti, il PRNTT e la SMUG denunciano l'aumento delle molestie, della violenza e delle minacce che le persone LGBTI stanno vivendo in Uganda dalla pubblicazione del primo articolo sul giornale "The Rolling Stone" e si congratulano con la Coalizione della Società Civile per i Diritti Umani e la Legge Costituzionale per la loro vittoria di fronte all'Alta Corte ugandese. Credono, infine, che sia arrivato il momento per il Governo dell'Uganda di dare chiare rassicurazioni alla gente ugandese, da qualsiasi parte essa venga, sul fatto che verrà loro garantita la protezione da parte dello Stato e della legge contro ogni tipo di minaccia e violenza relativa al loro reale o presunto orientamento sessuale.

10 gennaio 2011

IN MEMORIA DI ALFREDO ORMANDO

A Bagheria recital di poesie organizzato da Piero Montana.

Omocaust è il titolo del recital di poesie che si terrà giovedì 13 gennaio alle ore 19 nei locali dell’Atelier Piero Montana in via Bernardo Mattarella n.64 ( quarto piano) a Bagheria.

Il recital sarà eseguito in memoria di Alfredo Ormando, lo scrittore gay di San Cataldo che il 13 gennaio del 1998 si bruciò vivo a Piazza San Pietro a Roma per protestare contro le rigide posizioni morali del Vaticano nei riguardi degli omosessuali.

Alla manifestazione interverrà Lea Amodeo, direttrice della biblioteca comunale “ Francesco Scaduto” di Bagheria.

Piero Montana


IO TORCIA UMANA LANCIATA CONTRO IL VATICANO

Ho passato buona parte dei miei quarant'anni, sperando che le mie parole pubblicate in un'opera potessero uscire dai confini della mia isola, la Sicilia. Non è stato possibile, inesorabili i rifiuti delle case editrici, dalle più grandi alle minori. Allora ho deciso di farmi parola io stesso. Ho deciso di trasformare in urlo e in segno indelebile il mio corpo di uomo che ama un altro uomo, di gridare tutto ciò che la Chiesa non vuole vedere. Il mio corpo sarà la penna, si consumerà scrivendo la mia parola che nessuno potrà cancellare, il mio inchiostro sarà la benzina.

Sono, partito da Palermo ieri sera in treno. Un viaggio interminabile per arrivare qui, sotto l'imponente colonnato in questa rigida mattina. Oggi è il 13 del mio ultimo gennaio, del mio ultimo anno, il 1998. Ho comperato la benzina presso un distributore automatico vicino San Pietro. Ho nascosto la tanica in una borsa nera. Ma ora, prima di darmi fuoco, sento i ricordi che non vogliono lasciarmi e li accolgo nel grembo della mia mente che per me è ospitale come il grembo di donna ed è l'unico luogo di libertà che io abbia mai conosciuto. La mia consolazione è stata nelle mie fedi, ho sempre creduto, come ho scritto in un aforisma che “anche una mente superiore, sei ha umili origini, può dimorare nel più infelice e reietto degli uomini”.

Mi chiamo Alfredo Ormando sono nato a San Cataldo, un paesino in provincia di Caltanissetta, il 15 dicembre del 1958. Mio padre e mia madre erano analfabeti, hanno lavorato nei campi e poi sono diventati operai. Ho sette fratelli, le nostre condizioni economiche sono state modeste, quando non disagiate. Io non sono riuscito a frequentare la scuola regolarmente e ho preso la licenza media a venti anni, come privatista. La maturità magistrale cinque anni fa. Mi sento un anticonformista e sento intorno a me, come ho scritto a un amico, il mondo ostile, armato verso coloro che hanno «dentro di sé quel qualcosa in più che va a cozzare contro la grettezza, i pregiudizi , l'invidia e il provincialismo della propria gente».

Alla ricerca di me stesso e di un luogo accogliente mi sono abbandonato anche a una crisi mistica di cui ho parlato nel romanzo «Il Fratacchione» nel quale descrivo il silenzio della mia vita conventuale. L'ho pubblicato a mie spese un anno fa, aiutato anche dalla mamma che ormai ha più di 80 anni e vive di una piccola pensione sociale.

Ma noi siamo di origini contadine e non buttiamo niente. Ogni cosa può nutrirci fino a quando la vita ha un senso. Poi buttiamo la vita tutta intera. Come sto per fare io, qui davanti a questo presepe anacronistico, che a San Pietro non viene smantellato subito dopo la Befana. Io sto per darmi fuoco guardando il bambinello. E mentre loro prolungano il Natale, io anticipo la Pasqua, e mostro che vogliono il sangue, che vogliono la morte.

Mi farò torcia umana e scriverò parole che non potranno essere ignorate. Visto che hanno messo Cristo in croce capiranno che cos'è il sacrificio e almeno dentro di loro l'eco delle mie parole procurerà un sussulto. Come ora, dentro di me, torna l'eco di ciò che ho scritto al mio amico: «Penseranno che sia un pazzo perché ho deciso piazza san Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l'omosessualità, demonizzando nel contempo la Natura, perché l'omosessualità è sua figlia». Ho vissuto sulla mia pelle il razzismo nei confronti delle emozioni, quello che vede il pregiudizio stanarti oltre ogni confine possibile e nutrirsi di te fino ad annientarti. Le mie parole, anche quelle scritte nei libri, ritornano ora con forza, come i ricordi. L'umiliazione l'ho descritta in «Sotto il cielo d'Urano»: «Ho sperimentato in prima persona cosa significhi salire e scendere le scale altrui, sentirsi un «marocchino» nel proprio Paese... vivere all'ombra di mia madre, essere umiliato, vilipeso, osteggiato, emarginato e porre fine ai miei giorni con il suicidio». Adesso basta, la società mi ha suicidato, prima che lo facessi io. Almeno mi prendo la libertà, l'unica che mi hanno lasciato, di compiere il gesto finale.

Mi tolgo il giubbotto, anche se fa freddo, tra pochi secondi morirò di fuoco, un fuoco catartico e visibile, che mi avvolgerà azzannandomi la pelle. Eppure la mia mano esita, ma «perché devo vivere? Non trovo una sola ragione perché io debba continuare questo supplizio... Nell'aldilà a nessuno farò drizzare i capelli e arricciare il nasino perché sono un omosessuale... Non capisco questo accanimento contro dì me. Non svio nessuno dalla retta via dell'eterosessualità, chi viene a letto con me è maturo, cioé adulto consenziente e omosessuale o bisessuale. A volte basta davvero poco per essere felici e altrettanto poco per essere infelici.

Per me il discorso è diverso: è da quando avevo dieci anni che vivo nel pregiudizio e nell'emarginazione; ormai non riesco più ad accettarlo, la misura è piena» . Le gerarchie cattoliche arriveranno a dire che mi tolgo la vita per malattia, o debolezza, e non per urlare loro l'ingiustizia che infliggono agli omosessuali in questo Paese. Ed è per questo che nel mio giubbotto, che ho poggiato per terra, sui lastroni calpestati da migliaia di fedeli, ho lasciato una lettera di denuncia. Almeno le parole di un morto, di un martire, le leggeranno. Bisogna ammazzarsi per farsi sentire.

Ma se mi fossi ammazzato in Sicilia non mi avrebbero ascoltato. E sono dovuto partire. Non tornerò più nella mia Palermo che è stata prima come una metropoli rispetto a San Cataldo e poi, comunque, luogo di dolore. Ho lasciato per sempre la palazzina di via delle Magnolie, le strade alberate piene di profumi a primavera, la casa dove ho vissuto con un uomo pensionato, dando una mano in cambio di un aiuto per poter acquistare i libri e frequentare l'università. Non entrerò più nella facoltà di Lettere e Filosofia. Avere una laurea, ormai non fa più differenza. Magari me la daranno dopo, da morto. Avrebbe fatto la differenza avere degli amici veri, trovare anche nel movimento omosessuale legami profondi, ma così non è stato. Fino a pochi giorni fa, il due gennaio, ho scritto da Palermo a un amico di Reggio Emilia: «Se avessi avuto un paio di amici come te qui, avrei accettato di buon grado la mia vita». Ma l'amicizia vera è un bene inestimabile che non ho avuto. Il Sud con me è stato avaro.

L'amarezza è stata il mio rifugio. Amari gli aforismi: «A tradire sono sempre gli amici più intimi e i parenti più stretti». Perché? Solo a loro concediamo la possibilità di tradirci. Incantati, invece, sono stati i desideri irrealizzabili che ha espresso il mio immaginario. E’ di pochi mesi fa il mio racconto il «sogno di Paolo», dove Paolo si scopre donna e vive un amore di una completezza irreale, tanto intenso quanto solo da sognare. Poi si sveglia indubbiamente uomo. Ho lavorato, studiato, scritto, fino all'estenuazione. Sembrava che nulla potesse vincermi. Mi ha sconfitto la malvagità. Quando ho scritto: "Nessuno è più malvagio di chi spinge un uomo buono ad essere il suo assassino", ho capito che era arrivata la mia ora.

Io mi sto trasformando nel mio assassino, qui dinanzi agli occhi innocenti di Gesù che amo. Dinanzi alle gerarchie ecclesiastiche che odiano gli omosessuali. Prendo la tanica, mi inzuppo la maglia e i-pantaloni. Stringo nella mano destra un accendino. Basta azionarlo una, due volte... il fuoco divampa, è come i falò sulla sabbia a due passi dal mare, la fiamma è rovente, vicinissima, vicinissimo è l'infinito, ma ora a divampare sono io, è terribile, sono una torcia umana, corro, mi inarco per il dolore che mi fa impazzire, sono pazzo ma mi sento vivo almeno per qualche istante, vado verso Gesù, il vento del mattino alimenta le fiamme, un passante grida, due uomini in divisa si gettano su di me, agitano le giacche contro la mia pelle che non c'è più, prendono un estintore... Mi soccorrono gli infermieri. «Non sono neanche riuscito a morire». Per terra, sotto il colonnato, resta una striscia nera, sangue impastato a carbone e benzina.

Sono dietro a un vetro, il novanta per cento della pelle è ustionata, le telecamere dei tiggì mi inquadrano. Lo so, non mi salverò. Il mio corpo è la mia parola. Finalmente ascoltata.

[Il testo è una ricostruzione scritta in prima persona della vita di Alfredo Ormando fatta anche sulla base dei documenti messi a disposizione da Massimo Consoli e Piero Montana, che ringraziamo. E' stato pensato nella convinzione che la scrittura può essere resurrezione]

SIGNOR SIGNORINI ...

Gentile Signor Signorini,
Elton John non ha "preso" una donna in affitto. Le donne non si "prendono" se non vogliono essere "prese", altrimenti si tratta di una violenza punita dalla legge (mai abbastanza severamente). La donna in questione ha "scelto" in libertà di portare avanti una gravidanza per altri e l'ha fatto protetta dalla legge dello Stato della California (ma sarebbe potuto essere altrove, nei luoghi e nazioni in cui la Gestazione per Altri regolata dalle leggi e le madri surrogate protette dalle loro legislazioni). Signor Signorini, lei considera deficienti, inferiori, senza cervello nè desideri, succube dei desideri altrui queste donne che scelgono di portare avanti gravidanze per altri? Mi permetto di consigliarle qualche lettura e un po' di rispetto in più per donne immensamente potenti che regalano la vita a chi non potrebbe nascere altrimenti. Queste donne comunque non sono le madri dei bambini che mettono al mondo. Non desiderano esserlo. Capita che intreccino relazioni affettive con questi bimbi che diventano come nipoti. Ma i loro genitori sono e rimangono per sempre le persone che li hanno voluti e se ne prendono la totale responsabilità. Si può vivere benissimo felicemente senza la figura materna come senza la figura paterna. Anche su questo argomento ci sono molti testi (anche in italiano) che riportano studi scientifici serissimi che dimostrano come crescere con due genitori dello stesso sesso non porti nessun tipo di conseguenza negativa sullo sviluppo psico affettivo dei bambini e ragazzi. La rimando al sito della nostra associazione, Famiglie Arcobaleno, che accoglie ormai centinaia di figli cresciuti da due padri o due madri.

Alla sezione libri troverà tanti titoli che le permetteranno di approfondire, se lo desidera, questo argomento.

Giuseppina La Delfa [Famiglie Arcobaleno]

08 gennaio 2011

'CERTI DIRITTI' NEWS


Ciao a tutt**,
A dieci anni dai primi matrimoni gay celebrati in Olanda e a cinque dalle Civil Partnership inglesi, la Corte costituzionale italiana ribadisce il suo no alle coppie gay e lesbiche che chiedono la possibilità di sposarsi. Ma la battaglia di Certi Diritti continua.

All'inizio dell'anno l'iscrizione a Certi Diritti è un investimento ...
Luciana Littizzetto e Emma Bonino lo hanno già fatto.
Per contributi o iscrizioni alla newsletter scrivi a :
newsletter@certidiritti.it
Buona lettura


L'ASSOCIAZIONE

A Radio Radicale nasce la rubrica 'Amore civile – Certi Diritti in radio '. Nella prima puntata, andata in onda la notte della vigilia di Natale, il segretario Sergio Rovasio ha presentato le iniziative politiche dell'associazione. Laicità, testamento biologico e malattie sessualmente trasmissibili sono i temi della seconda puntata. La terza è tutta dedicata alla campagna di Affermazione civile dopo l'ultima sentenza della Corte costituzionale.
Puoi riascoltare le prime tre puntate su Radio Radicale >

La Corte costituzionale dice ancora no alle coppie gay e lesbiche che chiedono l'accesso all'istituto del matrimonio. La campagna di Affermazione civile continua. Le coppie gay e lesbiche che si sono sposate all'estero chiedano il riconoscimento anche in Italia. Leggi >


RASSEGNA STAMPA

1 Genova, scure sulla prostituzione: da oggi multe a 'bocca di rosa' e clienti ( 12.11.10) Leggi>
2 Genova: Prostituzione, 2 avvocati contro l'ordinanza Leggi>
3 Cento di questi anni: Il Regno Unito celebra il quinto anniversario delle civil partnership. Leggi>
4 Immigrazione: Repubblica Ceca sotto accusa per i test fallometrici. Leggi>
5 Cile: il Tribunale Costituzionale deciderà sul matrimonio gay Leggi >
6 La AGAPO non si ferma… e mette su Youtube video con testimonianze in italiano di ex-gay sulla efficacia delle terapie riparative.
Guardatevi per esempio questo in cui si associa omosessualità a droga, alcol, promiscuità, sieropositività: EX GAY: Uscire dall'omosessualità indesiderata è possibile!

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06 gennaio 2011

CORTE COSTITUZIONALE CONFERMA NO A RICONOSCIMENTO A COPPIE GAY. 'AFFERMAZIONE CIVILE' CONTINUA ALLA CEDU

CORTE COSTITUZIONALE DICE ANCORA NO ALLE COPPIE LESBICHE E GAY CHE CHIEDONO L'ACCESSO ALL'ISTITUTO DEL MATRIMONIO. AFFERMAZIONE CIVILE CONTINUA! LE COPPIE GAY E LESBICHE CHE SI SONO SPOSATE ALL'ESTERO CHIEDANO PARITA' DI RICONOSCIMENTO ANCHE IN ITALIA.

comunicato Stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti:

Roma, 6 gennaio 2010

La campagna di Affermazione Civile prevede di presentare ricorso contro i Comuni che oppongono il diniego alle coppie lesbiche e gay che chiedono le pubblicazioni matrimoniali. A seguito di questa campagna la Corte Costituzionale ha deciso di respingere tutti i ricorsi loro inviati. L'ultimo è stato depositato lo scorso 3 gennaio. Nella decisione si legge che la Corte:

a) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis, 231 del codice civile, sollevata, in riferimento all'articolo 2 della Costituzione, dal Tribunale di Ferrara con l'ordinanza indicata in epigrafe;

b) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli sopra indicati del codice civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 29 della Costituzione, dal Tribunale di Ferrara con la medesima ordinanza.

Tale decisione è l'esatta fotocopia della penultima sentenza dello scorso ottobre sullo stesso tema. La Corte evidentemente ha preferito lo status quo che nulla a che vedere con i cambiamenti sociali e culturali del nostro paese, già immobilizzato da una classe politica sempre più asservita al potere clericale vaticano.

L'Associazione Radicale Certi Diritti continua la sua lotta per il superamento delle diseguaglianze e rilancia la via legale, la campagna di 'Affermazione Civile', allargando anche alle coppie lesbiche e gay, costrette a sposarsi all'estero, l'invito a intentare ricorsi oltre che in Italia anche alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo affinchè l'unione venga riconosciuta dall'Italia. Occorre ricordare che il mancato riconoscimento delle coppie che si sono sposate in altri paesi membri dell'Ue, avviene in aperta violazione dei Trattati di Nizza e di Lisbona.

05 gennaio 2011

ANCORA CERCASI DIRITTI GAY

COME POTETE LEGGERE QUI APPRESSO NON DA IERI SI STA CHIEDENDO DIAPPLICARE LA COSTITUZIONE ....

Alba Montori

da LE NEWS DEL 21.05.2005

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Roma 21 maggio 2005

Signor Presidente, Carlo Azelio Ciampi,

Quando ho giurato di osservare, insegnare e difendere la Costituzione della nostra Repubblica, accettando la nomina in ruolo come docente di scuola media superiore dello Stato Italiano, nell'ormai lontano 1974, sapevo bene, e fin dalla prima infanzia, che cosa Essa sia: la LeggeFondamentale, di tutti i cittadini dello Stato Italia, quella a cui tutte le altre leggi e regolamenti devono inchinarsi ed adeguarsi.

Questo almeno ho appreso attraverso la mia famiglia e la scuola pubblica, e il mio studio personale.

Ricordo ancora l'emozione, grande, controllata a stento, che mi ha stretto la voce, nel pronunciare il mio giuramento, il mio impegno solenne, quel giorno ormai lontano.

Ero assolutamente consapevole di assumere una grande responsabilità, ma sono stata felice e onorata di poter mettere le mie conoscenze e le mie migliori energie al servizio della crescita umana, civile e culturale dei futuri cittadini dell'Italia, in cui sono nata e per la cui laica libertà tanta gente, anche della mia famiglia prima di me, ha creduto e lottato.

Personalmente mi sono sempre ritenuta fortunata, e orgogliosa, di far parte di uno Stato, una comunità di persone, la cui Legge Fondamentale è così rispettosa dell'Individuo, della sua identità, di pensiero e di coscienza, così ricca di principi di tolleranza, nonviolenza esolidarietà, non solo tra gli appartenenti allo Stato Italiano, ma estesi a tutta la comunità umana.

Ho speso la mia intera vita e voglio spenderla ancora, perché questi principi non rimangano solo vuote parole, ma diventino parte integrante e vitale della vita quotidiana di ciascuno, nella nostraterra e oltre, come certo desideravano coloro che la vollero fortemente e democraticamente la scrissero e l'approvarono. Mi rendo conto sempre più spesso, però, che la nostra Costituzione èpoco letta, e ancor meno, per conseguenza applicata, al punto che si ritiene necessario scrivere e promulgare leggi che, ignorandone i principi già esistenti, li riscrivono per nuovi, addiritturafalsandone talvolta il significato: potrei citare diverse situazioni legislative (con relativi regolamenti applicativi) di questo tipo, quotidianamente sotto gli occhi di tutti i cittadini italiani, non ultimo quello relativo ai poteri del Presidente della Repubblica, già tutti scritti, in forma chiara, semplice, inequivocabile, negli articoli relativi della Costituzione.

In quanto rappresentante morale politico di tutti gli Italiani, di tutti i cittadini della Repubblica Italiana, così come sono in essa pensati e descritti nei loro diritti e doveri dall' Art. 3 di singoli cittadini e nei loro rapporti etico - sociali, compresi quelli riguardante il matrimonio e la famiglia, mi rivolgo quindi a Lei, permettendomi di ricordarLe:

Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limitistabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 30. E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.
Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopoTali istituti sono nel Codice Civile- Libro Primo è Delle persone e della famiglia
Titolo VI - Del matrimonio
Capo I - Della promessa di matrimonio:
Capo III - Del matrimonio celebrato davanti all'ufficiale dello stato civile
Capo IV - Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio
Capo V - Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi.

Ebbene, la famiglia formata da Antonio Garullo e Mario Ottocento chiede di essere riconosciuta tale, a tutti gli effetti civili, dallo Stato Italiano.

Ad essa si aggiungono tutte le altre famiglie naturali che analogamente chiedono di essere legalmente riconosciute, come prescrivono gli Artt.3 e 29 della Costituzione e il Codice Civile, -Libro Primo Delle persone e della famiglia-Titolo VI - Del matrimonio. In tutti gli articoli del Codice Civile riguardanti il matrimonio CIVILE è da notarsi che tutti gli accenni a una distinzione di genere ( moglie, marito) come di "razza" sono stati cassati con la L. 19-5-1975, n. 151, la cosiddetta Riforma del diritto di famiglia.

Oggi cinquanta coppie di cittadini italiani in una suggestiva e colorata cerimonia svoltasi a Roma hanno dichiarato pubblicamente e affettuosamente il loro solenne impegno reciproco di condividere la vita e aiutarsi vicendevolmente con amore, il che significa impegnarsiad essere famiglia.

Purtroppo non c'era l'Ufficiale di Stato Civile a raccogliere e annotare ufficialmente il loro impegno pubblico, rendendoli così a tutti gli effetti civili titolari dei diritti e dei doveri che nederivano, ma c'era l'affetto commosso, il sostegno morale e la partecipazione civile di quanti reclamano a gran voce ormai da anni che cessi qualunque forma di discriminazione, offesa ed umiliazione nei confronti di una parte della popolazione dell'Italia, attualizzando finalmente per ogni suo cittadino, "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua o religione" il diritto di organizzare la propria famiglia in base alle personali scelte di vita e di affetti.

Cosa si attende ancora ad applicare la Legge dello Stato Sovrano per tutti i suoi cittadini, senza distinzione come prescritto.

Le chiedo pertanto di adoperare i Suoi Poteri, derivanti dalla Carica cui è stato democraticamente eletto a rappresentare quelli di tutti i cittadini della Repubblica Italiana, per promuovere senza indugi l'applicazione della Costituzione della Repubblica, anche per quanto concerne il riconoscimento delle nuove famiglie, senza ulteriori discriminazioni.

Ringraziando per l'attenzione

Alba Montori [Gaya CSF, Gaya Cronisti Senza Frontiere]

04 gennaio 2011

CERCASI DIRITTI GAY

Ogni anno centinaia di coppie omosessuali si recano all'estero per sposarsi. Un'opportunità negata in patria e ottenuta, grazie anche all'aiuto di strutture legali, in molti paesi d'Europa. Qualcuno li chiama «esiliati». Molto più semplicemente sono uomini e donne che non accettano di subire un divieto che non sanno spiegarsi e che vivono come un'ingiustizia. E non solo nei loro confronti.

Per Daniele in fondo è stato semplice. Stewart, il suo compagno, è canadese e così quattro anni fa, quando insieme hanno deciso di ufficializzare il loro rapporto hanno approfittato di una vacanza a Vancouver per sposarsi. «E' stato tutto molto facile», racconta oggi. «In Canada quasi in ogni drugstore c'è uno sportello dove è possibile svolgere ogni pratica amministrativa, dall'assicurazione della macchina al matrimonio. Abbiamo riempito un modulo per chiedere la licenza di matrimonio, scelto un posto per la cerimonia e fissato un appuntamento con un pubblico ufficiale, che lì sono un uomo o una donna autorizzati dalla Stato a celebrare l'unione. Una settimana dopo eravamo sposati». La stessa cosa l'hanno fatta il 19 settembre scorso quattro coppie di lesbiche italiane, due romane, una di Napoli e una di Bologna. Tutte insieme si sono sposate a Barcellona, per poi fare rientro in Italia. Anche in questo caso per coronare il loro sogno d'amore è bastato sbrigare le poche formalità richieste dalla legge spagnola, più severa rispetto all'estrema facilità canadese, ma tutt'altro che insormontabili. I problemi, semmai, per tutti loro sono cominciati una volta rientrati in Italia. A Bologna infatti, dove Daniele e Stewart vivono da anni, il loro certificato di matrimonio non vale niente e tutto ciò che in Canada o in Spagna per le coppie omosessuali è un diritto indiscutibile, vale a dire la completa equiparazione alle coppie etero, in Italia ha smesso di esistere nel momento stesso in cui hanno varcato la frontiera. «Il certificato adesso lo teniamo sopra una scaffale della libreria e lo facciamo vedere agli amici, niente di più», racconta amareggiato Daniele.

Coppie in esilio
Si potrebbero chiamare fughe d'amore, ma sarebbe riduttivo e anche ingiusto. Come Daniele e Stewart, e come le otto donne in trasferta in Spagna, sono decine ogni anno le coppie omosessuali che decidono di recarsi all'estero pur di vedere riconosciuto dalla legge il proprio legame con la persona che amano, una possibilità negata in patria. Partono da sole, magari dopo aver letto qualche guida che le informa sulle diverse legislazioni nazionali, oppure dopo essersi rivolte a una delle tante associazioni che forniscono assistenza legale. Ma anche a nuove agenzie matrimoniali per persone omosessuali che promettono in pratica le nozze "chiavi in mano". «Dal 2003 a oggi sono alcune migliaia le coppie di gay e lesbiche che si sono sposate all'estero - spiega Franco Grillini, ex presidente dell'Arcigay oggi responsabile Diritti civili dell'Italia dei valori -. Io li chiamo gli esiliati, quelli che sono dovuti andare in esilio per ottenere un diritto». Di matrimoni tra persone dello stesso sesso in Italia infatti non se ne parla neppure. Qui è difficile perfino arrivare all'approvazione di una legge che finalmente legalizzi le unioni civili, con la conseguenza che a essere penalizzate in questo modo non sono solo le coppie di fatto omosessuali, ma anche quelle etero. E allora piuttosto che subire quella che viene vissuta come un'ingiustizia, si preferisce magari fare qualche sacrificio e andare in giro per l'Europa, ma anche oltre Oceano, per sposarsi o per avere un bambino sfruttando le possibilità offerte - sempre negli altri Paesi - dalla scienza. E questo pur sapendo che una volta rientrati in Italia comincerà un'esistenza piena di ostacoli creati da ottusità burocratiche e dalla curiosità morbosa della gente, che spesso si trasforma in vera omofobia. Eppure nonostante tutto questo non si scoraggiano. Anzi. «Il fatto è che la gente ha urgenza e non aspetta certo la politica», spiega Ivan Scalfarotto, omosessuale e vicepresidente del Pd che nel suo libro «In nessun paese» racconta l'incredibile storia di un paese che non riesce a essere normale neanche sugli affetti. Ma che, nonostante questo, non si ferma. «Devi vivere - prosegue Scalfarotto -. Ognuno di noi ha un orologio biologico che cammina e se vuole avere un figlio non può certo perdere tempo». Dal 2005 a oggi sono almeno cento le coppie omosessuali che si sono rivolte ad Antonio Rotelli perché le aiutasse a sposarsi. E lui non si è tirato indietro. Avvocato, presidente della Rete Lenford, associazione di legali per i diritti delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), Rotelli ha scritto tre guide che spiegano come sposarsi in Spagna, Olanda e Inghilterra, cosa prevedono le rispettive leggi nazionali e a quali doveri adempiere per arrivare al matrimonio. «Per due persone dello stesso sesso sposarsi all'estero è meno complicato di quanto si potrebbe pensare», spiega Rotelli per il quale tutto dipende da quale Paese si sceglie. In Spagna ad esempio, dove si sono recate le quattro coppie di donne, la cosa più importante è dimostrare di risiedere nel paese. «Basta prendere in affitto un appartamento, o anche solo una stanza per qualche mese, in modo da poter avere un certificato di residenza - prosegue il legale -. Poi serve un certificato che attesti che la persona che vuole sposarsi è celibe o nubile». Fatto questo è previsto un colloquio con un giudice utile a stabilire che quella di legalizzare l'unione sia davvero una libera scelta. «Il giudice - prosegue il legale - deve anche verificare che non ci siano motivi di convenienza, come ad esempio il tentativo di acquisire la cittadinanza spagnola. Superato anche questo piccolo ostacolo si sceglie il comune in cui sposarsi e si fissa la data». Chiaro che più il comune è grande, come ad esempio Barcellona, gettonatissima dalle coppie omosessuali, più la lista di attesa è lunga, ma si tratta solo di avere pazienza qualche mese.

Ultimi in Europa
Per due omosessuali che si amano sposarsi ormai non è più un problema in quasi tutta Europa. I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono infatti riconosciuti, oltre che in Spagna, in Portogallo, Belgio, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia (dove è previsto addirittura anche il matrimonio religioso). In Inghilterra e Irlanda del Nord esiste invece il Civil Partnership, di fatto un matrimonio a tutti gli effetti solo con un nome differente. Ma regolamentazioni delle coppie di fatto - sia etero che omosessuali - esistono praticamente in tutto il continente: i Pacs in Francia, i Lebenpartnershaft in Germania mentre legislazioni simili ai Pacs francesi esistono anche in Austria, Slovenia, Ungheria. Fuori dall'Ue, invece, in Islanda è legalizzato il matrimonio mentre in Croazia una legge riconosce le unioni civili. Antonio Garrulo, 45 anni, e Mario Ottocento, 38, sono una sorta di pietra miliare del movimento omosessuale. Sono infatti la prima coppia italiana a essersi sposata all'estero. «Il 1 giugno del 2002 all'Aja. Con Mario stavamo insieme dal 1996, avevamo già un rapporto consolidato», racconta Antonio. L'Olanda è stato il primo paese al mondo a legalizzare i matrimoni gay. Ironia della sorte, la legge venne approvata il 1 aprile del 2001, ma era tutt'altro che uno scherzo. Le prime ad approfittare della nuova opportunità furono decine di coppie gay olandesi poi, a ruota, nel paese cominciarono ad arrivare persone da tutta Europa. «Quando sapemmo della legge ci venne subito spontaneo pensare al matrimonio, era giunto il momento - prosegue Antonio -. Non è per il pezzo di carta, però si tratta di un passaggio importante, un gesto di libertà. Noi non sapevamo neanche come sarebbe stato dopo, ma abbiamo voluto farlo lo stesso». Anche la legge olandese prevede che almeno uno dei componenti la coppia sia residente nel paese, quindi Mario partì e affittò per qualche mese una stanza insieme ad alcuni studenti. Il giorno delle nozze con i due italiani c'erano tutti: la madre di Mario, il fratello di Antonio e tutti gli amici. Ma anche un gran numero di giornalisti italiani. «Persino il Tg1 che ci intervistò», ricorda ancora Antonio. L'evento fece scalpore. «Noi viviamo a Latina una città tradizionalmente di destra. Eppure devo essere sincero: al nostro ritorno a casa abbiamo avuto numerose dimostrazioni di solidarietà e amicizia». Il difficile è stato tentare di far riconoscere la loro unione. Quando Antonio e Mario si sono presentati all'ufficio stato civile con il certificato di matrimonio in mano e hanno chiesto che venisse trascritto, sono cominciate le prime delusioni. «Non ci hanno detto di no. Ci hanno spiegato che semplicemente non sapevano cosa fare - racconta Antonio -. Il comune si è rivolto al ministero degli Interni che ha vietato la trascrizione del nostro matrimonio perché 'contrario all'ordine pubblico'. Capisce? Per lo Stato siamo una specie di Bin Laden dei sentimenti». Nel 2004 una sentenza del tribunale di Latina conferma il parere del Viminale e ora Antonio e Mario sono in attesa che sul loro caso si pronunci la Cassazione. Mentre l'Europa procede per la sua strada, la nostra classe politica è ferma al palo e si va avanti tra gli anatemi della Chiesa e le battute omofobe del leghista di turno. «La Chiesa fa il suo lavoro, e quindi non mi scandalizza più di tanto. Il problema è che in Italia abbiamo una classe politica vecchia, incapace di capire che la famiglia è cambiata più negli ultimi quarant'anni che nei mille precedenti», attacca Scalfarotto.

Una sfilza di ddl. Tutti inutili
Basta pensare a che fine hanno fatto i vari disegni di legge sulle unioni civili. Uno dei primi venne presentato addirittura nel 1996 da Nichi Vendola, allora giovane deputato. Seguirono poi, in un crescendo di sigle, i Pacs (presentati in due legislature differenti da Franco Grillini), i Dico (Diritti e doveri dei conviventi) di Rosi Bindi e Barbara Pollastrini, all'epoca ministre del governo Prodi, i Cus (Contratto unioni solidali) dell'allora democratico Cesare Salvi, per finire in questa legislatura con i Di.do.re. (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi) sponsorizzati dal ministro Renato Brunetta. Tutti rigorosamente e puntualmente finiti a prendere polvere dentro un cassetto. Sembra di essere tornati alla fine degli anni '60, quando tutti i paesi in Europa avevano una legge sul divorzio tranne l'Italia. «Il fatto è che siamo considerati cittadini di serie B, anche ammesso che in Italia ci siano ancora cittadini di serie A», si sfoga Daniele che deve fare i conti anche con un altro tipo di problema. Siccome è canadese Stewart, il suo compagno, ha bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno: «Ogni volta c'è la preoccupazione di non ottenere il rinnovo. Tutti dicono che per noi omosessuali non c'è nessun problema, perché basta un atto notarile per risolvere ogni disparità con gli eterosessuali, ma non è vero. Non c'è nessun atto notarile che mi permette di vivere legalmente con Stewart». Un giudizio che trova d'accordo anche Antonio e Mario. «L'assurdo è che in Europa i confini non esistono per le merci, ma esistono per i miei diritti», prosegue Antonio. «Non capisco questo accanimento nel non riconoscere le coppie omosessuali. Io, in fondo, se mi sposo non tolgo niente a nessuno».

Carlo Lania