Associazione Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI

30 aprile 2010

"RAINBOW BUS" CONTRO GLI SCHIAFFI !


Noi, rispondiamo così ai vostri schiaffi.

Lancio l'idea dell'Bus Rainbow, trasformiamo l'offesa subita(schiaffi e botte, violenze psicologiche, negazioni dei diritti fondamentali, umiliazioni pubbliche e private), in un'iniziativa divisibilità omosessuale e trans/intersessuale.

Tutti a bordo! Saliamo in massa con le nostre bandiere rainbow, nei luoghi dell'offesa, che siano bus, metro, treni , ecc..

idea Flash

perché: Aggressione del Sabato sera (24 Aprile 2010) alla fermata Trastevere sulla linea Bus N8 a Roma.
percorso: si sale in quella stazione (Stazione Trastevere) e si scende a Termini.
come: con le nostre bandiere Rainbow e dei volantini informativi.

chi volesse partecipare invii una mail amailto:avandilli@gmail.com

ARCIGAY, VOLANTINAGGIO SU BUS DOPO AGGRESSIONE A ROMA

(ANSA) - ROMA, 28 APR - Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e l’Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’ preparano una "iniziativa contro l'omofobia dopo l'aggressione a un ragazzo gay di 22 anni avvenuta nella notte tra sabato 24 e domenica 25 aprile". In particolare "venerdì 30 aprile - annuncia il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo - a partire dalle 13 dal terminal degli autobus della stazione Termini, in piazza dei Cinquecento, saliremo a bordo degli autobus e distribuiremo una campagna contro l'omofobia pensata e realizzata proprio dopo questo terribile episodio. Volantini e materiale informativo con cui vogliamo raccontare ai cittadini quello che è avvenuto - spiega ancora Marrazzo - e chiedere di aiutarci a denunciare e di impegnarsi, ogni giorno, in una battaglia comune contro ogni forma di intolleranza e per l'uguaglianza". "In autobus raggiungeremo molte piazze della città - spiega il presidente di Arcigay - e anche Trastevere, dove passava il bus proprio mentre avveniva l'aggressione. A distribuire il materiale un gruppo di volontarie e volontari che avranno con loro la bandiera di Arcigay, il simbolo che gli aggressori hanno visto su una spilla del ragazzo. Ci auguriamo che si uniscano anche molte altre persone".(ANSA).

26 aprile 2010

PEDOFILIA: OMOSESSUALI IN PIAZZA PER VITTIME,SERVE GIUSTIZIA

AFFERMAZIONI BERTONE ALIMENTANO VIOLENZA;CHIESA INDAGHI SU REATI (ANSA) - ROMA, 24 APR - 'Omosessuale non significa pedofilo'. Le affermazioni del segretario di Stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, sono 'antiscientifiche' e 'alimentano la violenza contro gli omosessuali'.

Le richieste di perdono da parte della chiesa verso le vittime 'non bastano, chiediamo venga fatta giustizia'. Lo hanno voluto ribadire con forza, oggi durante una manifestazione a Roma, le associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali, tra le quali Arcigay, Di' Gay Project, Arcilesbica, Famiglia Arcobaleno, Certi Diritti, Mit, Agedo e il Circolo Mario Mieli.

Un incontro 'simbolico', ha spiegato il presidente di Arcigay, Paolo Patane', contro la pedofilia e a difesa dei diritti degli omosessuali, che 'rifiutano' le affermazioni di Bertone, 'false e pericolose. LaChiesa deve assumersi le sue responsabilita' e far luce su quanto avvenuto, denunciando i colpevoli'.In piazza Santi Apostoli si sono riuniti diversi sostenitori dell'iniziativa con striscioni ('I Gay contro la pedofilia'), cartelli ('Pedofilia: il problema non sono gli omosessuali';

'Preti pedofili falsi come Giuda') e alcune bandiere 'No Vat - Piu' autodeterminazione meno Vaticano' del coordinamento Facciamo Breccia. Imma Battaglia, presidente di Di' Gay Project ha chiesto che il movimento lgbt venga ricevuto ufficialmente dalle gerarchie vaticane, 'per parlare faccia a faccia con chi strumentalizza la nostra vita'. La presidente del Circolo Mario Mieli, Rossana Praitano, ha condannato le affermazioni del segretario di Stato vaticano per i 'contenuti culturali devastanti'.

'Volevamo manifestare in piazza Pio XII o davanti a Castel Sant'Angelo ma ci e' stato vietato - ha denunciato Sergio Rovasio, segretario di Certi Diritti - il nostro Stato si genuflette ai voleri del Vaticano.
Per affermazioni quali quelle fatte da Bertone - ha aggiunto - chiunque sarebbe ora sotto calunnia, ma secondo i nostri legali noi non possiamo neanche denunciarlo'. Rovasio ha chiesto quindi scuse'piu' articolate' da parte della Chiesa alle vittime e 'piu' solidarieta'' a chi ha subito abusi e 'non solo al Papa e ai vescovi' da parte della cittadinanza.

Oltre alla manifestazione romana, anche a Bologna le associazioni omosessuali sono scese in strada con una 'processione laica', ha ricordato Paolo Patane'. (ANSA).

23 aprile 2010

MANIFESTAZIONE IN SOSTEGNO DELLE VITTIME DELLA PEDOFILIA

DOMANI, SABATO 24 APRILE, MANIFESTIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA' ALLE VITTIME INNOCENTI DELLA PEDOFILIA DELLA CHIESA CATTOLICA.

APPUNTAMENTO A ROMA IN PIAZZA SS. APOSTOLI, PERCHE' CI E' VIETATO MANIFESTARE DI FRONTE AL VATICANO.

CHIEDIAMO A TUTTA LA GENTE DI BUONA VOLONTA', CATTOLICI COMPRESI, DI FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE ESIGERE GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI CRIMINI DI PEDOFILIA, CONTRO IL SILENZIO OMERTOSO DELLE GERARCHIE VATICANE

COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE RADICALE ‘CERTI DIRITTI’:

Domani, sabato 24 aprile, l'Associazione Radicale Certi Diritti, insieme a decine di altre associazioni lgbt(e), tra le altre, Arcigay, DiGayProiect, Circolo Mario Mieli, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit, co-promuovono una manifestazione a Roma in sostegno delle vittime innocenti della pedofilia nella chiesa cattolica. La manifestazione, contro l'omertà delle gerarchie cattoliche e le gravissime affermazioni del Camerlengo Bertone, che anzichè parlare degli scandali associa con gravissime e antiscientifiche tesi l'omosessualità alla pedofilia, si svolgerà in Piazza Ss. Apostoli a partire dalle ore 16.00 .

La manifestazione si doveva svolgere nel territorio italiano antistante la Città del Vaticano ma le autorità lo hanno impedito. Anche altre piazze pedonali vicine sono state vietate.

Manifestazione analoghe sono previste contemporaneamente in decine di altre città in tutto il mondo, davanti alle sedi delle nunziature apostoliche e chiese principali, grazie alla mobilitazione dell'International Lesbian and Gay Association che ha mobilitato le organizzazioni nazionali lgbt.

KLAUS MONDRIAN: "CARO MARRAZZO LA SESSUALITA’ NON E’ UN ERRORE UMANO"

Va dato atto a Piero Marrazzo di aver mantenuto in questi mesi un silenzio dignitoso in un paese dove la parola dignità, nella sua declinazione politica non ha più nessun rilievo nelle scelte e nei comportamenti della sua classe dirigente. E dove il legame tra elettore e dignitario è del tutto allentato perché l’indegnità come pratica si è sviluppata come virus soprattutto nell’elettorato di riferimento dell’indegno, elettorato che anzi che anela e invidia il principe che non usa più la dignità; vorrebbe poter un giorno essere lui/lei capace di così tanta indegnità impunita.

La dignità o la faccia come la vogliamo chiamare, un tempo era una cosa ‘seria’, serviva almeno a salvare le apparenze cattoliche; insomma se la perdevi non potevi ribaltare la frittata.

E le monetine su Craxi furono il sussulto estremo di un’Italia di cittadini dignitosi; sono state forse uno degli ultimi atti di dignità collettiva del paese.

Oggi la ‘degnità’, cioè essere degni del compito per cui si è stati eletti, vale 15 minuti. Subito coperta, camuffata, invertita, perversamente ribaltata da una dichiarazione di autoassoluzione che coinvolge ritualmente nell’ordine il nemico politico, il pm, il giudice, i giornali, i comunisti (che dunque evidentemente rimangono saldamente associati alla parola dignità).

In tutto questo il comportamento dell’ex governatore del Lazio è stato decoroso e rispettoso dell’indagine in corso. Ha aspettato il pronunciamento definitivo della Cassazione ed ha potuto così finalmente tornare a parlare, prove alla mano.

Poteva usare l’auto blu (come se non fosse noto a tutti che ciascuno la usa come gli pare e nessuno glielo può vietare), poteva far uso eventuale e personale di droga, è stato incastrato da una trappola premeditata (e qui le cose andranno accertate bene nei dettagli perché da quell’episodio è scaturita di fatto la restituzione della Regione alla destra). Ultimo e definitivo giudizio della magistratura.

Quello che invece stride, che ci dispiace molto, nelle dichiarazioni di Marrazzo, in questa dignità altrimenti ammirevole, è invece il dire ‘ho sbagliato solo come uomo’ che è parente stretto della lettera di ‘scusa al papa’ fatta mesi fa dal governatore.

Non è una sfumatura che qui si vuole sottolineare. E’ piuttosto una grave dimenticanza, un lapsus di vita, di concezione del mondo e rispetto per tutte le persone coinvolte, per la loro dignità appunto.

Senza dimenticare che c’è una persona, Brenda, che ci ha rimesso persino la pelle in questa vicenda macabra di sessuofobia italiana (perché senza vergogna del sesso non ci sarebbero ricattatori e ricattati in un’Italia più liberata sessualmente, e agli italiani non interesserebbe nulla del chi va con chi).

L’errore umano ci pare una brutta cosa, detta così. Come se andare con una transessuale (regolarmente e da anni e a volte senza neanche far sesso come pare), conversare con lei, accarezzarla, essere teneri in due, fosse appunto un errore tecnico del genere maschile; una rottura temporanea del suo motore maschilista.

Avremmo capito di più se Marrazzo avesse detto ‘ho sbagliato come marito’ (è cattolico e dunque come marito in questo senso ha sbagliato profondamente se vuole attenersi ai dettami).

Ma come uomo no, non si può sbagliare come uomini a frequentare una transessuale.

Il messaggio subliminale è terribile, a maggior ragione perché neanche ragionato e buttato là in una frase come un’altra: la transessualità è un errore, uno scherzo della natura umana. Sono tornato sulla retta via, avevo per un attimo dimenticato di essere un ‘uomo’, ora sono tornato un uomo! Dunque chiedo scusa alla mia famiglia e al papa perché ho abbandonato la Verità e ho deviato verso la transessualità che evidentemente non è compresa nella mia concezione del mondo se non come colpa e come peccato.

Se mai peccato fu (ognuno sceglie i peccati di cui vivere) è come coniuge e forse come padre, non certo come uomo (genere umano) o addirittura come maschio (genere umano dominante).

Come allora potremo mai ottenere una legislazione positiva sui diritti civili se è proprio dal centrosinistra che lesbiche, gay e transessuali sono identificati in modo così rozzo, involontario e primitivo come ‘errore umano’?

Solo riportando nell’agenda della sinistra oltre ai diritti civili anche la questione sessuale! La liberazione sessuale o a/sessuale senza generi dominanti. Rivoluzioni mai compiute che pure hanno dato spinta a meravigliosi moti del genere umano in un passato neanche così lontano.

Torniamo a parlare della libertà sessuale per ognuno, della gioia e della felicità sessuale, della consapevolezza sessuale, della laicità sessuale, della sessualità come parte fondamentale di ciascuno, suo diritto vitale inviolabile.

Liberare la libertà sessuale è oggi un bellissimo dovere in questo paese. Che almeno dalle nostre parti ci sia una grammatica nuova del corpo e dei desideri. La consapevolezza che il sesso è un linguaggio di felicità e di cambiamento, non è un errore umano.

Il tradimento raramente è solo uno sfogo del pene.

Il più delle volte è un piccolo spiraglio di libertà in un contesto in cui le libertà sono solo sulla carta.

Se le donne e i maschi etero, gay e trans fossero più libere di liberare i corpi e i desideri, di chiedere ai loro partner ciò che ora si chiede solo al sesso a pagamento, se insomma il sesso fosse tolto finalmente dalla categoria della pubblica morale e si collocasse nella categoria della vita privata, la politica in toto ne trarrebbe vantaggio. Le lavoratrici, i lavoratori ne trarrebbero vantaggio perché un corpo libero è un corpo felice, e un corpo felice è un corpo dignitoso in tutto quello che fa e che pensa!

PRINCIPIO DI PARITA' E MANCATO RICONOSCIMENTO DELLE RELAZIONI OMOSESSUALI IN ALCUNI STATI MEMRI DELL'E.U.

Stato dell'arte in EU sulla questione del riconoscimento delle coppie omosessuali.

INTERROGAZIONE SCRITTA E-0351/10 di Niccolò Rinaldi (ALDE), Sonia Alfano (ALDE), Gianni Vattimo (ALDE) e Jeanine Hennis-Plasschaert (ALDE) al Consiglio

oggetto: Principio di parità e mancato riconoscimento delle relazioni omosessuali in alcuni Stati membri dell'UE

L'Unione europea promuove le pari opportunità e la non discriminazione in tutti i settori, in particolare sulla base dell'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, diventata vincolante con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona. Contrariamente a tale principio, alcuni Stati membri dell'UE ancora non hanno una legge o una normativa che regolamenta le coppie di fatto, le unioni registrate, le unioni civili o i matrimoni tra omosessuali. L'assenza di riconoscimento delle coppie omosessuali implica altresì una chiara barriera alla loro libera circolazione nell'Unione europea, dal momento che non vi è garanzia di riconoscimento reciproco: ciò rappresenta una violazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali comunitari. Tra questi paesi vi è l'Italia, dove una serie di cause promosse da coppie omosessuali sono state deferite alla Corte costituzionale, la quale dovrà pronunciarsi sulla compatibilità con la costituzione italiana del rifiuto delle autorità di riconoscere il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali. In tale scenario Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, due cittadini italiani, hanno iniziato lo sciopero della fame (Incorvaia ha dovuto poi interromperlo per motivi di salute mentre Zanardi è al suo sedicesimo giorno) per esercitare pressioni sul parlamento italiano e sulle commissioni pertinenti affinché inserissero nell'ordine del giorno l'esame e la discussione della proposta di normativa sulla parità e sul riconoscimento delle unioni e dei matrimoni omosessuali. Alla loro protesta si sono unite ONG, politici e cittadini che sostengono la loro causa. La richiesta di tutti è di trovare una soluzione politica mediante le istituzioni democraticamente elette, anziché lasciare la decisione ai tribunali.

Non ritiene il Consiglio che la discriminazione basata sull'orientamento sessuale dovrebbe essere eliminata da tutti gli Stati membri in tutti i settori, soprattutto dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali? Come intende il Consiglio far sì che la libera circolazione e il riconoscimento reciproco delle coppie omosessuali siano garantite nell'Unione europea? Intende il Consiglio manifestare le sue preoccupazioni per la sorte del sig. Zanardi, così da garantire una discussione sulla legislazione concernente le unioni omosessuali e una regolamentazione delle stesse in Italia?

E-0351/10

risposta (19 aprile 2010)

Si ricorda che il Consiglio può agire soltanto nei limiti delle competenze dell'UE.

L'articolo 5, paragrafo 2, del trattato UE stabilisce il principio di attribuzione delle competenze, secondo cui l'Unione europea può agire esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati. Inoltre, l'articolo 6 del trattato UE prevede che l'Unione riconosca i diritti sanciti nella Carta dei diritti fondamentali ma che le disposizioni della Carta non estendano in alcun modo le competenze dell'Unione definite nei trattati.

Il Consiglio è pertanto tenuto al rispetto del principio di attribuzione delle competenze anche quando adotta misure per combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale.

Ciò detto, si informano gli onorevoli Parlamentari che la direttiva 2000/78/CE del Consiglio1, basata sull'articolo 13 del trattato CE (ora articolo 19 del TFUE), già vieta la discriminazione basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali per quanto riguarda l'occupazione e le condizioni di lavoro. Ai sensi del considerando 22 di tale direttiva del Consiglio "la presente direttiva lascia impregiudicate le legislazioni nazionali in materia di stato civile e le prestazioni che ne derivano.".

È inoltre attualmente all'esame del Consiglio2 una nuova proposta relativa alla lotta contro la discriminazione. Il 2 luglio 2008, la Commissione ha adottato una proposta che mira ad estendere la tutela contro la discriminazione per motivi di religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale per coprire settori non ancora inclusi nella direttiva 2000/78/CE quali la protezione sociale, comprese la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria, le prestazioni sociali, l'istruzione e l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, inclusi gli alloggi.

Nella proposta si afferma inoltre che essa non modifica la ripartizione delle competenze tra l'Unione europea e i suoi Stati membri ed in particolare che essa non si applica alle materie disciplinate dal diritto di famiglia, tra cui lo stato coniugale (articolo 3, paragrafo 2). Avendo il Parlamento europeo adottato il suo parere nel quadro della procedura di consultazione il 2 aprile 20093, il Consiglio sta attualmente esaminando la proposta.

Sarà necessaria l'unanimità tra gli Stati membri perché essa possa essere adottata e il Consiglio non è in grado di anticipare i risultati dei negoziati in corso. Conformemente all'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, prima che l'atto possa essere adottato è necessaria l'approvazione del Parlamento Europeo.

Per quanto riguarda il fatto di garantire la libera circolazione e il riconoscimento reciproco delle coppie omosessuali nell'Unione europea, il Consiglio non è stato invitato ad adottare una posizione al riguardo non avendo la Commissione sinora presentato alcuna proposta.

20 aprile 2010

MANIFESTAZIONE IN SOSTEGNO DELLE VITTIME DELLA PEDOFILIA

Le Associazioni Lgbt(e) indicono sabato 24 aprile a Roma una manifestazione in sostegno delle vittime della pedofilia. La chiesa risponda davanti ai Tribunali!

Perseguire gli abusi senza reticenze, pieno sostegno alle vittime perché denuncino tutti casi

In questi giorni in cui si sta tentando di nascondere la verità sugli abusi perpetrati ai danni di minori innocenti tirando in ballo assurdi parallelismi tra omosessualità e pedofilia, Arcigay, ArciLesbica, AGEDO, Famiglie Arcobaleno, MIT, Certi Diritti, Dì Gay Project lanciano un appello ai cittadini e alle associazioni per una manifestazione contro la pedofilia e in sostegno delle vittime per sabato 24 aprile a Roma in Piazza SS Apostoli alle ore 16.30.

Distorcere la questione della pedofilia, come ha fatto il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, porta a scaricare su altri innocenti le gravi accuse che da tutto il mondo piovono sulle gerarchie vaticane. La questione non è identificare o meno l'orientamento sessuale del pedofilo, ma perseguire con fermezza chiunque si macchi di tali abusi, soprattutto se si hanno responsabilità educative o spirituali.

La Chiesa risponda davanti ai tribunali e all'opinione pubblica mondiale dei gravi insabbiamenti avvenuti in tutto il mondo. Per questo il nostro appello va a tutte le donne e gli uomini di qualsiasi fede religiosa o non religiosi, che non possono tacere di fronte alla violazione dell'infanzia: che tutti i casi vengano portati allo scoperto.

per adesioni e contatti: stop.vaticanabuse@gmail.com

Paolo Patanè – Arcigay
Francesca Polo – ArciLesbica
Rita De Santis – AGEDO
Giuseppina La Delfa – Famiglie Arcobaleno
Porpora Marcasciano – MIT
Sergio Rovasio – Associazione radicale ‘Certi Diritti’
Imma Battaglia – Dì Gay Project
Claudio Mori – Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’

PREVENZIONE RESPONSABILE

La farmacia non vende i preservativi? Li distribuisce l'Arcigay.

All'Isola Tiberina, alcune associazioni hanno distribuito condom davanti alla Farmacia che per scelta religiosa ha deciso di non vendere il contraccettivo.

Distribuzione di preservativi ieri mattina davanti alla farmacia che si trova sull'Isola Tiberina che nelle settimane scorse è salita agli onori delle cronache per la rinuncia a vendere i contraccettivi. Questa l'iniziativa organizzata da Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Nps - Network Italiano Persone Sieropositive e Fondazione Massimo Consoli per richiamare l'attenzione dei cittadini e delle istituzioni sul tema della tutela della salute e della prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

"Pochi giorni fa ci è stato segnalato da una coppia gay che questa farmacia non vende preservativi per ragioni etico-religiose - spiega Alessandro Poto dell'Arcigay - è un fatto gravissimo, un atto criminale. Il preservativo è un presidio medico, che va usato per evitare gravidanze indesiderate ma soprattutto per difendersi da hiv, sifilide, epatiti e tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili di cui, fra l'altro, si sta registrando un aumento in Italia".

Insieme ai preservati, alcuni ragazzi hanno distribuito ai passanti opuscoli e materiale informativo sulle malattie sessuali. "Facciamo una supplenza, rimediamo al disservizio", afferma Alba Montori della Fondazione Massimo Consoli, che spiega di essere venuta a conoscenza che in alcune farmacie non vendono preservativi ai minorenni. "E' vergognoso - prosegue - è un dovere di responsabilità verso se stessi e verso gli altri utilizzare precauzioni e in uno Stato civile non si dovrebbero verificare atti di irresponsabilità, come il rifiuto a vendere preservativi. L'obiezione di coscienza non può coinvolgere la salute delle persone".

Ad intervenire alla manifestazione anche l'addetto stampa del Fatebenefratelli che ha voluto specificare che la farmacia in questione acquista poche confezioni di preservativi perché le scorte sono influenzate soprattutto dalle attività svolte nell'ospedale adiacente. "Ha sempre disponibili, per esempio, i medicinali oncologici perché abbiamo il reparto di radioterapia - spiega il portavoce.

A tracciare, infine, un bilancio della giornata il presidente dell'Arcigay Roma, che ha annunciato altre iniziative di sensibilizzazione. "La manifestazione è andata bene - dice Fabrizio Marrazzo - le persone hanno capito le motivazioni che ne erano alla base. Abbiamo già chiesto un incontro al presidente dell'Ordine dei farmacisti di Roma perché occorre che la vendita dei preservativi non sia lasciato al libero arbitrio dei farmacisti. Nel frattempo stiamo facendo un lavoro di monitoraggio, sappiamo che anche altre farmacie non vendono preservativi. Insieme alla Provincia di Roma stiamo portando avanti un progetto per l'installazione di distributori di condom nelle scuole. Per ora solo il Keplero ha aderito. Noi cercheremo di metterli anche nei locali. Manca una seria campagna di sensibilizzazione. Questa è la grande assente in un Paese nel quale più del 70% dei giovani tra 14 e 25 anni dichiara di non usare il preservativo".

Valeria Ferroni




19 aprile 2010

COPPIE GAY, ALTA CORTE NON CHIUDE

La decisione della Corte costituzionale sul matrimonio gay, letta la motivazione, non si esaurisce affatto nel rinviare il problema alla «discrezionalità» del legislatore.

Anzitutto, la Corte – e non è poco – riconosce che, nell’ art. 2 della Costituzione: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri».

Il legislatore ha dunque da intervenire, ma solo per scegliere tra diverse modalità della protezione da accordare alla coppia omosessuale in applicazione di un diritto che è direttamente garantito dall’art. 2 della Costituzione.

Inoltre, tra le soluzioni praticabili per la protezione della coppia gay non è precluso al legislatore scegliere quella del matrimonio. Poiché, sempre secondo la Corte, la nozione di matrimonio e quella di famiglia dell’art. 29 della Costituzione non sono «cristallizzate», ma da adeguare alla «evoluzione della società e dei costumi». Anche se un tale adeguamento resta compito del legislatore e non può essere opera della Corte con una «interpretazione creativa».

Infine, il legislatore non è neanche libero di rimanere inerte. Poiché, in assenza di una legge adeguata, per così dire chiudendo il cerchio, la Corte si riserva «la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza».

L’intervento del legislatore sul riconoscimento delle unioni omosessuali, pur non essendo a «rime obbligate», è dunque costituzionalmente dovuto, per l’art. 2 della Costituzione, e da svolgersi senza dar adito a discriminazioni ingiustificate rispetto ai diritti già spettanti alle coppie sposate eterosessuali; poiché eventuali scelte discriminatorie, penalizzanti le coppie gay, sarebbero censurabili costituzionalmente per «irragionevolezza». Speriamo che, finalmente, il parlamento faccia la sua parte, lasciando indietro pregiudizi vecchi e nuovi, di ogni risma e colore.

Vittorio Angiolini
[Professore di Diritto Costituzionale e Avvocato delle coppie omosessuali in giudizio presso la Corte Costituzionale]


A tambur battente, all’indomani della notizia che la Corte Costituzionale aveva rigettato la richiesta di due giudici (uno veneziano e uno trentino) di dichiarare costituzionalmente illegittima la limitazione dell’istituto del matrimonio alle sole coppie eterosessuali, è uscita la motivazione della sentenza stessa, e così possiamo avere un’idea più chiara di come abbia ragionato la Corte.

Ci sono luci ed ombre, come quasi sempre in queste supreme decisioni, ma il punto chiave del ragionamento è quello che ruota intorno all’art. 2 della Costituzione, la norma che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” e richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Dato per scontato che l’unione fra due persone costituisce una formazione sociale, forse la più importante e fondante della nostra società, argomentavano i giudici che si erano rivolti alla Corte, quella fra due persone dello stesso sesso non può rimanere senza riconoscimento e senza tutela.

La Corte aderisce a questa impostazione: “Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto della valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza fra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei temi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Però, aggiunge subito dopo la Corte: “Si deve escludere che l’aspirazione a tale riconoscimento – che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia – possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio”.

Il discorso è chiaro: alla coppia omosessuale è dovuto riconoscimento e tutela, ma essi non necessariamente passano attraverso l’istituto del matrimonio. Non è poco: è la prima volta che un simile approdo viene fatto proprio da un consesso così autorevole (il massimo, all’interno della magistratura: il giudice stesso delle leggi). D’ora in poi nessuno potrà più dire che le unioni omosessuali sono legalmente (e quindi socialmente) irrilevanti: esse fondano la nostra società tanto quanto quelle eterosessuali. Né il legislatore potrà più ignorare tale dato.

La sentenza è più debole (anche se, a dir la verità, scontata) quando passa ad esaminare il matrimonio come istituto riservato a coppie di sesso diverso. Gli argomenti sembrano essere tre: la tradizione, il fatto che il matrimonio è riconosciuto in funzione della tutela dei figli, il fatto che in occidente, e soprattutto in Europa, i trattati riconoscono ai singoli stati il diritto di legiferare in materia. La tradizione è argomento fragile: ognuno si costruisce la tradizione che gli interessa. La filiazione è argomento destinato a crollare, con l’incalzare della filiazione assistita e la maternità surrogata. La normativa comunitaria è vero che lascia liberi gli stati in tema di matrimonio, ma da anni ormai impone – in assenza di matrimonio – forme equivalenti di riconoscimento della coppia omosessuale.

Era difficile aspettarsi che la Corte accogliesse in toto la questione di costituzionalità ed estendesse il matrimonio alla coppia omosessuale: e infatti non lo ha fatto. Ma dal suo ragionamento viene fuori con chiarezza il riconoscimento di un deficit gravissimo di tutela delle coppie omosessuali e quindi un forte richiamo al legislatore perché individui altre forme di garanzia dei diritti anche di questi soggetti e delle loro unioni affettive e sessuali.

Ora tocca al legislatore colmare quel vuoto in maniera adeguata e non con escamotage. La corte, peraltro, si riserva di passare al setaccio del giudizio di costituzionalità la futura normativa che sarà prodotta in materia.

Il Parlamento, quindi, è avvisato: si metta all’opra e lavori bene.

Noi staremo a vedere. Anzi, no, ci muoveremo perché ciò avvenga.

Ezio Menzione [“ il Manifesto”]

17 aprile 2010

COMITATO NAZIONALE “SÌ, LO VOGLIO!” 16 APRILE 2010 - COMUNICATO STAMPA

"CORTE IMPONE RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE COPPIE OMOSESSUALI. MATRIMONI GAY SONO PIENAMENTE COSTITUZIONALI"

I portavoce del Comitato nazionale "Sì, lo voglio!" in merito alle motivazioni della sentenza n. 138/2010 della Corte Costituzionale .

Abbiamo atteso un giorno dopo la pubblicazione, da parte della Corte Costituzionale, delle motivazioni della sentenza n.138/2010, che ha rigettato il ricorso presentato dalle coppie protagoniste della campagna di "Affermazione Civile", volta ad ottenere l'accesso al matrimonio anche per le persone omosessuali.

Abbiamo atteso un giorno per aver modo di studiare le motivazioni redatte dalla Consulta e per poter ricevere la consulenza dei giuristi che ci hanno affiancato durante questo percorso.

Le motivazioni della sentenza contengono importanti aspetti positivi.

La Corte ha stabilito che la Costituzione Italiana impone il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e che questo "necessariamente postula una disciplina di carattere generale", attualmente assente. Dunque, la Corte individua nella legislazione ordinaria una lacuna. Tutti – forze politiche e Istituzioni – da oggi dovranno confrontarsi con la presenza di un vuoto legislativo illegittimo per la nostra Costituzione.

Queste le parole della Corte, che crediamo valgano come monito al Parlamento: "Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri".

Il secondo aspetto positivo della sentenza è che la Corte reputa plausibile che il legislatore s'attardi – come l'esperienza purtroppo insegna – a riconoscere giuridicamente le coppie omosessuali e pertanto, in permanenza di tale, illegittimo, vuoto, la Consulta stessa si riserva di tutelare le unioni omosessuali ogni qual volta si presentino singole esigenze di tutela omogenee a quelle delle coppie eterosessuali sposate.

La Corte afferma: "Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza". Così la Consulta disegna una strada chiara e chiama tutti i giudici italiani, in presenza di tale vuoto di tutela, a garantire le coppie omosessuali in ogni occasione in cui si manifestano esigenze omogenee alle coppie eterosessuali. In mancanza di tutela, la Corte si riserva di dare una lettura costituzionalmente orientata o di cancellare la norma illegittima.

La via giudiziaria all'ottenimento della parità di diritti e dell'uguaglianza non s'è chiusa, come temevano alcuni, con la pronuncia della Corte Costituzionale. Anzi, al contrario, la battaglia giudiziaria per l'ottenimento dei diritti s'apre oggi a mille possibilità, che andranno valutate e ponderate con cura, partendo dalla disponibilità data dalla Corte Costituzionale stessa ad intervenire laddove ci sia una disparità di trattamento tra le coppie eterosessuali sposate e quelle omosessuali.

Riteniamo di poter leggere in prospettiva le motivazioni del rigetto del ricorso in relazione all'art. 29 della Costituzione. La Corte Costituzionale si limita, infatti, ad affermare di non poter intervenire in maniera "creativa" su un caso che non era stato preso in considerazione dai Costituenti per essere messo sotto la tutela dell'art. 29 Cost. Confortati dal parere di importanti giuristi, possiamo affermare, però, che questa argomentazione è debole e si presta ad essere rivista in futuro, così come altre simili decisioni sono state superate in passato.

Quel che è certo è che la Corte Costituzionale spazza via ogni dubbio circa la rilevanza costituzionale delle unioni fra persone dello stesso sesso e conferma la legittimità costituzionale del matrimonio civile per le coppie omosessuali, che è una delle scelte possibili del legislatore, a cui affida il compito di stabilire in quali forme avverrà il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, che è però necessario. Il Comitato "Sì, lo voglio!" si augura quindi di non dover ascoltar più, tanto a destra quanto a sinistra, politici sostenere l'incompatibilità dei matrimoni gay con la Costituzione Italiana.

Il Parlamento italiano non può più eludere l'impegno di dare una disciplina alle unioni omosessuali. Ai rappresentati politici tutti e specialmente a quelli che si dicono progressisti e liberali spetta ora l'obbligo di dare sostanza a un diritto chiaramente riconosciuto.

Il Comitato invita quanti hanno esultato sostenendo tale tesi a leggere con la dovuta attenzione le motivazioni della sentenza. Nella fretta di portare a casa una vittoria, ancor prima di conoscere le ragioni della Corte, hanno clamorosamente sbagliato le loro previsioni.

Il Comitato "Sì, lo voglio!" ringrazia di cuore tutte le coppie che, con la loro disponibilità, hanno permesso al movimento LGBT e all'Italia tutta di compiere tre fondamentali passi in avanti verso l'ottenimento dei diritti civili per le unioni omosessuali. E' un cammino che continueremo a percorrere assieme.

per il Comitato nazionale "Sì, lo voglio!", i portavoce

Imma Battaglia (Di'Gay Project)
Enzo Cucco (Associazione radicale Certi Diritti)
Maurizio Cecconi (Rete Laica Bologna)
Paolo Patanè (Arcigay)
Francesca Polo (Arcilesbica)


al Comitato nazionale "Sì, lo voglio!" attualmente aderiscono

3D – Democratici per pari Diritti e Dignità di lesbiche, gay, bisessuali e trans
Associazione Culturale ARC di Cagliari
AGEDO – Associazione Genitori di Omosessuali
Associazione Radicale Certi Diritti
Associazione Radicale Enzo Tortora di Milano
Associazione Radicale Giorgiana Masi di Bologna
Associazione Viottoli – Comunità cristiana di base di Pinerolo (To)
Comitato Gay e Lesbiche Prato
Comitato Provinciale Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" O.N.L.U.S.
Comitato Provinciale Arcigay Verona "Pianeta Urano"
Como Gay Lesbica
Coordinamento Torino Pride LGBT
Di' Gay Project
Federazione delle chiese evangeliche in Italia
Fondazione Critica Liberale
Associazione 'Fondazione Luciano Massimo Consoli'
GAM – Gruppo alternativo motociclisti gay e lesbiche
GayLib
Gruppo Pesce Milano
Gruppo Pesce Roma
Ké Group
Keshet, vita e cultura ebraica
italialaica.it
Liberacittadinanza – Rete girotondi e movimenti
Le Ninfe – GenovaGaya
Renzo e Lucio
Rete Laica Bologna
UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

14 aprile 2010

COMITATO NAZIONALE "SI', LO VOGLIO" SULLA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUI MATRIMONI GAY

LA CORTE COSTITUZIONALE SUL MATRIMONIO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO. ASPETTIAMO LE MOTIVAZIONI .

NOI ANDREMO AVANTI, SIA NELLE AULE GIUDIZIARIE CHE NELLA SOCIETA' PERCHE' SIA RICONOSCIUTA LA PIENA PARITA’ DELLE PERSONE OMOSESSUALI DI FRONTE AL DIRITTO AL MATRIMONIO CIVILE.

DICHIARAZIONE DEL COMITATO NAZIONALE "SI’, LO VOGLIO".

Lo scarno comunicato con cui la Corte costituzionale ha dichiarato in parte inammissibili e in parte irricevibili i ricorsi di alcuni tribunali italiani in merito all'impossibilità di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso nel nostro paese, dice poco o nulla sulle motivazioni che stanno dietro questa decisione.

Il Comitato nazionale per il riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, nel rispetto dovuto alla Corte, ritiene un grande risultato che si sia riusciti ad arrivare ad una prima discussione presso la Corte, e ringrazia di cuore tutte le coppie italiane che hanno partecipato ad Affermazione civile (l'azione di singole coppie che ha reso possibili i ricorsi e i pronunciamenti dei Tribunali) e l'intero Collegio di Avvocati che hanno sostenuto le nostre ragioni presso la Corte.

Insieme a loro decideremo, dopo la lettura della sentenza, le ulteriori iniziative da costruire. Ma da subito possiamo annunciare che andremo avanti, nelle aule di Tribunale e nella società, per riaffermare il diritto alla piena uguaglianza delle persone omosessuali anche di fronte all'istituto del matrimonio.

Comitato "Sì, lo voglio"

9 aprile 2010

UN ANNO SENZA LA TATA

Cari Amici,

Mi permetto di postare questo articolo che abbiamo pubblicato ieri sul Secolo in ricordo di una grande femminista e una grande donna, oltre che mia amica nei suoi cinque ultimi anni di vita. Si chiamava Roberta Tatafiore, la Tata per me. E questo articolo mi permetto di dedicarlo, in particolare, a Maya, socia fondatrice della Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’. Lei sa perchè...

Daniele Priori

Felicità, diversità, libertà. Nel "bauletto ferito" di Roberta Tatafiore troviamo una vitale lungimiranza che vale proprio la pena andare a riscoprire, passati 365 giorni esatti dall'inizio del viaggio senza ritorno iniziato da Roberta con la compilazione del suo memoriale. Comporre una morte. Aveva deciso di intitolare così quel suo estremo, drammatico ma al tempo stesso meditatissimo diario, uno zibaldone di pensieri sulla fine della vita. La parola fine è la traccia scelta da Rizzoli, forse più didascalica ma certo meno epica e letteraria di quanto l'autrice avrebbe voluto, almeno stando alle sue stesse citazioni: da Sylvia Plath ad Amelia Rosselli, fino a quelle ferali Operette morali di Giacomo Leopardi rimaste accanto a lei negli istanti del trapasso. Prima di quelle ultime ore e di quei lunghissimi novanta giorni di "isolitudine" creata con una tetra magia nel cuore della Roma d'inizio 2009, c'era stata però la vita avventurosa, burrascosa, libera prima che libertaria di una protagonista del nostro tempo, una "vagabonda del '900", come ebbe a definirsi in qualche occasione. A chi scrive sono bastati pochi cucchiaini di caffè, zuccherati dalla comune amicizia di Giordano Bruno Guerri, allora direttore di un rinato e futurista Indipendente per dare la spinta a una vera complicità. Era il 2004. Compagnie libertarie di destra, insomma, come erano state, già dal 2000, quelle di Marco Taradash e Giovanni Negri in testa al Polo laico, tentativo riformatore ante litteram, non certo trinariciuti, che non sottrassero tuttavia Roberta dal giudizio finale e tipico: essere diventata fascista. Lei che mai, nonostante la collaborazione e l'attrazione intellettuale, è riuscita a definirsi davvero di destra nel senso di "conservatrice". Etichette false che, tuttavia, non hanno cambiato il senso profondo di una esistenza complicata e affascinante come quella della Tata, così come amava presentarmisi nelle nostre telefonate arrochite dal fumo presente nella sua voce. Una donna che è stata la coscienza oltremodo critica delle donne italiane, il folletto libertario dagli eleganti capelli color argento candido che, partendo dal fronte femminista, è riuscito a superare tutti gli steccati imposti dalla cronaca e dalla storiografia "politicamente corrette" ma non dalla tempesta di pensiero e dalla curiosità di analisi che una ansiosa ricercatrice della verità come è sempre stata lei ha dovuto, quasi per vocazione, continuare a nutrire, come amava dire lei stessa, sparigliando.

La vita e la morte, dunque, il sesso come incrocio di passioni ma anche di interrelazioni umane in molti casi ad opera di prostitute, anzi, semplicemente lavoratrici del sesso, come le chiamava lei, con le quali dialogare, alle quali dare voce attraverso impensabili associazioni, dei veri sindacati nonostante l'Italia bigotta, assieme alle quali compilare una rivista dal titolo magnifico: Lucciole. Forse Roberta Tatafiore è stata essa stessa una lucciola d'intelletto, una di quelle che Pasolini non riusciva più a cogliere dichiarandone la sopravenuta morte. Esattamente la stessa critica che Roberta Tatafiore aveva mosso alle sue "femmine" nella sua svolta a destra, motivo di tante e spesso definitive incomprensioni. Come testimoniava un anno fa proprio la scrittrice Lidia Ravera: «Io non lo so esattamente - sottolineava - perché, a un certo punto, ci siamo allontanate. Lei inclinava verso il centrodestra. Io non riuscivo a spiegarmi perché. Lei diceva che io non capivo un cazzo di politica. E può darsi che sia vero. Io non capivo che cosa ci trovava, lei, in quelle compagini di ipocriti farneticanti. Lei, una delle persone più intelligenti che ho conosciuto nella mia vita.». Puntini di sospensione, come lo spazio politico sospeso, aperto, che infatti, le sue amiche femministe ormai accasate nel centrosinistra non sono riuscite a intravedere e che una corsara come la Tata aveva invece individuato, già dieci anni fa. Un mare di identità e possibilità nel quale Roberta Tatafiore ha navigato come una sfrontata caravella di fronte alle tempeste, senza scendere fino all'ultimo dal ponte e dal timone del suo vascello che andava in una direzione certo lontana dalla deriva, anzi, forse più prossima all'Infinito di leopardiana memoria.

Nelle telefonate datate autunno 2008, quando era già nel pieno la sua ultima avventura giornalistica che la vedeva scorrazzare sul nostro Secolo come "Thelma e Louise", affiancata dalla brava Isabella Rauti, ricordo ancora la sua rabbia in merito alla proposta di legge antiprostituzione del ministro Carfagna e alle conseguenti ordinanze dei sindaci che proprio non le piacevano. Un sentimento che cercavo di stemperare invano, invocando una ragion di Stato che andava oltre la poesia limpidamente libertaria delle strade cantate da De André nella sua Città vecchia. Ma la "nostra" Roberta fremeva non riuscendo a trattenersi dal ribadire quelle idee che affermava con convinzione in libri dal realismo addirittura profetico, pubblicati tra il 1994 e il 1998 con titoli che ben individuavano la forchetta tra le condizioni di libertà e forze e debolezze vere o presunte e soprattutto senza età degli uomini ma anche delle donne. Si trattava di testi come, appunto, Sesso al lavoro. Da prostitute a sex-worker. Miti e realtà dell'eros commerciale (Il Saggiatore) andato a far coppia, poco dopo, con Uomini di piacere. e donne che li comprano (Frontiera).

È proprio il giornalista (e scrittore) Daniele Scalise , uno degli amici più cari del circolo di Roberta, talora così simile alle ambientazioni dei migliori film di Ferzan Ozpetek, prefatore del memoriale già ampiamente citato nello splendido e sentito articolo pubblicato venerdì scorso su queste stesse colonne da Flavia Perina, a ricordarci ulteriormente quanto Roberta le sia mancata proprio in quest'ultimo anno: «Ci saremmo divertiti a discutere di tutti gli scandali a base di escort. Avremmo continuato a coltivare quell'amicizia, quello scambio che durava dal 1984, per decollare poi nell'ultimo decennio. Ho ritrovato una donna fantastica che aveva fatto un percorso politico molto serio, ponderato. Aveva abbandonato la sinistra che trovava tediosa, poco interessante, conformista e poco libera, approdando alla destra libertaria. Quello che mi piaceva di lei era il pensiero creativo che aveva in politica».

Tanto chi scrive, quanto Isabella Rauti, Giordano Bruno Guerri o Luciano Lanna avrebbero infine voluto ancora abbeverarsi a quella fontana di idee a lungo raggio rischiose e poco commerciali quanto, alla fine, vincenti. Magari in una cena, dove mischiare ancora sorrisi, serenità e disperate speranze. Ma evidentemente non c'era più tempo. La morte era matura. Arrivava purtroppo in anticipo rispetto all'ultimo film di Tarantino non prima, però, di quell'Hurtlocker, il bauletto ferito, appunto, così vero da non essere piaciuto agli allibratori da botteghino ma che Roberta aveva visto con occhi diversi, tanto da prevederne quasi, sul Secolo del 29 ottobre 2008, il successo arrivato solo un anno e mezzo dopo con l'Oscar alla regista donna Kathryn Bigelow, autrice di parafrasi geniali tra guerra e vita, amore e morte che andavano molto oltre la banalità del presente e, come è stato per Roberta, addirittura molto oltre lo spiegabile. «Roberta, infatti - come ci fa concludere con lucida sintesi proprio Guerri - è stata una donna che ha avuto la straordinaria fortuna e il merito di vivere come voleva con l'unico limite grosso ma benigno di essere sempre attenta ai bisogni degli amici e delle cause in cui credeva», origini di molte sofferenze da vivere e portare a compimento, anche queste, probabilmente, oltre la ragione e traducibili solo con la libertà che per Roberta è stata davvero il fine ultimo e forse unico dell'intera esistenza.

dal Secolo d'Italia - 7 Aprile 2010, QUELLE "FATE IGNORANTI" ERAVAMO NOI, l'anniversario della morte della Tatafiore occasione per ricordare la sua "tavolata libertaria" (e di destra)

5 aprile 2010

IL RICORDO DEL SISMA DEL 6 APRILE 2009, NELLE PAROLE DEGLI ATTIVISTI DI ARCIGAY "MASSIMO CONSOLI" E ARCILESBICA "LE AMAZZONI" DI L’AQUILA

I ringraziamenti di Carla Liberatore, Presidente di Arcigay “Massimo Consoli” e ArciLesbica “le Amazzoni” di L’Aquila.
***
Qui c'era una bella foto con parecchie ragazze del gruppo di Arci de L'Aquila: una anonima che sostiene di essere in quella foto  ne ha chiesto la rimozione per "privacy" cosa che abbiamo fatto, riservandoci di chiedere alla proprietaria della foto di contattare tutte le persone presenti e farsi rilasciare le relative autorizzazioni. La richiesta è arrivata dall'email schizzataxd@gm... ***
Dedicato ai ragazzi e ragazze attivisti e amici di Arcigay e Arcilesbica, fra cui: Mirco, un grande e coraggioso amico, che in zona Torrione quella notte ha sfondato un portone di vetro, ferro e legno, salvando 20 persone che erano rimaste incastrate nell’atrio di un palazzo, Enya, Ramona, Gianluca, Monia, Silvia e tutti/e.. tutti/e gli/le altri/e che hanno dimostrato un grandissimo coraggio e valore umano nel prevenire, soccorrere e aiutare, prima, durante e dopo il terremoto senza velleità di dive in cerca di vana gloria, ma con le lacrime agli occhi e con l'umiltà tipica solo dei grandi uomini e delle grandi donne, dimostrando di essere pronti a raggiungere ogni traguardo da Veri Eroi! Grazie Ragazzi e Ragazze, da parte mia perché avete ascoltato le mie parole e il vostro buon senso e da parte di tutta quella cittadinanza aquilana che ci ha dato retta. Voi siete quegli eroi di cui nessuno parlerà mai, di cui si crede sia meglio tacere, perché alcuni di voi sono diversi, altri troppo ribelli altri ancora semplicemente troppo veri, ma difficilmente chi vi ostacolerà nella vita, potrà mai ottenere la ricompensa del valore umano che voi rappresentate e più valore dimostrerete e più sarete ostacolati, ma so già che mai e poi mai avrete paura di lottare contro le ingiustizie, i soprusi contro le mafie avide di protagonismo e di denaro; voi siete un incommensurabile valore umano e vi porterò sempre con me nel mio cuore e al mio fianco!

IL RACCONTO DI RAMONA ARDIVOLI
C'eravamo un anno fa,quel terribile 6 aprile 2009 e per fortuna o per miracolo ci siamo ancora oggi in questo 6 aprile 2010, con le nostre vite spezzate, le valigie ancora sulle spalle, con i cellulari sempre a portata di mano per sentire costantemente gli amici sparsi in tutta Italia,con tutti i ricordi e con le lacrime negli occhi a guardare la nostra città ridotta ancora in ginocchio in un cumulo di macerie. Nelle orecchie ancora il rumore insopportabile e sordo di quel sisma che cha portato via parenti,conoscenti e che in meno di 40 secondi ha cambiato le nostre esistenze e le ha trasformate in sopravvivenze. Tornano alla mente le paure, lo stare sempre all'erta per cercare di avvisare le persone che forse il pericolo c'era e qualcuno ci aveva indotto a sottovalutarlo e la domanda è sempre la stessa: ‘ colpevoli pagheranno ’? Rimane l'unica certezza delle 308 persone non c sono più e che in Italia le tragedie si piangono e non si evitano perché non c’è la cultura della prevenzione. Grazie all'unita del nostro gruppo costruito in anni di fatica e dedizione siamo qui a raccontare questa esperienza terribile e a cercare ancora di esserci per l'aquila e per i suoi abitanti. In frangenti in cui alcuni di noi hanno anche rischiato la vita insieme ai vigili del fuoco che sono e saranno per sempre i veri angeli. Molti altri dopo il sisma hanno aiutato nei campi e regalato un sorriso ed un gesto a chi era disperato e senza ragione di vita. Tutto ciò senza mai dire nulla, senza etichette di sorta, nel silenzio e nel rispetto del dolore proprio ed altrui, senza sentirci eroi, ma solo e semplicemente a servizio dei fratelli aquilani. E mentre ancora oggi, percorriamo le strade e i vicoli, guardando gli edifici messi a mala pena in sicurezza, l'orgoglio ci riempie il cuore perché sappiamo che la rinascita della nostra città dipende dalla nostra forza e dall’unità di tutti noi. Persi e dispersi dappertutto, col pensiero costante di tornare presto nella nostra terra, continuiamo la nostra attività per L'aquila e per la nostra gente che ci ha visto in occasione della tragedia sotto un altro aspetto cioè non come quelli che colorati ballano al Gay Pride ma come persone che sanno amare tutti indistintamente e che sono ancora una volta rivelate fondamentali la società perché ne sono parte integrante. L'aquila tornerà a volare e intanto le ali gliele prestiamo noi fino a quando potrà spiccare di nuovo il suo volo.

IL RACCONTO DI MONIA BRUNO
E' passato un anno ormai da quella notte spaventosa e pure io ero al corrente che prima o poi saprebbe accaduto qualcosa di catastrofico anche perché era da piu' di un anno che la nostra città si verificava un anomalo sciame sismico, ma le autorità dicevano che era tutto normale e non c'era nulla da temere. Feci allora alcune ricerche su internet e vidi che dei famosi studiosi di vulcanologia e simologi si stavano recando a L’Aquila in quel periodo per studiare questo evento e la cosa mi sembrò subito molto strana e mi chiedevo come mai se era tutto normale, venivano dalle nostre parti persone così eminenti a studiare l'evento. Una sera mi trovavo a casa di due mie amiche era il pomeriggio del 30 marzo e avevamo appena sentito una scossa, dopo circa un’ora ricevemmo una chiamata da Carla Liberatore che ci incitava a prepararci comunque al peggio e di essere pronte se qualcosa di catastrofico fosse accaduto da lì a pochi giorni e ci disse anche di munirci di pale, picconi e medicinali, di coperte, acqua e all’occorrenza di cibi non deteriorabili e di dormire in macchina nelle prossime notti raccomandandoci infine di avvertire più persone possibili. Finita la telefonata rimanemmo incredule e molto preoccupate io feci subito un giro di telefonate e poi insieme alle mie amiche ci collegammo su Facebook per avvertire quanta più gente avessimo potuto.Tornai a casa con molti pensieri e nel tragitto notai diverse persone caricare pale e scatoloni nella macchina e tra me e me dissi : ‘mio dio sarà l'Apocalisse’ ?

E l’Apocalisse arrivò puntuale quella notte e ci fu un boato assurdo e poi la terra sembrava che volesse sprofondare, ci sbalzava di qua e di là e ancora oggi non so come ho fatto a riuscire a rimanere in piedi, non riesco ancora a spiegarmelo. Il mio primo pensiero fu chiamare le mie amiche e le compagne di Arcigay e Arcilesbica per vedere se stavano bene, ma i telefoni non avevano campo, in quella notte tutto era impazzito, le nostre menti, le nostre emozioni, era impazzita la terra e il cielo e ci volle un bel pò prima di riuscire prendere la linea. Quando finalmente sentii tutte e tutti, mi assicurarono che stavano bene e si stavano dando da fare per aiutare le persone in difficoltà, sotto le macerie o imprigionate negli atri di palazzi in cui non si aprivano più le porte a causa dei cedimenti strutturali. Da lì a pochi giorni dovemmo lasciare L'Aquila con la mia famiglia perchè non avevamo più una casa, ritrovandoci sballottati tra vari campeggi, Hotel e Residence in un continuo traslocare senza mai potersi fermare. Sono stata una delle poche persone fortunate che non ha perso il lavoro e per mantenerlo ho viaggiato per 10 mesi tutti i giorni. Questa scossa ha rovinato non solo una città ma anche tutto ciò che la manteneva in vita. Ora ad un anno dal sei aprile spero solo che tutto torni alla normalità e che presto si possa riunire i gruppi di Consoli e Amazzoni per riformare di nuovo una squadra unita come eravamo prima!

IL RACCONTO CARLA LIBERATORE
Un anno fa, in questi giorni ci scambiavamo informazioni frenetiche sulle scosse che si stavano susseguendo... dal 3 aprile al 5 aprile, non avemmo scosse avvertibili, così tutti pensammo che dopo tanti mesi, quel maledetto sciame sismico fosse finito... e invece... la sera del 5 aprile, verso le 23.. una forte scossa ci avvertì che qualcosa di tremendo doveva compiersi su Facebook dissi a tutti di uscire fuori di casa, uscii anche io, ma poi rientrai dopo meno di un'ora... a mezzanotte invece.. arrivò un'altra scossa molto sconcertante.. lì facemmo chiamate e comunicazioni su Facebook per dire a tutti definitivamente di dormire fuori. Ce l'abbiamo fatta, ci siamo salvati e abbiamo salvato tante altre vite anche se alcuni però, purtroppo, li abbiamo persi. Noi di Arcigay Consoli e Arcilesbica Amazzoni ci siamo sempre stati prima e durante e dopo il terremoto, a L'Aquila, non abbiamo mai fatto mancare la nostra presenza senza peraltro etichettarci in rispetto di tutta la situazione. Ci siamo sempre stati e ci saremo SEMPRE!!!!

LETTERA APERTA A SUA EMINENZA CARDINALE ANGELO SODANO

A S.E. Cardinal Angelo Sodano

Savona, domenica 4 aprile 2010

Lettera aperta a Sua Eminenza Cardinale Angelo Sodano.

Mi rivolgo a Lei precisando anticipatamente che non volevo turbare assolutamente il clima della Santa Pasqua, ma mi trovo indignato davanti alla pubblica offesa fatta da Lei signore alla presenza del Santo Padre, nei confronti delle vittime di sacerdoti pedofili.

Mi chiamo Francesco Zanardi e sono vittima di un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese.

Proprio in questi mesi, finalmente, pare che la giustizia stia facendo finalmente il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall'omertà della Chiesa e della gente.
Io e le altre vittime, troviamo che siano uno spergiuro le Sue dichiarazioni azzardate, davanti al Santo Padre nel giorno della resurrezione di Gesù, dichiarazioni che offendono e tendono ad infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me. La chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre.

Le stesse dichiarazioni sono apparse sulle pagine dei quotidiani da parte del Cardinale Tarcisio Bertone e le trovo infamanti nei nostri confronti. La chiesa questa volta non è attaccata, chi crede in Dio chiede semplicemente la verità.

Mi auguro che la Chiesa si assuma con più serietà e onestà, la responsabilità delle atrocità che ha coperto negli anni e risarcisca quanto possibile le vittime questi crimini, vittime hanno già subito e che ora sono costrette nuovamente a rivivere.

Mi auguro che tutte le vittime come me non debbano subire altre ingiuste violenze, ma finalmente giustizia.

Cordialmente,

Francesco Zanardi